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Prendere le distanze non può più bastare, di Angelo Gavagnin


I Mussulmani non sono violenti per definizione, ma non è più sufficiente prendere le distanze: come i comunisti ai tempi delle BR, dovrebbero scovare e denunciare i personaggi pericolosi.

Quando succedono attentati come quello di ieri a Nizza (anche se non ci sono ancora elementi sicuri e forse si è trattato solo di un maniaco depresso lasciato dalla moglie), come i troppi in tutto il mondo, l’IS subito emette un comunicato esultante e a noi rimangono, invece, sgomento e rabbia. I social si scatenano ed è tremendamente scontata l’automatica divisione tra “ammazziamoli tutti casa per casa” e “non è colpa degli Islamici che non sono certo tutti terroristi, sono casi isolati”.
In Italia, sempre o quasi, le Organizzazioni Islamiche riconosciute fanno un comunicato di dissociazione e prendono le distanze dai fatti violenti,  che, in fondo, pesano su tutta la comunità e altre nobili e condivisibili motivazioni.
Mi è passato per la mente che noi, in Italia, abbiamo molto da insegnare riguardo all’argomento terrorismo. Un tempo esistevano le Brigate Rosse che, richiamandosi alla cultura Comunista e Marxista, avevano deciso che il sistema migliore per dare potere al popolo, passasse attraverso il terrorismo. Ricordo a tutti, che all’epoca, il PC italiano viaggiava intorno al 30% dei consensi elettorali...
Dopo un primo periodo diciamo morbido, durante il quale anche famosi intellettuali pensavano ai brigatisti come a dei “compagni che sbagliano”, il PC ha evidentemente capito che non prendere le distanze con chiarezza avrebbe non solo nuociuto, ma avrebbe portato al disastro di identificare i comunisti con i terroristi.
Ci fu così, non solo la presa di distanza ma anche la denuncia degli elementi che venivano considerati violenti e votati al terrorismo. Lasciamo perdere poi le implicazioni politiche e le scoperte successive, deviazioni di organi dello stato, servizi segreti, ecc… non centrano nulla con il ragionamento che sto facendo e che mi ha suggerito questa similitudine, dalla quale si dovrebbe imparare.
Il mondo Islamico al suo interno è molto variegato, ma tra di loro si conoscono, sanno chi è Sciita, Sunnita, o Wahhabita, e sanno anche quali siano le tendenze delle varie “correnti”, sanno per esempio che gli Wahhabiti sono l’ala più ortodossa e ultra conservatrice alla quale faceva riferimento Bin Laden e attualmente i Talebani. Noi no, ma loro lo sanno “chi è cosa”.
Tornando al discorso iniziale, vorrei sostenere fortemente la tesi che siccome gli Islamici, i Mussulmani, non sono violenti per definizione, dovrebbero, a questo punto, pensarci loro, non è più sufficiente prendere le distanze e, come i comunisti ai tempi delle BR, dovrebbero scovare e denunciare i personaggi pericolosi che non possono non conoscere essendo frequentatori delle medesime moschee e magari conosciuti, perché il loro intento è fare proseliti.
Ecco, dopo l'ennesima strage, il tranquillo, neutro, prendere le distanze non può più bastare. Se è giusto che tutti vivano in pace nei paesi che li ospitano e accettano, , parlando di Europa, è anche indispensabile, a mio avviso, che, collaborando con le forze dell’ordine, aiutino a fare pulizia dentro le case e le moschee, ci vuole un po’ di coraggio e anche la convinzione che sia giusto. Si toglierà, in questo modo, una forte arma dalle mani di chi vorrebbe scatenare una guerra di religione, diciamo tutti chiaro che, non ci serve, non ci piace, non la vogliamo.

Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, IlMioLibro.

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