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Dobri Dobrev e Abdul Sattar Edhi, mendicare per aiutare i poveri, di Ornella Nalon


Dobri Dobrev e Abdul Sattar Edhi, due vite spese per aiutare il prossimo. 

Ascoltando i telegiornali, leggendo i quotidiani, il più delle volte si viene colti da una tristezza infinita. Oramai, le notizie di omicidi e attentati per moventi pseudo-religiosi o razziali, sono all'ordine del giorno. Eventi gravi che si ripercuotono sulla nostra quotidianità, rendendoci sempre più smarriti, diffidenti, insicuri, divisi. 
Questa dei nostri tempi, sembra un'umanità impazzita che nulla ha imparato dalla sua storia, che ha perso ogni senso della misura e che faccia dell'odio la sua unica bandiera. Dobbiamo per forza odiare qualcuno per sopperire alle nostre umane miserie? Stiamo andando tutti verso la barbarie? Siamo destinati a perdere i valori come la condivisione, la generosità, la fratellanza, il rispetto, l'unione? Queste sono le domande che spesso mi pongo e, molte volte, sono propensa a rispondere in maniera affermativa. Allora, scatta in me la ribellione verso questo declivio che pare predestinato e mi fermo a ricordare le brave persone che ho avuto la fortuna di conoscere. Ad esempio, penso alla mia amica Stefania che ha sacrificato una promettente carriera da ingegnere elettronico per portare il suo aiuto nell'Ospedale di Matiri, in Africa. Penso al mio amico Antonio  che presta la sua assistenza medica per organizzazioni come Emergency e Medecins du Monde, mettendo al primo posto il valore umano rispetto al riconoscimento economico che potrebbe garantirgli un elegante ed esclusivo studio medico. Penso alla mia amica Elisabetta che ha voluto diventare mamma adottiva di decine di bambini poveri e bisognosi della Siria o di qualunque paese in cui chiedano aiuto.
Persone la cui mente spazia ben oltre gli stretti confini geografici che altro non sono se non linee ideali tracciate su una mappa, che si distanziano anni luce dall'individualismo e dal materialismo, quelli che sembrano i nuovi valori dell'era consumistica e globalizzata, e che ragionano innanzitutto con il cuore
Forse sono poche, troppo poche, ma di certo fanno la differenza.
E poi, guardandoci un po' in torno, ne scopriremo altre. Gente poco nota, perché, diciamoci la verità, la malvagità fa molto più notizia della bontà, la tragedia più dell'opera buona.


Dobri Dobrev, una grande fede in Dio



Ed è così che, forse, se faccio il nome di Dobri Dobrev, pochi di voi sapranno di chi stia parlando, anche se, nel suo paese, è conosciuto come il Santo di Bailovo
Nato in Bulgaria il 20 luglio 1914, dopo la seconda guerra mondiale si è voluto liberare di tutti i suoi beni materiali per dedicarsi a sole opere di beneficenza per finanziare le quali, ogni giorno, da anni, chiede l'elemosina. Finché le sue forze glielo permettevano, faceva a piedi i 25 chilometri che separano la sua umile abitazione da Sofia, per appostarsi nei pressi della Cattedrale Alexandre Nevsky per chiedere la carità. Da qualche anno, invece, percorre lo stesso tragitto in autobus e, poiché la sua opera è oramai nota, non gli viene chiesto di pagare il biglietto.
Per la sua sussistenza, si fa bastare la misera pensione di 80 euro mensili e tutto ciò che raccoglie lo devolve a un orfanotrofio oppure lo destina alla ristrutturazione di chiese. 
La sua grande fede in Dio fa sì che la carità cristiana diventi il suo quotidiano vivere. 




Abdul Sattar Edhi: «I ricchi, quando ti danno qualcosa, non ti guardano negli occhi»



Purtroppo, qualche giorno fa, all'età di 88 anni, ci ha lasciato un altro grande uomo, questa volta originario del Pakistan: Abdul Sattar Edhi. Simbolo di ascetismo e di umanità in un paese spesso straziato da fenomeni di violenza fanatico religiosa, Edhi era considerato un "santo vivente", una figura comparabile a Madre Teresa di Calcutta per l'impegno nell'aiuto ai bisognosi senza distinzioni di sorta. 
Era un musulmano che ha dedicato tutta la sua vita alla carità e al prossimo, senza alcun tipo di discriminazione di sorta. Il suo è stato l'esempio di un altruismo privo di barriere mentali
Anche Edhi ha cominciato la sua opera chiedendo l'elemosina e con i primi proventi ha acquistato un'ambulanza. Egli stesso ha detto: «La prima l’ho comprata cinquant’anni fa chiedendo l’elemosina in strada. 55 dollari. Non c’è vergogna nel ricevere la carità. S’impara che i ricchi, quando ti danno qualcosa, non ti guardano negli occhi »
Poi, piano piano, è riuscito a coinvolgere altre persone, povere come lui, e ora, sulle strade del suo paese sono circa 1500 le ambulanze con il nome Edhi stampato sulla fiancata, che vanno a raccogliere i malati di ogni provenienza sociale e religiosa e caricano anche i morti, che non è insolito trovare a lato delle strade, per garantire loro almeno una sepoltura dignitosa. 
E' stato il fondatore di due organismi assistenziali: l'Edhi Trust e l'Edhi Foundation che si occupano di emigrati, anziani, malati mentali e bambini abbandonati e, già nel 1951, è riuscito a edificare il primo di otto ospedali, per accogliere chiunque avesse bisogno di cure. E poi orfanotrofi, banche del sangue, mense pubbliche, centri per la protezione civile e la ricerca degli scomparsi, scuole per infermieri, programmi di vaccinazione, centri d’aiuto femminile, pompe funebri, ambulatori di pronto soccorso, il più grande servizio di ambulanze del mondo (con due aerei e un elicottero), una rete per il soccorso stradale e in mare, cliniche oncologiche, centri raccolta di cibo e vestiti, perfino servizi veterinari per animali maltrattati, botteghe della carità per gli emigrati. 
Edhi è riuscito a costruire un impero del bene, gestito dai poveri e per i poveri, in cui la sola dottrina è quella di donarsi agli altri.

«Quando arrivai dall’India, non sapevo fare altro. Dare senza pretendere è un insegnamento dell’Islam. Non capisco le guerre sante, combattere le altre fedi. Che perdita di tempo! L’Islam vuole un’umanità che vive in pace. La sua essenza è darsi da fare per gli altri. Non ci arrivi con le parole o le spiegazioni, solo con l’esempio. Mettere in pratica Dio, mi fa sentire degno d’essere nato».


Purtroppo, la morte coglie anche i santi ma, sono certa, altri ne nasceranno. Forse, l'umanità si sta incupendo, ma ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a rischiararla, con il potere dell'amore e della fede. 



Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.

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