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L'editoriale di Gianluca Santeramo: a che serve la fisica?



«A che ca**o serve la fisica?»
Mi rendo benissimo conto che nell'editoria bisognerebbe cercare di salvaguardare un certo tipo di linguaggio, difendere un certo decoro che possa mantenere alta la bandiera culturale, quindi esordirei chiedendo scusa ai lettori per l'esordio forte che, fatto salvo un innocente intercalare di cinque lettere, è davvero abominevole.
Sta di fatto che tale frase non è una mia invenzione, ma letteralmente gridata nel mio autobus una mattina come tante, da uno dei tanti giovani che prelevo visibilmente assonnati in giro per la città e che accompagno alle rispettive scuole, posti dove saranno, o dovrebbero essere, preparati ad affrontare il futuro.
Ergo: a che serve la fisica?
In questi casi, secondo un arcaico rituale, solitamente si ricorre all'espertissimo di turno, una persona che, lungi dal voler sembrare superiore al resto del mondo, magari lo è sul serio. È una verità scomoda, lo so, ma del resto l'inflazionata domanda «Ma chi crede di essere quello?» da qualche parte dovrà esser pur scaturita, vero?
Il problema degli scienziati in genere è che, data tutta la scienza che si ritrovano in corpo, tutti i rospi masticati e le fatiche per esser diventati quel che sono, si ritrovano ad essere del tutto disarmati di fronte a domande solo apparentemente semplici, ma che in realtà nascondono la presunzione di descrivere un intero universo in quattro battute. Infatti, questo è uno dei motivi, se non il motivo, per cui i social network pullulano di gente che sa tutto di ogni cosa e nei dettagli, come gli sciachimisti attualmente molto in voga: gente che conosce segreti militari segretissimi, ma non ha nozione alcuna, evidentemente, dei principi su cui si basa la formazione della condensa...
Tornando alla domanda innocente dell'anonima ragazzina sull'autobus, quindi: a che serve la fisica? E ancora, parafrasando il resto del discorso, a cosa serve la fisica ad una ragazza di una quindicina d'anni che non ha nessuna intenzione di diventare un fisico, un ingegnere o comunque uno di quei tecnici che con la fisica ci lavorano?
Cerchiamo di rendere l'idea nel modo più semplice possibile. Un giorno, tra le tante noiose lezioni di fisica, sulla lavagna compare questo geroglifico:

pV = nRT
(pressione, Volume, nR=costante, Temperatura)

Qualcuno lo chiamerà con il suo nome, legge di Boyle, qualcun altro, molto più semplicemente, “mostro”.
Succede un altro giorno che, per arcani motivi, scoppia un incendio nel ripostiglio di casa, pure bello grosso. La curiosità di vedere lì dentro è tanta! E non dite che non è vero perché mi sono fatto una chiacchierata con Freud, qualche volta. Dicevo: la curiosità è tanta e difficile da contenere. L'istinto porta il malcapitato medio ad aprire quella porta...
Ora, se il tizio ha studiato un pochetto di fisica, dovrebbe sapere che difficilmente il volume di una stanza cambia da sé e che gli incendi, per definizione, fanno aumentare di parecchio la temperatura dell'ambiente. Ergo: la pressione aumenterà necessariamente, per far sì che l'equivalenza espressa dalla legge suddetta sia ancora valida. In poche parole, aprendo la porta l'incendio vi scoppierebbe letteralmente in faccia! Ecco: la fisica può salvarvi la pelle spiegandovi come funziona la natura... ed è interessante notare come la pelle sia l'organo più esteso e visibile del corpo, statisticamente presente nel 100% degli operai come nel 100% dei fisici nucleari non scuoiati.

Per estensione, che me ne faccio del BLS se non devo diventare medico? Magari ci salvi la vita della mamma e ti eviti anni di rimorsi di coscienza per non essere stato in grado di fare un massaggio cardiaco l'unica volta che ti è servito.
E la psicologia? Forse per essere in grado di distinguere la rabbia da un canto di dolore e magari salvarti il matrimonio.
Chi me la fa fare di leggere tanti libri? Per acquisire le esperienze degli altri, le loro vite e magari evitare di incappare nei loro stessi errori o imparare dal loro successo, ad esempio.
E studiare italiano? Matematica? Storia?
Il problema della vita è che si tratta di un cantiere in continua manutenzione: nessuno sa quale sarà l'utensile giusto per superare la giornata di oggi né di domani. L'unica cosa che può salvarci, è una cassetta degli attrezzi ben fornita.





Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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