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Recensione: Un pianeta abitabile, di Valerio Rossi Albertini

Recensione: Un pianeta abitabile, di Valerio Rossi Albertini

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Un pianeta abitabile di Valerio Rossi Albertini (Longanesi). Siamo ancora in tempo per salvare il nostro pianeta. Ma finché permarrà una cultura che incentiva la bulimia dei consumi, il mondo andrà a banane.

Non conoscevo Valerio Rossi Albertini fino a pochi giorni fa quando l'ho visto in TV a "I soliti ignoti", trasmissione in cui ha reclamizzato il suo ultimo libro, Un pianeta abitabile, edito da Longanesi.
Valerio Rossi Albertini è un fisico-chimico, primo ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche e docente di Divulgazione della Scienza presso l'Università Roma 2.
Leggendo Un pianeta abitabile ho testato con mano le abilità divulgative di quest'uomo, perché riesce a raccontare con semplicità disarmante fenomeni chimico-fisici che semplici non sono affatto, e lo fa talmente bene da rendere la lettura di questo saggio adatta anche ai ragazzi. Il dottor Rossi Albertini pre-digerisce per noi i concetti e ce li serve su un piatto d'argento come capolavori di novelle cuisine.
Eppure le questioni sono complesse e la loro gravità anche. Valerio Rossi Albertini spazia in una vastità di argomenti, dal cambiamento climatico alla crisi energetica, dall'inquinamento da particolato all'ipotesi della creazione di smart city, per cui, per quanto il volume sia di grande fruibilità e scritto con chiarezza espositiva, alla fine il lettore si trova a dover metabolizzare una quantità notevole di contenuti. È come bere la vodka ai frutti di bosco: va giù benissimo, che è un piacere, e non si sente, ma alla fine spezza le gambe.
Comunque, negli argomenti in cui ho qualche competenza, mi sono ritrovata appieno nella trattazione del dottor Rossi Albertini. 

È dal 2019 che l'ambiente è tornato di moda, con Greta Thunberg, che ha avuto l'indubbio merito di farne parlare. E poi è arrivato il Covid... E quindi l'ambiente può attendere?

Pare di no, il libro di Rossi Albertini spiega, nella sua prefazione, proprio come il Covid sia una conseguenza delle devastazioni che l'uomo ha inflitto al pianeta: il famoso pipistrello portatore del virus se ne stava beato tra gli alberi, ma il disboscamento lo ha spinto a contatto con l'umanità et voilà, questo è stato il nefasto risultato.
L'assunto del libro è che i fenomeni naturali, come le alluvioni e i terremoti, di per sé non siano dannosi per l'essere umano. Ma se si costruisce su terreno alluvionale, o senza criteri antisismici, il risultato è che quando la natura si scatena le montagne franano, le case crollano e la gente muore. Quindi, è come l'uomo si rapporta con la natura a fare enorme differenza. 


Ma dalla rivoluzione industriale in poi il mondo è cambiato, per certi versi in modo irreversibile. 

Perché i progressi tecnologici hanno messo l'uomo in grado di produrre sempre di più, di consumare sempre di più, di vivere nel benessere. La popolazione è anche cresciuta di numero ed è arrivato il boom economico. Ma la crescita infinita non poteva che essere un'utopia, perché le risorse non sono infinte affatto. E se per decenni si è utilizzato un modello di economia lineare e dissipativa (prendo il carbon fossile e lo brucio per produrre energia; prendo un bene, lo immetto sul mercato e alla fine lo getto come rifiuto), da adesso bisognerà orientarsi verso un modello di economia circolare e sostenibile, in cui anche i rifiuti tornano a essere una risorsa preziosa (per inciso, le autorità competenti europee stanno già spingendo in questa direzione). 

Valerio Rossi Albertini illustra tutti i problemi da cui il pianeta è afflitto.

Il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, le polveri sottili, la necessità di usare energie rinnovabili, con un occhio strizzato all'elettrificazione delle vetture, all’energia elettrica pulita al posto del carbon fossile e, perché no, anche al nucleare ottenuto per fusione, che non presenta rischi ma che ancora non esiste.
Il fatto che il clima stia cambiando a causa delle azioni umane in Un pianeta abitabile è dato come una certezza e non come una possibilità. Rossi Albertini spiega che all’inizio i primi studi si esprimevano in termini probabilistici, ma adesso non vi è più alcun dubbio in merito.
E poi passiamo all'acidificazione dei mari, detta anche il gemello cattivo del riscaldamento globale, fenomeno grazie al quale gli oceani, per mantenere la quantità di anidride carbonica equilibrata sulla terra, ne stanno assorbendo troppa, perdendo la loro basicità, con ripercussioni terribili per la fauna, in particolare per gli animali provvisti di guscio, e conseguenze sulla catena alimentare.

Life in plastic

E che dire delle plastiche negli oceani? 

Quello delle plastiche è un problema che mi sta molto a cuore, perché mi basta vedere quanto sono grossi i sacchi che buttiamo via da casa ogni settimana. Quasi ogni imballaggio alimentare è di plastica. La plastica porta con sé un enorme paradosso: è una sostanza ultra-resistente, che in molti casi (piatti, bicchieri, vasetti, ecc...) è usata una volta sola. È persistente, è bioaccumulabile, viene ritrovata nel mare in tutte le dimensioni, i pesci la scambiano per plancton quando è in formato micro, oppure la mangiano insieme al resto e muoiono di occlusione intestinale quando i pezzi sono più grossi. Ma se la ingurgitano come plancton, noi ce la ritroviamo nel piatto quando portiamo il pesce in tavola.

Un pianeta abitabile di Valerio Rossi Albertini illustra un elenco di fenomeni uno più allarmante dell'altro e tutti concatenati. Eppure la conclusione del libro non è negativa. 

La tecnologia che si è sviluppata nei decenni ha avuto come conseguenza l’industrializzazione, il consumo di molte risorse e l'innescarsi di fenomeni distruttivi. Ma così come la tecnologia ci ha inguaiato, la tecnologia ci tirerà fuori.
Rossi Albertini si dilunga molto sulle automobili, per dire che, per quanto una vettura diesel possa essere ottimizzata, l'emissione di NOx è intrinseca a tutti i motori a scoppio, quindi per eliminare gli NOx bisogna eliminare proprio il motore a scoppio e orientarsi su quello elettrico.
Ciò che l'autore vuole dire, con un più ampio respiro, è che tutte le tecnologie presentano dei limiti: si possono migliorare fino a un certo punto, poi il margine finisce. E qui cita un esempio simpatico al quale, per combinazione, avevo pensato pure io: quando la tecnologia delle carrozze ha raggiunto l'apice, e quando i problemi legati allo sterco dei tanti cavalli in circolazione non erano più gestibili, è arrivata l'automobile: niente più sterco di cavalli, altri indubbi pregi e una nuova caterva di problemi. 

A volte gli esperti di un settore lavorano molto per ottimizzare un prodotto, ma poi un'invenzione ancora più innovativa li fa orientare in tutt'altra direzione. 

La stessa cosa è accaduta coi telefonini. Per quasi un decennio la Nokia ha cercato di conferire una forma più pratica ai suoi cellulari ed era leader del mercato. E' arrivato l'iPhone e ha stravolto il concept della telefonia mobile, inserendovi funzioni e contenuti fino a quel momento inimmaginabili e condannando la Nokia a un serio ridimensionamento.
Ciò che Rossi Albertini si auspica è appunto che le prossime scoperte possano rendere possibile un nuovo modo di sfruttare le risorse, anche energetiche. Secondo lui la situazione attualmente è drammatica, ma non ancora irreversibile.
Fin qui il libro, con la panoramica esaustiva dei problemi ecologici del pianeta e dei possibili orientamenti futuri.

Plastica

Il limite di questa trattazione - che comunque è già corposa anche così - è che i cambiamenti tecnologici e infrastrutturali non sono in mano al singolo, il quale ha un unico potere: quello di influenzare i mercati.  

Che per certi versi non è poco, ma non è tutto.
La riconversione verso l'elettrificazione, o il divieto di usare la plastica in certe applicazioni, o la creazione di nuove reti di distribuzione energetica, sono cose che possono essere decise e incentivate solo dai governi. Come quando i cotton fioc e le cannucce di plastica non biodegradabile sono stati messi al bando.
L'altro aspetto che nel libro passa in sordina è che al mondo siamo quasi otto miliardi: un numero di persone mai visto prima su questo pianeta. Per poco che consumiamo, di risorse ne facciamo fuori parecchie. E in più non siamo morigerati. Siamo ingordi. Vogliamo tutto. Vogliamo tutto ciò che possiamo avere.
E allora torno a chiedermi: cosa possiamo fare noi? Se al supermercato le merendine me le vendono solo imballate nella plastica, che margine ho? Forse quello di iniziare a impastare il pane e le torte in casa, avendone il tempo. Ma anche la mia farina senza glutine sta in una confezione di plastica.


Vi racconto cosa ho fatto io nell'ultimo mese votato all'ecologia.

Ho iniziato a comprare solo fustini di detersivo imballati nella carta - basta plastica. Ho comprato la carta da forno, due fogli di silicone, che dureranno in eterno, e addio alle montagne di rotoli. Ho acquistato i dischetti struccanti e gli assorbenti di cotone e bambù lavabili e riusabili all'infinito. Gli spazzolini da denti di bambù. Le borracce di alluminio per quando andiamo in giro. Da dieci anni utilizzo solo cosmetici di origine naturale, senza petrolati né siliconi: ce ne sono sempre di più in circolazione e a costi sempre più abbordabili. Limito il caffè in capsule, che ha un impatto ambientale tremendo e apprezzo la moka. Per Natale ho voluto uno zainetto fatto con bottiglie di plastica riciclata. Eseguo meglio che posso la raccolta differenziata, che nel mio comune funziona bene ormai da molti anni. Se solo tutto questo bastasse.
C’è un punto cruciale che va prima risolto.
Non dimentichiamoci le 5R del riciclo: «Era il lontano 1997 quando in Italia, con il decreto Ronchi, per promuovere una gestione sostenibile dei rifiuti, è stata introdotta la strategia nota come delle “5 R”: Riduzione, Riuso, Riciclo, Raccolta, Recupero».
La prima R è e rimane la Riduzione. Finché permarrà una cultura che incentiva la bulimia dei consumi, il mondo andrà a banane. E temo che, con tutta la buona volontà e le intuizioni degli studiosi, non ci sarà tecnologia sufficiente per salvare il pianeta.


Un pianeta abitabile
Come salvare il mondo cambiando il nostro modo di viverlo

di Valerio Rossi Albertini
illustrazioni di Ilaria Bruciamonti
Longanesi
Saggio
ISBN 978-8830453456
cartaceo 16,05€
ebook 9,99€

Sinossi

La Terra ha un'età venerabile, circa 5 miliardi di anni. La vita è comparsa oltre 3 miliardi di anni fa, per poi «esplodere» mezzo miliardo di anni fa. Ebbene, in tutto questo tempo nessuna specie vivente ha influenzato il pianeta tanto quanto noi, nessuna specie è stata altrettanto egemone, nessuna è riuscita a cambiare lo stato e le condizioni globali, anche al di fuori dell'ambiente che abitava. Un primato di cui c'è ben poco da gloriarsi e di cui siamo noi stessi le prime vittime, come la recente pandemia da coronavirus ha dimostrato. L'umanità si comporta come una specie infestante, universalmente. Terra, mare, cielo, e adesso anche lo spazio, sono sottoposti a un incessante processo di contaminazione, sempre più rapido e in alcuni casi ormai irreversibile. Reversibile è, in fisica, ciò che, ripristinando le condizioni iniziali, torna allo stato di partenza. Magari dopo tanto tempo, ma ci torna. L'irreversibilità è il punto di non ritorno, la soglia che non dovremmo superare a nessun costo. Anche se molti danni sono fatti, quelli più gravi siamo ancora in tempo a prevenirli. Ma dobbiamo sapere quali sono e come ciascuno può contribuire a sventare il pericolo. Ciascuno, perché questo non è un lavoro per l'Incredibile Hulk. Non c'è un mostro nato dalla terra, o sceso dal cielo, debellato il quale, l'armonia e la prosperità torneranno a governare il mondo e la natura offesa avrà vendetta e risarcimento. Quello che bisogna sconfiggere non è un singolo nemico perché, chi più chi meno, il nemico siamo tutti noi, esercito di guastatori spesso inconsapevoli. Prenderne coscienza e adoperarsi per rimediare è l'imperativo del Ventunesimo secolo.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
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