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In primo piano

Intervista all'autore emergente Un caffè con Franco Filiberto


Oggi il nostro caffè letterario è ben lieto di presentarvi un autore italiano: è con noi Franco Filiberto, scrittore della porta accanto. Conosciamolo meglio!

Ciao Franco, e grazie per avermi concesso questa intervista. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un the, una tisana, una cioccolata calda o… cosa preferisci?
Sono io che devo ringraziarti per l’opportunità che mi dai. Innanzi tutto mando un caro saluto a tutti i lettori e, per rispondere alla tua offerta, prenderei un caffè, possibilmente doppio in tazza grande. Grazie.

Bene ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontami di te. Chi è Franco nella vita di tutti i giorni?
Sono una persona che cerca di sfuggire con tutte le sue forze alla noia. Certo è più facile a dirsi che a farsi ma credo che ogni giorno debba segnare l’inizio di qualcosa di nuovo. Mi spiego meglio: sono convinto che non ci sia niente di peggio che lasciarsi assorbire dalle abitudini. L’abitudine è una delle peggiori nemiche della curiosità che è, a mio avviso, una delle più importanti molle della fantasia. Ho fatto molti mestieri, dal grafico pubblicitario all’ufficiale dei paracadutisti, ma potrei aggiungere il pittore e il creatore di monili ed altri ancora. Non c’è niente che accomuna queste attività se non la voglia di sperimentare cose nuove. Ho due figli ormai grandi, mi piace viaggiare, conoscere persone diverse, fare nuove esperienze, mettermi alla prova. Insomma, a dispetto dei miei dati anagrafici, ho il fondato sospetto di essere ancora lontano dalla tranquilla routine dell’età matura, quella piena di abitudini, per intenderci.


Come è nata la tua passione per la scrittura? Ci sono autori classici o molto noti che credi abbiamo influenzato, in qualche modo, il tuo stile?
La mia passione per la scrittura nasce da lontano anche se, fino ad oggi, si è limitata a storie brevi o racconti, alcuni dei quali sono ancora nel famoso cassetto. Lo scrivere, secondo me, non è cosa che si può fare nei ritagli di tempo e, fino ad ora, il mio lavoro di tempo me ne ha concesso veramente poco. Scrivere è una passione che richiede un’applicazione costante, quasi continua. Ora dispongo di più tempo ‘libero’ rispetto al passato e quindi posso soddisfare l’antica voglia di raccontare storie. Creare ambienti e accadimenti inesistenti e renderli credibili, dare vita a personaggi immaginari e soprattutto disegnare le loro personalità è un esercizio della fantasia assolutamente affascinante.
Per quanto riguarda gli autori che hanno influenzato la mia scrittura, credo che ogni scrittore, ogni storia, ogni personaggio lasci nel lettore “qualcosa”, una traccia più o meno riconoscibile e più o meno profonda. Da Verne a Murakami, da Chandler a Menkel, Wallace, Larsson, Melville, tutti hanno influito, o perlomeno lo spero, sul mio modo di scrivere.

Ma veniamo al libro che io ho letto e che ho molto apprezzato: “Le ali sulla pelle”, 0111 Edizioni. È un romanzo giallo, molto italiano, nonostante la presenza di alcuni personaggi stranieri. Come è nata l’idea?
Avevo un’idea che mi girava in testa da molto tempo, un’idea allo stato embrionale che prendeva spunto da alcuni fatti dei quali ero a conoscenza.
La trama vera e propria faceva fatica a prendere forma fino a che, in occasione di un viaggio in Russia, si è accesa la fatidica lampadina. Da quel momento in poi tutto è stato relativamente più facile e la storia ha preso forma e consistenza, si è arricchita di personaggi e di situazioni, di tutti quei dettagli che in un thriller sono componenti essenziali.
Sono per natura refrattario ad impiegare schemi e scalette preconfezionate perché so che non riuscirei a rispettarle. Preferisco seguire l’idea di base e vedere cosa nasce, come si trasforma, in quali e quanti rivoli si separa. Insomma, sono convinto che ogni storia abbia una vita propria e il mio compito sia soprattutto quello di raccontarla nel modo più coinvolgente possibile.

Il libro ha un intreccio originale, insolito e tuttavia credibile, e questo è uno degli aspetti più interessanti. I personaggi sono tutti credibili. Come sei riuscito a coniugare la fantasia con la concretezza?
Sono convinto che molto spesso la realtà superi la fantasia e questo è ancor più vero quando ci si muove in ambienti come quelli dei servizi segreti dove nascondere, agire nell’ombra, aggirare ostacoli e superare limiti è cosa di ogni giorno. Basti pensare alla vicenda Litvinenko ed al suo avvelenamento da polonio o alla morte non sufficientemente indagata di Arafat o ad altri eventi più nostrani, per comprendere che spesso la verità che emerge è solo la punta di un iceberg.
I personaggi del mio romanzo sono in parte persone esistenti ed in parte inventate. Per queste ultime è stato molto utile guardarmi intorno ed osservare comportamenti, manie, modi di fare, espressioni e qualche tic della gente comune per avere elementi sufficienti a delineare le figure di cui avevo bisogno. Ogni personaggio è un po’ come un figlio che da piccolo ha bisogno di tutte le cure ma che, una volta cresciuto, deve essere lasciato andare. C’è un momento, durante la scrittura, nel quale si ha la sensazione che la tua creatura si animi e pian piano cominci a pensare e ad agire in modo autonomo.
Fra i tanti “abitatori” di questo romanzo sono particolarmente affezionato a Ilic, un ragazzo prodigio che mette la sua genialità al servizio della scienza, un ragazzo forse troppo ingenuo e sicuramente sfortunato. C’è poi Nine, una ragazza un po’ scontrosa, un’artista che, come ama dire lei, “dipinge il significato delle parole”, ed ancora Wanda, una vecchietta un po’ svanita che combatte una sua personale battaglia a favore dei piccioni.
Potrà sembrare strano che in un giallo il personaggio centrale non sia il “geniale” investigatore. Il mio commissario non è un superuomo, non possiede doti paranormali, è un comune, onesto servitore dello Stato, un uomo della vecchia guardia, un po’ irascibile ma sicuramente abile nel gestire la sua squadra, una figura che non ama i riflettori e che preferisce condurre le sue indagini stando quasi ai margini della storia.

Il romanzo è scritto in modo impeccabile, senza mai cadute di tono né di stile, cosa non sempre presente nel libro di un esordiente. Quali consigli ti senti di dare agli altri esordienti affinché giungano anche loro ad avere una scrittura altrettanto valida?
Ti ringrazio per questa domanda che è anche una valutazione del mio lavoro che mi fa molto piacere. Vorrei evitare di risponderti nel solito modo: “ per scrivere bene bisogna leggere molto” sia perché è una risposta piuttosto scontata, sia perché è vera solo in parte. Sono convinto che il modo migliore per scrivere bene sia scrivere molto, partendo da cose brevi, scrivere senza sentirsi costretti da una trama prestabilita, scrivere d’istinto partendo da un’idea semplice e riversando sulla carta le emozioni, i sentimenti, le sensazioni che assalgono chiunque si appresta a raccontare una storia. Ci sarà tempo in un secondo momento per affinare, correggere, arricchire la narrazione. Non so se per altri potrà essere utile, ma un esercizio che a me è servito molto è stato quello di scrivere racconti diversi, con diversi personaggi e diverse ambientazioni ma contenenti una stessa idea, uno stesso filo rosso.
In ogni caso provare non costa nulla.

La rivoluzione digitale e l’e-book: cosa ne pensi di questo sistema innovativo di lettura, credi che rappresenti il futuro o è solo fumo negli occhi?
Ho sempre avuto l’idea che leggere un ebook sia un po’ come bere un buon caffè con la cannuccia. Certo la comodità di portarsi in ferie, in treno o in aereo un’intera biblioteca è una cosa che non mi lascia indifferente.
Io sono sceso a un compromesso: alcuni libri li acquisto in formato digitale, per altri ancora non rinuncio all’incontro ravvicinato con la carta del buon vecchio libro da sfogliare senza il diaframma, la barriera del mezzo elettronico. Insomma, senza cannuccia.

Tu e i social network: credi che possano rappresentare un’opportunità per un autore/autrice, o li consideri solamente un frivolo passatempo?
Gli autori che si autopubblicano o che hanno alle spalle piccole case editrici non hanno molte occasioni di visibilità e se è vero, come è vero, che la pubblicità è l’anima del commercio, le opportunità di promuovere il proprio libro si riducono in definitiva, oltre al sempre valido passaparola, alle presentazioni letterarie e, appunto, ai social network. Questi ultimi hanno il vantaggio di avere una platea potenzialmente sconfinata ma allo stesso tempo lo svantaggio di trasmettere messaggi piuttosto ripetitivi, scarsamente esaustivi e molto volatili. L’affollamento di autori che desiderano far conoscere il proprio lavoro riduce drasticamente la vita di ogni singolo post, che scivola inesorabilmente a fondo pagina nel breve spazio di pochi minuti. Questo genera una reiterazione (a volte compulsiva) dei post con il rischio di avere un effetto contrario a quello desiderato. Certamente la creazione di gruppi che trattano di libri e di lettura facilita il compito di chi cerca di selezionare e parlare ad un target interessato all’argomento ma, anche in questo caso, la comunicazione risulta parziale e molto effimera. In estrema sintesi credo che i social siano utili se usati con perseveranza ma anche con parsimonia. Sono convinto che iniziative come questa, volte a facilitare la conoscenza di nuovi autori, siano il modo migliore di sfruttare le grandi potenzialità dei social network.

Domanda sul romanzo in uscita, di cosa parla?
Ho finito da poco di scrivere un nuovo thriller che ha come protagonisti alcuni dei personaggi del mio primo romanzo. È una nuova indagine del commissario Pandolfi che si troverà questa volta alle prese con un caso che, per quanto ne so, non ha precedenti nella criminologia moderna. Si tratta di una storia molto cruda, drammatica, che io definisco “circolare”, perché il senso del romanzo è proprio quello di evidenziare come ogni cosa, a dispetto del tempo e delle circostanze, torni inesorabilmente al punto da cui ha avuto origine.

Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso o ambizioni particolari?
Sto ultimando alcuni racconti che faranno parte di due raccolte di gialli di prossima pubblicazione e riprenderò presto a scrivere un nuovo romanzo che avevo momentaneamente sospeso. Non si tratta di un giallo ma di una storia ispirata ad un fatto realmente accaduto. Di più, al momento, preferisco non dire.

Dove possiamo trovare il tuo libro?
Oltre ad essere ordinabile in moltissime librerie con particolare riferimento a La Feltrinelli, il mio libro è acquistabile su tutti gli store on line sia in forma cartacea che in versione ebook.
Per segnalarne alcuni: Ibs, Amazon e Kobo.



Franco, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo ultimo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!
Un saluto virtuale a tutti gli amici che seguono la nostra nuova rubrica settimanale, invitate gli amici a scoprirci, per conoscere insieme, ogni volta, un nuovo autore italiano.




La rubrica, curata dalle autrici Silvia Pattarini ed Elena Genero Santoro, per farvi conoscere le nuove promesse del panorama letterario.
Se sei un autore emergente Contattaci per un'intervista personalizzata. 





di Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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