Gli scrittori della porta accanto

Recensione: Americanah, di Chimamanda Ngozi Adichie

Recensione: Americanah, di Chimamanda Ngozi Adichie

Libri Recensione di Maria Civita D'Auria. Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie (Einaudi). Accorgersi di essere nera negli Stati Uniti, dove la società sembra stratificata in base al colore della pelle e l'ostilità verso l'altro passa anche attraverso l'acconciatura.

Americanah è il terzo libro di Chimamanda Ngozi Adichie, una scrittrice nigeriana di etnia igbo (un popolo sopravvissuto alla guerra del Biafra) molto sensibile ai problemi legati alla discriminazione razziale.
A differenza degli altri suoi due libri (Metà di un sole giallo e L'ibisco viola), ambientati in Africa, ai tempi delle trasformazioni civili e politiche causate dal colonialismo, in Americanah la vicenda si svolge tra la metà degli anni Novanta fino ai primi del Duemila in varie città americane come Philadelphia, New Haven, Baltimora, Brooklyn e Princenton e affronta il problema del razzismo in questo paese.

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La protagonista è Ifemelu, una ragazza di Lagos schietta e sensibile, ma un po' grassa.

Il suo punto di forza sono i capelli acconciati in tante piccole treccine, alla maniera africana.
La madre è una cattolica praticante delle chiese locali. Invece il padre è ligio al proprio lavoro di impiegato statale.
Ben presto viene licenziato ed entra in crisi soprattutto perché non riesce più a pagare l'affitto della casa dove abita con la famiglia.
A questo punto entra in scena la zia Uju che il padre di Ifemelu chiama sorella ma che, in realtà, è sua cugina. È lei a pagargli l'affitto per due anni. 
Ciò è possibile perché la zia Uju ha una relazione con il Generale, che lavora nel governo militare e la fa vivere nell'agio. A Ifemelu il Generale non piace: è un uomo volgare e vistoso, immaturo e poco rispettabile.
A una festa di amici fa la conoscenza di Obinze, il nuovo arrivato, trasferito dal liceo di Nskka e ammesso nel loro clan. Tra loro è amore a prima vista. Entrambi sono figli unici, nati a due giorni di distanza e anche Obinze è di etnia igbo. Con lui vuole condividere la vita intera.
Per lui si iscrive al gruppo sportivo, e va a vederlo giocare al calcio, si iscrive al gruppo di discussione. Si iscrivono all'Università di Nsukka, ma è un'esperienza deludente perché i professori sono sempre in sciopero.

Ifemelu vince una borsa di studio e va a studiare in America ma qui, per la prima volta si rende conto di essere nera: se prima non vi ha dato importanza, deve ora fare i conti con ciò che questo comporta.

All'Università subisce comportamenti discriminatori. Se si presenta a un colloquio di lavoro, si stira i capelli per sembrare più professionale e più simile a una donna bianca. Ma il posto non arriva mai.
La difficoltà nel pagare l'affitto la porta a scelte infelici che la spingeranno alla rottura con Obinze, ma anche a strenui tentativi di rialzarsi.


Ifemelu fonda un blog di successo (Razzabuglio), al quale consega le osservazioni di una nera in America.

Questa idea mi è piaciuta molto perché in maniera spiritosa, disinvolta e sarcastica condivide storie di africani in America.
I lettori sono migliaia in tutto il mondo e Ifemelu ne è esaltata.
In questa veste di blogger, presto viene invitata a tavole rotonde e discussioni, nelle radio pubbliche e locali. Ma anche questo è solo uno dei tanti tasselli che permetteranno, all'americanah, di ritrovare se stessa.

Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie fa riflettere e affronta il problema del razzismo in maniera immediata per i lettori, grazie a una scrittura chiara e semplice.

La storia d'amore con Obinze che dura quasi tutta la vita è commovente, anche se qualcuno ha commentato che non ha spessore perché non si sente il dramma, il dolore e c'è poca introspezione.
Invece sono d'accordo con il dire che alcuni capitoli, come quelli in cui si parla di Obinze in Inghilterra, non scorrono troppo facilmente, anche a causa dell'inserimento dei tanti personaggi minori.
Ma il libro è talmente coinvolgente che nonostante la sua imponenza (500 pagine) non si può fare a meno di finirne la lettura, che è di grande compagnia.


Americanah

di Chimamanda Ngozi Adichie
Einaudi
Narrativa
ISBN 978-8806227272
Cartaceo 14,25€
Ebook 7,99€

Sinossi 

La distanza tra la Nigeria e gli Stati Uniti è enorme, e non solo in termini di chilometri. Partire alla volta di un mondo nuovo abbandonando la propria vita è difficile, anche se quel mondo ha i tratti di un paradiso, ma per Ifemelu è necessario. Il suo paese è asfittico, l'università in sciopero. E poi, in fondo, sa che ad accoglierla troverà zia Uju e che Obinze, il suo ragazzo dai tempi del liceo, presto la raggiungerà. Arrivata in America, Ifemelu deve imparare un'altra volta a parlare e comportarsi. Diverso è l'accento, ma anche il significato delle parole. Ciò che era normale viene guardato con sospetto. Ciò che era un lusso viene dato per scontato. La nuova realtà, inclemente e fatta di conti da pagare, impone scelte estreme. La frattura con il passato, compresi gli affetti piú cari, è inevitabile. A complicare tutto c'è la questione della razza. Ifemelu non aveva mai saputo di essere nera: lo scopre negli Stati Uniti, dove la società sembra stratificata in base al colore della pelle. L'ostilità verso l'Altro ha tanti modi di esprimersi e passa anche attraverso cose apparentemente futili, come l'imperare di canoni specifici per l'acconciatura. Se le treccine sono bollate come poco professionali, l'afro va domato a litri di lisciante. Esasperata, Ifemelu decide di dare voce al proprio scontento dalle pagine di un blog. I suoi post, acuti e scevri di vittimismo, si conquistano velocemente un folto pubblico di lettori, che cresce e cresce fino ad aprire a Ifemelu imprevisti e fortunati sbocchi sul piano professionale e privato. Ma tra le pieghe del successo e di una relazione con tutte le carte in regola si fa strada un'insoddisfazione strisciante. Ifemelu si sente estranea alla sua stessa vita e, lí dov'è, non riesce ad affondare le radici, pur sapendo che in Nigeria le esperienze accumulate e il nuovo modo di guardare il mondo le guadagnerebbero l'epiteto spregiativo di «Americanah». Eppure il suo paese le manca, e le manca Obinze, ormai sposato e con una figlia. Ancora una volta, con coraggio, riempie la valigia e si prepara a un salto nel buio
Maria Civita D'Auria

Maria Civita D'Auria
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