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Jim Morrison, lo spirito selvaggio e irrequieto della musica

Jim Morrison, lo spirito selvaggio e irrequieto della musica

Musica Di Rosanna Costantino. I miti della musica: Jim Morrison, frontman dei The Doors, spirito selvaggio e irrequieto, icona immortale della musica anni '70.

Quando si parla di miti della musica il primo pensiero non può che andare alla rockstar bella e maledetta per eccellenza, al primo ragazzo che ne incarna lo stereotipo, che forse ha contribuito a creare: Jim Morrison. Il mese di dicembre cade la ricorrenza del suo compleanno e anche quest’anno è stato omaggiato da milioni di fan in tutto il mondo.

Quando si parla di genio e sregolatezza, poesia e caos, ribellione e carisma, il pensiero corre immediatamente a Morrison. Jim aveva tutto questo e molto di più.

James Douglas Morrison, detto Jim, nasce a Melbourne, l’8 dicembre del 1943. La sua formazione avviene in una famiglia per bene della Florida, con un padre ammiraglio della Marina Militare Americana e una madre figlia di un famoso avvocato del Wisconsin.
A causa del lavoro dei genitori cambia spesso casa e Stato, ma riesce a seguire i ritmi scolastici in modo eccellente e, anzi, fa di più. Legge tantissimi libri e comincia a scrivere poesie. Stupisce tutti per la sua erudizione e il suo quoziente intellettivo, molto sopra la media dei suoi coetanei. Tuttavia, nell’estate del 1960 il suo umore cambia bruscamente e anche il rendimento scolastico. Diventa cupo e comincia a manifestare i primi sentimenti di insofferenza, ribellione e disobbedienza, in primis verso i suoi genitori. Come primo atto di distacco dalla sua famiglia di origine si iscrive agli studi di Cinematografia presso l’Università della California, contravvenendo al volere del padre che lo voleva avviare alla carriera militare.

Nel 1965, proprio durante gli anni dell’università, pieni di fermento culturale e nuove conoscenze, mette su una band insieme a Ray Manzarek, un talentuoso pianista di Chicago, a cui si aggiungono, successivamente, il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore.

Jim è preso dalle opere di William Blake, tra gli altri, e decide di chiamare la band The Doors, come il nome di un componimento del famoso poeta inglese. Sono anni fruttuosi per Jim Morrison, ma anche anni in cui comincia a consumare droghe che alimentano la sua personalità stravagante, ne amplificano la creatività e l’estro artistico.
Così, fra spiriti di indiani morti che si impossessano della sua psiche e cultura hippy contrapposta alle istituzioni borghesi, si costruisce il mito del cantante sciamano.


Nasce un’icona immortale e mondiale, con un timbro di voce unico, e con lei un tipo di musica difficile da incasellare in un solo genere convenzionale: blues, rock, ritmi latini, jazz, poesia tenebrosa, ribellione e soprattutto psichedelia.

Nei testi troviamo tutta l’influenza dei poeti maledetti tanto amati dal magnetico frontman della band, mentre sul versante sonoro, le note creano un flusso onirico e trascendentale in grado di elevarsi a un livello superiore, quasi metafisico.
Serpeggia continuamente un’alienata impotenza dell’essere umano schiacciato dalla realtà e che aspira all’immaginario come via d’uscita. Si sente la necessità di un varco per giungere all’altro lato, dove si scorge la vera essenza della realtà. Chi si approccia ai The Doors sa di intraprendere un viaggio emozionale unico ed esclusivo, dato solo dalla commistione perfetta tra testi e musica.

In pochi anni di attività i The Doors pubblicano ben nove album in studio e svariati album live.

Il primo omonimo, The Doors, contenente le più famose Break on Through (To the Other Side) e la sensuale Light My Fire. La magnifica The End diventa addirittura iconica, grazie anche alla scena iniziale di Apocalypse Now, film di Francis Ford Coppola sulla guerra in Vietnam. Immagini di devastazione vengono sottolineate ed enfatizzate dai versi inziali cantati dolcemente da Jim: «This is the end, beautiful friend. This is the end, my only friend, the end». Un’apertura da brivido.
Il resto è storia.



Tanto si è detto e scritto in questi lunghi cinquant’anni su Jim Morrison per cercare di spiegare in maniera sistematica un fenomeno trascendentale.

Nessuno uscirà vivo di qui. La sconvolgente biografia di Jim Morrison di Jerry Hopkins e Daniel Sugerman, per Kaos editore, racconta un lato inedito del “Re Lucertola”, facendo luce sugli aspetti più umani del personaggio.
Per Sperling & Kupfer segnaliamo The doors by the doors, scritto dal giornalista musicale Ben Fong-Torres insieme alle persone che hanno conosciuto Jim Morrison e ai membri superstiti dei Doors. È un libro ricco di particolari sulla loro vita movimentata, sulle esibizioni al limite dello scandaloso e di particolari e segreti non noti. Con una bellissima prefazione scritta da Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, il quale racconta del forte impatto sulla sua vita e sulla sua carriera.


Per approfondire...

Per chi vuole leggere opere inedite di Jim Morrison, Oscar Mondadori ha pubblicato Tempesta elettrica. Poesie e scritti perduti, perfetto per chi vuole aprire le “porte della percezione”.
La proposta sul mercato è varia e vasta. Segnaliamo anche preziose interviste di chi ha conosciuto di persona il carismatico frontman, raccolte in un volume dal titolo: Jim Morrison. Una conversazione tra amici, di Frank Lisciandro.
Chi vuole, invece, approfondire il lato mistico della musica dei Doors, può leggere Jim Morrison e lo sciamanesimo, di un autore italiano, Mario Ferrentino.

La lista dei libri è lunga e sconfinata, ma anche il cinema si è occupato di lui, cercando di studiarne le peculiarità e cercando anche di restituirne un’immagine fedele ed esaustiva.

A volte è riuscito nell’intento, a volte meno, ma tutta la cultura, dal teatro, alle arti figurative, alla cultura popolare è impregnata dell’influenza di questa band unica al mondo.
Il film più famoso, il più criticato e quello che più di altri ha cercato di ricostruire minuziosamente la vita del cantante-sciamano è The Doors di Oliver Stone uscito nelle sale nel 1991. Il difficile ruolo del protagonista è stato affidato a Val Kilmer, che successivamente confesserà di essere andato in analisi per liberarsi della presenza di Jim Morrison.
When You're Strange: a Film About The Doors, invece, è un film-documentario scritto e diretto da Tom DiCillo, il quale ha visionato oltre dieci ore di pellicola con molte immagini del periodo 1965-1971.



Per chi vuole godere dell’esperienza totalizzante dei live dove Jim Morrison sfoggia tutto il suo magnetismo, trasformandosi in un performer di prim’ordine, eccessivo, catartico, controverso, sopra le righe, può gustare una proposta anche qui molto vasta.

In The Doors of the 21st Century: L.A. Woman Live è possibile vedere un concerto dell’ultimo tour per l’album L.A. Woman, che purtroppo non si è mai svolto perché il cantante muore a Parigi il 3 luglio 1971, a soli 27 anni, in circostanze ancora avvolte nel mistero. Per questo motivo fa parte del famoso Club 27, insieme ad altri artisti scomparsi alla stessa “maledetta” età. Jim si trova in Francia per sfuggire, in qualche modo, al processo a suo carico a seguito dell’accusa di atti osceni in luogo pubblico, durante un concerto del 1969 presso il The Dinner Key Auditorium di Miami, per la quale fu tratto anche in arresto.

In fuga dal perbenismo americano e da un sé stesso sempre più in preda all’alcol e alla droga, o forse alla ricerca delle radici, delle atmosfere e dei luoghi dei suoi amati poeti francesi, si trasferisce con la fidanzata storica, Pamela Courson, in un bell’appartamento di Parigi.

Viene trovato dalla stessa all’alba di quel maledetto 3 luglio immerso in una vasca da bagno. Il medico, accorso per constatarne la morte, parla di cause naturali. Viene seppellito in fretta nel cimitero monumentale di Pere Lachaise, lo stesso dove riposano altri importanti artisti, quali Edith Piaf, Chopin, Oscar Wilde. Da quel giorno la sua tomba è meta di pellegrinaggio di milioni di fan.

Rosanna Costantino

Rosanna Costantino
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