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Konark e Puri: ultimo giorno di un viaggio in India

Konark e Puri: ultimo giorno di un viaggio in India

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. I templi di Konark e Puri, nell'Orissa: gli ultimi giorni di un incredibile viaggio in India.

Konark, Orissa, giornata che più grigia non si può, le cianfrusaglie in vendita sulle bancarelle sono una massa amorfa, spenta la luce di piatti, piattini e brocche dorate, anche le pile di dolci sono tristi, solo i sari delle donne conservano un po’ di colore, in fondo al viale si erge la piramide scura del tempio di Surya, il dio Sole.
«È il tempio più grande e probabilmente anche il più bello dell’Orissa», commenta Tanip, il nostro accompagnatore – visto da lontano non sembra proprio, mormoro tra me e me –, la torre era alta una settantina di metri – sì ma adesso è caduta, devo essere meteoropatico –, rappresenta il carro del Sole sostenuto da 24 ruote e trainato da sette cavalli – ma non ci sono i cavalli, sbotto con Tanip; calma, questo è il padiglione delle danze. Ai lati della scalinata due leoni di fantasia schiacciano due elefanti, il tetto non esiste più, sui quattro pilastri ancora in piedi fanno bella mostra di sé suonatori di tamburo e danzatrici ancheggianti – ma che pietra è, così granulosa?, granito, dice Tanip.

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Konark, Orissa: tutto il mondo reale e mitologico hindu scolpito nella pietra.

Di fronte, un’alta costruzione tutta coperta da ponteggi di tubi metallici: è la mandapa, la sala dei fedeli. È stata riempita per non farla crollare del tutto, è alta 30 metri ma in origine era alta 45 metri, dice orgoglioso Tanip – per avere un confronto, le torri di Castel del Monte in Puglia, dello stesso periodo di Konark, sono alte 24 metri. Ed ecco i cavalli, uno e mezzo per la verità, di fianco alla scalinata, ma l’unico quasi intero sprigiona potenza e poi, la ruota! – mia moglie è sempre davanti e sempre dentro l’inquadratura ma dà un’idea delle dimensioni della prima ruota, saranno tre metri! Al primo stupore segue la meraviglia, la ruota è tutta lavorata e cesellata con figurine di donne e divinità, poi l’attenzione si sposta sulla parete della piattaforma, alta più di quattro metri, divisa in fasce traforate, lavorate, coperte da sculture di ogni tipo – sono 2.000, dice Tanip sorridendo mentre indica gli elefantini che si rincorrono ininterrotti nella fascia più bassa, ma ci sono anche file di guerrieri in armi, donne serpente, divinità sensuali, scene di sesso esplicito, ma dopo aver visto Kajuraho niente più ci stupisce, scene di caccia, c’è anche una giraffa!, insomma tutto il mondo reale e mitologico hindu scolpito in questa pietra scabra e forte.

Konark, Orissa: tutto il mondo reale e mitologico hindu scolpito nella pietra.

Se la grandezza la noti da lontano, la bellezza sta nei dettagli e la apprezzi facendo il giro della piattaforma assieme alle decine di turisti e fedeli indiani che ci guardano curiosi e divertiti – volete una foto?, e l’espressione seria di tutta la famiglia in posa davanti a una ruota si scioglie in sorrisi e cenni di ringraziamento.


Puri, Orissa: ultimo giorno di questo viaggio in India. 

«Vieni a vedere!»
Sulla terrazza della casa di fronte una donna con un bastone cerca di scacciare una scimmia che si fa sberleffi e scappa sul tetto – io non ci vengo a fare un giro!, ma figurati, in centro non ci sono le scimmie.
Due ore dopo.
Il tempio di Jagannath è solo per hindu, per vedere un po’ l’interno si può salire al primo piano della biblioteca di fronte (Raghunandan Library), firmare il libro visite e guardare dalle finestre – se volete vedere meglio si può salire sulla terrazza ma è privata... – ok quanto? – basta un’offerta – va bene andiamo, perché prende quel bastone? – è per le scimmie – io non ci vengo proprio!
Siamo arrivati alla biblioteca a piedi lungo un grande viale gremito di gente indaffarata, biciclette vintage, risciò spericolati, ogni tanto due poliziotti annoiati, mucche indolenti, bambini ai chioschi dei dolci, donne alle bancarelle dei souvenir e, in fondo, ruote di legno enormi, saran due metri, raggruppate per colore – cosa sono?, boh!, e questi strani pannelli, grandi baffi, lingue in fuori, sopracciglia inarcate? – oggi siam turisti fai da te, non c’è Tanip – saranno per qualche processione.


E ci abbiamo azzeccato, a Puri nella festa di Jagannath c’è la processione dei carri proprio lungo questo viale a cui partecipano centinaia di migliaia di fedeli, oggi sono solo alcune migliaia e vanno tutti al suo tempio, famiglie con bambini che ci guardano timorosi, gruppi di pellegrini che si guardano attorno un po’ sperduti, ragazzi del posto appoggiati alle moto che guardano sfrontati le ragazze in sari. Il tempio è circondato da un alto muro, la porta d’ingresso è sorvegliata da due statue di guardiani multicolori come quelle dei templi del sud, l’interno, visto dalla terrazza della biblioteca – ci è venuta anche mia moglie, niente scimmie, solo feci di pipistrello –, è un insieme abbastanza caotico di costruzioni color giallo banana, da uno esce fumo biancastro, saran le cucine, il portale del tempio vero e proprio su cui si accalca la folla è rosso vinaccia, i tetti a piramide del tempio sono intonacati di bianco, su tutto domina l’imponente torre a pannocchia del più tipico stile dell’Orissa, 65 metri, la più alta di tutto lo stato. Bello? Visto da qui più che altro strano.


Davanti al tempio stanno rasando il capo ad alcuni bambini, evidentemente un rito religioso, lungo il viale e nelle stradine lì attorno la solita affollata vita indiana.

Ciabattini e aggiusta tutto seduti per terra, mendicanti col braccio disteso, pellegrini appisolati, bancarelle di dolci che gocciolano miele, frutta troppo matura, stoffe da mercato, collane e braccialetti di plastica, santini e souvenir – guarda, cosa sono quelle specie di bamboline nere con quegli occhi enormi?, non lo so, mica vorrai comprarle? sono brutte (*)! Un giovane padre con bimbo impaurito vuole una foto con mia moglie, una ragazza sorridente ne vuole una anche lei, donne-manovale in sari colorati e bacinella di metallo in testa aspettano il loro carico di malta di fianco a una betoniera, un uomo svuota un sacchetto di bucce di banana davanti a una mucca nera, gli altoparlanti diffondono da mezz’ora lo stesso inno cantilenante.
Bye bye India.

...la solita affollata vita indiana

(*) a casa abbiamo scoperto che le bamboline erano in realtà riproduzioni di Jagannath, la particolare immagine di Krishna venerata a Puri.



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Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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