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In primo piano

[People] Dalla parte delle donne: Oria Gargano, presidente del centro antiviolenza BeFree, nell'intervista di Loriana Lucciarini


Prima di passare il testimone a Il mondo dello scrittore, per la prossima tappa del nostro Blog Tour di sensibilizzazione #questononèamore, vorrei parlarvi più dettagliatamente del Centro antiviolenza BeFree, che l'antologia “4 Petali Rossi” (Arpeggio Libero editore) sostiene e contribuisce a finanziare, oltre al supporto della chiesa Valdese. Lo farò lasciano parlare Oria Gargano, giornalista e presidente della cooperativa BeFree.

Benvenuta sul nostro blog, Oria. Quali sono le attività di BeFree?
BeFree cooperativa sociale contro” (sito web) tratta violenze e discriminazioni. Svolge da molti anni lavoro frontale a sostegno delle donne, e sta “sul campo” nei luoghi in cui più forti e drammatici appaiono gli esiti di vicende fortemente segnate da abusi, maltrattamenti, violazioni dei diritti umani.
BeFree è al centro antiviolenza del Comune di Roma “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez”, dove le donne e gli eventuali figli minori sono ospitate, sostenute, aiutate a ri-progettarsi. Questo centro è un punto di riferimento storico nella Capitale, per tutte le donne che nel corso di questi lunghi anni (20 per la precisione) hanno avuto il supporto della struttura; ma anche per le istituzioni (Forze dell'Ordine, Procure, Ospedali, servizi sociali, associazioni del privato sociale, ecc) che vi hanno trovato uno strumento fondamentale sia per l'emersione che per la presa in carico del grave e diffuso fenomeno della violenza di genere. Dal 1997 il Centro Antiviolenza ha aiutato e seguito quasi 10.000 donne provenienti da tutta Italia, non solo quindi circoscritte al territorio regionale. Ha inoltre ospitato più di 300 donne, con figli minori, che hanno avuto una reale opportunità di ricostruire la propria esistenza, fortemente messa a repentaglio dalle violenze subite, nonché la possibilità di progettare un futuro libero, indipendente e sereno.
Ma le attività di BeFree non si limitano solo a questo: gestisce lo SportelloDonnaH24, presso il Pronto soccorso del San Camillo Forlanini e oper con gli uffici di Polizia, nei servizi socio territoriali con le operatrici di SosDonnaH24, che possono intervenire immediatamente su chiamata, per offrire ad una donna che è vittima di violenza l’aiuto necessario a progettare la fuoriuscita dalla situazione che sta vivendo. BeFree è anche al Drop-In Center, presso il C.i.e. di Ponte Galeria (Roma), operando con le donne migranti e clandestine, quelle più soggette alla tratta di sfruttamento. Da ultimo, BeFree è anche alla Casa delle Donne nella Marsica, un progetto importante appena varato, che ha visto l’apertura di un centro antiviolenza nel cuore roccioso e antico dell’aquilano, insieme alla creazione di network che abbisogna di protocolli, procedure e risorse. 

In che modo possiamo scoprire se una donna a noi vicina è a rischio di abuso nella relazione con il partner?
Se avete il sospetto che qualcosa del genere stia capitando ad una vicina, un’amica, una familiare, una collega... Datele una mano, ma prima è necessario aver sviluppato alcune riflessioni.
Dovete capire che per una donna autodefinirsi “vittima di violenza dal partner” è un percorso doloroso, che ha bisogno di tantissimo coraggio. Per lei, infatti, ciò significa auto-applicarsi una sorta di “etichetta” che è una specie di pietra tombale sui propri sogni, progetti, autostima, una sorta di deformazione dell’immagine di sé che si è costruita e che si è presentata al mondo. L’autore delle violenze è in generale un individuo del tutto “normale”: non un tossicodipendente, non un alcolista, non uno psicopatico. Solitamente è perfettamente inserito nella società e non di rado è conosciuto per avere atteggiamenti cordiali e distesi con le persone che frequenta fuori casa. La violenza che esercita all’interno della sfera domestica è la sua faccia nascosta, è un mistero che si incancrenisce fino a diventare un segreto. Perché la stessa donna e gli eventuali figli per molto tempo collaborano a mantenere il segreto sui fatti che avvengono in famiglia, affinché questi non siano noti.
Questo fa sì che il contesto sociale a lei più vicino recalcitri moltissimo a credere alla donna che racconta le violenze da lui subite; come può essere un mostro un uomo che appare così “normale”, o addirittura per bene e simpatico? Forse questa donna esagera, forse è lei ad avere problemi, forse “se la sarà voluta”. Un retropensiero invadente e costante attribuisce alle donne responsabilità e colpe, sempre.
Quindi quando vi approcciate con la vostra amica, familiare, parente, collega, dovete essere consapevoli della complessità del suo problema, e anche dell’importanza enorme che hanno un vostro atteggiamento. Dovete essere facilitanti della relazione, non giudicante della donna, non direttivo, non volto a dirle cosa lei può o non può fare. Ricordatevi che questo è quello che fa costantemente, ogni giorno, il suo partner: non potete quindi agire nel suo stesso modo! Se si apre con voi e vi racconta episodi di maltrattamento, violenza fisica, psicologica, sessuale, economica, non dovete chiederle mai: “Ma tu cosa avevi fatto?” Questa domanda presuppone che ci siano degli atteggiamenti o delle azioni che giustificano le violenze. Le violenze non si giustificano mai!
Le storie di violenza nella coppia possono evolversi in modo drammatico o in modo positivo a seconda delle circostanze che si sviluppano intorno alla donna che le subisce e voi potreste essere preoccupate di intervenire a sproposito, di peggiorare la situazione, di aver avuto una percezione sbagliata… ecco quindi alcuni segnali che vanno colti, per confermare o meno le supposizioni:
Lui la maltratta e lei lo scusa o chiede scusa per lui, anche con veemenza.
Lui parla sempre e domina la conversazione e lei è nervosa e parla con difficoltà quando è in sua presenza.
Lui cerca di presentarsi come una vittima, come un depresso e lei sembra non stare bene, spesso si assenta dal lavoro.
Lui cerca di tenerla lontana da voi e lei nasconde lividi, ecchimosi.
Lui si comporta come se lei fosse cosa sua e lei annulla gli appuntamenti presi, spesso arrivando a evitarvi se vi incontra per caso.
Lui si proclama “buon marito” ed esalta le sue qualità, lei sembra triste, impaurita o comunque non autentica.

Numero d’emergenza
Antiviolenza e Stalking
1522

Quindi, se dopo questa prima analisi, abbiamo la certezza che la nostra amica è vittima di situazioni violente, come possiamo aiutarla?
Parlatele di quello che vi sembra di aver capito. Assicuratele che le siete vicina. Ditele che le credete, che pensate che lei non abbia colpe. Parlatele dei servizi antiviolenza sul territorio, spiegatele che sono gestiti da personale femminile specializzato e non giudicante, invitatela a cercarne uno, anche attraverso il numero verde nazionale (1522).
Offritevi di fare cose per lei, come tenerle i bambini mentre lei cerca i modi per uscire dalla situazione. Offritele la vostra casa come porto sicuro per lei e per i suoi figli. Incoraggiatela a preparare una borsa con le sue cose più importanti, per lasciarla a casa vostra per qualsiasi evenienza.
Se invece lei nega l’abuso, lasciatele aperta la porta, ditele che può parlare con voi quando ne ha voglia. Non dovete sentirvi arrabbiate o frustrate per questa sua reticenza, siate comprensive: lei ha paura, che si sente esposta, sente di aver fallito il suo progetto di vita, si vergogna a definirsi “vittima di violenza”, non è ancora pronta ad intraprendere i passi necessari.
Se ha figli, ditele che non ha senso rimanere con un partner violento per il loro bene, ma che, al contrario, loro avranno molti problemi crescendo con un padre abusante. Considerate che con molta probabilità lui avrà fatto leva proprio sui bambini, dicendole che lei non sarà in grado di crescerli da sola e che i servizi sociali glieli leverann, voi spiegatele che questo non è vero, che la madre è normalmente affidataria dei figli minorenni e che esistono servizi antiviolenza che le forniranno adeguata consulenza e assistenza legale.

Centri antiviolenza e politica: ventilata la chiusura del centro di Roma gestito da BeFree assieme a tanti altri nella Capitale.
Un atto grave, una scelta politica incomprensibile. Cosa puoi dirci a proposito?
Il 31 maggio 2016 il Comune di Roma ha convocato tre organizzazioni del privato sociale (BeFree per il Centro Antiviolenza “Donatella Colasanti e Maria Rosaria Lopez” e “Sosdonnah24”, il Telefono Rosa per la “Casa internazionale dei diritti umani delle donne” e il Ceis-Don Picchi per la Casa di Semiautonomia “Il Giardino dei Ciliegi”) che gestiscono servizi per le donne vittime di violenza per comunicare, solo verbalmente, che non sarebbero stati prorogati i servizi in scadenza di progetto. Questa la sconcertante motivazione fornita: poiché il 20 aprile 2016 è stato varato il Decreto legislativo n. 50 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione e sugli appalti pubblici il Comune “ha determinato” di non emanare nuovi bandi né concedere proroghe in mancanza di direttive attuative del decreto stesso. Tutto questo nonostante i fondi economici per i suddetti servizi siano disponibili e già messi a bilancio.

Quali iniziative intraprenderete a tal fine? In che modo possiamo aiutarvi?
Abbiamo organizzato un Presidio, a Roma, davanti al Campidoglio per il giorno 24 giugno, alle ore 16.30 Roma. Se volete sostenerci potete partecipare in tante e tanti, avremo più voce!

Grazie Oria, per quello che fte e per la tua disponibilità per questa intervista.
Ricordo ai nostri amici lettori, che c'è anche la possibilità di firmare la petizione online aperta su change.org affinché non chiudano i centri antiviolenza del Comune di Roma. 
Inoltre vi invito ad acquistare il libro “4 Petali Rossi” per supportare concretamente la casa rifugio nella Marsica. Grazie, a nome di tutte le donne che lì si rifugiano.

>> Anteprima: Arianna Berna, Monica Coppola, Loriana Lucciarini e Silvia Devitofrancesco raccontano "4 petali rossi"
>> "4 petali rossi", le storie, i contenuti, gli stralci
>> Nella mente della violenza di genere, lo psicologo Stefano Eleuteri delinea i tratti dell'aggressione



Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. E' l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. E' fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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1 commenti:

  1. Grazie per la diffusione e l'informazione. Partecipiamo in tante e in tanti alle azioni di solidarietà per BeFree!

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