Gli scrittori della porta accanto
Interviste di Silvia Pattarini
Interviste di Silvia Pattarini
Elvira Rossi presenta: Carmela in libertà

Elvira Rossi presenta: Carmela in libertà

Elvira Rossi presenta: Carmela in libertà

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Elvira Rossi presenta il romanzo storico Carmela in libertà (PubMe - Collana Gli scrittori della Porta Accanto): «Carmela si prepara ad affrontare la vita con l’impegno preso con sé stessa: essere libera. Libera dal pregiudizio, libera dalla morale corrente e protesa ad operare le proprie scelte, respingendo ogni imposizione».

Elvira Rossi nasce a Salerno, dove attualmente risiede. Laureata in Pedagogia ha insegnato Materie Letterarie negli Istituti d’Istruzione Secondaria superiore. Ha partecipato come docente a corsi di formazione sul rapporto tra creatività e multimedialità. Ha tenuto corsi di scrittura creativa e di lingua italiana per gli stranieri. Ha svolto attività sindacale nella Cgil.
Dal 2016 fa parte della Redazione di Cultura al Femminile, Associazione culturale e portale web per cui scrive articoli e recensisce libri di autori famosi ed emergenti. In qualità di relatrice ha partecipato a eventi promossi da Cultura al Femminile su varie tematiche.
Appassionata lettrice di opere classiche e moderne, ha una particolare predilezione per la letteratura palestinese.
Diversi suoi racconti sono stati inseriti in antologie monotematiche, ha vinto premi di narrativa breve e ha pubblicato il libro di poesie Frammenti di luce, edito da Milena Libri nel 2021.

Carmela in libertà

di Elvira Rossi
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romanzo storico | Narrativa di costume
Copertina flessibile | 146 pagine
ISBN 9791254585634
Cartaceo 11,00€
Ebook 2,99€

Nel cuore della provincia della Avellino degli anni Cinquanta, il destino di Carmela si intreccia con le vicende di un’Italia che cerca di risollevarsi dalle rovine della guerra e sperimenta un nuovo corso politico con l’affermazione della Repubblica.
Costretta a guidare greggi per sostenere la sua famiglia, Carmela è un’adolescente analfabeta che si trova immersa in una società rurale caratterizzata da arretratezza e rapporti di subalternità. Attorno a lei si muovono numerosi personaggi, ognuno con la propria voce che definisce il tessuto sociale e storico dell’epoca.
La storia si trasferisce a Salerno quando, per una serie di circostanze, Carmela entra a servizio dei De Bonis, una famiglia agiata. In questa nuova realtà il divario sociale, evidenziato da scene di estrema povertà e di umanità dolente, si fa più netto e suscita il malcelato ribrezzo della gente perbene.
È qui che emerge in Carmela – acuta osservatrice di un mondo che impara a poco a poco a conoscere – un forte desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale, determinata a realizzare un’esistenza al di là dei limiti imposti dalla propria e altrui condizione.

Con la prefazione del professore Alberto Granese, già ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Salerno.

«Sì, sono ignorante, non è colpa mia. L’ha voluto mio padre, ma prima ancora l’ha deciso chi non gli ha dato la possibilità di frequentare la scuola. Se la società è ingiusta, non posso fidarmi né delle sue regole né della sua morale. Il passato e il presente non mi convincono. Voglio scegliere da me. Detesto le imposizioni, sarò io a decidere quello che è bene e quello che è male per me. Non so che cosa farò, intanto io non voglio essere né una ragazza seria né una ragazza poco seria. Voglio essere Carmela in libertà. Se qualcuno pensa di impormi qualcosa solo perché sono analfabeta si sbaglia di grosso.»


L'autrice racconta



Buongiorno Elvira, benvenuta nel blog de Gli scrittori della porta accanto. Ci racconti quando è nata l’idea di questo libro, Carmela in libertà?

Grazie per l’accoglienza e l’attenzione riservate al mio romanzo.
Carmela in libertà è un romanzo nato dall’espansione di un racconto, uno dei tanti, ispirati da personaggi femminili degli anni Cinquanta. Privi di un chiaro progetto sono stati dettati dal piacere della scrittura. Nell’ampliamento di uno dei racconti ha concorso l’incoraggiamento di Emma Fenu, amica e scrittrice. Prima di questo romanzo, avevo scritto e pubblicato solo poesie e numerosi racconti. Mi sono messa in gioco e alla fine ho festeggiato la nascita di Carmela in libertà.

Carmela è una giovane pastorella analfabeta ma grande lavoratrice, che lascia il paesino del sud Italia per andare a lavorare in città. Un viaggio che potrebbe rivelarsi un’opportunità per cambiare in meglio la sua sorte, ce ne vuoi parlare?

Carmela è figlia unica di poveri mezzadri di Montoro, provincia di Avellino. Sin dall’infanzia viene addestrata al lavoro e, per forza maggiore, a quattordici anni si troverà a condurre al pascolo un piccolo gregge di capre. Si adatta a un lavoro che di solito veniva svolto da maschi. Non si lamenta né della fatica né della solitudine. In armonia con gli animali, la natura, i bambini, appare sfuggente nei confronti degli adulti.
Il cruccio di Carmela è non avere frequentato neppure la prima elementare. Prova un sottile rancore nei confronti del padre, che riteneva l’istruzione una cosa da maschi, ma la critica più aspra è diretta a una società che non garantiva a tutti gli stessi diritti. L’istruzione viene considerata da Carmela come una difesa dai soprusi, che la povera gente, come lei, è costretta a subire. Per questa ragione, all’analfabetismo totale non vorrà arrendersi.
Soggetta all’autorità genitoriale, grazie all’intervento della madre, sceglierà di andare a servizio presso una famiglia benestante di Salerno. In un ambiente diverso, avrà modo di riflettere sulla propria condizione di “servetta”, priva di tutela e di ogni forma di libertà. Licenziata ingiustamente, ricca di una nuova consapevolezza tornerà a Montoro. Carmela si prepara ad affrontare la vita con l’impegno preso con sé stessa: essere libera. Libera dal pregiudizio, libera dalla morale corrente e protesa ad operare le proprie scelte, respingendo ogni imposizione. Una libertà di pensiero e di coscienza che, se anche andrà a scontrarsi con una cultura arretrata, si dispone alla lotta.

Quale sarà il futuro di Carmela?

Ho preferito lasciare al lettore la facoltà di riscrivere il seguito della sua storia, a me interessava sottolineare il cambiamento avvenuto in Carmela, la sua maturazione interiore, premessa fondamentale per ribellarsi a una mentalità conformista.

Leggendo il libro sono rimasta molto colpita dal vecchio marinaio che omaggia Carmela con un dono particolare. Che significato assume questo gesto e cosa simboleggia?

Criscuolo è lui stesso un simbolo, in quanto vittima di una società impietosa che lo chiama con il cognome della madre-bambina, morta dopo poco la sua nascita. La vita di Criscuolo era stata segnata dall’assenza della madre e da una perenne condanna che lo investiva per essere figlio di N. N, come si scriveva, una volta, sull’atto di nascita. Criscuolo aveva colto nei lineamenti di Carmela una vaga somiglianza con la propria madre, conosciuta solo in fotografia. Un sentimento di commozione, generato dalla sovrapposizione delle due figure femminili, spinge il vecchio marinaio a donare una propria creazione a Carmela.
Il vecchio sente che la vita sta per lasciarlo e affida a Carmela il suo veliero più bello.
Che la vita continui su un veliero dalle ali bianche, simbolo di innocenza e di serenità. Il veliero assume un valore augurale. Esprime l’auspicio di un viaggio tranquillo, che nell’approdo trovi la realizzazione di un sogno. La felicità negata alla madre sia resa alla fanciulla sconosciuta.
Carmela non conosce la storia del vecchio marinario, ma nel suo sguardo turbato legge la sofferenza, intuisce il valore di quel gesto inatteso e custodirà per sempre un oggetto che parla di amore e di sogni.

Carmela in libertà si ispira a una storia vera o è un lavoro di fantasia? Hai dovuto affrontare un lavoro di ricerca e documentazione prima di mettere nero su bianco il tuo romanzo storico?

Carmela in libertà non è una storia vera, ma verosimile. Rari i tratti biografici. I personaggi riflettono il costume di un’epoca, quella dei primi anni Cinquanta che, pur avendo una rilevanza storica, sono un po’ trascurati. Accanto a Carmela, protagonista di una vicenda di evoluzione personale, una coralità di voci disegna il contesto sociale e politico, connotato da una civiltà contadina che, dopo lotte e parziali conquiste finalizzate alla propria emancipazione, perderà una sua centralità a vantaggio di una economia centrata sullo sviluppo industriale e sul consumismo, determinando una rapida urbanizzazione e la distruzione indiscriminata di buona parte del terreno agricolo.
Per la professione svolta, ho una certa conoscenza della storia, quindi non sono partita dal nulla. Ho, però, approfondito alcuni temi che ritornano nel mio romanzo. È ancora oggi, pur avendo posto la parola fine al romanzo, continuo a leggere saggi storici. Ad appassionarmi è soprattutto la storia delle rivolte dei contadini nel Sud Italia.

Come intendi impostare la promozione dei tuoi libri: sei disponibile a impegnarti personalmente in presentazioni presso biblioteche, librerie, centri culturali e assessorati alla cultura, oppure preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili purché se ne parli?

Farò alcune presentazioni in presenza, ma per causa di forza maggiore sarò costretta a privilegiare il web per la promozione del mio libro.

Bene, attendiamo di sapere i prossimi appuntamenti con Carmela in libertà, allora. Elvira Rossi che tipo di lettrice è? Preferisce sfogliare le pagine dei libri, annusando il profumo delle pagine, oppure si è lasciata sedurre dalle nuove tecnologie e preferisce gli ebook?

Sono una “lettrice di carta”, amo possedere i libri, sono presenze amiche, anime vive, che da sempre accompagnano le mie giornate. Ogni libro, oltre ad espandere il mio spazio vitale, ha il potere di rendere tracciabili istanti della mia vita, che rischierebbero di smarrirsi nel labirinto della memoria. Non disdegno le nuove tecnologiche, alle quali peraltro faccio ricorso, però non amo né gli ebook né i pdf. Ho una lunga storia di lettrice, ho amato molto presto i libri e continuo su questa strada. Anche quando scrivo resto essenzialmente una lettrice. Sono una lettrice che scrive.

Perché si dovrebbe leggere Carmela in libertà?

Consiglierei “Carmela in libertà” a chi desidera immergersi nell’atmosfera di un’epoca difficile da immaginare che, pur non essendo tanto distante dal nostro tempo, era profondamente diversa nella configurazione del territorio, nello stile di vita, nelle relazioni sociali, nei valori. Credo che mai in una sola generazione si sia consumato un mutamento tanto veloce e radicale quale quello che a partire dal dopoguerra arriva fino ai nostri giorni.
Il mio romanzo è breve, ma presenta una molteplicità di tematiche, alcune delle quali poco frequentate e che il mio libro, non essendo un saggio, tocca con leggerezza, offrendo, però, diversi spunti di riflessione. Se sulla condizione femminile di ieri e di oggi siamo da tempo portati a riflettere, ci interroghiamo poco sulle dinamiche sociali e politiche che hanno indotto una rivoluzione di così vaste proporzioni.
Nella storia di Carmela si colgono molti aspetti comuni ai primi anni Cinquanta: la miseria del dopoguerra, l’arretratezza delle zone rurali, la condizione di subalternità del mondo contadino, il lavoro minorile, il diffuso analfabetismo, la divisione delle classi sociale. La dipendenza femminile dalle figure maschili costituisce solo uno dei tanti aspetti di una società discriminante e con un forte bisogno di giustizia e di emancipazione che, proprio negli anni Quaranta e Cinquanta, si esprime nelle rivolte del mondo contadino, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia.

Elvira Rossi, mi ha fatto molto piacere approfondire meglio la tua conoscenza, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.

Grazie a te, Silvia, per l’opportunità che mi hai concesso nel presentare il mio romanzo. Grazie agli Scrittori della Porta Accanto, per l’accoglienza e per il sostegno alla diffusione del romanzo.


Silvia Pattarini


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Luca Favaro presenta: Cinquanta passi all'indietro

Luca Favaro presenta: Cinquanta passi all'indietro

Luca Favaro presenta: Cinquanta passi all'indietro

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Luca Favaro presenta la raccolta di poesie Cinquanta passi all'indietro (Nulla Die edizioni): «La mia poesia è un viaggio verso l’essenza di ogni cosa, esperienza, persona. È un continuo pellegrinaggio, un eterno punto di domanda in sospeso».

Luca Favaro è nato a Treviso, vive a Thousand Oaks, California. Ha pubblicato tre raccolte di racconti tra le quali Ti ho visto, edizioni La Gru, e il fortunato romanzo Il tempo senza ore (Nulla Die 2015), primo classificato al Premio Prunola 2017 (ora diventato Premio Giorgione), primo classificato al Premio "Il lato notturno della vita 2017", premio speciale della Giuria all'IBRSC di Belluno 2016, e dalla quale è stata ricavata l'omonima rappresentazione teatrale. Cinquanta passi all'indietro è la sua prima raccolta di poesie.

Cinquanta passi all'indietro

Cinquanta passi all'Indietro

di Luca Favaro
Nulla Die edizioni
Poesia
ISBN 978-88-6915-453-9
cartaceo 12,00€

Quarta

Quando si cammina all'indietro non si vede dove si sta andando. Non si sa quale direzione prendere, a volte indovinando la via, altre cozzando contro gli ostacoli, altre ancora uscendo di strada. In ogni caso, si riparte senza stancarsi mai di riprovare, di ricominciare.
Cinquanta passi all'indietro è un cammino a ritroso attraverso relazioni, emozioni e sentimenti spesso in contrasto tra loro, ma che, nel bene e nel male, tracciano un percorso, indicano una via verso una meta che se in alcuni momenti appare nitida e sicura, in altri scompare e si fa incerta. Questa raccolta di poesie è ulteriormente arricchita da una prefazione a opera di Adelaide Scarabello.


L'autore racconta



Luca Favaro, ben tornato sul blog de Gli scrittori della porta accanto. Entriamo subito nel vivo di questa intervista. Com’ è nata l’idea di scrivere Cinquanta passi all’indietro?

Buongiorno Silvia. Cinquanta passi all’indietro è una raccolta di poesie che ho scritto in momenti diversi della mia vita. Molte sono state composte quando avevo dai venti ai trent’anni, altre in tempi più recenti. Ho raccolto tutte le poesie che avevo scritto nel tempo, e ne ho scelte cinquanta, quelle che mi emozionavano di più. Poi ci ho lavorato sopra per renderle omogenee nello stile, perché il modo in cui scrivevo vent’anni fa, era sicuramente molto diverso da quello attuale. L’idea di comporre questa raccolta è nata dal desiderio di chiudere un ciclo, iniziato con la trilogia di racconti, ha raggiunto il suo apice con il romanzo Il tempo senza ore, e si chiude con un libro di poesie. Potrei dire che Cinquanta passi all’indietro costituisce il cosiddetto “coperchio sulla pentola”.

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Ricordo Il tempo senza ore, un libro che racconta il dramma dell'Alzheimer. Com’è cambiata negli anni la tua esperienza creativa?

Il tempo senza ore è un libro che mi ha fatto fare un notevole passo in avanti, sia in termini letterari che di popolarità. Credo però che la mia esperienza creativa si sia momentaneamente fermata; sono stato troppo impegnato, all’inizio per dare al romanzo la spinta promozionale che meritava, poi per il mio trasferimento negli Usa, che ha richiesto davvero molto tempo. In pratica non ho più scritto nulla di nuovo in tutti questi anni, a parte qualche poesia, entrata a far parte di Cinquanta passi all’indietro.

Come definiresti la tua poesia?

Non mi piace definire l’arte. Tutto ciò che nasce dal cuore e dall’anima non può semplicemente essere incasellato in una definizione. Potrei dire che lo stile delle mie poesie è lo stesso dei racconti e del romanzo; diretto, semplice, asciutto, senza tanti fronzoli di tipo letterario. Col tempo si è sempre più evoluto verso la semplicità e la schiettezza. Da quando sono negli Usa poi, ancora di più. Probabilmente sono molto influenzato dagli Americani che sono molto schietti, semplici e diretti nel modo di esprimersi e relazionarsi. Essenziale, ecco. Potrei definire la mia poesia come un viaggio verso l’essenza di ogni cosa, esperienza, persona. È un continuo pellegrinaggio, un eterno punto di domanda in sospeso.

A chi sono destinate queste liriche, le hai dedicate a qualcuno in particolare?

C’è una dedica all’inizio della raccolta che recita: “Dedicato a chi soffre per aver trovato finalmente il coraggio di dire Basta!”
Si volta pagina nella vita, e a volte si è costretti a fare delle rinunce. Sono scelte difficili e coraggiose. Le poesie sono dedicate proprio a quelle persone che come me, si sono spesso sentite giudicate per aver scelto di realizzarsi e di esprimere sempre di più il proprio essere più profondo. A chi ha avuto il coraggio di togliersi la maschera e manifestarsi apertamente. Un mio caro amico, purtroppo scomparso qualche anno fa, mi ha dato una grande lezione: “Quando hai ragione, non indietreggiare di un solo millimetro, anche se dovessi avere il mondo contro”. È quello che sostanzialmente ha sempre fatto lui nella sua vita. A quelli come lui dedico questo mio libro.

Questa raccolta contiene una poesia alla quale sei particolarmente legato? 

Difficile scegliere, perché ogni poesia è nata in momenti diversi, e in quei momenti ha costituito la massima importanza. Oggi, potrei dire che la mia preferita è Il nostro turno, perché parlo molto apertamente della relazione tra me e mio padre. Ma un’altra poesia molto importante è Lettera a me stesso. Il verso finale recita: «Per non aver compreso che in te c’era già / Il seme della felicità. / Io ti chiedo perdono».

Perché bisognerebbe leggere Cinquanta passi all’indietro?

La lettura deve sempre essere una libera scelta. Nei miei libri non mi sono mai posto l’obiettivo di insegnare qualcosa a qualcuno o di dare consigli, né tanto meno lezioni di vita o pillole di saggezza. Al massimo posso regalarvi qualche emozione, ecco. Cinquanta passi all’indietro è una raccolta emozionante, nel bene e nel male. Se vi piace emozionarvi, leggetelo.

Progetti per il futuro?

Tantissimi. Direi perfino troppi per una vita sola. Diciamo che la scrittura negli ultimi tempi si sta trasformando in una scelta sempre più professionale. Dal punto di vista letterario, i miei futuri progetti per ora sono più rivolti verso la realtà Americana.

Luca Favaro è stato un piacere conoscerti meglio e passare il tempo in tua compagnia, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio un grosso augurio per il tuo ultimo libro, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

È stato un piacere anche per me. Grazie e in bocca al lupo anche a voi.



Silvia Pattarini
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Imma Pontecorvo presenta: Nico e i cibi della salute

Imma Pontecorvo presenta: Nico e i cibi della salute

Imma Pontecorvo presenta: Nico e i cibi della salute

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini.Imma Pontecorvo presenta la favola didattica Nico e i cibi della salute (Youcanprint): «L'importanza di mangiare bene per crescere sani».

Imma Pontecorvo è laureata in Scienze dell’Educazione, presso l’Università Suor Orsola Benincasa, di Napoli.
Accanto alla sua professione come docente non ha mai smesso di coltivare quella che è la sua più grande passione: la scrittura. Ama scrivere fin dai tempi dell’adolescenza e partecipando a concorsi letterari, sia a livello nazionale che internazionale, si è aggiudicata diversi premi e riconoscimenti. Le sue opere figurano in numerose antologie letterarie. Nel corso del tempo ha svolto il Corso di scrittura creativa e il Corso di Giornalismo, web journalism e attualmente collabora come redattrice sul quotidiano nazionale La voce agli Italiani.
Tra le sue opere: la silloge di poesie A passi di danza sui miei pensieri, il racconto breve Lo specchio dei ricordi, il romanzo In un mare di emozioni (Menzione d’onore al Concorso Letterario Internazionale Le Pieridi), il racconto di narrativa per ragazzi L’azzurro dell’amicizia (Menzione d'onore - sez. racconti - al 4° Concorso Artistico Letterario Nazionale "Perdersi nell'amore"), il romanzo Nel sorriso dell’aurora, il racconto La più bella realtà, la silloge di poesia Carezze di seta, la favola ecologica per l’infanzia Nico e il fantastico mondo del mare (1° classificato - sez. favole – al 4° Concorso Artistico Letterario Nazionale “Perdersi nell’amore”), il per ragazzi Il Bivio (PAV edizioni), il romanzo Il diritto di vivere - La voce di Angela. Di recente pubblicazione è il romanzo I passi dell’amore – La mia vita con e senza la danza (Youcanprint).


Lo specchio infranto

Nico e i cibi della salute

di Imma Pontecorvo
Youcanprint
Favola educativa | Narrativa per l'infanzia 6+
ISBN 979-1222706320
cartaceo 8,00€

Quarta

Nico frequenta la seconda elementare e durante la ricreazione ama sedersi sotto il grande tiglio in fondo al cortile con il suo compagno Pietro. Dopo qualche giorno si unisce a loro Alan, un nuovo compagno di classe che non ha mai con sé merendine confezionate, ma ogni giorno mangia un semplice frutto. Pietro, invece, più paffutello, spesso ha perfino una doppia merendina.
Un giorno, mentre sono in palestra a giocare, Pietro rimane steso a terra e viene portato al Pronto Soccorso.
Osservando il banco vuoto accanto al suo, Nico è triste e preoccupato. I bambini non sanno cosa è successo a Pietro, ma la maestra spiega loro che il cibo che mangiamo è determinante per la nostra salute e che alcuni cibi sono più sani di altri.
Quando l’amico ritorna c’è una sorpresa per tutti: le mamme si sono organizzate per portare a scuola una merenda sana, costituita da succhi di frutta fatti in casa, fette di pane cotto nel forno a legna e condite con un filo di olio extravergine d’oliva.
Nico è il più felice di tutti perché capisce che anche cambiando solo una piccola abitudine come la merenda a scuola, lui e i suoi amici possono aiutarsi reciprocamente a crescere sani e forti e non ammalarsi più.
Età di lettura: da 6 anni.


L'autrice racconta



Buongiorno Imma Pontecorvo, benvenuta sul web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto. Entriamo subito nel vivo di questa intervista: come è nata l’idea di scrivere Nico e i cibi della salute, ce ne vuoi parlare?

Buongiorno a tutti voi!
La favola Nico e i cibi della salute nasce dalla mia esperienza di insegnante. Per due anni l'intero istituto dove ho lavorato, é stato coinvolto nel progetto di educazione alimentare coadiuvato con una recita a fine anno scolastico dove i bambini mostrarono ciò che avevano appreso riguardo ad una corretta alimentazione.
È stato, quindi, spontaneo, per me, creare una storia che parlasse di tale tematica.

Cosa devono aspettarsi i lettori da questa bellissima favola didattica?

Questa favola vuole porre l'attenzione sulla buona alimentazione, ma, non solo, anche sul valore del cibo nel rispetto di chi non ha cibo sufficiente per sopravvivere. Attraverso dei dialoghi e vicissitudini, viene mostrata la differenza tra i cibi sani e i cibi spazzatura.
I lettori, quindi, leggeranno una storia sull'importanza di mangiare bene per crescere sani.
Non ci sono capitoli ma dei disegni realizzati dalle bravissime grafiche Domenica ed Emilia Lupia che mostrano le scene più salienti della storia.

Immagino che il bimbo in copertina sia Nico, il protagonista, che con la complicità della nonna divora una salutare fetta di pane…

In copertina é raffigurata la scena di Nico che ogni qualvolta si reca a casa della nonna, può gustare una bella fetta di pane, di quello casareccio con un filo d'olio paesano.

Un libro destinato a giovani lettori ma non solo, è una bella fiaba anche per gli adulti, affronta un tema molto importante: c’è anche un altro messaggio nascosto tra le righe?

La genuinità dei cibi con le loro proprietà nutritive, é il messaggio principale di questa favola che viene veicolato apertamente in ogni pagina del libro.
Non é presente, quindi, nessun altro messaggio nascosto.

Hai all’attivo diverse pubblicazioni: secondo te qual è il libro più bello che hai scritto?

La scrittura é stata sempre una passione molto forte pur se il mio "abito" naturale, é la poesia. La narrativa é stato un sentiero che nasce proprio da una mia poesia con il mio primo libro quale In un mare di emozioni. Da questo sono nati altri libri che abbracciano generi diversi, dai classici romance ai libri di formazione per ragazzi fino alle favole.
Ogni libro porta nelle sue pagine, un po' di me, i miei stati d'animo, riflessioni, emozioni, dire, quindi qual é il più bello, é alquanto difficile...
Forse la mia prima favola, Nico e il fantastico mondo del mare, é quello che ho scritto con maggiore sentimento. Da insegnante, sono entrata nel mondo "magico" dell'infanzia e quando ho iniziato a scrivere le prime riga, ho rivissuto i svariati momenti che ho condiviso con i miei piccoli alunni. Mi sono sentita più "libera" nel "creare" Nico e il granchietto Tobia, la stella marina Betty, il pesciolino Noé e altri simpatici personaggi, rispetto agli altri libri, un po' più "studiati".
Una favola ecologica per la salvaguardia del mare e delle spiagge che é entrata a far parte di diversi progetti plastic-free e della terza edizione degli Stati generali del mare promosso dal Comune di Napoli.

Secondo te è più difficile scrivere libri per bambini o per adulti?

Scrivere un libro per bambini, per me, é piú difficile rispetto a quello per gli adulti per l'attenzione che si deve porre soprattutto al linguaggio. Bisogna entrare nel loro mondo, "parlare" con la loro semplicitá. La scrittura per l'infanzia richiede fantasia, cura e i bambini sono anche lettori attenti ed esigenti. Ovviamente la mia professione di insegnante, mi ha "formata" in tutto ciò, ho ascoltato, imparato, condiviso con i miei piccoli alunni e mi sono impegnata piacevolmente, quindi, nel creare i dialoghi e nella descrizione di certe scene.

Prima di congedarti ti chiedo: progetti per il futuro?

Mah! Sinceramente io ho sempre scritto in modo naturale e spontaneo. Ho un racconto di formazione chiuso nel cassetto e mi piacerebbe "rispolverarlo" per dargli luce.
In futuro, vorrei scrivere una terza favola per realizzare una sorta di trilogia, affidando sempre a Nico una nuova storia di formazione da raccontare, vedremo...
Grazie di cuore a te, Silvia e a tutto lo staff degli scrittori della porta accanto per la cortesia e la disponibilità.

Imma Pontecorvo è stato un piacere conoscerti meglio e passare il tempo in tua compagnia, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio un grosso augurio per il tuo ultimo libro, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.





Silvia Pattarini

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Paolo Avanzi presenta: Lo specchio infranto

Paolo Avanzi presenta: Lo specchio infranto

Paolo Avanzi presenta: Lo specchio infranto

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Paolo Avanzi presenta il thriller psicologico Lo specchio infranto (Gruppo Albatros): «Volevo coinvolgere il lettore in una storia che fosse avvincente. Così ho ipotizzato una mia scomparsa improvvisa. Una specie di cold case che il protagonista del romanzo è chiamato a risolvere».

Paolo Avanzi è nato a Rosolina (Rovigo) nel 1958 ma ora risiede a Bresso (Milano).
Laureato in Psicologia, con un master in Organizzazione aziendale, per oltre trent'anni ha lavorato in società multinazionali di servizi come quadro aziendale e project manager. In parallelo all’attività aziendale ha sviluppato competenze in vari ambiti artistici e culturali.
Da una ventina d'anni, come artista ha realizzato centinaia di opere esposte in decine di mostre personali, collettive e fiere in Italia e all'estero, come indicato sul sito www.paoloavanzi.com.
Ha tenuto corsi e presentazione su temi relativi alla cultura, all’arte e alla narrazione personale. Come attore ha messo in scena suoi testi teatrali sia in collaborazione con compagnie sia come monologhista. Svolge attività di promozione culturale presentando artisti e organizzando mostre di pittura. Conduce programmi radiofonici di aggiornamento e intrattenimento culturale su radio web (Avanzi di cultura e Kult News).
Ha scritto romanzi, poesie, racconti, testi teatrali e saggi. Tra le pubblicazioni: Il vuoto dietro l'angolo, racconti, Todariana editore, 1990; La decifrazione del male, romanzo, Tranchida editore, 1998; Una domenica notte in via della Pace al 53, racconti, Radar Edizioni, 2011; Confessioni apocrife, poesie, Tracce editore, 2012; Punti di vita diversi, poesie, The writer editore, 2013; Il penultimo atto di Manlio Z., testo teatrale, The writer editore, 2013; Divagazioni a 360° sulla creatività, saggio, The writer editore, 2016; Inezie sotto spirito, poesie, Youcanprint, 2017; Che racconto sei? Parole per vivere meglio, saggio, Youcanprint, 2018; Anche le cipolle piangono, saggio, Youcanprint, 2019; Breve romanzo finale, romanzo, Youcanprint, 2021; Il figlio smarrito, romanzo, Rossini Editore, 2022; Il colpevole tra noi. Testi teatrali, Youcanprint, 2023.

Lo specchio infranto

Lo specchio infranto

di Paolo Avanzi
Gruppo Albatros
Thriller psicologico
ISBN 9788830685192
cartaceo 14,90€
Ebook 9,49€

Quarta

Il protagonista di questo romanzo è l’autore stesso proiettato agli albori del ventiduesimo secolo.
La vicenda si svolge cinquant'anni dopo la morte dello stesso Paolo Avanzi. Una morte presunta, dato che lui è scomparso senza lasciare traccia. Ivano Paltesi, un cinquantenne che ha mollato lavoro e compagna per ricominciare una nuova vita capita nella casa, nei pressi del lago di Como, dove Paolo Avanzi ha vissuto. La frequentazione dell’abitazione, con i suoi misteri, innesca in quest’uomo un rapporto quasi mediatico con Paolo Avanzi, tanto da indurlo a intraprendere una ricerca per far luce sulla scomparsa.
Ivano Paltesi finisce così per ripercorrere la vita di Paolo Avanzi cogliendo dalle sue relazioni e dalla sua produzione artistica e letteraria quegli indizi utili all’indagine.
Il quadro di questo "cold case" procede come un puzzle, o più precisamente come uno specchio infranto di cui devono essere recuperati tutti i frammenti per giungere alla visione complessiva. Immagine che non a caso richiama le opere pittoriche dello stesso artista dove le figure appaiono frammentate, come riflesse da uno specchio rotto.
Una storia dove sogno e realtà, passato e presente si confondono a tal punto da immergere il lettore nel mondo creativo del poliedrico artista.


L'autore racconta



Paolo Avanzi, benvenuto sul web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto. Entriamo subito nel vivo di questa intervista: come è nata l’idea di scrivere Lo specchio infranto, ce ne vuoi parlare?

Mi sono spesso domandato che ne sarà di me quando non ci sarò più. Cosa resterà di quello che ho fatto in vita, dei miei quadri, dei miei romanzi e racconti… Su questa proiezione di me in un lontano futuro ho scritto questo romanzo.
Cosa ne sarà di noi (quando non ci saremo più) credo sia una questione che molti si siano posti, indipendentemente dal fatto che si creda o no in una dimensione ultraterrena. E ciò riguarda soprattutto gli scrittori e gli artisti che dedicano gran parte della loro vita a creare qualcosa che duri nel tempo. Personalmente non sono attratto tanto dal successo quanto dalla speranza di poter lasciare una traccia visibile ai posteri.
Nella prospettiva di un lontano futuro ho cercato di proiettarmi in una dimensione che fosse verosimile al lettore. Non mi immagino così famoso che tanti possano ricordarsi di me. E tuttavia volevo coinvolgere il lettore in una storia che fosse avvincente. Così ho ipotizzato una mia scomparsa improvvisa. Una specie di cold case che il protagonista del romanzo è chiamato a risolvere.

Lo specchio infranto è un titolo evocativo che desta subito curiosità. Lo specchio svolge anche un ruolo da protagonista nel romanzo?

Sì. Ho voluto richiamare il tipo di pittura che mi caratterizza. Nelle mie opere le figure appaiono frammentate e distorte come se riflesse da specchi frammentati o deformati. Questa frammentazione della figura è un po’ una metafora di come vedo io la condizione umana, della nostra difficoltà a percepire gli altri in modo chiaro e univoco. Ciò anche per la effettiva complessità insita sia in ognuno di noi, nella nostra personalità, sia nel mondo che ci circonda, sempre più caotico e turbolento.
Lo specchio infranto nel romanzo non è però solo una metafora (legata alla mia pittura) ma anche un oggetto concreto in cui il protagonista si imbatte. Ed è proprio questa inspiegabile rottura dello specchio a indurre il protagonista stesso a cercare una ragione plausibile (di come esso si sia potuto rompere) e intraprendere la sua ricerca. Insomma questo specchio infranto è un po’ il filo conduttore del romanzo.

Che rapporto sussiste tra il Paolo Avanzi autore e il Paolo Avanzi protagonista del romanzo? In che veste ti sei raccontato?

Come ho detto, il Paolo Avanzi del romanzo sono io stesso proiettato nel futuro. Si tratta quindi di una mia fanta-biografia. Ho provato a immaginare che ne sarà di me in un lontano futuro: la mia fine, che resterà di me quando non ci sarò più. Così facendo ho dato rilievo al mio essere pittore e scrittore.
Non a caso ciò che, prevedo, resterà di me saranno le mie opere pittoriche e narrative. E proprio queste guideranno il protagonista alla ricerca di me misteriosamente scomparso.
Questo protagonista è una sorta di mio alter ego. Un cinquantenne che ha condotto una vita grigia e anonima, il quale cerca un riscatto ripercorrendo le tracce di questo scrittore artista che sarei io proiettato nel futuro.

La zona del lago di Como in cui hai ambientato la storia è reale? È un luogo a cui sei particolarmente legato?

Sì. La stessa casa in cui si svolge la vicenda a Dizzasco (tra il lago di Como e la Valle Intelvi) esiste realmente. Lì trascorro diversi week end e buona parte dell’estate con mia moglie.
Nel romanzo questa casa è descritta in modo piuttosto fedele, anche per rendere più verosimile la storia. A distanza di quasi un secolo in questa casa è cambiato ben poco, il che lascia trasparire in modo evidente la presenza di Paolo Avanzi che lì incombe.
Le località del lago e della valle fanno poi da corollario alle varie vicende che si susseguono in questa ricerca investigativa.
Il lago di Como in particolare mi ha sempre affascinato. Questo anche nel mio precedente romanzo Il figlio smarrito. È davvero sorprendente come uno specchio d’acqua possa nascondere tanti segreti. Forse per il fatto che le sue profondità non sono visibili, per quanto vicine a chi ci passa accanto.


Qual è l’aspetto del tuo libro che ti piace di più e vorresti che il pubblico apprezzasse?

Le domande che mi sono posto io sul mio futuro, su cosa lascerò ai posteri, che dovrebbe porsi chiunque. Noi spesso viviamo schiacciati in un presente che vorremmo essere eterno, ma che eterno non è. Non pensiamo più al passato perché lo riteniamo “vecchio” e obsoleto, e così perdiamo l’aggancio con le nostre radici. Tantomeno pensiamo al futuro (a parte quello immediato) perché non siamo più in grado di fare piani a lunga scadenza, succubi come siamo dell’utilità immediata e dell’effimero. I nostri antenati, per quanto limitati, avevano una visione del mondo più a lunga scadenza, sia verso il passato che verso il futuro.
Io ho cercato di raccontare una storia con questa visione. Non volevo scrivere un romanzo di fantascienza ma un romanzo esistenziale proiettato sul futuro. Credo che questa proiezione sul futuro, sul lascito personale ai posteri sia la caratteristica più originale del mio libro. E un invito al lettore a riflettere su questi aspetti spesso trascurati.

La domanda che non ti hanno mai fatto…

I tuoi interessi sono molteplici (scrittura, teatro, pittura, promozione culturale…). Ma chi sei realmente?
Sono un po’ tutto questo. Mi considero una persona eclettica, il che mi aiuta ad approcciarmi a persone e a tematiche anche molto diverse. Questa varietà di interessi non mi ha permesso di dedicarmi in modo esclusivo ad un campo particolare. La società tende a premiare l’eccellenza di chi si specializza piuttosto che la vastità degli interessi. Io ho la fortuna o sfortuna di avere questa ansia di cimentarmi in tutto ciò che ha a che fare con la creatività. Così non mi annoio, e spero di non annoiare le persone che mi seguono.

Per finire, perché si dovrebbe leggere Lo specchio infranto?

Chi ha letto questo romanzo, così come il precedente, è rimasto intrigato dalla tensione narrativa che afferra fino all’ultima pagina.
Si tratta in effetti di un thriller che accompagna il lettore in una indagine di tipo sia investigativo sia psicologico. Ed è un romanzo che parla di me come scrittore e pittore. Una storia che aiuta a capire chi sono, che cosa voglio trasmettere, che cosa potrei essere un domani.

Paolo Avanzi è stato un piacere conoscerti meglio e passare il tempo in tua compagnia, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio un grosso augurio per il tuo ultimo libro, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.





Silvia Pattarini
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Ilaria Mainardi presenta: Milù la gallina blu

Ilaria Mainardi presenta: Milù la gallina blu

Ilaria Mainardi presenta: Milù la gallina blu

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Ilaria Mainardi presenta il libro per bambini Milù la gallina blu (PubMe - Collana Gli scrittori della Porta Accanto KIDS): «L’accettazione di sé e degli altri, della “diversità” intesa anche come capacità di pensiero obliquo, come elemento distintivo e non discriminatorio».

Ilaria Mainardi nasce a Pisa, dove risiede da sempre.
Lì ha scoperto l’amore immenso per il cinema, del quale scrive sulla rivista di critica online www.spietati.it. L’altra sua grande passione è il calcio.
Ha pubblicato alcuni volumi di narrativa e saggistica, tra cui: La quarta dimensione del tempo (Les Flaneus Edizioni, 2020), Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks (Les Flaneus Edizioni, 2021) e I tigli di Silverwood (Aporema Edizioni, 2022).
Ha pubblicato altri libri per bambini: un racconto illustrato da Andrea Guglielmino dal titolo Mastro Tasso e il suo cappello (MdS Editore, 2014), ispirato al noto caso clinico di Oliver Sacks, mentre la fiaba dal titolo Edera e il capello magico è in corso di pubblicazione in un’opera collettiva per Saga Egmont.
Un sogno (anzi due)? Vincere la Palma d’oro a Cannes per un film sceneggiato a quattro mani con Quentin Tarantino e una cena con Pep Guardiola!


Milù la gallina blu

di Ilaria Mainardi
illustrazioni di Federica Dotto
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto KIDS
Narrativa per bambini 8+
ISBN 9791254584422
cartaceo 9,00€
Tazza letteraria 8,00€

Nella fattoria Ape Ronzante è nata Milù, una gallina blu, dalla cresta alla punta delle zampe.
Fin da quanto era un pulcino, desiderava essere diversa: si rotolava nel fango per tingersi di marrone ed essere come le altre o guardava gli uccellini che riuscivano a volare.
Nella fattoria si dice che il suo colore sia dovuto all’alimentazione della mamma, Cunegonda, intollerante al glutine. E se invece Milù avesse lo stesso blu dei nontiscordardimé o dei mirtilli? O se fosse una “pavallina”, un incrocio tra una gallina e un pavone? E perché non riesce nemmeno a deporre un uovo?
Milù si sente diversa e si lascia andare alla tristezza. Ed è allora che incontra Rigel, una stella blu, che le insegnerà a cambiare prospettiva.
Milù la gallina blu è una favola illustrata sul valore della diversità, con tante attività da fare da soli, in compagnia degli adulti o di altri amici: tanti disegni da colorare, sfide a chi inventa la parola più buffa e un cruciverba ispirato alla storia.


L'autrice racconta



Ilaria Mainardi, benvenuta sul web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto. Ci racconti com’è nato il progetto, l’idea di Milù la gallina blu?

L’idea di Milù è nata a partire dal bando di un concorso per racconti brevi. Alla fine non ho partecipato al concorso perché il tema non era perfettamente centrato rispetto all’idea che mi era venuta in mente, ma quello sprone è stato utile per fissare intanto alcune immagini.
Una volta imbastita la trama, a grandi linee, ho cominciato a lavorare sull’arricchimento della storia, arrivando poi a una stesura che mi sembrava sondare a sufficienza i temi principali che volevo trattare, ovvero quelli dell’accettazione di sé e degli altri nonché della “diversità” intesa anche come capacità di pensiero obliquo, come elemento distintivo e non discriminatorio. Il racconto affronta poi il tema dei cicli naturali, da preservare e rispettare .

Parlaci un po’ di Milù la gallina blu, illustrato dalla bravissima Federica Dotto: cosa devono aspettarsi i lettori?

Federica è davvero molto brava e la ringrazio per il lavoro che ha fatto! Il libro si compone essenzialmente di due parti. La parte principale è rappresentata dal racconto, suddiviso in capitoletti, e dalle illustrazioni che i lettori potranno colorare in autonomia, lasciandosi ispirare dalla storia. Credo che questi due elementi, racconto e illustrazioni, vadano considerati insieme e che lavorino in modo sinergico, parlandosi, insomma. Alla fine del volume c’è poi una seconda parte, più piccolina, composta da alcuni giochi che possono essere arricchiti a piacere. Sono giochi che hanno uno stretto riferimento con la storia di Milù e che dunque potranno essere utilizzati anche come attività didattica complementare, qualora un docente decidesse di far leggere Milù la gallina blu in classe.

La copertina è meravigliosa, di grande impatto visivo.

La copertina piace moltissimo anche a me. Posso dirlo, senza peccare di superbia, perché non l’ho realizzata io, ma Stefania Bergo, a partire dalle illustrazioni di Federica! Una delle cose che mi aveva colpito della collana “Gli scrittori della porta accanto” era stata proprio la cura e il “gusto” con i quali venivano progettate le copertine. Credo che sia un valore aggiunto non di poco conto.
Senza dubbio Milù, una gallina tutta blu, dalla cresta alla punta delle zampe, è la protagonista assoluta della storia. Ciò che però mi interessava è che la sua evoluzione di gallina, un’evoluzione a cui assistiamo nel corso del racconto, non riguardasse solo lei, ma anche la sua capacità di relazionarsi con gli altri. Senza fare spoiler, Milù, dopo aver compreso alcune cose di sé, riesce anche a essere utile in una situazione che non la riguarda direttamente. Si passa cioè dal personale – trovare il proprio posto nel mondo – al collettivo.

Davvero una bella favola sul valore della diversità e della crescita personale, adatta a bambini un po' più grandi, dagli otto anni in su, con tante attività che possono da fare anche da soli. A cosa o a chi ti sei ispirata?

Più che un’ispirazione, mi ha guidata la voglia di concentrarmi su alcuni temi che mi stavano a cuore. Non sono temi inediti (cosa lo è?), ma credo che valga la pena continuare a rifletterci.
Ogni storia poi, a prescindere dal tema portante, è qualcosa che consente a chi legge di immaginare altre storie, in un circolo virtuoso di creatività potenzialmente inarrestabile.

Sono d'accordo, il potere e la necessità della lettura fin da piccoli sono proprio questo: trasmettere concetti e stimolare la creatività. Tornando al tuo libro, la storia è ambientata in una fattoria, i personaggi sono molti e tutti ben caratterizzati nella loro unicità. Chi sono gli amici di Milù?

Milù ha a che fare, oltre che con i contadini, Gino e Luana, con vari animali che abitano nella fattoria e persino con dei vegetali: sua madre, Cunegonda, il gatto Billy, il pavone Jean-Luc, la mucca Amanda, il caprone Sergio e così via.
Ciascuno ha delle caratteristiche distintive perché ogni persona – o animale – è unica a modo suo. Billy, in particolare, è un micio polidattile. Per questa sua particolarità, mi sono ispirata ai gatti tanto amati da Ernest Hemingway.

Ogni autore nel proprio scritto lascia sempre qualche piccola traccia di se stesso. Il carattere di qualche personaggio rivela qualche tratto di Ilaria Mainardi?

La domanda è complessa e credo che richieda una risposta articolata.
In Lettere a un aspirante romanziere, Mario Vargas Llosa sostiene che l’invenzione chimicamente pura, come la definisce lui, non esista. Vargas Llosa ci dice che uno scrittore deve essere come il catoblepa, l’animale che compare a Sant’Antonio ne La tentazione di Sant’Antonio di Flaubert. In altre parole, l’autore si nutre di sé stesso. Tuttavia, se su questo percorso, forse naturale, non si innesta la capacità di sublimazione e di un processo trasformativo che, dal particolare, va fino al generale, non si può dare un’opera creativa “pubblicabile”, ma al massimo un diario da conservare nel cassetto a futura memoria. Ragionando della Recherche, Mario Vargas Llosa infatti scrive: «La capacità creatrice di Proust […] ha trasformato gli episodi tutto sommato convenzionali della sua esistenza in un arazzo risplendente, in un’abbagliante rappresentazione della condizione umana». E aggiunge: «Sebbene il punto di partenza per l’invenzione del romanziere sia il vissuto, non è né può essere il punto di arrivo».
Dunque, per quanto lontane da me/noi possano sembrare le paturnie di una giovane gallina blu, sì, le sue domande sono state, magari in altri termini, per certi versi anche le mie. E per ciò che riguarda le risposte, be’, le sto ancora cercando.

Un libro destinato a giovani lettori ma non solo, è una bella fiaba anche per gli adulti e affronta temi importanti: c’è un ulteriore messaggio nascosto tra le righe?

Mi rifaccio alla risposta precedente. La volontà non è tanto quella di far passare un messaggio uguale per tutti, ma di provare a gettare qualche semino di riflessione che magari, un domani, germoglierà in modi per fortuna imprevedibili. Ciò vale, a vari livelli e con diversi gradi di consapevolezza, sia per i piccoli lettori che per gli adulti. Le storie per bambini che più ho amato, da Gianni Rodari a Bianca Pitzorno, hanno questo dono e, nel mio piccolo (anzi, piccolissimo!), ho voluto provare a seguire le loro orme.

Che tipo di lettrice è Ilaria Mainardi? Qual è il tuo genere preferito? Preferisci i classici cartacei o sono più comodi gli ebook?

Mi ritengo una lettrice piuttosto tradizionalista, ma senza alcuna preclusione aprioristica rispetto alle novità, ormai non più tali, in senso stretto: preferisco leggere su carta, ma non disdegno affatto gli ebook e gli audiolibri. Una mia storia breve per bambini è uscita proprio come audiobook. Si intitola Edera e il cappello magico.

Prima di congedarti ti chiedo: progetti per il futuro?

Sto scrivendo altri racconti per bambini, vari per tipologia e temi. Non so se arriverò mai a pubblicarli: mi piacerebbe, ma ancora è presto per pensarci. Del resto il processo che da un’idea conduce a una storia è difficile e appagante di per sé, e vale la pena affrontarlo in ogni caso. Quasi sempre…!

Ilaria Mainardi è stato un piacere conoscerti meglio e passare il tempo in tua compagnia, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio un grosso augurio per il tuo ultimo libro, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.





Silvia Pattarini







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Emma Fenu presenta: In cerca di te

Emma Fenu presenta: In cerca di te

Emma Fenu presenta: In cerca di te

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Emma Fenu presenta il libro autobiografico In cerca di te (PubMe - Collana Gli scrittori della Porta Accanto), un diario intimo sulla maternità negata: «Quando ci sono difficoltà e dolori ci si trova davanti a un bivio: soccombere o accorgersi della forza che abbiamo davvero e rinascere».

Chi è Emma Fenu?


Cos'ha pubblicato?




In cerca di te

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa non-fiction | Memoir
ISBN 979-1254583982
Cartaceo 9,00€
Ebook 2,99€

Emma, la protagonista di questa storia, affronta con coraggio e sincerità le sfide di un viaggio fatto di attese, esami medici e trattamenti dolorosi. Non si risparmia le lotte emotive legate alla fertilità e all’endometriosi, la pressione sociale sulle donne per generare nuova vita, né i demoni che si frappongono tra lei e il suo sogno di diventare madre.
Tra queste prove, non mancano le dinamiche familiari fatte di momenti commoventi, teneri e drammatici.
In cerca di te è intima esplorazione di sé, racconto di un percorso nella sua interezza e nelle sue sfaccettature più profonde.

«Questa non è la storia della mia vita, ma solo di una parte di essa. Ci sono molti aspetti che in tale percorso di aspirante mamma, possono essere messi in luce: alcuni sono commoventi, altri teneri, altri drammatici, altri ancora decisamente ironici. E io li ho attraversati tutti, nel corso di dieci anni. Ora voglio liberare la mia parte in ombra, quella più fragile, quella che cede al dolore, quella che subito viene messa a tacere dalle altre, per far spazio al sorriso e alla determinazione. Non è la parte più vera di me: è solo la più nascosta.»


L'autrice racconta



Benvenuta sul web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto. Dopo aver letto il tuo ultimo, bellissimo ed emozionante libro autobiografico, In cerca di te, mi sorge spontanea una domanda che, all’apparenza, potrebbe sembrare banale ma non la è affatto: come stai?

Buongiorno Silvia, grazie per l’accoglienza. Ho voglia di vita, coltivo progetti e inseguo sogni, quindi sto bene.

La copertina è bellissima, semplice, intuitiva, evocativa, un inno alla dolcezza, un’emozione a prima vista: è stata una tua scelta?

La copertina è frutto del talento e della sensibilità di Stefania Bergo, che ringrazio: io ho solo scelto fra una sua selezione di immagini.

In cerca di te è un libro potente che suscita forti emozioni: emergono sentimenti come l’amore, un forte desiderio di maternità, la gestione dell’attesa, ma anche fragilità, dolore e rabbia. Ce ne vuoi parlare?

Da anni racconto, tramite video su YouTube e pubblicazioni, la mia esperienza di ricerca di un figlio tramite fecondazione assistita; ho svelato una parte autentica di me: la donna determinata, resiliente e combattiva.
Nel libro In cerca di te do spazio a un’altra parte, altrettanto autentica ma più nascosta: la donna sfinita, arrabbiata, delusa ma mai vittima e perdente.

La tua vita non è stata facile, ma nonostante le avversità che hai dovuto affrontare ho letto tra le righe una grande forza e determinazione, caratteristiche tipiche delle donne coraggiose, ma mai rassegnazione. È così?

Ognuno ha le proprie prove; io ho avuto le mie e possono essere considerate poche, molte o troppe a seconda dell’esperienza di chi si pone in ascolto. Quando ci sono difficoltà e dolori ci si trova davanti a un bivio: soccombere o accorgersi della forza che abbiamo davvero e rinascere.
Ho scelto di rinascere molte volte: ne vale la pena.

In cerca di te è un libro molto intimo, coinvolgente, scorrevole e a tratti poetico, a conferma di quanto la scrittura possa rivelarsi terapeutica. Lo si avverte fin dall'apertura.

Ti ho partorito infinite volte, senza dolore.
Eri maschio, riccio e scuro, oppure biondo e con le fossette sulle guance. Mi chiamavi subito con voce monocorde, battevi le manine e facevi pipì. Ti stringevo e sapevi di gomma; non conosco un odore più dolce. Ancora oggi, quando mi aggiro per gli scaffali dei negozi di bambole, non posso fare a meno di pensarti, di liberare la tua immagine in un sorriso. Cicciobello è l’unico che mi abbia mai chiamata “mamma”.
Ti desideravo, Bambino, fin da quando ero una principessa guerriera e volevo vincere tutte le battaglie, fin da quando ero solo una figlia che si occupava della propria madre malata, fin da quando cantavo le canzoni dei cartoni animati davanti a un microfono e scrivevo fiabe di nascosto, per cullarmi la notte.
Volevo cullare anche te, e oggi ancora ti cullo, nell’utero caldo della mia anima. Perché è lì che sei rimasto, Bambino, nel mondo del possibile, profumato di giocattoli e lacrime, perché ci sono sfide nelle quali non è sufficiente uccidere il drago. Far nascere è più difficile che sconfiggere: bisogna siglare un patto magico con il futuro, e non basta la mia caparbietà.
Il futuro è una donna. Ha carni bianche e morbide, sguardo saggio, mani forti. Il futuro è una madre e partorirà le mie gioie e i miei dolori. Presto ti stringerò tra le braccia Bambino, e, stavolta, profumerai di te, di borotalco e di me. O forse no, e fra le mani vuote cercherò il tuo dito minuscolo, fatto di desiderio. Emma Fenu, In cerca di te

A che pubblico di lettori lo consigli?

È un libro per madri e padri nell’accezione più ampia del termine: per chi ha figli, per chi li desidera, per chi li ha desiderati, per chi è fertile e accogliente verso gli altri e verso se stesso, per chi crea e dà la luce a qualcuno o qualcosa.

Quale messaggio vorresti lasciare ai tuoi lettori?

Vorrei che si comprendesse e accogliesse un percorso di maternità negata raccontato senza filtri e oltre gli stereotipi.
Una donna che cerca un figlio non è capricciosa e ossessiva, ma nemmeno sfortunata e condannata a essere incompleta.
In generale, si possono vivere esperienze dolorose, si può essere fragili e, al contempo, scoprirsi felici, grati e pieni di passione per la vita.

Hai nuovi progetti per il futuro?

Molti: mi nutro di progetti.
Ho due libri in cantiere, vari eventi culturali e festival letterari dall’Italia alla Norvegia, in cui mi sono trasferita da pochi mesi. E poi ci sono gli obiettivi e i sogni di ogni giorno, quelli piccoli, talvolta frivoli, eppur importanti per avere cura di noi.

Emma Fenu è stato un piacere conoscerti meglio e passare il tempo in tua compagnia, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio un grosso augurio per il tuo ultimo libro, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

Grazie, Silvia, è stato un piacere e un onore rispondere alle tue domande. E “viva il lupo” della cui simbologia ho trattato in un mio saggio: un’altra storia con un’altra parte di me.


Silvia Pattarini


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Luca Di Domenico presenta: Invidia – Rivalità e vanagloria indeboliscono la Chiesa

Luca Di Domenico presenta: Invidia – Rivalità e vanagloria indeboliscono la Chiesa

Luca Di Domenico presenta: Invidia – Rivalità e vanagloria indeboliscono la Chiesa

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Luca Di Domenico presenta il saggio Invidia – Rivalità e vanagloria indeboliscono la Chiesa (Edizioni del Poggio). Da un un’omelia di Papa Francesco, l'ispirazione per approfondire il vizio dell’invidia, dall’Antico Testamento agli insegnamenti più antichi di teologia morale, alla psicologia.

Don Luca Di Domenico nasce a Torremaggiore (FG) e fa ingresso nel Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” in Molfetta nel 1999, compiendo gli studi filosofici e teologici. Viene ordinato Diacono nel 2005 e Presbitero nel 2006.
Consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale in Molfetta nel 2004, e la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Antropologia Filosofica presso la Pontificia Facoltà Teologica “Regina Apuliae” in Molfetta nel 2008.
Nella Diocesi di appartenenza ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui: Collaboratore del Centro Diocesano Vocazioni; Vicario parrocchiale della Chiesa Cattedrale; Vicario parrocchiale della Chiesa Cristo Re; Rettore della Chiesa SS. Trinità; Segretario Vescovile; Promotore di Giustizia del Tribunale Diocesano; Direttore del Centro Diocesano Missionario.
Nel 2007 gli viene conferita la nomina a Cavaliere dell’OESSG per mezzo dell’Eminentissimo Sig. Cardinale Carlo Furno.
Nel 2014 intraprende un percorso avanzato di studi sullo sviluppo delle potenzialità umane riguardanti concetti teorici ed esperienziali di Analisi Transazionale; nello stesso corso approfondisce la pratica della Mindfulness, pratica che accresce la consapevolezza metacognitiva per ridurre l’automaticità del funzionamento mentale, favorendo la disidentificazione, il distacco e la deautomatizzazione dei pensieri e delle emozioni e maggiore apertura e accettazione dell’esperienza.
Nel 2021 il presidente del Consiglio dei Ministri con Decreto proprio conferisce il riconoscimento delle Insegne di cavaliere dello Stato Italiano e viene nominato Incaricato diocesano per la Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia.

[Leggi la bio completa a fondo pagina]


Invidia. Rivalità e vana gloria indeboliscono la Chiesa

Invidia
Rivalità e vanagloria indeboliscono la Chiesa

di Luca di Domenico
Edizioni del Poggio
Saggistica | Poesia | Narrativa
ISBN 979-12-80156-29-7
cartaceo 15,00€

Quarta

Nel testo, edito da edizioni del Poggio, si fa un approfondito excursus del ‘vizio’ dell’invidia, ricercandone le tracce già nell’Antico Testamento e negli insegnamenti più antichi di teologia morale, approdando alle più recenti conoscenze messe a disposizione dalle scienze umane e dalla psicologia, che fornisce anche nuovi metodi e tecniche di analisi per riconoscerla e sconfiggerla.


L'autore racconta



Benvenuto sul web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto. Entriamo subito  nel vivo di questa intervista: presentati ai nostri lettori, chi è Luca Di Domenico?

Buongiorno, mi presento mi chiamo don Luca Di Domenico, ho 43 anni, sono sacerdote da 17 anni, della Diocesi di San Severo, e Parroco della Parrocchia Maria SS. Annunziata in Lesina, una cittadina lagunare di settemila abitanti.

Come è nata l’idea di scrivere Invidia – Rivalità e vanagloria indeboliscono la Chiesa? Ce ne vuoi parlare?

L’idea di scrivere questo libro, nasce da un’omelia fatta da Papa Francesco, dove lui parlava appunto della rivalità e della vanagloria come strumenti negativi che non favoriscono il bene né per il soggetto che frequenta la Chiesa, né per la Chiesa stessa ovviamente, e questa omelia che mi sono portato dietro nella meditazione quotidiana per molto tempo ha portato la mia riflessione ad approfondire l’argomento, in base anche all’esperienza che quotidianamente svolgo nella comunità in cui offro il mio ministero.

L’invidia è il sentimento che si prova quando si desidera qualcosa che appartiene ad altri. A tuo parere come nasce nella vita di tutti i giorni e da cosa è causata?

A mio modestissimo parere l’invidia nasce dal fatto che il soggetto che la prova e soprattutto che la mette in atto, non esercita un giusto equilibrio con se stesso e con il prossimo e ovviamente le cause possono essere svariate.

Come si manifesta l’invidia, cosa si prova quando si è invidiosi? A tuo parere è possibile smascherare una persona invidiosa e difendersi?

Nello studio che è stato fatto anche a livello psicologico, l’invidia abbiamo visto si manifesta attraverso un processo complesso, ma soprattutto quando chi la esercita pensa che l’altro possieda qualcosa immeritata che dovrebbe possedere lui.
Io credo che non ci sia bisogno di smascherare l’invidioso perché automaticamente lo farà lui con il suo atteggiamento, perché è un soggetto che non vive bene le sue relazioni, e quando le relazioni sono negative ognuno di noi è in grado di capire quale sentimento l’altro sta manifestando.

Qual è l’aspetto del tuo libro che ti piace di più e vorresti che il pubblico apprezzasse?

Non c'è una parte specifica del libro che vorrei che il lettore apprezzasse di più, ma a me piacerebbe che l’intero testo fosse uno strumento utile affinché questi sentimenti negativi non regnassero nella vita di nessuno.

La domanda che non ti ha mai fatto nessuno…

L’invidia, la rivalità e la vanagloria come possono essere allontanati dalla vita di un cristiano?
Noi cristiani abbiamo a disposizione uno strumento potentissimo che ci permette di dialogare con Dio e questo strumento è la preghiera.
Se la preghiera accompagnata dal discernimento le usiamo per il bene della nostra anima e chiediamo a Dio attraverso questo dialogo di compiere la Sua volontà allora non abbiamo nulla da temere.

Per finire, perché si dovrebbe leggere Invidia – Rivalità e vanagloria indeboliscono la Chiesa?

Perché, come ho detto, vorrei che questo testo fosse uno strumento utile per vincere e combattere questi sentimenti negativi, per il nostro bene e per il bene della Chiesa.

Ringraziamo tantissimo Luca Di Domenico per averci presentato il suo saggio. Anche a nome dei nostri lettori, gli auguriamo in bocca al lupo per il suo libro e per i progetti futuri.



Biografia completa

Don Luca Di Domenico è nato a Torremaggiore (FG) il 09 novembre 1979 e ha conseguito il diploma di Scuola Superiore presso l’Istituto Magistrale “E. Pestalozzi” in San Severo (FG).
Fa ingresso nel Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” in Molfetta nel 1999, compiendo gli studi filosofici e teologici. È stato ordinato Diacono il 31marzo 2005 e Presbitero il 07 gennaio 2006.
Ha conseguito il Baccalaureato in Sacra Teologia discutendo la tesi di Laurea in: “Il simbolismo del pane e del vino nella celebrazione eucaristica”, presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale in Molfetta il 28 giugno 2004.
Ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Antropologia Filosofica, discutendo la tesi Specialistica in: “La Valenza Salvifico Antropologica dei Segni e dei Gesti nella Celebrazione dell’Eucarestia” presso la Pontificia Facoltà Teologica “Regina Apuliae” in Molfetta il 22 febbraio 2008.
Nella Diocesi di appartenenza ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui: Collaboratore del Centro Diocesano Vocazioni; Vicario parrocchiale della Chiesa Cattedrale; Vicario parrocchiale della Chiesa Cristo Re; Rettore della Chiesa SS. Trinità; Segretario Vescovile; Promotore di Giustizia del Tribunale Diocesano; Direttore del Centro Diocesano Missionario.
Il 12 maggio 2007 gli viene conferita la nomina a Cavaliere dell’OESSG per mezzo dell’Eminentissimo Sig. Cardinale Carlo Furno.
Nell’anno 2014 intraprende un percorso avanzato di studi sullo sviluppo delle potenzialità umane: riguardanti concetti teorici ed esperienziali di Analisi Transazionale, nello stesso corso approfondisce la pratica della Mindfulness, pratica che accresce la consapevolezza metacognitiva per ridurre l’automaticità del funzionamento mentale, favorendo la disidentificazione, il distacco e la deautomatizzazione dei pensieri e delle emozioni e maggiore apertura e accettazione dell’esperienza.
Il 09/03/2016 viene nominato Amministratore della Parrocchia San Placido Martire in Poggio Imperiale.
Il 01/08/2016 viene nominato Parroco della Parrocchia Maria SS. Annunziata in Lesina.
Il 07/03/2017 La Congregazione per L’educazione Cattolica Conferisce il riconoscimento dei Titoli Giuridici tra Santa Sede e Stato Italiano.
Il 26/03/2019 Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca con decreto Ministeriale gli conferisce il grado di Laurea Magistrale.
Il 08/01/2021 Il presidente del Consiglio dei Ministri con Decreto proprio conferisce il riconoscimento delle Insegne di cavaliere nello lo Stato Italiano.
Il 09/06/2021 viene nominato Incaricato diocesano per la Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia.


Silvia Pattarini






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