Gli scrittori della porta accanto
Le recensioni di Silvia Pattarini
Le recensioni di Silvia Pattarini
Recensione: Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro

Recensione: Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro

Recensione: Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro (Sperling & Kupfer). La biografia romanzata della prima scienziata a vincere due premi Nobel, il suo coraggio di sfidare il mondo, il desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale.


Ho avuto il piacere di conoscere personalmente la bravissima Sara Rattaro in una libreria della mia città, in occasione della presentazione del suo ultimo libro Io sono Marie Curie. Una bella signora davvero molto gentile, disponibile al dialogo coi lettori e soprattutto informatissima sulla vita della famosa scienziata Marie Curie.
Ha specificato subito che questo libro è il suo primo romanzo storico, o meglio, la biografia romanzata di Marie Curie. La stesura le è costata circa due anni di ricerche e documentazione, e ha precisato che ha avuto modo di visionare i diari e alcuni appunti della scienziata, facilmente consultabili al Museo Curie di Parigi.
Durante la presentazione ha anticipato alcune curiosità sulla trama, come la corrispondenza della scienziata con un giovane Albert Einstein e altri aneddoti, che ho ritrovato tra le pagine del libro.

Sara Rattaro, con una penna vivida e avvolgente, incuriosisce subito il lettore che si trova catapultato in un’epoca neanche poi così lontana, nella vicenda tanto scientifica quanto umana di una grande donna, la prima scienziata ad aver ricevuto due premi Nobel.

La vita di Marie Curie si riassume in queste poche righe:
Sono una polacca cresciuta sotto un regime opprimente, la prima donna ad aver vinto un premio Nobel e a insegnare alla Sorbona, ho perso mio marito e cerco di crescere due figlie al meglio delle mie possibilità. Se mi fidassi di un’estranea che si presenta nel mio laboratorio solo per fare due chiacchiere tra ragazze, darei ragione a quella parte di stampa che dichiara che il cervello femminile è fatto solo per sedurre e accondiscendere. Sara Rattaro, Io sono Marie Curie

Le pagine scorrono veloci, si fanno portatrici di messaggi potenti e attuali.

Le parti inerenti le ricerche scientifiche sono descritte con grande abilità e rese comprensibili anche a chi, come me, non ha assolutamente dimestichezza con una materia così ostica. Eppure, un poco alla volta si prende confidenza con una terminologia sconosciuta come ad esempio la pechblenda, ovvero un minerale di uranio, con altri elementi chimici e sostanze luminescenti.

Sara Rattaro racconta di una donna straordinaria che sfida le convenzioni dell’epoca.

Emancipata, riuscì a studiare di nascosto, nonostante il regime russo lo vietasse, con un forte senso del dovere ma anche un desiderio di libertà e di giustizia sociale.
Consiglio vivamente la lettura di Io sono Marie Curie perché la vita della scienziata merita di essere conosciuta: è grazie al suo amore per la scienza e alle sue ricerche sulla radioattività se oggi si possono curare molti tumori; inoltre, la sua vicenda personale, carica di passione, umanità e dolore, incarna molti stereotipi sulle donne, purtroppo ancora attuali. Come afferma l'autrice stessa: «Tutte possiamo essere Marie Curie».


Io sono Marie Curie

di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer
Romanzo storico | Biografia romanzata
Copertina rigida | 208 pagine
ISBN 978-8820078461
Cartaceo 17,00€
Ebook 9,99€

Quarta

Parigi, 1894. Mentre si immerge nelle intricate ricerche per la sua seconda laurea in Matematica, dopo aver conseguito quella in Fisica, Marie s'imbatte in Pierre, un animo affine in grado di decifrare la sua mente complessa. Tra loro nasce un connubio di intelletti straordinari, uniti dalla sete di conoscenza e dalla volontà di esplorare insieme gli enigmi dell'universo. Tuttavia, Marie fin da giovane si rivela essere una donna particolare: rifiuta il destino di moglie tradizionale, respingendo l'idea di confinarsi tra le mura domestiche. Per lei, l'amore per la scienza è un compagno di viaggio nel sogno comune, un'ossessione che la guida lungo un percorso inedito. Quando si ritrova improvvisamente sola, costretta a confrontarsi con l'ostilità dell'ambiente scientifico maschilista e conservatore, inizia una battaglia per affermare la sua identità e il suo ruolo nel mondo. La vita di Marie prende così svolte inaspettate, mettendo alla prova la sua forza e la sua determinazione. Tra avventure misteriose e sfide personali, la scienziata che avrebbe successivamente conquistato ben due premi Nobel si trova a lottare non solo contro le forze della natura, ma anche contro un'epoca che fatica ad accettare il genio femminile. Attraverso la penna di Sara Rattaro, la figura di questa donna prodigiosa giunge fino a noi per portare il suo messaggio necessario e potentemente contemporaneo in ogni ambito e sfera dell'oggi: indossate il vostro coraggio e sfidate il mondo. È possibile. Tutte possiamo essere Marie Curie.



Silvia Pattarini

Leggi >
Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Carmela in libertà , di Elvira Rossi (PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto). Un romanzo storico breve ambientato in un contesto rurale del sud Italia nel primo dopoguerra che pone l'accento sull'analfabetismo, soprattutto femminile, del tempo e sulla storia personale di Carmela, sul suo desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale.

Carmela è una pastorella analfabeta che vive in un contesto rurale del sud Italia nel primo dopoguerra. Un racconto intenso, quello di Elvira Rossi, che sia pure nella sua brevità, evidenzia le condizioni di vita di un’adolescente che si vede costretta, non per scelta sua ma della famiglia, a cercare un nuovo lavoro in città.
Ora, però, era in preda all’agitazione, non si aspettava di trovarsi al cospetto di una ragazza così giovane e malvestita. “Impresentabile” pensò per un istante e provò un sentimento di stizza per chi gliela aveva mandata. Come poteva aver creduto che per i suoi bambini andasse bene una ragazza così rozza? Grande fu la tentazione di mandarla indietro, poi si ricordò di una lettera di Montoro, il quale le aveva garantito che si trattava di una ragazza gentile e onesta, e che partecipava regolarmente alla messa della domenica. Elvira Rossi, Carmela in libertà 

Questa scelta potrebbe rivelarsi un’opportunità per Carmela.

La nuova vita in città a servizio di una famiglia borghese si mostra interessante e inaspettata. Nonostante le titubanze iniziali, la ragazza é benvoluta dalla signora e dai bambini di cui si occupa; ben presto le si aprono nuovi orizzonti e instaura nuove conoscenze, inoltre nei brevi e fugaci incontri con Antonio assapora una sconosciuta parvenza di libertà.

Lo stile di Elvira Rossi è essenziale, non si perde in orpelli, ma punta dritta al contenuto con prosa raffinata.

I rari dialoghi, genuini e in un dialetto del sud, raccontano una vita di campagna in cui il duro lavoro contadino, a stretto contatto con la terra e gli animali è indispensabile per la sopravvivenza dell’economia familiare e, anche se precario, non conosce giorni di riposo e lascia poco spazio agli svaghi e ai sentimenti. Per gli umili protagonisti, alle prese con la riforma agraria e le elezioni del giugno del 1953, non c’è possibilità di scelta; a potersi permettere di scegliere, anche per la sorte dei contadini, sono solo i borghesi, nonché i padroni.

Con alcuni personaggi si genera subito una forte empatia.

Da nonna Trofimena, che sembra la sola in grado di esternare i propri sentimenti, al vecchio marinaio Criscuolo che appare verso la fine del racconto e incarna il ruolo di personaggio-simbolo: il suo dono racchiude l'essenza di tutta la storia. A mio parere è il personaggio meglio caratterizzato.
Ho apprezzato molto la dedica nelle ultime pagine, che non voglio svelare e anche se mi aspettavo un finale diverso, nel complesso la lettura risulta scorrevole e godibile e mi sento di consigliarla a tutti gli amanti dei romanzi storici, a coloro che sanno apprezzare le storie vere di donne coraggiose e a chi non rinuncia a inseguire i propri sogni.


Carmela in libertà

di Elvira Rossi
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romanzo storico | Narrativa di costume
Copertina flessibile | 146 pagine
ISBN 9791254585634
Cartaceo 11,00€
Ebook 2,99€

Quarta

Nel cuore della provincia della Avellino degli anni Cinquanta, il destino di Carmela si intreccia con le vicende di un’Italia che cerca di risollevarsi dalle rovine della guerra e sperimenta un nuovo corso politico con l’affermazione della Repubblica.
Costretta a guidare greggi per sostenere la sua famiglia, Carmela è un’adolescente analfabeta che si trova immersa in una società rurale caratterizzata da arretratezza e rapporti di subalternità. Attorno a lei si muovono numerosi personaggi, ognuno con la propria voce che definisce il tessuto sociale e storico dell’epoca.
La storia si trasferisce a Salerno quando, per una serie di circostanze, Carmela entra a servizio dei De Bonis, una famiglia agiata. In questa nuova realtà il divario sociale, evidenziato da scene di estrema povertà e di umanità dolente, si fa più netto e suscita il malcelato ribrezzo della gente perbene.
È qui che emerge in Carmela – acuta osservatrice di un mondo che impara a poco a poco a conoscere – un forte desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale, determinata a realizzare un’esistenza al di là dei limiti imposti dalla propria e altrui condizione.

Con la prefazione del professore Alberto Granese, già ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Salerno.

«Sì, sono ignorante, non è colpa mia. L’ha voluto mio padre, ma prima ancora l’ha deciso chi non gli ha dato la possibilità di frequentare la scuola. Se la società è ingiusta, non posso fidarmi né delle sue regole né della sua morale. Il passato e il presente non mi convincono. Voglio scegliere da me. Detesto le imposizioni, sarò io a decidere quello che è bene e quello che è male per me. Non so che cosa farò, intanto io non voglio essere né una ragazza seria né una ragazza poco seria. Voglio essere Carmela in libertà. Se qualcuno pensa di impormi qualcosa solo perché sono analfabeta si sbaglia di grosso.»


Silvia Pattarini


Leggi >
Recensione: Il segreto di Sissi, di Emily Pigozzi

Recensione: Il segreto di Sissi, di Emily Pigozzi

Recensione: Il segreto di Sissi, di Emily Pigozzi

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Il segreto di Sissi di Emily Pigozzi (Sperling&Kupfer). Un romanzo storico avvincente: la vita della trovatella Edith s'intreccia a quella dell'imperatrice più famosa di tutti i tempi.

Premetto che ho sempre adorato la storia della principessa Sissi, ho visto il film interpretato da Romy Schneider non so quante volte, quindi quando ho saputo dell’ultimo libro di Emily Pigozzi, Il segreto di Sissi, la mia curiosità ha preso il sopravvento: dovevo leggerlo.
Il mio istinto di lettrice non sbagliava. Mi sono ritrovata tra le mani un bellissimo romanzo storico che amalgama sapientemente realtà e fantasia, rivelando il carattere tormentato, ma anche i vezzi e capricci della famosa Imperatrice d’Austria, nonché regina dell’amata terra d’Ungheria di Boemia e Croazia, consorte dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria.
Questa terra, Gödöllő... sono speciali per me. Quando ero poco più di una ragazzina, l’imperatore... si innamorò di me. Avrebbe dovuto sposare mia sorella... Emily Pigozzi, Il segreto di Sissi

La trovatella Edith, dal passato oscuro e dagli occhi di colore diverso, caratteristica che la rende vittima di superstizioni da parte delle persone del luogo, capiterà per caso nella vita della principessa Sissi.

Ne diventerà cameriera fedele, nonché depositaria di un segreto riguardante un ballo in maschera e dei vari intrighi di corte.
Erzsébet, Elisabetta, Sissi. Era così vera, così reale in quel momento. Profondamente viva. E si stava aprendo, come uno spettacolo meraviglioso della natura riservato a me sola. Il respiro mi si era fermato, non esisteva più niente. Il mondo parve arrestarsi mentre lei taceva, persa nei suoi ricordi. Emily Pigozzi, Il segreto di Sissi
.

Cos’è accaduto durante un ballo in maschera la sera di carnevale di tanti anni prima?

Un’imperatrice in incognito con la sua dama di compagnia, si aggirano per le stanze di un sontuoso palazzo, celate rispettivamente sotto un domino giallo e un domino rosso.
La giovane Edith o «Edith delle foreste», come è solito chiamarla il bel cavaliere Andràs, è disposta a tutto, anche a sacrificare se stessa, pur di mantenere integro il segreto che riguarda l’imperatrice: per fortuna Andràs capita giusto in tempo per proteggerla.
Non mi dilungo oltre, lascio ai lettori il piacere di scoprire di più circa l’avvincente trama, che narra, oltre agli intrighi di corte e la lontananza dell'imperatore Franz da Sissi, anche la storia d’amore tra la giovane Edith e il suo affascinante cavaliere.

Mi limito a dire che l’accurata descrizione del periodo storico, frutto di ricerche scrupolose da parte di Emily Pigozzi, i dialoghi ben strutturati e credibili, la scrittura limpida e fluente, rendono la lettura molto piacevole.

Risulta facile immedesimarsi nelle scene, respirare l’atmosfera della corte imperiale, soffrire o sorridere coi protagonisti. Un libro che sa regalare intense emozioni.
Consiglio la lettura de Il segreto di Sissi di Emily Pigozzi a tutti gli amanti della principessa Sissi, perché emergono curiosità inaspettate sul suo stile di vita, ma anche le sue fragilità; a chi sa apprezzare i romanzi storici e ai romantici che non disdegnano le belle storie d’amore.


Il segreto di Sissi

di Emily Pigozzi
Sperling & Kupfer
Romanzo storico
ISBN 978-8855441803
Cartaceo 10,35€
Ebook 6,99€

Quarta

La storia di una giovane trovatella incontra quella dell'imperatrice più famosa e iconica di sempre, tra segreti e amori nascosti, tra verità e finzione. Ungheria, 1874. Sono passati più di vent'anni dal primo incontro tra Sissi e Franz. Dopo la nascita dei figli, i lutti e le guerre che hanno sconvolto la loro vita, il matrimonio sembra giunto al capolinea e l'imperatrice, quando può, trascorre il tempo al palazzo di Gödöllő, l'amata reggia ungherese. È qui che conosce Edith, una trovatella abbandonata nella foresta appena bambina e allevata alla corte con il mito della sovrana. All'apparenza, le due non potrebbero essere più diverse, ma nel profondo condividono lo stesso desiderio di libertà, l'animo da viaggiatrici e il bisogno di trovare qualcuno che le ami per quello che sono. Il loro destino finirà per intrecciarsi irrimediabilmente, grazie a un segreto che la ragazza ungherese dovrà custodire e che riguarda il misterioso incontro a un ballo in maschera a cui Sissi ha partecipato sotto mentite spoglie. In una notte che segnerà la sua vita per sempre...

Silvia Pattarini

Leggi >
Recensione: Avevano spento anche la luna, di Ruta Sepetys

Recensione: Avevano spento anche la luna, di Ruta Sepetys

Recensione: Avevano spento anche la luna, di Ruta Sepetys

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Avevano spento anche la luna  di Ruta Sepetys (Garzanti). Un romanzo potente sul genocidio dei lituani che strappa il respiro e rivela la natura miracolosa dello spirito umano, capace di sopravvivere e continuare a lottare anche quando tutto è perso.

Il romanzo di Ruta Sepetys è un importante documento storico, poiché si ispira a una storia vera, drammatica e dai risvolti tragici. Bisogna premettere che non solo gli ebrei furono deportati nei campi di concentramento ai tempi di Hitler, ma un’altra dittatura, non meno bestiale e cruenta, imperversava in Europa in quei tragici anni: il regime stalinista nella sconfinata Unione Sovietica.

Dopo aver occupato gli stati baltici di Lettonia, Estonia e Lituania, il Cremlino stilò dei lunghi elenchi riportanti i nomi di persone considerate ostili al regime, che in seguito furono deportate nei gulag, ovvero campi di lavoro in Siberia.

Questa tragica sorte tocca anche alla giovane Lina; nel giugno del 1941 viene deportata nei campi di lavoro (gulag) con la madre e il fratellino di undici anni, colpevoli solo di risultare iscritti in quei lunghi elenchi, insieme a centinaia di persone, senza nemmeno sapere il perché.
Stipati come sardine in un lurido treno merci, nella carrozza al cui esterno campeggia la dicitura “ladri e prostitute”, trattati come criminali, i deportati, in maggioranza lituani, iniziano il loro viaggio infernale verso l’ignoto.
Il prete alzò lo sguardo, spruzzò dell’olio e si fece il segno della croce mentre il nostro treno si allontanava sferragliando. Stava dando l’estrema unzione. Ruta Sepetys, Avevano spento anche la luna

Dopo diverse settimane il treno ferma nella remota regione dei Monti Altaj, in quello che per Lina, sua madre, il fratellino e tutti gli altri segnerà l’inizio della schiavitù.

Privati di ogni genere di conforto, costretti al duro lavoro nei campi e all'indigenza, a scavare fosse per guadagnarsi anche un solo tozzo di pane, i giorni sono interminabili. Lina trova rifugio nei suoi disegni: userà la sua arte per disegnare gli orrori che vive nel quotidiano, mentre cerca disperatamente di mettersi in contatto col padre, anche lui detenuto prigioniero dai sovietici in una ignota destinazione. Tutti i deportati sono costretti a subire maltrattamenti e angherie da parte della polizia sovietica, a patire il freddo e la fame.
Dopo qualche tempo Lina, la madre, il fratello e pochi altri vengono caricati a forza prima su un camion e poi imbarcati su un piroscafo, verso una nuova destinazione: Trofimovsk, in Siberia. Sulle sponde del Mar Glaciale Artico la notte dura mesi, è difficile scaldarsi e sopravvivere. Raccolgono le reti da pesca, dimenticate dai pescatori sulla battigia per coprirsi un po’. Molti si ammalano, altri muoiono di freddo e di malnutrizione, le possibilità di resistere fino al sorgere del nuovo sole sono remote. Lina s’aggrappa alla speranza e ai suoi disegni.

Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys è una lettura dolorosa, cruda, per lettori coraggiosi, strappa il respiro.

Le atrocità raccontate in certi punti sono difficili da sopportare: malvagità e disumanità s'intrecciano, lasciano il lettore indignato e con un nodo in gola e sorge spontanea la domanda: com'è potuto accadere? Verità sconcertanti, per troppo tempo taciute perché scomode, urlano il loro dolore, pesano come macigni, necessitano di uscire allo scoperto.
Solo in tempi recenti, qualcuno ha avuto il coraggio di raccontare gli abusi subiti. Come spiega l’autrice Ruta Sepetys in una nota a fine libro, ha svolto numerose ricerche, si è recata personalmente in Lituania dove ha incontrato i parenti dei deportati, alcuni superstiti dei gulag, nonché storici, psicologi e funzionari governativi. Qualcuno ha lasciato delle memorie scritte e dei disegni, ben celati in scatole di legno e poi interrate, nascoste ai sovietici per paura di ritorsioni. I sovietici hanno cercato di insabbiare il genocidio del popolo lituano, come del resto è già accaduto col genocidio degli ebrei da parte dei nazisti. Un libro che racconta una vergognosa e triste pagina di storia. Un romanzo da leggere, per riflettere sul valore della memoria, perché ricordare, tramandare e non dimenticare è il primo passo per evitare che il male possa di nuovo bussare alle nostre porte.



Avevano spento anche la luna

di Ruta Sepetys
Garzanti
Romanzo storico
ISBN 978-8811006022
Cartaceo 10,40€
Ebook 3,99€

Sinossi

Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell'università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all'arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c'è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. È l'unico modo, se c'è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. Lina si batte per la propria vita, giurando che, se riuscirà a sopravvivere, onorerà per mezzo dell'arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia. Ispirato a una storia vera, "Avevano spento anche la luna" spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia, le deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani. Definito all'unanimità da librai, lettori, giornalisti e insegnanti un romanzo importante e potente, racconta una storia unica e sconvolgente, che strappa il respiro e rivela la natura miracolosa dello spirito umano, capace di sopravvivere e continuare a lottare anche quando tutto è perso.

Gulag, 1930s | Photo-exhibition «International Women’s Day – History in Photos»
UNDP Ukraine

Silvia Pattarini

Leggi >
Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Cosa è mai una firmetta di Andrea Vitali (Garzanti). Capace di strappare un sorriso a ogni piega del racconto con le sue fulminanti invenzioni, non risparmia lo scavo tra gli istinti primordiali dei suoi personaggi, fino a metterne a nudo il cinismo che li divora.

Ha tutta l’aria di assomigliare a una commedia di Egidio Carella, commediografo e poeta dialettale piacentino, Cosa è mai una firmetta, l’ultimo libro di Andrea Vitali. Grande senso di ironia che caratterizza tutto il romanzo, ambientato nell’anno 1956 e come spesso accade nei libri di Andrea Vitali, nella zona del lago di Lecco; da lì la trama si dipana ai paesi limitrofi. Il lago, però, non fa né da sfondo né da cornice, è una semplice macchia azzurra su una carta geografica e delimita il territorio.
Da cornice fa piuttosto la stazione, tratta Lecco-Bellano, Bellano-Lecco luogo di tribolati andirivieni per il protagonista, il perito industriale Augusto Prinivelli.

Dissacrando ogni libro di grammatica che si rispetti, Andrea Vitali, da buon lombardo sdogana l'articolo determinativo e lo antepone ai nomi propri, sia al maschile che al femminile.

È un gioco simpatico, quindi penso: “Se lo fa lui, posso azzardare anch’io?” nel mio caso sarei tacciata d’ignoranza, ma a lui, il maestro Dott. Vitali, come prima di lui Camilleri e Guareschi, ogni deroga alla grammatica e alla sintassi è concessa.

I personaggi sono tutti stereotipati e ben caratterizzati.

Tripolina, l’ottantenne zia materna, incarna alla perfezione il ruolo di vecchietta un po’ ingenua, poco avvezza alle novità e alle nuove tecnologie, come il telefono, oggetto d’avanguardia che guarda con sospetto. É il mio personaggio preferito e mi ha ricordato certe vecchine in abito nero che ho conosciuto anni fa.
La moglie dell’Augusto, Bazzi Birce, due canne bucate al posto del naso, ha le idee molto chiare, sa ciò che vuole e come ottenerlo. Con un marito che è un eterno indeciso, tocca a lei decidere come fare e quando fare, visto che c'è di mezzo l'interesse.
Al contrario del marito, sa il fatto suo il padre della Bazzi Birce, tale Bazzi Vinicio, imprenditore che non ama perdere tempo. Un affare o si conclude subito, o si passa a un altro affare.
Nella rosa dei protagonisti anche la madre di Bazzi Birce, nonché suocera del Prinivelli e moglie del Bazzi Vinicio: la Sapienza Domestica, dispensa consigli alla figlia, anche non richiesti.
E poi la fantastica Gemma giunta da Colico, vedova, 38 anni ben portati, astuta e portatrice sana di equivoci, fa perdere la testa a molti uomini, e col protagonista... be’ non posso anticipare di più.
Tanti i protagonisti secondari che si avvicendano in divertenti siparietti, rivelando sentimenti, cinismo e istinti primordiali. Degni di nota i loro nomi che l'autore pare aver cucito su misura in base al ruolo: il Cassa da Morto, è il titolare delle pompe funebri, per esempio.

La trama scorre via che è un piacere, capitoli brevi, alcuni brevissimi, che permettono al lettore di concedersi qualche pausa caffè, tra una pagina e l'altra.

Quando si inizia a leggere, è un’onda in piena che ti travolge e non vorresti più staccare gli occhi dal libro, risate comprese tra vocaboli in dialetto lombardo e modi di dire piuttosto coloriti.
«La prima cosa che colpisce Bazzi Birce e l’Augusto ancora sulla soglia di casa, mentre la Tripolina già piange, è un odore di brucio.
C’è qualcosa che brucia.
È la Birce a dirlo.
Il caffè, risponde l’Augusto e scatta a spegnere il gas e a scottarsi le dita con la moka ormai da buttare via. Andrea Vitali, Cosa è mai una firmetta
Perché crocifiggere il discorso diretto tra pompose virgolette o appuntite caporali come vorrebbe l’ortografia?, meglio liberare le parole e lasciarle scorrere, fluire, così il lettore un po’ distratto potrà tornare indietro, sforzarsi e rileggere la frase che non ha capito bene, partecipare attivamente al gioco creato dall'autore per il lettore.
Un libro divertente che consiglio a chi è in cerca di leggerezza e ha voglia di passare qualche ora piacevole in un contesto d’altri tempi.


Cosa è mai una firmetta

di Andrea Vitali
Garzanti
Narrativa
ISBN 978-8811003083
Cartaceo 17,67€
Ebook 9,90€

Quarta

Di stare a Bellano il venticinquenne Augusto Prinivelli, perito industriale, non ne può più. Sogna un’altra vita, sogna la città. Così ha cercato e trovato lavoro a Lecco presso la Bazzi Vinicio-minuterie metalliche. E non è finita. Quando l’anziana zia Tripolina, con cui vive da che è rimasto orfano, dovesse morire, venderà il putrido caseggiato di quattro piani di cui lei è proprietaria, manderà al diavolo quei morti di fame che sono in affitto e tanti saluti. Ma l’Augusto non ha fatto i conti col destino. La mattina di mercoledì 8 febbraio 1956, infatti, irrompe sulla scena Bazzi Birce. È la figlia di Bazzi Vinicio, il titolare dell’azienda, ed è colpo di fulmine. Corteggiamento, brevissimo; fidanzamento, un amen; nozze. E per il futuro? No, niente figli, piuttosto, il caseggiato… Venderlo? Alt! Un momento. Lo sa l’Augusto cosa ne verrebbe fuori rimettendolo a posto? No? Lo sa lei, la Birce, imbeccata dal padre, che per certe cose ha il fiuto giusto. E poi non si può stare ad aspettare che la zietta muoia, perché a dispetto di tutto e di tutti pare un tipo coriaceo. Non si potrebbe invece farle mettere una firmetta su un atto di cessione? Cosa sarà mai! Andrebbe tutto a posto in un niente. Oltretutto bisognerebbe arginarla la zietta, perché morta la vicina ha già trovato una nuova affittuaria. È una giovane vedova trasferita da Colico che la notte sembra lamentarsi spesso, forse avrebbe bisogno di un dottore. Sì, ma di che tipo? In questo Cosa è mai una firmetta, l’estro narrativo di Andrea Vitali sperimenta nuovi percorsi. L’osservazione del paesaggio umano che abita il suo mondo letterario si fa ancora più tagliente e impietosa. Capace di strappare un sorriso a ogni piega del racconto con le sue fulminanti invenzioni, non risparmia lo scavo tra gli istinti primordiali dei suoi personaggi, fino a metterne a nudo il cinismo che li divora.


Silvia Pattarini

Leggi >
Recensione: La ragazza blu, di Kim Michele Richardson

Recensione: La ragazza blu, di Kim Michele Richardson

Recensione: La ragazza blu, di Kim Michele Richardson

Libri Recensione di Silvia Pattarini. La ragazza blu di Kim Michele Richardson (Libreria Pienogiorno). Cussy Mary Carter, intelligente, indipendente e con la pelle blu: ultima testimone di un popolo realmente esistito che superstizioni e maldicenze hanno segregato nelle zone più impervie dei monti Appalachi.

Un romanzo storico meraviglioso, La ragazza Blu di Kim Michele Richardson, autrice americana che non conoscevo. Best seller e vincitore di ben 26 premi letterari negli USA, sono sicura che arriverà in vetta alle classifiche dei libri più letti anche in Europa.
Una vicenda molto cruda e drammatica quella della protagonista, Cussy Mary, chiamata anche Bluette, considerata diversa per il colore della sua pelle, che tende al blu, a causa di una rara malattia congenita: la metemoglobinemia.

É il 1936 in un paese del Kentucky, e Bluette è “la donna dei libri”, ovvero un’impavida bibliotecaria itinerante del Pack Horse, un progetto nato dal New Deal del presidente Rooselvelt dopo la crisi del ‘29, per diffondere la lettura.

Il suo compito è portare i libri alla povera gente che vive in valli impervie, sperdute tra i monti Appalachi, scortata dalla sua fedele mula Giunia, dal carattere un po’ scontroso, protagonista comprimaria nel romanzo.
Bluette ama il suo lavoro, è convinta che possa renderla libera e indipendente. I suoi lettori sono persone umili, semplici, che sopravvivono a stento tra le montagne, ma amano i libri sopra ogni altra cosa, e sono disposti a correre qualche rischio, pur di avere tra le mani i preziosi volumi. Ogni volta che arriva la “signora dei libri”, per loro è una gioia.

Kim Michele Richardson tratteggia diversi personaggi che ruotano attorno alla figura della protagonista.

Suo padre minatore, che per il suo bene le vuole trovare un marito; il dottore convinto di poterla curare; il predicatore malvagio che le dà la caccia; la maestra coi suoi poveri scolari vestiti di stracci e malnutriti; la vecchia cieca, il montanaro burbero e diffidente, le colleghe che la trattano con disprezzo perché Blu, solo per citarne alcuni. Ha una sola amica, Queenie, una ragazza di colore, come lei bibliotecaria itinerante, come lei discriminata per il colore della pelle.
L’antagonista, crudele e meschino si incontra già nei primi capitoli e si fa odiare subito. Purtroppo seguiranno altre sventure a gravare sulla vita non facile della giovane Bluette. I pregiudizi, le vessazioni, le maldicenze, il razzismo peseranno come macigni e la condanneranno a sentirsi sempre una diversa.
Quelli che non riescono a vedere oltre il colore della pelle di una persona sono proprio diversi dentro. Ed è una differenza che brucia. E quando ti guardano vedono sempre una Blu. Nessuna medicina di città può cambiare le piccole menti. Per chi ha quella mentalità, non esiste redenzione per quelli come noi. Kim Michele Richardson, La ragazza blu

La ragazza blu è una storia drammatica, dai risvolti anche tragici.

Farà soffrire il lettore e lo farà riflettere sul comportamento abietto di una società crudele, gretta e meschina che quando ha paura del diverso, trova delle scuse per emarginarlo, discriminarlo, annientarlo.
Riuscirà il potere della conoscenza trasmessa dai libri ad abbattere tutte le barriere e rendere gli uomini tutti uguali? Lascio ai lettori il piacere di scoprilo.
Questo libro è un piccolo gioiellino, svela inediti di cui non conoscevo l’esistenza: il popolo blu; la candela del corteggiamento, che suo padre utilizza per trovarle un pretendente.
Una lettura scorrevole ed emozionante, a tratti molto cruda e drammatica, che fa soffrire, ma al contempo molto coinvolgente. Ne consiglio la lettura a chi ama i libri e le disavventure di donne resilienti e coraggiose, agli amanti delle biografie e dei romanzi dal sapore d’altri tempi.

La ragazza blu

di Kim Michele Richardson
Libreria Pienogiorno
Romanzo storico
ISBN 979-1280229731
Cartaceo 18,90€
Ebook 9,90€

Sinossi

Nei giorni più difficili, cerca conforto nel suo cuscino come da una carezza. Ne ha ricavato la federa dal vestito che sua madre le aveva cucito quando era bambina. Diceva che il blu della stoffa avrebbe fatto sembrare la sua pelle più bianca; un po’ meno colorata, almeno.
Con sua madre tutto sembrava più leggero, anche gli sguardi feroci della gente, anche l’isolamento in cui la sua famiglia deve vivere a causa di una rara alterazione genetica che rende l’epidermide di un blu cielo, pronto a scurirsi a ogni emozione. Ma Cussy, detta Bluette, non ha ereditato dai suoi avi solo il suo colore. Sa leggere, cosa rara su quei monti negli anni Trenta della Grande Depressione, e ancor più per una donna. È orgogliosa, determinata, e curiosa di imparare ogni cosa. Per questo è stata subito entusiasta di aderire all’innovativo progetto che Eleanor Roosevelt ha istituito per diffondere la lettura. A dorso di un mulo, il suo compito è portare libri e giornali nelle zone più remote e disagiate. Non solo un impiego, di più: una missione, perché per molti quelli sono gli unici spiragli di luce in una vita di lotta e sopraffazione. Nonostante crudeli pregiudizi, nonostante suo padre, che pure la ama profondamente, per proteggerla cerchi di affibbiarle un marito qualsiasi, nonostante il fanatico predicatore Frazier le dia la caccia per purificarla a forza dal suo peccato blu, Cussy non smette di bramare e difendere la libertà che la cultura e il suo lavoro le danno. E nemmeno di combattere per il suo riscatto, la sua indipendenza, il vero amore che sente di meritare.



Silvia Pattarini

Leggi >
Recensione: Nelle sue ossa, di Maria Elisa Gualandris

Recensione: Nelle sue ossa, di Maria Elisa Gualandris

Recensione: Nelle sue ossa, di Maria Elisa Gualandris

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Nelle sue ossa di Maria Elisa Gualandris (Bookabook). Precariato, femminicidio e violenza di genere in un giallo ambientato sulle rive del lago Maggiore.

Nelle sue ossa è il romanzo d’esordio di Maria Elisa Gualandris, promettente autrice che non conoscevo.
La vicenda si svolge ai giorni nostri sulle rive del Lago Maggiore, territorio suggestivo e pieno di fascino, custode di antichi segreti.
La protagonista, Benedetta Allegri, per gli amici Benny, 35 anni, è reporter freelance di un giornale on line, alle prese con la condizione di lavoro precario e una situazione sentimentale abitudinaria.

In una villa sul lago vengono ritrovati dei resti umani. Risultano appartenere a una donna.

Benny inizia un’indagine destinata a riportare a galla una verità scomoda, che negli anni in paese, quasi tutti avevano dimenticato.
Aiutata dal commissario Giuliani, non demorde, è decisa a scoprire il mistero e fare giustizia per la povera ragazza, nonostante le reticenze di avvocati omertosi e compaesani diffidenti.
Solo nei libri gialli i magistrati sono generosi nel divulgare informazioni. O forse in procure più grandi. Qui di sicuro no. I giornalisti vengono visti come la peste, salvo quando c’è bisogno di far sapere al mondo una notizia che faccia comodo, ovviamente.
Maria Elisa Gualandris, Nelle sue ossa

Chi è questa ragazza, chi l’ha uccisa e perché ha nascosto il cadavere nella cantina di Villa Camelia?
Domande a cui si troverà risposta un po’ alla volta, scorrendo pagina dopo pagina, facendo un salto temporale indietro nel tempo di una quarantina d’anni, mentre la vicenda intricata si dipana e il lettore ha ampio spazio per immedesimarsi nel contesto e nei sentimenti dei protagonisti.

Ho trovato la scrittura di Maria Elisa Gualandris scorrevole e godibile, è riuscita a creare una bella atmosfera, in cui non mancano scene di suspense, mistero e intrighi; insomma tutti i crismi del giallo.

I protagonisti sono ben caratterizzati e credibili, tant’è che la lettura non risulta mai ridondante e si legge volentieri fino all’ultima pagina, desiderosi di scoprire l’assassino.
Maria Elisa Gualandris è riuscita a realizzare un bel pretesto letterario per affrontare argomenti, purtroppo, sempre d’attualità: precariato, femminicidio e violenza di genere. Per questo motivo non mi limito a consigliarlo solo agli amanti del genere giallo e thriller, ma anche a quanti amano il giornalismo d’indagine, le storie vere e d’attualità.


Nelle sue ossa

di Maria Elisa Gualandris
Bookabook
Giallo | Thriller
ISBN 978-8833234069
cartaceo 15,00€
ebook 6,99€

Sinossi

Durante un restauro, nella cantina di una villa sul lago vengono trovate ossa umane. Sono lì da almeno quarant'anni e nessuno ha idea di chi possano essere. La giornalista Benedetta Allegri si imbatte nella vicenda e spera che possa essere l'occasione per rilanciare la sua carriera precaria. Aiutata dall'affascinante commissario Giuliani, scopre che le ossa sono di Giulia Ferrari, una studentessa scomparsa nel 1978 che nessuno ha mai veramente cercato. La procura ha fretta di archiviare il caso e cerca di far ricadere la colpa su quello che all'epoca era il fidanzato della ragazza. Benedetta, però, intuisce che la sua tranquilla cittadina di provincia nasconde molti segreti ed è pronta a tutto pur di giungere alla verità e ottenere giustizia per Giulia.


Silvia Pattarini
Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page