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Pag. 69 "L’Arte della Gioia " di Goliarda Sapienza | #43

L'ARTE DELLA GIOIA
Acquista
di Goliarda Sapienza
Einaudi |  540 pagine

“Beatrice? Ma sua madre…”
“Cavallina, sì, me l’ha messo lei… per varie ragioni. Lei dice che Beatrice non mi sta bene, che papà sbagliò a darmi il nome della Beatrice di Dante. Era troppo perfetta, dice. Ma il fatto è che Dante era il poeta preferito di papà. Ma entriamo, vediamo questa stanza. Vieni…”
Sempre tirandomi per la mano che ora scottava nella sua, aprì con sicurezza la porta e io la seguii felice. Proprio come il poeta, avevo anch’io la mia Beatrice con aureola e tutto per affrontare l’inferno che era stato per me questa stanza.
Quando entrai, Beatrice la illuminava talmente con la sua massa di capelli d’oro che quasi mi vergognai di essermene lamentata. Ma lei, dopo essere stata un momento ferma nel centro a fissare il pavimento:
“Certo, non è che sia una bella stanza, però ti posso assicurare che qui non c’è morto nessuno. Nessuno di questi oggetti è legato a disgrazie. No, qui non c’è morto nessuno, anzi prima ci stava una signorina inglese che ci ha lasciato per sposarsi. Purtroppo, perché non solo era molto carina, ma anche bravissima a insegnare. Adesso è un anno che la mamma ne cerca un’altra, ma non ci sono arrivate da Londra che fotografie di donne brutte e vecchie. Solo questo mese ne ho scartate dieci, figurati, le avesse viste la mamma!”
Rideva la mia Beatrice aggirandosi per la stanza, toccando i muri, esaminando le tende. Finché si fermò di scatto, affannata, come se avesse perduto l’equilibrio, eppure non aveva corso. Mi guardò e si fece seria fissandosi l’orlo del vestito. Ecco cos’era: la mia Beatrice non era perfetta come quella del poeta, zoppicava. Vedendo il suo pallore cercai di sorriderle, ma le mie maledette labbra non si volevano muovere. Avrei dovuto escogitare un qualche esercizio per imparare a sorridere.
“Mi sorridi triste triste…” Sì, dovevo escogitare qualche esercizio. “Ma… ti faccio pena?”
Quel ti faccio pena sciolse i nodi della prudenza che mi legavano e mi trovai vicino a lei che quasi l’abbracciavo.
“Ma quale pena, Beatrice, lei è bellissima e anche se…”
“Allora te ne sei accorta? Meno male! Così almeno con te non mi devo sforzare più.”

~ 69 ~

L'arte della gioia è un libro postumo: giaceva da vent'anni abbandonato in una cassapanca e, dopo essere stato rifiutato dai principali editori italiani, venne stampato in pochi esemplari da Stampa Alternativa nel 1998. Ma soltanto quando uscì all'estero - in Francia, Germania e Spagna - ricevette il giusto riconoscimento.
«Una narratrice siciliana meravigliosa», «una vera rivelazione», «magnifico, magico, commovente: un capolavoro», «un romanzo impostosi con il passaparola», «forse un altro Gattopardo»: con queste parole la stampa d'oltralpe accolse la pubblicazione del libro in Francia, facendone un vero caso editoriale. In quasi ogni recensione veniva provocatoriamente sottolineata l'incapacità dell'Italia di riconoscere e valorizzare i capolavori che ha in casa.
Sinossi. Nel romanzo, tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana, una «carusa tosta» in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un infallibile talismano interiore: «l'arte della gioia».
Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, in una terra ancora piú povera. Ma fin dall'inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lí, alla morte della madre superiora che la proteggeva, in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere. Sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive, Modesta attraversa la storia del Novecento con quella forza che distingue ogni grande personaggio della letteratura universale.


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