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Una vita apparentemente perfetta, di Michelle Hunziker

Una vita apparentemente perfetta, di Michelle Hunziker

Libri | Recensione di Elena Genero Santoro. Una vita apparentemente perfetta, di Michelle Hunziker, Mondadori, 2017. Un libro corposo che vale la pena di leggere, perché ci ricorda che siamo tutti più fragili di quello che crediamo.

A volte si è portati a credere che una donna bella e in salute sia tendenzialmente più felice di una persona meno avvenente. La bellezza fisica apre molte porte in più e pare offrire un vantaggio: la sicurezza in se stessi. Una bella donna non può che essere una donna piena di fiducia nella propria capacità di piacere e di farsi amare. Tanto più quando raggiunge il successo televisivo, ed è circondata da ammiratori e piena di fans.
Leggendo il libro Una vita apparentemente perfetta di Michelle Hunziker, una bionda statuaria, con  occhi espressivi e sorriso aperto, il mito della bellezza che attira l’amore viene sfatato già dalle prime pagine.
Michelle Hunziker inizia raccontando della sua infanzia, del padre alcolizzato, dei suoi traumi familiari e dell’intima convinzione di non essere degna di amore. Ed è proprio in questa premessa che si trovano le basi per gli eventi successivi: l’inclusione nella setta, il divorzio dal primo marito Eros Ramazzotti e, nonostante una vita sotto i riflettori, un’immensa solitudine.


Tutto comincia in sordina.

Un’alopecia, quindi il contatto con Clelia, la pranoterapeuta che tratta il suo disturbo con esito positivo e che inizialmente le risolve anche un altro paio di problemi, la fa smettere di fumare e la riavvicina al padre che non vedeva da anni. Clelia ha un aspetto materno e accogliente, vive in una casa dal design impeccabile, dove ogni angolo è studiato, e in breve diventa la sua migliore amica, quella da cui lei si rifugia ogni volta che ha bisogno di qualcosa e quella che la consola quando nel 2001 il padre, ritrovato da poco, muore improvvisamente.


È l’inizio di un legame morboso, perché Michelle comincia a fidarsi più di Clelia che della sua famiglia. E quando Clelia la invita a far parte di un gruppo che affronta un percorso spirituale, lei accetta, facendosi coinvolgere sempre di più.
Clelia mostra di avere un dono, di poter parlare con gli spiriti tramite le canalizzazioni. Ma proprio tramite le parole degli spiriti inizia a condizionare le vite di Michelle e degli altri adepti, a dire loro cosa devono fare, cosa possono o non possono mangiare e a metterli in punizione nel momento in cui non si attengono alla disciplina imposta. Clelia ingabbia Michelle dando una spiegazione a tutto ciò che le accade, insegnandole a decodificare i segni e dimostrandole, ogni volta, che le persone che dovrebbero amarla, il marito, la madre, di fatto non lo fanno. La convince che Eros è Finzione è un fedifrago che non la appoggia nelle sue aspirazioni di carriera. Alla fine, quando Eros chiede a Michelle di scegliere tra lui e la setta, Michelle sceglie Clelia e per lungo tempo parlerà con Eros solo tramite avvocati.
Il libro di Michelle Hunziker ha ricevuto elogi e critiche e anche un certo numero di commenti scettici.
Perché ci ha messo così tanto a capire con che razza di persone stava? Com’è possibile che una donna come lei, con tutte le possibilità che aveva, accettasse di farsi controllare da quella gente? In realtà quella non era una vera e propria setta. Non facevano mica riti satanici, o atti osceni, non le hanno mai imposto di vendere il proprio corpo. Era un gruppo di ricerca spirituale in cui la Hunziker era entrata volontariamente. Com’è possibile che non si rendesse conto che la volevano solo truffare, che i canali di comunicazione con gli spiriti non esistono?
In realtà quello che è accaduto alla Hunziker è molto meno incredibile di ciò che sembra.


Può capitare, in un momento di fragilità o di sensibilità, di incontrare persone che ci stupiscano con “effetti speciali” e che così facendo catturino la nostra attenzione e conquistino la nostra fiducia.

Prima di restare incinta per la prima volta facevo dei trattamenti da una riflessologa plantare che diceva di essere anche un po’ sensitiva. (Apro e chiudo una parentesi: la riflessologia plantare è una disciplina che non ha nulla di sovrannaturale, consiste nella stimolazione di punti della pianta del piede per riequilibrare tutto l’organismo. È una cosa spiegabile facilmente, a ogni punto corrisponde un organo; non sostituisce la prassi medica, ma vi si affianca, e nel peggiore dei casi non fa nulla. Io continuo a fruirne a tutt’oggi, anche se ho cambiato riflessologa). Comunque, all’epoca scalpitavo per concepire un bambino, e la mia riflessologa mi “preparava”, coi suoi massaggi, ad accoglierlo. Predisse che avrei concepito entro la fine dell’anno, il 2007, e così avvenne. Predisse anche altre cose, che accaddero. Scoperta la gravidanza tornai da lei e lei mi disse che sarebbe stato un maschio. E poi, in quella e nelle sedute a venire, mi elencò tutti i casi in cui aveva azzeccato il sesso dei nascituri e quelli in cui, invece, non ci aveva preso. Se non individuava il sesso del bambino, voleva dire che non era destino che quel bambino nascesse. Cioè, non era lei che sbagliava, era l’embrione ad essere sbagliato, non destinato a vivere, quindi per qualche motivo non sarebbe venuto al mondo. Detta così è un’assurdità, ma la riflessologa snocciolava tutte le storie finite male, tipo quella della donna al quinto mese che aspettava un maschio anziché la femmina che le era stata riservata da fato, ma poi ha contratto la mononucleosi e ha avuto un aborto spontaneo. Però, al giro dopo, le è nata una bella femminuccia, come scritto nel cielo e come predetto da lei stessa. Ora, dopo tutti i suoi discorsi buttati lì, il caso volle che io, predestinata a diventare madre di soli maschi, nel 2008 fossi incinta di una femmina. Mi convinsi, dentro di me, che mia figlia non sarebbe venuta al mondo. E quando al sesto mese ebbi un problema serio, vissi nell’ansia più nera, con la paura che qualche forza suprema avesse prestabilito di portarmela via. Avevo il timore che la riflessologa avesse ragione. Passai mesi di angoscia, e anche se capivo che era del tutto irrazionale, io ero condizionata dalle parole di quella donna, perché di lei mi fidavo, perché aveva dato prova di azzeccarci in più occasioni. In realtà questa tizia era una intuitiva, inquadrava la gente in un attimo, sapeva cosa raccontare. E, tra l’altro, mia figlia è poi nata in ottima salute.

Però succede, che si dia spazio alle proprie paure irrazionali e ci si lasci dominare. 

Michelle Hunziker non usciva dalla setta perché Clelia le aveva predetto che se non avesse completato il suo percorso di formazione spirituale, sarebbe morta per una malattia polmonare. Con questa prospettiva, lei non riusciva ad affrancarsi dal gruppo, a togliere dagli occhi il velo che deformava la sua realtà, a credere che un’altra verità fosse possibile.
Quel che è accaduto a Michelle Hunziker con Clelia e con la setta, come lei stessa scrive, è inquadrabile in un discorso di rapporto malsano, malato, non dissimile, per certi versi, dai rapporti di coppia perversi in cui uno dei due partner è succube dell’altro e si arriva anche alla violenza fisica.


L’elemento rivelatore di ciò è la dinamica del bastone e della carota con cui Michelle veniva trattata. Da un lato le si diceva: "tu sei una creatura speciale, sei nata per portare un messaggio". E questo solleticava il suo ego. Dall’altro Clelia la puniva per le sue mancanze mettendola in isolamento, privandola dell’amore e imponendole uno stile di vita ("Sei una creatura speciale, MA devi purificarti").
Lei lo accettava perché, nella sua fragilità, pensava di non essere degna di amore. Ed è qui che si capisce il meccanismo crudele: una persona matura, risolta, sa che chi la ama davvero non le condiziona la vita, non le chiede di cambiare, non la sottopone a nessun ricatto, non pretende che diventi quello che non è, non tenta di soggiogarla, non mina le sue certezze. Chi ti ama sul serio, lo fa gratis. L’amore non pone condizioni, non te lo devi meritare.

E che dire del discorso religioso in sé? 

Michelle Hunziker racconta che alla fine lascia la setta perché stanca di essere profondamente infelice. Era talmente esasperata di essere guardata a vista da Clelia e isolata dal resto del mondo, da preferire, a un certo punto, l’alternativa di quella morte che Clelia continuava a metterle sotto gli occhi. Ma una volta uscita dalla setta, Michelle non è più sicura di saper distinguere il bene dal male e ci mette un po’ di tempo prima di fare ordine. Non sa dove finisca il “dono” di cui Clelia è dotata, e dove inizi l’inganno, la manipolazione. E anche la sua ricerca spirituale prosegue, perché non le è chiaro cosa voglia Dio da lei. Capisce quindi che anche l’amore di Dio è gratis, che Dio non chiede a nessuno di fare cose per “essere all’altezza”.
E a me viene da aggiungere: in un discorso spirituale serio, il maestro non vuole essere osannato, non chiede cinquanta euro a ogni riunione, non umilia i suoi adepti e non cerca di estorcere loro del denaro. Non importa che quella di Clelia non fosse una setta “classica”, come ha detto qualche commentatore, o non fosse una setta per niente. Una vera guida spirituale è umile, non cerca l’autoaffermazione, non impone precetti. Non ha il mito della “purezza” e delle energie negative da scacciare con atti di prevaricazione. Pare che una volta San Francesco finse di avere fame e invitò tutti i confratelli a mangiare, rompendo qualche forma di digiuno in atto, perché si era accorto che uno dei suoi frati stava male e non ce la faceva più. Così non solo venne incontro al suo frate, ma evitò anche di umiliarlo di fronte agli altri.


Mi fermo qui anche se dal libro della Hunziker scaturirebbero molte altre riflessioni. Una vita apparentemente perfetta è un libro corposo, che non si legge in fretta e che forse si poteva snellire in certi punti, ma che comunque vale la pena di leggere. Ci ricorda che siamo tutti più fragili di quello che crediamo e che anche dietro al successo e ai lustrini e alle paillettes si possono nascondere dei drammi veri.

Una vita apparentemente perfetta

di Michelle Hunziker
Mondadori
Biografia
ISBN 978-8804683704
ebook 9,99€
cartaceo 13,50€

Sinossi
Tutti conoscono Michelle Hunziker per il senso dell'umorismo, l'autoironia, i lunghi capelli biondi e il sorriso sfolgorante. Eppure c'è stato un tempo in cui quel sorriso era la più luminosa delle maschere, indossato per nascondere le fragilità di una ragazza di poco più di vent'anni. Proprio nel momento più buio della sua esistenza avviene l'incontro destinato a cambiarla. Lei è una donna accogliente, materna, empatica, capace di intercettare negli altri le debolezze e le crepe di cui forse nemmeno sono consapevoli: proprio per questo, una formidabile manipolatrice. La mela rossa con la quale seduce Michelle ha il sapore dolce della comprensione profonda, dell'ascolto privo di giudizio. Dopo di che, la puniva abbandonandola, impedendole ogni tipo di contatto con lei e con gli altri membri della setta, "perché prima di tornare tra noi devi purificarti".
Con la speranza che condividere la sua esperienza possa aiutare chi ne sta vivendo una simile, Michelle racconta i quattro anni trascorsi in una setta: i ricatti, le privazioni, il controllo costante, la progressiva perdita dell'indipendenza, la paura di rimanervi invischiata per sempre e il terrore alla sola idea di venirne fuori. Fino a quando ha trovato la forza di uscirne. Grazie all'amore.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.

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