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[GiroGiroTondo] "Il Piccolo Principe nero" di Maurizio Mequio, recensione e intervista all'autore di Samantha Terrasi (narrativa per l'infanzia 8+)


"Il Piccolo Principe nero", di Maurizio Mequio, YoucanPrint, 2016. Un romanzo per l’infanzia, un progetto, una mostra itinerante. Recensione e intervista all'autore.

Il Piccolo Principe nero è una favola. La copertina scura con i disegni dal tratto bianco. Un cerchio colorato di rosso e una corona blu. Il Piccolo Principe nero è Amadou che arriva sulle coste della Sicilia, il suo è stato un lungo viaggio. Arriva solo. Spaventato e senza mamma.

“Le cose vanno male quando c’è differenza tra ciò che si vede in cielo e ciò che si vede a terra. Io le cose le vedo prima in cielo e poi a terra, dentro di me”.

Mario è un altro bambino, quello sulla spiaggia. Insieme si raccontano il loro mondo di bambini. Ognuno entra con la fantasia nel cerchio dell’altro. Amadou riesce a coinvolgerlo con le sue storie e diventa il Piccolo Principe nero. Un bambino cresciuto nel Mali, dove le fiabe e le leggende sono una scuola. Dove i nonni insegnano a vivere la quotidianità.
Il viaggio di Amadou è il viaggio di ogni bambino in un mondo che non conosceMaurizio Mequio ha saputo rendere nella sua favola ispirata al Piccolo Principe di Saint Euxéry e a Pinocchio di Collodi, il disagio di un bambino che approda in una città molto diversa dal suo villaggio attraverso un linguaggio fatti di numeri e parole strane dette dai poliziotti che lo portano via. Amadou è un immigrato, un minore non accompagnato.
È una favola per bambini ma è anche una fiaba per adulti. Ci ricorda il nostro bambino interiore. Il naufrago che riappare all’orizzonte quando l’essere adulti dipinge la realtà di un apatico grigio.
È una favola che apre un mondo nell’universo dei bambini. L’infanzia come un aquilone.

“Per farlo volare alto devi dargli filo, un filo sottile quasi invisibile, che lo rende libero. Lui sa volare e fa volare anche noi, ma devi tenerlo stretto. Non possederlo. Devi averne cura. Devi amarlo. Devi seguirlo e amarlo se cade a terra”.

Un viaggio, un bambino venuto da lontano per far comprendere a bambini e adulti che il mondo è tondo e se lo vogliamo possiamo percorrerlo tutto tornando a casa, dove casa è una stella, un cuore, un abbraccio. La speranza di trovare i colori e un aquilone che vola.

IL PICCOLO PRINCIPE NERO
di Maurizio Mequio
llustrazioni Lus57
Copertina Omino71
YoucanPrint
ISBN 9788893329637
cartaceo 9,00€  Acquista

Narrativa per ragazzi età consigliata 8+

Dall'intervista di Samantha Terrasi a Maurizio Mequio e Paolo Popeschich, per Il caffè Vitruviano.

Essere giornalista e scrittore cosa ha portato nella tua vita?
Il giornalismo mi ha dato tanto, ha riconciliato il mio rapporto con la scrittura, mi ha fatto capire che potevo farcela e potevo farcela a modo mio, non vendendomi e stando dalla parte dei più deboli, ma solo scrivendo meglio, lavorando sulle singole parole, uscendo e cercando cose da raccontare. Ho capito che non potevo essere un tuttologo e che l’obbiettività non esiste. Ho seguito le tematiche relative ai rom e ai migranti e l’ho fatto non nascondendo il mio punto di vista, ma cercando l’incontro, stando sul posto. Ho sempre scritto, dai muri al diario, lettere, poesie, racconti, parolacce, ma non mi ero mai preso sul serio. La cosa che credevo mi riuscisse meglio era la scrittura saggistica, poi mi sono innamorato dei Wu Ming e al contempo ho iniziato a fare attenzione ai gusti letterari dei miei amici e ci ho provato: ho provato a bussare alla porta di Biancaneve per portargli la mela avvelenata. Ho piano piano imparato a camminare verso il linguaggio e a volte provo a portarmi dietro qualcuno.

Quando hai cominciato a scrivere Il Piccolo Principe nero?
Un anno fa, mentre organizzavamo con tanti amici un Festival degli aquiloni migranti, dove ragazzi senegalesi, afgani, gambiani e maliani insegnavano ai nostri bambini a realizzare un aquilone con le buste e con la carta e a farlo volare.

A cosa si ispira questa “Favola”?
Al Piccolo Principe, quindi alla storia di un minore straniere non accompagnato perché questo era, ragionandoci su, il protagonista del romanzo, e a Pinocchio, il romanzo di letteratura per l’infanzia per eccellenza, una storia incredibile che si conclude male o che noi adulti abbiamo voluto far concludere male. Pinocchio funziona perché racconta una diversità bellissima, quella di un bambino, un bambino di un’umanità incredibile fino alla fine, quando diventa di carne e ossa, ma forse anche adulto, poco interessante, meno umano.

Il libro è non solo un romanzo per l’infanzia ma anche un progetto e una mostra itinerante. Cosa ti ha portato a creare una mostra? Quali sono le tappe del libro?
Il libro è pubblicato da Youcanprint, ma prodotto da Muracci Nostri. Lo abbiamo fatto noi e lo abbiamo fatto per raccontare con tutte le frecce del nostro arco, una storia importante che ha a che fare coi migranti, ma anche coi diritti dei bambini. E’ stato quasi naturale pensare a una mostra, siamo in tanti e a tenerci insieme è la funzione sociale dei nostri progetti, tanti disegni significa tanti linguaggi e noi dovevamo arrivare a più persone possibili. Ma soprattutto ai bambini, così ai disegni dei grandi abbiamo pensato di affiancare quelli dei bambini. Ad oggi abbiamo realizzato 20 laboratori, tra incontri nelle scuole, nelle case-famiglia, in biblioteca. Io raccontavo la storia e a turno un artista invitava i bambini a realizzare quei disegni che hanno nel tempo ampliato la mostra fino a riempirla di interpretazioni bellissime. La mostra e le presentazioni quest’estate viaggeranno verso il sud Italia, fino a raggiungere tra fine settembre e fine ottobre Lampedusa. Saremo anche a Matera, a Battipaglia e in provincia di Cosenza, a Longobardi.

L’immagine di copertina ricorda molto un disegno fatto da un bambino. Il fondo nero ha un significato?
La copertina è illustrata da omino71, un amico al quale io devo tantissimo, mentre le illustrazioni interne sono state realizzate da Lus57 che possiamo definire coautore del libro, avendolo reso coi suoi disegni un oggetto magico, dalle sorprese impensabili. La copertina è un cortocircuito per alcuni insegnanti, a causa del colore del fondo. Omino ne aveva preparate diverse versioni, alcune avevano il fondo bianco, io non sapevo scegliere e allora ho chiesto aiuto ai bambini di una scuola del mio quartiere e sono stati loro a decidere. Il colore nero fa paura ai grandi, mentre piace ai bambini, che non ci vedono proprio nulla di male. La copertina di omino71 è anche un omaggio a Basquiat e ha più rimandi alle differenti copertine storiche del Piccolo Principe.

Una frase che racchiude il messaggio de Il Piccolo Principe nero.
“Ma cosa sono questi documenti di cui tutti parlano? Devo scriverli io? Io non so scrivere e non so se voglio scriverli, perché non so quanto starò qui. Ma ogni volta che uno si ferma deve scrivere un documento? E quando dorme deve scrivere un documento? E’ un problema perché quando ho sonno io mi addormento subito, ho paura che non potrò scrivere sempre un documento, anche quando saprò scrivere”.

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Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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