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In primo piano

"Con la mia valigia gialla" di Stefania Bergo

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Uno spaccato d'Africa e di vita.
È un diario di viaggio autobiografico.
Stanca della superficialità di una vita nemmeno troppo tranquilla, Stefania decide di partire. Da sola. Casualmente, trova in internet i contatti di un'associazione che gestisce il St. Orsola, un ospedale in un'area rurale del Kenya, Matiri. E parte con una valigia gialla, poche aspettative, tanta curiosità e voglia di cambiare, non certo il mondo, ma almeno la sua piccola insignificante esistenza.
"Con la mia valigia gialla" è il racconto dei piccoli eventi quotidiani (solo apparentemente banali) accaduti in quelle tre settimane, conditi con una manciata di riflessioni dell'autrice sulle diverse abitudini e sulla cultura locali, scanditi dai messaggi che inviava regolarmente via mobile a un caro amico con cui ha voluto condividere, in tempo reale, la sua esperienza.
Contrariamente a quanto si pensi, però, non è un libro sul volontariato. Il volontariato è solo un dettaglio. L'intenzione dell'autore era di raccontare il viaggio, una piccolissima parte d'Africa, quella che lei ha conosciuto, diversa dalla miriade di altre facce di una terra magica, unica. Ne racconta le usanze locali, i profumi, i colori, i suoni, il quotidiano. Le emozioni. E ne ha dato una sua personale chiave di lettura, intervallando ai dipinti della natura le sensazioni restituite, i pensieri suggeriti, le domande che si è posta e che pone a chi vorrà leggere le pagine del suo libro e soffermarsi, come lei, a cercare una risposta. Anche se spesso risposte non ce ne sono. Ecco perché questo libro non vuole insegnare nulla. È un semplice mezzo messo a disposizione dall'autrice per far compiere al lettore lo stesso viaggio (anche se non sarà mai lo stesso) senza prendere un aereo, semplicemente con l'immedesimazione.





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Con la mia valigia gialla

Editore: StreetLib (seconda edizione)
Collana: Gli scrittori della porta accanto
Genere: Diario di viaggio | Narrativa non fiction
ISBN: 9788826014715

Ebook: 0,99 €
Amazon
Mondadori Store
la Feltrinelli
Ibs
Bookrepublic

Cartaceo: 9,99 €
Amazon

LIBRERIE:  
Libreria Apogeo, Adria (Ro)


La scelta dell'autrice per il selfpublished in seconda edizione, dopo la positiva esperienza con la casa editrice Zerounoundici, è stata dettata dal suo desiderio di devolvere il ricavato della vendita del suo primo libro all'associazione "Un ospedale per Tharaka - Kenya" onlus, che ha costruito e mantiene tutt'ora l'ospedale St. Orsola di Matiri, quello di cui l'autrice parla nel suo romanzo e cui è rimasta legata nel tempo.
Per maggiori info: gliamicidimatiri.blogspot.it e www.tharakahospital.org/.




Cosa dicono i clienti Amazon





Alcune recensioni dal web (alla prima edizione)

1.
Tra la vita e il creato.

"Superiamo due fiumi, il Mara e il Mutonga. Bellissimi. Gonfi di pioggia per la stagione appena passata. Tutto prende vita lungo le loro sponde, la natura e le persone, che poi qui sono la stessa cosa."

Tutte le volte che mi chiedono "raccontami, com'è l'Africa?" non riesco mai a rispondere precisamente, cerco di essere obiettivo, di lucidamente e distaccatamente spiegare quali sono i contrasti e le contraddizioni di una terra immensa, che ho visto solo marginalmente - cosa si intende poi per "Africa"? - tralasciando i personalismi e tenendo per me quelle emozioni così forti che non sarei capace di spiegare a parole ma che sono, invece, le uniche contenute e splendidamente raccontate in questo libro, donate, esposte senza riserve, indifese come neve al sole.
Personale, introspettivo, a tratti intimo, ma assolutamente chiaro e diretto, il racconto di Stefania ripercorre lentamente i suoi ricordi e la sua Africa, attraverso i suoi occhi inesperti, i vecchi sms scritti al volo ad un amico, le emozioni contrastanti scolpite in una frase, un pensiero nato da un'immagine o un episodio che lascia senza fiato, come sospesi, tra la vita ed il Creato. Attraverso i suoni, gli odori, i colori, la gente ed i suoi ritmi, racconta in maniera fedele una terra che le darà per sempre una visione diversa di sé e della vita, con uno stile linguistico che, in modo disarmante, denuda l'Africa e l'autrice stessa, lasciando difficilmente impassibili alla lettura.
di Alessandro Domanico

2.
Un bellissimo viaggio in terra d’Africa, vista con gli occhi di una ragazza moderna, che ad un certo punto della sua vita decide di abbandonare i divertimenti e gli agi poco appaganti dentro, della società contemporanea, e “fuggire” in Africa, alla ricerca di una vita “vera”, intensa, unica, appagante attraverso un percorso di volontariato. L’autrice è stata in grado di fare rivivere nel lettore le sue emozioni e le sue angosce, ma anche di farci scoprire i sorrisi negli occhi scuri dei bambini sofferenti: chi è stato morso da un serpente, chi da un coccodrillo, chi è caduto dalla pianta nell’intento di raccoglierne i frutti. Talvolta si ha la sensazione di sentire i profumi speziati dei piatti tipici nei quali talvolta capitano “ospiti” vivi indesiderati, e ci si lascia incantare colori intensi di quella terra polverosa all’ombra del tamarindo. Ma si vivono anche le contraddizioni di una terra così diversa dall’ Italia, in cui gli agi e gli sfarzi della Nairobi bene, sono così distanti dalla quotidianità di Matiri, all’interno del bush, dove le sofferenze e gli incidenti domestici sono all’ordine del giorno e le donne che devono partorire arrivano all’ospedale accompagnate dal marito su una carriola. Una lettura semplice che ti entra dentro fino a toccarti il cuore. Consigliato a tutti, specie a chi non è mai contento della propria vita, offre davvero tanti spunti di riflessione.
di Silvia Pattarini

4.
Da leggere, apre gli occhi e il cuore.

"È amore a prima vista. Dio, quanto è bella questa terra così primitiva, onesta, vera. È una donna morbida, nuda, stesa al sole. Profumata. Calda. È un chiacchiericcio di colori, di voci, di suoni, di canti." Queste parole mi hanno invogliata a scoprire l'Africa. Pagina dopo pagina la immaginavo, grazie alle accurate e dolci descrizioni, la vivevo con gli occhi dell'autore. La storia ti travolge perché è vera, reale e sempre attuale. Vivere un periodo di tempo in un ospedale sperduto come volontaria, a stretto contatto con la natura primitiva e unica come quella africana, con le persone che popolano quella terra ti cambia dentro, ti denuda e ti riveste con abiti nuovi, più semplici e migliori. Leggere questo libro per me è stato un po' come vivere davvero tutto questo.
di Valentina Gerini

3.
Questa è la storia vera di una ragazza che, compressa in un’esistenza che le stava stretta, decide di partire per tre settimane di volontariato in Africa. Il romanzo è un po’ il suo diario di viaggio: il suo arrivo a Nairobi, poi all’ospedale St. Orsola di Matiri, infine il suo rientro e la successiva decisione di tornare, cosa che l’autrice ha poi fatto, in anni successivi. Questo libro merita davvero di essere letto e, devo dire, è stata veramente una piacevole scoperta. Stefania Bergo ha uno stile semplice, senza fronzoli. Stile che poteva risultare scarno e invece non lo è mai. Stefania Bergo ci porge l’Africa con grande immediatezza, e lo fa condividendo con noi il suo vissuto. Così noi vediamo attraverso i suoi occhi tutto ciò che lei ha visto e ripercorriamo ad una ad una le sue emozioni. Perché la peculiarità di questo romanzo è che riesce ad essere al contempo sia intimista che analitico: l’autrice sa trasmettere tutta la gioia che la sua esperienza le ha recato, ma mette anche in luce le contraddizioni di continente come l’Africa dove le risorse sono quantomeno mal distribuite, o anche solo di una città come Nairobi dove convivono persone ricchissime e famiglie poverissime. L’Africa è descritta come il paese dei contrasti dove vita e morte sono due facce di un’unica medaglia. Eppure il romanzo è positivo e comunica gioia. La speranza non viene persa neppure nel capitolo in cui si accenna con grande delicatezza alla morte di due bambini all’interno dell’ospedale. Questo romanzo non nasconde niente, non presenta l’immagine bucolica di un luogo da favola che non esiste. Tutto ciò che deve essere detto, viene detto, ma sempre con estrema lievità, sempre per sottolineare quali sono i veri valori della vita. Stefania Bergo descrive con grazia un’esperienza molto intensa. Romanzo consigliato a tutti.
di Elena Genero Santoro

4.
Intensa esperienza in terra d'Africa.

Abbandonare la propria famiglia, il proprio mondo dorato per raggiungere una missione africana in compagnia, solamente, di una valigia gialla. Cosa ha spinto la giovane autrice, Stefania Bergo, a effettuare una scelta così coraggiosa e nobile? La sua “testa matta” come lei stessa l’ha definita, che le suggerisce di compiere un’azione decisamente meritevole, convinta di ricevere, in cambio, dei rinnovati stimoli, soffocati da un quotidiano convulso e abitudinario.
Solitamente, tendo a non apprezzare molto le storie autobiografiche raccontate in prima persona. Esse tendono a limitare la mia facoltà di immedesimarmi nel protagonista, di condividerne le emozioni. Tuttavia, questo romanzo mi ha incantata da subito e l’ho letto d’un fiato. Per la precisione, più che letto, l’ho “guardato”, così, come si guarda un documentario girato da un regista abile ed estremamente sensibile, che narra delle tante ricchezze umane e naturali dell’Africa, ma anche delle sue realtà di profonda miseria, descrivendone i colori, i sapori e i suoni con una dovizia di particolari e con tale delicatezza da riuscire a condurre sui luoghi. Che riesce a trasmettere tutte le sue contraddizioni con un’alternanza di sentimenti che spaziano dalla tristezza allo sconforto, dal coraggio alla speranza. Che ci fa desiderare di calpestare la sua terra rossa, di ammirare i suoi cieli notturni costellati di stelle, di lasciarci cullare dai suoi venti caldi e di abbracciare i suoi figli, la cui unica ricchezza è una grande forza interiore che li rende, nonostante tutto, più liberi di noi.
di Ornella Nalon

5.
Dopo aver letto l’ultima parola di questo libro si è tentati di chiudere gli occhi.
Ed immaginare le sensazioni che l’autrice/protagonista ha vissuto nella terra che descrive come primitiva, onesta, vera: l’Africa. Lei ne rimane affascinata fin dal primo respiro e definitivamente innamorata quando mette piede nella struttura ospedaliera St Orsola, in Kenya, dove arriva come volontaria. Qui, la vita è una conquista da strappare ogni giorno, proprio come la gioia per le cose semplici che a volte valica una tristezza che nasce dal cuore quando ci si sente impotenti.
Ecco, questo racconto ha tutto ciò che ci si aspetta da un diario.
In più, l’autrice è capace di pennellare con dolcezza ed ironia le frasi, , rivelando riti ed usanze senza presunzione e fronzoli. E ricordando sempre l’azione di volontariato che si perpetua nella struttura.
Quando si riaprono gli occhi, lei è già rientrata in Italia.
Ma sorridiamo, quando rammentiamo che ripartirà per il Kenya altre volte.
Portando sempre con sé la sua valigia gialla.
di Antonio Traficante

6.
Ci sono esperienze che segnano profondamente la vita delle persone che le hanno provate. Circostanze che aiutano ad aprire occhi offuscati da un’esistenza sempre grigia, sempre uguale. Che permettono a un cuore indurito di tornare a gioire e soffrire per le piccole cose della vita, ma soprattutto per la vita.
Questo è il succo di quanto l’autrice - tramite un racconto essenziale, semplice e privo di fronzoli - riesce a trasmettere al lettore.
È così che inoltrandoci nella lettura di questa gradevole opera letteraria si ha modo di seguire le peripezie - dapprima un po’ rocambolesche - dell’autrice/protagonista alle prese con la sua prima esperienza di volontariato presso l’ospedale di St.Orsola a Matiri (Kenya) alla fine del 2004.
Nel corso di tre settimane ella scoprirà un mondo che ci viene precluso proprio dalla nostra presunzione di poterlo comprendere tramite i mezzi di informazione, senza aver modo di coglierne l’essenza, gli odori, il calore. Una terra benedetta e sventurata, in preda a perenne emergenza e al tempo stesso immobile e uguale a se stessa da sempre, come se là il tempo non esistesse. E in mezzo al nulla, la peculiare realtà nata per volontà di diverse associazioni italiane di volontariato che fra mille difficoltà sono state capaci di dar vita a una struttura sanitaria divenuta punto di riferimento per un’area di dimensioni paragonabili a una delle nostre regioni.
La suddetta iniziativa umanitaria non è il testo di questo libro, ma l’intelaiatura sulla quale l’autrice ha saputo tessere il proprio ricamo, una storia che si serve di eventi e descrizioni per un fine ben preciso, che è quello di condividere con il lettore le emozioni da lei stessa provate nel corso di quella esperienza. Alcune colme di gioia, altre terribilmente dolorose. Ma sempre intense, reali. Vive.
Un’opera assai valida, che consiglio caldamente a ogni amante della buona lettura.
di Mariulin

7.
Con la mia valigia gialla è un libro coinvolgente dalla trama narrativa originale. L’autrice utilizza uno stile di scrittura semplice, consapevole e mai banale. Durante la lettura si attende a lungo, quasi sospesi, uno sviluppo della storia che sveli una sorpresa, come accade alla vigilia delle occasioni di festa, per poi capire che ciò che rende prezioso il romanzo, è l’esperienza della protagonista. Il lettore è infatti guidato sapientemente alla scoperta della sua vita e di quella dei volontari in Africa, alle prese con i problemi ordinari di un'esistenza straordinaria; non ha il tempo di fermarsi a metabolizzare le emozioni che nascono pagina dopo pagina, e rimangono vivide per tutto il tempo, tese tra fantasia e realtà. L'unica priorità è dunque quella di proseguire e di approfondire la conoscenza della protagonista attraverso il suo intimo diario di viaggio, per condividerne le emozioni fino alla fine. Ed è proprio all'epilogo del libro che si avverte la sensazione preponderante di essersi trovati davvero nei luoghi suggestivi richiamati dall'autrice, testimoni di un mondo meraviglioso, per il quale si prova un dolce rimpianto, oltre che un rispetto e una curiosità infiniti.
di Massimo Granchi

8.
Fu senza ombra di dubbio l’esperienza più profonda della mia gioventù, ad oggi credo che la maternità rimanga imbattibile, ma all’epoca, con un fidanzato che mi considerava meno dei suoi vizi e che infatti si era trasferito a Londra, partire mi sembrò una decisione indispensabile.
Non avevo nessuna intenzione di seguirlo, ma sentivo la necessità di dimostrargli che valevo molto di più di quanto pensasse, scegliere di partire per un ospedale in Kenya fu un chiaro messaggio per lui, che recepì benissimo:” Guardati, sei scappato da me per trovare te stesso, ma hai scelto come meta la città più densamente popolata da Italiani dell’intera Inghilterra, avevi bisogno di sentirti indipendente poi ti lamenti ogni giorno di essere solo, di non riuscire a stringere amicizie…. Invece io ti dimostrerò che posso cavarmela in un posto totalmente differente da quel mio stile di vita che hai tanto criticato, in cui non c’è nulla di comodo, nulla di occidentale, dove non basta una lingua per capirsi, dove ci vuole cuore… quello che tu non hai!”
E fu così che armata di una forza che non sapevo di avere trasformai una sfida in un’esperienza che mi ha arricchita, che mi è entrata dentro come la terra rossa d’Africa e che spero di poter condividere nuovamente, un giorno, con la mia famiglia… come Stefania.
Ho conosciuto Stefania proprio nella Casa del Tamarindo, nel febbraio 2009, purtroppo restai solo una settimana perché come prima esperienza mi consigliarono una permanenza breve, di certo la mia avventura non è minimamente paragonabile alla storia d’amore che lei ebbe con quella terra e per cui la invidio tanto.
Devo ringraziarla tanto perché leggendo il suo libro mi sono ritrovata in ogni pagina, ho riassaporato le sensazioni del viaggio, ho rivisto attraverso i suoi occhi la vallata davanti alla casa del Tamarindo in cui “l’occhio affonda”, la Mungoni Forrest, le notti gonfie di stelle; ho richiamato alla memoria quegli odori inizialmente forti ai quali però ci si abitua in fretta, le emozioni contrastanti di paura e speranza provate nell’ospedale di Tharaka; quella sensazione di “sentirsi nel posto giusto” e tutto l’amore per quella terra calda e per i suoi piccoli abitanti che purtroppo non ho potuto frequentare spesso poiché che ero solo un’igienista dentale (figura particolarmente inutile in un contesto come quello) e cercavo di rendermi utile assistendo il dentista e il chirurgo.
Grazie Stefania per questo tuffo in Africa, ho riso e pianto tanto, so che lo rileggerò ogni volta che sentirò freddo al cuore.
di Denise Calzolari

9.
Non avrei mai letto questo libro se non fosse stato per una pura coincidenza. Ed io credo alle coincidenze, al loro senso profondo. Perché un senso c'è sempre, basta trovarlo.
Questo libro è un bagno in acqua limpida, una carezza, un soffio di vento caldo. Una cascata di colori e profumi che tolgono il fiato. La pergola ti rimane dentro il cuore e la mente e vorresti, leggendo, poterla vedere anche tu. Sederti lì sotto per ammirare quel paesaggio immenso e carico di sfumature indescrivibili che l'autrice, con semplicità e usando la penna come un pennello, riesce a farti intravedere. Solo chiudendo gli occhi.
Il libro parte un po' in sordina, come un resoconto di un viaggio. Poi cresce fino a raggiungere un livello di buona narrativa. Nel bel mezzo del racconto le emozioni si mescolano impetuosamente: gioia e angoscia, una sensazione di felicità vera ed estrema scheggiata, qua e là, da piccole tragedie umane. E soprattutto da attimi intensi di vera vita.
L'Africa che l'autrice ci descrive è un liquido che mantiene a galla molte vite, qualcuna affonda, qualcuna si salva.
Le margherite rosse in un prato di margherite bianche. I colori riescono a rendere il senso della Vita.
I grandi occhi, indelebili, penetranti e felici, pur nelle estreme difficoltà, dei bambini di Matiri.
Il senso della semplicità, il vivere con poco. Che poi è l'immenso.
Le serate a guardare il Cielo.
Il finale è dolce e pieno di speranza.
La vita che riprende dopo un periodo di apnea. La voglia di ricominciare.
A mio avviso l'esperienza del volontariato, come indicata in copertina, è solo lo sfondo su cui si svolge la vera esperienza dell'autrice. Il ritrovare se stessa.
Da leggere.
di Tamara Marcelli

10.
Stefania, la protagonista del romanzo, parte da sola per raggiungere l'Africa come volontaria, con la consapevolezza che qualunque viaggio arreca una crescita personale e che si parte più per aiutare se stessi che gli altri. Come dire qualunque viaggio intraprendiamo inizia da noi stessi e si va alla ricerca di qualcosa. La ragazza cerca" calore della vita pulita, semplice, essenziale".
Si descrive l'Africa, un continente diverso dal nostro, tutto sembra essere diverso; qua, negli ospedali i bambini arrivano non tanto perchè attaccati dall'assalto dei virus; i loro malesseri sono legati all'ambiente circostante, sono bambini colpiti dai fulmini, attaccati dai morsi di un serpente, da ustioni perchè molti si rovesciano addosso le minestre bollenti e c'è anche chi cade da un albero...
Pagina dopo pagina la scrittrice porta a spasso il lettore nel continente "Africa", in quell'Africa "sevaggia e incantevole" e c'è un luogo in cui "il bosco abbraccia il fiume, lo protegge e lo conserva gelosamente".
Un romanzo "Con la mia valigia gialla" da leggere tutto d'un fiato; un romanzo che lascia addosso al lettore un forte desiderio di partire per arrivare in quel posto dove lei, la protagonista, è stata, per poter osservare, riflettere, aiutare e infine tornare con una valigia piena di tesori.
di Giovanna Guardiani

11.
Premesso che se Stefania Bergo non fosse stata un'autrice emergente, non avrei mai fatto la recensione, mi sono accostata a questo "racconto di viaggio" in punta di piedi, sinceramente con un po' di diffidenza, in quanto penso che trasmettere al lettore le sensazioni, i colori e i profumi che questo continente emana, sia cosa molto difficile.
Con stupore ho scoperto che l'autrice nella sua semplicità, senza frasi arzigogolate, sia riuscita nell'intento. Una giovane donna parte frettolosamente per allontanarsi da una vita soffocante, decidendo di andare a fare del volontariato addirittura in Africa, precisamente all'ospedale Sant'Orsola di Matiri. Il racconto parte quasi in punta di piedi ma, pian piano la mescolanza di emozioni che travolgono l'autrice, la gioia, il dolore, la speranza, assalgono anche il lettore. "Dio, quanto è bella questa terra così primitiva, onesta, vera." Questa esclamazione è quanto di più sincero, gli occhi rapiti di Stefania Bergo, abbiano saputo trasmettere a chi quella terra non l'ha mai calpestata. "È un chiacchiericcio di colori, di voci, di suoni, di canti.", e di odori aggiungo io. Sì la mente vaga in quel territorio, rende l'aria color ambra, sento il calore sulla pelle e odore di terra e di spezie...
Un racconto delicato che nel corso delle tre settimane di permanenza dell'autrice a Matiri, le farà cambiare il punto di vista delle cose. La morte dei due piccoli ospiti dell'ospedale è raccontata con estrema delicatezza. Il senso della vita, il ritrovare se stessa, il ricominciare ma in modo nuovo. Libro scorrevole e consigliato!
di Patrizia Berti

12.
Questo libro mi ha preso il cuore.

Tre settimane. Può essere un lampo e, contemporaneamente, un periodo infinito. Dipende dal senso che si da al tempo, e penso che il segreto, il fascino di questo libro, sia nascosto qui: dare un senso al proprio tempo.
Terminata la lettura ho pensato: chissà quale espressione avrà avuto Stefania all'aeroporto di Nairobi, mentre si guardava attorno, il giorno in cui è arrivata, da sola, in Kenia, con la sua valigia gialla. Forse il volto stupito di chi osserva la storia del mondo e si accorge di non esserne l’unico protagonista.
Ecco: in “Con la mia valigia gialla”, il racconto biografico di Stefania Bergo, l’autrice incontra un’altra prima attrice, che l’attendeva e che spalanca improvvisamente le porte della sua straordinaria casa. Che cambia la sua vita per sempre: l’Africa.
Un incontro improvviso ma quasi scontato, quasi normale, perché, come leggerete in questo dipinto che l’autrice è riuscita a trasformare in parole, appena posati i piedi sulla terra rossa del Kenia, lei si sente subito a casa. Percepisce di non essere fuori posto, ma che quel luogo, i suoi colori, il suo cielo, la sua gente, è il suo posto. Lì si sente viva: si accorge di stare bene.
E allora è naturale respirare l’aria che Stefania Bergo ha impresso in queste pagine, entrare nell'affresco di colori e musica che lei stende sulla carta, per descrivere i sentimenti, i rumori, le vibrazioni che non si possono vedere, ma da cui bisogna farsi attraversare e impregnare come una spugna, per diventare qualcosa o qualcuno che non si è mai stati.
L’Africa, la vallata nella regione del Tharaka, la gente che cammina, che si ammala; che, nell'ospedale dove la scrittrice lavora come volontaria, guarisce, muore, vive: tutto rappresenta un continuo punto di non ritorno, un quotidiano confronto con una realtà che non lascia tempi vuoti. “Qui la vita con conosce feste” ribadisce Stefania Bergo in un passo della sua storia, e non significa che lì non si faccia festa, anzi: significa soltanto che non ci sono momenti di riposo stabiliti: si è disposizione sempre e sempre succede qualcosa.
Ma non si protesta, non è uno sforzo alzarsi da tavola e andare. Non si impreca, ma si dona il proprio tempo agli altri per farli felici ed essere felici. Perché la ricompensa non sono i soldi, ma è la felicità. Perché il sorriso di un bambino che ti guarda è felicità, perché i suoi occhi sono stelle, come le stelle appese, ogni notte, all'immenso cielo africano.
di Maurizio Spano

13.
Alcune scene toccano il cuore.

La scrittura di un diario di viaggio è, come la poesia, un’esperienza di cui quasi tutti abbiamo fatto esperienza diretta. Tutti, verrebbe da dire, sanno descrivere un viaggio.
Perché leggere allora “Con la mia valigia gialla”? Perché questo libro, scritto dall’esordiente Stefania Bergo, ben lungi dal voler ambire ad un posto nell’olimpo della letteratura di genere (che vanta nomi illustri come Chatwin o Goethe), è - prima di tutto - un racconto che gronda umanità.
È la storia di una giovane donna italiana, in Africa per qualche settimana. Una tra tante: poche prospettive, voglia di fare da vendere. Poi… l’incontro col dolore e con la straordinaria esistenza di chi vive, lavora, resiste nell’ospedale missionario di Matiri, in Kenya.
Alcune scene toccano dentro. E non sono paesaggi esotici, ma incubatrici da spegnere perché non c’è tensione elettrica sufficiente. E così scopri che“Con la mia valigia gialla” non è il racconto del viaggio di Stefania. È l’opportunità che ci viene data di ripensare il nostro mondo, le nostre vite, la nostra storia. E d’immaginare quanto straordinario possa apparire un tamarindo addobbato, in mancanza di un abete, a Natale.
di Carla de Falco

14.
La balena bianca e la valigia gialla.

Per la Zerounoundici Edizioni, Stefania Bergo ha scritto “Con la mia valigia gialla”, resoconto di tre settimane (natalizie) trascorse una decina d’anni fa in Kenia come volontaria in un piccolo ospedale (vicino ai fiumi ma lontano dal mare). Stanca del Natale europeo e desiderosa di rompere i ponti con l’occidente e con alcune traversie personali, la protagonista si avventura da sola nel continente nero con il suo trolley giallo. Il giallo della valigia non è un optional perché la scrittrice nel corso del diario reportage, poco per volta, trasforma una mera informazione (il colore di un bagaglio) in espressione di tante altre cose. Come il colore della balena melvilliana non è solo un’informazione zoologico-naturalistica, ma simbolo di pervicacia, ostinazione, desiderio di vendetta, tenacia; così il giallo della Bergo mutatis mutandis, si fa portavoce di tante più cose: solidarietà, riscatto, forza d’animo, compassione, energia, coraggio. La valigia, nelle ultime pagine, viene definita “logora” e “rovinata” perché è servita per latri quattro soggiorni kenioti, oltre quello ch è l’argomento del volumetto. Nel frattempo l’eroina ha diretto l’ospedale Sant’Orsola: notizia incredibile se paragonata al suo stato d’animo durante i giorni iniziali del primo soggiorno. Ma il colore acquista un valore speciale nel libro: il giallo si appaia al colore della terra e della polvere d’Africa. Ma tutti i colori, in quel continente, sono più nitidi (meno le nuvole di smog che incombono su Nairobi). Leggiamo a pag. 119: “Andrea e io sediamo sulla penultima panca. Io sono in contemplazione del mare di colori in cui sono immersa”. Con lo stesso acume (mai disgiunto dal brio messo al servizio della scrittura), Bergo osserva le psicologie e i caratteri. Questo studio introspettivo rende il suo linguaggio immaginifico. Si legga ciò che segue nel capitolo intitolato “Capodanno ad effetto”. Può sembrare crudele, ma la vita qui è talmente intensa che ti travolge. Mette in frullo il cuore, come se ogni volta uscisse dalla centrifuga della lavatrice. E in pochi istanti puoi provare emozioni diametralmente opposte ma ugualmente autentiche. E sentirti pure in colpa per questo, come se ci fosse un logico tempo di ristagno delle emozioni durante il quale è proibito provarne una successiva che non sia dello stesso tipo. Ma non è così. Qui è come mettere il cuore su una tavola da surf e lasciarla scorrere sul mare”. quest’ultima frase è davvero struggente, ma pensiamo che l’espressione “ristagno delle emozioni” dovrebbe entrare in qualche repertorio sui sentimenti letterari (e, di conseguenza, umani). Ciò riesce a fare Stefania Bergo in virtù di quello che dicevamo all’inizio: la capacità di tradurre un dato cronachistico e informativo (il giallo di una modesta valigia) in uno scrigno di significati (come il bianco della balena chiamata da Melville, Moby Dick).
di Gaetano d'Elia

15.
Ci sono dieci, cento, mille Afriche.

Chiunque abbia avuto la fortuna di visitare quelle terre dovrà convenire con questa affermazione ed ognuno di loro potrà raccontarvi sensazioni, atmosfere, incontri diversi e affascinanti ma non potrà fare a meno di descrivervi la vastità degli spazi, il cielo di notte tempestato di stelle e gli odori che riempiono l’aria, i profumi dei fiori e dell’erba che si mescolano al vento, gli aromi dolci e pungenti delle spezie.
Questi odori e queste sensazioni non scompaiono mai e leggendo le pagine del romanzo “Con la mia valigia gialla” di Stefania Bergo - Zerounoundici Edizioni - ho avuto netta la sensazione di sentire ancora quei profumi, di rivedere quei cieli.
Con la mia valigia gialla è il racconto del viaggio di una ragazza che decide di andare in Kenya per un periodo di volontariato, è il diario di un viaggio in una terra primordiale ma anche la cronaca di un percorso più intimo alla scoperta dei sentimenti, alla ricerca di una identità che stenta a prendere forma e a delinearsi in modo compiuto, soffocata da una società basata più sull’avere che sull’essere.
Leggendo questo libro sarete costretti a compiere un viaggio dentro voi stessi e a vivere, portati per mano dalla protagonista, tante piccole grandi esperienze che rimarranno attaccate alla vostra coscienza in modo indelebile.
Lo stile semplice, privo di divagazioni e inutili orpelli, invita ad andare, per la via più breve ed efficace, all’essenza vera delle cose e a scoprire, attraverso gli occhi stupiti e curiosi della protagonista, una realtà cruda e crudele, un piccolo mondo dove il sorriso di un bambino è l’essenza stessa della felicità, dove la fantasia e poche strisce di carta possono far dimenticare la sofferenza, dove l’amicizia e la solidarietà acquistano nuovi e più profondi significati, dove il confine tra il pianto ed il sorriso è una linea molto, troppo sottile, dove la vita e la morte camminano a braccetto in bilico sul filo di un generatore elettrico.
È una narrazione densa di umanità, tenera e coinvolgente e forse, senza accorgervene, vi troverete ad essere lì, seduti allo stesso tavolo con Angela, Giorgio, Speranza e gli altri sotto l’albero di tamarindo, a camminare nella terra rossa, a guardare paesaggi infiniti dai finestrini impolverati di un vecchio taxi e a gioire per la prossima nascita della fontana del sole.
Insomma, leggere questo libro è un viaggio istruttivo e struggente che consiglio a tutti.
Un ultimo suggerimento: non dimenticate di portare con voi la vostra valigia gialla perché, ne sono certo, al vostro ritorno la troverete sicuramente più piena di quando siete partiti.
Grazie Tepania!
di Franco Filiberto

16.
Il primo viaggio in Africa di Stefania Bergo è raccontato nel suo libro " Con la mia valigia gialla". Un viaggio che inizia il 22 Dicembre 2004 e che durerà 3 settimane, che per Stefania sarano cariche di esperienze nuove e emozioni che una volta accese non si spegneranno più.... Durante la lettura di questo libro ho avuto come l impressione di aprire una finestra ( gialla?) anzichè un libro....sembrava di vedere quel piccolo angolo di Africa attraverso le parole di Stefania , la sensazione di sentire suoni, profumi, color,i perdersi con lo sguardo in km di orizzonte, sembrava quasi reale...."Stepania" come presto imparerà a chiamarla il piccolo Kariuki arriva a Matiri come volontaria, prestando il suo aiuto e la sua esperienza da ingegnere nella progettazione della pediatria presso l ospedale di S.Orsola. Si nota sin da subito il disagio in cui vive la popolazione in quel piccolo angolo di Kenya. All ombra di una città caotica come Nairobi, spicca subito il contrasto che caratterizza l Africa, come del resto succede in altre parti del modo, ma che li prende una sfumatura di crudeltà ai miei occhi quando più in la, addentrandosi nel "bush" trovi la miseria vera e propria.....Ragazzi o, meglio dire bambini, che giocano a calcio con una palla fatta di stracci raggomitolati ,contrastano con bambini che chiedono l elemosia che servirà loro a comprare la colla...con cui si faranno, per non sentire la fame.Dei veri e propri baby tossico dipendenti, abbandonati al loro destino, che forse così facendo inconsapevolmente, scelgono il modo in cui morire; le altre opzioni di morte che la realtà offre come malaria celebrale o l Hiv sono più spaventose. La vita è dura in quel piccolo angolo di mondo che sembra sperduto da Dio,- ma che Stefania riscopre nei sorrisi cordiali e stanchi della gente del luogo, che vivono quella realtà come se la accettassero.. con normalità come" una legge della natura" mi sembra di capire.... o in quelli dei volontari che arrivano da varie parti del mondo e danno ciascuno il proprio aiuto-dove il contrasto si ripete come quasi fosse una beffa, quando leggi di una donna che ha partorito "in casa"la mattina, e arriva in condizioni disperate all ospedale la sera, su una carriola ( un mezzo di fortuna ) e ha perso circa 2 litri di sangue .....e a volte il sangue a donarlo è un volontario ( e se non ci fossero mi chiedo ? )....volontari che si inventano di tutto per donare un sorrriso ai bambini ricoverati nell ospedale, come addobbare un tamarindo anzichè un abete per natale, con polisterolo colorato e fiori di carta!e i ragali più belli sono vestiti usati provenienti da chissà dove... In questo viaggio fatto da Stefania ho l impressione di percepire un secondo viaggio, un viaggio nel viaggio, più personale intimo in cui ha ritrovato se stessa ed è cresciuta o forse è meglio dire... ha trovato il vero senso di un esistenza che nel nostro mondo avanzato, ricco, stiamo sempre più perdendo di vista... li sotto la pergola della casa del tamarindo Stefania ha scoperto che Dio vive in Africa ..e a me piace pensare questo!Muga! (Ciao)
di Carmela Barca


17.
Ho finito il libro "Con la mia valigia gialla" di Stefania Mwende Bergo
La ringrazio per avermi "scelta". Questo libro mi ha portato con Stefania, la "testa matta" nella sua prima esperienza come volontaria a Tharaka in Kenya, presso l'Ospedale Sant'Orsola. Con la sua valigia gialla ho calpestato anche io la terra rossa, mi sono seduta a cena sotto al pergolato alla casa del Tamarindo e ho sviluppato un profondo affetto per i piccoli ospiti dell'ospedale. Stefania mi ha trasmesso le sue emozioni, a cominciare da quella voglia di evadere dalla quotidianità che l'ha spinta in Africa a pochi giorni dal Natale. Non sono stati sempre giorni estremamente facili anzi, spesso sono stati difficili ed inaspettati. Ma anche in queste occasioni, Stefania ha saputo raccontare con pacatezza e senza colpi di scena una realtà distante ma vera. Non mi stupisco di quanto duro sia stato tornare anche dopo un periodo non eccessivamente lungo, e non mi stupisco nemmeno di quali scelte abbia fatto in seguito Stefania grazie a questa avventura che l'ha profondamente cambiata. Lo consiglio a tutti voi perchè, oltre che estremamente bello, è un libro ben scritto. Grazie ancora per questa opportunità! 
di Elisabetta Liz Corti

18.
Non sono mai stata in Africa eppure ho letto questo libro, Con la mia valigia gialla, di Stefania Bergo che mi ha aperto una finestra su un mondo nuovo fatto di chiaroscuri dove la povertà e la ricchezza si accostano senza incontrarsi, come due rette parallele. La scelta è il tema chiave dell' opera. Scegliere di partire come volontari verso una terra sconosciuta, scegliere di abbandonare la routine quotidiana per riscoprire il sapore di una vita semplice e allo stesso tempo ricchissima di significato, scegliere o quanto meno tentare di scegliere durante un momento di crisi la strada meno crudele. Un libro che emoziona, che commuove, che ti scuote proprio come l' Africa ha scosso la protagonista dell' opera coi suoi colori, le sue ingiustizie, le sue onde emotive. Consiglio a tutti questa lettura breve e intensa grazie alla quale si riesce a riflettere su tematiche importanti e attuali di estrema rilevanza sociale. Un libro per tutti, scritto con la stessa semplicità con cui si racconta a un amico di un viaggio, di una esperienza incredibile che ti cambia la vita. Grazie all' autrice per aver concesso a noi lettori di sbirciare un po' in quella sua straordinaria valigia gialla che fa venire voglia di partire alla scoperta di se stessi.
di Sonia Vela

19.
L’eroismo della gente comune.
A volte capita che dando tutto, senza nulla attendere in cambio, si riesca a ottenere una contropartita inaspettata dal valore inestimabile. È questo il messaggio implicito che l’autrice trasmette con questo diario di viaggio.
La Bergo, con uno stile semplice ed essenziale, descrive il suo primo viaggio in terra d’Africa, un soggiorno di tre settimane che la vedono impegnata come volontaria presso l’ospedale rurale St Orsola, in Kenya.
Decide di partire alla vigilia delle festività natalizie perché, in quei giorni in cui tutti tendono a dimostrare la loro presunta felicità, per lei che sta vivendo un periodo di vuoto interiore, il solco che la divide dagli altri diventa più profondo, e il senso di smarrimento e solitudine, anziché affievolirsi con la presenza delle tante persone che la circondano, rischia di amplificarsi. Per questo motivo, lei che non ha alcuna competenza specifica (è un ingegnere), decide di partire per un mondo fatto di dottori e di ammalati.
E in Africa trova l’amore. Amore per quella terra, per i suoi abitanti, per i pazienti, per coloro che condividono con lei l’esperienza di volontariato. E amore per sé stessa. È con uno spirito nuovo che ritorna in Italia, con una fiducia, una consapevolezza e una voglia di donarsi che la porteranno in Africa tante altre volte, dove assolverà ruoli sempre più importanti.
Questo libro è un viaggio introspettivo che fa riflettere. Da leggere assolutamente.
di Elia Spinelli

20.
“Arrivo che è ormai sera. Una sera tiepida di fine dicembre. Evviva! Scendo dall’aereo annusando l’aria, tentando di carpire subito il profumo dell’Africa”.

Il libro di Stefania Bergo è un il racconto di un viaggio ricco di significati e verità; “Con la mia valigia gialla” (Edizioni 0111) è una grande emozione e, insieme, tante piccole sensazioni autentiche che trasportano mentalmente il lettore nell’incantevole Africa, terra dalla natura sconfinata e dai forti contrasti che la vita, inesorabilmente, ha imposto alla popolazione e al suo destino.
L’autrice, con coraggio e dedizione, con forza e sensibilità, affronta un percorso non facile, decidendo di recarsi a Matiri, in Kenia, come volontaria in un ospedale rurale, rimanendovi per tre settimane.
L’Africa si rivela a noi con i suoi colori unici, avvolgenti, con i suoi odori inebrianti e quel vento caldo che accoglie con riconoscenza. I bambini che la Bergo assiste e cura in ospedale rappresentano una finestra sull’autenticità dell’animo umano; la sofferenza negli occhi dei piccoli, il bisogno reale di aiuto o anche di un semplice sorriso, di quella compagnia portatrice di speranza, renderanno all’autrice dei ricordi indelebili che conserva sempre nel suo cuore.
La scrittura dell’autrice, fluida e lineare, descrive ogni momento vissuto come un dono speciale; per noi ogni singolo momento raccontato rappresenta una testimonianza di sincera umanità.

“I giorni a Matiri sono intensi. Solo apparentemente banali e tutti uguali. In realtà, ogni giorno porta con sé nuove emozioni, scoperte inaspettate. Cerchiamo di aiutare chi sembra averne più bisogno e finiamo con l’imparare, arricchendoci. E’ uno scambio continuo, un prezioso flusso di informazioni, sensazioni, sapori”.
di Rosaria Andrisani


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1 commenti:

  1. Rosaria Andrisani30 aprile 2017 00:43

    “Arrivo che è ormai sera. Una sera tiepida di fine dicembre. Evviva! Scendo dall’aereo annusando l’aria, tentando di carpire subito il profumo dell’Africa”.

    Il libro di Stefania Bergo è un il racconto di un viaggio ricco di significati e verità; “Con la mia valigia gialla” (Edizioni 0111) è una grande emozione e, insieme, tante piccole sensazioni autentiche che trasportano mentalmente il lettore nell’incantevole Africa, terra dalla natura sconfinata e dai forti contrasti che la vita, inesorabilmente, ha imposto alla popolazione e al suo destino.
    L’autrice, con coraggio e dedizione, con forza e sensibilità, affronta un percorso non facile, decidendo di recarsi a Matiri, in Kenia, come volontaria in un ospedale rurale, rimanendovi per tre settimane.
    L’Africa si rivela a noi con i suoi colori unici, avvolgenti, con i suoi odori inebrianti e quel vento caldo che accoglie con riconoscenza. I bambini che la Bergo assiste e cura in ospedale rappresentano una finestra sull’autenticità dell’animo umano; la sofferenza negli occhi dei piccoli, il bisogno reale di aiuto o anche di un semplice sorriso, di quella compagnia portatrice di speranza, renderanno all’autrice dei ricordi indelebili che conserva sempre nel suo cuore.
    La scrittura dell’autrice, fluida e lineare, descrive ogni momento vissuto come un dono speciale; per noi ogni singolo momento raccontato rappresenta una testimonianza di sincera umanità.

    “I giorni a Matiri sono intensi. Solo apparentemente banali e tutti uguali. In realtà, ogni giorno porta con sé nuove emozioni, scoperte inaspettate. Cerchiamo di aiutare chi sembra averne più bisogno e finiamo con l’imparare, arricchendoci. E’ uno scambio continuo, un prezioso flusso di informazioni, sensazioni, sapori”.

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