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Le grotte di Udaygiri e Hirapur: l’India fantastica di Salgari, Kipling e Indiana Jones

Le grotte di Udaygiri e Hirapur: l’India fantastica di Salgari, Kipling e Indiana Jones

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. Le grotte di Udaygiri e Hirapur, nel delta del Mahanady: scimmie, yogini e serpenti, i thug della dea Kali, i riti segreti nella notte, l’India fantastica dei romanzi d’avventura di Salgari e Kipling e di Indiana Jones.

Bhubaneswar in Orissa è famosa per i suoi templi ma altrettanto importanti nella storia dell’architettura indiana, anche se meno appariscenti, sono le grotte di Udaygiri, appena fuori città.


È sabato e sembra di essere a una fiera nostrana, bancarelle affollate all’ingresso, bambini che si rincorrono sui vialetti, ragazzi che fanno caciara sopra la Rani Gumpha, la Grotta della Regina, coppiette e gruppetti impegnati nei selfie un po’ ovunque, difficile escluderli dalle inquadrature. La Rani Gumpha è, in realtà, una specie di monastero su due piani con cortile centrale scavato in una bancata di arenaria rosso-giallastra dai monaci jain nel II secolo a. C., e che sia antico lo si vede, i bassorilievi più esterni sono stati lavati via dal tempo, meno rovinati sono quelli ai due angoli del cortile e quelli riparati nei due corridoi delle celle, sicuramente interessanti ma di qualità non paragonabile a quella dei templi di Bhubaneswar. Sopra c’è la grotta degli elefanti di pietra, dice Tanip, il nostro accompagnatore, invitandoci a salire sul sentiero di fianco alle grotte – sì ma quelle sono scimmie vere, non di pietra, commenta mia moglie allarmata; ma sono entelli, sono come il Bandar-log di Kipling (Il libro della giungla), non ti fanno niente; banda o non banda io non ci vengo. Ok Tanip, un’idea ce la siamo fatta, andiamo.

Le grotte di Udaygiri - Udaygiri Caves

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Appena al di là di un braccio del delta del Mahanadi, in mezzo alle risaie, un mondo acquatico dove si fanno due o tre raccolti di riso l’anno, ci sono il villaggio di Hirapur e un tempio a sorpresa, speriamo senza scimmie.

È questo? Nessuna torre a guglia, nessuna costruzione con parvenza di tempio, nessun fedele in preghiera, solo un muro alto un paio di metri a forma circolare – questo è il Chausathi Yogini, ci dice Tanip osservando le nostre facce perplesse, il tempio delle donne, ce ne sono meno di una decina in tutta l’India! Salgo su una specie di piattaforma lì di fronte per scattare foto, un serpente, nero!, scende veloce da una palma appena dietro, la macchina fotografica non è accesa e i miei riflessi bloccati, un paio di foto veloci al tempio guardandomi le spalle – però non ci sono scimmie, rassicuro mia moglie.


Davanti l’ingresso un bramino trentenne ci osserva in silenzio, dentro, lo so il paragone non è il massimo, sembra di essere nel colombario di un cimitero, una fila di loculi lungo tutta la parete circolare, in ognuno una statua bluastra di donne, divinità immagino: «sono le 64 Yogini – intuisce Tanip  – le Yogini hanno aiutato Durga a uccidere un demone che rinasceva da ogni goccia del suo sangue, così, per sconfiggerlo, Durga lo ha decapitato e le Yogini hanno bevuto le gocce di sangue prima che cadessero per terra» – serpente, decapitazione, sangue, c’è altro? – sì, al centro c’è la statua di Kali o Chamunda  – «Kali?», mia moglie mi guarda perplessa – Kali, i thug, gli strangolatori del Bengala, non hai mai letto Salgari (I misteri della giungla nera)?, evidentemente no, ti ricordi il film con Indiana Jones (Indiana Jones e il tempio maledetto)?, nemmeno quello, le fantasie sono tutte mie. Kali o Chamunda, meglio non chiedere ulteriori chiarimenti a Tanip, è una specie di scheletro con una testa mozzata in mano e una collana di teschi al collo, le altre Yogini sono decisamente più femminili anche se una ha la testa d’elefante e un’altra di leone, una tiene in mano un cobra e un’altra sta in piedi sopra un pappagallo, e così via.
Nello stagno di fianco i ragazzi fanno il bagno, dal villaggio arriva a tutto volume la musica di un qualche film di Bollywood. Piccolo, nascosto, diverso da tutti gli altri, bello e intrigante.

Chausathi Yogini, il tempio delle donne

Chausathi Yogini, il tempio delle donne - interno

Piove mentre andiamo tra risaie senza fine e canali gonfi d’acqua.

Dopo più di un’ora Tanip ci sveglia dal torpore – siamo arrivati – dove? – a Chaurasi, al tempio di Varahi. In fondo a un vialetto bordato da siepi e nascosto da una cortina di alberi un piccolo tempio dal doppio tetto a spiovente, il minuscolo portico è sostenuto da due colonne su cui si avvolgono due donne dal corpo di serpente, le nagini, la porta d’ingresso è chiusa – ma la bellezza del tempio è nella sua struttura e nelle decorazioni esterne, ci assicura Tanip e prosegue con le spiegazioni qui riassunte: è stato costruito nel X secolo d.C., è dedicato a Varahi, la dea madre che esprime l’energia femminile di Varaha, il cinghiale avatar di Vishnu, all’interno c’è la sua statua col muso di cinghiale, non deve essere una gran bellezza.

Il tempio Chaurasi Varahi

Molto bello è invece il tempio, innanzitutto il colore, l’ocra dell’arenaria sfuma in toni rossicci, violacei o gialli più decisi, la pioggia dei monsoni ha smussato gli spigoli più sporgenti accentuando il senso di antico, le pareti sono decorate da motivi vegetali, nagini sinuose, danzatrici flessuose, scene erotiche corrose, la torre che si alza sopra la cella sacra è formata da un fascio di colonne che si perdono in balze e rientranze, in una edicola sul retro una statua di Surya, il dio Sole, su un carro trainato da sette cavalli, piccoli ma ci sono, con tanto di cocchiere. È strana la statua di Surya in questo tempio – ci dice Tanip che ci ha seguiti – i templi dedicati alle dee sono sedi di rituali tantrici e di cerimonie religiose che si svolgono prevalentemente di notte.
Scimmie e grotte, yogini e serpenti, i thug della dea Kali, i riti segreti nella notte, è l’India fantastica della mia giovinezza – non hai mai letto Salgari? Nemmeno Kipling? E Indiana Jones? Peccato.



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Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.



About Davide Dotto

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