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Le recensioni di Emma Fenu
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Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Emma Fenu. Le tre vite del mio cuore: il mio battito a corrente alternata di Elena Genero Santoro (Collana Gli scrittori della porta accanto - PubMe). Un libro di grande spessore umano narrato con abilità, un bell'esempio di medicina narrativa che racconta la patologia cardiaca.

Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro, edito da Gli scrittori della porta accanto, non è una storia d’amore, ma in un certo senso, a sorpresa, lo è.
Non si raccontano tre relazioni, ma è una narrazione autobiografica concentrata su quanto una patologia, nello specifico cardiaca, possa non solo influire sull’esistenza del paziente ma determinarne traumi, scelte, riflessioni, rinascite e considerazioni sul senso della vita.

Elena era una bambina vivace e di spiccata intelligenza che è diventata una studentessa di ingegneria determinata, capace, bella e piena di amici e di attività che rendevano la sua vita intensa e, al contempo, attraversata dai sogni, anche amorosi, di ogni ragazza.

E come in tutte le belle storie, Elena, la donna "perfetta", si è affermata nel lavoro, è convolata a felici nozze e ha concepito una bambina. Eppure, in tutti questi anni, ha manifestato frequenti episodi di tachicardia, ansia e insonnia, sintomi che non hanno trovato una spiegazione fino al periodo finale della prima gravidanza.
Elena, la ragazza con il pancione e le trecce rosse, ha bisogno di un pacemaker e viene operata d'urgenza, soprattutto per salvaguardare la salute del feto.

Una cicatrice le ricorderà ogni giorno la patologia, l’ingiustizia del trattamento a cui sono sottoposti i cardiopatici, la diagnosi arrivata dopo anni di sofferenze.

È finita qui? Non direi, perché i pacemaker richiedono sostituzione e l’evoluzione tecnologica non è sempre garanzia di successo.
Ma io non vi dirò nulla della terza vita di questo cuore e di questa donna straordinaria: lo leggerete e, insieme al colpo di scena, godrete di un libro di grande spessore umano, narrato con abilità e non rivolto solo a chi ha il pacemaker.

Ho letto con emozione, rabbia, gioia, commozione e identificazione Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro, un esempio di medicina narrativa, che all’estero è una branca di studio più avanzata rispetto all’Italia.

La storia di una donna, una professionista, una madre materna non solo con i propri figli biologici, capace di coraggio, di consapevolezza e di autoanalisi nel coniugare la formazione scientifica con il mistero dell’amore.
Un libro coinvolgente, da leggere senza riuscire a smettere per poi domandarsi se tutti noi non abbiamo più vite in un solo cuore, in ambito metaforico.
Io forse ne ho ancora di più e le ho intrecciate con quelle di Elena.






Le tre vite del mio cuore
Il mio battito a corrente alternata

di Elena Genero Santoro
Collana Gli scrittori della porta accanto - PubMe
Memoir
ISBN: 979-1254587126
cartaceo 13,00€
ebook 2,99€

Quarta

Un battito cardiaco irregolare, una cicatrice che brucia sulla pelle e nell’anima.

«La prima volta che feci un bagno dopo l’intervento, non riuscivo a guardare la ferita. Era brutta, imbastita di punti neri: mi deturpava. Il mio sguardo sopra di essa scivolava via in fretta, come l’acqua strizzata dalla spugna.»

Questa è la storia di una donna che ha dovuto imparare a convivere con un pacemaker che le ha ridato la vita, ma che, in qualche modo, le ha anche tolto qualcosa. Un memoir potente, ironico e disarmante. Attraverso una narrazione che mescola le reminiscenze dell’infanzia con le sfide della malattia e le riflessioni dell’età adulta, l’autrice intreccia determinazione e forza di volontà con la delicatezza delle emozioni umane più profonde. Ne emerge l’intima relazione tra mente, corpo, emozioni e spiritualità, ma anche tra fragilità e resilienza dell’animo umano.
Un’infanzia piena di energia, sempre in movimento tra danza, ginnastica, nuoto, escursioni in montagna, una vitalità che spinge a non fermarsi mai, un rifugio dal caos interiore, un modo per spingere sé stessa oltre i limiti, per dimostrare che niente può fermarla, nemmeno quando è costretta cambiare direzione. Poi gli studi universitari, le notti insonni, lo stress, l’ansia che si accumula, le stanze di ospedale, le visite, la diagnosi, l’intervento, le battaglie vinte.
Prospettiva autentica sul tema della salute fisica e mentale, sono pagine che si fanno invito a trovare la bellezza persino nella propria fragilità, un tributo alla perseveranza, un incoraggiamento a non mollare, un inno alla vita in tutte le sue sfumature.



Emma Fenu

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La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

Il salotto di Emma Recensione di Emma Fenu. La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli: indizi funesti, passioni brucianti e riflessioni etiche implicite nella reinterpretazione di un'antica leggenda, un percorso interiore da fare a ritmo incalzato.

Una Dama vestita di verde si aggira per il piccolo cimitero adiacente ad un maniero, fondendo nella brina la stoffa leggera della gonna. Ha lunghi capelli corvini, sguardo di fuoco e mani sporche di fango, con unghie orrendamente spezzate.
È uno spettro assetato di vendetta?
È l’incubo di chi non merita notti serene?
È la proiezione di timori e desideri inconsci?
È presagio di morte e tragedie?
Chi è? Cosa cerca? Cosa pretende?
Se lo domandano, a volte increduli, in una Londra fredda e lontana, nel 1816, i protagonisti del terzo libro della trilogia di Antonia Romagnoli.
Il romanzo, curato nei dettagli storici e ricco di suspense, è ambientato in epoca Regency, quando lo spiritismo non era ancora stato decodificato ma cominciava a suscitare interesse e curiosità, perché il lato oscuro dell’umanità, si sa e si sapeva, non ha confini certi.
Il male, e la conseguente paura di esso, si sfuma nella nebbia della coscienza, imbratta di sangue neve che non si scioglie, strangola con dita gelate e non si palesa con il vero nome e a volto scoperto.


La storia di Elspeth, fanciulla orfana cresciuta con odio dalla zia e divenuta indipendente, volitiva e ribelle ad ogni convenzione, simboleggia l’iter iniziatico che dall’immaginifico della fantasia infantile porta all’illuminato raziocinio pervaso di dubbio dell’età adulta.

La Dama in Verde richiama a sé, come una calamita, non solo la giovane Elspeth, per metà di sangue scozzese, un sangue denso e vermiglio come il colore sul pennello di un pittore.
Ci sono altri individui, tutti in tormentato cammino verso sogni ritenuti propri sogni.
C’è Honoria, bionda, bella e algida come una bambola, che accetta un matrimonio d’interesse con uno sconosciuto, mostrando apparentemente pragmatismo.
C’è Lord Hemsworth, soprannominato il Barone Nero per via del carattere a tratti ombroso, per l’aspetto fuori moda e, soprattutto, per le dicerie che lo vogliono coinvolto in storiacce di cui sussurrare a mezza voce.
Storiacce in cui le colpe dei padri ricadono sui figli, condannati a strapparsi gli occhi, metaforicamente, per non vedere o a morire, realmente, sulla pira del rimpianto e della vendetta, per non trovare mai pace, neppure nel regno delle ombre, dove tutto dovrebbe avere un senso e un ordine.
Dovrebbe…
Ma che fare se perfino da sotto le zolle benedette si sente il grido del dolore?
Che fare se a minacciare di morte è chi la morte la conosce fin troppo bene?
Che fare se non si distingue chi ci vuole abbracciare e proteggere da chi ci vuole, invece, ghermire e condannare all’espiazione?

La Dama in Verde di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde

di Antonia Romagnoli
Independently published
ISBN 978-1097445806
Romanzo storico | Paranormal
ebook 1,99€
cartaceo 11,99€

A fare da substrato filosofico al romanzo La Dama in Verde di Antonia Romagnoli, pur senza disvelarsi, tale e quale a uno spettro, è il senso dell’onore.

Dettato da codici sociali spesso intrisi di ipocrisia, inteso come negazione della sana libertà di essere se stessi oltre modelli, stereotipi e comportamenti che, lungi dall’essere indiscutibilmente giusti, sono solo figli del tentativo umano di dare forma chiusa ad un mondo misterioso.
Tutti i personaggi de La Dama in Verde apprendono, invece, che l’onore è la pace della coscienza e la raggiunta consapevolezza che i vivi possono costruirsi tombe di dolore e che il mistero è la materia di cui è fatta la storia di ciascuno.
Ben dosando correlativo oggettivo, indizi funesti, passioni brucianti e riflessioni etiche implicite, Antonia Romagnoli reinterpreta l’antica leggenda della Dama in Verde rendendo la propria opera non solo un testo narrativo di evasione e immersione in un contesto storico affascinante, ma anche un percorso interiore da fare a ritmo incalzato, come inseguiti da un vento gelido di pathos.



Emma Fenu

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La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

Il salotto di Emma Recensione di Emma Fenu. La Dama in Bianco, l’ultimo romanzo di Antonia Romagnoli, sequel di La Dama in Grigio: una giovane signora dai modi impeccabili, un'appassionante storia di fantasmi e amore.

Il fuoco danza dentro il camino: gioioso e impaziente si prepara a scaldare i nostri racconti, illuminando appena i contorni del mio salotto, stavolta magicamente collocato in un castello dell’epoca Regency. Strette in scialli di lana morbida, io e Lady Amelia sorseggiamo tè bollente, avide di calore nelle viscere e di brividi sulla pelle.
La mia ospite, infatti, è un’appassionata di fantasmi e una vera pioniera dell’interesse verso lo spiritismo, nonché un’abile narratrice. Io la ascolto seguendo le curve dei riccioli biondi attorno al volto eburneo, in cui spiccano gli occhi cerulei cerchiati di rosso. Forse un’indisposizione stagionale? Forse un pianto di dolore? Forse un passeggero cedimento di nervi? Non mi pare rispettoso delle regole del bon ton, ossia dell’aristocrazia, formulare domande troppo sfacciate ad una giovane signora dai modi impeccabili!
Resterò con il dubbio da sciogliere fra i nodi delle frange del mio scialle color panna.


“Vorrei essere un uomo, a volte”, sospira Amelia, lasciando trapelare un animo ribelle, coraggioso e passionale dietro ad un aspetto di imperturbabile decenza e bellezza. Essere un uomo concede, infatti, il prezioso dono di una piccola porzione di libertà in un periodo in cui i codici sociali pretendono che la torta dell’apparenza sia intonsa.
“Conoscete storie di fantasmi?”, mi chiede, in un soffio. Sì, ne conosco. Noi donne siamo eredi di racconti attorno al focolare e di serate in cui si tessevano arazzi e miti, dando un nome proprio all’amore e alla morte. Noi donne siamo dee, parche, sibille, fate e streghe capaci di aprire la porta che separa i mondi dei vivi da quelli degli spiriti e di camminare in punta di piedi sul confine fra eros e thanatos, senza troppa paura.
Inizio a parlare per prima, descrivendo le panas, fantasmi di puerpere vestite di bianco che, nottetempo, secondo la tradizione sarda, lavano i panni dei propri bambini presso il fiume. Lady Amelia mi ascolta con interesse, annuendo impercettibilmente con il capo: conosce anche lei storie di donne morte a seguito del parto; conosce anche lei dame candide che possono essere pericolose, se non accolte nel giusto modo.
Un rumore ci fa girare di scatto. La porta del salotto si apre sua sponte e intravediamo una luce, oltre essa. È ora di alzarci e invitare le nuove ospiti, stavolta fatte solo di fumo e voce, a presentarsi.

La Dama in Bianco

La Dama in Bianco

di Antonia Romagnoli
Independently published
ISBN 978-1973480525
ebook 1,99€
cartaceo 8,99€

La Dama in Bianco” è l’ultimo romanzo di Antonia Romagnoli il quale, pur potendosi leggere a sé, autonomamente, è il proseguimento cronologico degli eventi narrati ne “La Dama in Grigio”. I protagonisti della vicenda sono Lady Amelia, giovane dama ancora non sposata ma già responsabile, in quanto orfana, delle questioni familiari, e Richard Mills, vedovo quarantenne dall’animo tormentato. Cosa accadrà quando oscure presenze chiederanno udienza manifestandosi in modo inequivocabile? A voi il piacere di una lettura coinvolgente.


Emma Fenu

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Cristallo: storia della vittima di una violenza psicologica,

Cristallo: storia della vittima di una violenza psicologica,

cristallo-recensione

Il salotto di Emma | Di Emma Fenu. Cristallo, di Federica D’Ascani, CreateSpace, 2015. Violenza psicologica in una relazione di coppia malata, per riflettere sul significato di amore, possesso e autostima.

Vera è di cristallo. Fragile e preziosa. Ma non sa di avere valore.
Vera è trasparente, la pelle e i muscoli non ne celano il dolore interiore.
Vera si chiude in una bolla di cristallo, fatta della sua stessa materia, ma ogni refolo la fa implodere, sprigionando mille schegge taglienti.
Vera ha occhi di cristallo, limpidi e solcati da lacrime che si irrigidiscono come lame conficcate nel volto.
Mi racconta, in un sospiro, la sua storia con Vittorio, dagli occhi grigi di metallo.
Non ha dimenticato le umiliazioni, le offese, le mortificazioni. Non ha dimenticato le ripicche, la gelosia ossessiva, i giochi di potere, il sesso senza anima, la frustrazione. Sente, tuttavia, il peso della colpa e, da vittima, diventa complice del proprio carnefice.
Non ci sono schiaffi e botte in questa relazione, ma il perpetuarsi quotidiano e sadico di una violenza psicologica che annienta fino a condurre sull’orlo del suicidio.
Ma Vera non è morta. Si è, però, chiusa nella bara di Biancaneve anche se neppure il bacio del principe può destarla e farle sputare i troppi bocconi avvelenati ingoiati in anni. Può risorgere solo con le proprie forze, riempiendo calici di cristallo, prima vuoti o colmi di fiele, con il nettare dell’amore. Amore verso se stessa, in primis.
Vera mi guarda e mi sorride.
La luce la attraversa e la fa brillare, riflettendosi su tutte le sfaccettature della sua anima ora libera.
Bentornata, Vera.

Cristallo

Cristallo

di Federica D’Ascani
CreateSpace
ISBN 978-1532867248
ebook 2,49€
cartaceo 8,09€

Cristallo è un romanzo scritto dalla giovane Federica D’Ascani ed edito nel 2015. In esso si affronta, senza eufemismi, la drammaticità che scaturisce dalla violenza psicologica esercitata contro le donne all’interno di una relazione di coppia malata.
Vittorio, dopo aver collezionato fallimenti nelle proprie ambizioni personali e professionali, diventa l’aguzzino di Vera che, pur soffrendo e subendo ogni genere di mancanza di rispetto, non riesce a troncare un legame che avverte, paradossalmente, come vitale.
Indagando con attenzione le dinamiche psicologiche che guidano le azioni e le non-azioni dei personaggi, l’autrice porta a riflettere sul significato di amore, di preteso possesso e di autostima.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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[Libri] “La piccola aliena del pianeta 1p36” di Roberta Zoli, recensione di Emma Fenu

[Libri] “La piccola aliena del pianeta 1p36” di Roberta Zoli, recensione di Emma Fenu

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La piccola aliena del pianeta 1p36, di Roberta Zoli, illustrazioni di Vania Bellosi, Homeless Book, 2017. Una favola per siblings, genitori, educatori, un aiuto per tutte le famiglie in cui è atterrato un bimbo con disabilità.

Questa favola racconta di alieni.
Hanno la pelle verde fluorescente? No. Hanno le antenne lunghe come le farfalle? No.
Eppure sono proprio alieni, in fuga da un pianeta bellissimo dove nuotavano felici in un mare blu, ancora più blu di quello che noi conosciamo.
Se ne dovettero andare a causa dei crommi, dei tipacci terribili.
Fra questi una, la piccola Francesca, decise di giungere in Italia.
Certo, non è facile per gli alieni vivere come bambini terrestri: nel pianeta 1p36 ci si muove solo nell’acqua, il peso del corpo è leggerissimo e non c’è bisogno di parlare. Ci vuole bene e basta! Ad aggiungersi a ciò, Francesca deve combattere con due crommi dispettosissimi: mister E, che vive nella sua testa, e la signorina Arit, che vive nel suo cuore.

La-piccola-aliena-del-pianeta-1p36-Roberta-Zoli

La favolaLa piccola aliena del pianeta 1p36”, scritta da Roberta Zoli e illustrata con magia da Vania Bellosi, racconta in metafora un percorso umano, genitoriale e educativo di particolare intensità.
L’autrice è mamma di una bimba affetta dalla sindrome da delezione 1p36, un’anomalia cromosomica che, nella sua piccola, si manifesta soprattutto con l’epilessia e l’aritmia cardiaca, identificati nel testo rispettivamente come mister E e la signorina Arit.
Attraverso un procedimento narrativo ancestrale, che crea un mito delle origini e un successivo avvenimento che interviene a rompere la perfezione dello status quo, ad opera di antagonisti, si pongono le basi di una elaborazione della propria condizione di madre e padre che conduce ad un approccio sereno e consapevole con la diversità dei propri figli e con la diversità in generale.
Come gli dei invidiosi separarono gli androgini, come il serpente spinse Adamo ed Eva alla cacciata dall’Eden, come gli arbusti di baobab spinsero il Piccolo Principe alla ricerca di una pecora… Ogni avventura, in tal caso mascherata da favola, inizia con un’esigenza imposta di cambiamento, che comporta una κρίσις e si protrae attraverso il superamento di prove.
Coadiuvati dagli aiutanti, in questo contesto i medici, gli antagonisti, ossia le varie patologie, vengono arginate e il protagonista diventa indiscusso eroe. E, se ci pensiamo bene, un eroe mitico non è forse un ibrido fra dio e uomo, quindi, un diverso e un alieno?

La-piccola-aliena-del-pianeta-1p36-Roberta-Zoli

La piccola aliena del pianeta 1p36

Quando nasce un figlio, porta con sé le aspettative e i sogni creati durante la gravidanza. 
Quando scopri che il figlio è un piccolo alieno, ti tocca cancellare tutto e riscrivere aspettative e sogni, che non sono peggiori o migliori, semplicemente alieni. 
A dover ridisegnare scenari fatti ad occhi aperti non sono soltanto i genitori ma pure fratellini e sorelline, anche loro da mesi in (im)paziente attesa. 
Questa favola vuol essere un aiuto per tutte le famiglie in cui è atterrato un bimbo con disabilità.


di Roberta Zoli | Homeless Book | Narrativa non fiction
ISBN 9788832760019 | cartaceo 11,70€




di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle Principesse, Milena Edizioni.
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[Libri] “Donne che emigrano all’estero” di AA VV, la vita è un viaggio, recensione di Emma Fenu

[Libri] “Donne che emigrano all’estero” di AA VV, la vita è un viaggio, recensione di Emma Fenu

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Donne che emigrano all’estero di AA VV, StreetLib, 2016. La vita è un viaggio.

Sono donne che emigrano all’estero. Emigrano: in tale verbo, al tempo presente, sta l’essenza di un libro-testimonianza che si distingue per grande valore sociale e antropologico oltre che, ovviamente, narrativo. Emigrare, dunque, è un modus vivendi, una filosofia per cui l’esistenza stessa si recepisce come viaggio, in perenne itinerario di scoperta.
Vi troverete coinvolti in 34 storie di donne che, per propria scelta o per capriccio del destino, vivono in varie parti del mondo, lontano dal proprio paese: l’Italia.
Sono donne che lavorano.
Sono donne che amano.
Sono donne che educano.
Sono donne che si confrontano.
Sono donne che si raccontano.
Attraverso uno stile scorrevole e accattivante, ciascuna protagonista rende il lettore partecipe non solo degli eventi della propria vita, ma anche dei propri sentimenti e delle proprie riflessioni da espatriata.
Non c’è traccia di vittimismo, in queste storie da bere d’un fiato, e nemmeno si scivola nell’autoesaltazione. Sono donne comuni, la maggior parte di esse con una formazione scolastica e professionale molto valida, che hanno coscienza delle difficoltà e dei possibili successi e affrontano ogni prova non dimenticando il potere salvifico dell’ironia.
Sono degne figlie di una mamma-Italia che, proprio in quanto genitrice, si ama visceralmente e, di conseguenza, si detesta, quando ci si sente respinti dal suo abbraccio. Tutte, infatti, dimostrano di possedere un forte senso d’identità e di appartenenza che ben si coniuga con una sana apertura verso l’altro e in una affermazione della multi cultura quale sommo mezzo per l’arricchimento sia del singolo sia del popolo a cui esso appartiene.

Non esistono luoghi perfetti. 

Non è un “eden” la terra in cui si è nati e cresciuti, ma nemmeno quella in cui si risiede per sete di conoscenza, per esigenze lavorative, per spirito umanitario, per ragioni sentimentali.
Esistono persone capaci di rendere il mondo migliore, abbracciandolo come un frutto del ventre. Le donne che emigrano all’estero sono madri di speranze di una stirpe che sa non arrendersi, che sa integrarsi senza perdere memoria di sé, che sa battersi nella pace per la tutela di diritti universali che non hanno razza, sesso e colore.
Donne che emigrano all’estero è, pertanto, una preziosa lettura che permette di emozionarsi, immedesimarsi e, al contempo, di analizzare in modo oggettivo, attraverso un privilegiato punto d’indagine, la società contemporanea e una delle tante realtà che sono alla base della decisione di lasciare il proprio paese.
Ricordo che i ricavati della vendita del libro sono destinati alla Onlus Di.Re, Donne in Rete contro la Violenza.

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Donne che emigrano all’estero

Nei tempi dell'era digitale, dove tutto corre veloce, trentaquattro donne italiane emigrate all'estero si fermano e si raccontano. Lo fanno a ruota libera, soffermandosi di volta in volta su aspetti specifici del proprio vissuto - la vita quotidiana, gli affetti, il lavoro, gli usi e costumi del nuovo paese, il cibo, l’arte, la musica, le bellezze naturali, le atmosfere. Un divenire anarchico di istantanee che danno vita al mosaico delle loro esistenze nei luoghi più disparati della terra. Capita così di essere trasportati nelle viuzze di Zanzibar piuttosto che nella selvaggia Lapponia, o di trovarsi tra la folla di Hong Kong per poi approdare, qualche pagina dopo, tra i fiordi della Nuova Zelanda. Inevitabile la riflessione sulle diseguaglianze sociali, sui diritti civili; sulla difficoltà di integrazione e sui momenti di inevitabile nostalgia. Dedicato a chi ama viaggiare e scoprire il mondo in cui viviamo, questo libro rappresenta un ponte tra le donne che vivono all'estero e quelle rimaste in patria: un intreccio di mani, un susseguirsi di consigli, un invito a seguire il loro esempio. 
C’è molta sincerità, in questi racconti: questa capacità, prettamente femminile, di mettersi a nudo, è ciò che lega tra loro le diverse esperienze.
Il libro sull'espatrio al femminile che tutte noi aspettavamo. Per comprendere il significato profondo dell’espatrio nell'era digitale, per vivere e capire le emozioni di donne che hanno fatto la valigia e sono diventate delle moderne migranti.

di AA VV | StreetLib | Racconti
ISBN 978-6050499285 | cartaceo 13,98€ | ebook 5,99€ Acquista


di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle Principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] La figlia del silenzio, confessioni di una madre negata, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] La figlia del silenzio, confessioni di una madre negata, di Emma Fenu

figlia-del-silenzio-madre-Emma-Fenu

Sono Norah, la mamma di Paul.

Se dovessi dipingere un quadro della mia vita, userei il colore bianco.
Bianco di neve. Neve che occulta corpi e attutisce suoni. Neve che fa del silenzio una tomba vuota.
Bianco di pelle diafana che si squarcia. Bianco di liquido amniotico che ne fuoriesce.
Bianco di latte che imperla i capezzoli.
Bianco di strumenti chirurgici di ghiaccio, freddi. Bianco di lenzuola di lino e di camice inamidato da infermiera, puliti.
Bianco di nuvole in cielo, ali di angeli senza vagiti. Bianco di narcisi e larve in terra, petali e carne a onorare il luogo buio in cui si ritorna: “cenere alla cenere, polvere alla polvere”.

Ho dato alla luce i miei gemelli una sera, quando una tormenta di neve non mi permise di raggiungere l’ospedale. Era il marzo del 1964.

Mi svegliai dall’anestesia, assistita da mio marito, medico, e dalla sua infermiera; mi diedero Paul fra le braccia: un neonato perfetto e bellissimo.
Di lei non sapevo, non c’erano le ecografie, all’epoca.
Mi dissero che avevo partorito una bimba morta. Una bimba tolta dal mio utero di carne calda e subito accolta da una fredda tomba di terra, in un cimitero a metà fra i mondi.
Phoebe. La mia bambina.
Bianca la bara. Bianca l’assenza: un vuoto, un abisso di nulla. Bianco il ricordo di un volto mai visto. Bianca la nostalgia di chi non è mai stato.
Arma bianca è la menzogna. Bianca lama sul mio cuore esangue.
Mia figlia non è morta, è Down. Mia figlia è viva e io per troppo tempo non lo ho saputo, per volontà di mio marito.
Bianco il sudario sulle nostre parole taciute.
Bianca la luce della verità, come è bianca la bellezza pura di mia figlia. Viva.
Sono Norah, la mamma di Paul e Phoebe.

Figlia-del-silenzio

Figlia del silenzio

di Kim Edwards
Garzanti
ISBN 978-8811681243
cartaceo 8,42€ Acquista
ebook 6,99€

La figlia del silenzio è un romanzo di Kim Edwards, edito da Garzanti nel 2010.

Con un linguaggio delicato ma mai affettato, la scrittrice statunitense racconta la storia di David Henry, medico, che decide di nascondere a tutti, in primis alla moglie Norah, l’esistenza di una figlia Down, gemella del bambino che crescerà nella menzogna. Divulgata la notizia della morte della neonata e affidatala all’infermiera Caroline perché la porti in un istituto, David accetta la decisione di quest’ultima di tenerla con sé, come una madre.
Una storia complessa che sospende il giudizio sui sentimenti e sulle scelte degli uomini e che affronta con coinvolgimento emotivo ed intelligenza narrativa i temi della diversità, della ipocrisia sociale e della maternità.
Lui pensò che le sue dita erano fragili, come le ossa di un uccellino.
“Amore”, continuò, ma gli si spezzò la voce e non trovò più le parole che aveva preparato con tanta attenzione. Chiuse gli occhi e quando riuscì a parlare di nuovo, le labbra pronunciarono parole diverse da quelle che aveva preparato.
“Amore mio, soffro tanto. La nostra bambina è morta appena nata”.

Emma-Fenu
Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.

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“La casa tra le nuvole” di Laura Moscato, recensione di Emma Fenu

“La casa tra le nuvole” di Laura Moscato, recensione di Emma Fenu


“La casa tra le nuvole” di Laura Moscato, Selfpublished, 2016, narrativa. Il non - luogo dei primi baci e degli ultimi.


“Era una casa molto carina
Senza soffitto senza cucina
Non si poteva entrarci dentro
Perché non c'era il pavimento”.
Sergio Endrigo

La casa tra le nuvole è distante dalla terra nera del quotidiano.
La casa tra le nuvole profuma di azzurro infanzia. La si raggiunge di corsa, calzando gli stivaletti in gomma di Candy Candy, perché è quando piove che il cielo sembra più vicino, più nostro.
La casa tra le nuvole è il non - luogo dei primi baci e degli ultimi.
La casa tra le nuvole la si cerca sollevando gli occhi, eppure è dentro, nella caverna dell’anima, nell’intimo dove la memoria anela che il desiderio di un tempo diventi, oggi, realtà.
La casa tra le nuvole non la si edifica, non la si abbatte, non la si governa.
La casa tra le nuvole vive nel grembo del tempo, un grembo liquido da cui tutto ha origine.

Viola è una giovane moglie e mamma che vive una vita serena, apparentemente appagante. Sarà una vacanza in un agriturismo in montagna, dotato di centro ippico e di fattoria in cui si svolgono attività per bambini, a farla cadere dalle nuvole dell’abitudine e a spingerla a cercare il cielo nella stanza del cuore.
Il romanzo di Laura Moscato raccoglie il fluido interiore di un’anima che, mettendo in discussione il proprio ruolo familiare e le proprie conquiste sociali, grazie a Luca, un amore adolescenziale e platonico che sembra piovuto dal cielo, troverà la propria strada. Una strada che è un ponte di arcobaleno fra l’essere donna e mamma, fra l’essere bambina e adulta.
Fra parole e citazioni intertestuali estremamente pertinenti, la lettura de “La casa tra le nuvole” riserva un’esperienza piacevole: lo stile si ammanta di dolcezza e le pagine, simili ad un diario, scorrono veloci fra i polpastrelli del cuore, soprattutto per chi è stato fanciullo negli anni ’80 e adolescente negli anni ’90. Eppure, il messaggio che essa veicola, concedendolo piano, come un dono stretto in un pugno che si dischiude, è degno di lunga riflessione.
Cosa è davvero l’amore? Cosa si è disposti a cedere per amore di sé e dell’altro? Quanto la paura di essere vulnerabili, soli e precari è un freno all’autoaffermazione e alla accettazione della propria “vocazione”?
Sono domande che non possono non coinvolgerci. La risposta ad esse il romanzo si limita a suggerirla, ma la scelta finale è onere (e onore) personale.
Buona lettura.

“Non sempre le nuvole offuscano il cielo: a volte lo illuminano”. Elsa Morante



Esistono amori che sfidano lo spazio e il tempo e si impongono per la loro inevitabilità.
È quello che succede a Viola, la protagonista di questa storia, quando si ritrova da sola con le due persone più importanti della sua vita e nasce in lei l'urgenza di rispondere ad una sola domanda: si possono amare due uomini nello stesso momento?
In un continuo andirivieni fra reale e tempo della memoria, Viola troverà la soluzione tanto cercata, non senza fare i conti con le ombre e le luci del suo passato.


di Laura Moscato  | Selfpublshed | Narrativa
ISBN 978-8892599642 | cartaceo 13,99€  | ebook 4,49€ Acquista






di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.

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Recensione: Una farfalla sulla nuca, di Brunella Campea

Recensione: Una farfalla sulla nuca, di Brunella Campea

Una farfalla sulla nuca” è un romanzo autobiografico di Brunella Campea, edito con Riccardo Condò Editore nel 2015.

Si può vivere con una farfalla sulla nuca, posata in un attimo eterno, e scoprirlo sono molto tempo dopo, per un evento inatteso.
Ci si può riconoscere, nell’immagine riflessa nello specchio, come una creatura dell’aria, pronta a lasciare la crisalide, a spiegare le ali nel volo e a vivere un giorno con l’intensità di un secolo.
Il libro di Brunella Campea, poetessa, è rapido e appuntito, come un’arma bianca imbrattata di sangue, che punta dritto al cuore. Anzi un po’ più in giù, sul capezzolo.
È la storia di una Donna alle prese con un carcinoma al seno.
È la storia di mille Dee Madri in tempo di pace, sinuose nelle loro curve morbide di latte e calore, rifugio per un bambino o per un uomo.
È la storia di mille Amazzoni in tempo in guerra, guerriere mutilate per scoccare l’arco in una battaglia contro un mondo che avvelena organi e spiriti, tossico e contro natura.
È la storia di mille Farfalle che, in un tempo senza nome, reso imperituro domani dal potere della scrittura, danzano in cerchio, l’una accanto all’altra, sfiorandosi dolcemente.
È una storia che ci appartiene, a tutte e tutti, complici e vittime, al contempo, di una mancata coscienza ambientale che ci costringe ad essere combattenti, dimentiche del nostro passato di Dee.

È arrivato il risultato del test dall’America, numero magico, 31. Sono nella fascia intermedia alta, quindi conviene fare la chemio. Ma il protocollo mi fa lo sconto: quattro cicli al posto di sei. Docetaxel e Cliclofosfamide.
Mi scontano anche la “rossa”. La più cardiotossica.
Il mio cuore ringrazia.
Cadranno i capelli? Sì…
E le ciglia e le sopracciglia? Non dovrebbero…
Il 12 settembre accompagnerò mia figlia al suo primo giorno di scuola in Iᵅ Media.
Il giorno dopo inizierò la chemio”.


Una farfalla sulla nuca

di Brunella Campea
Riccardo Condo' Editore
Narrativa non fiction
ISBN 978-8897028185
cartaceo 11,08€

Un monologo di feroce bellezza su un tema duro da affrontare.
Brunella Campea spalanca una porta che nessuno vorrebbe aprire.
Cosa succede di fronte a una diagnosi di tumore? Quali i pensieri, quali le reazioni?
Una esperienza difficile, un racconto intimo e crudo in prima persona in cui l'autrice non arretra mai. Gli esami clinici, le paure, il coraggio delle donne che condividono un percorso che non avrebbero mai voluto seguire. Un tema privato che si trasforma in una pubblica riflessione per informare e sensibilizzare sulla ricerca di nuove cure e, soprattutto, sulla prevenzione, individuale e collettiva. Un proclama d'amore verso la vita e un richiamo alla coscienza ambientale di tutti.
Brunella Campea vive a Popoli, in Abruzzo. Nata nel 1964, pubblica giovanissima, a soli diciassette anni, la sua prima raccolta di poesie "Luci d'alba" (Editrice Italica, Pescara 1981). Suoi scritti verranno poi inseriti nella raccolta "Voci nuove del Parnaso Abruzzese" di Vittoriano Esposito, a cura del Centro di Ricerche Letterarie Abruzzesi "Vincenzo De Bartholomeis" dell'Università dell'Aquila (Edizioni dell'Urbe, Roma 1987). Nel 2007 pubblica la raccolta di poesie "Atlantide" (Edizioni Tracce, Pescara).


Emma Fenu

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Le recensioni di Emma Fenu: "Attraverso L'Universo" di Michela Mastrangelo

Le recensioni di Emma Fenu: "Attraverso L'Universo" di Michela Mastrangelo

Attraverso l’universo posso arrivare a te, inebriarmi del tuo profumo di borotalco e assaggiare il miele delle tue labbra.
Attraverso l’universo posso andare oltre me, oltre l’orrore e l’abuso, nei caldi abbracci dell’immaginazione.
Attraverso l’universo posso ritornare a te, diventare te, salvarmi e salvarti.
Il romanzo di Michela Mastrangelo è ambientato negli anni ’90 del secolo scorso, in una Parigi intrisa di penetrante Chanel n. 5 e di leggero aroma di croissant alla marmellata di frutti di bosco; fra locali alla moda, che sudano gelo, e monolocali senza riscaldamento, che avvolgono con silenzi di lana; fra gallerie d’arte, percorse di notte, e centri antiviolenza, che non contemplano orari di chiusura.
In questo mini universo di vite, si incrociano Jude, giovane art director inviato da Londra per curare un evento sull’Arte al femminile, e Draga, infermiera rifugiata dalla Bosnia, che svolge pulizie durante il turno serale.
Un libro particolare e avvincente, che la violenza la racconta con il sorriso della speranza, che le cicatrici le descrive come meno invasive e cruente di un rossetto passato troppe volte su labbra simili a ferite sanguinanti, che inverte i ruoli, cambia le prospettive, rifugge gli stereotipi.
Perché, attraverso la lente dell’universo, tutto trova un senso, una logica, una fine ed un inizio.
Basta chiudere gli occhi, serrandoli con l’incavo del gomito premuto sulla fronte, battere tre volte i tacchi delle proprie scarpette d’argento, stringere al petto il proprio cane, Totò, e scoprire che la Strega dell’Est, martoriato da una guerra atroce, non fa più paura.
Attraverso l’universo. La prima parola del titolo del romanzo è un avverbio o un verbo? A voi scoprirlo.






Portare sulla pagina queste mie fantasticherie è stato veramente come catturare nuvole e sogni. 
Un viaggio di lavoro porta Jude a Parigi tra i quadri di una vecchia galleria. Lui odia quell’incarico, preferirebbe rimanere a Londra tra il glam dei locali che frequenta e gli eventi che organizza al British Museum come art director. 
Draga, un' infermiera professionale che viene dalla Bosnia, lavora come addetta alle pulizie, nella stessa galleria di Jude, a Parigi. 
Siamo negli anni 90 e in Bosnia si svolge un conflitto violento che ha portato la donna a cercare asilo politico con lo status di rifugiata proprio in quella città. La loro amicizia è un occasione per entrambi di cambiare, l’amore potrebbe rimettere insieme i pezzi delle loro vite, ma bisogna avere coraggio. Jude deve combattere con il suo lato oscuro e Draga è in pericolo, scoprirà sulla sua pelle che non sempre ci si può fidare, e che spesso, niente è come sembra.




di Michela Mastrangelo | Narrativa
ISBN 9786050367546 | ebook 0,99€ Acquista



di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.

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Le recensioni di Emma Fenu: "Mi sa che fuori è primavera" di Concita De Gregorio

Le recensioni di Emma Fenu: "Mi sa che fuori è primavera" di Concita De Gregorio

Mi sa che fuori è primavera.
La terra bruna e dura si è schiusa, partorendo un nuovo fiore.
Le lande innevate cominciano a sciogliersi, mostrano i campi da arare.
Gli uccelli danzano seguendo lo spartito mai scritto di un minuetto d’amore.
Mi sa che fuori è primavera, che la vita non si è arresa, che la rinascita è un’occasione da cogliere: dammi la mano, portami a te, scaldami con il tuo sole.

Il romanzo di Concita de Gregorio, “Mi sa che fuori è primavera”, racconta stralci dell’esistenza di una donna il cui nome non ci è nuovo, perché la cronaca nera lo ha reiterato troppo, per poi abbandonarlo nell’oblio del passato. Si tratta di Irina Lucidi, la madre delle gemelle di sei anni, Alessia e Livia, di cui non si ha più traccia dopo il suicidio del padre, un ingegnere svizzero tedesco.
Non è un libro che sconfina nel morboso strazio del dolore, per farne notizia, facendo sentire tutti un po’ investigatori, un po’ voyeur, di un’indagine condotta in modo discutibile.
No. Attraverso un’altalena di lettere, riflessioni e incontri, il romanzo può essere definito un thriller psicologico, molto ben orchestrato, la cui grandezza sta nell’attingere alla realtà, senza esibizione di colpi di scena, perché la vita stessa è imprevedibile e non la si imbriglia nella carta, neppure per un attimo.
Irina è viva, nonostante tutto: lo sa, lo sente, lo vuole, lo difende questo diritto ad esistere.
Custode della memoria, madre per sempre di eterne bambine, mai corpi sotto lapidi, mai donne di carne. Eppure lei non si arrende: trova le figlie negli abissi del mare, cullate dal canto delle balene, in un universo parallelo ma tangibile, fatto di liquido amniotico e legami invisibili, di spazi infiniti in cui ci si sente sirene.
Trova le figlie nella brezza calda che sa di spezie e granelli del deserto, attraverso folate in cui si perdono voci e volti, nella speranza di risfiorarsi ancora, per un attimo.
Le trova nell’idioma dolce di un compagno che sa che todo quadra, nella vita, in qualche strano modo che non è sempre dato comprendere. Si respira avvinti ad una certezza: ci sarà un nuovo giorno, una nuova primavera. Basta concedersi la dolcezza del sogno e pensare che un raggio di sole è un filo, un cordone ombelicale. Infinitamente lungo, ma disperatamente forte, che ci congiunge ad avi e a progenie.

{
L’assenza è una presenza costante: ti sfida in un corpo a corpo quotidiano, ti assedia. Ti vuole nella lotta, misura il tuo respiro. La nostalgia è fisica, poi. È proprio impossibile colmare la mancanza di un corpo vivo: quell’odore, quella morbidezza della pelle, quella voce quando ti chiama. Quel tipo di resistenza docile dell’abbraccio, quel modo di piegare il collo. Non c’è niente, nessuno che possa sostituire l’assenza di qualcuno. Solo il sogno. Quando tornano profumate e vive nei sogni, con i corpi e con le voci. Sono felice quando le sogno. Mi sveglio felice.
}



di Concita De Gregorio 
Narratori Feltrinelli  
Romanzo di formazione | Narrativa non fiction 
ISBN  9788807031588 
cartaceo 11,05€ | Amazon 
ebook 9,99€ | Amazon

Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l’ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore.
Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l’uomo si uccide. Delle bambine non c’è più nessuna traccia.
Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, in un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro, doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l’amore che salda e che resta.



di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.

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Recensione: Lucy, di Cristina Comencini

Recensione: Lucy, di Cristina Comencini

Il libro ci introduce nell’intimo segreto celato nelle vite di una decina di persone che gravitano, con un raggio d’azione più o meno stretto, attorno a Sara: paleontropologa, madre complicata, compagna che mai si possiede in toto, perché ha un “difetto di fabbrica”, come Lucy, lo scheletro femminile ritrovato, nel 1974, in Etiopia. Tale esemplare, infatti, si distingue dagli altri omidi in virtù di un’anomalia dell’alluce, grazie alla quale oggi camminiamo eretti, abbiamo dipinto la Cappella Sistina, solcato i cieli e gettato la bomba atomica.
Da quell’osso deviato ha preso avvio il cammino di chi ci ha preceduto ed è parte del nostro dna di Homo Sapiens.
Passavo le giornate china sulle impronte dei due che avevano camminato affiancati, erano imperfette, si intuiva lo spessore della pelle, l’incertezza del passo, quelle piccole erano più esitanti.[…] Le altre più grandi e decise andavano dritte senza esitazioni, aprivano la strada. Per me che ci lavoravo ogni giorno, quei due erano una coppia, lei camminava col piccolo sul fianco, seguiva lui, fuggivano insieme dall’eruzione del vulcano.

Sara, erede di Lucy, donna dall’animo abitato da mille ere e da mille domande contraddittorie e incapace di integrarsi nella società vincolata da regole, decide, un giorno, di sparire, destando reazioni introspettive e tentativi di ricerca in tutti coloro che sono parte della sua esistenza.

E, in questa indagine, che si snoda in un tempo sospeso, essi troveranno, soprattutto, se stessi.
Il romanzo della Comencini è un’alternanza di voci, un’esibizione di solisti che, raramente, si ritrovano a salmodiare in coro, all’unisono, la stessa melodia, nel ricordo delle medesime tappe attraversate.
Lungo le pagine di “Lucy” assistiamo, rapiti, ad un susseguirsi di monologhi di anime dilaniate, di analisi di cartelle cliniche di corpi fatti di carne e sangue, di percorsi per vie deserte, di visite in stanze illuminate da dardi di sole che filtrano dalle tapparelle socchiuse, di racconti di notti trascorse insonni o in balia di pensieri sconnessi. Ma non è tutto. Ci sei anche tu, ci sono anche io, inaspettatamente posti davanti allo specchio.
La protagonista, infatti, si rivolge al lettore, con cui sente di dover condividere il peso di un segreto, le colpe derivate da un’assenza, la fragilità e l’attaccamento alla Vita, che, dagli abissi del tempo preistorico, non si ferma, ma cova, nelle ceneri e nei lapilli vulcanici, l’inizio di una nuova era.
Dopo la nostra fine, al termine di delusioni o illusioni disattese, non vi è un nulla statico, vi è la Storia, un terreno lavico sul quale tutti, come Lucy e la sua famiglia, lasciamo impresse le nostre orme e seminiamo nuovi frutti, che matureranno dopo, nella luce sconfinata di un Futuro colmo di fascino e mistero.
Quel periodo in cui tu eri dentro di me fu di perfetta felicità, non mi sono mai sentita così ben accompagnata. Imparammo a comunicare in un linMi sono convinta che noi viviamo più di tutto nei nostri pensieri, nel dialogo con noi stessi che ci segue fino alla morte. Non siamo mai soli, per fortuna. E lì, nei pensieri, la nostra vita torna continuamente. […] Intravedo un disegno più grande di noi, che ci spinge in avanti e di cui non sappiamo molto, come la coppia di tre milioni di anni fa.


Lucy

di Cristina Comencini
Feltrinelli
Romanzo
ISBN 978-8807019340
cartaceo 12,75€

Quarta

Sara è un'antropologa e la passione scientifica l'ha spesso tenuta lontano dalla famiglia. Franco, che pure l'ha molto amata, ha infine scelto una donna più stabile, più confortevole. I figli hanno conquistato a poco a poco una sufficiente autonomia: Matilde è docile, apprensiva, presentissima al mondo, vorrebbe prendersi cura di tutti e specialmente di Sara; Alex fa l'antropologo come la madre, ma in Canada, con lei oscilla tra aggressività e indifferenza. Un giorno però Sara se ne va, sparisce. Lascia una lettera, nient'altro. Franco, in attesa della spiegazione che gli è stata annunciata, ripercorre le tappe di un matrimonio che non è mai finito. Alex e Matilde, lontani, si parlano e riannodano i legami dell'infanzia, ricordano il dolore della separazione. Sara intanto vive in un tempo diverso dal loro. Sembra guardarli dall'alto di un passato che è il suo, ma è anche il passato di tutti. Lontana eppure vicina come mai prima, la sua fuga si colma progressivamente di senso e di umana magia. Cristina Comencini scrive la storia di una donna che vuole guardare nel mistero dell'esistere, nei segni che i destini generali lasciano nel cerchio delle famiglie, dentro le rovine che anticipano in realtà una storia nuova.

Emma Fenu

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