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81 anni di emozioni con Lucio Battisti

81 anni di emozioni con Lucio Battisti

81 anni di emozioni con Lucio Battisti

Musica Di Tamara Marcelli. L'eterna musica di Lucio Battisti, parole e melodia che raggiungevano cuori e anime, semplicemente e intensamente, arte introspettiva che vive di sé, lontana dal gossip e vicina alla natura, al senso profondo di vita ed emozioni.

Lucio Battisti, cantautore, compositore, produttore discografico italiano è nato nel piccolo centro reatino di Poggio Bustone il 5 marzo 1943, da Dea Battisti e Alfiero Battisti.
Per motivi di lavoro del padre, la famiglia si trasferì nel 1950 a Roma, prima Tor Sapienza e successivamente in zona Casilina. È in quegli anni che cominciò il suo interesse per la musica. Si fece regalare la sua prima chitarra che suonava da autodidatta, allietando le estati trascorse dal nonno nel paese d'origine.
Diplomato perito elettrotecnico, poté finalmente dedicarsi alla sua musica. Negli anni riuscì ad inserirsi nel circuito dei locali con musica dal vivo della capitale che gli permise di fare incontri che lo arricchirono di esperienza e collaborazioni creative.

Nel 1963 debuttò con il gruppo I Campioni.

Convinto dal leader del gruppo Roberto Matano, si decise a trasferirsi a Milano, sede delle case discografiche maggiori e luogo d'incontro per molti artisti. Ottenne un provino con la casa discografica Ricordi e incontrò i componenti del gruppo Dik Dik con i quali cominciò una collaborazione artistica che portò al brano scritto per loro Se rimani con me. Durante un altro provino conobbe il discografico Franco Crepax e venne notato da Christine Leroux, editrice musicale che cercava talenti per la Ricordi. La Leroux fu talmente colpita da Battisti che organizzò un incontro con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. Ne nacque una collaborazione artistica della quale beneficiarono altri cantanti, fino a quando, nel 1966, Mogol convinse Battisti a cantare le loro canzoni.

Nel 1966, durante un soggiorno a Londra con Mogol, Battisti conobbe Paul McCartney che gli offrì una collaborazione che poi non andò in porto a causa di questioni burocratiche.

Dal 1967 Mogol e Battisti composero brano indimenticabili come 29 settembre, interpretato dal gruppo Equipe 84, Il vento, Balla Linda, Io vivrò,Un'avventura, classificata al nono posto al Festival della Canzone Italiana di Sanremo.
Il 4 marzo 1969 pubblicò il primo album, Lucio Battisti, che fu il terzo album più venduto in Italia quell'anno. Il singolo Acqua azzurra, acqua chiara lo portò al terzo posto del Cantagiro, nonché a vincere il Festivalbar.
Compose canzoni anche per Mina, come Insieme che rimane uno dei capolavori assoluti di Battisti e Mogol. Album come Emozioni, Il mio canto libero, Il nostro caro angelo e Anima latina (scritto dopo un'intensa esperienza musicale in Sud America) lo consacrarono definitivamente nel panorama della canzone italiana. La canzone del sole e Anche per te, restano brani indelebili nei ricordi dei giovani del tempo.
Dal 1986 al 1994 collaborò con il paroliere, poeta e scrittore teatrale Pasquale Panella.

Con oltre 25 milioni di dischi venduti nel mondo, morì a Milano il 9 settembre 1998.

Le sue note riecheggiano ancor oggi ovunque e rappresentano repertorio classico imprescindibile per chiunque si accosti alla musica. La fortuna di chi ha potuto vivere quegli intensi anni in cui parole e melodia raggiungevano cuori e anime, semplicemente e intensamente, senza bisogno di inutili orpelli.
Fu sempre schivo e geloso della propria dimensione familiare e personale, mantenne il contatto con il pubblico attraverso le sue canzoni. Figlio di una terra accecata dal verde dei boschi e dal bianco della neve, Battisti simboleggia l'arte introspettiva che vive di se stessa, lontana dal gossip e vicina alla natura, al senso profondo di vita ed emozioni.
Nl comune di Poggio Bustone c'è un parco chiamato "I giardini di marzo" con una statua in bronzo dedicata al grande cantautore. Segno che la sua terra non lo ha mai dimenticato. La sua musica sarà eterna.

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
Ritrovarsi a volare
E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
Un sottile dispiacere

E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Dove il sole va a dormire
Domandarsi perché quando cade la tristezza
In fondo al cuore
Come la neve non fa rumore

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere
Se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
Qualcosa che è dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni

Uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede a un passo
Per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
Per ore ed ore
Per non sentir che dentro qualcosa muore

E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa

Nascere un giorno una rosa rossa

E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po' scortese
Sapendo che quel che brucia non son le offese
E chiudere gli occhi per fermare
Qualcosa che è dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Emozioni
Che non si muore per amore,
È una gran bella verità
Perciò, dolcissimo mio amore,
Ecco quello,
Quello che da domani mi accadrà.
Io vivrò Senza te,
Anche se ancora non so,
Come io vivrò... Io vivrò senza te
Inseguendo una libellula in un prato,
Un giorno che avevo rotto col passato,
Quando già credevo di esserci riuscito,
Son caduto...
Chissà, chissà chi sei, chissà che sarai,
Chissà che sarà di noi,
Lo scopriremo solo vivendo... Con il nastro rosa
Come può uno scoglio
Arginare il mare?
Anche se non voglio
Torno già a volare.
Le distese azzurre,
E le verdi terre,
Le discese ardite
E le risalite
Su nel cielo aperto
E poi giù il deserto
E poi ancora in alto
Con un grande salto... Io vorrei, non vorrei... ma se vuoi
In un mondo che
Non ci vuole più
Il mio canto libero sei tu
E l'immensità
Si apre intorno a noi
Al di là del limite degli occhi tuoi
Nasce il sentimento
Nasce in mezzo al pianto
E s'innalza altissimo e va
E vola sulle accuse della gente
A tutti i suoi retaggi indifferente
Sorretto da un anelito d'amore
Di vero amore

In un mondo che (Pietre, un giorno case)
Prigioniero è (Ricoperte dalle rose selvatiche)
Respiriamo liberi io e te (Rivivono, ci chiamano)
E la verità (Boschi abbandonati)
Si offre nuda a noi (Perciò sopravvissuti, vergini)
E limpida è l'immagine (Si aprono)
Ormai (Ci abbracciano)
Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s'alza un vento tiepido d'amore
Di vero amore

E riscopro te
Dolce compagna che
Non sai domandare, ma sai
Che ovunque andrai
Al fianco tuo mi avrai
Se tu lo vuoi
Pietre, un giorno case
Ricoperte dalle rose selvatiche
Rivivono, ci chiamano
Boschi abbandonati
E perciò sopravvissuti vergini
Si aprono, ci abbracciano

In un mondo che
Prigioniero è
Respiriamo liberi
Io e te
E la verità
Si offre nuda a noi
E limpida è l'immagine ormai
Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s'alza un vento tiepido d'amore
Di vero amore
E riscopro te
Il mio canto libero
Anche per te vorrei morire ed io morir non so,
Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così io resto qui
A darle i miei pensieri,
A darle quel che ieri
Avrei affidato al vento
Cercando di raggiungere chi...
Al vento avrebbe detto sì.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
Lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
Per te che un errore ti è costato tanto
Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto... Anche per te
Doveroso tributo. Auguri Lucio.




Tamara Marcelli
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Fabrizio De André: un'eterna voce ribelle

Fabrizio De André: un'eterna voce ribelle

Fabrizio De André: un'eterna voce ribelle

Musica Di Stefania Bergo. Fabrizio De André, eterna voce ribelle del panorama musicale italiano. La sua eredità artistica e il suo impatto culturale, la potenza delle sue parole e delle sue melodie continuano a vivere nei cuori dei fan e nell'immaginario collettivo.

Sono trascorsi 25 anni dalla scomparsa di uno degli artisti più influenti e iconici della musica italiana, Fabrizio De André. La sua eredità artistica e il suo impatto culturale continuano a vivere nei cuori dei fan e nell'immaginario collettivo, mentre il tempo sembra non attenuare la potenza delle sue parole e delle sue melodie.
Nato il 18 febbraio 1940 a Genova, Fabrizio De André è stato un cantautore, poeta e narratore straordinario, capace di trasformare le sue esperienze personali in racconti universali. La sua carriera musicale è stata caratterizzata dalla capacità di esplorare temi complessi, spesso toccando le sfumature più oscure della vita umana con una profondità e una sensibilità uniche.

Una delle caratteristiche distintive di De André è stata la sua abilità nel combinare la tradizione folk italiana con tematiche sociali e politiche.

Brani come La guerra di Piero, Bocca di Rosa e Il pescatore sono esempi tangibili di come sia riuscito a intrecciare il personale e il politico, portando avanti un discorso critico sulla società e sulla condizione umana, di cui era un fanatico, raccontandola dal basso, facendo gli umili protagonisti dei suoi brani.
Dormi sepolto in un campo di grano Non è la rosa, non è il tulipano Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi Ma son mille papaveri rossi Lungo le sponde del mio torrente Voglio che scendano i lucci argentati Non più i cadaveri dei soldati Portati in braccio dalla corrente Fabrizio De André, La guerra di Piero

Il suo album del 1971, Non al denaro non all'amore né al cielo, è spesso considerato uno dei capolavori della sua carriera.

In quest'opera, De André si distacca dai canoni tradizionali della canzone d'autore, esplorando sonorità più sofisticate e sperimentali. Il concept album ricorda nel titolo dei brani l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, l'opera del 1915 cui effettivamente è ispirato, pubblicata per la prima volta in Italia da Einaudi nel 1943 con la traduzione dall'inglese di Fernanda Pivano.
I temi delle canzoni dell'album sono soprattutto due: l'invidia e la scienza. Al primo tema è dedicato il lato A dell'LP, al secondo il lato B.
Dove se n'è andato Elmer
che di febbre si lasciò morire
Dov'è Herman bruciato in miniera.

Dove sono Bert e Tom
il primo ucciso in una rissa
e l'altro che uscì già morto di galera.

E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
dal ponte volò e volò sulla strada.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
una di aborto, l'altra d'amore.

E Maggie uccisa in un bordello
dalle carezze di un animale
e Edith consumata da uno strano male.

E Lizzie che inseguì la vita
lontano, e dall'Inghilterra
fu riportata in questo palmo di terra.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono i generali
che si fregiarono nelle battaglie
con cimiteri di croci sul petto

dove i figli della guerra
partiti per un ideale
per una truffa, per un amore finito male

hanno rimandato a casa
le loro spoglie nelle barriere
legate strette perché sembrassero intere.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dov'è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant'anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.

Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all'amore né al cielo.

Lui sì sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate

sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
«Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?»
Fabrizio De André, La collina

La voce di De André, profonda e carica di emozioni, è stata uno strumento potente per veicolare le sue storie e i suoi messaggi.

La sua abilità nel trasmettere empatia attraverso la musica è un elemento distintivo che ha toccato milioni di persone, creando un legame speciale tra l'artista e il suo pubblico.
Ma Fabrizio De André non è stato solo un cantautore impegnato e un poeta delle periferie. Ha anche dimostrato un lato più intimo e personale nei suoi lavori, come nell'album Anime salve del 1996, dove ha esplorato temi più intimi e riflessivi sulla vita e l'amore.

La sua prematura morte, l'11 gennaio del 1999, ha lasciato un vuoto nel panorama musicale italiano.

Ma il suo spirito ribelle e la sua eredità musicale perdurano attraverso le generazioni di artisti che lo considerano una fonte di ispirazione.
Oltre ad essere un musicista, Fabrizio De André è stato un filosofo della musica, un narratore appassionato di storie umane che ha contribuito a plasmare la coscienza sociale attraverso le sue canzoni.
A 25 anni dalla sua morte, la sua voce, intramontabile e sempre attuale, rimane un faro per coloro che cercano la verità e la bellezza nella musica d'autore italiana.





Stefania Bergo
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Roberto Vecchioni: un grande sogno lungo ottant'anni

Roberto Vecchioni: un grande sogno lungo ottant'anni

Roberto Vecchioni: un grande sogno lungo ottant'anni

Musica Di Davide Dotto. Ha compiuto ieri 80 anni, Roberto Vecchioni, eterno esploratore dell'Anima: le sue canzoni sono il regno dell’immaginazione, di metafore, parole per consegnare storie e significati, di ricerca di un senso e del suo stravolgimento.

Un grande sogno lungo ottant'anni, non male per Roberto Vecchioni, instancabile esploratore delle profondità dell'animo umano. Preziose e diverse sono, di sicuro, le esperienze condivise da chi l'ha incontrato, conosciuto, ha assistito ai suoi concerti o l'ha avuto come insegnante.
Non è certo da meno averlo frequentato e trovato nelle liriche e nei testi delle canzoni, o tra le pagine dei libri che ha scritto.
Da bambino (anno 1977) fui affascinato da Samarcanda (con il Prologo di Naimy Hackett e Leona Laviscount), tanto che del disco non si ascoltava che questa. E Vaudeville, con un sottotitolo inquietante (Ultimo mondo cannibale), ispirata alle contestazioni subite da Francesco De Gregori al Palalido di Milano, nel 1976. Ma all'epoca lo ignoravo, e non sapevo nemmeno quale significato si celasse dietro il tormentone «Oh oh, cavallo».

Per anni ho ignorato le altre canzoni (Per un vecchio bambino, Ultimo Spettacolo). Le ho scoperte molto più tardi.

Un po' mi aspettavo che richiamassero le atmosfere di Samarcanda, e parlassero ancora di fuggiaschi e inseguitori. Quando si è bambini, o molto giovani, le idee astratte non catturano l'attenzione, ma scivolano via come l'acqua. Più tardi sono arrivati la lettura, la letteratura, il desiderio di esplorare e scoprire il senso dietro le parole, le immagini, le impressioni ricevute da un testo, un racconto, un romanzo. E le canzoni che scoprivo erano come dovevano essere i romanzi, i racconti, le cose letterarie.

L’incontro vero e proprio è avvenuto nella primavera del 1991 con l'album Per Amore Mio, che doveva intitolarsi Le Donne, i Cavalier, l’Arme, gli Amori.

Che poi è il titolo di un libro di Paolo Jachia del 2001 che fa un po’ il punto di poetica, discografia, liriche, aneddoti, varie ed eventuali.
Da qui è iniziato un viaggio ordinato e sistematico, a caccia di temi e sottotemi, di miti e opere letterarie che prendevano forma di infiniti ritorni, sfumature e incontri ravvicinati con il proprio sé interiore. Da un lato c'era la superficie, l'immagine riflessa, ma anche un significato più profondo, che apparteneva a chi lo trovava.
Si partiva quindi dal disco dedicato a Sancio Panza (Per Amore Mio) per il quale «Niente ha più realtà del sogno», e lo stesso Don Chisciotte, alla fine, si rivelava della stessa consistenza dei Giganti sotto le mentite spoglie di Mulini a Vento. Ma in fondo uno scrittore, un poeta, e il cantautore più di altri, si manifestano sempre sotto le mentite spoglie di qualcun altro.

È stato davvero un viaggio a ritroso, per capire cosa ci fosse stato prima, e cosa sarebbe venuto dopo. Ecco allora la cassetta di Parabola (1971) con Luci a San Siro.

Ecco Saldi di Fine Stagione (1972) con Aiace e La Leggenda di Olaf. Poi è arrivato Il Re Non Si Diverte (1974). Quindi Ipertensione, del 1975, con almeno due canzoni che ancora si sentivano in radio: Irene e Canzone per Laura. E via tutti gli altri, poco alla volta: Elisir del 1976, Calabuig – Stranamore e Altri Incidenti (1978). Montecristo, del 1980, introvabile, è stato ripubblicato in occasione del quarantesimo anniversario nel 2020.

Di album in album, di canzone in canzone, a farla da padrona è il regno dell’immaginazione che rincorre aspirazioni, ma anche metafore, parole per consegnare storie e significati, la ricerca di un senso e del suo stravolgimento.

Tra i numerosi temi ricorrenti, quello del "doppio" ritorna molto spesso, tanto da rivelarsi una costante. Talvolta è evidente, per esempio nel palindromo di Cazonenoznac. In altri casi lo si capisce tra le righe. Ci sono poi Dentro gli Occhi (da Il Grande Sogno, 1984), o Ninni ( da Calabuig - Stranamore 1978), che riprendono le suggestioni di un racconto di Borges contenuto nel Il libro di sabbia. In alcuni brani il riferimento sembra appena un cenno, veloce quanto basta per lasciar spazio ad altro:
E quello che credevi dov'è?
forza inventa qualche scusa
i figli, l'amore, la strada che va
tra i fiori verso casa, non so
eppure io so perché t'ho invitato
a questa cena,
Siamo di fronte adesso io e te
Siamo la stessa persona... Roberto Vecchioni, Ragazzo che parti, ragazzo che vai, Saldi di Fine Stagione (1972)
In Canzonenoznac, invece, si parla di un leader della parte chiara e di un leader della parte scura, quello con la cicatrice e quello con la barba, che si riconoscono e si affrontano allo specchio (come una parola posta davanti a se stessa). Sotto un certo punto di vista, la Alice attraverso lo specchio di Carroll si dimostra più coraggiosa nell'affrontare l'altro lato della realtà (e di sé).

In Pesci nelle orecchie, Vecchioni si rivolge invece al proprio alter ego femminile.

Ragazza mia che invecchi
Lentamente, come Dorian Gray
Ti ho disegnato barba e baffi
Per potermi dire che
Le luci di San Siro sono state solo fatti miei
Dicevo: "Nelle mani quanti sogni ho
Li vuoi contar con me?
Da solo io non so" Roberto Vecchioni, Pesci nelle orecchie, Ipertensione (1975)

Il ricorso a un doppelgänger non è una novità: si va dal Sosia di Dostoevskij, al «Madame Bovary c'est moi» di Gustave Flaubert, segno che un autore è sempre i suoi personaggi, spinto dalla necessità di cambiare pelle, di separarsi e consolidare la propria identità. Tanto che alla fine le varianti non si contano più: l'alter ego diventa La mia ragazza (il mio mestiere), o Milady (la musica, il palcoscenico con le sue luci). Diventa persino Leopardi quando, per la prima volta, «non muore il dì di festa» (L'infinito, 2018).

Nella lunga e prolifica carriera di Roberto Vecchioni, spicca un elemento di particolare rilievo: il suo costante impegno al dialogo, alla condivisione e identificazione profonda.

Non si concentra troppo – se non all’inizio – su solitudini, angosce, le ansie dell'uomo moderno.
Non è un artista che si piange addosso; al massimo esprime un dolore che non prova sul serio (e lo confessa apertamente), finge di avercela con se stesso, o con qualcun altro. Ciò che conta davvero è sempre la ricerca di una qualche forma di simmetria e di reciprocità nelle relazioni umane, soprattutto tra dimensione maschile e femminile. In mancanza di questa corrispondenza, ciascuno si dissocia dall'altro (o dall'altra), rinchiudendosi in una solitudine senza soluzione, o in spazi più angusti, non propri, spesso presi a prestito da altri.
Tante le canzoni che parlano anche di questo, come la già citata Irene, o la dibattuta Voglio una donna (Camper, 1992). Per entrambe il messaggio rivolto alle donne diventa: non cadere nella trappola di uscire da un guscio per rintanarsi in un altro; liberarsi dagli stereotipi di genere che esse stesse utilizzano per giudicare le altre donne. Nulla di diverso, in proposito, emerge dalla lettura di molti romanzi di Dacia Maraini (La lunga vita di Marianna Ucria, La vacanza, L'età del malessere), e sul cui impegno letterario e civile è stato dedicato un apposito studio.




Davide Dotto
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Dave Matthews: la musica come terapia contro ansia e depressione

Dave Matthews: la musica come terapia contro ansia e depressione

Dave Matthews: la musica come terapia contro ansia e depressione

Musica Di Rosanna Costantino. Dave Matthews, soprannominato il "cantante triste": la musica della sua Band come terapia per curare ansia e depressione.

Era solo un barista poco più che ventenne di Charlottesville, immigrato dal Sudafrica, con la passione per la musica e qualche demo nascosto nel cassetto, quando nel 1990 la vita di Dave Matthews cambiò per sempre.
Uno dei clienti del Miller’s Bar, discopub in cui lavorava, l’avvocato Ross Hoffman, lo mise in contatto con il famoso batterista locale Carter Beauford che restò ammaliato dalle canzoni che aveva già pronte. Quest’ultimo lasciò tutte le band in cui suonava e costrinse Matthews ad abbandonare l’impiego da barista.
Bastò qualche giorno per coinvolgere anche il sassofonista Leroi Moore e, con gli altri compagni, azzardarono la scommessa più grande della loro vita. Hoffman aveva promesso produttori che non riuscì a trovare, ma ormai la band era pronta e cominciarono a suonare nei pub di Charlottesville senza essersi dati neppure un nome.

Gli avventori delle birrerie impazzirono per i loro spettacoli e cominciarono a definirli la Dave Matthews Band, nome che rimarrà per sempre.

I fan locali si autotassarono per permettere al gruppo di incidere il primo disco. Era il febbraio del 1991 e quel demo prodotto grazie alla colletta degli ammiratori sarebbe stata la svolta della carriera di Dave Matthews.
I genitori si erano trasferiti dal Sudafrica in America per il lavoro del padre, ingegnere alla Ibm, e durante la sua adolescenza Dave aveva fatto la spola tra i due continenti, finché aveva deciso, a 20 anni, di stabilirsi negli USA per evitare il servizio militare sudafricano.
Nel 1993 Dave Matthews e la sua band erano ormai lanciatissimi. La sensazione forte era che potessero esplodere da un momento all’altro. La famosa attrice Julia Roberts ascoltò il demo Remember Two Things e definì in uno show televisivo la Dave Matthews Band la sua band preferita, tra lo sconcerto di presentatore e pubblico che neppure sapevano chi fossero.

Intanto stavano lavorando al primo grande album da protagonisti, attesissimo da pubblico e critica dopo due anni di show spettacolari in tutti gli Stati.

Sulle riviste specializzate si parlava in termini lusinghieri di questa band che esplorava sonorità classiche e rock e di quel cantante con un timbro così particolare e pungente. A gennaio del 1994 Dave era pronto per affrontare tre mesi di tour senza sosta, quando arrivò una terribile notizia dal Sudafrica. Sua sorella Anne era stata assassinata dal marito che si era barricato in casa. Dopo un giorno si era ucciso anche lui. Dave, straziato dal dolore, partì per il Sudafrica e tornò in America con i suoi due piccoli nipotini di cui si è sempre preso cura. Annullò due settimane di tour e non parlò mai dei fatti di quel terribile gennaio.
Intanto l’album Under The Table and Dreaming uscì durante l’anno e lanciò la band nel panorama della musica mondiale. In una parte del cd, confezionato a mo di cofanetto, Dave fece stampare la frase “in memoria di Anne” e sono ancora oggi le uniche parole rilasciate da lui riguardo alla sorella. Il resto è nelle parole della canzone Sister, a lei dedicata – meravigliosa la performance acustica con il chitarrista e amico fraterno Tim Reynolds.



Il timbro della sua voce, i testi delle sue canzoni – seppur accompagnati spesso da musiche vivaci e allegre –, la sua espressione malinconica, gli sono valsi il soprannome di "cantante triste".

Una tristezza che ha pervaso l’intera band nel 2008 quando venne a mancare il sassofonista Leroi Moor, a seguito di un drammatico incidente. L’album del 2009 Big Whiskey and The GrooGrux King si apre con un assolo al sax preregistrato di Leroi. Nell’album una serie infinita di pezzi che servirono a elaborare il lutto con testi che ricordano l’amico, la tristezza provata e la necessità di mettere da parte il dolore per andare avanti.
La salute mentale è stato sempre un tema molto caro a Dave Matthews. La musica e i testi della Dave Matthews Band vengono utilizzati in America come espressione terapeutica per i disturbi di ansia e depressione – come ben descritto in un articolo uscito sul blog americano di medicine umane The Polyphony –, proprio perché il trauma, nella musica dei Dmb viene spesso evocato ed elaborato attraverso i testi e la musica.
Nelle performance di Dave Matthews si possono sempre riscontrare insieme un Dave triste e un Dave felice. Uno non può esistere senza l’altro. Ed è questa consapevolezza il segreto per mantenere l’equilibrio e la serenità necessari a elaborare i traumi della vita. Anche e soprattutto attraverso l’arte e la musica.

Rosanna Costantino

Rosanna Costantino
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Dolores O’Riordan, indimenticabile stella fragile dei Cranberries

Dolores O’Riordan, indimenticabile stella fragile dei Cranberries

Dolores O’Riordan, indimenticabile stella fragile dei Cranberries

Musica Di Rosanna Costantino. I miti della musica: Dolores O’Riordan, voce dei Cranberries, scomparsa prematuramente il 15 gennaio 2018. Voce inconfondibile, grande tecnica, dolcezza, eleganza, passione, grinta e potenza.

Quando Zombie è esplosa nelle radio di tutto il mondo era il 1994, gli adolescenti fantasticavano sul loro futuro al chiuso delle proprie camerette, con le chitarre grunge ancora nella testa e addosso la camicie a quadri, il giubbotto chiodo e le Cult. Il giro di basso iniziale e il ritmo cadenzato, ma lento, introducevano quella voce rock femminile, dapprima flebile e delicata, poi sempre più decisa, arrabbiata e potente. È cosi che tutti conoscemmo e ci innamorammo all’istante di Dolores O’Riordan, cantante dei Cranberries.

Purtroppo, da quattro anni, Dolores non c’è più: è scomparsa prematuramente il 15 gennaio 2018 in un albergo di Londra, a 46 anni, in tristi circostanze.

Le cause sono imputabili a un annegamento nella vasca da bagno a eseguito di un’assunzione massiccia di alcool. Ma cosa ha portato quella donna così minuta e dallo sguardo dolce e profondo a quel triste epilogo?
Dolores Mary Eileen O’Riordan era nata il 6 settembre 1971 in una tranquilla cittadina irlandese ed era cresciuta seguendo una osservante educazione cattolica. Dagli otto ai dodici anni la sua serenità fu turbata da ripetuti episodi di abusi sessuali da parte di un amico di famiglia e da quel terribile trauma non riuscì mai a guarire, anzi le procurò tutta una serie di problemi che si porterà dietro per tutta la vita, come anoressia, depressione e disturbi del comportamento. Cercò di mitigare i suoi tormenti interiori dedicandosi anima e corpo alla musica, facendo del suo talento la sua terapia. La sua voce era inconfondibile, riconoscibile fra tante, dotata di una grande tecnica, capace anche di eseguire lo jodel, antico canto delle popolazioni germanofone, che consiste in un passaggio improvviso dalla normale emissione della voce al falsetto. Era una voce che racchiudeva in sé svariate componenti, dalla dolcezza, all'eleganza, alla purezza, e anche passione, grinta e potenza. Riusciva a emozionare, commuovere e a dare la carica.

Nel 1990 iniziò la sua avventura nei Cranberries, sostituendo la cantante Niall Quinn che aveva fondato la band nel 1989 insieme a Noel e Mike Hogan e Fergal Patrick Lawler.

Da quel momento una serie di successi, dall’album del ’93 Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We?, contenente la travolgente Dreams e la malinconica Linger. Entrambi i brani ebbero un successo clamoroso e furono lanciati come singoli. L’anno successivo fu pubblicato No Need To Argue, contenente Ode to My Family, sul suo desiderio di ritornare a una vita semplice e autentica dopo il successo inaspettato e travolgente con un commovente arrangiamento di archi composto da Dolores.
I Can't Be with You, altro singolo di successo, in cui lo jodel di Dolores raggiunse la perfezione e Ridiculous Thoughts con un’introduzione vocale da brivido.

Dolores O’Riordan

Ma la canzone di maggior successo, pubblicata come singolo il 12 settembre 1994, fu la già citata Zombie.

Scritta in tour nel 1993 per onorare il sacrificio di Jonathan Ball e Tim Parry, due ragazzi uccisi in un attentato dell'IRA a Warrington, in Inghilterra, il 20 marzo 1993, è un testo fortemente politicizzato, ma con una valenza principalmente emotiva. È una reazione istintiva nei confronti della violenza insensata della realtà irlandese dell’epoca. Ma il messaggio contro l’insensatezza dell’odio potremmo applicarlo a tutte le epoche e a tanti contesti. Le azioni disumane degli uomini, divenuti ormai degli zombie senza sentimenti e senza empatia, sono sempre attuali. Divenne uno dei brani simbolo degli anni ’90, con un numero infinito di cover più o meno riuscite. Le più famose sono quella realizzata dai Bad Wolves, nel 2018, a cui avrebbe dovuto partecipare la stessa Dolores, e quella di Miley Cyrus nel 2020.

Visto il successo di pubblico e di critica, nel 1995 ebbe l’onore di duettare con il tenore italiano Luciano Pavarotti in occasione del Pavarotti & Friends, prestigioso evento musicale benefico.

Nel 1999 i Cranberries pubblicarono Bury The Hatchet nel quale spiccano brani come Animal Instinct, Promises, You & Me, Just My Imagination, tutti grandi successi discografici.
La fama e la notorietà si fecero sempre più opprimenti per la fragile cantante, tanto da provocarle un distacco dalla realtà. In un’intervista dichiarò di aver dimenticato la bellezza dei piccoli gesti quotidiani, come annusare il profumo dei fiori o camminare per strada senza paparazzi e senza fan che chiedevano costantemente la sua attenzione. Forti attacchi di panico erano diventati la sua nuova quotidianità. «Vorrei poter cantare senza essere mai guardata» disse più volte.
L’ultimo album prima della pausa, durata ben dieci anni, si intitolava Wake Up and Smell the Coffee, ma non riscosse lo stesso successo dei precedenti, nonostante ottimi singoli come Analyse, Time Is Ticking Out e This Is the Day.
I Cranberries decisero di non proseguire, senza sciogliersi definitivamente.

Negli anni successivi Dolores O’Riordan intraprese la carriera da solista con due album e soprattutto dando vita a numerose collaborazioni.

Tra le più importanti: nel 2004 ha fatto parte dell’album di Zucchero, Zu & Co registrando Pure Love, una versione inglese di Puro Amore. Nello stesso periodo partecipò anche al Festival di Sanremo, durante il quale promosse un brano della colonna sonora del film di Mel Gibson La Passione di Cristo.
La seconda importante collaborazione fu un duetto con il leader dei Negramaro, Giuliano Sangiorgi, nell’ottobre del 2007. La canzone, Senza fiato, scritta dallo stesso Sangiorgi, entrò a far parte della colonna sonora del film Cemento armato.

Nel 2012 la band ritornò insieme in studio e diede alle stampe Roses, con un discreto successo di vendite e un cambio di sound.

Nel 2013, l’anno prima del divorzio dal marito Don Burton – con il quale si era sposata nel 1994 e dal quale ebbe tre figli – decise finalmente di liberarsi del suo doloroso passato parlando apertamente degli abusi subiti da piccola, un segreto che non svelò mai al padre. Fu come un momento di purificazione da quelle impurità che ne avevano intaccato l’anima per anni. Già nel 1999 aveva trovato il coraggio di raccontare il dramma degli abusi sui minori in una canzone dal titolo Fee Fi Fo, contenuto nell’album Bury The Hatchet. Il titolo allude alla filastrocca inglese (il nostro corrispettivo è Ucci Ucci) che gli orchi delle fiabe recitano ai bambini per ottenere la loro fiducia.
How could you touch something
So innocent and pure
Obscure
How could you get satisfaction
From the body of a child
You're ville, sick

Come hai potuto toccare qualcosa
Così innocente e puro
Oscuro
Come puoi ottenere soddisfazione
Dal corpo di un bambino
Sei disgustoso e malato


Il talento di Dolores O’Riordan non risiedeva solo nella sua voce autentica, ma anche nella straordinaria capacità di scrittura dei testi, usando, in maniera superba, rime e armonie.

Esponeva tutta la sua complessità attraverso monologhi interiori e interazioni con l’ascoltatore. Dalla difficile gestione della gelosia nel rapporto con il marito, all’istinto “animalesco” cresciuto dentro di lei quando aspettava il primo figlio; a tematiche sociali e politiche. La morte del padre, il divorzio, il trauma infantile, il peso della fama, la avevano accompagnata verso il baratro dell’instabilità emotiva e psicologica.
Quel 15 gennaio del 2018 si trovava a Londra per lavoro. Nessuno può sapere cosa sia successo in quella stanza d’albergo in cui fu trovata senza vita nella vasca da bagno. Un tragico incidente che ha il sapore amaro di un destino beffardo e senza scrupoli.
Tutto il mondo, che anni prima era stato stregato dalla sua arte, rimase scioccato e sgomento davanti alla sua scomparsa.
Fra i tanti commiati dei colleghi, quello di Sangiorgi fu il più commosso: «Ti ho vissuta sempre come un sogno. Lo sapevo che non avrei dovuto farlo. Avrei dovuto essere meno rispettoso delle distanze, come se non fossero mai esistite, invece ti ho trattato come una leggenda, perché questo sei per quelli come noi e per il mondo intero, per la generazione di “zombie” che hai lasciato orfana della voce più rivoluzionaria degli ultimi quarant’anni».

Per approfondire la vita e la carriera di questa straordinaria artista si può leggere il primo libro monografico, dal titolo Dolores O'Riordan & The Cranberries. Parole di una star riluttante, scritto da Daniele Lucchini, edito da Arcana Edizioni, con testi commentati.

Il 26 aprile 2019 i Cranberries pubblicarono un album postumo, In the End, con gli ultimi brani scritti dalla compianta cantante. Vi si legge un senso di riscatto, con lo stesso spirito degli esordi e una grande voglia di ritrovare la strada per la serenità.
Subito dopo i Cranberries fecero sapere che non avrebbero più continuato a produrre musica insieme: «Non faremo più nulla. Senza Dolores, la band non ha più senso né futuro».


Rosanna Costantino

Rosanna Costantino
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Syd Barrett, il diamante pazzo dei Pink Floyd, a 76 anni dalla sua nascita

Syd Barrett, il diamante pazzo dei Pink Floyd, a 76 anni dalla sua nascita

Syd Barrett, il diamante pazzo dei Pink Floyd, a 76 anni dalla sua nascita

Musica Di Rosanna Costantino. I miti della musica: Syd Barrett, eccentrico e anticonformista, uno dei fondatori e frontman dei Pink Floyd, un «diamante pazzo» in un mondo psichedelico.

Ci sono storie che non smetteremmo mai di raccontare, anche se hanno attraversato lo spazio lunghissimo di più di mezzo secolo. Storie che non oseremmo mai affidare alla malevolenza dell’oblio, altrimenti rischieremmo di perderne lo scintillio ipnotico e affascinante.
Storie di uomini e di donne il cui genio intellettuale e artistico esercita una forza talmente sconvolgente e straordinaria da cambiare il mondo. Eventi magici e talmente incredibili da catapultare il lettore direttamente sulla faccia più splendente della luna. Ma, spesso, queste leggende hanno un lato oscuro e se ci sporgiamo un po’ più in là, rischiamo di venirne risucchiati.
La vicenda umana e artistica di Syd Barrett è l’esempio perfetto di un mito uscito da un libro di fantascienza, in cui il protagonista sembra provenire da un mondo che non esiste, che possiamo solo immaginare. Un mondo dove l’intelletto umano sembra più sviluppato e potenziato del normale. Talmente sviluppato che, quando si scontra con la mediocre realtà che lo circonda, si avvolge su stesso e ne perde ogni abilità, mostrando il suo risvolto più umano.

Oggi celebriamo la nascita di Syd Barrett, uno dei fondatori e frontman dei celebri Pink Floyd, dopo ben 76 anni da quel 6 gennaio 1946 in cui venne alla luce a Cambridge.

Roger Keith Barrett, detto Syd, proveniva da una famiglia considerata “per bene” anche se aderiva al movimento della Beat Generation. Fu il padre a trasmettergli la passione per l’arte. Fino ai 14 anni i suoi interessi erano esclusivamente la pittura e la scrittura. Passava le giornate a giocare con le parole, con i doppi sensi o le figure retoriche letterali.
Soltanto dopo acquistò il suo primo strumento musicale, un ukulele e soprattutto una chitarra folk, con la quale cominciò a riprodurre i riff di Buddy Holly e degli Shadows. Successivamente, iniziò a dare vita ai suoi personalissimi componimenti musicali, evanescenti, non-sense, onomatopeici, assonanti ed eterei.

Negli anni del college iniziò ad accarezzare l’idea di fondare una band tutta sua con l’amico bassista Roger Waters, ma furono solo le prove generali per quello che successe a Londra nel 1965: misero su una band, insieme al batterista Nick Mason e al tastierista Richard Wright, che chiamarono Pink Floyd.

In poco tempo, Barrett e compagni esplosero, dapprima, nella scena underground di Londra e poi nel panorama musicale mondiale. Si imposero subito come una band fortemente caratterizzata da elementi psichedelici, di rock progressivo con chitarre e tastiere distorte. L’impronta di Syd era preponderante e ben riconoscibile. Si approcciava alla musica nello stesso modo in cui Jackson Pollock si dedicava a un’opera d’arte: facendo dell’astrattismo la sua componente principale.
Da qualche anno, però, aveva iniziato a fare uso di stupefacenti, LSD e cannabis, e non fu mai chiaro se fosse la sua mente alterata a partorire quelle melodie eteree e spaziali o se la droga ne acuisse solo l’innata capacità creativa.

Anche sul palco emergeva il suo lato eccentrico e anticonformista.

Spesso si estraniava, eseguiva il brano senza ascoltare i consigli dei compagni di band o cambiando le parole e le note. Altre volte dava più importanza all’aspetto visivo dell’esibizione.
Intanto, il 4 agosto del 1967 fu pubblicato il loro primo album, The Piper at the Gates of Dawn, e fu subito un successo di critica e pubblico. Nel disco confluivano elementi folk, sperimentazioni di space rock e testi poetici.
A fine anno le stravaganze di Syd si fecero sempre più preoccupanti e serie, simili a veri e propri disturbi mentali. Gli altri avevano notato un’assenza di vitalità nel suo sguardo, come se fosse perennemente in viaggio verso quei mondi lontani che dipingeva nei suoi componimenti. Probabilmente era su un altro pianeta, il suo personalissimo pianeta dal quale non tornerà mai più.

Per alleviargli lo stress, i compagni di band gli affiancarono un amico di Waters, un chitarrista di talento di nome David Gilmour, che in poco tempo imparò tutto il repertorio.

L’abbandono definitivo di Barrett avvenne il 20 gennaio 1968, data dell’ultimo concerto con la band.
Alcuni brani composti da Barrett prima del suo abbandono vennero pubblicati dai Pink Floyd: Jugband Blues nel secondo album, A Saucerful of Secrets e il brano Apples and Oranges, pubblicato come singolo con Paint Box, la prima composizione di Wright, sul lato B. Altri brani come Scream Thy Last Scream o Vegetable Man furono inseriti in un cofanetto del 2016.

Fuori dai Pink Floyd, Syd Barrett tentò di avviare una carriera da solista e nel 1970 pubblicò The Madcap Laughs, con l’aiuto anche di Gilmour e Waters.

L’ultima esibizione pubblica avvenne nel 1972, dopo di che si ritirò a vita privata sparendo completamente dai riflettori da quella popolarità che lo schiacciava.
Furono tanti i tentativi di risalire alle origini del suo malessere per tentare di capirne le cause e di dare loro un volto e un nome. Molte furono le ipotesi mai ufficializzate, nella speranza di trovare una cura: schizofrenia, bipolarismo o semplice epilessia, fino alla sindrome di Asperger.
Cercarono anche di ricoverarlo in una clinica psichiatrica, ma non ottenne l’aiuto sperato.

Nonostante la separazione dal resto del gruppo, lo spirito creativo di Syd Barrett continuò ad accompagnare gli ex compagni di band durante tutta la loro lunga carriera.

Allontanarlo fu, probabilmente, la cosa più difficile della loro vita, per questo motivo ne sentirono sempre la presenza in studio. Nel 1975 i Pink Floyd lo omaggiarono con la pubblicazione dell’album Wish You Were Here («Vorremmo che tu fossi qui») nel quale è contenuto il celebre brano Shine On You Crazy Diamond, una struggente e lunga canzone della durata di 26 minuti incentrata proprio sulla vicenda splendente e triste di Syd Barrett. Un giorno, per telepatia o per una sorta di gioco del destino, mentre erano intenti a registrare proprio quel meraviglioso omaggio, si presentò alla loro porta un Syd che faticarono a riconoscere. Ci misero un bel po’ a capire chi fosse. Ma quando realizzarono che quel signore irriconoscibile fosse il loro ex compagno di band, non poterono far altro che scoppiare a piangere. Fu l’ultima volta che videro il «diamante pazzo, con quegli occhi come buchi neri nel cielo».

Syd Barrett morì almeno due volte: la prima quando si ritirò a vita privata nella sua città natale, dove condusse una vita tranquilla e appartata; la seconda quando il 7 luglio 2006 si spense all’età di 60 anni a causa di un tumore al pancreas.

Fu un modello musicale per tantissimi artisti che vennero dopo di lui: David Bowie, Brian Eno, Jimmy Page e Paul McCartney, fra i più grandi. Ma la sua arte visionaria e poetica è confluita in un’infinità di opere, diventando una vera e propria icona culturale mondiale.
La rappresentazione della sua genialità risiede in una sua celebre, triste e indimenticabile frase: «Non penso che quando parlo sia facile comprendermi. Ho qualcosa che non va nella testa. E, comunque, non sono nulla di ciò che pensate io sia».
Per chi volesse approfondire la sua strana e triste storia può accedere a una proposta filmografica e letteraria molto nutrita.

Documentari su Syd Barrett.

Il docu-film, forse, più importante, dal titolo The Pink Floyd and Syd Barrett Story, fu prodotto nel 2001 quando Barrett era ancora in vita e contiene spezzoni inediti e interviste. The Story of Wish You Were Here è un documentario televisivo sulla realizzazione dell'album Wish You Were Here dei Pink Floyd del 1975. Dopo essere andato in onda su alcuni importanti canali televisivi è stato rilasciato il 26 giugno 2012, in DVD e Blu-ray. È del 2006 Syd Barrett: Under Review, con rare esibizioni dal vivo e in studio e recensioni di esperti dell’industria musicale.

Libri su Syd Barrett.

Per chi ama leggere la proposta è ancora più vasta. Per citarne alcuni: Syd Barrett. Un pensiero irregolare, di Rob Chapman, scandaglia la personalità di questo genio eccentrico e indimenticabile. Crazy diamond. Il viaggio psichedelico di Syd Barrett, scritto a quattro mani da Mike Watkinson e Pete Anderson esplora la parabola discendente di un mito immortale. Chi vuole un’esperienza diretta con i suoi testi tradotti in italiano può consultare il volume: Pink Floyd. Syd Barrett. Tutti i testi dal 1967 al 1970, edito da Arcana edizioni.
L’Italia vanta, tra i vari esperti, Nino Gatti, un giornalista e scrittore con un immenso archivio storico sui Pink Floyd. Oltre a svariati articoli su riviste e siti specializzati, Gatti ha pubblicato Alle soglie dell’alba, un libro appassionato che non può mancare nella libreria di chi ama Barrett.


Rosanna Costantino

Rosanna Costantino
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Jim Morrison, lo spirito selvaggio e irrequieto della musica

Jim Morrison, lo spirito selvaggio e irrequieto della musica

Jim Morrison, lo spirito selvaggio e irrequieto della musica

Musica Di Rosanna Costantino. I miti della musica: Jim Morrison, frontman dei The Doors, spirito selvaggio e irrequieto, icona immortale della musica anni '70.

Quando si parla di miti della musica il primo pensiero non può che andare alla rockstar bella e maledetta per eccellenza, al primo ragazzo che ne incarna lo stereotipo, che forse ha contribuito a creare: Jim Morrison. Il mese di dicembre cade la ricorrenza del suo compleanno e anche quest’anno è stato omaggiato da milioni di fan in tutto il mondo.

Quando si parla di genio e sregolatezza, poesia e caos, ribellione e carisma, il pensiero corre immediatamente a Morrison. Jim aveva tutto questo e molto di più.

James Douglas Morrison, detto Jim, nasce a Melbourne, l’8 dicembre del 1943. La sua formazione avviene in una famiglia per bene della Florida, con un padre ammiraglio della Marina Militare Americana e una madre figlia di un famoso avvocato del Wisconsin.
A causa del lavoro dei genitori cambia spesso casa e Stato, ma riesce a seguire i ritmi scolastici in modo eccellente e, anzi, fa di più. Legge tantissimi libri e comincia a scrivere poesie. Stupisce tutti per la sua erudizione e il suo quoziente intellettivo, molto sopra la media dei suoi coetanei. Tuttavia, nell’estate del 1960 il suo umore cambia bruscamente e anche il rendimento scolastico. Diventa cupo e comincia a manifestare i primi sentimenti di insofferenza, ribellione e disobbedienza, in primis verso i suoi genitori. Come primo atto di distacco dalla sua famiglia di origine si iscrive agli studi di Cinematografia presso l’Università della California, contravvenendo al volere del padre che lo voleva avviare alla carriera militare.

Nel 1965, proprio durante gli anni dell’università, pieni di fermento culturale e nuove conoscenze, mette su una band insieme a Ray Manzarek, un talentuoso pianista di Chicago, a cui si aggiungono, successivamente, il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore.

Jim è preso dalle opere di William Blake, tra gli altri, e decide di chiamare la band The Doors, come il nome di un componimento del famoso poeta inglese. Sono anni fruttuosi per Jim Morrison, ma anche anni in cui comincia a consumare droghe che alimentano la sua personalità stravagante, ne amplificano la creatività e l’estro artistico.
Così, fra spiriti di indiani morti che si impossessano della sua psiche e cultura hippy contrapposta alle istituzioni borghesi, si costruisce il mito del cantante sciamano.


Nasce un’icona immortale e mondiale, con un timbro di voce unico, e con lei un tipo di musica difficile da incasellare in un solo genere convenzionale: blues, rock, ritmi latini, jazz, poesia tenebrosa, ribellione e soprattutto psichedelia.

Nei testi troviamo tutta l’influenza dei poeti maledetti tanto amati dal magnetico frontman della band, mentre sul versante sonoro, le note creano un flusso onirico e trascendentale in grado di elevarsi a un livello superiore, quasi metafisico.
Serpeggia continuamente un’alienata impotenza dell’essere umano schiacciato dalla realtà e che aspira all’immaginario come via d’uscita. Si sente la necessità di un varco per giungere all’altro lato, dove si scorge la vera essenza della realtà. Chi si approccia ai The Doors sa di intraprendere un viaggio emozionale unico ed esclusivo, dato solo dalla commistione perfetta tra testi e musica.

In pochi anni di attività i The Doors pubblicano ben nove album in studio e svariati album live.

Il primo omonimo, The Doors, contenente le più famose Break on Through (To the Other Side) e la sensuale Light My Fire. La magnifica The End diventa addirittura iconica, grazie anche alla scena iniziale di Apocalypse Now, film di Francis Ford Coppola sulla guerra in Vietnam. Immagini di devastazione vengono sottolineate ed enfatizzate dai versi inziali cantati dolcemente da Jim: «This is the end, beautiful friend. This is the end, my only friend, the end». Un’apertura da brivido.
Il resto è storia.



Tanto si è detto e scritto in questi lunghi cinquant’anni su Jim Morrison per cercare di spiegare in maniera sistematica un fenomeno trascendentale.

Nessuno uscirà vivo di qui. La sconvolgente biografia di Jim Morrison di Jerry Hopkins e Daniel Sugerman, per Kaos editore, racconta un lato inedito del “Re Lucertola”, facendo luce sugli aspetti più umani del personaggio.
Per Sperling & Kupfer segnaliamo The doors by the doors, scritto dal giornalista musicale Ben Fong-Torres insieme alle persone che hanno conosciuto Jim Morrison e ai membri superstiti dei Doors. È un libro ricco di particolari sulla loro vita movimentata, sulle esibizioni al limite dello scandaloso e di particolari e segreti non noti. Con una bellissima prefazione scritta da Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, il quale racconta del forte impatto sulla sua vita e sulla sua carriera.


Per approfondire...

Per chi vuole leggere opere inedite di Jim Morrison, Oscar Mondadori ha pubblicato Tempesta elettrica. Poesie e scritti perduti, perfetto per chi vuole aprire le “porte della percezione”.
La proposta sul mercato è varia e vasta. Segnaliamo anche preziose interviste di chi ha conosciuto di persona il carismatico frontman, raccolte in un volume dal titolo: Jim Morrison. Una conversazione tra amici, di Frank Lisciandro.
Chi vuole, invece, approfondire il lato mistico della musica dei Doors, può leggere Jim Morrison e lo sciamanesimo, di un autore italiano, Mario Ferrentino.

La lista dei libri è lunga e sconfinata, ma anche il cinema si è occupato di lui, cercando di studiarne le peculiarità e cercando anche di restituirne un’immagine fedele ed esaustiva.

A volte è riuscito nell’intento, a volte meno, ma tutta la cultura, dal teatro, alle arti figurative, alla cultura popolare è impregnata dell’influenza di questa band unica al mondo.
Il film più famoso, il più criticato e quello che più di altri ha cercato di ricostruire minuziosamente la vita del cantante-sciamano è The Doors di Oliver Stone uscito nelle sale nel 1991. Il difficile ruolo del protagonista è stato affidato a Val Kilmer, che successivamente confesserà di essere andato in analisi per liberarsi della presenza di Jim Morrison.
When You're Strange: a Film About The Doors, invece, è un film-documentario scritto e diretto da Tom DiCillo, il quale ha visionato oltre dieci ore di pellicola con molte immagini del periodo 1965-1971.



Per chi vuole godere dell’esperienza totalizzante dei live dove Jim Morrison sfoggia tutto il suo magnetismo, trasformandosi in un performer di prim’ordine, eccessivo, catartico, controverso, sopra le righe, può gustare una proposta anche qui molto vasta.

In The Doors of the 21st Century: L.A. Woman Live è possibile vedere un concerto dell’ultimo tour per l’album L.A. Woman, che purtroppo non si è mai svolto perché il cantante muore a Parigi il 3 luglio 1971, a soli 27 anni, in circostanze ancora avvolte nel mistero. Per questo motivo fa parte del famoso Club 27, insieme ad altri artisti scomparsi alla stessa “maledetta” età. Jim si trova in Francia per sfuggire, in qualche modo, al processo a suo carico a seguito dell’accusa di atti osceni in luogo pubblico, durante un concerto del 1969 presso il The Dinner Key Auditorium di Miami, per la quale fu tratto anche in arresto.

In fuga dal perbenismo americano e da un sé stesso sempre più in preda all’alcol e alla droga, o forse alla ricerca delle radici, delle atmosfere e dei luoghi dei suoi amati poeti francesi, si trasferisce con la fidanzata storica, Pamela Courson, in un bell’appartamento di Parigi.

Viene trovato dalla stessa all’alba di quel maledetto 3 luglio immerso in una vasca da bagno. Il medico, accorso per constatarne la morte, parla di cause naturali. Viene seppellito in fretta nel cimitero monumentale di Pere Lachaise, lo stesso dove riposano altri importanti artisti, quali Edith Piaf, Chopin, Oscar Wilde. Da quel giorno la sua tomba è meta di pellegrinaggio di milioni di fan.

Rosanna Costantino

Rosanna Costantino
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