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Recensione: A bocce ferme, di Marco Malvaldi

Recensione: A bocce ferme, di Marco Malvaldi

Libri Recensione di Giulia Mastrantoni. A bocce ferme di Marco Malvaldi (Sellerio Editore). Un giallo che ha il sapore della commedia: un insieme ben riuscito di luoghi, personalità e parole.

Se ancora non conoscete i vecchietti del BarLume, allora A bocce ferme del chimico e autore Marco Malvaldi vi inizierà a una serie di gialli di costume unica.
Pilade, Ampelio, Aldo e il Rimediotti (aka Gino) sono giovani da ottant’anni perché, a conti fatti, l’età anagrafica non conta poi così tanto. I quattro, presenze fisse al BarLume, hanno il vizio alquanto diffuso di farsi i fatti altrui. Ma non quelli che si fanno anche le nostre nonne su fidanzatini e fidanzatine, eh.

I quattro vecchietti del BarLume sono più propensi a farsi i fatti dei morti ammazzati.

Ogni volta che a Pineta, Toscana, c’è un cadavere, state pur certi che Pilade, Ampelio, Aldo e il Rimediotti ne sapranno più della polizia nel giro di poche ore. A favore dei vecchietti gioca il fatto che Alice Martelli, vicequestore, è la fidanzata di Massimo, proprietario del BarLume e nipote di Aldo. Seppure non sempre collaborativa, Alice non disdegna i consigli dei vecchietti e ha (quasi) sempre tempo per ascoltarne le congetture.

In questa puntata della serie, godibile anche in modo a sé stante, i vecchietti sono alle prese con un cold case. 

Camillo Luraschi, proprietario della Farmesis negli anni ’60, venne ucciso con un colpo di fucile ravvicinato nel ’68. L’opinione comune trovò un colpevole senza troppi giri di parole: il Bonci. Non era forse vero che il Bonci e il Luraschi avevano battibeccato proprio pochi giorni prima del delitto?
Anni dopo, però, il figlio adottivo di Luraschi, Alberto, muore di morte naturale e lascia un testamento unico nel suo genere. La Farmesis andrà a suo figlio, Matteo, ma Alberto approfitta delle ultime pagine di testamento a sua disposizione per confessare l’omicidio del patrigno, Camillo Luraschi.
La vicequestore Alice Martelli è, a dir poco, basita: normalmente non si potrebbe indagare un morto, ma in questo caso la questione dell’eredità costringe gli inquirenti a riaprire il caso.

Se Alberto ha ucciso Camillo, infatti, allora non avrebbe potuto ereditare la Farmesis anni prima. Questo significherebbe che ora la Farmesis non spetta a Matteo...

Un giallo che ha il sapore della commedia, in cui tutti i personaggi parlano in quel toscano così invidiato e così semplice da immaginarselo mentre si legge. Non si tratta di un romanzo in cui il delitto è il fulcro della storia, ma più di un insieme ben riuscito di luoghi, personalità e parole in cui è inserito un elemento giallo. Sotto questo punto di vista, si tratta di una lettura che vi farà affezionare al BarLume.

Odore di chiuso, un'altra commedia di Marco Malvaldi dipinta di giallo.

Per tutti coloro che dovessero gradire la serie di Pilade, Ampelio, Aldo e del Rimediotti, vi suggerisco di dare un’occhiata anche a Odore di chiuso dello stesso autore. Ambientato nell’Ottocento, ha come protagonista Pellegrino Artusi, un commerciante di stoffe con lo stomaco dai gusti ricercati. Inutile dirlo, Artusi gode di un’intuizione e di una perspicacia rare che lo aiuteranno, a più riprese, a risolvere delitti e misteri di ogni sorta. Anche in questo caso, si tratta di una serie gialla in cui la morte incontra la commedia. I personaggi, gli ambienti e le descrizioni dei piatti amati da Artusi rendono la lettura gradevole e, soprattutto, approcciabile ma mai banale. La non-banalità di trame e delitti è dovuta, ovviamente, alla professione di Marco Malvadi, chimico. Resterete piacevolmente colpiti dai mondi che il Malvaldi crea mescolando scienza e tradizione.


A bocce ferme

di Marco Malvaldi
Sellerio Editore
Giallo
ISBN 978-8838937750
Cartaceo 13,30 €
Ebook 9,99€

Sinossi 

Un cold case per i Vecchietti del BarLume.
Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità.
Muore nel suo letto Alberto Corradi, proprietario della Farmesis, azienda farmaceutica del litorale toscano. Alla lettura del testamento, il notaio ha convocato anche la vicequestore Alice Martelli, perché nelle ultime volontà del defunto è contenuta una notizia di reato. Erede universale è nominato il figlio Matteo Corradi, ma nell'atto il testatore confessa di essere stato lui l'autore dell'assassinio del fondatore della fabbrica, suo padre putativo.
Il 17 maggio del 1968 Camillo Luraschi, capostipite della Farmesis, era stato raggiunto da una fucilata al volto. Le indagini non avevano trovato risultati, forse perché il clima politico consigliava di non scavare troppo. L'imbroglio nella linea di successione obbliga alla riapertura dell'inchiesta.
Matteo Corradi non potrebbe, infatti, ereditare ciò che il padre ha ottenuto mediante un delitto. Alice Martelli, la fidanzata (eterna) di Massimo, in questo caso non può fare a meno dell'archivio vivente di pettegolezzi costituito dai quattro vecchietti, che erano stati coinvolti tutti in modi diversi nel Movimento. Le indagini si svolgono, come al solito, tra la questura e il BarLume di Pineta dove Aldo, nonno Ampelio, Pilade Del Tacca del Comune, il Rimediotti (detti anche i quattro «della banda della Magliadilana ») dissipano gli anni della loro pensione, vanamente contenuti dal gestore Massimo, costretto a esorcizzare con la logica le ipotesi dei senescenti occupanti della sala biliardo del bar. Da dove passano storielle toscanacce di ogni genere.
L'inchiesta si imbatte in svolte e nuovi delitti obliquamente diretti a occultare. E scomoda, in stolidi playback, i ricordi del Sessantotto nella zona. Finché - tra dialoghi alla Ionesco o da signor Veneranda, battute micidiali in polemica tra i vecchietti e tra loro e il mondo, perle di saggezza buttate lì nel lessico più scostumato e inattuale - si fa strada l'unica maschera triste di tutto il palcoscenico, Signora la Verità.
Marco Malvaldi, con la serie del BarLume, ha rinnovato un genere, il giallo comico di costume. E, in "A bocce ferme", la parte del giallo puro si prende una sua rivincita senza sacrificio per la risata.


Giulia Mastrantoni
Ho collaborato per quattro anni all’inserto Scuola del Messaggero Veneto. Ho scritto per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare. Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada e ora vivo in Australia. Ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
La forma del sole, Gli Scrittori della Porta Accanto.
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