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Il 9 novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino: 5 libri raccontano la fine di un'epoca

Il 9 novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino: 5 libri raccontano la fine di un'epoca

Il 9 novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino: 5 libri raccontano la fine di un'epoca

Professione lettore Di Davide Dotto. 9/11/1989, Berlino: la caduta del muro, «una notte storica per i berlinesi e per il mondo intero». Cinque libri per raccontare la fine di un'epoca.

La bidella ritornava dalla scuola un po' più presto per aiutarmi
"Ti vedo stanca
Hai le borse sotto gli occhi
Come ti trovi a Berlino Est?"
Alexander Platz di F. Battiato (1982)
«Duecento anni fa Nicolas François Blanchard sorvolò la città in aerostato.»
«L'hanno fatto di recente anche i fuggiaschi.»
Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders (1987)

Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino.

Capire cosa stesse succedendo significa fare i conti con i precedenti quarant’anni, l’inizio e la fine della Guerra Fredda, la glasnost e la perestrojka di Gorbacev.
La fine di un'epoca fu in apparenza senz’avviso; nemmeno un mese prima si festeggiava il quarantennale della DDR, ma già allora, a voler osservare, i segnali c’erano tutti.
Non è facile raccontare gli eventi nel momento stesso in cui si presentano, si oscilla tra testimonianza, romanzo, cronaca destinata a divenire storia. L’inchiesta giornalistica – nei limiti del possibile – assicura la distanza e l’oggettività che serve. A distanza di tempo (di anni, di decenni) si approfondiscono le questioni e lo sguardo, tuttavia si rischia, come osserva Giulietto Chiesa, di confrontarsi – in questo caso a decadi di distanza, con dati e informazioni difficili da reperire, o andati irrimediabilmente perduti.
Chi ha costruito il muro di Berlino? di Giulietto Chiesa

Chi ha costruito il muro di Berlino?

di Giulietto Chiesa
Uno Editori
Saggio storico
ISBN 978-8833800516
cartaceo 11,81€

La vita era dura anche per coloro che «credevano nella Germania dell’Est come alternativa all’Occidente», e partecipavano della comune diffidenza verso una società di tipo capitalistico.

Quei giorni a Berlino di Lilli Gruber e Paolo Borella (1990), per esempio, narra gli eventi nel momento in cui si compiono. Il muro è ancora in piedi, «un serpentone alto tre metri, oggi pressoché ricoperto di murales, scritte multicolori… un mostro lungo 167 chilometri» con più di trecento torri di sorveglianza.
Nel 2003 Anna Funder, C’era una volta la DDR, raccoglie le storie di gente comune, facendo emergere nella Deutsche Demokratische Republik il fenomeno degli inoffizielle Mitarbeiter (collaboratori non ufficiali del regime cui fece parte sporadicamente la scrittrice Christa Wolf). Senza appartenere alla Stasi (apparato del Ministerium für Staatssicherheit), riferivano di chiunque, amici, vicini, parenti.
Gli stessi insegnanti – racconta Ezio Mauro – spingevano i bambini a disegnare in classe i loghi dei canali televisivi seguiti dai genitori per punire chi guardava programmi occidentali.
Vi era una tale capillarità nella delazione che non vi era cittadino della DDR privo di un fascicolo che lo riguardasse e scavasse a fondo nella sua vita privata.
Per averne solo un’idea, basta ricordare il film Le vite degli altri (2006) della regia di Florian Henckel von Donnersmarck.
La vita era dura anche per coloro che «credevano nella Germania dell’Est come alternativa all’Occidente», e partecipavano della comune diffidenza verso una società di tipo capitalistico.
Anime prigioniere Cronache dal muro di Berlino di Ezio Mauro

Anime prigioniere
Cronache dal muro di Berlino

di Ezio Mauro
Feltrinelli
Saggio storico
ISBN 978-8807070501
cartaceo 9,35€
ebook 9,99€

«Una notte storica per i berlinesi e per il mondo intero». Cosa accadde la notte del 9 novembre 1989?

Nell’autunno del 1989 si sgretolano le strutture della Germania dell’Est, insieme alla sua polizia segreta.
Giocano a sfavore tutta una serie di fattori, tra i quali un deficit enorme, l’assenza endemica di manodopera qualificata, ma soprattutto la neutralità del blocco sovietico.
Non fu assaltato nessun Palazzo d’Inverno, a Berlino almeno, però divampò in quella parte d'Europa un fuoco fuori da ogni controllo.
È l’inizio di un processo articolato, drammatico e controverso che parte da lontano. I singoli episodi, tutt'altro che indolori, sono strettamente connessi. La rivoluzione romena, l’indipendenza di Cecenia, Lituania, Estonia, Armenia, Ucraina, Moldavia, il colpo di stato nell'Unione Sovietica (il putsch di agosto), e in seguito la guerra nella ex Jugoslavia, raccontano eventi all'interno della medesima cornice. Utili a riguardo i saggi raccolti nel volume 1989, il crollo del muro di Berlino e la nascita della nuova Europa, a cura di Antonio Carioti e Paolo Rastelli.
1989 Il crollo del muro di Berlino e la nascita della nuova Europa A cura di Antonio Carioti e Paolo Rastelli

1989
Il crollo del muro di Berlino e la nascita della nuova Europa

A cura di Antonio Carioti e Paolo Rastelli
Corriere della Sera
Saggio storico
ASIN B06XP46RVY
Fuori catalogo, disponibile usato 22,00€

Non mancavano avvisaglie. 

Le manifestazioni popolari, ancorché pacifiche, erano l’epilogo di «una ribellione individuale, sorda e silenziosa, maturata in segreto, nata dall'oppressione, organizzata nell'ossessione, decisa nell'angoscia» (Ezio Mauro). Essa si manifestava in fughe al limite, fortunose, ingegnose e disperate. «Gorbaciov, salvaci!» si gridava ad Alexander Platz:
Nella DDR non c'era mai stata dissidenza organizzata, ma solo testimonianze individuali, anche per il controllo soffocante della Stasi.
Ezio Mauro, Anime prigioniere. Cronache dal muro di Berlino
I regimi dell'Est si stavano trasformando in qualcosa di diverso e non godevano di buona salute. Per evitare si sbriciolasse il meccanismo che teneva sotto controllo autentiche polveriere, tentarono di cambiare volto. L'obiettivo era quello di continuare a esistere, non dissolversi. La DDR, trovandosi tra l'incudine e il martello, era meno disposta a seguire la via della distensione e ad aprirsi alle riforme. Anzi, resisteva isolata censurando le aperture provenienti da Mosca.
L’esperimento socialista applicato alla Germania dell’Est non era all'altezza di aspettative e promesse, non si credeva alla vittoria (anacronistica) sul sistema capitalistico, né che si sarebbe superato in benessere il rivale occidentale. Vi era un costante esodo di cittadini tedeschi dell’Est (veri e propri profughi interni all’Europa) che, in cerca di condizioni di vita migliori, raggiungevano l’Ovest espatriando attraverso le frontiere aperte di Cecoslovacchia e Ungheria.

Smorzatosi il conflitto ideologico, l'alternativa non era seguire un modello comunista o capitalistico, ma vivere o non vivere in uno Stato di diritto.

Nelle piazze si domandavano cose che daremmo per scontato: la libertà di stampa, elezioni democratiche. L'apertura della porta di Brandeburgo e l’abbattimento del muro erano la summa di queste istanze, non ultima quella di uscire dalla fragilità di chi non aveva possibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni, né averne o maturarle.
I tedeschi dell’Est desideravano condividere la ricchezza dei cugini dell’Ovest, andare in vacanza, godere di beni di consumo fuori dalla propria portata, colmare la distanza creatasi, in poche generazioni, tra chi era nato e vissuto al di qua o al di là della cortina di ferro, con o senza il muro.
Ci sono voluti solo quarant’anni per creare due tipi di tedeschi completamente diversi, e ci vorrà un bel pezzo prima che la differenza scompaia.
Anna Funder, C’era una volta la DDR
C’era una volta la DDR Stasiland di Anne Funder

C’era una volta la DDR
Stasiland

di Anna Funder
Feltrinelli
Saggio storico
ISBN 978-8807884993
cartaceo 8,50€
ebook 2,99€

Il muro, un anacronismo ingombrante nel cuore dell'Europa, «un confine tra Germania e Germania»cadde la notte del 9 novembre 1989 per una parola di troppo di Günter Schabowski - portavoce del governo - durante una conferenza stampa. 

Gli sfuggì che da quel momento cadevano frontiere e restrizioni per l'espatrio, dando la definitiva picconata al sistema. I disordini conseguenti rischiarono di essere ingestibili: dal Cremlino non sarebbero accorsi rinforzi e nessuno si prese la responsabilità (se non in maniera assai blanda) di intervenire contro cose ormai fatte.
I passi successivi erano un percorso in salita per niente scontato:
  1. la riunificazione (tecnicamente un'annessione) sotto il cancellierato di Helmut Kohl; 
  2. il trattato di Maastricht che avrebbe proiettato l'Europa verso la moneta unica.

All’inizio si riteneva che la DDR avrebbe comunque – non si sapeva in che modo – continuato a esistere. La sua fine, nell’immediato, colse di sorpresa mezzo mondo. 

Veniva meno una realtà contestata alla quale ci si era abituati. Lasciò costernati e disorientati i dissidenti, la Comunità Europea, gli Stati Uniti per gli inediti scenari.
Vi erano le perplessità di un George Bush senior, le resistenze di una Margareth Thatcher, le ansie di un Mitterrand. Giulio Andreotti, parafrasando Mauriac, pare abbia detto: «Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due».
Considerando le dinamiche della Storia, e ciò che vi era in gioco, non è facile distribuire torti e ragioni, o fare un bilancio della lezione appresa. Se l’esperienza comunista si era incamminata in un percorso senza ritorno, il sistema capitalistico soffre una gravissima crisi per una sorta di pensiero unico, solo declinato in modo diverso, molto simile agli scenari del Mondo nuovo di Aldous Huxley (libro pubblicato nel 1932).

Da tempo «il materialismo puro e brutale del consumismo» mostra più di una crepa.

Si è convertito a una feroce competizione, alla legge del più forte erigendo nuovi muri (questi ultimi illustrati da Piero S. Graglia, Il muro).
Il muro Berlino 1989-2019 di Piero S. Graglia

Il muro
Berlino 1989-2019

di Piero S. Graglia
People
Saggio storico
ISBN 978-8832089257
cartaceo 11,90€
ebook 5,99€
Giulietto Chiesa (Chi ha costruito il muro?) va oltre e chiude il cerchio: sottolinea come sia stata l'America stessa l'artefice dell'edificazione del muro di Berlino avendo messo alle strette l'Unione Sovietica di Stalin e di Kruscev. Ha investito nella Repubblica Federale Tedesca creando un dislivello delle rispettive economie alimentando un meccanismo perverso: se un marco dell' ovest valeva quattro, cinque volte quello dell'Est, era naturale convenisse lavorare dove si guadagnava di più e acquistare viveri e beni dove costavano meno. Esaminando ciò che stava e sta dietro il muro, l'autore offre una particolare visione del presente, e come consolidate categorie siano fuorvianti se eventi (noti o non più noti) e reciproche responsabilità non siano ricollocati e riconsiderati a ragion veduta.




Credits: © ente-del-turismo | CC BY-NC 4.0

Davide Dotto
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Rileggendo Madame Bovary di Gustave Flaubert

Rileggendo Madame Bovary di Gustave Flaubert

Rileggendo Madame Bovary di Gustave Flaubert

Professione lettore Di Davide Dotto. Rileggendo Madame Bovary di Gustave Flaubert, pubblicato per la prima volta nel 1856. Il capolavoro della letteratura francese in cui l’indole dei personaggi conduce e fatalmente sorregge il racconto.

Tra brani antologici, articoli, libri, riproduzioni cinematografiche, i protagonisti di Madame Bovary tornano spesso.
Nel rileggere il romanzo di Gustave Flaubert, si ritrova una storia che riteniamo – forse a torto – metabolizzata e acquisita. Tuttavia non è raro imbattersi in qualcosa di nuovo, per esempio in una parola che ricorre piuttosto spesso, e che assume diverse sfumature: fatalità. Essa si fonde con le scelte dei vari personaggi.
Emma acconsente a sposare Charles perché così può allontanarsi dalla casa paterna. Charles chiede in moglie Emma per porre fine alla recente vedovanza.

Si tratta di scelte che potevano non avvenire, solo che in quel determinato contesto, non sembra che le cose potessero andare diversamente.

Charles è responsabile dei malesseri di Emma più per quello che è e rappresenta che per ciò che fa, dice o vuole. Emma lo detesta per il modo di portare il cappello (calcato sulle sopracciglia), per le labbra tremolanti che aggiungono al viso qualcosa di stupido.
Pure la Anna Karenina di Tolstoj, a far mente locale, è infastidita dal modo di portare il cappello di Aleksej Karenin (di cui le orecchie sorreggono le falde).
Se è l’indole dei personaggi a condurre e sorreggere il racconto una volta avviato, si può ben parlare di fatalità.
Madame Bovary di Gustave Flaubert

Madame Bovary

di Gustave Flaubert
Feltrinelli
Narrativa
ISBN 978-8807900983
Cartaceo 9,50€
Ebook 1,99€
Leggi online gratis o Scarica PDF Pubblico Dominio

Emma si sente un’eletta.

Dà per scontato di consacrarsi al lieto fine, libera dai lacci della monotonia campestre o conventuale.
Solo in seguito impara (a sue spese) che la felicità che intende perseguire è una cosa mostruosa. Ma anche qui la sorprendiamo in attesa, nell’esito incerto delle sue traversie, di qualcosa di che giunga magicamente a toglierla dagli impicci: «E poi chi sa, quando meno te l'aspetti, potrebbe accadere un fatto straordinario, no? Poteva anche morire Lhereux…»
La lettera d’addio che Rodolphe verga di propria mano per liberarsi di lei, ricorre a questo vocabolo per autoassolversi: «È stata colpa mia? Accusi soltanto la fatalità».

"Fatalità" viene utilizzato da Charles Bovary più volte, con un’accezione simile e volta a discolpare se stesso, Emma e persino Rodolphe.

Nel suo caso, tuttavia, le implicazioni sono assai più drammatiche. Charles si discolpa per l’esito catastrofico dell’operazione compiuta al fine di correggere il piede equino di Hippolyte, lo stalliere dell’albergo di Yonville. Difende Emma da qualsiasi biasimo e rifiuta, fino all’ultimo, di muoverle il minimo rimprovero. Giustifica Rodolphe che non esita a considerare la sua bonarietà comica e vile.
Saremmo liberi di aderire al verdetto emesso da Charles Bovary se non contrastasse con quello di Flaubert. A ben vedere, il suo impeto a perdonare tutti, incolpando una presenza impersonale superiore, non collima con il giudizio del narratore. Il quale è lungi dall’assolverlo dell’amputazione della gamba del povero Hippolyte, né sembra intenzionato a prosciogliere Emma da ogni responsabilità. Se scusa qualcuno, ciò avviene nel corso del drammatico incontro tra Emma e Rodolphe: qui il narratore prende le difese di quest’ultimo precisando in tutta fretta che non mentiva nel dichiarare di non possedere gli ottomila franchi che l’avrebbero salvata dalle grinfie del merciaio Lhereux (o chi per esso).

Madame Bovary è pieno di interventi del narratore (se non di Gustave Flaubert stesso) che emendano le opinioni espresse dai suoi personaggi.

Un esempio. La suocera, che molto avrà da ridire su Emma, la trova raffinata. Il marchese di Andervilliers la considera graziosa e tutt’altro che contadina. Il farmacista Homais non è da meno: la ritiene una donna di grandi qualità che non avrebbe sfigurato in una sottoprefettura.
Di altro registro Rodolphe: «Com'è carina questa moglie del dottore, bei denti, occhi neri, piedino civettuolo…»
Se, come si dice, le borghesi ammirano la sua economia, i clienti la sua gentilezza, i poveri la sua carità, il narratore si affretta a precisare che il suo cuore era colmo di bramosia e di odio.
Emma, solo Emma è causa delle proprie traversie. È responsabile nella misura in cui si lascia abbindolare dalla peggiore letteratura dell’epoca, imbevendosi di romanzi dozzinali che parlano d’amore, di foreste cupe, cuori infranti, giovani forti come leoni, dolci come agnelli, corrompendo così la facoltà di giudizio non più affidabile. Quando si legherà a Léon o a Rodolphe interpreterà una parte, reciterà battute di un canovaccio mandato a memoria.
Di Rodolphe dirà: tu sei il mio re, il mio idolo, tu sei bello, tu sei buono, tu sei intelligente, tu sei forte. Neanche fosse, quello che leggiamo, un romanzo d’appendice.

La voce narrante ha da ridire un po’ su tutti.

Di Léon afferma che, se si è astenuto dagli eccessi, l’ha fatto per pusillanimità oltre che per delicatezza. Di Hippolyte dice che gira intorno gli occhi stupidamente, o ridacchia stoltamente a chi cerca di circuirlo per convincerlo della bontà dell’operazione al piede. La figura di Homais assume tratti ridicoli e pedanteschi.
Non mancano apprezzamenti nei riguardi di Charles Bovary: il suocero riconosce che è un brav’uomo anche se per Emma non rappresenta un gran partito; ha un buon aspetto, una discreta reputazione ed è ben voluto; Emma alla fine ammetterà la sua superiorità, ne avrà addirittura paura. Rimangono in piedi tutti i suoi difetti: è stato un bambino viziato e lento di comprendonio, nonché ottuso; la sua conversazione è piatta come un marciapiede e non ha un briciolo di ambizione. Non ci sono gli elementi perché possa divenire un luminare come il dottor Canivait – ed è vano illudersi, sarà capace di mettere al repentaglio la reputazione di ufficiale sanitario.
È nonostante questo che le sue qualità emergono: difende la prima moglie contro i genitori; lo vediamo in collera, alla morte di Emma, verso chi ha abbia da ridire sulle spese del funerale.

La fotografia che fa Dacia Maraini di Charles Bovary gli rende giustizia.

Rozzo, goffo e pigro, si direbbe persino scemo, in realtà si mostra capace di ciò che nessuno dei personaggi flaubertiani sa fare: amare con dedizione materna, con tenerezza protettiva, con generosità infinita, la persona che ha scelto di amare. Dacia Maraini, Cercando Emma. Gustave Flaubert e la signora Bovary: indagini attorno a un romanzo
Probabilmente fa di più. Muove accuse precise contro il narratore stesso. In fondo è lui (e nessun altro) che si nasconde dietro la fatalità.


Davide Dotto
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Rileggendo Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello

Rileggendo Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello

Rileggendo Il fu Mattia Pascal, di Luigi Pirandello

Professione lettore Di Davide Dotto. Rileggendo Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, pubblicato per la prima volta nel 1904. Le vicissitudini di chi, creduto suicida dai suoi familiari, reinventa un nuovo se stesso, artefice del proprio destino. Libero in tutto, si accorgerà di aver inseguito un’illusione.

Il Fu Mattia Pascal (1904), primo del suo genere, è un romanzo novecentesco. In esso spicca un nuovo protagonista, lo scioperato, «uno che la vita se la sa godere spendendo senza misura».
Si tratta di una figura che, qualunque scelta intraprenda, non assurgerà mai alla grandezza. A impedirlo sono le situazioni paradossali, grottesche, che alimentano un registro da opera buffa, se non le fattezze medesime. Mattia Pascal ha una «faccia placida e stizzosa con grossi occhiali rotondi che indossa per raddrizzare un occhio che guardava altrove».
A fianco emerge una concezione del mondo che, come spiega Romano Luperini (Pirandello, Laterza 1999), non è il puro prodotto di speculazioni filosofiche. Essa rappresenta a pieno titolo il secolo appena iniziato, epilogo dell'esperienza risorgimentale. Da quest'ultima, anzi, deriva in massima parte la crisi di identità diffusa dei personaggi di Pirandello. Ovunque si vada, qualunque cosa si faccia, non sono d'aiuto il progresso, lo studio, né l'attività artistica.

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello narra le vicissitudini di chi, creduto suicida dai suoi familiari, reinventa un nuovo se stesso.

Artefice del suo destino, comincia un’esistenza altrove. Sulle prime vorrebbe (e dovrebbe) mandare un telegramma al fine di smentire la notizia uscita sul giornale.
Libero in tutto, si accorgerà di aver inseguito un’illusione. La sfida davanti alla quale si trova non è cosa da poco: «Chi sono io ora? Bisogna che ci pensi» (cap. VII). E in seguito: «Chi sono io, cosa rappresento in questa casa?» (cap. IX).
Mattia Pascal indosserà i panni di Adriano Meis. Di costui immagina la storia, la riempie di personaggi nati dall'assemblaggio di tipi e di ritratti differenti. Ciò non significa raccontare panzane col rischio di venire smascherato? Questa l’altra faccia della medaglia, l’inconveniente della sua fortuna: non gli riuscirà di consolidare l’identità sostituta, per una serie di problemi pratici.
Impacciato nel confidarsi, è impedita qualsiasi intimità e amicizia, non può nemmeno tenere un cane (cap. XI).
Se subisce un torto, non può ricorrere all’autorità e far valere le proprie ragioni. Privo di legge, di un nome, e infine di una famiglia e di un patrimonio, è incapace di difendersi contro un’aggressione o un truffatore. Né può ottenere soddisfazione in duello (cap. XVI).
Può tradirsi ogni momento, qualora intervengano coincidenze diaboliche: imbattersi nello spagnolo visto a Montecarlo quando ancora si chiamava Mattia Pascal; incontrare un parente di Adriano Meis (e lui non è che colui che ha detto o inventato di essere).
Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello

Il fu Mattia Pascal


di Luigi Pirandello
Edizioni Theoria
Narrativa
ISBN 978-8867582310
cartaceo 4,00€
Ebook 0,49€

È in conflitto con se stesso prima che col mondo esterno.

Per non farsi riconoscere da chicchessia si rade la barba e ritrova il suo odioso mento, piccolissimo (cap. VIII). Oltre il mento c’è quel suo occhio che decide di operare, facendo a meno degli altrettanto detestati occhiali colorati, concedendosi, di nuovo, un paio di baffi e la barba. (cap. VIII e XI)
Lascia altre tracce di sé. Non possiede più l’anello nuziale, tuttavia l'abitudine di stropicciarsi l'anulare indica sia stato sposato.
E dire che poteva cavarsela. All'epoca mancavano banche dati da incrociare e non sarebbe stato un problema mantenere l'identità di Mattia Pascal (avendo cura di non imbattersi in facce conosciute). Una situazione, insomma, non molto diversa quando, rientrato a Miragno, il suo paese, decide di non far valere i suoi diritti, se proprio non l’avessero costretto (cap. XVIII).

Alla fine è un’ombra d’uomo, è la prima maschera nuda, vivo per la morte, ma morto per la vita (cap. XV).

Ebbene sì. Torna, ma non è più Mattia Pascal. Il suicida che riposa nella tomba gli ha sottratto il nome. Non è nemmeno Adriano Meis. È il fu Mattia Pascal. Non può fregiarsi delle insegne di Ulisse, né riappropriarsi di quel che gli appartiene: «Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici» (cap. XVII).La sua storia è piuttosto grottesca, tanto da poterne ricavare un libro.
Non mi par più tempo, questo, di scriver libri, neppure per ischerzo. Luigi Pirandello
Alla fine si risolve a raccontare le sue avventure, che di questo si tratta. Lo scopo è dimostrare una tesi, riapparire al mondo dal quale (si) è escluso. Soprattutto a causa di un sogno proibito: quello di ricominciare da capo, tirando una linea su quello che è o ha creduto di essere.
A proposito di scrittura, prendono vita personaggi indimenticabili, i cui ritratti sono degni di una mostra. Nell'ordine appaiono Pinzone, il precettore, il Malagna, l'amministratore disonesto, Guendalina, la prima moglie di lui, e poi Oliva, Romilda, il signor Romitelli, il bibliotecario che Mattia dovrebbe sostituire. Per non parlare di Marianna Dondi, la Vedova Pescatore: «Aveva tutta l'aria di una strega, ma la figliola, ci avrei giurato, era onesta».

Il romanzo intero è intessuto di vere e proprie novelle.

Tanto che non a sproposito gli giunge l'invito - per il tono - di leggerne qualcuna del Boccaccio (cap. III).
A volte tutto sta nel riuscire a dire le cose giuste nel momento giusto.
Potremmo chiederci, per esempio, quale sarebbe stata la sorte e il significato del romanzo se l'avesse scritto qualcun altro, o fosse circolato cinquant'anni prima, o cinquant'anni dopo, in Italia o altrove. Fino a un certo punto sembrano domande peregrine.
Si tratta, in fondo, di un racconto in parte già uscito dalla penna di Collodi, dove Mattia Pascal/Pinocchio si allontana dal suo ambiente, dimorando nella Montecarlo/Paese dei Balocchi, fino al ritorno in seno alla sua famiglia. Il risultato non può apparire così simile e così diverso. In entrambi i casi vi è il riconoscimento che gli affetti, il mondo da cui si è fuggiti, sono l’unico luogo nel quale trovare e ricevere protezione. A cambiare è lo spirito con il quale si perviene a tale conclusione: di sollievo e gratitudine per essere uscito indenne da un bel po' di avventure rocambolesche (Pinocchio), di amarezza e rassegnazione per chi non vede e non trova vie d’uscita alla propria condizione (il fu Mattia Pascal).


Davide Dotto
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Ragazze coraggiose: 3 libri per giovani lettori

Ragazze coraggiose: 3 libri per giovani lettori

Ragazze coraggiose: 3 libri per giovani lettori

Professione lettore Di Stefania Bergo. Tre libri per giovani lettori che parlano di ragazze coraggiose che sfidano la società maschilista e le dittature.

Tre romanzi brevi, intorno alle 150 pagine, pensati per giovani lettori ma ugualmente consigliati anche a quelli più maturi.
I libri per ragazzi sono spesso intrisi di messaggi positivi, raccontano storie che vedono dei loro coetanei come protagonisti. Spesso si tratta di ragazze. Ragazze coraggiose che sfidano la società maschilista o le dittature storiche, che si levano in difesa dei diritti umani combattendo un sistema che le vorrebbe colpevolizzare e ridurre al silenzio.

Siamo cattive di Stefania Gatti (Il battello a vapore, Piemme).

Siamo cattive è un romanzo per giovani lettori, indicato dagli 11 anni in su. La protagonista, Ophelia, è inventata, ma il libro racconta una realtà scomparsa purtroppo solo alle porte del secondo millennio, quella delle Magdalene Laundries: istituti femminili che fungevano da lavanderie industriali per alberghi e ospedali, nati in Inghilterra e Irlanda all'inizio del XIX secolo. Erano a tutti gli effetti degli istituti correttivi, per ragazze orfane o di "condotta immorale", dal momento che le condizioni di vita erano scadenti, veniva spesso usata violenza o coercizione e le ragazze – per lo più adolescenti – non venivano retribuite. Come accadeva spesso nei manicomi femminili, anche nelle Magdalene venivano rinchiuse ragazze ritenute "peccatrici" dalla società, spesso vittima di abusi ma giudicate "seduttrici", quindi colpevoli, come accade a Ophelia.
Stefania Gatti racconta di una di loro: un'adolescente amante dei libri mandata dalla sua famiglia in quello che lei credeva essere un collegio. Ma è come se parlasse di ognuna di quelle lavandaie: una storia di abusi e violazione dei diritti umani, in cui si fa attenzione a far sentire le donne sbagliate e colpevoli anche quando sono vittime, come troppo spesso accade. 

Siamo cattive

di Stefania Gatti
Il battello a vapore, Piemme
Narrativa 11+
ISBN 978-8856682526
ebook 6,99€
cartaceo 15,20€

Sinossi

La vita di Ophelia sembra uscire da una fiaba nera: sua mamma è appena morta e il padre si è risposato con una matrigna cattiva che le impedisce di andare a scuola per farla lavorare. Ophelia ama i libri e cerca di ribellarsi, ma quando litiga con uno degli amatissimi figli della matrigna viene spedita in un collegio oscuro, popolato da tante altre "ragazze cattive" come lei, da cui - giorno dopo giorno - sembra sempre più difficile fuggire. Tra Barbablù e Il racconto dell'ancella , un romanzo dalle tinte fosche che affonda le radici in una storia vera ed è pervaso da un esplicito afflato femminista.


La ragazza con lo zaino verde di Elisa Castiglioni (Il castoro).

La protagonista è Alida, 14 anni, fiera di essere una Giovane Italiana, fiduciosa nelle capacità del Duce, intrisa di ideologia fascista fin da piccola, proprio per l'investimento fatto dal partito nella "educazione" delle giovani menti. Ma Alida ha anche una testa pensante, ha il senso critico di discernere il giusto dallo sbagliato. E quando la sua amica Miriam non solo deve lasciare la scuola ma anche il paese e fuggire in Svizzera, realizza l'ingiustizia delle leggi razziali – «Mai avrei pensato che quelle leggi avrebbero riguardato una mia amica. Che avrebbero toccato me, la mia vita.»
La sua consapevolezza matura lentamente, mettendo insieme tanti piccoli dettagli che irritano la sua coscienza. Il brodo in cui è stata marinata – «Pensi come ti hanno detto di pensare» – le è talmente penetrato sotto pelle che all'inizio si sente una traditrice della Patria, ma poi la divisa comincia ad andarle stretta. Il risveglio dal sogno di un futuro migliore grazie a Mussolini si sgretola mano a mano che intravede la verità. E realizza che sono proprio paura e ignoranza a rendere il fascismo così seduttivo. Che probabilmente anche lei, come molte sue amiche, non avrebbe mai visto oltre se il fascismo non avesse leso la sua famiglia.
Questo libro, consigliato non solo ai giovani lettori cui è destinato, mette a fuoco il nocciolo della questione: i motti e gli abili oratori «avvelenano il cervello» e finché il problema non ci tocca personalmente nemmeno ci rendiamo conto che lo sia, perché «le parole del fascismo nutrono il lato oscuro del cuore». Ed ecco che l'amore e l'empatia per il prossimo, diventano il vero atto di ribellione, dandoci il coraggio e la determinazione di cambiare.

La ragazza con lo zaino verde

di Elisa Castiglioni
Il castoro
Narrativa 11+
ISBN 978-8869667770
ebook 9,49€
cartaceo 12,82€

Sinossi

Ispirato a una storia vera, un romanzo per ragazzi che ha il coraggio di mostrare il fascino pericoloso della dittatura, negli anni che precedettero e prepararono la Resistenza.
Una storia di formazione e di ribellione capace di incrinare l’ordine di un’intera vita, e di amicizie forti come l’acciaio.
1938, provincia di Varese. Alida ha 14 anni: sguardo limpido, spalle dritte, è fiera di essere una Giovane Italiana, l’orgoglio dell’Italia fascista. Il Duce veglia su tutto, e lei si sente serena, tra l’estate in colonia e le manifestazioni del sabato fascista. Finché il suo equilibrio non comincia a incrinarsi. È l’arrivo delle leggi razziali e il grande mondo inizia a minare quello intimo degli affetti e delle amicizie di Alida: è giusto che la sua amica Miriam non possa più frequentare la scuola? Perché la zia Isabella, così critica verso il Duce, è sparita? E cosa nasconde suo padre? Alida trova a poco a poco le risposte, e la vita la chiama a una scelta: si può andare contro tutto ciò che ti hanno sempre insegnato? Con la profondità e la grazia a cui ci ha abituati, Elisa Castiglioni affronta l’epoca più buia della nostra Storia, nel suo romanzo storico più coinvolgente, ricostruendo la vita quotidiana ai tempi del fascismo.


Le bambine non esistono di Ukmina Manoori (Libreria pienogiorno).

Ukmina Manoori affida il racconto della sua vita alla giornalista Stéphanie Lebrun. Una vita in Afghanistan, dove le donne, come in troppi angoli del mondo, non hanno diritti e valgono solo in quanto mogli e madri.
C'è però una tradizione che permette a una donna, prima della pubertà – quando «una linea rossa invalicabile viene tracciata tra l'infanzia e l'età adulta, tra donne e uomini» – di assaporare la libertà, i diritti e le possibilità degli uomini. Le chiamano bacha posh, sono "bambine vestite da maschio", tollerate quando non si ha la benedizione di avere un figlio che possa accompagnare in giro sorelle e madre – meglio permettere a una bambina di passare per maschio, piuttosto che cambiare le tradizioni e permettere alle donne di muoversi liberamente, no? Solo che Ukmina non ci sta a smettere i panni maschili e si rifugia tra i monti per non perdere la sua condizione di "privilegiata" tra le donne. Cresce come un guerriero, ispirandosi a Badgai, anch'essa una mitica bacha posh ribelle. Si distingue combattendo contro i russi invasori a fianco dei mujaheddin e in virtù di questo viene tollerata la sua "finzione".
Le bambine non esistono racconta l'Afghanistan, soprattutto la condizione delle donne. La storia da cui parte è ottima e si presta a diventare un libro intenso, di denuncia, un esempio di coraggio e resilienza. Tuttavia, a mio avviso è un'occasione mancata. Sono cosciente che non sia facile rendere una tale testimonianza, ma la narrazione è asettica, non lascia trasparire alcuna emozione – neppure quando Ukmina realizza uno dei suoi più grandi sogni, una possibilità preclusa a ogni donna. Traspare, invece, lo stile giornalistico di chi narra la storia di altri, la necessità di farlo in poche pagine (circa 150) senza soffermarsi troppo sugli eventi, nemmeno quando ce ne sarebbe bisogno. In compenso, viene ripetuto in modo ossessivo il concetto di "bacha posh", sempre con gli stessi termini, come fosse la prima volta.
Può darsi che il tutto sia voluto, ma resto dell'idea che manchi qualcosa per farne un libro indimenticabile. Rimane una buona lettura.

Le bambine non esistono

di Ukmina Manoori
Libreria Pienogiorno
Narrativa 12+
ISBN 979-1280229373
ebook 7,99€
cartaceo 15,67€

Sinossi

«Il mio cuore è in pezzi per il popolo afgano e per i milioni di ragazze e donne che devono affrontare la terribile realtà di vivere sotto un regime che sin dall’inizio le ha sistematicamente brutalizzate e terrorizzate, deprivandole dei loro diritti».
KHALED HOSSEINI

Nonostante sia cresciuta sui monti afgani al confine con il Pakistan, in una zona molto tradizionalista, Ukmina sin da piccola va in bicicletta, gioca a pallone, si sposta da sola per le commissioni, parla da pari con gli uomini del suo villaggio.
Il motivo per cui può farlo è perché Ukmina non esiste. È un fantasma. Undicesima dopo sette femmine e tre maschi morti in fasce, quando ha compiuto un anno suo padre ha capito che ce l’avrebbe fatta e ha sentenziato: «Tu sarai un maschio, figlia mia». È un’usanza diffusa in Afghanistan, tollerata anche dai mullah: una famiglia senza figli maschi, può crescere una bambina come fosse un bambino. Per salvare l’onore e scongiurare la malasorte sui figli futuri. Malasorte che consiste nell’avere figlie femmine. Vengono chiamate bacha posh, “bambine vestite da maschio”, e sono tantissime. In virtù di un semplice cambio di abiti, Ukmina ha avuto tutta la libertà riservata agli uomini. E ha compreso fino in fondo quale prigionia sia nascere donna nel suo Paese.
Così, al raggiungimento della pubertà, quando l’usanza impone alle bacha posh di mettere il velo, sposarsi e fare figli, Ukmina si ribella. Come potrebbe, di punto in bianco, seppellirsi tra quattro mura e ricevere ordini da un marito? Sa di dover pagare con pezzi della propria anima ogni giorno di libertà, ma sa anche che ne vale la pena. Sa che solo rimanendo uomo, libero e con diritto di parola, può aiutare le donne affinché non debbano nascondersi, sotto un burqa o in abiti maschili, per esistere.



Stefania Bergo

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Festa dei nonni: 5 libri che li vedono protagonisti

Festa dei nonni: 5 libri che li vedono protagonisti

Festa dei nonni: 5 libri che li vedono protagonisti

Professione lettore Di Ornella Nalon. Il 2 ottobre è il giorno in cui si ricordano gli Angeli custodi, per questo motivo è stato scelto come giorno per festeggiare i nonni. Qualche suggerimento letterario per festeggiarli anche attraverso i libri.

La Festa dei Nonni è stata introdotta in Italia solamente di recente, mentre nel resto del mondo è una ricorrenza consolidata da tempo.
La data del 2 di ottobre è stata scelta in quanto, nella tradizione cattolica, è il giorno in cui si ricordano gli Angeli custodi. E cos'altro sono, i nostri cari nonni, se non degli angeli che hanno il compito di amare, viziare e anche, mai come di questi tempi, accudire i propri nipoti? Già, perché il nostro paese, tra quelli europei, ha la più alta percentuale di nonni che si occupano dei nipoti mentre i genitori lavorano. Questo fa di loro un vero patrimonio non solo umano, ma anche sociale ed economico.
Nel fare i miei cari auguri a tutti i nonni d'Italia e del mondo, propongo una piccola carrellata letteraria in cui i protagonisti, per l'appunto, sono i nonni.


Le Nonne

di Doris Lessing
Feltrinelli
Narrativa
ISBN 978-8807884566
Ebook 6,99€
Cataceo 9,50€

Sinossi

Tre racconti, pervasi dall'imprevisto, dal senso sconcertante delle umane possibilità, dalla sensazione da parte dei protagonisti di precipitare nella vita e di esserne, allo stesso tempo, ai margini.
Le nonne: due amiche, che hanno più confidenza tra loro che con i rispettivi mariti, alla loro scomparsa iniziano una relazione ciascuna con il figlio adolescente dell'altra che si protrae per anni. Poi decidono che i due giovani devono farsi una loro vita. I ragazzi si sposano, hanno dei figli ma il rapporto privilegiato continua…
Victoria e gli Staveney: una ragazzina di colore, orfana e povera, ha una breve relazione con un ragazzo ricco, bianco, di famiglia liberale. All'insaputa del giovane, ha una figlia e quando la bambina ha sei anni, non potendo più mantenerla, si mette in contatto con gli Staveney che, felici di accoglierla, si rivolgono a Victoria con un atteggiamento tanto affettuoso e "politicamente corretto" da risultare esilarante e terribile al tempo stesso. La giovane madre capisce che, per offrire a Victoria un futuro migliore, dovrà perderla. Ma ha forse delle alternative?
Un figlio dell'amore: durante la Seconda guerra mondiale un soldato, dopo orribili settimane a bordo di una nave, sbarca a Cape Town per qualche giorno di riposo. Qui ha un breve e appassionato incontro con una giovane del luogo. Per tutta la vita lo accompagnerà la convinzione di aver concepito un figlio e di aver condotto un'esistenza sbagliata: non avrebbe dovuto rientrare in Inghilterra e farsi una famiglia ma restare o tornare in Sudafrica, a fianco di quella donna incontrata casualmente.


Mia nonna saluta e chiede scusa

di Fredrik Backman
Mondadori
Narrativa
ISBN 978-8804665090
Ebook 9,99€
Cataceo 18,50€

Sinossi

Elsa ha sette anni, ma non le riesce granché bene avere sette anni. A scuola dicono che è "molto matura per la sua età" e lei sa che significa "parecchio disturbata per la sua età". Sua nonna ha settantasette anni, e neanche a lei riesce granché bene avere la sua età. Dicono che è "arzilla", ma Elsa sa che vogliono dire "pazza". La nonna è anche il suo miglior amico, il solo, e insieme loro due hanno inventato un mondo alternativo dove non ci sono genitori che si separano, compagni di classe che fanno scherzi cattivi, un luogo dove tutti possono essere diversi e non c'è bisogno di essere normali. Ma un rivolgimento del destino sorprende Elsa lasciandola da sola con una lunga serie di lettere in cui la nonna chiede scusa a molte persone della sua vita. Elsa ha un compito, consegnare ciascuna lettera al suo destinatario. È l'inizio di una grande avventura: lettera dopo lettera, facendo la conoscenza di vicini di casa alcolizzati e vecchietti innamorati e cani isterici, Elsa conoscerà la vera (e sorprendente) vita di sua nonna.
Una storia sul più importante dei diritti umani: il diritto di essere diversi, a tutte le età.


La treccia della nonna

La treccia della nonna

di Alina Bronsky
Keller
Narrativa
ISBN 979-1259520227
Cataceo 15,20€

Sinossi

Margarita Ivanovna è un'ex ballerina di discreta fama, una donna testarda e una matriarca tutta d'un pezzo. Con la sua famiglia, composta dal marito Cingiz e dal nipote Max, ha lasciato la madrepatria Russia per trasferirsi in Germania alla ricerca di una vita migliore. Ma al momento la loro casa è una residenza per rifugiati, dove "Margo" ha dato vita a un personale regime del terrore. Quando non è occupata a inveire contro il sistema scolastico o medico tedesco, contro i dolci locali e gli altri esseri umani con le loro usanze e religioni, cerca di proteggere l'amato nipote dai microbi e dalle influenze del mondo esterno. Con questo gran daffare però è l'ultima ad accorgersi che suo marito si è innamorato di un'altra... Per tutte le famiglie sarebbe l'inizio della fine, ma per Max e i suoi nonni invece è l'inizio di qualcosa di insolito e toccante.
La treccia della nonna è un romanzo su una donna che tenta di trovare il proprio posto in una società che non comprende, su un uomo capace di controllare tutto tranne le proprie emozioni e su un bambino che diventa ragazzo barcamenandosi tra la follia del mondo degli adulti e la scoperta della propria indipendenza.


Il nonno che aggiustava i sogni

di Orlev
Feltrinelli
Narrativa per ragazzi 9+
ISBN 978-8807893575
Ebook 6,99€
Cataceo 8,55€

Sinossi

Michael si trasferisce con i genitori in Israele, la terra d'origine del padre, per poter assistere il nonno anziano. Adattarsi alla nuova casa, alla lingua e ai nuovi compagni di scuola è difficile per il ragazzino, così come è struggente il ricordo dell'America, il solo mondo che lui abbia conosciuto. Una volta giunto a Gerusalemme, però, Michael capisce che quel vecchio burbero, responsabile del loro trasferimento, è in realtà un meraviglioso complice: nella cantina della sua grande casa nasconde un tesoro fatto di preziosi oggetti antichi e di attrezzi incredibili. Non solo: tutti i mercoledì si camuffa ed esce per le vie del quartiere con un affilatoio su ruote, gridando: "Arrotino, arrotino! Forbici e coltelli! Coltelli e forbici", facendo accorrere donne, bambine e bambini curiosi. Il nonno è davvero in grado di riparare qualsiasi cosa! Ma allora sarebbe capace di aggiustare anche i sogni? Michael lo scoprirà quando il nonno lo farà entrare in un suo sogno, offrendogli il più prezioso dei doni: come un apprendista stregone, Michael imparerà a distinguere i confini tra il sogno e la realtà, vivendo insieme al bizzarro vecchietto avventure a volte fantastiche, a volte spaventose: perché ci sono sempre due lati delle cose, uno brutto e uno bello.
Età di lettura: da 9 anni.


La guerra dei nostri nonni
1915-1918: storie di uomini, donne, famiglie

di Aldo Cazzullo
Mondadori
Romanzo storico Ebook 6,99€
Cartaceo 12,35€

Sinossi

La Grande Guerra non ha eroi. I protagonisti non sono re, imperatori, generali. Sono fanti contadini: i nostri nonni. Aldo Cazzullo racconta il conflitto '15-18 sul fronte italiano, alternando storie di uomini e di donne: le storie delle nostre famiglie. Perché la guerra è l'inizio della libertà per le donne, che dimostrano di poter fare le stesse cose degli uomini: lavorare in fabbrica, guidare i tram, laurearsi, insegnare. Le vicende di crocerossine, prostitute, portatrici, spie, inviate di guerra, persino soldatesse in incognito, incrociano quelle di alpini, arditi, prigionieri, poeti in armi, grandi personaggi e altri sconosciuti.
Attraverso lettere, diari di guerra, testimonianze anche inedite, La guerra dei nostri nonniconduce nell'abisso del dolore: i mutilati al volto, di cui si è persa la memoria; le decimazioni di innocenti; l'«esercito dei folli», come il soldato che in manicomio proseguiva all'infinito il suo compito di contare i morti in trincea; le donne friulane e venete violentate dagli invasori; l'istituto degli «orfani dei vivi», dove le mamme andavano di nascosto a vedere i «piccoli tedeschi» che erano pur sempre loro figli.
Ma sia le testimonianze di una sofferenza che oggi non riusciamo neppure a immaginare, sia le tante storie a lieto fine - come quelle raccolte dall'autore su Facebook - restituiscono la stessa idea di fondo: la Grande Guerra fu la prima sfida dell'Italia unita; e fu vinta.
L'Italia poteva essere spazzata via; dimostrò di non essere più «un nome geografico», ma una nazione. Questo non toglie nulla alle gravissime responsabilità - che il libro denuncia con forza - di politici, generali, affaristi, intellettuali, a cominciare da D'Annunzio, che trascinarono il Paese nel grande massacro. Ma può aiutarci a ricordare chi erano i nostri nonni, di quale forza morale furono capaci, e quale patrimonio portiamo dentro di noi.

Ornella Nalon
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Donne a fumetti: femminismo e antirazzismo in 3 graphic novel per giovani lettori

Donne a fumetti: femminismo e antirazzismo in 3 graphic novel per giovani lettori

Donne a fumetti: femminismo e antirazzismo in 3 graphic novel per giovani lettori

Professione lettore Di Stefania Bergo. Giovani donne protagoniste di tre graphic novel, per parlare di femminismo, antirazzismo, sorellanza ed empatia.

Il graphic novel, o romanzo a fumetti, è un canale comunicativo di sicuro effetto e appeal, soprattutto per i giovani lettori. La potenza del tratto grafico e l'intensità del colore riescono a veicolare in modo immediato e suggestivo il messaggio che gli autori vogliono far arrivare oltre le pagine.
La caduta del patriarcato, Fai rumore e Rosa Parks sono tre graphic novel che parlano essenzialmente di giovani donne, delle discriminazioni e dei soprusi cui sono esposte per il semplice fatto di essere femmine. Pongono l'accento sulla società patriarcale e sul femminismo, ma non solo. Parlano di sorellanza, di intersezionalità, di empatia, della necessità di alzarsi – o stare seduti – tutti insieme, uomini e donne, in difesa di diritti negati e violenza troppo spesso tollerata o ignorata. Chiamano all'azione, alla presa di posizione. Stare fermi, anche se dalla parte giusta, non è più sufficiente.

La caduta del patriarcato, di Marta Breen, con le illustrazioni di Jenny Jordahl: la narrazione, a volte umoristica, della lotta delle donne contro l'oppressione.

La prende alla lontana, questa graphic novel, per raccontare la necessità del femminismo e le protagoniste delle lotte, collocando la nascita del patriarcato nell'antica Grecia. Aristotele, Galeno, i filosofi del '700, Darwin, Freud, per non parlare dei predicatori di ogni religione, ma anche scrittori, poeti e artisti, come Baudelaire o Renoir, ad esempio, fino a Woody Allen. Nel corso della Storia alle donne sono sempre state date meno possibilità e meno riconoscimenti rispetto agli uomini, adducendo limiti fisici, caratteriali, attitudinali e psicologici invalicabili. E quelle che sono riuscite a ritagliarsi un posto importante hanno dovuto lottare per conquistarlo, a volte a costo della vita stessa. Streghe, martiri cadute nel nome di quella parità che nemmeno ai giorni nostri è stata raggiunta: la parità di essere libere di fare le nostre scelte senza sottostare al giudizio del volgo, sempre tanto generoso quando si tratta delle donne.

La caduta del patriarcato

La caduta del patriarcato
La storia del sessismo, la lotta e la resistenza delle donne

di Marta Breen e Jenny Jordahl
Einaudi Ragazzi
Graphic novel
ISBN 978-8866567479
cartaceo 13,20€

Sinossi

Un graphic novel perfetto per scoprire la storia del patriarcato e l'importanza delle battaglie femministe. Nel corso della Storia, le femministe sono state derise e perseguitate in tutto il mondo: nel Settecento alcune di loro, tra le più famose, furono decapitate e nell’Ottocento le suffragette finirono in carcere! Ancora oggi, in Paesi come l’Iran e l’Arabia Saudita, le attiviste vengono imprigionate. Le femministe sono state bollate come isteriche, aggressive e poco attraenti. Tuttavia, nelle nuove generazioni emergono costantemente ragazze e donne che portano avanti con orgoglio le loro battaglie. L’autrice Marta Breen e l’illustratrice Jenny Jordahl si sono distinte per aver raccontato la storia delle donne in numerose pubblicazioni. In questo libro accompagnano il lettore in un viaggio attraverso la storia culturale del patriarcato. Con una buona dose di umorismo mostrano come le donne abbiano combattuto contro l’oppressione, raccontando come uomini da Aristotele a Woody Allen abbiano descritto il mondo attraverso il filtro del loro maschilismo. E eleggendo alla fine il peggior sessista di tutti i tempi!


Fai rumore, in collaborazione col collettivo Moleste: grandi nomi del fumetto italiano in un'antologia per dire basta alla violenza di genere.

«Nessuna può farlo per te... Ma non devi farlo da sola.» Racchiude il senso di tutta l'opera, voluta dal collettivo femminista Moleste – per la parità di genere nel fumetto – che ha messo insieme autori e illustratori per parlare di sorellanza e autodeterminazione.
Il libro racchiude nove storie che raccontano nove diverse sfaccettature delle problematiche che le donne, fin da giovanissime, sono chiamate ad affrontare. Dal body-shaming, anche quello inconsapevole dei famigliari – «Ma bella di nonna! Ma te sei una ragazzona bella piena e in carne.» – allo slut-shaming, dalla violenza psicologica che può condurre all'autolesionismo, alla paura di rientrare a casa da sole, all'abuso. Preziose le storie con voci maschili dalla parte delle donne, soprattutto il racconto "Sotto pressione", che rende visivamente il peso delle aspettative che la società patriarcale pone sulle spalle dei giovani uomini. Un punto di vista che non dovrebbe essere escluso dalla lotta femminista al machismo tossico.

Fai rumore

Fai rumore
Nove storie per osare

di Anna Cercignano, Eleonora Antonioni, Maurizia Rubino, Francesca Torre, La Tram, Lucia Biagi, Vega Guerrieri, Caterina Ferrante, Laura Guglielmo, Davide Costa, Elisa2b, Carmen Guasco, Marta Macolino, Alessia De Sio
Il castoro
Graphic novel
ISBN 978-8869669217
cartaceo 16,50€

Sinossi

Grandi nomi del fumetto italiano riuniti in un’antologia unica e potente per dire basta alla violenza di genere. Elisa, Sabrina, Rosa, Lara, Laura, Ele, Camilla… siamo noi. Le loro storie ci toccano nel profondo perché sono accadute e accadono anche a noi, alle nostre sorelle, amiche, vicine. A volte nemmeno ce ne rendiamo conto, minimizziamo, non abbiamo gli strumenti per comprendere, reagire, parlarne ad alta voce. Ed è proprio per questo che nasce questo libro: per rompere il silenzio e riempirlo nelle nostre storie e delle nostre parole, per far sì che situazioni così non capitino mai più. E allora, avanti… fai rumore! Questo fumetto è stato ideato in collaborazione con il Collettivo Moleste. Copertina di Grazia La Padula. Prefazione di Jennifer Guerra.


Rosa Parks, un nuovo graphic novel su uno dei «no» più potenti della Storia.

Anche se, senza nulla togliere alla protesta di Rosa Parks, che ha di fatto posto fine alla segregazione raziale negli Stati Uniti, nel graphic novel ha un meritato primo piano colei che per prima restò seduta per alzarsi in difesa dei diritti dei neri: una ragazzina, Claudette Colvin, ritenuta però non "conveniente" alla causa. Perché anche quando sono coraggiose e lottano, spesso da sole, contro discriminazioni e soprusi, le donne devono essere "approvate" dalla società patriarcale che decide se le loro azioni abbiano valore o meno.


Rosa Parks

di Mariapaola Pesce e Matteo Mancini
Becco Giallo
Graphic novel
ISBN 978-8833141329
ebook 10,99€
cartaceo 17,10€

Sinossi

Montgomery, Alabama, 1° dicembre 1955: terminata la giornata lavorativa, la quarantaduenne Rosa Parks, di pelle nera e di professione sarta, prende l’autobus 2857, diretta a casa. Si siede in una fila centrale, ma quando dopo poche fermate sale un passeggero bianco, il conducente le chiede di alzarsi per lasciargli il posto, come impongono le regole. Rosa le conosce bene: i neri siedono dietro, i bianchi davanti, mentre i posti centrali sono misti e si possono usare solo se tutti gli altri sono occupati, ma la precedenza spetta sempre ai bianchi. «No» risponde Rosa senza pensarci troppo, lei non intende alzarsi. Quel rifiuto la trasforma in un’eroina dei diritti dei neri, impegnati nella lotta contro la segregazione che opprimeva l’Alabama e altri Stati del Sud, diventando il propellente dello storico boicottaggio dei bus a Montgomery guidato da Martin Luther King.



Stefania Bergo

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In libreria a maggio: 5 libri da non perdere

In libreria a maggio: 5 libri da non perdere

In libreria a maggio: 5 libri da non perdere

Professione lettore Di Ornella Nalon. Cinque libri da non perdere tra le novità editoriali di maggio, come il ritorno di Marcus Goldman in Il caso Alaska Sanders e Sono mancato all'affetto dei miei cari, del grande narratore Andrea Vitali. 

L’alba si è fatta profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.
In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento.
Alda Merini, Rosa di maggio


Sono mancato all'affetto dei miei cari

di Andrea Vitali | Einaudi | 15,20€ edizione cartacea
IN USCITA IL 3 MAGGIO

Orgoglioso proprietario di una ferramenta, un tipo solido, senza grilli per la testa, mai un giorno di vacanza: è l'eroe di questo romanzo. Sembra impossibile che gli sia toccata in sorte una simile progenie. Eppure... Lo spaccato ironico e preciso di una certa società italiana. Una commedia amara che, con garbo, prende in giro un modello maschile ormai sempre più raro. O almeno si spera. Provincia lombarda, tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso. Un padre tutto casa e lavoro ripercorre la storia del proprio rapporto con i figli, che non sono venuti esattamente come si aspettava. L'Alice, maestrina frustrata, malinconica e sognante, che rimpiange di non essere andata all'università – manco studiare servisse – ed è incapace di fare l'unica cosa che una donna deve saper fare: la moglie. L'Alberto, che i libri, bisogna rendergliene merito, li ha tenuti a debita distanza, ma in compenso si rivela un ingrato. Infine l'Ercolino, che apre bocca solo per mangiare voracemente, anche se è magro quanto un chiodo; e, pensa tu, a scuola pare sia un genio. Insomma, un disastro, cui si aggiunge una moglie pronta in ogni occasione a difendere quei tre disgraziati. Troppo, davvero troppo, anche per un uomo di ferro come lui.



Oh William

di Elizabeth Strout| Einaudi | 17.10€ edizione cartacea
IN USCITA IL 10 MAGGIO

«Vorrei dire alcune cose sul mio primo marito, William», esordisce una Lucy Barton oggi sessantaquattrenne aprendo questo capitolo della sua storia, e nell'immediatezza del suo proposito s'intuisce il lavorio di riflessioni a lungo maturate. Sono passati decenni da quando Lucy, convalescente in un letto di ospedale, aspettava la visita delle sue bambine per mano al loro papà; decenni da che, con pochi vestiti in un sacco dell'immondizia, lasciava quel marito tante volte infedele e si trasferiva in una nuova identità. Oggi Lucy è un'autrice di successo, benché ancora si senta invisibile, con le figlie ormai adulte ha un rapporto vitale e premuroso, e da un anno piange la scomparsa del suo adorato secondo marito, David, un violoncellista della New York Philharmonic Orchestra, nato povero come lei. William di anni ne ha settantuno, è sposato con la sua terza moglie, Estelle, di ventidue anni più giovane, e la sua carriera di scienziato sembra agli sgoccioli. Tanta vita si è accumulata su quella che lui e Lucy avevano condiviso. Perché dunque William? Perché tornare a quell'uomo alto e soffuso d'autorità, con una faccia «sigillata in una simpatia impenetrabile» e un cognome tedesco ereditato dal padre prigioniero di guerra nel Maine? Corrente carsica che scorre silente per emergere in imprevedibili fiotti di senso e sentimento, questo matrimonio è ricostruito per ricordi apparentemente casuali – una vacanza di imbarazzi alle Cayman, una festa tra amici non riuscita, un viaggio di risate in macchina, un amaro caffè mattutino – ma capaci di illuminare i sentieri sicuri e i passi falsi di una vita coniugale, dove le piccole miserie e gli asti biliosi convivono con i segni di un'imperitura, ineludibile intimità. Così è William il primo che Lucy chiama quando viene a sapere della malattia di David; ed è a Lucy che William chiede di accompagnarlo in un viaggio nel Maine alla spaventosa scoperta delle proprie origini e di verità mai conosciute. «Oh William», torna a ripetere Lucy, e in quell'interiezione c'è un misto eloquente di esasperazione per le sue mancanze e tenerezza per le sue illusioni. Un sentimento caldo che si allarga in un abbraccio universale: «Ma quando penso Oh William!, non voglio dire anche Oh Lucy!? Non voglio dire Oh Tutti Quanti, Oh Ciascun Individuo di questo vasto mondo, visto che non ne conosciamo nessuno, a partire da noi stessi?».



Run, Rose, Run La stella di Nashville

di Dolly Parton e James Patterson | Longanesi  | 18,05€ edizione cartacea
IN USCITA IL 19 MAGGIO
Tutte le canzoni nascondono una storia. Lei è una stella nascente, pronta a splendere. Ma è anche una ragazza braccata dal buio. Una valigia piena di sogni e la forza della sua voce: AnnieLee non ha altro, non ha risparmi né qualcuno che possa aiutarla, ma sente che è arrivato il momento di darsi una possibilità. Ha lasciato la sua casa nel Texas ed è arrivata in autostop a Nashville, la città in cui devi andare se vuoi diventare un cantante, se vuoi sfondare con la tua musica, se vuoi reclamare il tuo destino. «Trova il futuro, dimentica il passato», canta, e la sua voce non ci mette molto a farsi notare. I suoi testi che parlano di una vita dura e disagiata, così diversi dal suo carattere determinato ed esuberante, attirano le attenzioni di un'affermata cantante che si rivede in AnnieLee e, desiderando aiutarla, decide di prenderla sotto la sua ala. Ma qualcosa non va. La ragazza nasconde un segreto, è strana, è spaventata. E quel talento che brilla più di una stella potrebbe non essere sufficiente ad allontanare il buio che la insegue... anzi, potrebbe attirarlo sempre più a lei.



Il caso Alaska Sanders

Il caso Alaska Sanders

di Joël Dicker | La nave di Teseo | 20,90€ edizione cartacea
IN USCITA IL 23 MAGGIO

Aprile 1999, Mount Pleasant, New Hampshire. Il corpo di una giovane donna, Alaska Sanders, viene ritrovato in riva a un lago. L’inchiesta viene rapidamente chiusa, la polizia ottiene le confessioni del colpevole, che si uccide subito dopo, e del suo complice. Undici anni più tardi, però, il caso si ripresenta. Il sergente Perry Gahalowood, che all’epoca si era occupato delle indagini, riceve una inquietante lettera anonima. E se avesse seguito una falsa pista? L’aiuto del suo amico scrittore Marcus Goldman, che ha appena ottenuto un enorme successo con La verità sul caso Harry Quebert, ispirato dalla loro comune esperienza, sarà ancora una volta fondamentale per scoprire la verità. Ma c’è un mistero nel mistero: la scomparsa di Harry Quebert. I fantasmi del passato ritornano e, fra di essi, quello di Harry Quebert.



Delitti a Fleat House

di Lucinda Riley | Giunti | 18,810€ edizione cartacea
IN USCITA IL 25 MAGGIO

L’improvvisa morte di Charlie Cavendish, nell’austero dormitorio di Fleat House, è un evento scioccante che il preside è subito propenso a liquidare come un tragico incidente. Ma la polizia non può escludere che si tratti di un crimine e il caso richiede il ritorno in servizio dell’ispettore Jazmine “Jazz” Hunter. Jazz ha le sue ragioni per aver abbandonato la carriera nella polizia di Londra e accetta con riluttanza di occuparsi dell’indagine come favore al suo vecchio capo. Quando uno dei professori viene trovato morto e poco dopo un alunno scompare, è chiaro che la vicenda sia molto più complicata di quanto potesse sembrare all’inizio. Intrighi familiari, tradimenti e vendette: sono tanti i segreti racchiusi nelle mura di Fleat House e alcuni attendono di venire alla luce da tempo.



Ornella Nalon
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