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Recensione: Le parole di Sara, di Maurizio De Giovanni

Recensione: Le parole di Sara, di Maurizio De Giovanni

Libri Recensione di Davide Dotto. Le parole di Sara di Maurizio De Giovanni (Rizzoli). Torna la poliziotta in pensione Sara Morozzi, con un gruppo di lavoro fuori dagli schemi e dalle procedure: verità assai scomode da scoperchiare e un nuovo avversario camaleontico e pericoloso.

Ma vuoi spiegarmi come da qualche fotogramma sgranato e incomprensibile, voi, senza inviare nessuno sul campo e senza uno straccio di audio, avete la presunzione d’individuare il luogo del prossimo attentato?
[..]
Se avessimo avuto a disposizione un programma del genere ai nostri tempi, saremmo stati tentati di indirizzare gli eventi, invece di osservarli accadere.
Maurizio De Giovanni, Le parole di Sara
Nel recente romanzo di Maurizio De Giovanni, Le parole di Saraincontriamo di nuovo Sara Morozzi, poliziotta in pensione dopo essere stata in forze nei Servizi Segreti, in un’unità investigativa dedita alle intercettazioni ambientali. In tale contesto, insieme alla collega Teresa Pandolfi, ha perfezionato e affinato la lettura delle espressioni del volto, dei movimenti corporei, dei tic. Ha imparato a decifrare «le reali intenzioni dietro i giochi della finzione». È una dote che può rivelarsi scomoda, dato che le consente sin troppo facilmente, nel quotidiano, di leggere libri assai brutti.
Queste e altre abilità vengono messe a frutto in indagini compiute a margine delle vie ufficiali.


In Le parole di Sara di Maurizio De Giovanni torna un gruppo di lavoro fuori dagli schemi e dalle procedure, costituito da Sara, dall’eccentrico ispettore Davide Pardo, da Viola, la nuora dell’ex poliziotta.

Viola, vera outsider del gruppo e quindi esterna dai “rapporti gerarchici” di qualsiasi tipo, mette qua e là in luce l’ingegnosa intraprendenza che serve.
Teresa, la collega di un tempo, ora è coinvolta in prima persona per la scomparsa di Sergio Minucci, assistente universitario nonché stagista dell'unità investigativa che dirige.
Comprensibilmente in crisi, Teresa fatica a metabolizzare sentimenti e passioni di solito osservati a distanza, addestrata com'è a esprimerli col contagocce contraddicendo un’impervia e incontenibile impulsività.
Difficilmente può eguagliare l’amica Sara. Poco abituate a parlare, capaci di intuire le parole coperte dai rispettivi silenzi, entrambe hanno affrontato situazioni personali delicate, non ultima una comune solitudine, declinata però in modo differente. Il proprio vissuto, più o meno devastante, è in grado di rompere il prezioso involucro in cui si sono rintanate un po' per indole, un po' per ragioni professionali.

L’inchiesta, che assorbe energie e richiede attenzioni, non solo è un gioco più grande della vittima designata, ma appare presto più grande di tutti gli altri messi insieme.

Si percepiscono pressioni da alte sfere, di vertici compromessi con la criminalità organizzata. Le leve di comando non si sa bene nelle mani di chi siano e si fa strada – sottobanco – l’idea di una «industria criminale tesa a orientare l’opinione pubblica e a spostare il consenso».
Il tutto si ripercuote sui sistemi investigativi e sulla stessa unità speciale di ascolto e intercettazione. Acquisisce nuova luce l’antagonismo e la malcelata, reciproca diffidenza tra modalità di lavoro che, a conti fatti, potrebbero convivere efficacemente qualora operassero sullo stesso piano o in spazi appositamente assegnati. Invece serpeggia una «nota stonata», un certo «ronzio di fondo», una «vaga inquietudine» di incerta provenienza. Le tecniche di indagine tradizionali si scontrano con quelle d’avanguardia. Ciò che prima era una faccenda artigianale (e umana) ora viene affidata a scatola chiusa alle nuove tecnologie e a complessi e rassicuranti algoritmi. Provetti tecnici informatici navigano tra i social media, incrociano parole ricorrenti nell'universo caotico dei grandi numeri. Ciò è  in linea con budget sempre più scarsi e le esigenze di spending review.


In Le parole di Sara si parla, invero, di verità assai scomode da scoperchiare. 

Il registro del romanzo cambia radicalmente, inserendosi (con le dovute proporzioni) nel filone dei Bastardi di Pizzofalcone: l’avversario è camaleontico e pericoloso, esperto nell’arte di cavarsela e di rimanere a galla, arduo da combattere con strumenti ordinari. Si tratta di nemici al di fuori non solo dalla propria, ma di ogni portata.


Tuttavia al di fuori di ogni portata è pure il destino, come il caos che si vuole assecondare senza coglierne le implicazioni profonde:
Ma il destino – l’avresti dovuto prevedere – non sta là ad aspettare. Al destino piace scegliere e disporre da sé, senza lasciarsi influenzare dalla volontà delle persone.
Maurizio De Giovanni, Le parole di Sara
È questo, in fondo, il motivo per cui non esiste il delitto perfetto. Da qualsiasi parte ci si trovi non accadrà mai di prevedere tutto, qualcosa sfuggirà: e le divinità ora impotenti (perché osservano senza poter fare granché), prima o poi, nelle vesti di Ananke, ne approfitteranno.
Le parole di Sara contiene in coda il racconto Sara che aspetta, uscito nell'antologia Sbirre, sempre edita da Rizzoli.


Le parole di Sara

di Maurizio De Giovanni
Rizzoli
ISBN 978-8817109925
Cartaceo 16,15€

Sinossi
Due donne si parlano con gli occhi. Conoscono il linguaggio del corpo e per loro la verità è scritta sulle facce degli altri. Entrambe hanno imparato a non sottovalutare le conseguenze dell'amore. Sara Morozzi l'ha capito molto presto, Teresa Pandolfi troppo tardi. Diverse come il giorno e la notte, sono cresciute insieme: colleghe, amiche, avversarie leali presso una delle più segrete unità dei Servizi. Per amore, Sara ha rinunciato a tutto, abbandonando un marito e un figlio che ha rivisto soltanto sul tavolo di un obitorio. Per non privarsi di nulla, Teresa ha rinunciato all'amore. Trent'anni dopo, Sara prova a uscire dalla solitudine in cui è sprofondata dalla scomparsa del suo compagno, mentre Teresa ha conquistato i vertici dell'unità. Ma questa volta ha commesso un errore: si è fatta ammaliare dagli occhi di Sergio, un giovane e fascinoso ricercatore. Così, quando il ragazzo sparisce senza lasciare traccia, non le resta che chiedere aiuto all'amica di un tempo. E Sara, la donna invisibile, torna sul campo. Insieme a lei ci sono il goffo ispettore Davide Pardo e Viola, ultima compagna del figlio, che da poco l'ha resa nonna, regalandole una nuova speranza.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.


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