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[Cinema] "Kung Fu Panda 3", recensione di Elena Genero Santoro



KUNG FU PANDA 3

Jennifer Yuh, Alessandro Carloni REGISTA
Melissa Cobb PRODUTTORE
Ethan Reiff, Cyrus Voris, Jennifer Yuh SOGGETTO
2016 ANNO
20th Century Fox DISTRIBUZIONE
DreamWorks Animation,  CASA DI PRODUZIONE
Hans Zimmer, John Powell MUSICHE
DOPPIATORI ITALIANI
Fabio Volo, Paolo Marchese, Eros Pagni, Roberto Draghetti, Francesca Fiorentini, Francesco Vairano, Dante Biagioni, Angelo Maggi, Simone Mori, Tiziana Avarista, Oreste Baldini, Emanuela Damasio, Graziella Polesinanti, Franco Mannella




Il bello di avere figli piccoli e che ogni tanto si va al cinema e ci si guarda qualche bel film di animazione. I film da adulti uno se li sogna, invece quelli graditi ai bambini sono all’ordine del giorno, ma questa è un’altra storia.
Torniamo a noi. Al giorno d’oggi l’offerta di film d’animazione è massiva, se uno dovesse stare dietro a tutto andrebbe al cinema almeno ogni due settimane e solo per i film d’animazione. Sono passati i tempi in cui la Disney produceva una fiaba ogni due anni. Adesso c’è Pixar Animation Studios, ma anche Dreamworks Animation, Notorius Pictures, Warner Bros Pictures, Laika Entertainment, Walt Disney Animation Studios, Illumination Entertainment, Sony Pictures Animation e chi più ne ha più ne metta… Insomma, sarà la concorrenza, ma la scelta è tanta, forse troppa, tale da mettere quasi ansia, e tutti i trailer mostrati in sala fanno venire voglia di vedere il film successivo.

Kung Fu Panda 3 è della Dreamworks e non spenderò molte parole per dire che la grafica è stupenda e i personaggi sono accattivanti e divertenti, come nei primi due film, del resto. Mi concentrerò invece sulla storia.
La trama è abbastanza semplice: dall’oltretomba, o meglio, dal regno degli spiriti, un cattivo di cui nessuno si ricordava torna indietro per sconfiggere il guerriero dragone ovvero il Panda Po, che pratica al meglio delle sue possibilità il Kung Fu per salvare il suo mondo. Po nel frattempo ha appena ritrovato il padre biologico da cui era stato separato da piccolo (per opera di un altro cattivo) e inoltre è diventato, senza troppo successo, maestro del manipolo di guerrieri di cui fa parte.
Le morali del film sono due. La prima è che un vero maestro è colui che sa tirare fuori il meglio dai propri allievi. Non cioè quello che insegna nozioni pretendendo di fare degli allievi qualcosa che non sono, ma qualcuno che aiuta gli allievi a trovare la loro strada, a valorizzare le loro capacità, a essere se stessi all’ennesima potenza. Educare, da educere, significa "tirare fuori", non "imporre".
Questa consapevolezza in Po nasce e cresce solo nel momento in cui lui stesso inizia ad accettarsi per quello che è: un panda cresciuto come un’oca, poiché da un’oca è stato adottato e cresciuto.
E qui si innesta il secondo importante tema del film: l’adozione. Apro e chiudo velocemente una parentesi. Qualche settimana fa ha impazzato una polemica che riguardava Kung Fu Panda 3: il film è stato accusato di essere nientemeno una propaganda gender, perché Po si ritrova a un certo punto ad avere due padri che si occupano di lui.
A prescindere dall’opinione che uno può avere delle coppie omosessuali, ritengo tale polemica inutile, faziosa e ridicola, perché il tema gender non è minimamente sfiorato. I due padri sono il padre panda, che ovviamente è quello biologico, con cui Po scopre di avere molte somiglianze e affinità per motivi genetici, e il padre oca, che Po continua a considerare suo padre perché è lui che l’ha educato e l’ha fatto diventare quello che è.
I due padri non sono e non saranno mai una coppia, e la defunta madre di Po rimane sullo sfondo del ricordo, nessuno tenta di cancellarla. Però ad un certo punto i padri si alleano, per aiutare il loro figlio comune. E Po da un certo punto in poi li chiama “paparini”.
La figura centrale di tutto questo racconto è il padre adottivo, l’oca cuoca che l’ha allevato e l’ha nutrito all’interno del suo ristorante. È un personaggio che arriva ad essere persino poetico, la sua partecipazione è struggente, è la nota lirica di un film che altrimenti sarebbe solo fatto di gag e azione. Il padre oca è inizialmente molto geloso di quel figliolone grosso il doppio di lui a cui ha cambiato i panni da quando era in fasce. Per esperienza so che quando si cambia un pannolino a una creatura, quella creatura resterà sempre parte di te, anche se diventa grande, grossa e baffuta. Così quando il padre panda sbuca fuori dal nulla, il padre oca entra in panico. Ha paura di sentirsi rinnegato, teme che Po possa voltargli le spalle e cancellare con una colpo di spugna venti anni di amore filiale e i suoi timori, i suoi tremori, le sue ansie e le sue piccole ripicche di anatide insicuro, suscitano nello spettatore una tenerezza infinita. Invece in seguito il padre oca capisce che Po ha bisogno del suo padre biologico (non posso dire "padre vero", non ci riesco), che per Po ritrovare e sue origini è un arricchimento, ma che questo non comprometterà i rapporti con lui. Ed è proprio il padre oca a tendere la mano, anzi, l’ala, al “rivale” padre panda. Scopriranno così che si può essere una famiglia, nonostante il pregresso.


E quindi Po, il panda cresciuto con un’oca, chi è veramente? È un panda o un’oca? È entrambe le cose e finalmente, trovate le origini che cercava, Po può riunire le sue due metà e farle combaciare, per essere ciò che è: un essere unico e irripetibile.
Un bel film che può piacere a tutti, grandi e piccini.


Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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