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Recensione: Strega, di Johanne Lykke Holm

Recensione: Strega, di Johanne Lykke Holm

Libri Recensione di Stefania Bergo. Strega, di Johanne Lykke Holm (NN Editore). Una favola gotica, un'allegoria del mondo patriarcale, un romanzo di gesti e percezioni, forse troppo ermetico e faticoso da leggere. Un puro esercizio di stile, con una struttura impalpabile.

Strega di Johanne Lykke Holm, candidato al Premio Strega Europeo, fa parte di una serie di libri pubblicati da NN Editore denominata Le Fuggitive. Si tratta di romanzi che parlano, appunto, di donne in fuga dagli stereotipi e dai ruoli imposti dalla società patriarcale.


Strega è stato definito una favola gotica, un'allegoria del mondo patriarcale.

Ma, forse per mio limite, non sono riuscita a coglierne l'essenza.
Mi è parso un delirio onirico in cui si sono innestate frasi ad effetto per parlare di femminismo, patriarcato e violenza sulle donne senza una vera trama in mente. Lo stile è oltremodo artificioso, rende la lettura un esercizio difficile, stancante, il linguaggio è pieno di simbolismo, un flusso di coscienza che a volte toglie il fiato e distrae dal messaggio, non lasciando alle parole il tempo di sedimentare. Una lunga allucinazione, il racconto a tratti inquietante di quello che succede nella realtà onirica della protagonista, che pare avere più spessore di ciò che le accade intorno, impalpabile, marginale.
Questa è stata la mia percezione. Sono comunque arrivata alla fine e ho trovato un'interpretazione che mi ha aiutato a dar valore al libro, nel tentativo di allinearlo con le mie – altissime – aspettative.

Un gruppo di ragazze, raccontate da Rafa, la protagonista, si reca in un hotel isolato tra le montagne, nel paese di Strega, come fossero le custodi dell'Overlook Hotel di Shining.

Le ragazze fanno parte del personale della struttura che deve prepararla per l'arrivo dei clienti. Solo a tratti Johanne Lykke Holm pare raccontare di rituali e iniziazioni che preparano le ragazze all'età adulta, tentando di trasformale in obbedienti signorine programmate per accogliere l'uomo, servirlo e procreare. O forse è l'interpretazione che se ne deve dare.
Per la maggior parte del tempo le ragazze lavorano, si ritrovano in camerata a fumare, leggere, chiacchierare, passeggiano per i boschi circostanti, si concedono qualche visita al paese. Non c'è un approfondimento psicologico delle singole figure, a parte Rafa, manca la caratterizzazione dei personaggi. Ma forse è voluto.

Le ragazze iniziano a vivere in simbiosi – «Ci trattavano come un corpo unico, quindi diventammo un corpo unico. Ognuna dimenticò le proprie caratteristiche e responsabilità individuali».

La narrazione passa continuamente dalla prima persona singolare alla prima persona plurale, fondendo Rafa con le altre donne che con lei vivono lo stesso sogno/incubo. Un io collettivo che ben identifica il genere femminile, spesso accomunato dalle stesse lotte quotidiane, dagli stessi stereotipi di cui sono vittime.
È il substrato cui appartengono tutte le donne che forgia questa fusione: la società patriarcale che trova la sua massima espressione nella violenza sulle donne. Anche se in questo romanzo pare esserci cacciata a forza nelle frasi buttate lì tra un capitolo e l'altro.
Sapevo che la vita di una donna può trasformarsi da un momento all'altro nella scena di un crimine. Non avevo ancora capito che vivevo già in quella scena del crimine, che la scena del crimine non era il letto, ma il corpo, e che il crimine era già avvenuto. Johanne Lykke Holm, Strega

I clienti non arrivano mai e le ragazze non sanno perché. A guidarle sono tre donne con nomi di uomo: Rex, Toni e Costas.

Insensatamente severe, incorruttibili, nemmeno fosse un luogo di detenzione.
Si intuisce che nessuna di loro voglia stare a Strega, sebbene ci siano andate liberamente, scegliendo di lavorare in quell'hotel, presentato da una brochure patinata come un'occasione di vita – ma forse il senso è proprio rappresentare il limitato ventaglio di scelte che una donna ha a disposizione, il dover seguire una strada ben delineata, che a lungo andare la soffoca, come una prigione da cui evadere. Si avverte il senso di inquietudine del collegio di Suspiria di Dario Argento – ad un certo punto spuntano anche degli iris...
A circa metà romanzo i clienti arrivano, percepiti tutti come «assassini», perché nella vita di ogni donna ce n'è uno, Vive in volti diversi, uno che si presenta nell'infanzia, un altro nell'adolescenza, un altro ancora nell'età adulta. Senza scampo – «Nella vita di ogni donna c'è qualcuno che aspetta al varco. Siamo tutte candidate, ma solo alcune vengono selezionate».
Si parla di una festa in cui, come rito di iniziazione, una delle ragazze, Cassie, dovrà esibirsi in un balletto, alternandosi sulla scena con una bambola. Fino a diventare lei stessa la bambola. Per poi sparire. Di lei non si saprà più nulla. E per Rafa la sua ricerca diventa ossessione. È tutto un piatto susseguirsi di ricerche e ritrovamenti di oggetti appartenuti a Cassie, quasi fossero brandelli del suo corpo.
Il finale ha il respiro di un'evasione trionfale. Ma poi tutto si contrae in un deludente epilogo ermetico.

Lo stile è onirico, dicevo, psichedelico, artificioso. Sensoriale. È un romanzo di gesti e percezioni.

Johanne Lykke Holm trasmette sensazioni, più che emozioni. Il tutto è soprattutto incentrato sull’atmosfera. Colori, odori, consistenze. Manciate di descrizioni buttate alla rinfusa in un sacchetto, poi pescate e accostate senza troppo ordine, con un uso esasperato di anafore, litote e sinestesie.
Ne esce un romanzo troppo ermetico e faticoso da leggere, quasi senza dialoghi, se non i pochi riportati dalla narratrice. Una scrittura che incanta ma alla lunga stanca, annoia. Un puro esercizio di stile, con una struttura impalpabile. L’intera storia è sottesa da eventi inverosimili, visioni a tratti inquietanti.
Probabilmente non sono riuscita a trovare la giusta chiave di lettura. Peccato.


Strega

di Johanne Lykke Holm
NN Editore
Narrativa
ISBN 979-1280284846
Cartaceo 18,00€
Ebook 8,99€

Quarta

Rafaela ha diciannove anni quando raggiunge la città di Strega, sulle Alpi, per lavorare all’hotel Olympic come cameriera. I giorni sono scanditi da una ferrea routine dettata da Rex, Toni e Costas, le tre istitutrici, che insegnano a Rafaela e alle altre ragazze a lavare, cucinare e preparare le camere. Ma gli ospiti tardano ad arrivare, e l’albergo rimane vuoto. Nell’attesa, le ragazze si prendono cura l’una dell’altra mentre camminano nel bosco, fumano di nascosto e ammirano le montagne, ma nel loro addestramento si insinuano regole sempre più rigide che condizionano gesti, comportamenti e desideri. Rafa e le altre cominciano a sentirsi un solo corpo, ad avere tutte gli stessi incubi. Finché l’arrivo dei primi ospiti fa precipitare gli eventi: Cassie, una delle ragazze, scompare e l’atmosfera a Strega diventa sempre più inquietante per Rafa, che insieme all’amata Alba inizia a meditare la fuga. Strega è una moderna fiaba gotica, un’inquietante allegoria della cultura patriarcale, fatta di riti e sacrifici tramandati da una generazione all’altra. Con una scrittura suggestiva e sensuale, Johanne Lykke Holm racconta della violenza che si insinua nella vita delle giovani donne, e del coraggio necessario per spezzare quella catena di sottomissione e ritrovare la libertà.



Stefania Bergo


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