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In primo piano

Pokémon Go, cosa ne pensano gli adolescenti, di Valentina Gerini


La realtà aumentata di Pokémon Go trasforma il mondo in una grande ludoteca.

È uscita solo da una settimana ed è già una delle applicazioni per smartphone più famose di sempre: Pokémon Go. Si tratta di un gioco per smartphone, sviluppato da Niantic, che sfrutta la geolocalizzazione e la fotocamera del proprio telefonino per localizzare i Pokémon nel mondo vero. La realtà, in questo caso, si definisce "realtà aumentata": guardando il mondo con gli occhi di questa applicazione nel giardino della propria casa, sulla verde erbetta che abbiamo appena tagliato potremmo così scorgere un Pokémon pronto per essere acchiappato. Il gioco, infatti, prevede che ogni giocatore vaghi per il mondo reale alla ricerca dei Pokémon, con l’obiettivo di catturarli, farli diventare più forti e farli poi sfidare quelli catturati da altri giocatori.
Per giocare basta scaricare l'applicazione, registrarsi e creare un avatar, ovvero un proprio personaggio virtuale. Fatto questo si è pronti per andare a cercare i Pokémon.
Il gioco è gratuito ma, come in tutti i giochi, c'è la possibilità di fare degli acquisti extra e, i più fanatici, faranno così la fortuna della Niantic.

Da quando è stato messo in commercio, centinaia di persone si sono riversate nelle strade alla ricerca dei Pokémon. Gente che se ne stava, generalmente, chiusa in casa a giocare ai video giochi sullo schermo della televisione, cammina guardando a destra e sinistra, nella speranza di trovarne uno. Ragazzini impazziti percorrono decine di chilometri lungo la battigia per riuscire ad accalappiare un Pokémon in riva al mare. Nelle città d'arte italiane si vedono turisti intenti a catturare queste particolari creature di fronte ai più famosi monumenti, lungo le strade si notano persone che, da sole o in compagnia, vagano col telefono alla mano per evitare di perdersene uno.
Il gioco sembra aver fatto centro e i titoli della Nintendo, che per prima sviluppò il gioco dei Pokémon, volano alti in borsa come non avevano mai fatto.

Per capire di cosa si trattava l'ho scaricato, mi sono registrata e ho aperto la porta di casa. Davanti a me, proprio vicino la rotatoria che si trova di fronte all'uscio, c'era un piccolo Pokémon pronto per essere catturato. Vedevo la strada, le persone che passavano, le auto in transito. Tutto era come nella realtà tranne il piccolo personaggio che mi guardava dallo schermo del mio cellulare. I videogame non fanno per me e ho subito chiuso l'applicazione ma il responso del pubblico è stato ben diverso.
I giocatori sono entusiasti perché, a loro dire, finalmente è stato creato un gioco che porta il giocatore fuori dalle quattro mura e lo fa interagire col mondo. Molti riferiscono una crescente voglia di fare esercizio, stimolati dalle lunghe camminate per la ricerca dei Pokémon. Secondo Kashmira Gander, del The Independent, il gioco aiuta anche chi è affetto da depressione e fobia sociale a interagire con persone di tutti i tipi.
Ma se da una parte il gioco è stato ben accolto e ha ricevuto tante buone recensioni, dall'altra c'è chi invece lo critica perché è pur sempre un gioco, un'applicazione che prende la realtà e la modifica e questa, quindi, non è più la vera realtà. Viene criticato anche perché questa ricerca dei Pokémon è forse diventata, per molti, di importanza quasi vitale tanto da perdere di vista la vita reale.

A Padova, lo riferisce il sito Padovaoggi, due ragazzi sono stati multati perché in sella ad uno scooter senza patente e con cellulare alla mano. «Stavamo cercando i Potémon», hanno risposto i due ventenni ai carabinieri di Prato della Valle, che contestavano loro la guida sul marciapiede e la guida con il cellulare, violazione punita dal codice della strada. Il buffo episodio, che non ha, per fortuna, creato spiacevoli conseguenze a nessuno, se non una multa per i due giovani, ha reso questi due cacciatori di Pokèmon famosi in tutta Italia.
Negli Stati Uniti, in Florida, i cartelli stradali luminosi invitano gli autisti a non utilizzare l'applicazione quando sono alla guida. L'applicazione è inoltre stata criticata perché i Pokémon sarebbero presenti anche in alcuni luoghi di importanza storica e culturale come il Museo di Auschwitz e il United States Holocaust Memorial Museum.
Nazioni in cui è stato messo in commercio Pokémon Go

Alessia, 13 anni: «Non c'è molta differenza tra credere che i Pokémon esistano veramente e credere in Babbo Natale».

Pokémon Go è utilizzata da persone di tutte le età ma, come sempre quando si parla di giochi virtuali, i maggiori utenti sono i ragazzi. Ed è per questo che ho chiesto, ad alcuni di loro di età differente, cosa pensano di questo gioco.

Alessia, 13 anni
«É un gioco diverso da tutti gli altri perchè sembra reale. É una realtà virtuale che vivi quasi sulla tua pelle. Vedi questi Pokémon e devi prenderli. Poi quando li hai presi li alleni e hai tante altre cose da fare». 
Quando le ho chiesto se, secondo lei, non esista il rischio che un bambino di 4/5 anni scambi la realtà virtuale x realtà reale, lei ha risposto: «Non c'è molta differenza tra credere che i Pokémon esistano veramente e credere in Babbo Natale».

Francesco, 7 anni
«Io non ci gioco col gioco dei Pokémon». 
Gli ho chiesto se avesse scelto di non giocarci perché non gli piace. E lui mi ha risposto: «No, è che mia sorella non mi lascia usare il suo telefono e col mio non posso scaricarli... perchè io non ho il telefono».

Leonardo, 10 anni
«Il gioco dei Pokèmon è bellissimo. Da quando c'è non litigo più con mia sorella, anzi, usciamo insieme per andare a cercarli, camminiamo insieme o giriamo in bici. Miracolo! Non litighiamo più e siamo complici, la mamma ci guarda e non le sembra vero che andiamo d'accordo».

CarloAlberto, 12 anni
«É un gioco molto divertente perché puoi uscire di casa e girare nei luoghi in cui ti trovi senza stare a giocare attaccato al Nintendo, chiuso in casa. Passo 2 orette al giorno a giocarci. Però al campeggio, dove vado coi miei nonni, non se ne trova uno. Mentre a casa mia, in campagna, ne sto trovando un botto!».

Che ci piaccia o no, la nostra vita e quella dei nostri figli è ormai digitalizzata. Amiamo tutto ciò che ha a che fare con lo smartphone e che altera la realtà, lo amiamo fino, a volte, a diventarne schiavi. Ci divertiamo con le realtà virtuali, ci piace giocare per passare il tempo, immaginare di essere qualcun altro, sparare all'impazzata nella guerra contro il nemico, cercare tesori nascosti in isole sperdute e, adesso, camminare per le nostre città alla ricerca dei Pokémon. Basta vedere la folla che si è scatenata a Central Park, New York, per l'apparizione di un Pokémon: auto ferme per strada, gente in fibrillazione, decine di persone dirette verso il parco con il cellulare in mano nella speranza di catturarlo.
E pensare che invece, in Africa, alcuni bambini non hanno nemmeno mai avuto un cellulare fra le mani...




Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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