• Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scritri della accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto

In primo piano

[Libri] Maurizio Spano presenta il suo romanzo "Nato di domenica", nell'intervista di Stefania Bergo

Maurizio-Spano-presenta-romanzo-Nato-di-domenica

Nato di domenica di Maurizio Spano, Apogeo Editore, 2016. Il sogno delle olimpiadi, il grande amore, il dolore che toglie il respiro, la corsa come metafora della vita.


Nato-di-domenica
NATO DI DOMENICA
di Maurizio Spano
Apogeo Editore
Narrativa
ISBN 9788899479022
cartaceo 12,75€ | Acquista

Tre donne attraversano la vita del "corridore", mentre gli anni Settanta sfilano via e nuovi incroci si presentano sulla sua strada, chiedendogli di scegliere la direzione, di prendersi la responsabilità di essere un uomo.
"Sai Dario", gli dirà una di loro, "la vita è una corsa alla quale siamo tutti iscritti, anche chi non vuole partecipare. Qualunque cosa ti accada, dovrai allenarti sempre, senza stancarti mai".
Eppure all'inizio tutto sembrava così semplice, bastava indossare le scarpe e correre. E il sogno di diventare un vero atleta, forse un campione, appariva realizzabile. Ma la felicità del grande amore o il dolore che impedisce quasi di respirare no, questi eventi, così naturali nella vita di un essere umano, lui, un giovanotto nato nella campagna accanto al fiume e ansioso di conquistare il mondo, non li aveva previsti. Incontri che cambieranno la sua vita e riempiranno le pagine della sua esistenza.

L'autore racconta


Ciao Maurizio, bentornato sul nostro sito culturale, dopo l'intervista di Ornella Nalon, in veste di artista poliedrico. Oggi, sei qui indossando i panni dello scrittore per presentarci il tuo ultimo romanzo.
Nato di domenica” è inserito prevalentemente nel substrato degli anni ’70 di Adria e dintorni, così come il tuo primo romanzo che ho letto con altrettanto piacere un paio d’anni fa, “Francesca”. Al di là della nota autobiografica, cosa ti spinge a narrare di personaggi che si muovono in Polesine? Non è certo un territorio usuale per ambientare un romanzo..
Il Polesine è la striscia alla foce dei due principali fiumi d'Italia. Dovrebbe quindi essere importante geograficamente e storicamente. Invece, spesso risulta, nell'immaginario collettivo nazionale, un luogo insignificante. Diciamo che può essere considerato come terra di confine, di incontro, di sviluppo... o terra di nessuno, tra la Romagna e il Veneto: dipende da come viene vissuto. Offre entrambe le possibilità. A me piace pensare che sia giusta la prima, perchè così io l'ho sempre vissuto...

Il protagonista di questo terzo romanzo è Dario, un ragazzino in cui cresce lentamente la consapevolezza di voler fare il corridore, anzi, di essere un corridore. Si avvicina alla corsa in punta di piedi, quasi non ci crede, ma si lascia aperta una possibilità, anche perché lo sport che in un primo momento ha scelto, pur essendo più popolare e seducente, non lo entusiasma per niente. Eppure correre non è così facile come sembra, ci vuole la determinazione di un sognatore…
Effettivamente Dario è coraggioso. Perché fa uno sport che all'epoca pochi praticavano. E certamente serve audacia per inseguire i propri sogni e, anche, una straordinaria forza d'animo per accettare la possibilità che quelle stesse aspirazioni, per il protagonista così meravigliose, per altri possano apparire semplicemente una perdita di tempo. Accettare quindi di non essere capito, ma non rassegnarsi al giudizio negativo. Perciò, in questo caso, affermare, semplicemente correndo, la propria identità di individuo. Di ragazzo libero. Simbolicamente esprimere se stesso, perché noi siamo i nostri sogni.

In più punti del romanzo, Dario viene definito come un corridore malinconico. 

Maurzio-Spano
E infatti la sua malinconia si avverte oltre le pagine, merito ovviamente di una scrittura emozionale. È una malinconia che ha assorbito incoscientemente dalla madre, rimasta sola ad allevarlo, dopo essere stata abbandonata dal padre di Dario? Come mai hai voluto introdurre questa emozione che permea gran parte del romanzo?
Certamente Dario vive, o cerca di vivere, ogni avvenimento, con la curiosità di un'età che non ha paragoni, un'esclusiva della giovinezza. Senza pregiudizio e senza rancore, per il padre che l'ha abbandonato, ma assorbendo inevitabilmente parte del male di vivere con cui sua madre osserva il mondo che li circonda. Considerato che lei è stata tradita dal mondo. Dario è un ragazzo che sta imparando a vivere. Un cuore in cerca di sentimenti, di stupore e quindi disponibile alla vita. Ha quattordici anni e si vede come un viaggiatore che cerca il piacere della scoperta. Ma ogni volta che guarda negli occhi la mamma... vede tristezza e questo non può ignorarlo.

Il primo amore per Dario è Linda, una ragazzina praticamente sua coetanea, ha solo un anno meno di lui. Un amore acerbo, che cresce con loro, ma che ha già la connotazione dei tormenti dell’età adulta, almeno per Linda. Dario, invece, è ancora troppo concentrato a inseguire il suo sogno, diventare un corridore, andare alle olimpiadi.
Linda non è soltanto una persona, rappresenta per Dario... il primo romanzo d'Amore. Quello con la A maiuscola, non di certo un sentimento sdolcinato o esasperato. Piuttosto Amore come abbandono totale, sacrificio, gioia e dolore. Soltanto che lui, anche se la sta vivendo quest'emozione fortissima, di tutti questi, chiamiamoli, effetti collaterali, ancora non si è reso conto. Sarà la vita a insegnargli quanto sfaccettato sia questo sentimento, quante energie richieda a chi lo vive, quante illusioni e quanti deliri faccia nascere nell'animo degli innamorati o... degli amanti.

In tutta la prima parte del romanzo si avverte quanto sia importante per Dario la corsa.

Intreccia storie con altri corridori che poi diventano suoi amici e le loro conversazioni vertono sempre sui tempi impiegati a percorrere chilometri, quasi come un’ossessione a voler correre sempre più in fretta, a voler superare i propri limiti. Ma sempre onestamente, con lealtà verso gli avversari e lo sport stesso, senza ricorrere a espedienti per ridurre la fatica o accelerare i risultati. Un campione retto, così come lo sono i suoi compagni. Merito dei tempi, gli anni ’70, in cui è ambientato il romanzo, o hai voluto mantenere l’idea di uno sport pulito?
Dario cerca la gloria, è innegabile. Questa parola ha una definizione precisa nel vocabolario: il desiderio "di unanime e incondizionata ammirazione". Che poi è un sentimento molto più profondo di quanto talvolta si possa pensare. Tutto sommato, la gloria altro non è se non il tentativo, bisogna essere onesti: spesso non riuscito, di conquistare nel breve tempo della nostra vita, l'eternità. Ma nella coscienza del nostro corridore abita una particolare caratteristica: ogni sentimento passa sempre attraverso un'altro valore, che per lui è ancora più importante, ed è l'onestà, intesa, in questo caso, come rispetto delle regole. Vincere con i trucchi non gli interessa. Il più forte deve essere sempre e comunque anche il più leale. In realtà, in quegl'anni, la presenza dei"trucchi" era già pesantissima... non so ricordate le famose nuotatrici della Germania dell'Est o le auto emotrasfusioni o mille altre variabili... no a me piace il concetto di sport pulito, anche se mi rendo conto che spesso è un'utopia... la valanga di soldi di cui è circondato è una tentazione spesso irresistibile.

Dario conosce anche un altro amore, che segna per lui sia la nascita vera e propria del campione olimpionico sia la fase successiva. Anche Gianna è una sportiva, pratica salto in lungo, ma la differenza più sostanziale con Linda è il fatto che ora Dario abbia a che fare con una donna, non più con un’adolescente. Il modo in cui vivono l’amore è, infatti, diverso. Leggendo, sembra incredibile che non tanto certi sentimenti, quanto certi comportamenti e pensieri, possano appartenere ai protagonisti che hanno comunque un’età intorno ai 20 anni. È intenzionale descrivere un modo così maturo e appassionato di amare o è frutto della tua esperienza personale e, prevalentemente, della tua età anagrafica?

Erano tempi diversi e i 20 anni di allora avevano un altro significato. E' un'esperienza personale ma anche generazionale: eri costretto a diventare grande, subito. Il confronto era intenso... spesso o si stava da una parte o dall'altra, non c'era la via di mezzo. Al lavoro, in politica e anche in amore.
Dario, tra l'altro, non è un superman. E' un ragazzo normale che per vincere nella corsa come nella vita si deve allenare, tanto. Il suo talento sta nell'aver capito che il metodo e la pazienza possono portare a risultati straordinari... bisogna insistere, allenarsi sempre. Questo però, non sempre si può fare da soli. Gli stimoli di chi circonda l'uomo/atleta sono fondamentali. E' un continuo cadere e rialzarsi, cadere e rialzarsi, e ci vuole qualcuno che gli voglia bene e che gli porga la mano... anche soltanto per ricordargli chi è, quando lui lo dimentica.
Qualcuno che sia la sua memoria, perché soltanto chi ha memoria di sé può ritrovarsi!

Ad un certo punto correre non sembra più il sogno di Dario.

Nato-di-domenica-Correre
Non voglio svelare ai nostri lettori le vicende che seguono, ci sono momenti davvero intensi e commoventi, ma ad un certo punto correre non sembra più il sogno di Dario. Anche la narrazione segue questi eventi, in modo sapiente: non si parla più di limiti da superare e risultati da ottenere, di tempi che scandiscono i dialoghi diretti. Riaffiora la malinconia. Ma poi le cose cambiano di nuovo, in un sinuoso e tortuoso percorso che fa pensare alle montagne russe. Cosa puoi dire ai nostri lettori di questa parte della storia, senza svelare troppo?
Accade che... ci si può perdere. Chi non segue una strada tracciata, chi fa della propria vita un'avventura, ad uno dei tanti incroci che lo costringono a scegliere una nuova direzione, può scegliere la strada più difficile. Il fatto è che non sempre nella vita le scelte sono tra una cosa bella e una brutta... quindi tra una via giusta e una sbagliata. Dario cerca l'amore, ma anche la gloria, ma anche... lui cerca tante cose... ma farle stare assieme è difficile, quasi impossibile... quasi. Nasce il rimpianto. Il rammarico per quello che poteva essere e non è stato, per ciò che si amava (e non è detto che si tratti di una persona) e si è perso.
Nasce il "rimpianto di sé". Sì, perché, almeno per un tratto della sua vita, il protagonista ha perso proprio sé stesso, la sua più intima natura. Appunto, i suoi sogni.

Veniamo al titolo, “Nato di domenica”. Mi piace molto la spiegazione che ne viene data nel romanzo. La domenica, vista come l’inizio della settimana, o meglio, il giorno prima della creazione del mondo e dell’uomo. Chi è nato di domenica ha quindi il vantaggio di poter decidere chi essere e che fare prima dell’inizio dei giochi. È giusto?
Dario altri non è che un ragazzo che per diventare uomo e dare un senso alla propria esistenza deve fare delle scelte, lo deve fare, come succede nella vita di quasi tutti. E' partendo da questo fatto, quasi scontato, che nasce il titolo. La domenica non è soltanto il giorno in cui ci si riposa (simbolicamente almeno. Ovviamente il simbolismo più alto è Dio che termina la creazione). Ma è anche il giorno prima dell'inizio della settimana. E' il giorno in cui si devono recuperare le energie e ripartire e decidere come farlo. Portando al limite questa considerazione, è il giorno in cui noi ci riposiamo dopo aver vissuto parte del nostro tempo, ma anche quello in cui decidiamo se iniziare o no, un altro frammento della nostra vita. E' pur vero che non sempre abbiamo la possibilità di una scelta. In altre occasioni evitiamo di farne, magari per pigrizia... ma a volte ci tocca scegliere, e questo succede molto più frequente di quanto pensiamo. Perché anche se decidiamo quasi meccanicamente, per consuetudine, quasi non dando valore alle nostre scelte, noi facciamo delle scelte. E allora, nel momento esatto in cui stabiliamo cosa fare il giorno dopo, e se fare qualcosa, se andare avanti o fermarci... in quel momento noi siamo nati di domenica, che non è più semplicemente il giorno prima del lunedì, ma è il giorno prima dell'inizio del mondo. Per lo meno... il nostro mondo.

La corsa come metafora della vita.

Il tuo stile, Maurizio, è cresciuto nel tempo, la tua scrittura è mutata al variare delle trame che hai raccontato e con la tua consapevolezza di artista. Anche Dario, nell’evoluzione della narrazione, cresce e matura, diventa un vero campione, al di là dello sport. La corsa come metafora della vita, quindi?
Diciamo che quella di Dario è una vita che dona molto alle persone che la incrociano ma, al tempo stesso, chiede tanto. Una salita verso la maturità che spesso ha un prezzo alto da pagare. Anche se il viaggio che sta compiendo il protagonista si svolge su una strada piena di incroci, per lui la meta è già stabilita, almeno idealmente. Dario sa cosa vuole, o crede di saperlo. Quindi sì, la vita è una corsa dove nulla è scontato. Un viaggio che spesso si condivide con gente che, pur percorrendo la stessa via... cerca mete diverse. Il bello è, ma questo inevitabilmente lo si scopre da adulti, che a volte ci si trova ad uno dei tanti traguardi di è fatta la nostra esistenza, con qualcuno che cercava lo stesso "tesoro"... ma ha fatto una strada completamente diversa.

Quanto c’è di autobiografico in questo romanzo?
Beh, in questo libro, come negli altri che ho scritto, nei quadri che ho dipinto, in tutto quello che ho fatto e faccio... c'è un sogno, un intreccio tra realtà e fantasia. Il tentativo, molto umile mi rendo conto, di raccontare qualcosa che sta oltre i nostri sensi. Un'emozione che soltanto l'arte può regalare.
In questo libro forse c'è più storia che fantasia, ma rimane comunque un romanzo. E la bellezza del romanzo è che, una volta scritto e pubblicato, non ti appartiene più. E io credo sia questa la cosa più affascinante dello scrivere. Da quel momento, se hai fatto un buon lavoro, diventa un viaggio, un'avventura da condividere con chi la leggerà.
Ecco, io spero di aver fatto un buon lavoro e che sia davvero una bella avventura.

Ti ringrazio per essere stato con noi ancora una volta, Maurizio. A nome degli scrittori della porta accanto e dei nostri numerosi lettori, ti faccio un in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri... so che sono tanti!
Grazie a te, è stato, ancora una volta, un piacere.



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
    Commenta con Blogger
    Commenta con Facebook

0 commenti:

Posta un commento

Ti siamo davvero riconoscenti per il tempo che ci hai dedicato. Se sei stato bene in nostra compagnia, perché non ci lasci un commento o ci offri un caffè? Grazie!

Breaking News

Dal nostro archivio

La Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze, per dire basta alle spose bambine, una rivoluzione (arancione) necessaria, di Stefania Bergo

Oggi si celebra in tutto il mondo la V Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze . Una giornata di sensibilizzazione, per il d...