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The week: focus sugli eventi tra il 20 e il 26 giugno

The week: focus sugli eventi tra il 20 e il 26 giugno

The week Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo tra il 20 e il 26 giugno? L’Europa, tra guerra e crisi di governo, aggiornamenti sull'Ucraina, l'incontro tra i BRICS e le decisioni della Corte Suprema americana su aborto e armi.

La settimana scorsa ha avuto un’alta intensità di fatti rilevanti: in Europa, diversi governi stanno attraversando un vento di crisi, mentre la situazione sul campo in Ucraina non migliora per i resistenti. Nelle Americhe, le elezioni colombiane e le proteste ecuadoriane smuovono un continente dal precario stato di salute (ne parleremo nel prossimo incontro); a settentrione, gli Stati Uniti provano a uscire dalla dipendenza dalle armi, ma tornano a negare la libera scelta dell’aborto.


L’Europa tra guerra e crisi di governo

Ci sono tre grandi Stati europei che sono accomunati dalla possibilità di una crisi di governo. Si tratta di Italia, Francia e Regno Unito. Vediamo alcune notizie relative alla loro situazione interna.
  1. In Italia la siccità si è estesa a tutta la Penisola, colpendo soprattutto il Nord, ma anche regioni come il Lazio.

    Il 23 giugno si è svolta al Mipaaf una riunione inerente l’emergenza: Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, ha dichiarato che, sui criteri individuati dalle regioni, sarà predisposto un Dpcm per regolare lo stato di emergenza. Si agirà su tre fronti: lavori strutturali (per esempio la creazione di nuovi invasi); interventi regionali specifici; ristori.
    Il livello idrometrico del fiume Po è di circa 3,3 metri rispetto allo zero idrometrico; il lago Maggiore ha un grado di riempimento del 22,7%. Tra le regioni più colpite, il Piemonte, che stima i danni a più di novecento milioni di euro. Il Lazio ha proclamato lo stato di calamità naturale; la Lombardia lo stato di emergenza. In Sardegna, alla siccità dello scorso inverno è seguita l’invasione delle cavallette, che è ormai una costante degli ultimi anni. Secondo Coldiretti sarebbero a rischio cinquantamila ettari di terreno, con una stima dei danni – secondo il docente Ettore Crobu – di cinquanta milioni di euro. Questi ritiene che la causa dell’emergenza risieda nella scarsa lavorazione dei terreni, che favorisce la riproduzione delle cavallette. Un altro allarme zoologico di queste settimane proviene dalle zecche, favorite dal clima caldo e dallo spostamento degli animali selvatici verso i centri abitati.

    In parallelo, anche a causa della guerra, aumenta il costo della vita e diminuisce il potere d’acquisto degli italiani per l’inflazione.

    Secondo l’ultimo Rapporto Retribuzioni di Odm Consulting, basato su dati del 2021, la categoria più colpita in termini di potere d’acquisto è quella degli operai, che ha visto un decremento della retribuzione, a fronte di un aumento degli stipendi per quadri e dirigenti. Per limitare l’inflazione, il premier Mario Draghi ha partecipato a un consiglio dell’UE il 24 giugno. Nel 2021, il tasso di inflazione è stato del +2,6%; secondo le recenti stime Istat, il 2022 segna un aumento del 5,2% per l’indice generale e del 2,0% per la componente di fondo. L’obiettivo era discutere un tetto al prezzo del gas, ma la sua proposta non è stata accolta, dal momento che Bruxelles attende uno studio solido sull’argomento e teme comunque la risposta russa sui tagli alle forniture. Timore che – ricorda Draghi – si è già realizzato, con i flussi in Germania ridotti del 50%.

    In conferenza stampa, Mario Draghi si è mostrato ottimista.

    Ha parlato di difendere il potere d’acquisto e di garantire ristori; ha fatto notare che la dipendenza dal gas russo si sia già ridotta dal 40% al 25% e che l’Italia si sta mettendo al riparo con gli stoccaggi per l’inverno (e dal prossimo anno è previsto l’afflusso di gas dai nuovi contratti con i Paesi africani).
    Su questo tema, vale la pena far notare un altro fatto parallelo: si è parlato della vendita massiccia di gas e petrolio russi a Cina e India, vendita che avrebbe permesso alla Russia di compensare una parte delle sanzioni occidentali. Il dato però è viziato e chi non lo sottolinea è in malafede: la Russia sta infatti svendendo un’ingente quantità di risorse a prezzi irrisori. Cina e India stanno approfittando di questo per accrescere le loro scorte, senza contare che la virata russa verso questi Paesi ne riduce il potere contrattuale, diminuisce le alternative e rende i russi dipendenti dal buono e dal cattivo tempo del vicino cinese, che è ormai di fatto il socio di maggioranza di un’alleanza di necessità. Sulla siccità italiana – adnkronors.com e ilsole24ore.com | Sull’inflazione italiana e sulla questione energia – tg24.sky.it e ansa.it

  2. In Francia, il secondo turno delle elezioni legislative per la nuova Assemblea nazionale ha portato alla sconfitta del presidente Emmanuel Macron, il cui partito Ensemble! ha ottenuto 245 seggi, sotto la soglia della maggioranza assoluta di 289.

    Jean-Luc Mélenchon, alla guida dell’alleanza della sinistra (Nupes), guadagna 135 seggi; segue Marine Le Pen con Rassemblement National, che raggiunge 89 – storici – seggi. Al ribasso i risultati di altri partiti come Les Républicains. Bassa comunque l’affluenza al voto, attestata al 46,23%.
    Si riduce quindi il potere di Macron e del presidente del Consiglio, Élisabeth Borne, che dovranno mediare tra l’agenda di governo e le pretese del parlamento. L’alleanza tra Macron e Les Républicains potrebbe portare alla maggioranza assoluta, ma il presidente del partito, Christian Jacob, ha affermato di voler rimanere all’opposizione. L’altra strada che potrebbe percorrere Macron prevede un governo di unità nazionale, che includa anche la sinistra. Sulla situazione francese – rainews.it e ansa.it

  3. Nel Regno Unito, i primi di giugno, per pochi numeri, il premier Boris Johnson si era salvato dal voto di sfiducia provocato dal cosiddetto Partygate.

    Johnson aveva fatto appello all’unità del partito tory, ripercorrendone le vicende degli ultimi anni, dalla vittoria storica alle elezioni del 2019 alla lotta alla pandemia e alle conseguenze della Brexit. A meno di un mese dal voto, la sua posizione non è comunque più solida.
    La scorsa settimana, lo sciopero delle ferrovie ha portato a picchi di cancellazioni delle tratte fino all’80% del totale. L’iniziativa ha coinvolto tutto il regno, in quello che è il più grande sciopero del settore negli ultimi trent’anni, motivato dal rifiuto del governo di aumentare i salari (la richiesta era di un +11%) e di non voler mediare sul tema.
    Secondo Bloomberg, potrebbero seguire altri scioperi, con insegnanti, medici e infermieri, avvocati penali sul piede di guerra. A due recenti elezioni suppletive, i conservatori sono stati sconfitti, con percentuali che alle elezioni generali potrebbero portare i laburisti al governo. Sono tutti segnali lanciati al primo ministro, dopo che il mese scorso i prezzi sono aumentati a un tasso annuo del 9,1%; le stime più negative, parlano di un ulteriore aumento in autunno al 14%, che riporterebbe il Regno Unito indietro di cinquant’anni. Martin Ivens di Bloomberg conclude: «C’è voluto un decennio di alta inflazione negli anni Settanta prima che Margaret Thatcher vi ponesse un freno quando divenne primo ministro nel 1979. Boris Johnson ha meno tempo per trovare una via d’uscita. Il primo passo è accettare che la nuova epoca di malcontento è incentrata su di lui.» Sulla situazione britannica – open.online, rainews.it e bloomberg.com


La guerra sul campo e l’incontro dei BRICS.

  1. Ucraina: l’esercito ucraino ha ricevuto l’ordine di abbandonare Sjevjerodonec’k, dopo aver subìto numerose perdite.

    La controffensiva non si è ancora concretizzata, ma Oleksij Reznikov, ministro della Difesa ucraino, ha annunciato l’arrivo dei primi lanciarazzi multipli leggeri M-142 Himars, dalla gittata di 80 chilometri. L’Ucraina vorrebbe fare pressione a ovest di Kherson e allargare l’offensiva il più possibile, in modo da poter negoziare con i russi a fine agosto. Nel frattempo, la nazione invasa ha ottenuto lo status di candidato all’ingresso nell’UE, un passaggio per ora più simbolico, ma che è indice di una netta volontà politica.
    A proposito dell’Unione, vale la pena citare i dati forniti dall’ultimo Eurobarometro, riferito alla primavera di quest’anno. Il 65% degli intervistati considera positiva l’appartenenza all’UE; il 59% mette al primo posto la difesa della libertà e della democrazia anche rispetto al controllo del costo della vita; l’80% sostiene le sanzioni alla Russia. Aumenta la popolarità degli USA, mentre decresce quella di Russia e Cina.
    Come fa notare Niccolò Locatelli sul sito di Limes, il fronte interno per ora sta reggendo, ritenendo più importante l’unità d’intenti tra gli Stati rispetto ai fattori di divisione. In Italia, per quanto il sostegno agli USA sia inferiore di dieci punti percentuali alla media comunitaria, l’opposizione a Russia e Cina si allinea al resto dell’Unione. Sulla situazione ucraina – ilsole24ore.com | Sull’Eurobarometro – europarl.europa.eu

  2. BRICS: l’acronimo sta per Brasile Russia India Cina Sudafrica

    Un tempo erano nazioni considerate emergenti, ma ormai la Cina “emersa” ha potuto esporre la sua linea politica. Alcune fonti di informazione come la CNN hanno parlato di un gran ritorno della Russia sul palcoscenico internazionale, ma è un fuoco fatuo rispetto alla direzione imposta dalla Cina. A uno dei vertici, Xi Jinping ha criticato le sanzioni occidentali, ritenute una militarizzazione dell’economia globale e un danno per i suoi stessi fautori. Egli ha così rilanciato la possibilità di creare un mercato sganciato dal dollaro, con sistemi di pagamento alternativi allo Swift. Sull’incontro dei BRICS – corriere.it e edition.cnn.com


USA: armi e aborto.

Un disegno di legge, passato alla Camere e firmato dal presidente Joe Biden, ha stabilito una stretta sulle armi, anche se in forma contenuta rispetto alle pretese del Potus. La legge bipartisan si concentra su nuove restrizioni alla vendita e su finanziamenti per undici miliardi di dollari nei settori della salute mentale e di due miliardi per la sicurezza nelle scuole. I controlli si concentreranno sui minori di ventuno anni e vengono incentivati con finanziamenti quegli Stati che implementeranno il divieto di accesso alle armi da fuoco per le persone ritenute pericolose.

Un risultato per l’amministrazione che però è stato macchiato da due sentenze della Corte Suprema: la prima ha stabilito il diritto fondamentale per gli americani di portare una pistola in pubblico; la seconda è stata un ribaltamento della sentenza nota come Roe v. Wade, che nel 1973 aveva garantito l’accesso all’aborto a livello federale.

Da questo momento, ogni Stato avrà la possibilità di decidere come regolamentare l’interruzione di gravidanza. Nove Stati vieteranno l’aborto nella maggior parte dei casi già nei prossimi giorni; altri potrebbero seguire nelle settimane a venire.
Secondo il Guttmacher Institute, un’organizzazione che si occupa di salute riproduttiva, citata da Il Post, nel 2020 – anno con i dati più recenti a disposizione – erano stati praticati 930mila aborti. A confronto con l’Italia, nello stesso anno, il tasso di abortività statunitense era di 14,4 ogni 1000 donne rispetto al 5,4 italiano.
Le dichiarazioni della politica europea in merito alla sentenza hanno, in generale, convenuto sul grave passo falso degli Stati Uniti. All’interno della superpotenza, però, ci sono fronti sempre più divisi, con l’ex presidente Donald Trump che ha parlato di una vittoria per la vita e l’ex presidente Barack Obama che ha interpretato la sentenza come un attacco alla libertà.


Al momento, circa la metà degli Stati americani permette l’aborto.

In particolare, alcuni come California e New York hanno annunciato di voler rafforzare tale diritto, offrendo assistenza alle donne provenienti dagli Stati proibizionisti. Anche alcune multinazionali si sono mosse in questa direzione rispetto ai loro lavoratori.
Qual è stata la motivazione che ha portato a questa sentenza? Cinque giudici di orientamento conservatore hanno avuto la meglio sui pareri contrari di tre giudici di orientamento progressista. Uno dei primi, Brett Kavanaugh, nominato a suo tempo da Trump, ha affermato: «La decisione di oggi non rende illegale l’aborto su tutto il territorio nazionale. Al contrario, restituisce alle persone e ai rappresentanti da loro eletti attraverso il processo democratico» il diritto di decidere sulla questione. Gli altri pareri dei giudici favorevoli si attesta su questa linea. Una verità oggettiva risiede nelle ultime parole: i cittadini statunitensi – come ha ricordato Biden – sono i soli a poter determinare la scelta di un governatore abortista o anti-abortista. Spetta a quel famoso potere del popolo, cantato da Patti Smith, dimostrare ora il proprio peso politico. A volte la strada dei diritti, anche quelli consolidati, può ridiventare tortuosa: rimettersi in marcia è sempre l’occasione per un rinnovamento.

Con questa sentenza, molti hanno detto che il sogno americano è definitivamente morto.

Su questo non sono certo, ma la lettura che consiglio questa settimana è particolare, nel senso che pur non condividendone le idee di fondo, ne colgo lo spirito riformatore. Si tratta di Post crescita. La vita oltre il capitalismo (Il Mulino, 2022) di Tim Jackson. La prosa dell’Autore è accattivante: prendendo spunto dalle biografie di celebri personaggi storici riesce a mostrare alcune possibili alternative al capitalismo così come si presenta oggi. In termini generali, la sua critica non ha elementi particolarmente originali: tra questi, il tema già noto degli indici che dovrebbero regolare diversamente il PIL, tenendo conto di fattori di vita più “umani”.
Vista però come una critica costruttiva in seno al capitalismo (cosa che è bene chiarirlo: non è), il testo assume un valore positivo. Le biografie che vengono citate, come quella di Robert F. Kennedy, sono una fonte di ispirazione per i lettori.
L’Occidente sarà in grado di fondare un nuovo mito, che riduca il peso preponderante del progresso materiale e la crisi ambientale e sociale che questo ha generato? Il testo di Jackson non offre molte risposte, anzi forse nessuna, ma è un buon mezzo per riflettere su questi temi. In conclusione, se anche il sogno americano fosse morto, vale la pena ricordare quanto ci ha permesso di compiere come società in settant’anni, incluso il diritto all’aborto. Non è forse che bisognerebbe recuperare quel sogno anziché criticarlo, confondendolo con ciò che non funziona nel presente? O meglio, noi europei non potremmo reinterpretare un nuovo mito per la nostra società, ispirandoci a quella parte di persone che nella storia occidentale hanno reso concreta la visione della libertà? Sulle armi – rainews.it e edition.cnn.com | Sull’aborto – ilpost.it, ilpost.it e abc.net.au


Argyros Singh
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