Gli scrittori della porta accanto
Ilmiolibro
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Scrittori: intervista a Vania Bello

Scrittori: intervista a Vania Bello

Scrittori: intervista a Vania Bello

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Vania Bello, in tutti gli store online con Ci vorrebbe l'amore (Il mio libro): «L'amore è il vero pilastro della vita».

Diamo il benvenuto a Vania Bello. Grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto – Non solo libri. Entriamo subito nel vivo di questa intervista: cos'è per te la poesia?

Per me la poesia è l'arte di esprimere e rappresentare sentimenti, con parole poste in un certo ordine cioè in rima e anche non..

Chi sono e dove trovi le “muse ispiratrici”? Cosa ti affascina e ti ispira?

C’è un'unica ispiratrice, "la mia vita", infatti definisco sempre la poesia come la mia vita in versi. Questo mio enorme bisogno di donare e riceve amore riesce ad ispirarmi nel comporre le mie poesie che parlano per l’appunto d’amore.

Ci vorrebbe l'amore è la tua ultima fatica letteraria. Ci lasci un tuo componimento, la poesia che per te è la più significativa?

Vi lascio un versetto di una delle poesie più significative per me.
Quella bimba piena di rancore per quella vita che gli stava stretta! Non chiedeva balocchi... chiedeva solamente dolcezza!
Vania Bello, Ci vorrebbe l'amore

Attraverso le tue poesie ti fai portavoce di qualche messaggio particolare?

Certamente! Il mio messaggio per l’umanità è di imparare ad amare in questo mondo sempre più privo di sentimenti, vorrei riuscire a lasciare la mia impronta sul concetto dell’amore.
Ci vorrebbe l'amore

Ci vorrebbe l'amore

di Vania Bello
Il mio libro
Poesie
ISBN 978-8892369917
cartaceo 13,50€

A chi sono destinati i tuoi componimenti, li hai dedicati a qualcuno in particolare?

Sì, sono dedicati in primis a mio marito, a mia figlia e alla mia famiglia che mi hanno sostenuto per pubblicare questo libro, ed anche a tutti coloro che mi vogliono bene.

Hai nuovi progetti per il futuro, collaborazioni o altre idee?

Sicuramente nuovi progetti, ma non ne parlo ancora per scaramanzia!

Ringraziamo tantissimo Vania Bello per essere stata ospite degli Scrittori della porta accanto e, anche a nome dei nostri lettori, le auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.
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Le bugie dei bravi ragazzi, intervista a Barbara Raymondi

Le bugie dei bravi ragazzi, intervista a Barbara Raymondi

Le bugie dei bravi ragazzi, intervista a Barbara Raymondi

Scrittori | A cura di Silvia Pattarini. Un caffè (letterario) con Barbara Raymondi, in tutte le librerie online con il suo ultimo romanzo Le bugie dei bravi ragazzi, IlMioLibro, 2016. Chi sono i bravi ragazzi? Quante bugie è consentito raccontare in una vita? Dove si trova il confine da non oltrepassare?

Benvenuta Barbara Raymondi, e grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un tè, una tisana, una bibita fresca o… cosa preferisci?
Un caffé, grazie mille, va benissimo il classico caffè della moka. Poi se facciamo tardi magari ci prendiamo uno spritz all’Aperol!

Volentieri! Ci racconti come hai trovato il nostro blog e perché hai deciso di affidare a noi la promozione del tuo libro?
Tempo fa girovagavo in rete e mi sono soffermata a leggere un vostro pezzo su “Cinema&TV”, era la recensione di un film, poi ho proseguito con la rubrica sui libri: tutti articoli interessanti e brillanti! Trovo magnifico il fatto che un gruppo di donne abbia fondato un web magazine di approfondimento culturale indipendente.

Grazie, un grande impegno il nostro, ma dà tante soddisfazioni. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: raccontaci qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere Le bugie dei bravi ragazzi.
Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione a Padova…e da allora sono una precaria Doc. In questi anni ho raccolto molte testimonianze riguardanti il mondo del precariato: colloqui assurdi, contratti surreali, vite interrotte... Credo che l’incazzatura sia stata la vera scintilla. Sia per C’è di peggio, il mio primo romanzo, che per Le bugie dei bravi ragazzi, dove le vicende dei protagonisti però sono raccontate sempre con tratti ironici, un po' cinici e disincantati.

A che genere appartiene Le bugie dei bravi ragazzi, ci presenti la trama a grandi linee?
È un romanzo che appartiene al nostro tempo, che accomuna chi è costretto a scontrarsi con le complicazioni della vita come la precarietà lavorativa e affettiva. Le bugie raccontate diventano un modo per poter sopravvivere a un’esistenza che appare sempre più difficile da gestire, soprattutto per chi non ha appigli sicuri o le classiche “conoscenze”. Dove i sogni e le aspirazioni vengono accantonati per guadagnare magari tre euro all’ora.
Chi sono i bravi ragazzi? Quante bugie è consentito raccontare in una vita? Dove si trova il confine da non oltrepassare?
Sole è alla ricerca di se stessa, di un fidanzato inafferrabile e di un lavoro che latita ancora di più. Enrico cerca un equilibrio che forse non vuole davvero, ma che gli converrebbe trovare al più presto considerato il futuro che gli si prospetta. Benedetta è una ballerina bellissima, quasi perfetta, ma odia la danza classica. Sono tutti nella stessa barca e sicuri di naufragare in un mare agitato dalle troppe bugie raccontate. Non sono cattive persone, sebbene pratichino lavori poco ortodossi, frequentino brutta gente e nascondano segreti sconvenienti. Sono bravi ragazzi in fondo, nonostante tutto.



Il personaggio che ritieni sia riuscito meglio è? Parlaci un po’ di lui…
Difficile dirlo per me, so che la preferita di molti è Sole, una ragazza che si è persa e che cerca di ritrovarsi scontrandosi però con un mondo che non sembra concederle opportunità concrete. Vive alla giornata, accontentandosi di lavori saltuari e aspettando la sua grande occasione. Per pagarsi l’affitto deciderà di indossare una mascherina e…
I lettori maschi forse preferiscono Enrico, un ragazzo che è finito in un brutto giro, ma che tutto sommato un po’ si giustifica.

Uno scrittore è prima di tutto un lettore: preferisci il classico libro di carta o meglio gli ebook?
Preferisco ancora i classici libri di carta, faccio le orecchie alle pagine per tenere il segno, li metto in borsa, in casa li appoggio ovunque.

Come intendi impostare la promozione dei tuoi libri: ti rendi disponibile per presentazioni presso librerie, biblioteche e centri culturali , preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili?
Il web dà grande visibilità, a me è servito moltissimo, ma credo siano importanti anche le presentazioni in libreria e nei centri culturali. Mi fa piacere incontrare chi ha letto i romanzi e vuole confrontarsi sui temi raccontati o magari desidera chiedere qualche curiosità sui personaggi.

Barbara Raymondi ha ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?
Certo, ho appena iniziato ad aprire il famoso cassetto. Di sicuro sogno di essere pubblicata da una casa editrice importante, nel frattempo continuo a scrivere il mio prossimo romanzo. Vedremo cosa succederà...

Barbara Raymondi, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo libro, augurandoti che sia un vero successo! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!


Le bugie dei bravi ragazzi

Le bugie dei bravi ragazzi

di Barbara Raymondi
il mio libro
Narrativa
ISBN 978-8892309654
cartaceo 15,18€  |

Chi sono i bravi ragazzi? Quante bugie è consentito raccontare in una vita? Dove si trova il virtuoso confine da non oltrepassare? Sole e alla ricerca di sé stesse, di un fidanzato inafferrabile e di un lavoro che latita ancora di più. Enrico cerca un equilibrio che forse non vuole davvero, ma che gli converrebbe trovare al più presto considerato il futuro che gli si prospetta. Benedetta è una ballerina bellissima, quasi perfetta, ma odia la danza classica. Sono tutti nella stessa barca e sicuri di naufragare in un mare agitato dalle troppe bugie raccontate. Non sono cattive persone, sebbene pratichino lavori poco ortodossi, frequentino brutta gente e nascondano segreti sconvenienti. Sono bravi ragazzi in fondo, nonostante tutto.
Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
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Lungo la via Francigena, di Angelo Gavagnin: pagina 69

Lungo la via Francigena, di Angelo Gavagnin: pagina 69

Lungo la via Francigena, di Angelo Gavagnin: pagina 69

Pagina 69 #120 | Lungo la via Francigena, di Angelo Gavagnin, IlMioLibro, 2017. 1857 chilometri a piedi, dal San Bernardo a Santa Maria di Leuca, il punto di vista di chi sa guardare alla Natura e alle cose del mondo con occhio semplice e riflessivo.

Diciottesima tappa. La Storta – Roma.
Sicuramente non bella, molti la fanno in autobus, consigliati dalla guida, perché è una tappa un po’ pericolosa per il traffico: si cammina su strade dove le auto corrono e i pedoni sono sempre in pericolo, ma ormai ci siamo, Roma ci aspetta e ci vedrà arrivare a piedi. Si passa da Monte Mario e dai suoi 139 metri ci facciamo le prime foto con il cupolone in lontananza. Ultimo tratto su viale Angelico e via di Porta Angelica.

Siamo arrivati a Roma! Per nessuno di noi è la prima volta perciò non siamo certo stupiti della sua bellezza, ma per tutti è la prima volta che ci arriviamo a piedi e la sensazione nuova è di averla conquistata. A noi che veniamo dalla piccola Venezia sembra enorme, è il comune più esteso d’Italia con tre milioni di abitanti. Entriamo subito in piazza San Pietro con lo zaino sulle spalle. Tutta l’emozione del momento atteso da tre anni la esprimiamo con un lungo e commosso abbraccio.

Naturalmente l’ultimo timbro sulla credenziale è dell’Opera Romana Pellegrinaggi, situata in piazza San Pietro, poi c’è il rito del ritiro del “certificato” dell’avvenuto pellegrinaggio a piedi, con la consegna del “Testimonium peregrinationis peractae ad limina Petri” firmata fatalità da Angelo Cardinal Comastri, anzi, ancora meglio: Angelus.
Abbiamo percorso circa quattrocentoquaranta chilometri a piedi in diciotto giorni. Adesso che è finito un progetto diviso in tre anni che ci ha portati insieme a percorrere circa mille chilometri, dal Passo del Gran San Bernardo fino a Roma, mi rendo d’un tratto conto che “la meta non conta niente”.

Alti e bassi, fatica e soddisfazioni, come nella vita, la meta è nota a tutti, ma ciò che conta e ciò che rimane, è la strada percorsa. Farla bene, assaporando gioie e dolori, salite e discese, c’è il momento dell’acqua da bere anche un po’ calda, ma sai che arriverà anche quello della birra fresca. Nella vita c’è spazio per tutto. Meno male. Abbiamo imparato ogni giorno da un Maestro diverso: il grande segreto è, che ognuno e ogni cosa ci possono essere Maestri, basta tenere la mente e il cuore aperti, troveremo insegnamenti ovunque.




Quarta di copertina
"Lungo la via Francigena" di Angelo Gavagnin.

Molte sono le guide che parlano della via Francigena: questo libro ci propone un punto di vista diverso, quello di chi sa guardare alla Natura e alle cose del mondo con occhio semplice e riflessivo, di chi sa esprimere emozioni e sensazioni genuine, aneddoti arguti e divertenti, pensieri in libertà. Per cinque anni è partito con un gruppo di amici veneziani per percorrere a piedi i 1857 chilometri che vanno dal Passo del San Bernardo a Santa Maria di Leuca, camminando sui mille e mille sentieri segnati dai pellegrini che attraversavano l’Italia dalle Alpi a Roma e poi da Roma all’estrema punta della penisola, per imbarcarsi alla volta della Terrasanta, meta e mito da raggiungere per la salvezza dell’anima.


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[Libri] "Il risveglio" di Angelo Gavagnin, incipit #119

[Libri] "Il risveglio" di Angelo Gavagnin, incipit #119

Madre e Figlia: il viaggio.

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Il risveglio

di Angelo Gavagnin
IlMiolibro
cartaceo 13,00€
ebook 1,99€

Dopo circa dieci anni dalla scomparsa del marito, la donna, rimasta sola con la figlia così fortemente voluta, era ancora incredula sulla particolare scelta del marito che aveva optato per una sorta di suicidio dolce.
La vicenda era semplice da ricordare: stanco della vita famigliare, aveva scelto di andarsene, in punta di piedi e senza salutare: aveva voluto morire, perché non aveva paura della morte, convinto com’era che non sarebbe finito il suo ciclo di vite.
Così la moglie era rimasta da sola con la figlia che ormai aveva intorno ai sedici anni.
Le due donne decisero di fare insieme un viaggio e di partire per l’India: per la ragazzina una novità assoluta, per la mamma, invece, era un ritorno perché era stata molti anni prima con il marito che quella terra amava molto. Lei era a ridosso dei sessant’anni, molto ben portati per effetto della dieta vegetariana e del buon allenamento: anni di corse che amava fare quasi tutti i giorni.
L’India era cambiata molto rispetto ai suoi ricordi, e meno male, era tutto molto più facile, viaggiare, mangiare, dormire, comunicare: c’era stata negli anni una notevole crescita economica e sociale, anche se “sempre India è”, le contraddizioni enormi e la grande forbice tra ricchi e poveri, non erano sparite, ma si notavano meno. Come da ogni parte del mondo ormai, si prelevavano i soldi con il bancomat, e addirittura invece del PIN si usava la modernissima tecnica di lettura degli occhi. Anche i turisti all’entrata del paese, già in aeroporto erano obbligati a sottoporsi alla scannerizzazione degli occhi, dando alle autorità il consenso di essere schedati in un mega server che gestisce milioni di questi dati. Sappiamo che ogni persona ha gli occhi che sono unici, come del resto le impronte digitali. Non abbiamo superato il duemila per niente, un poco dentro la fantascienza lo siamo.

Così, tra nuove tecnologie, vecchie pratiche religiose e antiche vacche sacre che a malapena si reggevano sulle zampe, mamma e figlia cominciarono a visitare la misteriosa India.

La cosa più facile era senz’altro iniziare da Goa, che della vecchia India ha il fascino, ma ha anche acquisito tutti i confort dovuti a molti decenni di turismo.
Decidono di affittare una casa a Candolim, un posto che la mamma conosceva per esserci stata parecchi anni prima con il marito. La casa era un po’ spoglia, ma l’avrebbe arredata lei con semplici oggetti di poco costo e stampe di divinità Indù, cose semplici e facili da trovare in ogni mercato. C’era anche un bel giardino con le palme, un albero di papaia, un banano, un bellissimo e profumato frangipane rosa e molte altre piante che da queste parti crescono per dispetto.
Le giornate si susseguirono tranquille com’è giusto in vacanza: mattinata al mare, ci sono dei baracchini che qui chiamano shacks, dove puoi fare colazione con quello che vuoi, dalle uova, caffè, pane e marmellata, yogurt e frutta di ogni tipo, un paradiso. Poi la mattinata trascorreva al sole: un bagnetto, due chiacchiere con gli amici, perché a Candolim, da molti anni c’è un gruppo di amici, amanti di questi posti, che passano parecchi mesi a Goa, una cosa che era abituato a fare anche suo marito, prima di avere la figlia che, ora sedicenne stava lì sulla spiaggia con la madre.
Quasi tutti questi amici avevano conosciuto il marito scomparso, in parte, conoscevano le idee e le motivazioni che lo avevano portato ad abbandonare questa vita anzitempo.

Come succede in ogni spiaggia, passavano di tanto in tanto dei venditori ambulanti, con prodotti tessili e argenti vari: erano quasi tutte donne con relativi marmocchi al seguito. 

Qualche cosetta la vendevano sempre, ricordini che tutti compravano per avere qualche regalo da fare ai parenti, al ritorno dalla vacanza. Anche la serata passava in compagnia degli stessi amici, a cena in qualche ristorante, sempre diverso per non annoiarsi e sempre a chiacchierare soprattutto di temi metafisici, spirituali, come si addice a un gruppo di persone che hanno nella loro vita praticato molto la meditazione e lo studio di Guru di cui l’India abbonda. Mamma e figlia, si abbronzavano e stavano bene, riuscendo anche a rendersi conto di quanto il loro caro marito e papà avesse ragione a rimpiangere i tempi quando riusciva a starsene lì, a Goa, per mesi, in santa pace.
Una mattina sulla solita spiaggia passò un bambino che non avevano mai visto, un ragazzino che avrà avuto una decina d’anni, non vendeva nulla, suonava invece un piccolo flauto di legno senza conoscere la musica, si vedeva che suonava a caso, ma era comunque bravo, aveva un suo stile, era armonioso nei suoni e nei movimenti e mentre suonava ti guardava con uno sguardo intenso e aperto, si lasciava a sua volta penetrare dal tuo sguardo, quasi fino all’anima.
Dopo il pranzo, madre e figlia tornavano di solito alla spiaggia, si sistemavano all’ombra e si godevano anche dei sani pisolini, in fondo non avevano granché da fare e l’ambiente era adatto a vivere un periodo rilassante. In uno di questi momenti di riposo ripensava al ragazzino col flauto, al suo sguardo: la donna ne era rimasta scioccata, era uno sguardo che le pareva di conoscere, le dava sensazioni fortissime, il bambino se n’era andato che lei era ancora imbambolata, tanto che non aveva avuto nemmeno la prontezza di offrirgli qualche rupia come invece si usa fare.
Nalin, il ragazzino col flauto, lo conoscevano tutti, scomparve lontano camminando con il caldo che sulla sabbia alterava le immagini. Era arrivata l’ora di pranzo, così la donna chiamò la figlia che stava facendo il bagno per rientrare a casa e far passare le prime ore del pomeriggio che da quelle parti sono proibitive in spiaggia, meglio trascorrerle nell’ombra. Dopo aver pranzato, mentre prendevano un tè in giardino, la donna raccontò alla figlia dell’incontro con il ragazzino e delle sue strane emozioni. La ragazzina ascoltò con la disattenzione tipica della sua età, guardando il tablet e scrivendo messaggi agli amici che aveva lasciato per fare questa vacanza in compagnia della madre.
Dopo alcuni giorni passati insieme, madre e figlia a prendere il sole, passò di nuovo Nalin con il flauto e si fermò a suonare proprio davanti a loro una dolce melodia che quasi commosse le due donne. Alla fine, questa volta sì, la signora gli porse una rupia e lui ringraziando incrociò lo sguardo della ragazzina, così intensamente che la giovane rimase come rimbambita per un minuto. Se n’era poi andato a suonare vicino ad altri turisti e la ragazzina si avvicinò all’orecchio della madre e le sussurrò:
“Ma non hai visto che ha lo stesso sguardo di papà?”

Ecco cosa l’aveva turbata l’altra volta, non se n’era accorta: quel ragazzino aveva gli occhi di un verde-grigio, aveva ragione la figlia, era lo stesso sguardo intenso del marito morto dieci anni prima.

 Non era comunque la prima volta che nella casualità della vita quotidiana, per i motivi più disparati, avevano ricordato il loro defunto.
La morte scelta coscientemente dal loro amato era stata traumatica, né la moglie né la figlia avevano capito e accettato ciò che era accaduto.
Lui del resto non aveva a sua volta capito le conseguenze della sua azione per chi restava, era troppo concentrato su se stesso.
Passarono i giorni e il ragazzino non si vide più: una sera mentre erano in un ristorante all’aperto a festeggiare il compleanno di un amico, tornò e con il suo flauto stupì tutti suonando una bellissima melodia. La signora e la figlia erano palesemente colpite tanto che gli amici erano convinti che conoscessero bene il ragazzino. Non era così, erano solo più emozionate, ma senza apparente motivo.
A un certo punto Nalin si avvicinò alla signora che era ben vestita, aveva messo una spilla per chiudere la camicetta bianca indiana, un modello che non prevedeva bottoni. Il ragazzino si avvicinò e toccò con dolcezza la spilla, quasi ad accarezzarla, poi fulminò con uno sguardo la signora che dovette sedersi per l’emozione. La spilla era un regalo del marito, niente di speciale se non un dolce ricordo che portava sempre con sé. Aveva anche un orologio, un paio di orecchini d’oro molto più preziosi della spilla, un anello con una pietra rossa molto evidente eppure Nalin aveva accarezzato proprio il regalo del marito. Sparì come le altre volte, prima che le due donne se ne rendessero conto, senza dire nulla a nessuno, allontanandosi dal locale della festa. La figlia si accorse dell’emozione della madre e insieme tornarono a casa con questo toccante momento nel cuore.
La notte passò tra tè verde e sigarette, madre e figlia parlarono di cose che avevano sentito solo da Lui quando era ancora vivo, argomenti che amava, come le teorie tibetane basate sul Bardo, morte e reincarnazione.

Quella notte non dormirono.

Quarta di copertina
"Il risveglio" di Angelo Gavagnin, IlMiolibro, 2017.

Questo libro si legge molto facilmente, si può affrontarne la lettura anche avendo solo dieci, quindici minuti. Esiste naturalmente un filo conduttore e si può leggerlo tutto d'un fiato in qualche ora di insonnia notturna, ma lo si può anche leggere un capitolo alla volta. L'ho pensato così: lo puoi tirar fuori in autobus perché ogni capitolo, anche il più piccolo, è una storia finita in se stessa.
Il protagonista entra nel grande dubbio: “Essere o non essere?” e intrufolandosi in alcune “vite degli altri”, cerca di trovare stimoli che motivino un suo ritorno alla vita stessa.
Si trova nello spazio tra la morte e la rinascita, i Tibetani lo chiamano Bardo, da qui si intromette in alcune vite sperando di ricevere motivazioni sufficienti per ritentare una nuova vita: è incerto, non sa decidere se ne vale davvero la pena.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


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[Scrittori] Intervista a Loreto M. Crisci, a cura di  Ornella Nalon

[Scrittori] Intervista a Loreto M. Crisci, a cura di Ornella Nalon

Intervista-Loreto-M-Crisci

Un caffè con Loreto M. Crisci, in tutti gli store online con il suo ultimo romanzo "REM", un’evasione da un sogno per tornare alla realtà oppure un’evasione dalla realtà per tornare in un sogno?

Il nostro Caffè Letterario è lieto di ospitare un giovane e promettente scrittore puteolano. Nel nostro salotto virtuale incontriamo Loreto M. Crisci.

Ciao Loreto e benvenuto in questo webmagazine culturale. Volevo presentarti un po' ai nostri lettori, ma la tua biografia è decisamente scarna, oserei dire persino misteriosa. Vuoi dirci tu qualcosa per farti conoscere?
Ho sempre pensato fossero informazioni superflue, non credo che al lettore importi sapere dove sono nato oppure che scuola abbia frequentato, tutto ciò che importa conoscere è tra le righe dei miei romanzi. Citando una delle ultime cose che ho scritto:
Sogno un pubblico a cui non servano le mie interviste. Un pubblico che non abbia bisogno di sapere chi o cosa mi scopo per amarmi. Che non senta l’esigenza di vedermi. Sogno un pubblico che capisca il mio distacco, la mia esigenza di essere lontano. Il mio bisogno di fare l’amore con le parole come un crooner con il microfono. Sogno un pubblico che comprenda che come la pubblicità esisto solo se lui guarda. 

Il tuo romanzo “REM” ha sia il titolo sia il testo particolari. Ci spieghi il motivo del primo e ci fai un accenno del secondo? 
Per quanto riguarda il titolo, è semplicemente l’acronimo di Rapid Eye Moviment, e fa riferimento alla fase profonda del sonno, il romanzo tratta di questo: uno scrittore bloccato in un limbo incapace di tornare a “casa”. Le particolarità del testo ci sono ma io non le vedo. Mi spiego. Non credo in quei modi di scrivere fatti apposta per creare personalità letteraria, questo è semplicemente il mio modo di scrivere, quando rileggo le cose sembrano funzionare così ed è questa la cosa che più m’importa, se poi questo caratterizza l’opera e l’autore ben venga.

A volte, nel tuo scritto si resta turbati dalla volgarità, dalla violenza e dalla cattiveria che trapelano. È proprio questo il tuo scopo? Scioccare il lettore? Ci motivi questa scelta? 
Il mio scopo, come quello di ogni scrittore, è lanciare un messaggio e sono fermamente convinto che una martellata sia meglio di una carezza. Ma nulla è artefatto, cerco di avere un rapporto più sincero possibile con il lettore, finché sono vero non mi fa paura l’idea di poter sembrare cattivo.

Che messaggio lanceresti ai lettori per invitarli a scoprire il tuo libro? 
Tutto ciò che posso dire è che questo libro vi colpirà, forse lo amerete o forse no. Sono uno di quelli convinti che l’odio sia comunque un legame, qualcosa vi resterà sia essa positiva o negativa.

Raccontaci qual è quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti spinge a scrivere. Cosa rappresenta per te la scrittura?
Scrivo per rabbia, metto su carta le mie turbe, è uno sfogo.

Ritieni che il tuo modo di scrivere sia stato influenzato dallo stile di qualche autore o artista in genere che ami e che segui? Da cosa sei ispirato? 
Paradossalmente penso di essere maggiormente influenzato più dalla musica. Adoro alcuni scrittori tra cui Marek Hlasko, Hunter S. Thompson e Irvine Welsh, ma le mie influenze sono nei testi Punk, Rap Horrorcore.

Perché hai deciso di ricorre all'auto pubblicazione? 
In Italia penso sia la scelta migliore per un autore emergente, bisogna crearsi un pubblico e fare in modo che le case editrici vengano a cercarti, poi credo si riesca anche ad avere un rapporto più diretto e intimo con il lettore, poter dire davvero ciò che si vuole senza nessun “paletto” penso sia importante.

Che rapporto hai con le recensioni? Come reagisci a quelle positive e a quelle negative? 
Non ho un buon rapporto con i critici, spesso si possono trovare attacchi a questa categoria nei miei lavori. Una frase dello scrittore statunitense John Ernst Steinbeck è per me un mantra:
A meno che un critico abbia il coraggio di lodarti senza riserve, io dico, ignora il bastardo. 

Hai già qualcos'altro in mente o addirittura stai già scrivendo un altro romanzo? Se è così, ci puoi anticipare qualcosa? 
Ho completato la stesura del mio nuovo romanzo due settimane fa, è un romanzo più corposo circa 180 pagine. Il disegnatore con cui ho già collaborato in REM ha iniziato a lavorare alla copertina ma non sarà possibile acquistare l’opera prima del prossimo settembre. Con tutta probabilità però distribuirò qualche copia omaggio al prossimo bookmob di Napoli che si terrà circa a metà febbraio. Per chi fosse interessato può tenersi informato su quest’evento ed altri a cui prenderò parte attraverso la mia pagina Facebook.

Concludiamo questa intervista comunicando ai nostri lettori i link dove si possono trovare informazioni su di te, sui tuoi libri. 
Pagina Facebook Loreto M. Crisci - Scrittore Freelance. Profilo Instagram loretom.crisci.
Faccio presente che la copia digitale si può scaricare GRATUITAMENTE in tutte le maggiori librerie online (Amazon, IBS, Google play, etc..).

Grazie per essere stato con noi, Loreto. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri. 

REM

Lorenzo Torrisi.
Uno scrittore di successo.
Un imbroglione.
Bloccato nella fase REM del sonno cerca un modo per tornare a “casa”.
La sua, un’evasione da un sogno per tornare alla realtà oppure un’evasione dalla realtà per tornare in un sogno?

di Loreto M. Crisci | IlMioLibro | Romance ironico
ASIN B01MA4RQ2V | cartaceo 9,00€ | ebook 0,00€







Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.
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[GiroGiroTondo]  “Visione di Emil” di Michelangelo Cannizzaro, recensione di Liliana Sghettini (narrativa per l'infanzia 10+)

[GiroGiroTondo] “Visione di Emil” di Michelangelo Cannizzaro, recensione di Liliana Sghettini (narrativa per l'infanzia 10+)

Visione-di-Emil-Michelangelo-Cannizzaro

Visione di Emil di Michelangelo Cannizzaro, IlMioLibro, 2015. Emil ed Emily, due bambini accomunati dalla solitudine e dalla musica.

Oggi vi parlerò de Visione di Emil” di Michelangelo Cannizzaro, testo originale nel cui incipit l'autore ci accoglie con un “Somnio et vigilo”, preludio curioso e stuzzicante, trattandosi di una storia per ragazzi e non di un romanzo.
Emil ama il buio, la notte, strano vero? 
Siamo abituati, da genitori, a pensare che l'arrivo della sera sia un momento critico per tutti i bambini. Sarà perché il buio, anche nella tradizione letteraria, è spesso associato alla morte ma per Emil non è affatto così. Per lui è un momento prolifico, costruttivo, che lo rende sereno. La notte riesce a trovare pace perché si trova in compagnia di personaggi fantastici, accoglienti. Il giorno e la realtà quotidiana invece lo rendono triste:
Le sue emozioni si confondevano e non capiva se l’inferno era fuori o dentro le mura.
Emil è solo, i suoi genitori sono assenti e il suo adorato nonno, “a modo suo” gli tiene compagnia con il grammofono e le musiche del passato. A volte si rifugia in soffitta dove su di un vecchio cavalluccio a dondolo, tornando piccolo piccolo, ricorda le storie che il nonno raccontava.

Visione-di-Emil

Visione di Emil

di Michelangelo Cannizzaro
cartaceo 10,00€  Acquista

Narrativa per ragazzi età consigliata 10+

Ma “Visione di Emil”, è anche la storia di Emily, ragazzina prodigio che ama il pianoforte, passione che ha in comune con sua madre concertista sempre in viaggio. Emily si rifugia nella musica per affrontare con coraggio la sua grande solitudine
Ma cosa accomuna Emil ed Emily? 
Sicuramente la musica che entrambi amano, Emily suona il pianoforte ed Emil il flauto, “malinconico” strumento che accompagna le sue giornate. 
Ma a renderli “vicini” è anche un luogo, si tratta di una vecchia villa abbandonata sulla quale pendono storie del passato che Emily cercherà di approfondire anche per conoscere le origini della sua famiglia misteriosamente legate a quella vecchia dimora...
Questa storia parla, lo avrete capito, della solitudine e le visioni di due ragazzima anche di un mondo sospeso “tra sogno e realtà, lontano nel tempo, in una città di mare. Sfondo essenziale per tanto mistero sono le originali illustrazioni realizzate con colori pastello dalle tinte a volte tenui altre intense quasi a sottolineare il cambio di ritmo della narrazione. 
Visione di Emil” di Michelangelo Cannizaro, selfpublishing Ilmiolibro, è consigliato per un pubblico di bambini dai dieci anni in su, buona lettura!

Liliana-Sghettini

Liliana Sghettini
Dottore Commercialista. Appassionata lettrice, si avvicina alla scrittura con alcune pubblicazioni di racconti brevi e scritti epistolari.
Impegnata nella scuola come rappresentante dei genitori, si interessa di pedagogia, didattica e psicologia.
Scrive recensioni, racconti, poesie e favole in compagnia di sua figlia, fonte inesauribile di ispirazione oltre che compagna di lettura.

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[GiroGiroTondo] "Geldia" di Vilma Venturi, recensione di Liliana Sghettini (narrativa per l'infanzia 10+)

[GiroGiroTondo] "Geldia" di Vilma Venturi, recensione di Liliana Sghettini (narrativa per l'infanzia 10+)


"Geldia" di Vilma Venturi, Ilmiolibro, 2016.

Geldia è una sognatrice, ha quasi dieci anni ed è figlia unica, i suoi genitori sono impegnatissimi e trascorrono la maggior parte del loro tempo in ufficio. Per questo motivo è spesso affidata alla tata Valentina, una studentessa universitaria che non le dedica molto attenzione, né gioca con lei. Valentina le vuole bene sì, ma è giovane e piena di idee, le sue priorità sono altre, tant'è che quando rientrano da scuola la chiude in camera, le accende la televisione e torna in salotto per aspettare l'arrivo di Niccolò, il suo fidanzato.
La bambina si ritrova spesso da sola, o almeno così sembra, in realtà ha tanti, tantisimi amici: i suoi libri. Geldia non vede l'ora che Valentina esca dalla sua stanza per prenderne uno e cominciare a sognare. La bambina vive tante appassionanti storie grazie alle quali, è come se avesse sempre con sé una numerosissima famiglia che la ama e le tiene compagnia.
Geldia è studiosa e benvoluta dai suoi compagni e dai suoi insegnanti.
Un giorno, durante l'ora di motoria, le comunicano dalla direzione che i suoi genitori non andranno a prenderla. Valentina è partita per un fine settimana, non è disponibile, quindi le manderanno qualcuno per conto di un'agenzia di baby-sitting. La bambina è molto triste e dispiaciuta perchè i suoi genitori, ancora una volta, non hanno rispettato i patti.
I baby sitter arrivano puntuali e Geldia sale in auto con due perfetti sconosciuti, poi si accorge che non si stanno dirigendo verso casa....
Ma dove sono sua madre e suo padre, possibile che siano davvero così assenti?
Da questo momento, avranno inizio le avventure della bella e coraggiosa Geldia e la sua vita diventerà al pari di quella del più intraprendente personaggio di uno dei romanzi che d'abitudine le tengono compagnia.

GELDIA
di Vilma Venturi
Ilmiolibro
cartaceo 8,50€  Acquista

Narrativa per ragazzi età consigliata 10+

Il romanzo di Vilma Venturi non è solo un racconto per bambini, ma anche un romanzo giallo da brivido, pur conservando i tratti delicati di una favola.
Dalla bella vicenda di Geldia si traggono numerosi insegnamenti per grandi e piccini e leggendola si ha l'occasione di ricordare il molteplice valore della lettura, soprattutto se amata fin dalla più tenera età. Grazie a Vilma Venturi per questo suo lavoro.


Liliana Sghettini
Dottore Commercialista. Appassionata lettrice, si avvicina alla scrittura con alcune pubblicazioni di racconti brevi e scritti epistolari.
Impegnata nella scuola come rappresentante dei genitori, si interessa di pedagogia, didattica e psicologia.
Scrive recensioni, racconti, poesie e favole in compagnia di sua figlia, fonte inesauribile di ispirazione oltre che compagna di lettura.

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