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Fajr: a Daraya, in Siria, la biblioteca con i libri salvati dalle macerie. Di Ornella Nalon


La cultura è resistenza. A Daraya, in Siria, si resiste alla guerra leggendo. Fajr: una biblioteca creata sotto le macerie aiuta la popolazione a ricostruirsi un futuro.

È tristemente noto che il territorio siriano, da marzo del 2011, sia tormentato dagli scontri di una cruenta guerra civile. A Dicembre del 2015, si contavano oltre 260.000 vittime di cui, quasi un terzo, costituite da civili e gli sfollati erano più di 4.000.000. 
Per chi non l'abbia provato, credo sia impossibile immaginare quali possano essere le condizioni di vita in uno stato devastato dalle bombe e sotto continuo assedio. Orrore per ciò che vede, terrore per il costante pericolo, disperazione per quanto perde, ritengo siano i quotidiani sentimenti con cui la popolazione deve fare i conti, senza tralasciare la sofferenza inferta dalla mancanza delle necessità primarie tra cui acqua, cibo e medicinali. 
È presumibile che, in condizioni di estrema difficoltà, l'essere umano concentri i propri interessi su ciò che gli è essenziale per la sopravvivenza e si adoperi, quasi esclusivamente, per l'approvvigionamento dello stesso.




Per tale motivo, suona un po' strana la notizia, rimbalzata di recente sul web, che alcune persone rischino la propria vita, tra cecchini e granate, per recuperare dei libri dalle macerie. Tuttavia, sta accadendo proprio questo: a Daraya, una piccola città in periferia di Damasco, una quarantina di ragazzi, prevalentemente studenti che hanno dovuto interrompere i propri studi a causa del conflitto, hanno pensato di creare una biblioteca occupando una grande stanza sotterranea di un edificio bombardato.
In circa due anni, sono riusciti a raccogliere più di 14.000.000 volumi, in prevalenza scritti in arabo, ma anche in altre lingue. La biblioteca è stata chiamata Fajr, che in arabo significa alba, ed è tenuta segreta per evitare che possa essere presa di mira dagli attacchi, ma accessibile a tutte le persone che vogliano trovare un po' di pace immergendosi nella lettura, per agevolare la quale, sono stati disposti anche dei tavoli e delle sedie.
A volte rimane chiusa a causa dei bombardamenti ma, nel caso contrario, è aperta dalle undici di mattina alle cinque del pomeriggio. Pare che abbia una media di venticinque visitatori al giorno tra cui, il più abituale, è un ragazzino di quattordici anni che risponde al nome di Adjad. Per la sua assidua frequenza e per il suo costante contributo alla gestione del posto, si è guadagnato il titolo di “vice bibliotecario”.
Alcuni visitatori leggono direttamente sul posto, a volte a lume di candela durante i blackout, altri, soprattutto uomini, prendono i libri in prestito per portarli a casa per le mogli, le figlie o le sorelle, e altri ancora sono soldati ribelli che se li portano al fronte. 
Se un titolo non è presente fisicamente, i volontari lo cercano su internet e vedono se è possibile scaricarne il testo in formato digitale. Uno di loro ha spiegato che l’attività della biblioteca sta crescendo sempre di più e che per molti rappresenta un modo per reagire alle difficoltà del conflitto: «Piano piano le cose migliorano: organizziamo lezioni, leggiamo i libri, e ci incontriamo per discuterne insieme». 
Qualcuno ha riferito che i libri più richiesti sono i romanzi di J.M. Coetzee, il libro di Stephen Covey Le sette regole del successo” e “L'alchimista”, il bestseller scritto da Paulo Coelho
I libri raccolti sono stati catalogati per tema e in ordine alfabetico e, addirittura, è stato annotato il luogo di ritrovamento per dare la possibilità, ai proprietari, di venirne eventualmente in possesso. Abu Malek, durante un'intervista rilasciata a Les Observatures, ha detto: “E’ stato un modo per noi per salvare il nostro patrimonio culturale. Ho trovato uno scopo nella mia vita: la creazione di questo luogo. Non passo più giornate intere tra la noia e la paura di nuovi bombardamenti”.

Leggere può aiutarci dopo la guerra. Se abbiamo una generazione che ha studiato, raggiungeremo l’obiettivo per cui stiamo lavorando. Se, invece, abbiamo una generazione ignorante, tutto il nostro lavoro sarà stato vano.

Nonostante tutta la distruzione e le circostanze in cui viviamo, non abbiamo abbandonato la conoscenza e l’apprendimento. Prendiamo in prestito i libri e li leggiamo al fronte. Viviamo in una città assediata, potremmo restare sotto assedio per anni: per questo i libri sono l’unica porta verso la conoscenza” ha riferito Ayman Abu Al-bara’a, 23 anni, che ha interrotto gli studi di economia per unirsi all’Esercito Libero Siriano. 
In fondo, dopo avere letto le varie testimonianze, l'iniziativa di salvare i libri non mi appare più tanto insolita. Mai, come in questo caso, la lettura e lo studio diventano occasioni di evasione da una realtà dura e inaccettabile, ma anche una forma di pacifica resistenza e una esaltante speranza, quella dell'uso della ragione contro l'insensata violenza.




Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.

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