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Oscar 2020: tutti i vincitori

Oscar 2020: tutti i vincitori

Cinema Di Stefania Bergo. Nella notte degli Oscar 2020 trionfa la Corea, con Parasite, con quattro delle statuette più ambite: miglior film internazionale, miglior film, miglior sceneggiatura originale e miglior regia. Tra i migliori attori Joaquin Phoenix, Renée Zellweger, Brad Pitt e Laura Dern.

Questa notte – alle due, ora italiana – sono stati assegnati gli Oscar del cinema 2020, arrivati alla loro 92ª edizione, e come sempre, tra un pisolino e l'altro, mi sono gustata la diretta su Sky.
Come ormai tutti sanno, gli Oscar vengono decisi dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che riunisce circa ottomila professionisti del settore, tra registi, attori, direttori della fotografia, costumisti, professionisti del suono, editor, musicisti, e altri ancora. Le categorie, infatti, sono 24 e prevalentemente tecniche, spaziando dalla miglior performance al montaggio, dalla colonna sonora, agli effetti speciali.

I film candidati agli Oscar 2020: Joker, 1917 e C'era una volta... a Hollywood i più quotati.

La statuetta più ambita, come sempre, è quella per il Miglior Film. Quest'anno le nomination sono ben nove.
Tra i più quotati, candidato in ben undici categorie, Joker di Todd Phillips – già vincitore alla Mostra del Cinema di Venezia e di due Golden Globes –, sulla genesi di uno dei più diabolici ma anche affascinanti villain della DC Comics, portato sul grande schermo questa volta da un superlativo Joaquin Phoenix, a sua volta candidato all'Oscar come Miglior Attore protagonista.


1917, scritto da Sam Mendes ispirandosi ai racconti del nonno, già vincitore di due Golden Globes, è il grande favorito di questa edizione – Hollywood ha da sempre un debole per i film di guerra – con le sue dieci nomination.
Anche C’era una Volta… a Hollywood di Quentin Tarantino, vincitore del Golden Globe come Miglior film commedia, è tra i più papabili vincitori, con ben dieci nomination, tra cui quella di Brad Pitt come Miglior Attore non protagonista e Leonardo DiCaprio come Miglior Attore protagonista.

I film rivelazione? Sicuramente Parasite. E Jojo Rabbit. Già vincitori del Writers Guild of America per la sceneggiatura.

Parasite di Bong Joon-ho, già vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes e del Golden Globes come Miglior film straniero – coreano –, si è aggiudicato ben sei nomination e il riconoscimento di Miglior film dell'anno da parte del sindacato degli attori. In molti lo danno come favorito, una commedia nera imperdibile.
Jojo Rabbit di Taika Waititi – che ho visto proprio questa sera e di cui vi parlerò molto presto – ha portato sugli schermi una parodia di Adolf Hitler e del nazismo per far comprendere agli adulti quello che per i bambini è lapalissiano: l'antisemitismo, come tutte le forme di discriminazione razziale, è immotivato e ingiustificato, è solamente il frutto marcio di una propaganda violenta. Il film, liberamente tratto dal romanzo di Christine Leunens Caging Skies, ha ricevuto sei nomination, tra cui quella per Scarlett Johansson come Miglior Attrice non protagonista, candidata anche come Miglior Attrice protagonista per Storia di un Matrimonio di Noah Baumbach, film candidato in sei categorie.

Le altre nomination all'Oscar 2020.

Greta Gerwig non è stata nominata come Miglior regista – il che ha alimentato le polemiche legate a #OscarSoMale –, ma il suo film, Piccole donne, ha comunque collezionato sei nomination, tra cui quelli per la Miglior Attrice protagonista per Saorsie Ronan e la Miglior Attrice non protagonista per Florence Pugh.
The Irishman di Martin Scorsese annovera sicuramente il maggior numero di artisti di talento nel suo cast, e ha incantato la critica e conquistato dieci nomination, tra cui ben due per il Miglior attore non protagonista per Al Pacino e Joe Pesci.
Malgrado non ci sia alcun film di bandiera in gara, l'Italia sarà protagonista grazie a Lina Wertmüller, 91 anni, regista e sceneggiatrice italiana, che ritirerà l’Oscar alla carriera assegnatole a ottobre.

«And the Oscar goes to...»: chi sono i vincitori dell'Oscar 2020?

Anche quest’anno la produzione dell’evento ha deciso di non avere un conduttore ufficiale, ma tanti presentatori si sono alternati su un palco impreziosirlo ben quarantamila cristalli Swarovski.
«We celebrate all the women». Iniziano così, con un musical esplosivo, gli Oscar 2020. Ma anche «It’s time to come alive because the Oscars is so white» («È ora di svegliarsi, perché gli Oscar sono troppo bianchi») cantato da Janelle Monáe, riferendosi al fatto che da troppi anni siano pochissimi gli artisti di colore in corsa per l'Oscar. E subito dopo, Steve Martin rimarca che nella lista dei registi mancano «le vagine», appunto, e, in generale, le «candidature delle persone di colore», esclusa una.
La prima statuetta è quella dell'attore non protagonista, con una rosa di cinque eccezionali candidati. E tra Tom Hanks, Anthony Hopkins, Al Pacino, Joe Pesci e Brad Pitt (età media 71 anni) vince quest'ultimo, accompagnato dalla madre, che ringrazia soprattutto il suo regista, Quentin Tarantino, che «cerca sempre il meglio delle persone», il suo collega e coprotagonista Leonardo di Caprio, chi lavora dietro le quinte dei film, e infine dedica la statuetta a suo figlio. Nel discorso non risparmia il suo pensiero sul recente processo per impeachment a Trump [«Mi hanno detto che ho solo 45 secondi, che sono 45 secondi in più di quelli che il Senato ha dato a John Bolton questa settimana. Forse Quentin ci farà un film. E questa volta forse i grandi faranno la cosa giusta»].

Il secondo Oscar è quello per il Miglior film d'animazione, vinto da Toy Story 4.  Subito dopo, viene consegnata la statuetta a Hair Love per il Miglior cortometraggio d'animazione.

Creato da autori afroamericani, nel loro discorso sottolineano l'importanza di essere rappresentati nell'animazione, destinata prevalentemente all'infanzia.
Segue una magica esibizione di Idina Menzel, voce di Elsa nella versione originale, accompagnata dalle cantanti che l'hanno doppiata nelle diverse nazioni (peccato mancasse la nostra bravissima Serena Autieri).
L'Oscar successivo viene consegnato da Dian Keaton e Keanu Reeves, vinto da Bong Joon-ho e Han Jin Who per la Miglior sceneggiatura originale di Parasite, dedicato alla loro nazione, la Corea del Sud. Per la Miglior sceneggiatura non originale vince il neozelandese, di origini ebraiche, Taika Wititi per Jojo Rabbit, che, emozionatissimo, ringrazia sua madre per avergli regalato il libro Caging Skies da cui ha tratto la sua sceneggiatura. Lo dedica a tutti i bambini indigeni che vogliono fare arte nel mondo.
Il seguente Oscar, per il Miglior cortometraggio, viene consegnato da un attore con sindrome di Down, Zack Gottsagen, e vinto da Marshall Curry per The Neighbors’ Window. Ritira la statuetta insieme alla moglie e anche lui ringrazia la madre per avergli insegnato a narrare le piccole storie delle persone che incontrava nella sua giornata.
Segue l'Oscar per la Miglior scenografia. And the Oscar goes to... Barbara Ling e Nancy Haigh per C'era una volta... a Hollywood. Subito dopo quello per i costumi, che va a Jaquelline Durann, la seconda statuetta della sua carriera, per Piccole Donne.

Greta Thunberg irrompe anche agli Oscar, in un montaggio video in cui ringrazia i documentari per averla sensibilizzata al problema ambientale.

Perché i documentari possono avvicinare le persone ai problemi che si presentano nel mondo. I documentari in gara sono girati da registe e co-registe, finalmente nomi femminili. La statuetta va a Giulia Reichert per American Factory, una produzione Netflix che narra la vita in una fabbrica nell'Ohio, sulle condizioni dei lavoratori.
La statuetta per il Miglior cortometraggio documentario va invece a Carol Dysinger ed Elena Andreicheva, per Learning to Skateboard in a War Zone (If you're a Girl), che ringraziano «gli uomini che stanno dietro le donne» e tutti gli istruttori che hanno insegnato alle bambine a prendersi il loro posto nel mondo, anche se si tratta solo di scendere da una rampa con lo skateboard in un paese in guerra.
Segue l'Oscar per la Miglior attrice non protagonista, vinto da Laura Dern nel giorno del suo compleanno per Storia di un matrimonio. Sale sul palco con un elegante abito bianco con corpetto ricamato di perline, ringrazia commossa le sue sorelle attrici candidate insieme a lei per lo stesso ruolo, il regista Noah Baumbach e gli attori del film, distribuito da Netflix, e i suoi eroi: i suoi genitori.
In un montaggio emozionante, tutte le canzoni che hanno fatto grande il cinema, fa da introduzione all'esibizione di Eminem – con qualche fastidioso problema di microfono e di fiato –, appesantito da qualche chilo di troppo e da una folta barba, ma che riesce ancora, a 48 anni, a far ballare la platea con Lose Yourself.

In successione vengono assegnati alcuni Oscar tecnici, per il suono e il montaggio a Le Mans '66 e 1917.

La statuetta per il Miglior montaggio sonoro va a Donald Sylvester per Le Mans '66 - La grande sfida, che ringrazia la moglie che ha lasciato la sua carriera per aiutare quella di lui e star dietro ai suoi figli – uhm. Per il Miglior suono, vincono l'Oscar Mark Taylor e Stuart Wilson, per la Miglior fotografia Roger Deakins alla sua seconda statuetta – entrambi per 1917.
La categoria successiva è il Miglior montaggio, vinto da Micheal McCusker e Andrew Buckland – già vincitori del British Academy Film Awards – per Le Mans '66 - La grande sfida, che ringraziano entrambi figli e mogli.
Entra in scena un invecchiato Tom Hanks che annuncia la costruzione di un Museo degli Academy Awards che sarà inaugurato a dicembre di quest'anno. La strepitosa esibizione di Cynthia Erivo – voce da brividi –, candidata sia all'Oscar come Miglior attrice sia per la Miglior canzone originale per Harriet, risveglia la platea e introduce un'altra categoria tecnica, quella per i Migliori effetti speciali, vinta da Dominic Tuohy e Greg Butler per 1917. L'Oscar per il Miglior trucco e acconciature viene consegnato a Vivian Baker, Anne Morgan e Kazuhiro Tsuji per Bombshell - La voce dello scandalo, che ringraziano una commossa Charlize Theron, quale produttrice della pellicola.

Prasite, come previsto, vince come Miglior film internazionale – ex categoria Miglior film in lingua straniera.

Segue l'esibizione di Elton John, in giacca viola di lurex e scarpe da ginnastica gialle fluorescente, con la canzone "(I'm Gonna) Love Me Again" candidata all'Oscar per The Rocketman.
Taika Wititi, fresco di Oscar, ricorda che la terra su cui sorge il teatro degli Accademy Awards è dei Nativi Americani e annuncia gli Oscar alla carriera per David Lynch e Lina Wertmüller.
Sigourney Weaver, Gal Gadot e Brie Larson, eroine sullo schermo, presentano l'esecuzione dell'orchestra dal vivo – diretta da una donna – delle Migliori colonne sonore in gara, Oscar vinto da una estremamente commossa e incredula Hildur Guðnadóttir, violoncellista e compositrice islandese, unica donna nominata in questa categoria, per Joker. Ringrazia il regista Todd Phillips e la sua famiglia e dedica la statuetta a tutte le donne che sentono la musica che esce dal loro cuore, «per favore, alzate la voce», le esorta. Per la Miglior canzone originale vince invece Sir. Elton John, che sale sul palco instabile sulle gambe e visibilmente commosso con Bernie Taupin, collaboratori dal 1967.

Spike Lee introduce i candidati per la Miglior regia. L'Oscar va a Bong Joon-ho – seconda statuetta della serata – per Parasite.

Bong Joon-ho sale sul palco e cita Scorsese, ringraziandolo per i suoi insegnamenti e chiamando una standing ovation per lui. Ringrazia anche gli altri grandi registi e si rammarica di non poter dividere anche fisicamente il premio con loro.
Steven Spielberg sale sul palco per il momento più commovente, In memoriam: Billie Eilish canta Yesterday mentre alle sue spalle scorrono le immagini di tutte le persone dello spettacolo che ci hanno recentemente lasciati, tra cui anche il nostro Zeffirelli, Kobe Bryant e ovviamente Kirk Douglas. Si dimenticano, però, di Luke Perry...

Si ritorna alla gara con l'Oscar per il Miglior attore protagonista, prevedibilmente vinto da Joaquin Phenix che ringrazia il cinema per la vita che gli ha regalato e la possibilità di dare voce a chi voce non ce l'ha, per parlare di diritti umani e problemi ambientali.

Infine, ricorda suo fratello River, morto giovanissimo, con le sue parole: «Corri in soccorso degli altri con amore, e la pace ti seguirà», dimenticandosi forse di ringraziare De Niro con cui ha lavorato e da cui ha preso molto per il suo personaggio.
Rami Malek consegna l'Oscar per la Miglior attrice protagonista a Reneè Zellweger, alla sua seconda statuetta, bellissima e strizzata in un filiforme abito bianco di paillettes. Anche lei omaggia le "avversarie" e ringrazia tutti il cast del suo film, Judy, i suoi genitori, immigrati in America inseguendo un sogno, e gli eroi silenziosi che non hanno goduto della ribalta.

Il cast di Parasite  (MARK RALSTON/AFP via Getty Images)
Il cast di Parasite
(MARK RALSTON/AFP via Getty Images)

Infine, l'Oscar forse più importante e atteso, quello per il Miglior film, a Parasite.

Dei nove candidati, tutti eccellenti, il vincitore è Parasite, che stravince questa edizione con ben quattro statuette, primo film non in lingua inglese a vincere il riconoscimento. Sale sul palco la sua produttrice, dando orgoglio alle donne che lavorano nel cinema e che troppo spesso non sono valorizzate o il cui talento non sempre viene riconosciuto.
Si chiude così questa edizione degli Oscar, la lunga notte degli Accademy Awards, con il film coreano che vince quattro premi su dieci, mentre si ferma a tre l'altro grande favorito, 1917, e solo a due Joker – con mio rammarico. Una curiosità: nella colonna sonora di Parasite, anche una canzone italiana, In ginocchio da te di Gianni Morandi.



Le categorie e le nomination, annunciate a gennaio, tra cui sono stati scelti i vincitori

Miglior film
1917, di Sam Mendes
C’era una Volta… a Hollywood, di Quentin Tarantino
Jojo Rabbit, di Taika Waititi
Joker, di Todd Phillips
Le Mans ’66 – La grande sfida, di James Mangold
Parasite, di Bong Joon-ho
Piccole Donne, di Greta Gerwig
Storia di un matrimonio, di Noah Baumbach
The Irishman, di Martin Scorsese

Miglior attore protagonista
Joaquin Phoenix, Joker
Antonio Banderas, Dolor y Gloria
Leonardo DiCaprio, C'era una volta... a Hollywood
Adam Driver, Storia di un matrimonio
Jonathan Pryce, I Due Papi

Miglior attrice protagonista
Renée Zellweger, Judy
Cynthia Erivo, Harriet
Scarlett Johansson, Storia di un matrimonio
Saoirse Ronan, Piccole Donne
Charlize Theron, Bombshell

Miglior attore non protagonista
Tom Hanks, Un amico straordinario
Anthony Hopkins, I due Papi
Al Pacino, The Irishman
Joe Pesci, The Irishman
Brad Pitt, C'era una volta... a Hollywood

Miglior attrice non protagonista
Kathy Bates, Richard Jewell
Laura Dern, Storia di un matrimonio
Scarlett Johansson, Jojo Rabbit
Florence Pugh, Piccole donne
Margot Robbie, Bombshell

Miglior regia
Bong Joon-ho, Parasite
Martin Scorsese, The Irishman
Todd Phillips, Joker
Sam Mendes, 1917
Quentin Tarantino, C'era una volta... a Hollywood

Miglior montaggio
Le Mans '66 - La grande sfida
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Parasite


Miglior film internazionale
Corpus Christi
Honeyland
I Miserabili
Dolor y Gloria
Parasite


Miglior colonna sonora originale
Joker
Piccole donne
Storia di un matrimonio
1917
Star Wars - L'ascesa di Skywalker


Miglior scenografia
The Irishman
Jojo Rabbit
1917
C'era una volta... a Hollywood
Parasite


Migliori effetti visivi
Avengers: Endgame
The Irishman
Il re leone
1917
Star Wars: L'ascesa di Skywalker


Miglior sceneggiatura originale
Parasite
Cena con delitto - Knives Out
Storia di un matrimonio
1917
C'era una volta... a Hollywood


Miglior sceneggiatura non originale
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Piccole donne
I due Papi


Miglior film d’animazione
Klaus
Missing Link
Toy Story 4
Dov’è il mio corpo?
Dragon Trainer: Il mondo nascosto

Miglior fotografia
The Irishman
Joker
The Lighthouse
1917
C'era una volta... a Hollywood


Migliori costumi
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Piccole donne
C'era una volta... a Hollywood


Miglior documentario
American Factory
The Cave
The Edge of Democracy
For Sama
Honeyland


Miglior cortometraggio documentario
In the Absence
Learning to Skateboard in a War Zone (If you're a Girl)
Life Overtakes Me
St. Louis Superman
Walk Run Cha-cha


Miglior trucco e acconciatura
Bombshell
Joker
Judy
Maleficent 2
1917


Miglior canzone originale
"I Can't Let You Throw Yourself Away", Toy Story 4
"(I'm Gonna) Love Me Again", Rocketman
"I'm Standing with You", Breakthrough
"Into the Unknown", Frozen 2 - Il segreto di Arendelle
"Stand Up", Harriet

Miglior corto d’animazione
Dcera (Daughter)
Hair Love
Kitbull
Memorable
Sister


Miglior cortometraggio
Brotherhood
Nefta Football Club
The Nighbor's Window
Saria
A Sister


Miglior sonoro
Le Mans '66 - La grande sfida
Joker
1917
C'era una volta... a Hollywood
Star Wars - L'ascesa di Skywalker


Miglior montaggio sonoro
Ad Astra
Le Mans '66 - La grande sfida
Joker
1917
C'era una volta... a Holllywood




Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto Edizioni.

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