Gli scrittori della porta accanto

Pets life: il gatto è l'animale domestico che non sapevi di volere

Pets life: il gatto è l'animale domestico che non sapevi di volere

Lifestyle Di Giulia Mastrantoni. Il gatto è il pet che non sapevi di volere. Perché averne uno in giro per casa sarà pure nocivo per il mobilio, ma fa tanto bene al cuore.

I gatti sono indipendenti, graffiano e rovinano il mobilio. Ma queste non sono le uniche ragioni per cui da bambina non ho mai ricevuto un gatto per Natale. Infatti, la ragione principale per cui non ho mai rievuto un gatto è, probabilmente, che non l’ho mai inserito tra gli agognati regali nella famosa letterina per Babbo Natale.
Parliamoci chiaro: perché volere un gatto, quando puoi avere un cane? Perché volere un cosino peloso con gli artigli affilati e che ti guarda con aria di sufficienza, quando potresti avere un poodle che ti ama alla follia? Ecco, io, da bambina intelligente quale pensavo di essere, ho sempre supplicato per ricevere un cane. Che non ho mai ricevuto.

C’erano diverse controindicazioni all’adozione di qualunque bestiola, secondo i miei genitori.

Se i gatti rovinano il mobilio, i cani sono un impegno troppo grande, diceva mio papà.
Se i gatti graffiano, i cani danno allergie di ogni sorta, aggiungeva mia mamma.
Gli uccellini puzzavano troppo, i criceti sono roditori, le tartarughe non sono interessanti e i conigli lasciano palline di escrementi ovunque.
Per farla breve, sono arrivata all’età di 26 anni senza aver mai avuto un animaletto domestico, a meno che non vogliate contare il pesce rosso che ci ha salutati nell’arco di tre settimane.
All’inizio, volevo disperatamente un animaletto domestico. Poi, a forza di sentire i discorsi di mamma e papà, mi sono convinta che, in fin dei conti, gli animali domestici sono solo una gran scocciatura.

Dunque, quando la mia attuale gatta è entrata nella mia vita, io non la volevo. Sul serio.

La prima volta che l’ho vista, è stato quando una mia cara amica l’ha portata a casa mia per lasciarcela due mesi. La mia amica stava traslocando, aveva appena adottato due cani e aveva notato che la povera Marcy stava risentendo di tutti i cambiamenti del periodo. La soluzione? Chiedermi di badare a Marcy per un paio di mesi, giusto il tempo di sistemare le cose e ristabilire una routine.
Arrivata a casa mia, Marcy è uscita dal suo trasportino e si è infilata sotto il letto.
Poco male, mi ero detta, tanto io non volevo certo fare amicizia. Dovevo solo nutrirla, mantenerla in salute e pulita, e restituirla alla mia amica non appena si fosse sistemata. Che stesse pure sotto il letto.
Quella sera, però, mentre ero a letto a leggere, le cose sono cambiate.

Marcy è saltata sul mio letto. Probabilmente, voleva aggredirmi o graffiarmi, ho pensato. E invece no.

Si è rotolata su un fianco e mi ha mostrato la pancia (che non era, e non è, di dimensioni modeste).
Mi ha guardato intensamente.
Stava senz’altro per mordermi, ho pensato.
Contro ogni istinto, ho allungato la mano e l’ho accarezzata. Sia mai che cambi idea e non mi morda, mi sono detta.
Nell’arco di due, forse tre secondi, Marcy ha iniziato a fare un rumore da trattore, di quelli belli grossi che arano la terra. Non avevo mai sentito un gatto fare le fusa in modo così rumoroso e soddisfatto.

È diventato il rituale della buonanotte. Poi Marcy ha iniziato a chiedere le coccole del buongiorno. Prima ancora che me ne rendessi conto, era diventata la mia migliore amica.

Si sedeva accanto a me mentre scrivevo la tesi, mi faceva compagnia durante le settimane di lockdown e mangiava i croccantini direttamente dal palmo della mia mano. Insomma, era diventata una sorella, una compagna di giochi e la luce dei miei occhi.
Quando la mia amica mi ha chiamata per dirmi che poteva venire a riprendere Marcy, la disperazione mi ha sopraffatta. Non lo dico per esagerare. Ho pianto a calde lacrime.
E qui c’è stato il colpo di scena. La mia amica ha fatto una lunga pausa al telefono e poi mi ha chiesto se non mi sembrava che Marcy fosse più felice con me. Io ho concordato. Allora magari volevo tenerla, mi ha chiesto la mia amica. Io ho pianto, ma stavolta di gioia. Lo dico onestamente, Marcy con me sembrava davvero più felice e rilassata. Faceva le fusa quasi tutto il giorno, era ben nutrita, amata e coccolata. Stava bene in una casa tranquilla, con una sola umana e nessun cane.

Vvere con un gatto

Di lì a breve, Marcy è diventata ufficialmente la mia Potato.

Sono due anni e mezzo che Potato è la parte più bella della mia giornata ogni singolo giorno. È la gatta più bella, speciale e morbida che esista al mondo.
Da quando ho Potato, ho iniziato ad accarezzare tutti gli animaletti domestici che incontro. Potato mi ha aperto un mondo e mi ha insegnato che avere un gatto in giro per casa sarà pure nocivo per il mobilio, ma fa tanto bene al cuore.
Adottate animaletti domestici. Sono duecentomila volte meglio di quello che pensate.


Giulia Mastrantoni
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