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In primo piano

[Poesia] L'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters compie 100 anni, di Tamara Marcelli

 cimitero-Spoon-River

L'Antologia di Spoon River, caleidoscopio di caratteri, sogni, delusioni universali, da oltre un secolo un'opera unica nel suo genere, epitaffi che mettono a nudo i personaggi oltre la maschera portata in vita.

Spoon-River-Anthology-1915
Pubblicata nel lontano 1915 questa antologia composta da 245 epitaffi e permeata da un soffio di leggera ironia, ma anche di profonda riflessione sulla vita, non è nota al grande pubblico, come forse, meriterebbe. Negli anni si è ritagliata un posto di nicchia tra le opere letterarie meno famose ma in grado di rappresentare minuziosamente una determinata società.
Le poesie che compongo l’opera raccontano la vita e le peculiarità di persone ormai defunte, sepolte nel cimitero di un piccolo paese americano. Scritte da Edgar Lee Masters, famoso avvocato di Chicago quasi per gioco, rimasero nell’oblio fino a che non furono pubblicate in una antologia dal titolo “Spoon River Anthology”.
Nato il 23 agosto 1868 in Kansas, il poeta e scrittore crebbe nella fattoria del nonno e si avviò agli studi giuridici continuando a coltivare per sé la passione per la letteratura. Tra il 1914 e il 1915 pubblicò sulla rivista di Saint Louis “Reedy’s Mirror” una serie di poesie i cui protagonisti erano cittadini del piccolo centro di Spoon River, persone comuni passate a miglior vita, realmente vissute nei paesi di Lewistown e Petersburg, in Illinois. 
L’autore dimostra di avere una estrema capacità di sintesi narrativa, seppur non prosaica, e di profonda conoscenza del genere umano. L’importanza della memoria e la semplicità della vita diventano i perni di un’esperienza letteraria immersa in quel contesto d’oltreoceano che non ha pari nella propria storia.

Il fallimento sembra essere il filo conduttore di questi componimenti, ciò che rende omogenee le vite così diverse di tanti personaggi, ciò che li accomuna e li avvicina. 

Edgar-Lee-Masters
Le loro storie, spesso dure e pungenti, fanno affiorare dal nulla un lamento, un grido di dolore e di speranza, di rimpianto e di abbandono. Storie di vite normali, piccoli angoli di una società a volte grottesca e asfittica.
Opera unica nel suo genere, composta da una serie di monologhi in cui i vari personaggi si raccontano, ognuno a modo suo, si svestono delle maschere che avevano indossato in vita e si offrono così come sono realmente. Così come ci si presenta nell’aldilà. Tagliati i legami con la vita terrena, i protagonisti narrano di sé, non avendo niente da perdere. Ormai vivono altrove.
Ci si immerge quindi in una dimensione temporale come sospesa, tra un “prima” che non è più e un “ora” che è per sempre, cullati dal ricordo e dalla speranza, in alcuni casi, che la vita, l’esperienza di uno possa essere da monito per chi verrà dopo. Per non fare gli stessi errori, per non struggersi invano, per ritrovare la propria strada lasciando da parte gli orpelli inutili, aderendo il più possibile a quell’anima che brucia di sé. Abbandonando le guerre, quelle con fantomatici nemici e quelle con se stessi.

Jonathan Swift Somers

Quando vi sarete arricchiti l'anima
il più possibile,
con i libri, la riflessione, il dolore, la conoscenza degli uomini,
la capacità d'interpretare sguardi, silenzi,
le pause nei grandi mutamenti,
il genio della divinazione e della profezia;
sicché vi parrà a volte di tenere il mondo
nel cavo della mano;
allora, se per l'affollarsi di tanti poteri
entro il cerchio della vostra anima,
l'anima prende fuoco,
e nell'incendio dell'anima
il male del mondo è illuminato e reso intelligibile -
siate grati se in quell'ora di visione suprema
la vita non v'inganna”.

La collina

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, l'ubriacone,
l'attaccabrighe?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Uno morì di febbre,
uno bruciato in miniera,
uno ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte mentre faticava per moglie e figli -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
Dove sono Ella, Kate, Mag, Lizzie e Edith,
il cuore tenero, l'anima semplice, la chiassosa, la superba,
l'allegrona? -
tutte, tutte, dormono sulla collina.
Una morì di parto clandestino,
una di amore contrastato,
una fra le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio
infranto, inseguendo il desiderio del cuore,
una dopo una vita lontano a Londra e Parigi
fu riportata nel suo piccolo spazio accanto a Ella e Kate e Mag -
tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.
Dove sono zio Isaac e zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva parlato
con i venerandi uomini della rivoluzione?-
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
Li portarono figli morti in guerra,
e figlie che la vita aveva spezzato,
e i loro orfani, in lacrime -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
Dov'è il vecchio Jones, il violinista
che giocò per novant'anni con la vita,
sfidando il nevischio a petto nudo,
bevendo, schiamazzando, infischiandosi di moglie e parenti,
e danaro, e amore, e cielo?
Eccolo! Ciancia delle sagre di pesce fritto di tanti anni fa,
delle corse di cavalli di tanti anni fa a Clary's Grove,
di ciò che Abe Lincoln disse
una volta a Springfield.

Sarah Brown

Maurice, non piangere, non sono qui sotto il pino.
L'aria profumata della primavera bisbiglia nell'erba dolce,
le stelle scintillano, la civetta chiama,
ma tu ti affliggi, e la mia anima si estasia
nel nirvana beato della luce eterna!
Va’ dal cuore buono che è mio marito,
che medita su ciò che lui chiama la nostra colpa d'amore: -
digli che il mio amore per te, e così il mio amore per lui, hanno foggiato il mio destino - che attraverso la carne raggiunsi lo spirito e attraverso lo spirito, pace.
Non ci sono matrimoni in cielo,
ma c'è l'amore.

Herbert Marshall

Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
nacquero dalla tua illusione, che fosse leggerezza
di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
ciò che mi fece volgere ad Annabella e abbandonarti.
In realtà tu prendesti ad odiarmi per amor mio,
poiché io ero la gioia della tua anima,
formato e temprato
per risolverti la vita, e non volli.
Ma tu eri la mia disgrazia. Se tu fossi stata
la mia gioia, non mi sarei forse attaccato a te?
Questo è il dolore della vita:
le si può essere felici solo in due;
e i nostri cuori rispondono a stelle
che non voglion saperne di noi.

Minerva Jones

Sono Minerva, la poetessa del villaggio,
fischiata, schernita dai villanzoni della strada
per il mio corpo goffo, l'occhio guercio, e il passo largo
e tanto più quando "Butch" Weldy
mi prese dopo una lotta brutale.
Mi abbandonò al mio destino col dottor Meyers;
e io sprofondai nella morte, gelando dai piedi alla faccia, come chi scenda in un'acqua di ghiaccio.
Vorrà qualcuno recarsi al giornale,
e raccogliere i versi che scrissi? —
Ero tanto assetata d'amore!
Ero tanto affamata di vita!

Roscoe Purkapile

Mi amava. Oh! come mi amava!
Non ebbi mai possibilità di sfuggirle
dal primo giorno che mi vide.
Ma poi, dopo che fummo sposati, pensai
che avrebbe provato la sua mortalità e m'avrebbe lasciato,
o che avrebbe potuto divorziare.
Ma pochi muoiono, nessuno cede.
Così fuggii e me ne andai per un anno di bisbocce.
Ma lei non si lamentò mai. Disse che tutto sarebbe andato bene,
che sarei tornato. E io tornai.
Le dissi che mentre remavo in una barca
ero stato catturato vicino a Van Buren Street
dai pirati sul Lago Michigan,
e tenuto in catene, così non potevo scriverle.
Lei pianse e mi baciò, e disse che era crudele,
vergognoso, inumano!
Conclusi allora che il nostro matrimonio
era un dono divino
e non poteva essere disciolto,
se non dalla morte.
Avevo ragione.


Dorcas Gustine

Non ero amato da quelli del villaggio,
ma tutto perché non avevo peli sulla lingua,
e affrontavo chi m'insultava
con una protesta diretta, senza nascondere o nutrire
segreti rancori o rammarichi.
È molto lodato il gesto di quel ragazzo spartano,
che nascose il lupo sotto il mantello,
e si lasciò divorare, senza un lamento.
È più coraggioso, credo, strapparsi il lupo di dosso
e combatterlo apertamente, magari per strada,
tra polvere e urla di dolore.
La lingua sarà forse un organo ribelle -
ma il silenzio avvelena l'anima.
Mi biasimi chi vuole - io sono contento.

George Gray

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio —
una barca che anela al mare eppure lo teme.

Julia Miller

Bisticciammo quella mattina,
perché lui aveva sessantacinque anni, e io trenta,
ed ero nervosa e greve del bimbo
la cui nascita mi atterriva.
Io pensavo all'ultima lettera scrittami
da quella giovane anima straniata
il cui abbandono nascosi
sposando quel vecchio.
Poi presi la morfina e sedetti a leggere.
Attraverso l'oscurità che mi scese sugli occhi
io vedo ancora la luce vacillante di queste parole:
"E Gesù gli disse: In verità
io ti dico, Oggi tu
sarai con me in paradiso"

Mary McNeely

Viandante,
amare è ritrovare la propria anima
attraverso l'anima dell'amato.
Quando l'amato si ritrae dalla tua anima
allora la sua anima tu l'hai perduta.
Sta scritto: "Ho un amico,
ma il mio dolore non ha amici".
Di qui i miei lunghi anni di solitudine nella casa di mio padre,
nel tentativo di riavermi,
e di mutare il mio dolore in superiore coscienza.
Ma c'era mio padre coi suoi dolori,
seduto sotto il cedro,
un'immagine che finì per entrarmi nel cuore
portandovi una quiete infinita.
Oh, voi anime che avete reso la vita
fragrante e bianca come tuberose
che spuntano dalla nera terra,
eterno riposo!

Jones il violinista

La terra alimenta un fremito continuo
nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente vede che sai suonare,
be', ti tocca suonare, per tutta la vita.
Che vedi, una messe di trifoglio?
O un prato tra te e il fiume?
C'è vento nel granturco: ti freghi le mani
per i manzi già pronti per il mercato;
o ti giunge un fruscio di sottane
come a Little Grove quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un turbinio di foglie significavano rovinosa siccità;
a me sembrava di vedere Red-Head Sammy
quando ballava Toor-a-Loor da par suo.
Come fare a coltivare i miei quaranta acri,
non parliamo di aumentarli,
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi agitavano in capo,
e il cigolio d'un mulino a vento - vi par poco?
Mai misi mano all'aratro in vita mia
senza che ci si mettesse di mezzo qualcuno
e mi trascinasse via a un ballo o a un picnic.
Finii coi miei quaranta acri;
finii col mio violino sgangherato -
e una risata rauca, e mille ricordi,
e neppure un rimpianto.

L'Antologia di Spoon River a teatro, nelle interpretazioni di Mario Peragallo e Giorgio Strehler.

Numerosi gli adattamenti teatrali, alcuni noti, altri meno, sia in Italia che negli Stati Uniti, ma tutti accomunati da quella sensibilità che solo l’Arte sa esprimere. L’Antologia di Spoon River è spesso definita la Commedia Umana americana e forse nessuna opera rappresenta come questa un caleidoscopio di caratteri, sogni, delusioni universali.
Nessuna arte come il Teatro riesce a rendere viva questa moltitudine di sfumature, di gioie e dolori, trasferendoli dalle pagine ad un palcoscenico vivo e, seppur permeato da un’atmosfera onirica, talmente reale da coinvolgere anima e mente dello spettatore inducendolo quasi ad immedesimarsi con il narratore di turno. La struttura del monologo è infatti fortemente evocativa, trascina in uno stato di torpore attivo, trasformando lo spettatore in protagonista, anche solo per qualche attimo.
Il compositore Mario Peragallo trasformò l’antologia in un’opera di un atto, un madrigale scenico dal titolo “La collina, rappresentata per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia nel 1947 che ebbe un notevole successo tanto da essere ripresa per la stagione 1950-1951 alla Scala di Milano dal regista Giorgio Strehler.
La versione originaria del madrigale era composta da musica (due pianoforti e voce) per sette epitaffi.
  1. Felix Schmidt : il contadino
  2. Harry Williams : iI soldato
  3. Francis Turner : l'adolescente malato
  4. Chase Henry : l'ubriacone
  5. Il giudice Somers : iI giudice
  6. Harold Arnett : iI suicida
  7. Lucinda Matlock : la longeva.
Nel 1962 in Italia fu trasmesso uno sceneggiato televisivo tratto dall’Antologia di Lee Masters con l’attore Paolo Stoppa e la registrazione delle poesie interpretate da Arnoldo Foà.

Fabrizio-De-Andre-Fernanda-Pivano

L'Antologia di Spoon River nella musica: "Non al denaro non all’amore né al cielo", l'album di Fabrizio De Andrè.

Nel 1971 Fabrizio De André pubblicò un album liberamente ispirato all’antologia di Spoon River intitolato “Non al denaro non all’amore né al cielo”, frutto della collaborazione con il compositore Nicola Piovani e il paroliere Giuseppe Bentivoglio.
De André scelse nove poesie e le trasformò in canzoni. Concentrò gli argomenti su due temi: l’invidia e la scienza. Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore, per il primo gruppo, mentre Un medico, Un chimico, Un ottico, per il secondo.
Poi c’è un’altra canzone, quella che sfugge dai gruppi e dalla genericità delle storie raccontate: Il suonatore Jones. A questo personaggio De André lascerà il proprio nome, quasi per svincolarlo dagli schemi. Un protagonista che rappresenta la libertà, l’arte e la profondità dell’essere umano. Un personaggio profondamente positivo, una speranza per il futuro.

Nel 1943, la prima traduzione italiana dell'Antologia, grazie al coraggio e alla passione di Fernanda Pivano.

Antologia-di-Spoon-River
Fernanda Pivano nasce a Genova nel 1917, scrittrice, traduttrice, giornalista e critica italiana, frequentò il ginnasio con Primo Levi ed ebbe come insegnante d’italiano Cesare Pavese. Si laureò nel 1941 in Lettere e nel 1943 in Filosofia. Fu arrestata nello stesso anno dalle SS per la traduzione dell’Antologia.
Era super proibito quel libro in Italia. Parlava della pace, contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo. Era tutto quello che il governo non ci permetteva di pensare… e mi hanno messo in prigione e sono molto contenta di averlo fatto
intervista rilasciata a La Storia Siamo noi, noto programma Rai condotto da Giovanni Minoli
Durante il periodo fascista e di occupazione tedesca in Italia le opere americane venivano censurate, soprattutto quando trattavano argomenti “scomodi” al regime.
Ero una ragazzina quando vidi per la prima volta l'Antologia di Spoon River: me l'aveva portata Cesare Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c'è tra la lettura americana e quella inglese.
L’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così "mentre la baciavo con l'anima sulle labbra, l'anima d'improvviso mi fuggì". Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato.
da un articolo pubblicato sul Corriere d’Informazione, il 20 luglio 1962
La Pivano cominciò a tradurre le poesie e Cesare Pavese convinse Einaudi a pubblicare l’antologia anche in Italia. La prima edizione italiana apparve nel marzo del 1943, aggirando la censura pressante dell’allora Ministero della Cultura Popolare. Così ci arrivarono quei versi forti, ironici, fortemente allusivi, versi che inducono ad una serie di riflessioni, a catena, quasi ritmicamente cadenzati. Senza il coraggio e la passione della Pivano forse non li avremmo mai letti.


L'Antologia di Spoon River: frasi celebri.

Dare un senso alla vita può condurre alla follia, ma una vita senza senso è la tortura, dell’inquietudine e del vano desiderio. È una barca che anela al mare eppure lo teme.
Era un grumo di creta di scultore, i miei segreti pensieri erano dita: volarono dietro la sua fronte assorta e vi scavarono solchi di pena. 
Gli aveva catturato l’anima con un laccio che lo dissanguò. 
La vita è una nave che anela il mare, eppur lo teme. 
Condannatemi, se volete. Io sono contento. 
Cos’è la vita se non uscire dal guscio a razzolare nell’aia fino al giorno del ceppo? Solo che l’uomo è un animale razionale e vede l’ascia dall’inizio. 
La lingua può essere un membro indisciplinato, ma il silenzio avvelena l’anima. 
Le nevi e le rose di ieri sono svanite; e che cos’è l’amore se non una rosa che impallidisce? 
Ma non ci si può vendicare di quell’orco mostruoso che è la vita. Tu entri nella stanza cioè nasci; e poi devi vivere logorarti l’anima, ecco! 
Finii con un violino spezzato e una risata rotta, e mille ricordi, e neppure un rimpianto.
Non ci sono matrimoni in cielo, ma c’è l’amore. 
Si dovrebbe esser morti del tutto, quando si è morti a metà. Mai burlare la vita, mai truffare l’amore. 
E se la gente vede che sai suonare, be’, ti tocca suonare per tutta la vita. 
È come la gente vede il furto della mela, che fa il ragazzo ladro.

Tamara-Marcelli

Tamara Marcelli
Artista poliedrica, eccentrica, amante dell'arte in tutte le sue forme. Una sognatrice folle. Ha studiato Lettere e Tecniche dello Spettacolo, canto e recitazione per oltre dieci anni e ha lavorato come attrice in alcuni importanti Teatri del Lazio. Scrive poesie, romanzi, testi teatrali, articoli e saggi.
Il blu che non è un colore,  Montag.
Il sogno dell'isola,  Montag.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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