Gli scrittori della porta accanto
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Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Emma Fenu. Le tre vite del mio cuore: il mio battito a corrente alternata di Elena Genero Santoro (Collana Gli scrittori della porta accanto - PubMe). Un libro di grande spessore umano narrato con abilità, un bell'esempio di medicina narrativa che racconta la patologia cardiaca.

Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro, edito da Gli scrittori della porta accanto, non è una storia d’amore, ma in un certo senso, a sorpresa, lo è.
Non si raccontano tre relazioni, ma è una narrazione autobiografica concentrata su quanto una patologia, nello specifico cardiaca, possa non solo influire sull’esistenza del paziente ma determinarne traumi, scelte, riflessioni, rinascite e considerazioni sul senso della vita.

Elena era una bambina vivace e di spiccata intelligenza che è diventata una studentessa di ingegneria determinata, capace, bella e piena di amici e di attività che rendevano la sua vita intensa e, al contempo, attraversata dai sogni, anche amorosi, di ogni ragazza.

E come in tutte le belle storie, Elena, la donna "perfetta", si è affermata nel lavoro, è convolata a felici nozze e ha concepito una bambina. Eppure, in tutti questi anni, ha manifestato frequenti episodi di tachicardia, ansia e insonnia, sintomi che non hanno trovato una spiegazione fino al periodo finale della prima gravidanza.
Elena, la ragazza con il pancione e le trecce rosse, ha bisogno di un pacemaker e viene operata d'urgenza, soprattutto per salvaguardare la salute del feto.

Una cicatrice le ricorderà ogni giorno la patologia, l’ingiustizia del trattamento a cui sono sottoposti i cardiopatici, la diagnosi arrivata dopo anni di sofferenze.

È finita qui? Non direi, perché i pacemaker richiedono sostituzione e l’evoluzione tecnologica non è sempre garanzia di successo.
Ma io non vi dirò nulla della terza vita di questo cuore e di questa donna straordinaria: lo leggerete e, insieme al colpo di scena, godrete di un libro di grande spessore umano, narrato con abilità e non rivolto solo a chi ha il pacemaker.

Ho letto con emozione, rabbia, gioia, commozione e identificazione Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro, un esempio di medicina narrativa, che all’estero è una branca di studio più avanzata rispetto all’Italia.

La storia di una donna, una professionista, una madre materna non solo con i propri figli biologici, capace di coraggio, di consapevolezza e di autoanalisi nel coniugare la formazione scientifica con il mistero dell’amore.
Un libro coinvolgente, da leggere senza riuscire a smettere per poi domandarsi se tutti noi non abbiamo più vite in un solo cuore, in ambito metaforico.
Io forse ne ho ancora di più e le ho intrecciate con quelle di Elena.






Le tre vite del mio cuore
Il mio battito a corrente alternata

di Elena Genero Santoro
Collana Gli scrittori della porta accanto - PubMe
Memoir
ISBN: 979-1254587126
cartaceo 13,00€
ebook 2,99€

Quarta

Un battito cardiaco irregolare, una cicatrice che brucia sulla pelle e nell’anima.

«La prima volta che feci un bagno dopo l’intervento, non riuscivo a guardare la ferita. Era brutta, imbastita di punti neri: mi deturpava. Il mio sguardo sopra di essa scivolava via in fretta, come l’acqua strizzata dalla spugna.»

Questa è la storia di una donna che ha dovuto imparare a convivere con un pacemaker che le ha ridato la vita, ma che, in qualche modo, le ha anche tolto qualcosa. Un memoir potente, ironico e disarmante. Attraverso una narrazione che mescola le reminiscenze dell’infanzia con le sfide della malattia e le riflessioni dell’età adulta, l’autrice intreccia determinazione e forza di volontà con la delicatezza delle emozioni umane più profonde. Ne emerge l’intima relazione tra mente, corpo, emozioni e spiritualità, ma anche tra fragilità e resilienza dell’animo umano.
Un’infanzia piena di energia, sempre in movimento tra danza, ginnastica, nuoto, escursioni in montagna, una vitalità che spinge a non fermarsi mai, un rifugio dal caos interiore, un modo per spingere sé stessa oltre i limiti, per dimostrare che niente può fermarla, nemmeno quando è costretta cambiare direzione. Poi gli studi universitari, le notti insonni, lo stress, l’ansia che si accumula, le stanze di ospedale, le visite, la diagnosi, l’intervento, le battaglie vinte.
Prospettiva autentica sul tema della salute fisica e mentale, sono pagine che si fanno invito a trovare la bellezza persino nella propria fragilità, un tributo alla perseveranza, un incoraggiamento a non mollare, un inno alla vita in tutte le sue sfumature.



Emma Fenu

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Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Amanda e il suo tesoro dentro. Avvolta in vesti scure, è la protagonista indimenticabile di un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico ma ricorda i racconti di ancestrale memoria popolare.

Amanda è seduta davanti a me, avvolta in vesti scure, con un cappellino calato sulla fronte. Fra una boccata e l’altra di sigaretta mi racconta una fiaba. No, non beve il tè che le offro, né accetta i pasticcini. Suppone che li abbiano avvelenati i suoi nemici, che è convinta siano ovunque, perfino nel mio salotto.
Appoggio la testa sull'avambraccio che avvolge lo schienale del divano e mi accingo ad ascoltare, in silenzio.
C’era una volta una principessa triste, Anna, che viveva in un castello bello, ma ogni giorno più vuoto e decadente.
L’unica compagnia della fanciulla era una buffa strega vestita di nero, sempre china sui suoi esperimenti di laboratorio.
A volte, per le sale del palazzo, risuonavano i passi di pretendenti mentitori, falsi principi dall’aspetto seducente che erano bestie diaboliche nell’anima.

Il tesoro dentro

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romanzo psicologico
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€

La principessa aveva un cuore adagiato fra i petali di rose.

Mentre la strega aveva un cuore troppo circondato di spine: nessuna delle due poteva difendere il tesoro nascosto nei sotterranei del castello.
Finché, un bel giorno, un principe a cavallo arrivò dalle lontane terre del Nord…
«E poi?» domando impaziente, ma Amanda non può svelare altro o sottrarrebbe magia alle pagine. Si porta l’indice sulle labbra e mi porge un libro dalla copertina incantevole.

Il tesoro dentro, scritto da Elena Genero Santoro ed edito da PubMe, non è una fiaba: è un giallo psicologico dallo stile accattivante, che si divora in fretta, come una torta farcita di crema rosa.

Tuttavia, alcuni elementi fondamentali della struttura narrativa ricordano i racconti di ancestrale memoria popolare: i buoni che restano buoni; i cattivi che restano cattivi; le peripezie del protagonista attorniato da aiutanti e protagonisti; l’agnizione finale; la ricerca di un gioiello nascosto; l’incantesimo crudele ai danni di un bambino innocente.
Quest’ultimo punto è di importanza notevole. In un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico, non ci sono pozioni malefiche, ma storie reali e difficili che portano alla malattia mentale, tema che la scrittrice affronta con estrema delicatezza. Se è vero che non si può guarire con un colpo di bacchetta di fata, esiste però un’altra magia, quella dell’Amore, che può tutto. Basta crederci.


Emma Fenu

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Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Profumo di miele, di erba bagnata di rugiada e di olio benedetto. Entra Pietrina Murtas, sa levadora, madre di madri in una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

«Si sieda, Pietrina».
La donna si accosta a me, puntandomi sulla pelle bianca le sue iridi di carbone. Quasi mi brucia, con l’intensità del suo sguardo senza età.
«Prego…» aggiungo, indicando cupcakes e macarons disposti sul tavolino davanti a noi.
La donna fa cenno di no, dolcemente, e accompagna il movimento ciondolante del capo con uno più deciso della mano, piccola e ruvida, che le fa quasi da schermo.
Schiocco le dita: so che il mio è un salotto magico.
Ed ecco che compaiono acciuleddos, pabassinos e pirichittos.

Io arriccio il naso, godendomi l’effluvio di miele; Pietrina sorride calma, perché nulla la meraviglia.

«Mi dica, come era la vita di una levatrice in Sardegna, allora, quando lei era giovane?»
«Ero madre delle madri. Madre dei bambini. Madre dei padri. Madre della vita e, a volte, della morte.»
Il profumo di Pietrina si mischia a quello del miele: sento le esalazioni dell’erba bagnata di rugiada e dell’olio benedetto che si fa stantio e del legno che si consuma avvolto dal fuoco e del sapone di Marsiglia per pulire i panni e le chiome.

«La comunità la considerava una donna potente e giusta, dunque?»

«Non sempre, figlia mia. Se fai partorire, fai uscire tutto quello che c’è dentro le viscere nascoste, quello che si teme, quello che si desidera, quello che non si vorrebbe né temere né desiderare…»
Schiocco le dita e faccio diffondere le note di una fisarmonica.
Pietrina comincia a ballare, muovendo i piccoli piedi a ritmo veloce ma non angoscioso, padrona del tempo e dello spazio.
Io la osservo e, in quella musica, mi perdo a cercare l’origine di tutto, da cui tutto fu partorito e da cui l’oggi trova senso.
Sa Levadora. La maestra di parto sarda

Sa Levadora
La maestra di parto sarda

di Ivan Murgana e Carmen Salis
Amicolibro
ISBN 978-8898738403
cartaceo 8,50€
ebook 1,49€

Sa Levadora. La maestra di parto sarda è un romanzo di Ivan Murgana e Carmen Salis edito da Amicolibro nel 2014.
Ispirato alla storia vera di Pietrina Murtas, il libro racconta la ricerca delle proprie origini da parte di Peppino, nato in Sardegna da una fanciulla non sposata e, perciò, dato in adozione subito. Fu una ragazza, alla propria prima esperienza di levatrice, a salvarlo, neonato, quando versava in condizioni critiche: da questo tassello l’uomo, ormai adulto, inizia a costruire la propria vicenda personale.
Il finale a sorpresa, un po’ forzato, non toglie interesse ad un romanzo che fa rivivere una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

Emma Fenu
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La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

Il salotto di Emma Recensione di Emma Fenu. La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli: indizi funesti, passioni brucianti e riflessioni etiche implicite nella reinterpretazione di un'antica leggenda, un percorso interiore da fare a ritmo incalzato.

Una Dama vestita di verde si aggira per il piccolo cimitero adiacente ad un maniero, fondendo nella brina la stoffa leggera della gonna. Ha lunghi capelli corvini, sguardo di fuoco e mani sporche di fango, con unghie orrendamente spezzate.
È uno spettro assetato di vendetta?
È l’incubo di chi non merita notti serene?
È la proiezione di timori e desideri inconsci?
È presagio di morte e tragedie?
Chi è? Cosa cerca? Cosa pretende?
Se lo domandano, a volte increduli, in una Londra fredda e lontana, nel 1816, i protagonisti del terzo libro della trilogia di Antonia Romagnoli.
Il romanzo, curato nei dettagli storici e ricco di suspense, è ambientato in epoca Regency, quando lo spiritismo non era ancora stato decodificato ma cominciava a suscitare interesse e curiosità, perché il lato oscuro dell’umanità, si sa e si sapeva, non ha confini certi.
Il male, e la conseguente paura di esso, si sfuma nella nebbia della coscienza, imbratta di sangue neve che non si scioglie, strangola con dita gelate e non si palesa con il vero nome e a volto scoperto.


La storia di Elspeth, fanciulla orfana cresciuta con odio dalla zia e divenuta indipendente, volitiva e ribelle ad ogni convenzione, simboleggia l’iter iniziatico che dall’immaginifico della fantasia infantile porta all’illuminato raziocinio pervaso di dubbio dell’età adulta.

La Dama in Verde richiama a sé, come una calamita, non solo la giovane Elspeth, per metà di sangue scozzese, un sangue denso e vermiglio come il colore sul pennello di un pittore.
Ci sono altri individui, tutti in tormentato cammino verso sogni ritenuti propri sogni.
C’è Honoria, bionda, bella e algida come una bambola, che accetta un matrimonio d’interesse con uno sconosciuto, mostrando apparentemente pragmatismo.
C’è Lord Hemsworth, soprannominato il Barone Nero per via del carattere a tratti ombroso, per l’aspetto fuori moda e, soprattutto, per le dicerie che lo vogliono coinvolto in storiacce di cui sussurrare a mezza voce.
Storiacce in cui le colpe dei padri ricadono sui figli, condannati a strapparsi gli occhi, metaforicamente, per non vedere o a morire, realmente, sulla pira del rimpianto e della vendetta, per non trovare mai pace, neppure nel regno delle ombre, dove tutto dovrebbe avere un senso e un ordine.
Dovrebbe…
Ma che fare se perfino da sotto le zolle benedette si sente il grido del dolore?
Che fare se a minacciare di morte è chi la morte la conosce fin troppo bene?
Che fare se non si distingue chi ci vuole abbracciare e proteggere da chi ci vuole, invece, ghermire e condannare all’espiazione?

La Dama in Verde di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde

di Antonia Romagnoli
Independently published
ISBN 978-1097445806
Romanzo storico | Paranormal
ebook 1,99€
cartaceo 11,99€

A fare da substrato filosofico al romanzo La Dama in Verde di Antonia Romagnoli, pur senza disvelarsi, tale e quale a uno spettro, è il senso dell’onore.

Dettato da codici sociali spesso intrisi di ipocrisia, inteso come negazione della sana libertà di essere se stessi oltre modelli, stereotipi e comportamenti che, lungi dall’essere indiscutibilmente giusti, sono solo figli del tentativo umano di dare forma chiusa ad un mondo misterioso.
Tutti i personaggi de La Dama in Verde apprendono, invece, che l’onore è la pace della coscienza e la raggiunta consapevolezza che i vivi possono costruirsi tombe di dolore e che il mistero è la materia di cui è fatta la storia di ciascuno.
Ben dosando correlativo oggettivo, indizi funesti, passioni brucianti e riflessioni etiche implicite, Antonia Romagnoli reinterpreta l’antica leggenda della Dama in Verde rendendo la propria opera non solo un testo narrativo di evasione e immersione in un contesto storico affascinante, ma anche un percorso interiore da fare a ritmo incalzato, come inseguiti da un vento gelido di pathos.



Emma Fenu

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La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

Il salotto di Emma Recensione di Emma Fenu. La Dama in Bianco, l’ultimo romanzo di Antonia Romagnoli, sequel di La Dama in Grigio: una giovane signora dai modi impeccabili, un'appassionante storia di fantasmi e amore.

Il fuoco danza dentro il camino: gioioso e impaziente si prepara a scaldare i nostri racconti, illuminando appena i contorni del mio salotto, stavolta magicamente collocato in un castello dell’epoca Regency. Strette in scialli di lana morbida, io e Lady Amelia sorseggiamo tè bollente, avide di calore nelle viscere e di brividi sulla pelle.
La mia ospite, infatti, è un’appassionata di fantasmi e una vera pioniera dell’interesse verso lo spiritismo, nonché un’abile narratrice. Io la ascolto seguendo le curve dei riccioli biondi attorno al volto eburneo, in cui spiccano gli occhi cerulei cerchiati di rosso. Forse un’indisposizione stagionale? Forse un pianto di dolore? Forse un passeggero cedimento di nervi? Non mi pare rispettoso delle regole del bon ton, ossia dell’aristocrazia, formulare domande troppo sfacciate ad una giovane signora dai modi impeccabili!
Resterò con il dubbio da sciogliere fra i nodi delle frange del mio scialle color panna.


“Vorrei essere un uomo, a volte”, sospira Amelia, lasciando trapelare un animo ribelle, coraggioso e passionale dietro ad un aspetto di imperturbabile decenza e bellezza. Essere un uomo concede, infatti, il prezioso dono di una piccola porzione di libertà in un periodo in cui i codici sociali pretendono che la torta dell’apparenza sia intonsa.
“Conoscete storie di fantasmi?”, mi chiede, in un soffio. Sì, ne conosco. Noi donne siamo eredi di racconti attorno al focolare e di serate in cui si tessevano arazzi e miti, dando un nome proprio all’amore e alla morte. Noi donne siamo dee, parche, sibille, fate e streghe capaci di aprire la porta che separa i mondi dei vivi da quelli degli spiriti e di camminare in punta di piedi sul confine fra eros e thanatos, senza troppa paura.
Inizio a parlare per prima, descrivendo le panas, fantasmi di puerpere vestite di bianco che, nottetempo, secondo la tradizione sarda, lavano i panni dei propri bambini presso il fiume. Lady Amelia mi ascolta con interesse, annuendo impercettibilmente con il capo: conosce anche lei storie di donne morte a seguito del parto; conosce anche lei dame candide che possono essere pericolose, se non accolte nel giusto modo.
Un rumore ci fa girare di scatto. La porta del salotto si apre sua sponte e intravediamo una luce, oltre essa. È ora di alzarci e invitare le nuove ospiti, stavolta fatte solo di fumo e voce, a presentarsi.

La Dama in Bianco

La Dama in Bianco

di Antonia Romagnoli
Independently published
ISBN 978-1973480525
ebook 1,99€
cartaceo 8,99€

“La Dama in Bianco” è l’ultimo romanzo di Antonia Romagnoli il quale, pur potendosi leggere a sé, autonomamente, è il proseguimento cronologico degli eventi narrati ne “La Dama in Grigio”. I protagonisti della vicenda sono Lady Amelia, giovane dama ancora non sposata ma già responsabile, in quanto orfana, delle questioni familiari, e Richard Mills, vedovo quarantenne dall’animo tormentato. Cosa accadrà quando oscure presenze chiederanno udienza manifestandosi in modo inequivocabile? A voi il piacere di una lettura coinvolgente.


Emma Fenu

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Cristallo: storia della vittima di una violenza psicologica,

Cristallo: storia della vittima di una violenza psicologica,

cristallo-recensione

Il salotto di Emma | Di Emma Fenu. Cristallo, di Federica D’Ascani, CreateSpace, 2015. Violenza psicologica in una relazione di coppia malata, per riflettere sul significato di amore, possesso e autostima.

Vera è di cristallo. Fragile e preziosa. Ma non sa di avere valore.
Vera è trasparente, la pelle e i muscoli non ne celano il dolore interiore.
Vera si chiude in una bolla di cristallo, fatta della sua stessa materia, ma ogni refolo la fa implodere, sprigionando mille schegge taglienti.
Vera ha occhi di cristallo, limpidi e solcati da lacrime che si irrigidiscono come lame conficcate nel volto.
Mi racconta, in un sospiro, la sua storia con Vittorio, dagli occhi grigi di metallo.
Non ha dimenticato le umiliazioni, le offese, le mortificazioni. Non ha dimenticato le ripicche, la gelosia ossessiva, i giochi di potere, il sesso senza anima, la frustrazione. Sente, tuttavia, il peso della colpa e, da vittima, diventa complice del proprio carnefice.
Non ci sono schiaffi e botte in questa relazione, ma il perpetuarsi quotidiano e sadico di una violenza psicologica che annienta fino a condurre sull’orlo del suicidio.
Ma Vera non è morta. Si è, però, chiusa nella bara di Biancaneve anche se neppure il bacio del principe può destarla e farle sputare i troppi bocconi avvelenati ingoiati in anni. Può risorgere solo con le proprie forze, riempiendo calici di cristallo, prima vuoti o colmi di fiele, con il nettare dell’amore. Amore verso se stessa, in primis.
Vera mi guarda e mi sorride.
La luce la attraversa e la fa brillare, riflettendosi su tutte le sfaccettature della sua anima ora libera.
Bentornata, Vera.

Cristallo

Cristallo

di Federica D’Ascani
CreateSpace
ISBN 978-1532867248
ebook 2,49€
cartaceo 8,09€

“Cristallo” è un romanzo scritto dalla giovane Federica D’Ascani ed edito nel 2015. In esso si affronta, senza eufemismi, la drammaticità che scaturisce dalla violenza psicologica esercitata contro le donne all’interno di una relazione di coppia malata.
Vittorio, dopo aver collezionato fallimenti nelle proprie ambizioni personali e professionali, diventa l’aguzzino di Vera che, pur soffrendo e subendo ogni genere di mancanza di rispetto, non riesce a troncare un legame che avverte, paradossalmente, come vitale.
Indagando con attenzione le dinamiche psicologiche che guidano le azioni e le non-azioni dei personaggi, l’autrice porta a riflettere sul significato di amore, di preteso possesso e di autostima.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. La fantasia fa una capriola. È il primo giorno di giugno e siamo insieme nel mio salotto virtuale. Paola mi racconta il suo progetto di genitorialità.

La memoria fa una capriola.
È di nuovo l’11 di maggio e sono in un
salotto caldo di arancione, con stelle di carta che pendono dal soffitto, libri e cd senza respiro nelle librerie, tappeti della mia Isola che hanno intrappolato nelle trame il profumo del lago di Como.

Paola, la padrona di casa, è bellissima.

Occhi di cielo e capelli di sole circondano un sorriso di chi lo sa quanto la vita è bella. E chi lo sa, spesso, ha appreso lezioni difficili, ha colmato vuoti, ha tinto di colore acceso il grigio, ha ballato sotto la pioggia, ha sferrato un pugno contro giganti di pietra.
Il suo è un salotto vero, non virtuale, così come la torta alla vaniglia e la tisana alle erbe che mi offre, mentre mi sento quasi a casa, quasi con un’amica di lunga data. E mi viene voglia di rivederla ancora, questa Paola luminosa, di organizzare incontri ed eventi, di provare a cambiare il mondo.
Ci siamo incontrate non per caso, mi dico. E so di avere ragione. E sorrido, perché lo so anche io quanto la vita è bella.

La fantasia fa una capriola.

È il primo giorno di giugno e siamo di nuovo insieme, stavolta nel mio salotto virtuale. Schiocco le dita, invocando la magia, e ci avvolge il profumo di magnolie e il cinguettio di uccelli interrotto dallo scrosciare dell’acqua che si libera dalle fontane. Sedute su una panchina, ammiriamo il palazzo di Aranjuez, a Madrid, dove Filippo II trascorreva i mesi primaverili e dove, nel 1940, Joaquin Rodrigo compose un bellissimo concerto per chitarra e orchestra.

Da qui, nell’agosto 2001, Paola e suo marito iniziarono a immaginare un progetto di genitorialità.

Un progetto che dal luogo prese il nome, il quale li avrebbe condotti lungo il percorso dell’adozione fino al ricciolo nero della meravigliosa Lucia, la loro primogenita.
Non è stato semplice affrontare la cavillosa burocrazia e, soprattutto, l’abuso di potere che, a volte, in essa si insinua, protetto dal silenzio di quanti, in nome di un sogno, ingoiano la dignità.
Non è stato semplice attendere, fra speranze e dubbi, e crescere, scoprendosi, giorno dopo giorno, come mamma e papà di un figlio sconosciuto ma che c’è già, prima ancora di stringerlo fra le braccia.
È stato semplice amare.
È stato semplice sorridere.

Progetto Aranjuez: Diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez
Diario di bordo di una madre adottiva

di Paola Minussi
ETS Edizioni
ISBN 978-8846720368
cartaceo 10,20€

Le parole fanno mille capriole.

Paola Minussi, musicista, concertista, docente a Basilea di chitarra classica, membro dell’associazione “Genitori si diventa onlus” e fondatrice e organizzatrice della Women in White Society, si è, con bravura, cimentata anche nella stesura di un libro-testimonianza sulla propria esperienza lungo il percorso, spesso ad ostacoli, che culmina nell’adozione.
Con uno stile convincente e sincero e con un taglio ironico e arguto, il testo, intitolato “Progetto Aranjuez” ed edito da ETS nel 2008, conduce il lettore a immedesimarsi nel racconto, provando ansia, rabbia, indignazione, speranza e, infine, gioia.
Il cuore fa una capriola.

Emma Fenu
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Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Mi prende la mano, tiepida e leggera. Ha occhi grandi e sereni, Paula. Le verso il tè e seguiamo il fumo della memoria nelle parole scritte da sua madre Isabel.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Pablo Neruda

Mi prende la mano.
Mi sorprendo nel sentirla tiepida e leggera.
Me l’aspettavo marmorea e fredda, come una croce che svetta su una lapide innevata.
Mi guarda.
Ha occhi grandi e sereni, che sorridono. Occhi di giovane donna.
Me li aspettavo proprio così.
Le verso il tè e seguiamo il fumo della memoria.

Una sera, a Buenos Aires, una donna vestita di nero si avvicinò a tua madre, ricordi?

Le prese le mani fra le sue e le lasciò in dono quattro profezie che, interpretate, si rivelarono esatte: terribili capovolgimenti politici avrebbero gettato il Cile nel terrore, durante il colpo di stato delle forze militari; una sorta di “paralisi” avrebbe caratterizzato l’esilio in Venezuela; il trionfo sarebbe stato spettato ai propri romanzi; e, per ultima, una fama a livello internazionale sarebbe spettata alla propria primogenita.
Certo, tua mamma immaginava un futuro diverso, all’epoca, per te, Paula.

Ed eccoti, davanti a me, figlia per sempre bambina.

Molte parole sono state spese su di te, Paula. Eppure non sono troppe al punto da esimerci dal pronunciarne altre, avventurandoci insieme in un mondo di ombre e carne, di introspezione e pragmatismo, di magia e progresso, di memoria e futuro.
Le bocche e le mani sono polmoni, contratti in uno spasmo, e la parola è un surrogato di vita, dispensatore di ossigeno.
Scrisse tua madre Isabel:
Perché tante parole, se non mi puoi sentire? Perché queste pagine che forse non leggerai mai? La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa nella scrittura; ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo. […] Mi rigiro in queste pagine in un tentativo irrazionale di vincere il mio terrore, mi viene da pensare che se do forma a questa devastazione potrò aiutarti e aiutarmi, il meticoloso esercizio della scrittura può essere la nostra salvezza.

Paula, ora siedi sul mio divano.

La schiena dritta, il mento sollevato, le ciglia che gettano ombra sulle iridi.
Il letto, che accolse le tue membra immobili, divenne culla, accanto alla quale sussurrare favole, senza la pretesa di edulcorarne il finale, e, infine, sepolcro vuoto, dal quale risorgere, scostando la pietra della malattia e liberando lo spirito nei cieli tinti di assoluto.
Gli stessi cieli, sconosciuti e silenziosi, da cui si proviene, prima di insidiarsi nell’utero e divenire parte della contingenza.
Ti racconto della mia infanzia ad Alghero, Paula. Ti racconto dei venerdì che precedevano la Pasqua, quando, con struggente malinconia, osservavo il Cristo ligneo, deposto in una maestosa bara barocca, portato in processione nell’oscurità squarciata solo da fiaccole.

Il feretro, nel dialetto locale, di ascendenza catalana, è denominato “bressol”, ossia culla.

Perché è non-luogo, tramite divino di spirituale inizio e di risurrezione.
Tu sorridi, mi riprendi la mano e mi inviti a cantare.
È una ninna nanna, forse una nenia, ne distinguo a fatica i lemmi.
Piango di commozione, Paula, perché tu ci sarai sempre, nel romanzo che porta il tuo nome e oltre esso.

Paula

Paula

di Isabel Allende
La Feltrinelli
ISBN-13: 978-8807885624
copertina flessibile 3,11€
copertina rigida 10,88€
audiolibro 17,95€
Paula è un libro scritto da Isabel Allende e pubblicato da La Feltrinelli nel 1995.
È un romanzo di formazione che procede, apparentemente, a ritroso. È la storia della figlia della scrittrice la quale, a soli ventotto anni, a causa della porfiria, cadde in un coma profondo che ne annullò le facoltà di donna adulta e la ricondusse, giorno dopo giorno, passando attraverso le braccia della madre e del marito, nell’innocenza del liquido amniotico del ventre che la ha generata.
Un testo struggente, destinato a emozionare e a far riflettere sulla Vita.


Emma Fenu
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La Santa piccola: innocenza e scandalo come premesse di rivoluzione

La Santa piccola: innocenza e scandalo come premesse di rivoluzione

La Santa piccola: innocenza e scandalo come premesse di rivoluzione

Il salotto di Emma Oggi nel mio salotto è presente un uomo, Vincenzo Restivo, che ci racconta La Santa piccola: Mario, Lino e Assia, diciassette anni, tre realtà differenti, in una Napoli dove la violenza è sopravvivenza.

Oggi nel mio salotto è presente un uomo di carne, ossa e sangue. L’immaginazione rende tutto possibile, quindi invito Vincenzo Restivo, scrittore classe 1982, a sedersi accanto a me, sul divano, e ad assaggiare i famosi biscotti che non preparo io, ma che si materializzano con la sola forza del pensiero.
Benvenuto Vincenzo, mi raccomando: non ti distrarre. Se dubiterai della magia del luogo ti ritroverai seduto per terra e con in mano solo aria! Ho appena concluso la lettura del tuo ultimo romanzo, La Santa piccola, edito da Milena nell’anno in corso. Un libro forte e tenero al contempo, ambientato a Napoli, nel quartiere di Forcella, in cui la purezza di tre adolescenti e di una bambina viene messa a dura prova da una società corrotta.
La-Santa-piccola

La Santa piccola

di Vincenzo Restivo
Milena Edizioni
EAN 9788898377954
ebook 2,99€

Ti porrò domande atipiche, che permetteranno, però, di cogliere l’essenza del tuo libro e di conoscere la tua fucina letteraria.

Iniziamo, dunque. Caro Vincenzo Restivo: scrivere è un atto di denuncia o di rivoluzione?
«Grazie, Emma, per avermi invitato nel tuo salotto virtuale. Chi denuncia, in qualche modo, fa rivoluzione e la scrittura è lo strumento più adeguato a tali fini. Da lusofonista so bene quanto la scrittura abbia rappresentato questo binomio imprescindibile, come con i Boletins de Propaganda e Informação negli anni del dominio Salazarista in Portogallo quando a un nero non era permesso di rapportarsi alla cultura, e alle “Novas cartas portuguesas”, libro provocatorio e per questo di denuncia e rivoluzione, scritto da tre donne che del loro corpo ne fecero strumento di potere e riscatto, in risposta a una realtà troppo maschilista, misogina, claustrale.»

«Le mie storie denunciano sempre qualcosa.»

«Che facciano anche rivoluzione, beh me lo auguro, ma in quel caso vorrà dire essere riuscito a fare della letteratura strumento di massa. Purtroppo, oggigiorno, il mezzo visivo riesce lì dove le parole scritte non bastano. Siamo più portati a un messaggio diretto, sintetico, immediato e al potere dei libri pochi ancora ci credono.»
Che differenza c'è fra sesso e amore se si hanno 17 anni come i tuoi protagonisti?
«A diciassette anni, amore e sesso sono un iperbato, una confusione. Difficilmente si riesce a scindere e spesso si cade nel tranello dell’abbaglio. Un bacio a diciassette anni è qualcosa di più di un bacio e, se si arriva al sesso, la situazione si complica ulteriormente. “Io a Lino me lo voglio sposare” dice Assia, che con Lino ci fa sesso regolarmente “e gli voglio anche dare dei figli, a Lino”. E chi può mettere in dubbio il sentimento?»

«Chi può dire che due ragazzini non possano amarsi come due adulti in questo marasma che tutto confonde, anche le cose più pure?»

Cosa è l'innocenza?
«L’innocente è chi non è ancora volontariamente compromesso dalla cultura del plagio, del dolore, del ricatto. L’innocente è chi mantiene ferme le sue posizioni nonostante la degradazione che la realtà impone. Fare sesso non ti rende meno innocente di chi sesso non lo fa. E vale lo stesso per chi, per sopravvivere, è costretto a difendersi, in un modo o nell’altro. L’imposizione della corruzione non può né deve intaccare l’innocenza. E spesso è sempre questione di priorità e valori soggettivi.»

Cosa è, invece, lo scandalo?

«È vergogna, pura e sporca vergogna. La frattura di un equilibrio di facciata fedelmente costruito. E lo scandalo, l’intralcio, l’inciampo, serve a rivelare il marchingegno, le quinte macchinose, la nudità concreta che fa sempre male. Ed è indispensabile.»
Grazie Vincenzo Restivo. L’incantesimo continua… sta per essere servito il tè.



Emma Fenu
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Voglio soltanto un sorriso: inno all’amore puro

Voglio soltanto un sorriso: inno all’amore puro

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Voglio soltanto un sorriso, di Lisa Molaro: inno all’amore puro. La Vita si racconta attraverso la storia di due coppie di vecchia data, simbolo della semplicità dei sentimenti autentici o ispirati alle creature di Flaubert.

Oggi il mio salotto non è in stile provenzale e non ha colori eterei. Sono avvolta in una coperta patchwork che camuffa la forma delle mie gambe fra cuori di tessuto rosso e pile blu; ho i capelli raccolti con una matita e la ciocca ai lati del viso sfiora le ciglia, capricciosa; in mano stringo una tazza di latte e cacao che profuma di infanzia, di coccole durante la febbre.
Ed è così che ricevo Emma, come fosse una zia, un’amica di vecchia data, una mamma. Le sorrido, forse ho i baffi di cioccolato che mi rendono buffa anche a 39 anni.
Lei mi guarda e scuote la testa… e le piume del suo copri spalle seguono il movimento della loro signora. Dissentono anche loro, pavoneggiandosi sopra un divano dell’Ikea rivestito di rosso, abituate a ben altre sedute e a ben altre uscite mondane.
“Cara, mi chiamo Emma anche io e sento per te una solidarietà femminile che mi impone di esserti amica. Non puoi ridurti così, ci vuole una certa eleganza, anche per far presa sugli uomini… ragazza mia!”.
Provo a dissentire, ma l’ondeggiare delle piume precede le successive parole della mia ospite: “La vita è un romanzo, uno spettacolo. Sta a te che ruolo scegliere ed interpretare, basta non scadere nella banalità e farsi ricordare per gesti eclatanti. Quanto all’amore… sì, sì, so che non mi hai chiesto nulla, ma, da donna votata alla passione, te lo devo dichiarare con solennità: nulla è peggio di essere nulla. Voglio dire, non c’è sofferenza più grande di non avere un uomo che palpiti per te, che si strugga per amor tuo, che ti scriva poesie e poi muoia di malinconia”.
“Emma cara”, le rispondo, stupendomi di come il mio nome mi suoni strano se rivolto ad altre, “non si deve morire d’amore, ma vivere d’amore, ossia dei piccoli gesti, delle gioie quotidiane, delle salite affannose ma fatte in due, mano per mano. Sai cosa vorrei da te? Che per un attimo dimenticassi le peripezie di Emma e Charles”.
“Cosa vuoi da me?”
“Voglio soltanto un sorriso. Quello che ogni giorno vedi incorniciare il mento dei tuoi vicini, Greta e Francesco. Sorridi, Emma. Sei bellissima”.
“Sono attraente?”
“No, sei il volto del vero amore. Sorridi”.

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Voglio soltanto un sorriso

di Lisa Molaro
Amazon
ASIN B01N9G8399
ebook 3,10€

Lisa Molaro, giovane scrittrice con uno stile già peculiare, ci affascina anche con questa sua seconda prova letteraria, il romanzo “Voglio soltanto un sorriso”, edito con Amazon nel 2016.
La protagonista principale, nascosta fra le parole e gli eventi, è sempre lei, la Vita che, stavolta, si racconta attraverso la storia di due coppie di vecchia data: Greta e Francesco, simbolo della semplicità dei sentimenti autentici, e Emma e Charles, ispirati alle creature di Flaubert, che sono incapaci di creare felicità e complicità attraverso il desiderio reciproco di regalarsi un sorriso.
Una lettura a tratti ironica, a tratti romantica, a tratti divertente, a tratti malinconica: proprio come la Vita, ogni giorno, è.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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[Libri] “La piccola aliena del pianeta 1p36” di Roberta Zoli, recensione di Emma Fenu

[Libri] “La piccola aliena del pianeta 1p36” di Roberta Zoli, recensione di Emma Fenu

La-piccola-aliena-del-pianeta-1p36-Roberta-Zoli-recensione

La piccola aliena del pianeta 1p36, di Roberta Zoli, illustrazioni di Vania Bellosi, Homeless Book, 2017. Una favola per siblings, genitori, educatori, un aiuto per tutte le famiglie in cui è atterrato un bimbo con disabilità.

Questa favola racconta di alieni.
Hanno la pelle verde fluorescente? No. Hanno le antenne lunghe come le farfalle? No.
Eppure sono proprio alieni, in fuga da un pianeta bellissimo dove nuotavano felici in un mare blu, ancora più blu di quello che noi conosciamo.
Se ne dovettero andare a causa dei crommi, dei tipacci terribili.
Fra questi una, la piccola Francesca, decise di giungere in Italia.
Certo, non è facile per gli alieni vivere come bambini terrestri: nel pianeta 1p36 ci si muove solo nell’acqua, il peso del corpo è leggerissimo e non c’è bisogno di parlare. Ci vuole bene e basta! Ad aggiungersi a ciò, Francesca deve combattere con due crommi dispettosissimi: mister E, che vive nella sua testa, e la signorina Arit, che vive nel suo cuore.

La-piccola-aliena-del-pianeta-1p36-Roberta-Zoli

La favola “La piccola aliena del pianeta 1p36”, scritta da Roberta Zoli e illustrata con magia da Vania Bellosi, racconta in metafora un percorso umano, genitoriale e educativo di particolare intensità.
L’autrice è mamma di una bimba affetta dalla sindrome da delezione 1p36, un’anomalia cromosomica che, nella sua piccola, si manifesta soprattutto con l’epilessia e l’aritmia cardiaca, identificati nel testo rispettivamente come mister E e la signorina Arit.
Attraverso un procedimento narrativo ancestrale, che crea un mito delle origini e un successivo avvenimento che interviene a rompere la perfezione dello status quo, ad opera di antagonisti, si pongono le basi di una elaborazione della propria condizione di madre e padre che conduce ad un approccio sereno e consapevole con la diversità dei propri figli e con la diversità in generale.
Come gli dei invidiosi separarono gli androgini, come il serpente spinse Adamo ed Eva alla cacciata dall’Eden, come gli arbusti di baobab spinsero il Piccolo Principe alla ricerca di una pecora… Ogni avventura, in tal caso mascherata da favola, inizia con un’esigenza imposta di cambiamento, che comporta una κρίσις e si protrae attraverso il superamento di prove.
Coadiuvati dagli aiutanti, in questo contesto i medici, gli antagonisti, ossia le varie patologie, vengono arginate e il protagonista diventa indiscusso eroe. E, se ci pensiamo bene, un eroe mitico non è forse un ibrido fra dio e uomo, quindi, un diverso e un alieno?

La-piccola-aliena-del-pianeta-1p36-Roberta-Zoli

La piccola aliena del pianeta 1p36

Quando nasce un figlio, porta con sé le aspettative e i sogni creati durante la gravidanza. 
Quando scopri che il figlio è un piccolo alieno, ti tocca cancellare tutto e riscrivere aspettative e sogni, che non sono peggiori o migliori, semplicemente alieni. 
A dover ridisegnare scenari fatti ad occhi aperti non sono soltanto i genitori ma pure fratellini e sorelline, anche loro da mesi in (im)paziente attesa. 
Questa favola vuol essere un aiuto per tutte le famiglie in cui è atterrato un bimbo con disabilità.


di Roberta Zoli | Homeless Book | Narrativa non fiction
ISBN 9788832760019 | cartaceo 11,70€




di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle Principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] Lady Erinni, la zia che tutti vorremmo avere, da “Il Libertino di Hidden Brook”, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] Lady Erinni, la zia che tutti vorremmo avere, da “Il Libertino di Hidden Brook”, di Emma Fenu

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Lady Erinni: la zia che tutti vorremmo avere ma che solo ne “Il libertino di Hidden Brook” di Antonia Romagnoli compare.

«Desiderate una tazza di tè, Lady Irene?»
«Certo che sì, non mi sono scomodata per venire qui, nel vostro strano salotto, lasciando la mia vita di carta, per restare anche con la gola arsa!»
«Ha ragione, mi scusi», pensai, mentre, da sotto un cappello sormontato da cinque piume in rosso e turchese, due occhi neri, piccoli e vivaci come spilli mi pungevano le carni delle mani, rendendomi incapace di servire la merenda pomeridiana come si conviene, rispettando i principi del galateo.
«Voi giovani», continuò, «non sapete più cavarvela da soli. A dire il vero, signora, più la guardo più mi accorgo che non è una fanciulla, state per raggiungere i quaranta?»
E fu così, affrettandomi a precisare che ho appena compiuto trentanove anni, che compresi perché la Baronessa si fosse guadagnata il soprannome, azzeccatissimo, di Lady Erinni.
«Anche nell’amore, ah… io e il mio povero marito ce la siamo goduta la vita, in barba a regole e cerimoniali, ma mai dimentichi del rispetto, che di una sana passione e complicità è base: lei cosa ne pensa, mia cara?» disse, rivolgendo a me uno sguardo di disapprovazione.
Avevo indosso un semplice vestito nero, i capelli sciolti e nemmeno un monile ad illuminarmi i lobi: se lei era un magnifico uccello esotico, io potevo accontentarmi di essere un merlo, al suo confronto.
«L’amore», risposi, questa volta sostenendo lo sguardo bellicoso, «non ha epoca: cambiano le donne e gli uomini che, si adeguano, o cercano di farlo, ai ruoli che la società impone; la morale sessuale odierna considera desueti atteggiamenti definibili come “libertini”; la relazione di coppia ha una dimensione strettamente privata, però…»
«Però… su, sia sincera Lady Fatina, non giriamoci attorno: il romanticismo e il brivido di due corpi e di due anime che si sfiorano è quello che cercate ancora. O lei è troppo emancipata?»
«L’emancipazione, nello specifico femminile, non esclude l’amore romantico e nemmeno la voglia di sognare. La letteratura può essere considerata sessista se svilisce la donna e nega ad essa dignità di persona. Naturalmente, non si può prescindere dal contesto storico in cui le vicende sono ambientate: ai vostri tempi…»
«Ai nostri tempi», mi interruppe Lady Erinni, «le donne potevano essere oggetto di rapimento e potevano essere violate per regolare i conti con un nemico. Ai vostri tempi, invece, non esiste nessun atteggiamento di ostilità maschile che si manifesta contro il corpo (e l’anima) delle donne, dico bene?»
«Non è la sua prima incursione nel futuro, vedo», commentai con un sorriso amaro.
«Certo che no, ora, con il suo permesso, Lady Strega, farei un sonnellino: il suo sofà, se pur frutto di una diavoleria virtuale, è molto comodo.»
In pochi attimi, sbuffando e facendo oscillare le piume ricadenti sul naso, la zia Erinni si addormentò, senza separarsi dal proprio bastone, che stringeva caparbiamente nella mano destra, nonostante camminasse agevolmente.

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Il libertino di Hidden Brook

di Antonia Romagnoli
A. R. S.
ASIN B01N02WAI3
ebook 1,99€ Acquista

“Il libertino di Hidden Brook” è un romanzo, ambientato in epoca Regency, scritto da Antonia Romagnoli ed edito a novembre del 2016; nonostante la recente pubblicazione, ha scalato le vette di Amazon.
Non è una storia che indugia su particolari scabrosi e che si concentra sul sesso sfrenato e sulle dissolutezze morali di un libertino, ma vanta un erotismo delicato ed accennato e una buona dose di romanticismo. I protagonisti, la giovane, ingenua e vitale Victoria e il magnetico e tormentato Jared, etichettato come libertino, sono descritti in un processo di evoluzione personale che solo l’amore può rendere possibile.
All’autrice il merito di aver composto un’opera fruibile e di immediata lettura, nonostante le conoscenze storiche ben precise che sono premessa alla stesura di essa.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un viaggio fino all’utero della propria storia, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un viaggio fino all’utero della propria storia, di Emma Fenu

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Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco, Giunti, 2014, Premio Selezione Bancarella 2015. Un viaggio fino all’utero della propria storia.

Se chiudo gli occhi non sono più seduta sul divano color crema, con un computer portatile sulle ginocchia e le lucine rosa di un Natale perenne che scaldano i vetri della finestra, rendendo il candore del cielo meno severo.
Se chiudo gli occhi non avverto più il profumo della cannella fusa nel latte e della vernice che tenta di asciugare sulla facciata.
Se chiudo gli occhi non sento più il rumore del trapano, lo stridere dei gabbiani, le canzoncine in danese cantate in coro.
Se chiudo gli occhi torno nel mio salotto immaginario, fatto di broccato e seta, con le tende pesanti scostate a far entrare il sole di primavera. Indosso guantini di pizzo e una piuma rosa chiude un ricciolo a lato di un mio zigomo.

Se chiudo gli occhi ci sei tu, Viola, e mi sorridi.

Hai i capelli biondo scuro, raccolti sulla nuca con un nodo, come faccio anche io, quando un elastico manca all’appello. Hai la pelle chiara e il fisico asciutto di tua madre, ex gallerista d’arte, e la bocca carnosa di tuo padre, pittore e scultore.
Sei un’opera d’arte, e non lo sai, Viola.
Credi di conoscerti, e non ti conosci, Viola.
Non sai di essere l’erede di streghe dei Monti Sibillini, non sai di avere il potere femmineo di guarire e di vedere oltre le cose, non sai che il perdono è donna.
Il perdono è un atto di forza, di coraggio, di compassione: bisogna avere la dolce durezza della Dea Madre per elargirlo.
Non sai che sei stata partorita dalle viscere di una montagna, che la terra rossa del bosco ti scorre nelle vene mista al sangue, che la neve reca le tracce delle fate, tue ancelle.
Non lo sai ancora, Viola, che, se chiudi gli occhi, sei davvero tu.

Se chiudo gli occhi

di Simona Sparaco
Giunti
ISBN 9788809788763
cartaceo 5,87€ Acquista
ebook 4,99€

Una figlia e un padre, diventati nel trascorrere degli anni sempre più estranei. 

Percorrono in auto un viaggio attraverso lo spazio, recandosi nelle magiche Marche, precisamente nel cuore dei monti Sibillini, dove ci sono donne che, quali figlie della Natura, incarnano il potere divino femminile, in simbiosi con ventri di grotte e di boschi.
Ma non solo di un percorso di strade si tratta, quanto di un ritorno alle origini, in un utero di generazioni, dove ritrovarsi e riconoscersi come parte di una storia millenaria, di cui siamo l’esito ultimo, ma non la fine.
Viola, la protagonista, conoscerà intimamente i propri genitori oltre il ruolo familiare, quali essi erano prima della sua nascita e oltre essa; ne comprenderà le miserie e le fragilità fino a dissetarsi con il perdono e a sentirsi figlia e madre nell’accezione più completa e perfetta.
In bilico fra la saga familiare e il romanzo di formazione, soffermandosi sulla peculiarità del rapporto d’amore fra una donna e il proprio padre, Simona Sparaco propone un libro delicato e commovente.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
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[Libri] “Donne che emigrano all’estero” di AA VV, la vita è un viaggio, recensione di Emma Fenu

[Libri] “Donne che emigrano all’estero” di AA VV, la vita è un viaggio, recensione di Emma Fenu

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Donne che emigrano all’estero di AA VV, StreetLib, 2016. La vita è un viaggio.

Sono donne che emigrano all’estero. Emigrano: in tale verbo, al tempo presente, sta l’essenza di un libro-testimonianza che si distingue per grande valore sociale e antropologico oltre che, ovviamente, narrativo. Emigrare, dunque, è un modus vivendi, una filosofia per cui l’esistenza stessa si recepisce come viaggio, in perenne itinerario di scoperta.
Vi troverete coinvolti in 34 storie di donne che, per propria scelta o per capriccio del destino, vivono in varie parti del mondo, lontano dal proprio paese: l’Italia.
Sono donne che lavorano.
Sono donne che amano.
Sono donne che educano.
Sono donne che si confrontano.
Sono donne che si raccontano.
Attraverso uno stile scorrevole e accattivante, ciascuna protagonista rende il lettore partecipe non solo degli eventi della propria vita, ma anche dei propri sentimenti e delle proprie riflessioni da espatriata.
Non c’è traccia di vittimismo, in queste storie da bere d’un fiato, e nemmeno si scivola nell’autoesaltazione. Sono donne comuni, la maggior parte di esse con una formazione scolastica e professionale molto valida, che hanno coscienza delle difficoltà e dei possibili successi e affrontano ogni prova non dimenticando il potere salvifico dell’ironia.
Sono degne figlie di una mamma-Italia che, proprio in quanto genitrice, si ama visceralmente e, di conseguenza, si detesta, quando ci si sente respinti dal suo abbraccio. Tutte, infatti, dimostrano di possedere un forte senso d’identità e di appartenenza che ben si coniuga con una sana apertura verso l’altro e in una affermazione della multi cultura quale sommo mezzo per l’arricchimento sia del singolo sia del popolo a cui esso appartiene.

Non esistono luoghi perfetti. 

Non è un “eden” la terra in cui si è nati e cresciuti, ma nemmeno quella in cui si risiede per sete di conoscenza, per esigenze lavorative, per spirito umanitario, per ragioni sentimentali.
Esistono persone capaci di rendere il mondo migliore, abbracciandolo come un frutto del ventre. Le donne che emigrano all’estero sono madri di speranze di una stirpe che sa non arrendersi, che sa integrarsi senza perdere memoria di sé, che sa battersi nella pace per la tutela di diritti universali che non hanno razza, sesso e colore.
“Donne che emigrano all’estero” è, pertanto, una preziosa lettura che permette di emozionarsi, immedesimarsi e, al contempo, di analizzare in modo oggettivo, attraverso un privilegiato punto d’indagine, la società contemporanea e una delle tante realtà che sono alla base della decisione di lasciare il proprio paese.
Ricordo che i ricavati della vendita del libro sono destinati alla Onlus Di.Re, Donne in Rete contro la Violenza.

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Donne che emigrano all’estero

Nei tempi dell'era digitale, dove tutto corre veloce, trentaquattro donne italiane emigrate all'estero si fermano e si raccontano. Lo fanno a ruota libera, soffermandosi di volta in volta su aspetti specifici del proprio vissuto - la vita quotidiana, gli affetti, il lavoro, gli usi e costumi del nuovo paese, il cibo, l’arte, la musica, le bellezze naturali, le atmosfere. Un divenire anarchico di istantanee che danno vita al mosaico delle loro esistenze nei luoghi più disparati della terra. Capita così di essere trasportati nelle viuzze di Zanzibar piuttosto che nella selvaggia Lapponia, o di trovarsi tra la folla di Hong Kong per poi approdare, qualche pagina dopo, tra i fiordi della Nuova Zelanda. Inevitabile la riflessione sulle diseguaglianze sociali, sui diritti civili; sulla difficoltà di integrazione e sui momenti di inevitabile nostalgia. Dedicato a chi ama viaggiare e scoprire il mondo in cui viviamo, questo libro rappresenta un ponte tra le donne che vivono all'estero e quelle rimaste in patria: un intreccio di mani, un susseguirsi di consigli, un invito a seguire il loro esempio. 
C’è molta sincerità, in questi racconti: questa capacità, prettamente femminile, di mettersi a nudo, è ciò che lega tra loro le diverse esperienze.
Il libro sull'espatrio al femminile che tutte noi aspettavamo. Per comprendere il significato profondo dell’espatrio nell'era digitale, per vivere e capire le emozioni di donne che hanno fatto la valigia e sono diventate delle moderne migranti.

di AA VV | StreetLib | Racconti
ISBN 978-6050499285 | cartaceo 13,98€ | ebook 5,99€ Acquista


di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
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Il segreto delle Principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] La figlia del silenzio, confessioni di una madre negata, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] La figlia del silenzio, confessioni di una madre negata, di Emma Fenu

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Sono Norah, la mamma di Paul.

Se dovessi dipingere un quadro della mia vita, userei il colore bianco.
Bianco di neve. Neve che occulta corpi e attutisce suoni. Neve che fa del silenzio una tomba vuota.
Bianco di pelle diafana che si squarcia. Bianco di liquido amniotico che ne fuoriesce.
Bianco di latte che imperla i capezzoli.
Bianco di strumenti chirurgici di ghiaccio, freddi. Bianco di lenzuola di lino e di camice inamidato da infermiera, puliti.
Bianco di nuvole in cielo, ali di angeli senza vagiti. Bianco di narcisi e larve in terra, petali e carne a onorare il luogo buio in cui si ritorna: “cenere alla cenere, polvere alla polvere”.

Ho dato alla luce i miei gemelli una sera, quando una tormenta di neve non mi permise di raggiungere l’ospedale. Era il marzo del 1964.

Mi svegliai dall’anestesia, assistita da mio marito, medico, e dalla sua infermiera; mi diedero Paul fra le braccia: un neonato perfetto e bellissimo.
Di lei non sapevo, non c’erano le ecografie, all’epoca.
Mi dissero che avevo partorito una bimba morta. Una bimba tolta dal mio utero di carne calda e subito accolta da una fredda tomba di terra, in un cimitero a metà fra i mondi.
Phoebe. La mia bambina.
Bianca la bara. Bianca l’assenza: un vuoto, un abisso di nulla. Bianco il ricordo di un volto mai visto. Bianca la nostalgia di chi non è mai stato.
Arma bianca è la menzogna. Bianca lama sul mio cuore esangue.
Mia figlia non è morta, è Down. Mia figlia è viva e io per troppo tempo non lo ho saputo, per volontà di mio marito.
Bianco il sudario sulle nostre parole taciute.
Bianca la luce della verità, come è bianca la bellezza pura di mia figlia. Viva.
Sono Norah, la mamma di Paul e Phoebe.

Figlia-del-silenzio

Figlia del silenzio

di Kim Edwards
Garzanti
ISBN 978-8811681243
cartaceo 8,42€ Acquista
ebook 6,99€

La figlia del silenzio è un romanzo di Kim Edwards, edito da Garzanti nel 2010.

Con un linguaggio delicato ma mai affettato, la scrittrice statunitense racconta la storia di David Henry, medico, che decide di nascondere a tutti, in primis alla moglie Norah, l’esistenza di una figlia Down, gemella del bambino che crescerà nella menzogna. Divulgata la notizia della morte della neonata e affidatala all’infermiera Caroline perché la porti in un istituto, David accetta la decisione di quest’ultima di tenerla con sé, come una madre.
Una storia complessa che sospende il giudizio sui sentimenti e sulle scelte degli uomini e che affronta con coinvolgimento emotivo ed intelligenza narrativa i temi della diversità, della ipocrisia sociale e della maternità.
Lui pensò che le sue dita erano fragili, come le ossa di un uccellino.
“Amore”, continuò, ma gli si spezzò la voce e non trovò più le parole che aveva preparato con tanta attenzione. Chiuse gli occhi e quando riuscì a parlare di nuovo, le labbra pronunciarono parole diverse da quelle che aveva preparato.
“Amore mio, soffro tanto. La nostra bambina è morta appena nata”.

Emma-Fenu
Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.

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Selena 1692: siamo streghe anche nel 2016

Selena 1692: siamo streghe anche nel 2016

Selena 1692: siamo streghe anche nel 2016

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Siamo sedute sul divano del mio salotto. Io e Selena. Io del 2016 e lei del 1692. Due donne, due streghe.

Chiamateci streghe, per assolvervi della vostra colpa e per sedare la vostra paura.
Chiamateci streghe, quando dei nostri lunghi capelli fate lacci e con essi ci impiccate.
Chiamateci streghe, quando le nostre carni sono troppo belle per non essere opera del demonio tentatore.
Chiamateci streghe, quando le nostre rughe sono solchi di memoria e il peso dei vostri peccati ci incurva le spalle.
Chiamateci streghe, quando la nostra conoscenza fa vacillare i vostri dogmi e ne denuda la falsità.
Chiamateci streghe, quando pretendiamo di scrivere la Storia con l’inchiostro rosso del nostro sapere.
Chiamateci streghe, quando invochiamo il diritto di essere libere di pensare e di fare.
Chiamateci streghe, quando educhiamo le nostre figlie ad essere donne, eredi di dee antiche.
Chiamateci streghe, quando non vogliamo obbedire e sottostare alla vostra violenza.
Chiamateci streghe, quando scegliamo di lasciarvi e di affrontare le nostre sfide.
Chiamateci streghe, quando vi scaldate i peccati con il fuoco delle nostre pire.
Chiamateci streghe e noi ci voltiamo: vi guardiamo negli occhi e il Dio che invocate vi lascia soli, nelle fiamme della vostra coscienza.
Selena 1692

Selena 1692

di Rosalba Vangelista
Youcanprint
ISBN 978-8892621992
Romanzo storico
ebook 0,99€
cartaceo 7,28€

Siamo sedute sul divano del mio salotto. Io e Selena. Io del 2016 e lei del 1692. Due donne, due streghe.

Sorseggiamo tè e piangiamo le ultime vittime, affinché dalle lacrime cresca il seme della giustizia.
Selena 1692 è un breve e toccante romanzo di Rosalba Vangelista che racconta, tramite le parole di una lettera vergata da una giovane strega, vittima dell’inquisizione di Selem ad Andover, l’orrore della persecuzione di genere che ancora oggi, in forme diverse, si presenta ai nostri occhi con il nome di femmicidio. Dall’intenso libro, edito da Youcanprint in cartaceo e in formato digitale, sarà tratta una rappresentazione teatrale a cura della compagnia genovese TIC (Teatro Indipendente Certosa).



Emma Fenu
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