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Covid-19: viaggio tra gli expat italiani che vivono di turismo

Covid19: viaggio tra gli expat italiani che vivono di turismo

Viaggi Di Claudia Gerini. Tour operator e albergatori sono stati sicuramente tra i più colpiti dalla pandemia di Covid19: viaggio tra gli espatriati italiani che vivono di turismo.

Il Covid19  ha cambiato completamente le nostre vite. A partire dalle abitudini quotidiane come fare la spesa, andare al bar o al ristorante, persino la scuola si è dovuta inventare una didattica a distanza per cercare di tappare i buchi neri che questo virus si è portato dietro. Uno dei settori che è stato colpito più duramente è il turismo. Ne ha risentito il turismo in Italia, con la stagione iniziata in enorme ritardo. E anche se gli italiani sembrano aver riscoperto le tante bellezze e le eccellenze di casa nostra, gli arrivi dall’estero sono decisamente diminuiti, specialmente da alcuni paesi.
[Per info www.viaggiaresicuri.it]

Ma come sta andando al turismo all’estero? E gli italiani che sono residenti all’estero e vivono di questo?

Cosa sta succedendo nei paesi in cui il turismo italiano rappresenta la “fetta maggiore” delle presenze annue? Ho fatto qualche ricerca sfruttando un po’ di conoscenze e la situazione che ne è venuta fuori non è molto positiva.

Expat in Repubblica Dominicana: Alessandra Vavala e Debora Bertona.

Alessandra Vavala e Debora Bertona vivono e lavorano in Repubblica Dominicana ormai da molti anni, gestendo l'agenzia di viaggi Colonial Tour and Travel con portale web di informazioni www.colonialtours.com. Entrambe raccontano che la situazione è molto triste e, a livello lavorativo, un vero disastro.


La situazione è surreale. Bayahibe, il Dominicus, sono zone turistiche dove in ogni angolo ci sono piccoli negozi di souvenir, alimentari, colmado (le nostre vecchie mesticherie), ristoranti. Molti, moltissimi gli italiani che durante tutto l’anno passano le vacanze in questo luogo paradisiaco. In questo periodo di Covid19, durante il quale anche la popolazione locale è stata in quarantena e ha dovuto attenersi, e tutt’ora segue, il coprifuoco, molte attività hanno chiuso i battenti e le città sembrano essere cittadine fantasma.

Alessandra Vavala mi racconta come sta vivendo questo periodo di congedo forzato dal lavoro. 

«In questi mesi abbiamo vissuto solo di risparmi e di un piccolo sussidio che dà il governo dominicano pari a circa 110 euro al mese. All’inizio ho avuto molti momenti di sconforto ma poi ho cercato di sfruttare al meglio questa astinenza dal lavoro forzata e quindi sto vivendo la tranquillità della natura facendo lunghe passeggiate e godendomi il mare e la spiaggia, senza la frenesia del turismo, in tutta la sua bellezza.»

La stessa situazione la sta vivendo Debora Betona. 

«Vivere con il coprifuoco non è facile, specialmente con due bambini. Secondo me non è servito a molto visto che, durante il giorno, la gente fa un po’ quello che vuole. Essere senza lavoro da marzo è dura. La situazione è complicata, vedere tutto chiuso, senza nessun turista, quando invece siamo abituati ad avere sempre gente in giro, è molto triste.»

Sinai Old Spices a Sharm el Sheik

Expat a Sharm el Sheik: Gianni Vallelunga.

Ma non importa andare molto lontano dall’Italia per trovare spiagge da sogno e mare cristallino. Sharm el Sheik è una meta gettonatissima dal turismo italiano ed europeo. Ero molto curiosa di sapere come stessero andando le cose a due passi da casa nostra e così ho scritto ad un vecchio amico, Gianni Vallelunga, che insieme alla compagna Desiree Cottura gestisce il bed & breakfast Sinai Old Spices.
«Dopo il blocco dei voli del 21 marzo, qui è stato il “deserto”, solo pochi resort sono rimasti aperti. Il governo egiziano ha istituito il coprifuoco ad aprile, dalle 17 alle sei del mattino, per evitare assembramenti. Naturalmente noi abbiamo smesso di lavorare immediatamente. Ci aspettavamo un boom di contagi, invece il totale dei contagiati in tutto il Sinai del sud non ha superato la cinquantina, nessuno ricoverato in terapia intensiva. Qui non abbiamo avuto una percezione del virus acuta e preoccupante come magari si è vissuta in Italia. La situazione economica è, invece, decisamente preoccupante, fortunatamente abbiamo avuto scorte che ci hanno consentito di andare avanti. Il governo egiziano è riuscito a garantire l’assistenza a tutti in caso di contagio e assicurato gratuitamente le cure a chi si è ammalato. Da più di un mese alcuni Hotels hanno iniziato a riaprire ospitando prima clientela locale e poi, con la riapertura dei voli da diversi paesi europei, qualche straniero. Il B&B ha ripreso pian piano a lavorare. Ci stiamo rialzando con grande dignità, dopo sei mesi di stasi totale».


Expat a Zanzibar: Patrizia M. Di Fulmieri.

Spostandoci più a sud, in un’altra meta molto amata dal turismo italiano e non solo, mi accorgo che la situazione non è affatto migliore. Zanzibar, la perla dell’oceano Indiano è un arcipelago davanti alla costa della Tanzania. La sua isola principale, Unguja, è conosciuta appunto come Zanzibar. Qui ho trascorso un paio di anni fa il mio viaggio di nozze e per questo, oltre che per le sue bellezze mozzafiato e per le persone meravigliose che ho incontrato, ho lasciato lì un pezzetto del mo cuore. Immaginare le strade di Stone Town, sempre piene di gente che va e viene in ogni direzione, deserte mi rende davvero triste.
Patrizia M. Di Fulmieri, presidente dell’associazione Cuori in Viaggio, che opera sull’isola ormai da diversi anni, mi ha raccontato come stanno le cose.
«Zanzibar è covid-free da qualche tempo ma nonostante questo il settore del turismo e tutto quello che ruota intorno ad esso ne sta risentendo enormemente. L’isola è praticamente deserta e, abituata a vederla sempre piena di turisti, lo scenario che si presenta davanti agli occhi è surreale. Le piccole stradine di Stone Town, con le sue botteghe artigiane, sono vuote e le serrande abbassate sono tantissime. Chi è più fortunato è tornato a fare il lavoro che faceva prima, magari il pescatore o il coltivatore, ma qui si vive quasi esclusivamente di turismo e la gente, adesso, inizia ad essere in difficoltà. Attualmente qualche resort sta iniziando a riaprire con clientela proveniente dall’India e dall’est Europa (quest’ultima forse aggirando i molti controlli che ci sono), ma la situazione rimane comunque molto complicata.»


Torneremo a viaggiare? 

Alla fine di questa mia ricerca sull’impatto che il Covid19 ha avuto sui luoghi dove ho trascorso momenti felici e conosciuto persone speciali, mi rimane addosso un senso di tristezza e malinconia. Torneremo a viaggiare? Torneremo a guardare un tramonto spettacolare su una spiaggia di Zanzibar o a nascondere i piedi sotto la sabbia bianca dei Caraibi sotto l’ombra di una palma? Torneremo ad immergerci nelle acque cristalline del Mar Rosso e ammirare la barriera corallina? Voglio pensare di sì, voglio pensare che presto torneremo a viaggiare, a conoscere luoghi e culture diverse. Un detto recita «Non può piovere per sempre», io dico che «Il Covid19  non può vincere per sempre». Torneremo a riprenderci le nostre vite, anche meglio di come le abbiamo lasciate.
Claudia Gerini

Claudia Gerini
Nasce a Pontedera negli anni ’70. Completa il liceo linguistico e collabora saltuariamente con un’importante testata giornalistica. Poi abbandona gli studi e le passioni per un impiego fisso. Da più di 15 anni infatti lavora nel reparto gastronomia di un supermercato.
Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere il suo primo romanzo, uscito in prima edizione per Lettere Animate.
Il sogno di Giulia, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione). Telma, PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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