Gli scrittori della porta accanto
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[Contest] Il giro del mondo in 80 giorni 2.0, di Valentina Gerini

[Contest] Il giro del mondo in 80 giorni 2.0, di Valentina Gerini

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Contest ispirato a Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne: raccontaci il tuo viaggio alla scoperta del mondo, i più votati faranno parte di una guida turistica per viaggiatori indipendenti.

Qualche tempo fa, in un mercatino di libri, mi è capitato tra le mani “Il giro del mondo in 80 giorni”. Questo famosissimo romanzo di Jules Verne mi ha incuriosita. Avevo tanto sentito parlare di questo scrittore ma non avevo mai letto niente. L’ho iniziato la sera stessa e… l’ho divorato! Un capolavoro davvero unico, con un lessico raffinato e ricercato. Preciso, accurato nelle descrizioni, assolutamente originale. Verne è, a mio avviso, il re delle storie d’avventura.
Pensate che il romanzo, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1873 e in Italia nel 1874, ha quasi 150 anni e riesce ad appassionare ancora il lettore come se fosse appena appena scritto. Un’avventura mozzafiato, che fa trepidare d’attesa e fa viaggiare da una parte all’altra del globo.
Un’impresa non facile, quella del benestante londinese Phileas Fogg, uomo affascinante, metodico, serioso. Per una scommessa con gli amici egli intraprende una missione impossibile con il suo maggiordomo francese Passepartout. Il viaggio deve riportarlo a Londra, il punto da cui è partito, dopo aver attraversato tutto il mondo in 80 giorni esatti. Impresa alquanto ardua all’epoca, viste le velocità dei trasporti, che non includevano ovviamente gli aeroplani, e le difficoltà, in alcune zone, di reperire un modo per andare da una parte all’altra del paese.
La scommessa nasce da una notizia che il Sig. Fogg e i suoi amici leggono sul Daily Telegraph: in India è stata ultimata una ferrovia che permetterebbe di poter fare il giro del mondo in 80 giorni. Detto fatto! Il Sig. Fogg, a scommessa appostata, parte il giorno stesso per un viaggio che ha dell’incredibile, pieno di suspense, imprevisti e difficoltà.

Qual è l'itinerario narrato nel libro di Jules Verne?

Con partenza da Londra il 2 ottobre del 1872, il giro che deve riportarlo di nuovo a Londra il 21 dicembre dello stesso anno prevede il seguente itinerario:
  • Da Londra (Regno Unito) a Brindisi (Italia) in treno.
  • Da Brindisi a Bombay (India) con tappa a Suez (Egitto) in nave.
  • Da Bombay a Calcutta (India) in treno sulla ferrovia che, secondo il Daily Telegraph, sarebbe stata già terminata. In realtà non lo era quindi parte del tragitto viene fatto in elefante.
  • Da Calcutta a Victoria City (Hong Kong) in piroscafo.
  • Da Victoria City a Yokohama (Giappone) in goletta (barca a vela).
  • Da Yokohama a San Francisco (Usa) in piroscafo.
  • Da San Francisco a New York (Usa) in treno e in slitta.
  • Da New York a Londra (Regno Unito) con tappa a Dublino (in Irlanda) in nave mercantile e poi treno.
Il finale, probabilmente, lo conoscete tutti e l'impresa memorabile di Phileas Fogg ha ispirato diversi film, cartoni animati, video giochi e grandi avventurieri ed escursionisti che si sono spinti in azioni simili o, addirittura, più difficili di questa. In ogni caso, la lettura di questo libro è consigliatissima, soprattutto per i malati di viaggio come me. Tra le pagine di questo libro si può immaginare il proprio itinerario personale intorno al mondo.
A tal proposito, Gli scrittori della porta accanto, hanno deciso di proporre un interessante contest per viaggiatori: Il giro del mondo in 80 giorni 2.0.

Il giro del mondo in 80 giorni 2.0, il contest: raccontaci il tuo itinerario.

Sei un viaggiatore che ha compiuto il giro del mondo o un lungo viaggio a tappe in una qualsiasi parte del pianeta? Sei un turista curioso che, zaino in spalla, si confonde tra la gente del posto e quando parti non conosci la data di rientro? Sei un avventuriero temerario che per molti mesi ha studiato e stilato un programma preciso, per poi partire per un viaggio intorno al globo o alla scoperta di uno o più continenti in perfetto stile Pechino Express?
Se la risposta è sì ad almeno una di queste domande e desideri raccontare la tua esperienza, allora questo è il contest che fa per te!
Quindi, instancabile viaggiatore amante dell’avventura, è arrivato il momento di raccontare a tutti il tuo viaggio. Quelli più emozionanti saranno aggiunti a "Il giro del mondo in 80 giorni 2.0", una guida turistica per viaggiatori indipendenti, redatta dal nostro sito, che raccoglierà itinerari, suggerimenti per vitto e alloggio e sulle meraviglie del mondo, da visitare e assaggiare, lontane dai soliti circuiti turistici, e sarà pubblicata su StreetLib sia in ebook, sia in formato cartaceo.

Come si partecipa e quali sono le regole di "Il giro del mondo in 80 giorni 2.0"?

Partecipare al contest è molto semplice: basta compilare il seguente form con i dati richiesti, incluso ovviamente il racconto del vostro viaggio.
Non ci sono limiti di battute per il racconto né di durata del viaggio; saranno accettati racconti di viaggiatori solitari o in gruppo (con amici e/o famigliari, compresi minori), indipendentemente dalla motivazione del viaggio stesso (vacanza, lavoro, volontariato), sia in Italia sia all’estero, purché:
  • il viaggio sia realmente accaduto;
  • il percorso sia lontano dai classici circuiti turistici.

Cosa si vince e come verranno selezionati i racconti?

L'intento è di dar vita ad una sorta di Lonely Planet del viaggiatore indipendente: non solo indicazioni utili per seguire lo stesso itinerario ma anche un diario emozionale, per condividere sensazioni, sapori, profumi e immagini degli angoli inconsueti del mondo. La guida, sarà pubblicata su StreetLib sia in ebook, sia in formato cartaceo, e distribuita su tutti gli store online.
Per 8 settimane, infatti, ci sarà la possibilità di votare i racconti pervenuti sulla nostra pagina Facebook. I 5 che riceveranno più like entreranno a far parte della nostra guida emozionale per viaggiatori indipendenti. A questi, possono essere eventualmente aggiunti altri racconti, fino a un massimo di 5, direttamente selezionati, e a loro insindacabile giudizio, dagli amministratori di questo sito.
Oltre alla soddisfazione di inserire il vostro racconto nella guida destinata al pubblico, ai vincitori verrà regalato l'ebook della stessa.
Quindi se, come ogni viaggiatore che si rispetti, sei desideroso di raccontare la tua esperienza e far conoscere, a chi non è stato nei luoghi da te visitati, ciò che tu hai visto, assaggiato e vissuto, non ti resta che partecipare al contest! Buona fortuna… e buon viaggio!


Valentina Gerini

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4 petali rossi: le storie, i contenuti, gli stralci

4 petali rossi: le storie, i contenuti, gli stralci

La scelta delle storie da narrare è stata complessa e articolata. Volevamo affrontare vari tipi di violenza di cui le donne sono purtroppo vittime.
Abbiamo scelto di raccontarne quattro che trattassero di stalking, di manipolazione psicologica, di femminicidio, di uso del corpo femminile, di stupro (in questo caso lo stupro etnico), pur sapendo che è solo una scelta limitativa e non completa.
I racconti, ognuno con uno stile e registro stilistico differente, sono stati volutamente inseriti in questo modo nell'antologia per dare al lettore visioni personali e chiavi di lettura originali, non uniformi.
In tutti i racconti c'è luce, c'è speranza, anche nelle pagine più buie.
Poi ci sono donne che aiutano le altre donne, donne che diventano ancore, appigli di salvezza, che forniscono soluzioni, percorsi per ritrovare luce e speranza. Come la giornalista che si interessa del caso di Gaia, permettendole di riprendere in mano la propria vita. Come Adila, anche lei ferita nel corpo e nell'animo che diventerà per Selina l'appiglio forte e deciso a cui aggrapparsi per non affogare. Come la signora Anna, la titolare della panetteria, che per Alba diventerà la prospettiva di una rinascita. Come Kate e Elena, le due donne legate ad Anne in modo diverso e grazie agli strani incroci del destino, che restituiranno dignità alla sua storia.
Noi 4writers siamo convinte che ognuna di noi possa essere quel faro nella vita dell'altra, capace di infondere forza e coraggio per spingere chi è vittima ad arrivare alla fine di quel tunnel oscuro che è la violenza.
Solidarietà femminile, sensibilizzazione, informazione, supporto concreto: ecco la formula di 4 Petali Rossi. Un'antologia che vuole far vibrare cuori ma anche realizzare qualcosa di reale, di vero oltre alle parole: i proventi delle vendite sono destinati alla casa rifugio nella Marsica del centro antiviolenza BeFree.
Un modo per dire basta, un modo per fare qualcosa di tangibile per tante altre donne, come noi, che vivono la paura, la sofferenza, il terrore della violenza.



BELLA DA RUBARE di Arianna Berna
Bella da rubare: uno scatto fotografico compromettente può costare caro.
Gaia toccherà con mano l’umiliazione di essere esposta al pubblico, perché utilizzata a sua insaputa come testimonial di una campagna pubblicitaria, mettendo in crisi le relazioni affettive e compromettendo la sua immagine.
In questo racconto si affronta lo sfruttamento del corpo e dell'immagine femminile, si analizza il trauma psicologico e le difficoltà nella sfera familiare e nelle relazioni personali in cui sprofonda la ragazza vittima del furto d'immagine, nonché le conseguenze sociali e familiari. Inoltre, si approfondisce il tema dell'uso del corpo femminile in questa società.


Finalmente sono sola e posso riaprire il giornale.
L’immagine è ancora lì ad aspettarmi e mi osservo ritratta in quella fotografia come in trance. Sapermi stampata in migliaia di copie mi provoca la pelle d’oca.
Mi sale un senso di nausea a guardarmi come potrebbero vedermi infiniti occhi: gli occhi di mio padre o peggio ancora di mia madre e non parliamo di Tommaso, il mio fidanzato che andrà su tutte le furie. Già lo immagino mentre urla come un pazzo scriteriato insulti a mezzo mondo. Mi vedo appesa in un’officina, o sfogliata da mani che non conosco. Che schifo.
Corro in bagno e sento la nausea salire, ma per fortuna è solo il riflesso dello stress. Con le mani appoggiate al muro ansimo mentre mi guardo allo specchio. Non sembro la bella ragazza della foto, ho le occhiaie marcate, i capelli sono legati in una coda scomposta, mi sembra di essere invecchiata di dieci anni in un momento.

(…)


“Fermi tutti. Questo tornado di ragazzina mi ha appena buttato in faccia una serie di informazioni allucinanti. Cerco di incasellare tutto quello che mi ha detto in tre secondi di orologio.
Nell’ordine:
Sono diventata un idolo per adolescenti squilibrati.
I maschi guardano solo le tette e le ragazzine mi vogliono imitare, nude sui giornali.
Probabilmente domani troverò fuori dal bar una folla di ragazzini a chiedermi l’autografo o a spiarmi.
Il mio bar, quello per cui andavo tanto fiera, fa schifo!
Ma che è, uno scherzo di cattivo gusto?
«Come ti chiami?»
«Vania.»
«Bene Vania, mi dispiace deluderti, ma non è come pensi. Non sono una modella e non voglio esserlo.»
«Non ci credo, tutte voglio essere una modella!»
«No davvero. Questa storia è nata da un madornale errore e parlando con te mi rendo conto che sto sbagliando ancora. Non posso nascondermi, non risolvo niente a seppellirmi sotto infiniti strati di lana.» Vania mi guarda come se fossi una marziana e intuisco che non ha afferrato il senso delle mie parole.”

L'EQUILIBRIO PERFETTO di Monica Coppola
Il passato che ti segna. Il passato che si dimentica. Il passato che ritorna.
Una bambina che diventa donna mentre ombre indefinite attanagliano la luce del presente proprio nel momento in cui la voglia di vivere rinasce da un amore inaspettato, improvviso. Assolutamente perfetto. Troppo, forse, per essere reale.
Questa è la storia di Anne e dei suoi fantasmi…
In questo racconto si narra una storia di femminicidio e di manipolazione psicologica. Una donna, già segnata nel passato da una situazione di violenza familiare, che faticosamente tenta di ricostruirsi un presente e un futuro, con l'uomo sbagliato. Un uomo abile manipolatore, che riuscirà a ingannarla.


Il gemito ora le sembrava più acuto, come se un gatto randagio si fosse introdotto in casa ed ora pretendesse, prepotente e affamato, una ciotola con un po’ di latte.
Riusciva a scorgere i contorni degli oggetti e la porta socchiusa della camera dei suoi genitori, in fondo al corridoio, da cui fuggivano flebili raggi di luce che scioglievano il buio denso.
Una cascata di tonfi amplificò l’eco di quei lamenti indecifrabili, ed Anne trasalì.
Era ormai accanto alla porta socchiusa, e con il cuore in tumulto accostò l’orecchio.
Colse frammenti di parole, vocaboli lividi impastati di rabbia e troncati a metà dal fragore di altri schianti.
Le dita minuscole si arrampicarono sul bordo della porta per scostarla appena: quella che le apparve, sotto i riflessi fiochi di un abat-jour riversa sul pavimento fu un’immagine distorta che non voleva mettere a fuoco.
Anne ebbe la sensazione che due estranei avessero rubato il posto ai suoi amorevoli genitori. Quella donna terrorizzata, rifugiata in un angolo, sommersa da schegge di oggetti frantumati, non poteva essere sua madre.
Quell’uomo con i tratti del volto deturpati da una collera sconosciuta, i gesti impazziti con cui sventrava ogni cosa, non poteva essere suo padre.
No, non era possibile.
Quella non poteva essere la stessa persona che le allacciava le scarpe, le comprava lo zucchero filato, le dava il bacio della buonanotte sottovoce per non svegliarla, quando rientrava tardi dall’ufficio. Fissò i suoi occhi e le sembrò che una bramosia avesse divorato la sua identità.

UNA GABBIA DI VITA di Silvia Devitofrancesco
Alba è una giovane come tante. Ragazza semplice e sognatrice, lavora in una panetteria. Sarà proprio lì tra panini e dolci che la giovane incontrerà un uomo che le farà perdere la testa. L’uomo perfetto, pronto a regalarle attenzioni fino a quando…
In questa storia si affrontano tutte le connotazioni psicologiche dello stalking: Alba è una giovane forse ingenua e innamorata dell'amore, quell'amore che all'inizio si presenta come protettivo, avvolgente, ma che successivamente si trasforma in una gabbia. La protagonista scivola lentamente, piano piano e quasi senza accorgersene, in un rapporto esclusivo, che le spezzerà tutti i legami precedenti, per trasformarla in una reclusa.


«Sono pronto a darti tutto quello che vorrai, purché tu sia mia. Eternamente mia. Mia col corpo e con l’anima. Devo occupare io il centro del tuo universo.»
Mentre pronuncia queste parole il suo viso assume un’espressione dura, severa, oserei dire autoritaria.
«Certo Luca, stai tranquillo» replico.
«Alba, hai mai desiderato fortemente qualcosa?»
«Certo, ho desiderato te e sono riuscita ad averti» replico con aria sognante.
«Sai, Alba, anche io desidero fortemente una cosa, anzi, qualcuno.»
Si ferma per qualche secondo e mi guarda. Durante questi pochi secondi mi pongo tante domande. Cosa sta cercando di dirmi? Chi è quel “qualcuno” del quale parla?
«Alba, te lo dico senza giri di parole: io voglio un figlio da te. Mi sento pronto e maturo per essere un buon padre.»
Mi sento morire. Questo è davvero matto! Anche se, a dirla tutta, l’idea di avere un piccolo da accudire giorno dopo giorno mi attira parecchio.
«E secondo te io sarei una brava madre?» gli domando, anche se so già la risposta.
«E me lo chiedi pure? Certo che lo saresti!»
«Luca sei fantastico, sei speciale, sei il mio tutto.»
«Questa casa sarà il tuo regno. Qui dentro, protetta da queste solide mura, sarai una regina. Il mondo lì fuori è pieno di pericoli di ogni genere, non voglio che ti succeda qualcosa, perciò è preferibile che tu non esca più da sola e non frequenti più quelle ragazze.»
Mi sento gelare. Luca sembra essersi trasformato in un’altra persona. Sembra dottor Jekyll e Mr. Hide.
«Luca, ma sono le mie amiche. Ci conosciamo da sempre!» obbietto.
«Non ho detto che sono delle criminali» precisa, mentre giocherella con le mie dita e poi riprende il discorso: «Tuttavia ho notato che, ultimamente, invidiano il nostro amore e, se permetti, questa cosa a me non sta per niente bene».
«Luca forse stai esagerando, non trovi?»
«No Alba, io non sto esagerando» replica con tono autoritario.
«Ah, no? E allora spiegami il senso delle tue parole!»
Mi alzo dal divano e mi metto dinanzi a lui, in piedi, a braccia conserte, in ascolto. Luca si passa le mani tra i capelli con aria seducente, ma io, pur essendo attratta da lui, cerco di rimanere ferma nella mia posizione austera.
«Alba, sei una ragazza meravigliosa, sei bellissima, dolcissima e sono davvero fortunato ad averti come mia compagna. Tuttavia il mondo è crudele. Il mio è solo un eccesso di protezione per evitare che ti possa accadere qualcosa di brutto e le tue amiche non mi sembrano ideali per proteggerti. Sono, in primis, gelose del nostro amore e poi non mi piacciono i luoghi che frequentano.»
La mia espressione perde quei tratti di severità e di amarezza che l’hanno contraddistinta fino a qualche secondo prima e si rilassa. Dopotutto nella vita non è più importante l’amore dell’amicizia? L’amicizia finisce, l’amore dura per sempre. L’amicizia non è mai disinteressata e limpida, mentre l’amore, be' l’amore è l’essenza della sincerità e dell’armonia. L’amore è tutto, per cui non mi resta che accettare le sue condizioni. Annuisco.
«Va bene, Luca, domani parlerò con loro.»
«Quanto ti amo!» Mi abbraccia, mi bacia e mi spoglia conducendomi in camera da letto.

IL CORAGGIO DI RACCONTARE di Loriana Lucciarini
Lo stupro etnico nella ex Jugoslavia, durante la guerra dei Balcani, è quello che ha segnato per sempre la vita di molte donne; ma è proprio grazie alla testimonianza di molte di loro che, nel 2001, il Tribunale internazionale dell’Aja ha condannato lo stupro di massa come crimine contro l’umanità. Questa è la storia di Selina, di Hasa, di Adila e di tante altre, vittime della violenza della guerra.
Questa storia è legata a fatti realmente accaduti, la protagonista è frutto di fantasia e le situazioni – tutte riportate da atti processuali – sono state romanzate per contestualizzarle, ma non evitano al lettore tutto l'orrore della violenza della guerra. Una guerra che annulla la coscienza. Una guerra che riduce tutto a brutale abuso. Quello che tante donne, nell'enclave di Srebrenica hanno subito, solo perché di etnia musulmana e utili a dimostrare la superiorità della razza cetnica. Un orrore avvenuto a pochi chilometri da noi e che, purtroppo, ancora oggi si ripropone in altre parti del mondo. Le donne diventano le vittime senza voce dei meccanismi di odio e di guerra. In molte non ce l'hanno fatta, non hanno retto al dolore e alla vergogna, alcune però hanno trovato la forza di reagire e inchiodare i loro aguzzini e grazie al loro coraggio si è tenuto il processo al tribunale internazionale dell'Aja che per la prima volta nella storia mondiale ha condannato lo stupro etnico come crimine contro l'umanità.


Aspetto il mio turno con rassegnazione, perché prima o poi toccherà anche a me. È mattina quando entrano tre militari. Uno lo riconosco: è il comandante che ha violentato Hasa e fatto uccidere i miei fratelli e zio Ivica. L’uomo ha uno sguardo e una voce che non potrei mai dimenticare. Questa volta non c’è l’anziano con lui, ma altri due paramilitari giovani, uno con il volto butterato, l’altro con una cicatrice sulla guancia sinistra. Il comandante Kunarac, questo è il suo nome, si aggira nel dormitorio come un predatore. Scruta lentamente ognuna di noi, poi il suo sguardo si ferma su di me.
“Lei” mi indica con un cenno della mano e i due soldati mi sono già accanto per portarmi fuori.
Nessuna delle donne presenti dice nulla. Zia Hasa continua a guardare il vuoto, assente. Adila mi guarda con un’espressione dolorosa negli occhi. Io già so che mi aspetta l’inferno.

[...]Non sarei sopravvissuta senza la presenza e l’intervento di Adila. È grazie a lei che giungo in America, che imparo la lingua, che mi ambiento in questa grande città, che trovo poi lavoro nella biblioteca. Ma da questo punto in poi la mia esistenza si trasforma in un navigare ovattato e liscio, nel vivere in un limbo rarefatto, dove annullo i ricordi, me stessa e tutto ciò che sono stata.
Ignorando il mio passato, riesco a vivere di una vita a metà, ma pur sempre lontana dal dolore.
Adila non riesce a comprendere questa mia scelta. Lei questa terribile esperienza l’ha attraversata tutta, riuscendo ad uscirne lacerata ma ancora viva e vitale. Frequenta dei gruppi di terapia, racconta la sua storia ad altre persone. Si batte affinché quello che abbiamo subìto venga riconosciuto, raccoglie informazioni e testimonianze. Grazie alle sue ricerche viene a conoscenza che durante la guerra, i nazionalisti serbo-bosniaci sono ritenuti i responsabili del massacro di più di ottomila uomini nell’enclave di Srebrenica. Apprende che quello che abbiamo subìto noi è stata un’operazione sistematica contro la popolazione femminile musulmana, durante il conflitto nei Balcani.
“Più di ventiduemila donne sono state vittime di stupro” mi sta spiegando Adila, persa tra carte, fogli pieni di appunti e articoli di giornale. “Nel 1992 i bosgnacchi erano più del 50% della popolazione di Foča, che contava quarantamila cittadini in tutto, tra serbi e musulmani. Ad oggi invece”, prosegue infervorata con le guance in fiamme “dopo tanti anni dalla fine della guerra, nessun bosgnacco ha fatto rientro nella nostra città, eliminata definitivamente la presenza musulmana a Foča.”
È proprio durante questa ennesima elencazione degli orrori di quella guerra, che io esplodo e le rivolgo contro tutta la rabbia e l’impotenza che covo dentro da tempo. Così l’accuso di essere attaccata al passato, di non voler dimenticare, di essere un pungolo continuo nella mia coscienza e di farmi soffrire, con tutti questi continui richiami al passato. Come si può dimenticare se si continua a guardare costantemente a quell’orrore?
La vita mi ha insegnato che la fuga è l’unica soluzione. Ed è proprio quello che voglio fare.




Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. E' l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. E' fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”

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[Blog tour + Contest] Arianna Berna, Monica Coppola, Loriana Lucciarini e Silvia Devitofrancesco presentano:  4 petali rossi

[Blog tour + Contest] Arianna Berna, Monica Coppola, Loriana Lucciarini e Silvia Devitofrancesco presentano: 4 petali rossi

In questa prima tappa del Blog Tour #questononèamore, vi presentiamo, in tre appuntamenti successivi, l'antologia di quattro racconti che verrà regalata alla fine del tour, nel contest parallelo per cercare lo slogan più efficace per la prossima campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne (#questononèamore Blog Tour e Contest di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne), oltre ad un ebook a scelta tra quelli messi a disposizione dalle nostre autrici, che verranno resi noti nelle prossime tappe. Già è stato detto che parlarne non basta, ma non credo queste siano solo chiacchiere. È il nostro modo, di donne, scrittrici, blogger, di far sentire la nostra voce, di fare qualcosa, perché l'indifferenza proprio non ci piace!
Diventate lettori fissi di questo blog, e lasciate il vostro commento, se vi va di far sentire la vostra voce. Sarà per noi un contributo prezioso e significherà che tutto questo nostro parlare non è vano. Grazie!

4 PETALI ROSSI. Frammenti di storie spezzate.

di Arianna Berna, Monica Coppola, Silvia Devitofrancesco, Loriana Lucciarini
Arpeggio Libero
Narrativa | Racconti
cartaceo 14,00€

Troppe volte ci sono storie che non vengono raccontate.
Parole imbrigliate sotto strati spessi di silenzi che non trovano la forza di trasformarsi in gridi acuti e disperati.
Le labbra restano serrate e ferite, a volte sanguinano come l’anima e il cuore, altre volte si sollevano appena in un impeto coraggioso ma poi tremano forte e si richiudono, senza riuscire ad emettere nessuno dei suoni distorti che mascherano un’angosciante verità.
Sono storie abortite, che non nasceranno mai e che anzi, spesso, portano alla morte: sono le storie delle donne vittime di violenze.
Per provare a dare forza e voce ad alcune di loro abbiamo deciso di realizzare questo progetto per dare voce alle donne, anche quelle che non ce l'hanno più e accendere una piccola luce, in quel buio opprimente che troppe volte, e ormai quasi ogni giorno, colpisce silenziosamente e si porta via una donna come noi.
L'antologia solidale destinerà parte del ricavato delle vendite al centro antiviolenza BeFree per il progetto “Casa delle donne nella Marsica”.
All'interno del volume le storie: “Bella da rubare” di Arianna Berna, “Il coraggio di raccontare” di Loriana Lucciarini, “L'equilibrio perfetto” di Monica Coppola, “Una gabbia di vita” di Silvia Devitofrancesco.
Un progetto importante, per dare voce alle donne, un progetto non fatto solo di parole, ma anche fatti!

L'autore racconta...


Ciao ragazze, benvenute. Vi descrivete brevemente per chi non vi conosce?

Arianna Berna - Sono laureata in giurisprudenza, lavoro come auditor in una multinazionale e vivo a Treviso. Ho un mio blog personale dove racconto momenti di vita e emozioni. Le mie pubblicazioni sono: “La magia di Wit” (favola, Arpeggio Libero), “Imperfetta” (romanzo, Amazon), Una normale strana vita (romanzo, Ilmiolibro) e poi sono tra gli autori del volume “Dai un morso a chi vuoi tu” (antologia, Booksalad)
Monica Coppola – Vivo a Torino, sono laureata in lettere e mi occupo di marketing e comunicazione. Ho un blog violavertiginievaniglia.blogspot.it in cui descrivo le varie avventure di autrice emergente Le mie pubblicazioni sono: “Viola, vertigini e vaniglia” (chick-lit, Booksalad) e sono curatrice nonché autrice del volume “Dai un morso a chi vuoi tu” (antologia, Booksalad) presentato quest'anno al Salone del Libro di Torino (con molta emozione!)
Silvia Devitofrancesco – Sono la più giovane del gruppo, sono laureata in lettere, vivo a Bari e collaboro con blog e testate web. Da sempre sogno di poter scrivere e posso dire che la mia determinazione è stata premiata! Le mie pubblicazioni sono: “Lo specchio del tempo” (romanzo, Amazon), “Ultimo accesso alle...” (humor, Amazon).
Loriana Lucciarini – Romana trapiantata a Viterbo nella splendida Tuscia e lavoro in un sindacato. Sono pendolare esaurita ma piena di energie che rosicchia tempo per la scrittura! Collaboro con blog e testate web, scrivo su mEEtale. Le mie pubblicazioni sono: “Il cielo d'Inghilterra” (romanzo, Arpeggio Libero), “Si può volare senza ali” (favola, Arpeggio Libero), “Una fantastica caccia al tesoro” (narrativa ragazzi, Arpeggio Libero), e poi tre volumi di poesie pubblicati su Ilmiolibro.it (I legami sottili dell'anima; Sotto le nuvole; Little Thoughts)

4 petali rossi frammenti di storie spezzate” un libro scritto a otto mani, le vostre. Com'è sorta la vostra collaborazione

Monica Coppola - Ci siamo incontrate virtualmente partecipando ad un concorso narrativo nel 2013. Abbiamo letto e recensito i rispettivi romanzi e da lì e nata la voglia di collaborare insieme anche per un progetto sociale come “4 Petali Rossi”.

Come vi è venuta l'idea di scrivere questo libro? Quattro storie forti, di donne che hanno subito varie forme di violenza. Perché proprio questo tema?

Loriana Lucciarini – Dopo l'ennesimo episodio di femminicidio, arrabbiata e combattiva, ho proposto alle altre tre di realizzare questo progetto, mettendo a disposizione la nostra capacità narrativa per una causa sociale. Le altre, che comunque in passato avevano già affrontato nei propri scritti questo tema dimostrando sensibilità e attenzione, hanno accettato con entusiasmo e così 4 Petali Rossi ha iniziato a prender vita...
Silvia Devitofrancesco – Infatti, tutte noi avevamo molto a cuore questa tematica, della quale ormai si parla quotidianamente. Abbiamo pensato di dare il nostro concreto contributo alla lotta contro la violenza, mettendo il nostro saper scrivere al servizio di una nobile causa.

Titolo e copertina, sono venuti d'impulso oppure hanno richiesto un’attenta riflessione? Perché la scelta dei petali, cosa vogliono rappresentare?

Monica Coppola - Il titolo è frutto di un brain storming via chat: il 4 ci rappresentava bene sia per il logo 4writers che per i temi differenti come le storie descritte. E siamo subito state d’accordo sull’utilizzo dei petali che simboleggiano la levità della vita e il modo in cui, purtroppo, è estremamente facile spezzarla. I petali sono molto delicati ma, con un soffio di vento possono volare, liberi. Ed è questa la linfa vitale del progetto: la possibilità di cambiare il corso di alcuni eventi. Dando un sostegno economico per la realizzazione di una casa delle donne ma anche stimolando discussioni e riflessioni legate ai racconti. A volte basta una parola detta al momento giusto, una parola al posto del silenzio, un gesto (e il petalo) sono quella vita che non si spezza, ma torna a volare.
Silvia Devitofrancesco – Aggiungo che la copertina è stata realizzata da Maria Teresa di Mise, nostra grafica di fiducia, che ha saputo interpretare al meglio il tema di fondo dell’opera.

Le storie narrate sono frutto di fantasia oppure sono tratte da esperienze vissute? In questo caso, come avete raccolto le testimonianze?

Arianna Berna - La storia di Bella da rubare è frutto della mia fervida fantasia, seppur nasca dalla realtà. L’ispirazione è scaturita da un articolo di cronaca in cui delle fotografie osé scattate fra marito e moglie erano state pubblicare in modo improprio a seguito della rottura del legame, vi ho aggiunto il mio personale disgusto per la mercificazione del corpo femminile ed è uscito il racconto. In una società in cui, se sei bella sei un oggetto, ho voluto portare una voce fuori dal coro: una bellissima ragazza che non vuole sfruttare la sua immagine.
Loriana Lucciarini – Per Il coraggio di raccontare ho fatto ricerche storiche e sociali relative su quanto successo durante la guerra nella ex Jugoslavia. Ho letto gli atti del processo dell'Aja, comprese le testimonianze delle vittime e alcuni articoli correlati, che mi hanno fatto sprofondare in quell'orrore. Poi mi sono immedesimata nella mia protagonista, per immaginare cosa possa aver provato e come descrivere il suo disagio psicologico e fisico. Il racconto narra fatti storici accaduti in quegli anni, alcuni degli episodi menzionati nel racconto sono realmente accaduti; ma la protagonista (Selina) e la sua amica (Adila) sono frutto della mia fantasia.
Monica Coppola - La mia storia L’equilibrio perfetto amalgama finzione narrativa e cronaca. Spesso le tragedie che ci colpiscono durante l’infanzia ce le portiamo appiccicate addosso come una seconda pelle e, condizionano le nostre scelte, a volte in modo inconsapevole.
Silvia Devitofrancesco - Nel mio caso, la violenza psicologica del racconto Una gabbia di vita, mi sono ispirata a fatti di cronaca ma ho scelto di narrare una storia di fantasia.

Parlateci delle 4 protagoniste delle vostre storie. Come le descrivereste?

Arianna Berna - Gaia è una bionda e bella ragazza, che esteticamente rappresenta l’emblema della frivolezza, ma l’apparenza inganna, perché la protagonista è una donna seria, tenace e di sani principi. Un’instancabile lavoratrice, che si scontrerà con una leggerezza commessa nel passato e con l’inarrestabile macchina della comunicazione mediatica. Dopo un primo istante di sconforto, Gaia reagisce, lottando per far valere i suoi diritti.
Loriana Lucciarini – Selina è una tredicenne fragile e impaurita, che si ritrova scaraventata nell'orrore della guerra e subisce quei terribili eventi. Data la sua giovane età non è in grado di affrontare quanto le accade e così, terminata la guerra, rimuove il suo passato per tentare di sopravvivere. Adila, più adulta e consapevole, affronta invece l'orrore nella sua completezza, superandolo e diventando più forte, reagendo e mettendosi a disposizione delle altre donne. Due donne diverse e due modi di reagire alla violenza differenti, pur se è comune il trauma subito.
Monica Coppola - Anna, la mia protagonista ha cercato un rifugio in cui nascondere le sue paure e la sua vitalità. Ma alla fine quella sua ricerca di un amore idilliaco e plateale, quasi come quello raccontato nei romanzi, diventa una trappola in cui anche lei cade. Perché anche se la realtà è lì davanti ai nostri occhi, cruda e nuda, troppo spesso noi chiudiamo gli occhi, facciamo finta di non vederla. Perché distruggere un ideale, un sogno ci fa troppo male. E, negli amori malati, questo si paga anche con la vita.
Silvia Devitofrancesco - Alba, la mia protagonista, è una ragazza normale. Vive sola, è una grande sognatrice, una ragazza tranquilla che preferisce al caos di una discoteca il silenzio delle pagine di un libro. Alba è innamorata dell’amore e sogna di poter vivere un giorno una storia da favola con il lieto fine, come accade nei romanzi che ama leggere. Ecco, forse la sua debolezza è proprio quella: rincorrere il sogno d’amore e confonderlo con la realtà.

Qual è il fine del vostro progetto?

Arianna Berna - Lo scopo di 4 Petali Rossi è di dare voce a chi non ce l’ha e sensibilizzare l’opinione pubblica. Avere il coraggio di raccontare storie che potrebbero accadere o che sono accadute, in cui donne sono state calpestate sia moralmente, che fisicamente, ricordandoci che la violenza ha molti volti, e ciascuno di essi è da aborrire.
E per chiudere il cerchio, abbiamo deciso di devolvere quelli che sarebbero stati i nostri proventi, così come l’editore, a BeFree, un centro antiviolenza, per la costruzione di una casa in cui donne possano sentirsi al sicuro.

Il centro antiviolenza BeFree si occupa, come avete detto, del progetto Casa delle Donne della Marsica, situato in Abruzzo. Come lo avete conosciuto e per quale motivo lo avete scelto?

Silvia Devitofrancesco - Abbiamo svolto un lavoro certosino riguardo la scelta dell’ente da sostenere. Il progetto di BeFree ci è sembrato il più importante e tramite Loriana siamo riuscite a metterci in contatto con loro.
Loriana Lucciarini – Dopo varie ricerche abbiamo individuato il centro antiviolenza che più era in “sintonia” con il nostro progetto. BeFree ha vari servizi per le donne: nel pronto soccorso del San Camillo Forlanini di Roma offre aiuto e sostegno immediato alle vittime di violenza, gestisce un numero Sos h24 e altri servizi assieme al comune di Roma. E' al Cie di Ponte Galeria a supporto le donne migranti, con il proprio centro antiviolenza Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, a Roma, aiuta chi si rivolge a loro a ricostruirsi e poi, con la Casa delle donne nella Marsica offre un luogo sicuro dove le donne possono ritrovare serenità e la possibilità di raccogliere i pezzi per riprendere in mano la propria vita. Quando ho contattato Oria Gargano, presidente BeFree, è stata lieta di accogliere la nostra iniziativa e l'ha immediatamente veicolata su quest'ultimo progetto, offrendoci la possibilità non solo di sostenere il loro lavoro ma anche di realizzare qualcosa di concreto: la casa rifugio è quella infatti che il volume 4 Petali Rossi sostiene e finanzia.

La casa antiviolenza cui devolverete i proventi ha anche una sezione per "supporto a uomini violenti" per una sorta di rieducazione? Se si potreste spiegare se lo ritenete un intervento valido, efficace? Cosa pensate degli uomini maltrattanti, violenti?

Loriana Lucciarini – Il centro antiviolenza sta lavorando anche su questo. La casa rifugio nella Marsica però ospiterà solo donne in difficoltà. Rispondendo alla vostra seconda domanda: gli atti di violenza sono da condannare e punire con forza, cosa che purtroppo la nostra giurisdizione italiana non fa davvero del tutto. Però c'è anche da comprendere perché questo fenomeno sia in costante crescita. Ritengo che gli uomini maltrattanti siano il frutto di una società che spinge alla competizione e all'aggressività; sono uomini incapaci di gestire le proprie emozioni perché nessuno ha insegnato loro a farlo e che, anzi troppo spesso, hanno il mito dell'uomo forte da dover ostentare, pertanto ricacciano ogni forma di debolezza. Questo provoca rabbia e frustrazione che genera, in situazioni di tensione emotiva forte, la violenza. Se fornissimo nelle scuole e nei percorsi formativi un'educazione all'emotività, ai rapporti personali, al riconoscimento delle proprie emozioni, forse renderemmo tutti – anche questi uomini e, soprattutto alle nuove generazioni sempre più “virtuali” – più capaci di gestire la rabbia e accettare, con rispetto, l'individualità dell'altra persona, in questo caso della propria compagna o ex compagna.
Silvia Devitofrancesco – A tal proposito, segnalo che nel mio racconto inserisco il punto di vista maschile per spiegare proprio questa condizione di disagio. Personalmente credo che un uomo violento è da condannare ma anche da aiutare. È inconcepibile e ingiustificabile che un uomo usi la violenza sulla sua compagna.
Oria Gargano (BeFree) - Nella casa delle donne nella Marsica no. Il prossimo anno, se vinciamo il bando del D.P.O. implementeremo questo servizio. Noi di BeFree siamo favorevoli a un'idea di incontri di tipo psicosociale con gli uomini maltrattanti, ma con molti distinguo. E, assolutamente mai con gli uomini delle donne che seguiamo.

Pensate che questo libro possa essere d’aiuto alle Donne? Quali sono le vostre aspettative?

Silvia Devitofrancesco - Spero che le donne possano non sentirsi sole. Spesso la paura le blocca e non le permette di esternare ciò che provano. Io mi auguro che possano trovare coraggio per dare una svolta alla propria vita.

Sembra ovvio che il pubblico a cui il vostro libro tende a rivolgersi sia quello femminile, ma ritenete possa essere utile anche agli uomini? Secondo voi, potrebbe servire a qualcuno di loro a prendere coscienza di come certe situazioni possano degenerare? Gli attribuite un qualche fine “educativo”?

Silvia Devitofrancesco - Certo, deve essere letto da tutti! Quando si legge qualcosa, le parole tendono a penetrare nella mente e, chissà, magari questi racconti riescono a suscitare riflessioni anche negli uomini, aiutandoli a sensibilizzarsi sul tema.

Se vi trovaste nella condizione di dare un consiglio a una donna vittima di violenza, cosa le direste?

Arianna Berna - Le direi che c’è sempre una via d’uscita e che la vita merita di essere vissuta al meglio, in un ambiente sereno e pacifico, senza abusi e senza botte. Le direi di essere forte e vincere le paure e i legami che la imbrigliano e di uscire dal tunnel, consigliando di rivolgersi a centri specializzati, come BeFree, per ottenere un supporto competente.

E se invece dovreste dire qualcosa a un uomo violento, quali sarebbero le vostre parole?

Arianna Berna - Dipende dai casi ovviamente, ma in linea di massima gli direi di farsi curare. Lo so che detta così può sembrare un insulto, ma non lo è. Spesso la violenza è generata da violenza pregressa o da abusi, anche psicologici, subiti. Nei casi in cui un uomo non riesca a controllare il suo istinto animale di prevaricatore, a volte, l’unico vero aiuto può essere dato da persone specializzate, che possono aiutarlo a superare i conflitti interiori che lo hanno portato a diventare violento.

Avete progetti futuri che prevedano una vostra ulteriore collaborazione? In caso affermativo, il tema è il medesimo?

Loriana Lucciarini – Certo che ci sono! Legati a 4 Petali rossi c'è un concorso per scrittori su questo tema aperto a tutti e che si sta svolgendo su mEEtale: i migliori racconti selezionati diventeranno un ebook che, con le vendite, creerà una campagna di sensibilizzazione sui social network; in palio anche una copia del nostro libro. Altre iniziative stanno nascendo, anche grazie al sostegno di tante associazioni culturali a cui questo tema è caro, e prevedono delle giornate informative con l'ausilio di psicologi e operatori sociali e anche uno spettacolo teatrale.
In questi mesi abbiamo visto che la nostra iniziativa ha innescato tanto interesse e una serie di collaborazioni che via via vengono definite. Speriamo di poter avere la possibilità di fare molte altre cose su questo tema!
E, ovviamente, se qualcuna di voi vuole proporre eventi per sostenerci vi invito a contattarci a questa email: quattropetalirossi@gmail.com per organizzare insieme!




Tamara Marcelli



Ornella Nalon

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[Blog Crossing] #questononèamore Blog Tour e Contest di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne

[Blog Crossing] #questononèamore Blog Tour e Contest di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne


Lividi da nascondere, labbra spaccate, occhi gonfi e palpebre che non si schiudono, segni inequivocabili di sentimenti che, troppo spesso, vengono erroneamente definiti “Amore”. Quanto può essere realmente distruttivo l’amore? Quanto può ferire? E quante giustificazioni si possono dare a chi lo usa come alibi per annientare un altro essere umano?
L’amore è vita, è gioia e felicità di poter aprire gli occhi ogni giorno e cogliere i colori, i suoni, i sentori che il quotidiano può offrire. L’amore è complicità, sostegno, altruismo, sacrificio.
Quando i fatti, che leggiamo ogni giorno nella pagina dedicata alla cronaca nera, riportano commenti che lasciano sottintendere che alla base di un omicidio vi sia stato l’amore, significa che è arrivato il momento di rimettere tutto in discussione, perché colui, uomo o donna che sia, che non rispetta la dignità e la vita di un altro non può parlare di amore, non può nascondere, dietro a un sentimento così nobile, la propria vigliaccheria e incapacità di affrontare, da essere umano, i problemi che la vita c’impone di risolvere.
È troppo facile alzare una mano per dare uno schiaffo, diventa molto più difficile alzarla per una carezza, anche quando la rabbia e il risentimento ci divorano.
Per questo motivo abbiamo voluto, noi di Blog Crossing, iniziare un Blog Tour in cui porteremo con noi alcune testimonianze scritte nei libri di autrici che hanno saputo raccontare la tragedia umana.
Sono molte le voci che si levano e quelle da noi proposte sono solo una piccola parte rispetto alle orride statistiche mondiali. Vorremmo che il messaggio si diffondesse attraverso alcuni semplici gesti che vi chiederemo di fare, e non tanto per promuovere i libri che abbiamo scelto, quanto per contribuire a quanto vorremmo passasse anche attraverso i social: #questononèamore.



BLOG TOUR
5 blog, 5 tappe, 5 libri per parlare di violenza ma anche di chi cerca di vincerla, di aiutare le donne ad uscirne, di non farle sentire sole.
A partire da domani, 16 giugno, ogni giovedì i blog del Tour vi presenteranno un libro, gli autori che l'hanno scritto, i progetti che sostengono, i tipi di violenza di cui parlano.
Un Blog Tour che mira a sensibilizzare coinvolgendo i lettori, dando loro la possibilità di partecipare, di alzare la voce in un NO! collettivo. Una forma positiva di comunicazione sociale via web e collaborazione.
16 -20-22/6  Gli scrittori della porta accanto
23/6  Il mondo dello scrittore
30/6  Sognando tra le righe
7/7  Books Hunters Blog
14/7  Parliamo di libri

CONTEST
Per ogni tappa del Blog Tour sarà possibile lasciare un commento con uno slogan che diventerà la nostra campagna di sensibilizzazione da luglio in poi, aperta a tutti quelli che vorranno sostenerla, semplicemente condividendo il banner identificativo. E ci auguriamo che la protesta diventi virale!
Tra tutti i suggerimenti, sceglieremo quello più efficace, impattante, che verrà trascritto nel banner identificativo della campagna stessa, in modo che chiunque voglia aderire, blogger e non, possa condividerlo. Avrà, inoltre, la possibilità di scegliere 1 ebook tra quelli gentilmente messi a disposizione dagli autori, che verranno resi noti nel corso del Blog Toru, e 1 copia cartacea di "4 petali rossi. Frammenti di storie spezzate." di Arianna Berna, Monica Coppola, Silvia Devitofrancesco, Loriana Lucciarini, ed. Arpeggio Libero, l'antologia solidale contro la violenza sulle donne per il progetto della “Casa delle donne nella Marsica” di BeFree.

Regole del contest

  1. diventate lettori fissi dei blog del tour (gadget "unisciti a questo sito" nei blog Gli scrittori della porta accantoSognando tra le righe e Books Hunters Blog; "mi piace" alla pagina FB di Il mondo dello scrittore e di Parliamo di libri);
  2. lasciate un commento per ogni tappa con la vostra proposta di slogan per la campagna di sensibilizzazione, avrete, così, la possibilità di proporre 5 diversi slogan.
E, indipendentemente dal contest, se vorrete, condividete sia il banner, sia il video. Un modo apparentemente insignificante per far sentire la nostra voce. Forse parlarne non basta, ma l'indifferenza è un'offesa per le vittime. Un modo, quello che conosciamo, da scrittori e blogger, per far sentire meno sole le donne, un abbraccio collettivo come in un'accogliente casa comune.
Uno spiraglio di speranza. Perchè uscire dalla violenza, si può.

I TAPPA Gli scrittori della porta accanto
>>  Anteprima: Arianna Berna, Monica Coppola, Loriana Lucciarini e Silvia Devitofrancesco raccontano "4 petali rossi", nell'intervista di Tamara Marcelli e Ornella Nalon
approfondimenti
>> "4 petali rossi", le storie, i contenuti, gli stralci
>> Nella mente della violenza di genere, lo psicologo Stefano Eleuteri delinea i tratti dell'aggressione
>> Dalla parte delle donne: Oria Gargano, presidente del centro antiviolenza BeFree



II TAPPA Il mondo dello scrittore

>>  Questo non è amore



collettivo Blog Crossing
Blog Crossing è una nuova iniziativa fortemente voluta dai blog Il Mondo dello ScrittoreParliamo di LibriBooks Hunters Blog, Sognando tra le righe e Gli scrittori della porta accanto. L’idea nasce dalla filosofia di B.L.U. (Blog Letterari Uniti) alla quale abbiamo aderito, trasformando la teoria in pratica, ovvero portando all’azione quella che era all’inizio solo una deontologia etica

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