Recensione: L'isola delle anime, di Piergiorgio Pulixi

Recensione: L'isola delle anime, di Piergiorgio Pulixi

Libri Recensione di Stefania Bergo. L'isola delle anime di Piergiorgio Pulixi (BUR Rizzoli). Cold case e personaggi femminili tridimensionali, una Sardegna mistica, temibile ma meravigliosa, raccontata dosando realtà e mito senza mai svelarne le proporzioni.

Dopo Lo stupore della notte, in attesa di leggere l'ultimo romanzo di Piergiorgio Pulixi, Un colpo al cuore, in uscita proprio oggi, ho letto L'isola delle anime. Vi ho ritrovato lo stile raffinato dell'autore, la sua narrazione che si sofferma spesso sulla descrizione minuziosa ed emozionale dei paesaggi, confermando il grande amore per la sua terra e il rispetto per i personaggi dei suoi romanzi, cui conferisce sempre estrema tridimensionalità.


Ancora una volta, dopo Rosa Lopez, le indagini dell'intricato caso, che pesca direttamente dalle oscure leggende nuragiche della Sardegna, sono condotte da poliziotte.

Questa volta da una coppia splendidamente assortita delle cui dinamiche mi sono subito innamorata: Eva Croce e Mara Rais – che si ritroveranno in Un colpo al cuore, e viene da chiedersi perché questa  predilezione per il genere femminile con pistola e distintivo. Pulixi ne fa una descrizione realistica, psicologicamente plausibile, a tal punto che sembrano essere raccontate da una autrice.
L'isola delle anime è la Sardegna, intrisa di tradizioni paleolitiche incuneate tra le aspre montagne e le gole, trappole millenarie in cui rimangono incagliati i corpi che nessuno più potrà recuperare ma da cui emergono fantasmi e maledizioni. Anzi, benedizioni, come quelle che si vorrebbe scaturissero da riti propiziatori sanguinosi. Credenze millenarie che incutono timore, violenze mascherate da azioni necessarie, sacrifici famigliari nel nome di un bene più grande e prezioso: la comunità.

L'isola delle anime si apre con un bambino che si imbatte proprio in uno di questi sacrifici umani nel cuore di un bosco dell'entroterra sardo, in un luogo sacro avvolto da foschia, nel 1961.

I sensi gli gridavano di andarsene, eppure non riusciva a muovere nemmeno un muscolo. [...] Accennò qualche passo, approssimandosi all'essere umano. Era una donna, nuda sotto i velli di pecora. Il sangue gocciolava da una ferita slabbrata alla gola, inzuppando il terreno umido. Le mani erano legate dietro la schiena. Si trovava al centro di un circolo megalitico, in un cerchio con andamento a spirale, davanti al tempio che proteggeva il pozzo sacro. Piergiorgio Pulixi, L'isola delle anime
Di questo crimine non rimane traccia, se non nella mente del bambino, a tal punto da condizionare tutta la sua vita.

Dalla voce onnisciente del narratore sappiamo che altri due ritrovamenti del tutto analoghi, uno nel 1975 e l'altro undici anni dopo, diventeranno indagini irrisolte della procura di Cagliari.

Dei cold case che verranno riportati alla luce dall'ispettore capo Eva Croce – «anfibi scuri, jeans strappati e un giubbotto di pelle dall'aria vissuta [...] piercing al naso» –, per metà irlandese, trasferita sull'isola da Milano, e Mara Rais, cagliaritana verace di aspetto elegante e lingua tagliente – «portatrice sana di un carattere di merda» –, "declassata" dalla Omicidi alla Delitti Insoluti.
Le donne dei romanzi di Piergiorgio Pulixi sono dense, determinate, con trascorsi burrascosi, vite difficili, da cui emergono con profonde ferite, luci e ombre, fragilità e forza interiore granitica. Eva Croce ha dovuto affrontare il dolore della perdita di una figlia, Mara Rais lo spettro di molestie sul lavoro cui nessuno ha voluto credere, col risultato, di fatto, di essere molestata due volte. Una coppia che mi ha coinvolto e convinto fin da subito per l'intesa, sottolineata da continui e spassosi scambi di gentilezze. Due personaggi delineati lentamente pagina dopo pagina, costruiti psicologicamente e nell'aspetto, fino a renderle reali, complete solo all'ultimo capitolo.

Quello che emerge dalle indagini, è un passato immobile – millenario e recente – che si intreccia strettamente al presente frenetico.

«Rituali arcaici di morte e violenza» legati al culto della Dea Madre e di Dionisio. Famiglie chiuse in un mondo a parte, sepolte nella Barbagia inviolabile, violenta, agreste. Da cui non si riesce a uscire. Piergiorgio Pulixi descrive le tradizioni sarde come nodi serrati di una corda che lega alla terra, senza possibilità di andare oltre la propria condizione, senza speranza di cambiare. È una Sardegna incantevole e terribile, quella che racconta. Ci si innamora dei suoi paesaggi, del profumo del mare, del dialetto, ma ci si sente serrare la gola da quelle tradizioni ingiuste, anacronistiche, chiedendosi: sarà davvero così? E resta il dubbio che la maestria dell'autore dosi realtà e mito senza svelarne mai in quale rapporto. 

L'isola delle anime è un continuo scoprire e interrogarsi, il lettore non può che fare congetture basandosi sui colpi di scena o su filoni di trama più lenti che si arricchiscono a poco a poco, consolidandosi.

Una lettura coinvolgente che si fatica a lasciare.
Amo lo stile narrativo di Piergiorgio Pulixi. È insolitamente descrittivo, per un romanzo giallo in cui si può pensare che ciò che conta siano l'azione e l'attenzione al dettaglio investigativo. Aggiunge una necessaria staticità alle scene di indagine in continuo movimento, soffermandosi sul paesaggio, da cui emergono anche suoni e odori, e sulla psicologia dei protagonisti, come continui fermo immagine che permettono di metabolizzare l'accaduto e respirare. A tratti mi è capitato di ripensare alle descrizioni deliziose, eteree, sublimi di Francis Scott Fitzgerald...
L'aria trasudava un sentore mefitico di zolfo che ubriacava le persone di tristezza.
[...] Nell'aria si avvertiva la resa del pomeriggio alla sera
[...] Vinta da quella straziante certezza, Dolores smise di resistere alle lusinghe dell'oscurità e si abbandonò alle maree carnivore del buio.
[...] La luce purpurea del tramonto stava sfebbrando, attenuandosi ogni minuto di più.
[...] Le rispose solo il solfeggio del vento.
Piergiorgio Pulixi, L'isola delle anime
Piergiorgio Pulixi è efficace nelle scene d'azione e in quelle drammatiche o intime, che mi hanno fatto commuovere fino alle lacrime. Leggere le pagine dei suoi libri è come guardare un film, essere guidati da una telecamera in presa diretta, cambiare ambientazione, senza perdersi mai. E si diventa avidi di sapere cosa succede oltre, come andrà a finire, legandosi ai personaggi che diventano familiari. 
   

L'isola delle anime

di Piergiorgio Pulixi
BUR Rizzoli
Noir | Poliziesco
ISBN 978-8817129930
Cartaceo 18,05€
Ebook 9,99€

Sinossi

Li chiamano cold case. Sono le inchieste senza soluzione, il veleno che corrompe il cuore e offusca la mente dei migliori detective. Quando vengono confinate alla sezione Delitti insoluti della questura di Cagliari, le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce ancora non lo sanno quanto può essere crudele un'ossessione.
In compenso hanno imparato quant'è dura la vita. Mara non dimentica l'ingiustizia subita, che le è costata il trasferimento punitivo. Eva, invece, vuole solo dimenticare la tragedia che l'ha spinta a lasciare Milano e a imbarcarsi per la Sardegna con un biglietto di sola andata.
Separate dal muro della reciproca diffidenza, le sbirre formano una miscela esplosiva, in cui l'irruenza e il ruvido istinto di Rais cozzano con l'acume e il dolente riserbo di Croce. Relegate in archivio, le due finiscono in bilico sul filo del tempo, sospese tra un presente claustrofobico e i crimini di un passato lontano. Così iniziano a indagare sui misteriosi omicidi di giovani donne, commessi parecchi anni prima in alcuni antichi siti nuragici dell'isola. Ma la pista fredda diventa all'improvviso rovente. Il killer è tornato a colpire. Eva e Mara dovranno misurarsi con i rituali di una remota, selvaggia religione e ingaggiare un duello mortale con i propri demoni.
Interrogando il silenzio inscalfibile che avvolge la sua Sardegna, Piergiorgio Pulixi spinge il noir oltre se stesso, svela le debolezze della ragione inquirente in un mondo irredimibile, in cui perfino la ricerca della verità si trasforma in una colpa.


Stefania Bergo

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