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The week: focus sugli eventi tra il 30 gennaio e il 12 febbraio

The week: focus sugli eventi tra il 30 gennaio e il 12 febbraio

The week Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo tra il 30 gennaio e il 12 febbraio? Il grave terremoto tra Turchia e Siria, i palloni spia sui cieli nordamericani, la crisi post-Brexit e il  viaggio di Zelens’kyj.

In questo The Week, il grave terremoto che ha colpito Turchia e Siria; il caso dei palloni spia e di altri oggetti non identificati sui cieli nordamericani; le ultime notizie sulla condizione del Regno Unito post-Brexit; la diplomazia europea nel corso del recente viaggio del presidente ucraino Zelens’kyj.



Turchia e Siria colpiti da un terremoto devastante

Due terremoti di magnitudo 7,8 e 7,5 sulla scala Richter hanno colpito Siria e Turchia, causando la morte di oltre quarantamila persone.
Sono stati colpiti circa ventitré milioni di abitanti; migliaia di edifici sono crollati, creando un gran numero di sfollati. Si tratta dell’evento sismico registrato più grave di sempre in quell’area, che sulla carta non era la più interessata dal rischio sismico.
I soccorsi sono giunti da tutto il mondo, ma ora soccorritori e sopravvissuti stanno affrontando una tempesta invernale, particolarmente grave per quei siriani che erano già sfollati interni prima del terremoto, a causa della guerra. L’Unhcr ha parlato di 5,3 milioni di senzatetto siriani.
Il valico di frontiera tra Armenia e Turchia è stato riaperto dopo trentacinque anni, per consentire il passaggio degli aiuti. Le Nazioni Unite, con il benestare del governo di Bashar al-Assad, hanno potuto raggiungere le aree controllate dai gruppi di opposizione.

In Turchia, ci sono state polemiche relative alla prontezza del presidente Recep Tayyip Erdoğan nell’inviare i soccorsi.

Gli analisti stanno valutando l’effetto a lungo termine che il terremoto potrebbe avere sul suo governo. Le prossime elezioni presidenziali e parlamentari turche si terranno il prossimo 14 maggio, in un Paese che sembra sempre più vicino a trasformarsi in una dittatura, ma che è anche, da anni, sull’orlo di una crisi economica, che questo evento potrebbe accelerare.
L’inflazione turca è superiore al 57%; Erdoğan ha fatto diminuire le riserve valutarie e fatto aumentare il deficit attraverso una politica economica che ha soppresso i tassi di interesse. Il costo della ricostruzione metterà a dura prova il Paese; inoltre, le indagini potrebbero individuare nel governo alcune responsabilità relative alla condizione delle infrastrutture distrutte. L’unico vantaggio delle finanze turche consiste in un basso rapporto (34%) tra il debito pubblico e il Pil, molto inferiore a quello degli Usa o della media europea.
Un altro problema riguarda la sicurezza delle aree colpite. In questi giorni, nel sud della Turchia, l’esercito austriaco e i soccorritori tedeschi avevano sospeso le operazioni di soccorso, a causa di scontri tra gruppi anonimi, repressi dall’esercito turco. Erdoğan ha annunciato di voler impiegare i poteri di emergenza per punire coloro che infrangeranno la legge. A oggi, sono state arrestate almeno quarantotto persone per saccheggio, ma l’arresto ha coinvolto anche decine di appaltatori, accusati di aver costruito edifici non a norma.
Sul terremoto – cnbc.com, bbc.com, aljazeera.com e Ispi su Yt

Palloni spia sui cieli nordamericani

Il 13 febbraio, il Pentagono ha annunciato che gli Usa hanno abbattuto un quarto oggetto volante non identificato sopra il lago Huron, utilizzando un jet da combattimento F-16. Le forze armate canadesi e statunitensi, insieme a un team dell’Fbi, stanno indagando sull’oggetto. La preoccupazione per la sicurezza dello spazio aereo nordamericano è nata il 4 febbraio, dopo che un pallone spia cinese aveva violato lo spazio aereo statunitense ed era stato abbattuto al largo della costa atlantica. Altri due oggetti non identificati erano stati colpiti sopra l’Alaska e lo Yukon canadese tra l’11 e il 12 febbraio.
Nel primo caso, il governo cinese ha dichiarato che si trattasse di uno strumento per la ricerca meteorologica, andato fuori controllo. Il timore però è che il pallone possa aver raccolto informazioni sensibili per ben altri scopi.
Il leader della maggioranza al Senato, Chuck Schumer, ha affermato che la Cina avrebbe inviato palloni spia in tutto il mondo: si parla in effetti di una flotta di palloni che avrebbe sorvegliato circa quaranta Paesi in cinque continenti. Sull’onda di questa preoccupazione, il primo ministro canadese Justin Trudeau ha annunciato che il Canada spenderà decine di miliardi di dollari canadesi, nei prossimi due decenni, per migliorare le capacità dell’esercito di rilevare e tracciare le minacce militari nell’Artico, provenienti da Cina e Russia.
Per il momento, la situazione è in divenire e bisognerà attendere i risultati delle indagini per poter soppesare al meglio il grado di minaccia costituito da questi strumenti.
Sugli oggetti in volo – wsj.com, cnn.com, cnbc.com e aljazeera.com

Crisi post-Brexit

L’anno scorso, prima della morte della regina Elisabetta II, il Regno Unito era stato attraversato da numerosi scioperi, come non si vedevano almeno dagli anni Ottanta. Con l’inizio del nuovo anno, gli scioperi sono ripresi. Di recente, il sindacato dei Vigili del Fuoco inglese ha annullato le proteste, dopo aver ricevuto un’offerta, da parte del Consiglio Nazionale Paritetico, del 7% di aumento degli stipendi per quest’anno e del 5% per il prossimo. Anche in Galles e in Scozia si stanno raggiungendo accordi analoghi con gli operatori sanitari, parte del Ssn (Servizio Sanitario Nazionale), mentre i responsabili del settore dei servizi, in Inghilterra, continuano a rimanere inamovibili. Altri centomila dipendenti pubblici si stanno unendo agli scioperi, insieme a trentamila dell’Hmrc (His Majesty’s Revenue and Customs), il dipartimento governativo responsabile della riscossione delle imposte.
Un nuovo disegno di legge proposto dal governo di Rishi Sunak consentirebbe ai politici di impedire lo sciopero a specifici individui, frapponendosi tra i sindacati e i dirigenti locali. La tensione è alta, con il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, che ha accusato il personale delle ambulanze di mettere a rischio la vita delle persone.

Ci sono contrasti anche in seno agli scioperanti.

I lavoratori stanno chiedendo un aumento dei salari, ma sembra che molti sindacati, come la confederazione Tuc (Trades Union Congress), siano più interessati a rinnovare i loro mandati elettorali. I salari nel settore privato stanno aumentando più rapidamente rispetto al settore pubblico, ma il governo deve considerare che un aumento dell’1% nel settore pubblico avrebbe un costo di 2,5 miliardi di sterline.
Nel frattempo, le elezioni si avvicinano: secondo un sondaggio del Telegraph, basato su ventottomila elettori, i laburisti vincerebbero ben 509 seggi, l’Snp 50, i conservatori 45. Nel sondaggio emerge che la revoca al diritto di sciopero è stato un punto di svolta per gli elettori. Il governo Sunak sta cercando di colmare il divario, con la prospettiva di nuovi accordi entro marzo: in particolare, il Cancelliere del Tesoro ha promesso di ridurre le liste d’attesa per il Ssn. Sunak ha inoltre creato un nuovo Dipartimento dell’energia per far fronte all’aumento delle bollette.

In questo clima politico e sociale, è venuto alla luce un incontro segreto di due giorni tra politici di alto livello a Ditchley Park, nell’Oxfordshire, per discutere dei fallimenti della Brexit e di un modo per evitare il declino del Regno Unito fuori dall’Ue.

Tra di loro, membri sia del partito conservatore che laburista, oltre a diplomatici, esperti di difesa e figure di spicco del mondo degli affari e delle banche. Nell’incontro, è stato riconosciuto che l’uscita dall’Ue ha danneggiato le prospettive del Regno Unito, ostacolando la crescita.
Le informazioni sull’incontro sono state ottenute da The Observer, che l’ha definita una “discussione privata”, dal titolo Come possiamo far funzionare meglio la Brexit senza vicini in Europa? Tra le figure politiche, troviamo Michael Howard, ex leader del partito Tory, Norman Lamont, ex cancelliere Tory, Gisela Stuart, ex ministro laburista per l’Europa, Tom Scholar, ex segretario permanente del Tesoro, e Angus Lapsley, assistente del segretario generale della Nato per la politica e la pianificazione della difesa. John Major, ex primo ministro Tory, ha dichiarato ai parlamentari che la Brexit sia stata un errore colossale.
Tra i non politici, John Symonds, presidente della società farmaceutica GlaxoSmithKline, e Oliver Robbins, amministratore delegato di Goldman Sachs ed ex capo negoziatore per la Brexit.
Al centro del dibattito, che è stato definito “costruttivo”, sono state discusse le difficoltà economiche del Regno Unito post-Brexit. I colloqui con l’Ue rimangono spinosi soprattutto su due punti: il Protocollo dell’Irlanda del Nord, legato al passaggio delle merci, e la crisi delle piccole imbarcazioni nel Canale della Manica, che richiede una stretta cooperazione con la Francia.
Sulla situazione britannica – theguardian.com, standard.co.uk e independent.co.uk
Ucraina. Storia, geopolitica, attualità

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Visita di Zelens’kyj alle istituzioni europee

In questi giorni, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj si è recato a Londra, Parigi e Bruxelles, dove ha incontrato diversi leader europei, chiedendo un ulteriore sostegno militare e dichiarando la volontà ucraina di diventare membro dell’Unione Europea (attualmente, il Paese ha lo status di candidato).
In un discorso al Parlamento europeo, ha richiesto cannoni di artiglieria, munizioni, carri armati, missili a lungo raggio e aerei da combattimento. L’istanza reiterata si è resa necessaria poiché, dopo l’iniziale accordo sull’invio dei carri armati europei, molti Paesi si sono sfilati o hanno ridotto il numero preventivato (tra questi, Grecia, Spagna e Portogallo). La presidente del Parlamento, Roberta Metsola, ha convenuto che gli Stati membri dell’Ue dovrebbero fornire un maggiore supporto all’Ucraina. Nell’opinione pubblica italiana, c’è forse una percezione errata sull’effettivo contributo nostrano al sostegno ucraino: in termini di armamenti, non raggiungiamo nemmeno l’1% del totale. L’Italia, di fatto, non sta facendo nulla di rilevante. A oggi, gli Stati più vicini all’Ucraina rimangono gli Usa e la Polonia.

Nell’ultimo anno, l’Ue ha inviato 72 miliardi di dollari per il sostegno generale al Paese, sottolineando la necessità di attuare riforme strutturali, in particolare nella lotta alla corruzione e all’influenza degli oligarchi.

In questa direzione si è mosso Zelens’kyj, con azioni come la perquisizione della casa del miliardario Ihor Kolomoyskyy e le dimissioni di alti funzionari ucraini. Sembra che anche il ministro della Difesa, Oleksij Reznikov, sia stato dimesso de facto, pur rimanendo ufficialmente in carica, e che potrebbe essere sostituito dal capo dell’intelligence, Kyrylo Budanov.
Nel Regno Unito, il presidente ha tenuto un discorso alla Westminster Hall: il governo britannico si è aperto alla possibilità di fornire agli ucraini aerei da combattimento, ma il ministro della Difesa ha detto che i tempi saranno lunghi, sia per garantire un addestramento adeguato, sia per mettere d’accordo tutti i partner coinvolti nella produzione, tra cui Francia e Italia. Come ha sottolineato l’ex segretario generale della Nato, Lord Robertson, l’addestramento dei piloti è differente rispetto a quello per i carri armati; ci sono poi problemi sul supporto ingegneristico e sulla vulnerabilità dei velivoli in uno spazio aereo controllato, benché non dominato, dai russi.

Per quanto riguarda la linea del fronte, gli scontri si sono intensificati a Bakhmut, nella regione di Donec’k, dove si combatte strada per strada.

Le due principali vie che collegano la città ai rifornimenti sono minacciate dall’artiglieria e diversi tratti sono sotto il controllo russo.
L’esercito invasore sta continuando ad accumulare truppe, fornite dall’arruolamento degli ultimi mesi, preparandosi a una nuova offensiva. Secondo l’intelligence britannica, la Federazione avrebbe un tasso di perdite che si aggira sulle 824 vittime al giorno: i russi impiegano gli ex galeotti e le ultime leve per logorare l’esercito ucraino, impedendogli il disimpegno, mentre i reparti speciali e il gruppo mercenario Wagner attaccano Bakhmut sui lati. L’esercito ucraino si sta addestrando per l’utilizzo dei carri armati Leopard II, soprattutto in Polonia, ma il personale addestrato e i mezzi stessi non saranno a disposizione in tempo. È probabile che gli ucraini si stiano preparando a una ritirata strategica, per risparmiare soldati, peraltro veterani, evitando che rimangano circondati in una sacca. La linea del fronte continuerebbe a reggere a sud di Bakhmut, su postazioni ben trincerate, e sulle colline alle spalle della città.
L’avanzata su Bakhmut non risolverà la guerra a favore dei russi. Come ha confermato lo stesso leader della Wagner, Yevgeny Prigozhin, per occupare l’intero Donbass saranno necessari due anni. Questo senza contare la controffensiva ucraina prevista in primavera e la resistenza partigiana nel territorio occupato, in grado di provocare un secondo Afghanistan per i russi.
Sul viaggio del presidente ucraino – forbes.com, bbc.com, corriere.it e euronews.com

Argyros Singh


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