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Recensione: Diventa realtà, di Elena Genero Santoro

Recensione: Diventa realtà, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Giulia Mastrantoni. Diventa realtà di Elena Genero Santoro (PubMe), il nuovo capitolo della saga di Futura e Patrick. Un romanzo introspettivo che, come sempre, tocca temi importanti, come l'aborto e la violenza sulle donne.

Come ben saprete, ormai la nostra reading challenge è nel pieno del suo svolgimento. Diventa realtà, romanzo della mia adorata Elena Genero Santoro, è la quinta lettura che faccio per partecipare alla nostra iniziativa, ovvero si tratta di un romanzo ambientato in un paese lontano. Non si tratta di un paese lontanissimo, però, perché il romanzo di Elena è ambientato principalmente a Dublino, parzialmente in Inghilterra e parzialmente in Italia. 
Solitamente recensisco i romanzi della reading challenge su Instagram ma Elena Genero Santoro è un’autrice che affronta tematiche che mi stanno particolarmente a cuore, quindi vorrei dedicare al suo lavoro, Diventa realtà, qualche parola in più e spiegarvi cosa mi ha colpito della storia narrata da questa meravigliosa autrice. I romanzi di Elena Genero Santoro vengono recensiti regolarmente sul questo sito, un po’ perché Elena è bravissima e un po’ perché si è conquistata il cuore di tutti i nostri blogger, quindi vorrei evitare di raccontarvi ancora una volta la trama dei suoi lavori facenti parte della saga di Futura e Patrick e concentrarmi sul motivo per il quale continuo imperterrita a seguirne le avventure. Anzi, sui motivi.


Il primissimo motivo per il quale Diventa realtà di Elena Genero Santoro merita una recensione lunga è questo: si parla di aborto. 

Nello specifico, si parla dell’aborto che Giorgia avrebbe potuto e voluto, ma che non è mai avvenuto. In questo periodo la nostra società è molto presa dal dibattito sui diritti delle donne: c’è chi vede l’aborto come un diritto su cui le donne devono poter contare e c’è chi vede l’interruzione di gravidanza come un peccato o un omicidio. Elena Genero Santoro parla del suo personaggio, Giorgia, come di una donna che ha capito molto bene di non poter contare su Giulio per crescere insieme il loro bambino. Non solo Giulio è inaffidabile, ma è anche un uomo dal carattere particolarmente irruento e farci un figlio non è una grande idea. Giorgia non vuole abortire perché, come si sente dire spesso, “un figlio al momento sbagliato ti rovina la vita”, ma perché crescere un bambino da sola è un compito difficile che ti lega inevitabilmente a un uomo dal quale magari vorresti prendere le distanze. Giorgia sa bene che crescere un figlio è arduo, che farlo da sola è davvero una sfida e che stare lontano da Giulio sarebbe la cosa migliore da fare.
Ciò nonostante, quando Giulio la convince a tenere Marcello, Giorgia si trova invischiata in una situazione dalla quale uscire richiede avvocati e denunce. Giulio ha un carattere che lo porta a non sopportare i pianti di Marcello, che lo fa innervosire per ogni minima cosa e che lo vede maltrattare Giorgia ripetutamente. L’unica cosa che la donna può fare è dirsi: «Avevo ragione a voler abortire e a voler scappare da Giulio». E poi sporgere denuncia.
A questo punto la domanda sorge spontanea: perché Giulio ha convinto Giorgia a tenere Marcello, quando entrambi avevano piena consapevolezza di ciò che sarebbe successo dopo la nascita del bambino? 


Questo porta a una riflessione più ampia, ovvero al fatto che abortire deve essere un’opzione per quelle donne o coppie che sanno bene che non saranno in grado di crescere insieme o in autonomia rispetto all’altro genitore il nascituro. 

Non si tratta di voler uccidere una vita non ancora nata, ma di tutelare tutti coloro che sono coinvolti, incluso il bambino. È chiaro che non tutte riusciremmo ad abortire: rispondere “sì” alla domanda teorica “tu abortiresti?” è un conto, farlo realmente è tutta un’altra storia. Fattori emotivi di ogni sorta, che non vanno sottovalutati, entrano in gioco nel momento in cui una donna viene a conoscenza della propria gravidanza. L’unica cosa sensata da fare è essere consapevoli del fatto che nessuna di noi può sapere come reagirà a una gravidanza inaspettata fino a che non si troverà a vivere tale situazione. Questo mi porta a pensare che occorre dare opzioni alle donne: avere l’opzione dell’aborto non significa necessariamente che tutte le donne incinte abortiranno e che un numero altissimo di potenziali nascituri verrà “ucciso”. Si tratta solamente di far sentire le donne in una situazione di potere e controllo del proprio destino. È importante che una donna possa contare sulla propria capacità di riflettere e scegliere, e che non si senta mai spinta verso un destino da lei non desiderato.

Questo porta a una riflessione più ampia, ovvero al fatto che abortire deve essere un’opzione per quelle donne o coppie che sanno bene che non saranno in grado di crescere insieme o in autonomia rispetto all’altro genitore il nascituro.

Si potrebbe sostenere che resta sempre l’opzione adozione: chi non vuole avere il bambino può sempre farlo nascere e poi darlo in adozione. 

Circa le adozioni in Italia viene riportato quanto segue:
Gran parte dei minori adottabili trova una famiglia adottiva in tempi relativamente brevi: ogni anno si registrano mediamente oltre 90 decreti di adozione ogni 100 dichiarazioni di adottabilità. Resta però una percentuale di minorenni che non vengono adottati, perché grandi e/o con disabilità accertata.
Si tratta, però, di un’opzione che esattamente come l’aborto è soggetta a dinamiche emotive da non sottovalutare: dirsi “tanto dopo lo do in adozione” è qualcosa di ben diverso dal partorire un bambino e lasciare che qualcun altro se ne prenda cura. Ciò che da parte di un esterno è giudizio semplicistico e netto, per la donna coinvolta in prima persona è una scelta fatta di valutazioni attente: questioni finanziarie, emotive e di ogni sorta rendono la decisione di abortire o di dare in adozione un bambino ben più difficile di quanto si possa pensare.

Il secondo motivo per il quale leggo sempre i romanzi di Elena Genero Santoro è la capacità di questa meravigliosa autrice di affrontare sempre una tematica spinosa: la pena di morte, la violenza sulle donne, i ruoli dei genitori.

Non manca mai di raccontare con parole semplici qualcosa che è tutto fuorché semplice. Questa volta ha scelto di parlare di come Manuela, neopraticante nello studio legale di suo padre, si trova combattuta tra il fare la cosa giusta e la necessità di guadagnarsi di che vivere. Suo padre vorrebbe difendere Giulio, che vuole ottenere l’affidamento di Marcello, ma Manuela vorrebbe prendere le parti di Giorgia, che sa essere una donna maltrattata e in una posizione di svantaggio. Elena dedica molto spazio alle riflessioni di Manuela, mostrando in modo estremamente preciso e sincero come una donna esterna alla situazione di Giorgia possa sentirsi coinvolta. Quello che emerge, al di là della necessità di scegliere tra la morale e il pane, è anche il modo in cui una mentalità datata si trova in disaccordo con quella contemporanea: vi è una sorta di incomunicabilità iniziale tra Manuela e suo padre, che incarna moltissimi aspetti discutibili della nostra società. Questo porta alla luce i cambiamenti che l’Italia ha vissuto, la difficoltà ad adattarsi a un mondo che cambia e l’evoluzione dei codici morali.
So bene di aver scritto una recensione (o meglio, una riflessione) che fa sembrare il romanzo di Elena Genero Santoro un trattato legale e sociologico sulla famiglia, ma posso garantirvi che Diventa realtà è una storia scorrevole, composta da capitoli brevi e da punti di vista che si alternano in modo dinamico. La penna di Elena Genero Santoro non delude e non annoia mai.

Diventa realtà

di Elena Genero Santoro
PubGold
Narrativa
ISBN 978-8894839166
Cartaceo 13,00€
Ebook 1,49€

Sinossi
Futura è finalmente incinta e, con rammarico di Patrick, non intende fermarsi per godersi la gravidanza. Non rinuncia al lavoro e organizza mille eventi che la porteranno allo stremo delle forze fisiche e mentali. Manuela, sempre in prima linea nella Casa di Accoglienza per donne in difficoltà, inizia il praticantato nello studio legale del padre, dove conosce Giovanni, timido praticante sfruttato senza ritegno. Quando la sua amica Giorgia denuncia le violenze e lo stalking che subisce da parte del compagno, Manuela vorrebbe fare qualcosa. Giorgia è sola, si è rifugiata a casa del padre Emanuele, un uomo esile e mite, incapace di difenderla dalle minacce e dalle botte. Daniela è in bilico tra un ex ragazzo pressante e un amante occasionale dal carattere indecifrabile. Equivoci, incomprensioni, innamoramenti in un romanzo introspettivo e dai temi molto attuali. Cosa si è disposti a fare per un figlio, per garantirgli la felicità? Finale col botto.


Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
La forma del sole, StreetLib collana gli scrittori della porta accanto.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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