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Sbirre, di Carlotto, De Cataldo e De Giovanni

Sbirre, di  Carlotto, De Cataldo e De Giovanni - Recensione

Libri Recensione di Davide Dotto. Sbirre, di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni, Rizzoli, 2018. Tre figure femminili impiegate nelle forze dell'ordine le cui vite si intersecano più di quanto si creda, tra ciò che sono state, sono e saranno nell'immediato futuro.

I tre racconti contenuti in Sbirre, di Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni, scavano nel profondo, lasciando emergere tre ritratti femminili per alcuni versi agli antipodi.
Il vicequestore Anna Santarossa e l'agente in congedo Sara Morozzi (protagonista del recente romanzo di De Giovanni Sara al tramonto) hanno lavorato dietro la scrivania, adempiendo in modo diligente alle proprie incombenze. Se hanno una pistola nella fondina, non hanno avuto motivo di usarla.


Ad Anna, ligia al dovere al punto giusto, sembra mancare quella marcia in più che le avrebbe permesso di raggiungere ulteriori vette. Sara ha perfezionato negli anni la capacità di leggere il labiale, le espressioni facciali, la postura, di  decifrare interi discorsi a distanza. Ha trascorso una vita ad affinare l'arte delle intercettazioni, fino a quando l'eccesso di tecnologia, di software all'avanguardia l'hanno disorientata. All'improvviso «si era sentita normale».


Sara Morozzi ha un passato segnato da una scelta di libertà accettata in tutte le sue implicazioni. 

Per  inseguire l'amore di una vita ha lasciato il marito e un figlio piccolo che, ormai adulto, non ha mai conosciuto. Il giudizio altrui la sfiora appena. 
Certe passioni, se si ha la fortuna di provarle, si riconoscono [...] Si può scegliere se essere sinceri e seguirle alla luce del sole, o vigliacchi e consumarle in segreto. Ma  a quelle passioni è impossibile rinunciare.
Lei osserva (e come osserva!), il suo giudizio non è meno spietato. In fondo ha pagato (e sta pagando) un conto salato, interessi e biasimo compresi. Nulla di diverso da ciò che in un altro fronte, il vicequestore Anna deve combattere.


Anna deve gestire un presente colmo di incognite, imprigionata tra le spire della mafia bulgara, e coinvolta nell'inchiesta che pregiudicherà l' esistenza e la carriera in polizia. 

Il magistrato che indaga è solerte nell'andare «a caccia di sbirri corrotti»«non è tipo da restare a mani vuote». Questo il prezzo della vita parallela alla quale si è votata, fuggendo alla routine, alla normalità di cui non si sentiva portata:
L’inquietudine che l’aveva portata a imboccare la strada sbagliata aveva radici lontane, finalmente l’aveva capito.

Il giovane commissario Alba Doria è di un'altra pasta, più spregiudicata e votata all'azione, determinata, con un futuro tutto da scrivere, non necessariamente nelle forze dell'ordine. 

Al contrario di Sara è a suo agio con le nuove tecnologie, (applicazioni keylogger incluse) che utilizza e sfrutta nel corso di un'indagine nei meandri della rete, social media e dark web. In sé riassume ben altri talenti rispetto a quelli che ci si aspetterebbe: una miscela di machiavellismo, di narcisismo unite a un pizzico di psicopatia che le consentono di affrontare un nemico a dir poco insidioso.
Sono figure di confine, le cui linee si intersecano più di quanto si creda, in bilico tra ciò che sono state, ciò che sono o diventeranno nell'immediato futuro.


Sbirre

di Massimo Carlotto, Giacarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni
Rizzoli
ISBN 978-8817101592
cartaceo 15,72€
Ebook 10,99€

Sinossi
Ci sono poliziotti che combattono il crimine e difendono la legge. A volte pagano con la vita. E ci sono poliziotti corrotti che tradiscono, diventando peggio dei peggiori banditi. Poi ci sono loro: le donne in divisa. Fragili e determinate, vittime e carnefici, le sbirre di questi racconti sono creature di confine, paladine mancate, guerriere comunque sconfitte, sedotte dal delitto, soggiogate dalla vendetta, in bilico tra bene e male. Il commissario Alba Doria indaga nel magma ribollente della rete telematica, tra le pieghe più segrete del dark web, laddove alligna l'odio che consuma il Paese. Il vicequestore Anna Santarossa è già passata dall'altra parte e vende informazioni alla mafia bulgara. Sara Morozzi legge le labbra della gente e interpreta il linguaggio del corpo. Ha i capelli grigi e un passato tra i ranghi di un'unità impegnata in intercettazioni non autorizzate: ora ha anche un conto da regolare. Dall'estremo Nordest di una frontiera selvaggia fino alla Napoli anonima di sobborghi e quartieri residenziali, passando per una Roma in cui davvero aprile è il più crudele dei mesi e la primavera ha smesso di riscaldare i cuori, Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni raccontano l'Italia al tempo dell'illegalità globalizzata, delle fake news, del condizionamento di massa. Svelano le ossessioni, le paure e la privata ferocia di coloro che dovrebbero difendere l'ordine pubblico. Inaugurano una new wave della letteratura nera, in cui la donna non ha più nulla di fatale, ha rinunciato alle pose marziali della giustiziera e, lontana dall'eroismo inquirente, restituisce la cupezza di una realtà quanto mai controversa.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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