Recensione: Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi

Recensione: Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi

Libri Recensione di Davide Dotto. Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi (Adelphi). L'Iran degli anni Ottanta, al culmine della rivoluzione di Khomeini, l’occasione per lasciare emergere riletture inattese di alcune opere occidentali.

La Repubblica islamica ci ha riportato ai tempi di Jane Austen, Dio benedica il matrimonio combinato.
Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran
Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi guarda l’Iran degli anni Ottanta, al culmine della rivoluzione di Khomeini. Ci troviamo quindi dentro la repubblica islamica, nel suo genere un unicum in Medio Oriente. Altre sono in Pakistan, Gambia e Mauritania. L’Isis (Islamic State of Iraq and Syria) è da considerare un caso a parte.
Nello specifico è il periodo in cui imperversa la guerra contro l’Iraq, tra il 1980 e il 1988. Saddam Hussein non attacca soltanto l’Iran, ma il mondo islamico nel suo insieme e questo la dice lunga sulla laicità dei regimi dittatoriali.


Vivere la storia e raccontarla mentre i principali avvenimenti si manifestano è complesso, perché non se ne può avere, nell’immediatezza, una nitida visione d’insieme.

Quando ci si ripensa a distanza di tempo, magari analizzandolo in un articolo, o in un libro, un evento storico acquista una logica e una chiarezza che sul momento non aveva.
Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran
Come spesso avviene, emerge una indefessa ricerca della libertà, frustrata e disillusa nel passaggio da un regime autocratico all’altro.
È quanto Nafisi cerca di ottenere durante gli incontri letterari tenuti nella sua abitazione.
Nell'autunno del 1995, dopo aver dato le dimissioni dal mio ultimo incarico accademico, decisi di farmi un regalo e realizzare un sogno. Chiesi alle sette migliori studentesse che avevo di venire a casa mia il giovedì mattina per parlare di letteratura. Erano tutte ragazze, dato che, per quanto si trattasse di innocui romanzi, insegnare a una classe mista in casa propria sarebbe stato troppo rischioso.
Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran
Per l’autrice e le sue ospiti, questo spazio privato e intimo diviene un luogo di libertà assoluta.

Lontane dagli uomini possono togliersi il velo, adornarsi di colori sgargianti. Possono leggere, dialogare e polemizzare. 

Votate alla solitudine, si distaccano dalla realtà insostenibile: «I lettori nascono liberi e liberi devono rimanere, Nabokov.
Nei momenti più cupi Azar Nafisi fa incetta di libri, letti o non letti, di lì a poco introvabili. Vuole risparmiare qualcosa dall’abisso in cui tutti precipitano. Li legge, quindi, con furia, «come un alcolizzato annega il suo dolore inespresso.»


Leggere Lolita a Teheran è l’occasione per lasciare emergere riletture inattese di alcune opere occidentali.

Nel romanzo di Nabokov – da cui il titolo – affiora un ritratto ben diverso di Lolita (Dolores Haze): priva di diritto di parola, la conosciamo per la versione che ne dà Humbert Humbert. Solo quando riesce a uscire dal suo sogno, la sua esistenza si ricompone. Il professor Humbert, alla strenua di un inumano dittatore, non arriva mai a possedere fino in fondo la propria vittima (in quanto tale non avrebbe nessuna via di scampo). Accade di peggio, la rende connivente: «Il peggior crimine di un regime totalitario è costringere i cittadini, incluse le vittime, a diventare suoi complici».

Lolita (ma a questo punto qualsiasi opera letteraria, in quanto tale non priva della sua carica eversiva) si pone contro la Repubblica Islamica, contro una pseudo-critica testuale che, nelle aule universitarie di Teheran, si fa strada a suon di slogan. 

L’unico merito del romanzo di Nabokov sarebbe l’aver messo a nudo la decadenza e l’immoralità della società statunitense. Non si potrebbe dire di più se si leggesse, sempre a Teheran, la Pastorale americana di Philip Roth.
Invero c’è di più in un sogno che si sgretola tra le mani. Il passato di Humbert Humbert è simile a quello di Seymour Levov – personaggio di Roth – ma soprattutto a quello del Grande Gatsby.
Sul piatto c’è l’indiscutibile affondo di ogni forma di idealismo e di fondamentalismo radicato in qualsiasi comunità, le contraddizioni di uno sono le contraddizioni dell’altro.
Grazie alla letteratura si accede a una nuova dimensione. È possibile scavare dentro la realtà fino trasformarla, se non si è in grado di sfuggirle. Si è simili a Sharazad che, con i suoi racconti, sopravvive giorno dopo giorno in un terribile contesto. Da ciò l’invito a leggere in tutt’altra chiave alcuni romanzi. Non solo Lolita di Vladimir Vladimirovic Nabokov, o il Grande Gatzby di Francis Scott Fitzgerald, ma anche Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen integrandone – se non sovvertendone – le interpretazioni più consuete.


Leggere Lolita a Teheran

di Azar Nafisi
Adelphi
Biografico
ISBN 978-8845921544
Cartaceo 12,40€
Ebook: 2,99€

Sinossi 

Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.
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