Gli scrittori della porta accanto
Romanzo psicologico
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Recensione: La paziente silenziosa, di Alex Michaelides

Recensione: La paziente silenziosa, di Alex Michaelides

Recensione: La paziente silenziosa, di Alex Michaelides

Libri Recensione di Stefania Bergo. La paziente silenziosa di Alex Michaelides (Einaudi). Un noir psicologico che indaga gli angoli in ombra, i traumi dell'infanzia, la personale reazione di ognuno davanti ad essi, le cicatrici che tornano a pulsare e fanno fuoriuscire il buio.

Alicia Berenson ha ucciso brutalmente il marito sparandogli cinque colpi di pistola in faccia e poi si è chiusa in un mutismo assoluto per i seguenti sei anni, momento in cui il co-protagonista, lo psichiatra forense Theo Faber, inizia a raccontare la storia. Quella di Alicia e la sua.

Alicia è una pittrice realista affermata, sposata con Gabriel, un fotografo professionista di moda. Hanno entrambi successo e una vita apparentemente perfetta.

Ma Alicia ha anche delle crepe, un passato che emerge pagina dopo pagina e mette paradossalmente in luce le sue ombre.
La madre è morta in un incidente d'auto e zia Lydia si è presa cura del fratello vedovo e della nipote in modo tutt'altro che amorevole. Fino a quando anche il padre di Alicia muore, suicida. E lei ha il primo tracollo emotivo.
Alicia continua a non parlare. Tutto quello che sappiamo di lei viene raccontato dalle persone che Theo Faber interroga come stesse indagando su un caso giudiziario per scoprire chi sia davvero la sua paziente. È così che conosciamo Max, fratellastro di Gabriel, la sua segretaria Tanya, il gallerista amico di vecchia data di Alicia, Jean-Felix, Barbie, la sgargiante e invadente vicina, il cugino Paul, i medici e gli infermieri del centro psichiatrico. Ognuno aggiunge un tassello al puzzle, anche se non sufficiente a completarlo.

Alicia stessa racconta, attraverso la sua arte, una verità che però deve essere interpretata.

Subito dopo l'omicidio del marito, per il quale non ha mai provato a difendersi né ha mostrato il minomo rimorso, ha dipinto un quadro iperealistico che la raffigura davanti a una tela bianca, nuda, con delle cicatrici ai polsi e un pennello in mano da cui cola un rivolo rosso – sangue?, vernice? In basso la sua firma: Alcesti.
(Alcesti è la protagonista della tragedia greca di Euripide, la moglie che si sacrifica per salvare la vita al marito morendo al posto suo, perché nessun altro, nemmeno i genitori di lui, erano disposti a farlo. Ercole, ospite del vedovo Admeto, saputo dell'estremo atto d'amore della moglie, la riporta dall'Ade. Tornerà, però, muta e velata come uno spettro irriconoscibile: per tre giorni dovrà stare in silenzio e scordarsi di tutto ciò che ha visto nell'aldilà. Come se fosse sospesa tra la vita e la morte.)
Le emozioni che restituiscono i quadri di Alicia sono indecifrabili ma nette, primitive. Molto più esplicito il suo diario, che, intervallato ai capitoli, le dà voce raccontando le settimane precedenti il tragico evento.

Chi raccoglie i frammenti e li ricompone è Theo, che non si limita a narrare di Alicia ma parla anche di sè.

Del suo amore travolgente e totalizzante con la moglie Kathy, delle ombre della sua vita, a partire dall'infanzia traumatica, affidata a sua volta alle cure di una psicologa.
Lui, che ha trovato la salvezza nella sua stessa professione, per tutto il tempo puntualizza quanto quella di "salvare" Alicia sia una missione che si sente chiamato a svolgere, a tal punto da farsi assumere presso il centro di detenzione psichiatrico dove lei è ricoverata. Anche se, la sua smania di scovare indizi pare più protesa a scagionarla dall'accusa di omicidio che a raggiungerla nel suo buio per ridarle voce.
Il finale è sorprendente. Durante la lettura, man mano che si scoprono i tasselli della trama, si è spinti a fare congetture, collegando gli "indizzi" che vengono proposti al lettore dalla voce narrante o dagli stralci del diario di Alicia. Ma è solo quando tutto viene svelato che ci si rende conto dell'espediente letterario necessario a depistare dalla reale spiegazione del dramma.

La paziente silenziosa è un noir psicologico che indaga gli angoli in ombra, i traumi dell'infanzia, la personale reazione di ognuno davanti ad essi, come le cicatrici possano tornare a pulsare e far fuoriuscire il buio.

Ognuno dei personaggi ha un segreto, un lato del carattere deprecabile, una pulsione interiore che alla fine ha il sopravvento – «Forse alcuni di noi nascono malvagi e non cambiano». 
Alex Michaelides tiene il lettore incollato alle pagine, in un climax di verità e bugie, ma più per la curiosità di sapere come finalmente metterà insieme quelle che sembrano sottotrame che per la scrittura, forse a volte non abbastanza incisiva ed empatica. Alcuni dei personaggi sveleranno la loro natura, funzionale alla narrazione: comparse necessarie a imbastire una fitta rete in cui intrappolare il lettore per poi restare come rami secchi a corollario del finale.
Michaelides, come Theo, si è concentrato sull'aspetto thriller del romanzo toccando forse con troppa superficialità la pazzia, sfiorando il baratro senza caderci dentro. Manca avvertire il buio, l'angoscia delle anime fagocitate dagli eventi per fare di La paziente silenziosa un capolavoro.
Resta comunque un ottimo romanzo.


La paziente silenziosa

di Alex Michaelides
Einaudi
Narrativa | Noir psicologico
ISBN 978-8806244583
ebook 7,99€
cartaceo 12,50€

Sinossi

Alicia Berenson sembra avere una vita perfetta: è un'artista di successo, ha sposato un noto fotografo di moda e abita in uno dei quartieri piú esclusivi di Londra. Poi, una sera, quando suo marito Gabriel torna a casa dal lavoro, Alicia gli spara cinque volte in faccia freddandolo. Da quel momento, detenuta in un ospedale psichiatrico, Alicia si chiude in un mutismo impenetrabile, rifiutandosi di fornire qualsiasi spiegazione. Oltre ai tabloid e ai telegiornali, a interessarsi alla «paziente silenziosa» è anche Theo Faber, psicologo criminale sicuro di poterla aiutare a svelare il mistero di quella notte. E mentre a poco a poco la donna ricomincia a parlare, il disegno che affiora trascina il medico in un gioco subdolo e manipolatorio.

«Quando la dichiararono in arresto restò in silenzio, rifiutando di negare la sua colpa o confessarla. Alicia non parlò mai piú. Il suo silenzio incrollabile trasformò una banale tragedia domestica in qualcosa di ben altra portata: un giallo, un enigma che conquistò i titoli dei giornali e catturò l'immaginario pubblico per mesi e mesi».


Stefania Bergo
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Recensione: Il tesoro dentro, di Elena Genero Santoro

Recensione: Il tesoro dentro, di Elena Genero Santoro

Recensione: Il tesoro dentro, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Un romanzo che indaga l'animo umano e i suoi mutamenti, sullo sfondo di una Torino magica e misteriosa che sa far innamorare.

Un cuore in inverno, trattenuto da un dolore che fatica ad andar via e che rende pesanti i passi compiuti nell’oggi.
Uno straniero, in fuga da se stesso, eppure alla disperata ricerca di un senso.
Un segreto nascosto nella storia secolare di una città, che cela nell’ombra i suoi misteri.

Prendete un pizzico di giallo, un po’ di rosa, una manciata di thriller, amalgamate con lo sfondo di una Torino magica e piena di misteri, capace di far innamorare e, infine, shakerate bene.

Ne verrà fuori un cocktail dal gusto speziato, morbido al palato, che di certo apprezzerete!
Il tesoro dentro, infatti, è una commistione di generi, un mix capace di coinvolgere in un viaggio intrigante, leggero ma intenso, di spessore, affascinante e multi sfaccettato. Una storia scritta bene, con il giusto ritmo, che narra di intrigo, di amore e lo fa con umorismo, trattando anche spinose tematiche sociali. La trama avvincente è tenuta in scena da personaggi ben caratterizzati, che si muovono in una Torino contemporanea.

Elena Genero Santoro per me è una certezza. Con lei vivo storie appassionanti, avvincenti, realistiche, pennellate da descrizioni argute e anche divertenti, in romanzi che non stancano e che coinvolgono.

L’Autrice sa narrare e intrigare; anche in questo romanzo non delude: Il tesoro dentro è ben congeniato nella trama, nella struttura, ma anche nella gestione dei flashback, dei retroscena e degli elementi a sorpresa.
Questo romanzo è una buona lettura, condita da precise descrizioni circa la personalità dei protagonisti, da un’attenta sensibilità nell’affrontare argomenti delicati.
Elena Genero Santoro riesce a tenere alto il livello del testo agendo una puntuale e arguta osservazione del mondo e delle dinamiche sociali, senza scadere in banalità o situazioni scontate.

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe
Narrativa | Romanzo psicologico
ISBN: 978-8833663265
Cartaceo 12,50 €
Ebook 2,99€

Sinossi 

Anna è una bella donna che ha perso il marito da due anni ed è ancora depressa. Ha ereditato una libreria antiquaria sull'orlo del fallimento e mal sopporta il caratteraccio di Amanda, la sua contabile. Due uomini la corteggiano da qualche tempo: Emil, uno scrittore danese che fugge da se stesso, e Alberto, un entusiasta imprenditore che si offre di aiutarla con la sua libreria in crisi. Inizialmente Anna pare destinata a destreggiarsi tra entrambi gli uomini, in attesa di capire di chi innamorarsi e di tornare alla vita. In realtà per uno dei due il cuore di Anna non è il vero obiettivo. Ci sono ben altri interessi in gioco. Così, mentre il passato bussa alla porta di Emil, due persone si faranno davvero male. Ma chissà che nei vaneggiamenti della stramba Amanda non si nasconda qualche indizio e la chiave per arrivare alla fine di una singolare caccia al tesoro. Un romanzo a tinte gialle e rosa, che affronta anche il tema della malattia mentale.


Loriana Lucciarini
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Recensione: Solo danni collaterali, di Pier Bruno Cosso

Recensione: Solo danni collaterali, di Pier Bruno Cosso

Recensione: Solo danni collaterali, di Pier Bruno Cosso

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Solo danni collaterali di Pier Bruno Cosso (Marlin). Un sogno premonitore di solitudine e desolazione. Un risveglio accompagnato da una vaga angoscia. Il campanello che suona e l'inizio di un incubo. 

Enrico Campanedda, medico, sposato con Gavina e padre di una ragazzina, Rosa, si trova catapultato in un mondo parallelo in cui non avrebbe mai immaginato di poter finire.  I carabinieri gli invadono la casa con un mandato di perquisizione e gli devastano ogni stanza, gli buttano a terra ogni oggetto, i libri preziosi, gli indumenti, la biancheria. Lo violano nell'intimità. Distruggono la dignità del suo passato, scombinano il presente, gettano nell'incertezza il futuro.
Perché il dottor Campanedda sa, in coscienza, di non aver fatto nulla di male e non capisce neppure di che cosa è accusato.

L'esordio di Solo danni collaterali di Pier Bruno Cosso è completamente kafkiano, poi, in pochi capitoli, l'accusa, infamante, diventa tanto chiara quanto ridicola.  

Eppure per il dottor Campanedda non c'è nulla da ridere. Viene posto ai domiciliari, non può lavorare, deve vendere oggetti di valore per pagare l'avvocato; ha perso la stima delle persone che lo conoscono, dei suoi pazienti, e anche i rapporti con la moglie e con la figlia sono diventati più tesi. Se all'inizio Gavina e Rosa sono sconcertate quanto lui, in seguito lo guardano con sospetto – «ma sei sicuro di non aver fatto nulla?» – e infine sentono il peso delle conseguenze di un congiunto in galera. Così si allontanano. Lo lasciano ancora più solo.
Ma perché tutto questo? Si è trattato di uno scambio di persona? Di un errore giudiziario? O qualcuno vuole fare carriera a sue spese?
In ogni caso ci vorrà molto tempo per liberarsi da un'accusa di tale portata, ingiusta ma destabilizzante.

Il libro di Pier Bruno Cosso in prima battuta sembra un giallo giudiziario.

Ma quella che poteva essere la parte investigativa, la scoperta della verità nascosta, perde presto la tensione iniziale e si risolve tutto sommato in fretta. Al contrario l'autore punta molto sull'aspetto psicologico della vicenda: descrive a tutto tondo le sensazioni, porta il lettore a immedesimarsi nel protagonista, nelle sue delusioni, nel suo sprofondare in un vortice di depressione, nelle sue dinamiche familiari e relazionali.
Di enorme attualità, inoltre, la descrizione di come il dottor Campanedda vive gli arresti domiciliari. In un'epoca di COVID19, dove da un giorno all'altro ci siamo trovati tutti reclusi in casa nostra, pur senza colpa, ingiustamente, credo che possiamo immedesimarci bene nell'angoscia e nel senso di inutilità che il protagonista della storia vive.  Enrico Campanedda, la cui storia è ispirata a una vicenda reale, deve fare i conti con le conseguenze di un'ingiustizia subita. Un'ingiustizia per la quale nessuno pagherà e che a lui lascerà solo danni collaterali.

Solo danni collaterali

Solo danni collaterali

di Pier Bruno Cosso
Marlin
Giallo | Romanzo psicologico
ISBN 978-8860431554
Cartaceo 15,50€

Sinossi 

Un giudice prende di mira un medico professionalmente serio e corretto, e fa saltare per aria tutta la sua vita. Sembra incredibile, ma quella raccontata da Cosso è una storia vera, che segue in presa diretta la discesa di una persona onesta in un inferno giudiziario. Di fronte ci sono due mondi che si scontrano: un magistrato in delirio di onnipotenza, e la sua vittima occasionale. Ma il prezzo altissimo dell'ingiustizia lo paga solo il perseguitato incolpevole, perché il giudice in Italia non è perseguibile per il suo cattivo operato. La vicenda, ambientata in Sardegna nel periodo attuale, inizia col protagonista che viene buttato giù dal letto all'alba di un sabato mattina e subisce una lunga perquisizione, senza spiegazioni e senza rispetto. Privato della libertà, del lavoro, dello stipendio, e infine degli affetti familiari, il medico, aiutato da un'amica giornalista, si lancia in un'indagine serrata per comprendere l'origine delle accuse infondate di cui è fatto oggetto. In questo romanzo, se le vicende giudiziarie sono ispirate alla realtà, i risvolti umani, gli amori e le passioni sono di pura invenzione, così come i nomi e i luoghi, che sono di fantasia e non possono essere attinenti alle persone reali, se non per pura casualità. Cosso ha saputo costruire una storia drammatica, scavando nel profondo dell'animo umano. Più che una critica serrata alle nostre strutture giudiziarie, la vicenda narrata vuol lanciare un grido d'allarme verso un sistema senza difese immunitarie.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Ovunque per te, PubMe – Collana Policromia.
Claire nella tempesta, Leucotea.
L'utima risata, PubMe – Collana Policromia
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Recensione:  La scatola dei bottoni di Gwendy, di Stephen King e Richard Chizmar

Recensione: La scatola dei bottoni di Gwendy, di Stephen King e Richard Chizmar

Recensione:  La scatola dei bottoni di Gwendy, di Stephen King e Richard Chizmar

Libri Recensione di Stefania Bergo. La scatola dei bottoni di Gwendy di Stephen King e Richard Chizmar (Sperling & Kupfer). Un romanzo breve adatto anche ai lettori più giovani. Più che un horror, il racconto psicologico di quello che a tratti pare un esperimento sociale.  

Ogni volta che scendiamo a Bari dai nonni di Emma abbiamo come tappa fissa almeno un'incursione alla Feltrinelli. Io faccio il pieno di libri, sempre troppo pochi, Emma sceglie un libro e un gioco creativo. E torniamo entrambe a casa contente!
Questa volta volevo a tutti i costi acquistare un romanzo di Stephen King, di cui ammetto contrita di non aver mai letto nulla prima d'ora. Ma l'horror non è decisamente il mio genere letterario preferito, così ho optato per un libro meno aggressivo, almeno per iniziare in sordina un esordio che avrebbe dovuto aver luogo molto, molto prima. Mi sono lasciata ispirare dalla sinossi e dalla copertina — ebbene sì, ho giudicato il libro dalla copertina — e ho infilato nel cestino La scatola dei bottoni di Gwendy, edito da Sperling & Kupfer. Solo dopo mi sono resa conto si tratta di una collaborazione, di un romanzo scritto a quattro mani da Stephen King e Richard Chizmar. Non so se sie stata la scelta migliore per iniziare a leggere il Re. In ogni caso, il libro mi è piaciuto e l'ho trovato, contrariamente a molte recensioni, coinvolgente.


La mia intenzione di evitare l'horror raffinato ma pur sempre spaventevole di Stephen King mi ha condotto all'altro estremo. Salvo un paio di scene e parolacce, potrei classificare La scatola dei bottoni di Gwendy addirittura come un libro young adult. 

Salvo le suddette parti, infatti, che comunque si snocciolano verso la fine, mentre lo leggevo pensavo addirittura di farlo leggere alla mia bimba di otto anni e mezzo. Oltre alla storia, a metà tra il racconto lungo e il breve romanzo di formazione, anche l'impaginazione è adatta ad un pubblico molto giovane: le pagine hanno una cornice tutt'attorno e i caratteri utilizzati sono grandi.
La scatola dei bottoni di Gwendy racconta una storia bizzarra che alla fine implode su se stessa, ma senza fare rumore. Gwendy, ragazzina complessata che passa l'estate a faticare su e giù per la scalinata dei suicidi — ripida e stretta — per dimagrire e non essere più derisa, incontra al parco un uomo misterioso, in ombra, con uno strano cappello, che mi ha fatto pensare al Dr. Facilier del Principe Ranocchio della Disney. Si siedono su una panchina e lui le consegna una scatola, facendole capire di averla "osservata" a lungo prima di decidere di affidarla proprio a lei. È una scatola dei bottoni, ma non nel senso che contiene bottoni da cucire sugli abiti, come pensavo. Si tratta di pulsanti da premere. O da non premere.
L'uomo la inclina per mostrarle i piccoli bottoni sopra, sei in gruppi di due e uno alle estremità. Otto in totale. Quelli appaiati sono verde chiaro e verde scuso, giallo e arancione, blu e viole. Gli altri due sono uno rosso e uno nero. C'è anche una levetta per lato e una specie di feritoia nel mezzo.


La scatola dei bottoni che Richard Farris consegna a Gwendy è un rompicapo senza soluzione.

L'uomo dà una superficiale spiegazione del significato dei bottoni, lasciando intendere a noi lettori che in fondo Gwendy sappia già in realtà tutto, come quelle certezze inspiegabili, quelle intuizioni che spesso abbiamo. A cosa servono i bottoni? Non c'è che dire, un pulsante da premere è ipnotico, suggestivo, un antistress. Ma se non sapessimo cosa accade lontano da noi premendo quel pulsante saremmo ancora così rilassati nel farlo? E se si trattasse di una catastrofe?
Stephen King e Richard Chizmar giocano su questo, sulla sospensione del dubbio del lettore, che continua a leggere nell'avida curiosità di trovare una spiegazione, almeno all'ultimo capitolo. Quello che viene invece descritto, è la vita di Gwendy nei successivi dieci anni, la sua maturazione, da goffa ragazzina insicura con occhiali spessi e voti mediocri, a splendida giovane donna, atletica, intelligente, sicura di sé perché colleziona successi su successi, dallo sport al college. Dalla scatola impara presto a trarre il meglio: dei cioccolatini che la saziano e dei dobloni d'argento che la sostengono economicamente. Ma non solo. La scatola dei bottoni pare essere un porta fortuna per lei e la sua famiglia, una sorta di protezione dalle avversità. Ma è davvero così?

La scatola dei bottoni di Gwendy di Stephen King e Richard Chizmar a tratti pare il racconto di un esperimento sociale.

Cosa accade se a qualcuno si danno le migliori condizioni in cui crescere e lo si responsabilizza facendogli comprendere che non sia un atto dovuto ma una fortuna? Probabilmente quel qualcuno diventerà una persona di successo, sicura di sé, stimolata a migliorarsi in ogni dettaglio, senza l'ansia di prestazione, ma quasi come un atto riconoscente per tanta fortuna ricevuta.
C'è anche una piccola parte "horror" — che poi così horror non è —, altrimenti non potrebbe definirsi un romanzo di Stephen King, ma La scatola dei bottoni di Gwendy è sostanzialmente un bel romanzo psicologico, intrigante, che si legge in poche ore — io l'ho letto nel viaggio in treno di ritorno da Bari —, consigliato anche ad un pubblico di giovanissimi. Probabilmente chi ama il King più oscuro non sarà affatto del mio avviso, ma io l'ho trovato piacevole e non così banale come sembra.


Non lo ritengo un vero e proprio battesimo di King, il mio. Mi lascerò consigliare da qualche amica sulle prossime letture, non appena avrò terminato un altro libro che mi ha tratto in inganno con la grafica di copertina ma che sono felice di aver acquistato: Il mistero dei tre quarti di Sophie Hannah, di cui vi parlerò presto.

La scatola dei bottoni di Gwendy

di Stephen King e Richard Chizmar
Sperling & Kupfer
Romanzo psicologico | Young Adult
ISBN 978-8820064334
cartaceo 15,21€
ebook 9,99€

Sinossi
Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, Gli scrittori della porta accanto Edizioni (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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[Libri] "La donna dai capelli rossi" di Orhan Pamuk, recensione di Beatrice Rurini

[Libri] "La donna dai capelli rossi" di Orhan Pamuk, recensione di Beatrice Rurini

La donna dai capelli rossi, di Orhan Pamuk, Einaudi, 2017. Un romanzo d'amore e gelosia, sulle passioni dei padri e i tradimenti dei figli, il racconto febbrile di un'ossessione capace di cambiare il corso di un'intera esistenza.

Questo romanzo di Orhan Pamuk ne conferma l’elevata statura nel panorama letterario e culturale, un Nobel assolutamente meritato. "La donna dai capelli rossi" è un libro di una levatura superiore e per ora rimane nella cinquina dei migliori letti nel 2017.
Qui l’autore inizia riproponendo i “vecchi mestieri”: la vicenda inizia nel 1985, in una Turchia ancora in una fase di transizione verso la modernità. Sarebbe indispensabile entrare nel dettaglio della trama per poter dare senso compiuto alla recensione: non si tratta di un noir (anche se forse si può parlare di “thriller dell’anima, del cuore e della mente”) e ciò che conta è la struttura narrativa (davvero esemplare) e l’approfondimento delle tematiche relative al rapporto padre-figlio in un contesto socio-politico contrastato come quello turco.
Il libro, pur corto, si svolge in tre parti. 
La prima parte vede la storia di un ragazzo che non conosce il padre, lo idealizza in un Mastro costruttore di pozzi che ha per lui un occhio di riguardo, si innamora di una bellissima donna dai capelli rossi e con lei avrà una notte d'amore, e si conclude con la fuga del protagonista dopo aver lasciato solo nel pozzo il Mastro credendolo morto. Fugge pur considerandolo come un padre, e vive un profondo senso di colpa che cerca di soffocare tornando a Istanbul e illudendosi che il non pensare più a quanto accaduto gli libererà memoria e coscienza (ovviamente, illudendosi). 
Nella seconda parte, dopo che il protagonista si è sposato e con la moglie non riesce ad avere figli, si impunta su due leggende: quella di Edipo e quella del Libro dei Re. Si appassiona, acquistando quasi compulsivamente tutto ciò che le riguarda: libri, immagini, dipinti, foto di calendari. Saranno un'ossessione fino a quando scoprirà che la donna dai capelli rossi, dopo quell'unica notte, gli ha dato un figlio. Il fato li farà incontrare e li farà lottare per i propri ideali.
Il protagonista muore, ma il romanzo non ha termine. Nell'ultima parte è la donna dai capelli rossi che racconta tutta la storia dandone la propria versione e riproponendo i temi che le sono sempre stati cari, nella rappresentazione teatrale, delle tragedie di Edipo e Rostam.
Questa donna, di cui si parla poco se non per il fatto che sia bellissima, è il filo conduttore di tre generazioni: il padre del protagonista, il protagonista stesso e il figlio naturale del protagonista. Ma non è né moglie né madre, se non dell''ultimo.
Una prospettiva colta e meditativa del “complesso” di Edipo, contrapposto a quello di Rostam, nella luce del rapporto tra oriente e occidente, tra tradizione e psicoanalisi, che facilita la lettura, in filigrana, della complessa e contraddittoria realtà politica della Turchia.

La-donna-dai-capelli-rossi

La donna dai capelli rossi

Cem era un liceale nella Istanbul di metà anni Ottanta come tanti altri quando suo padre farmacista viene arrestato dal governo e torturato dalla polizia a causa delle sue frequentazioni politiche. Non farà mai piú ritorno a casa. Per aiutare la madre Cem andrà a lavorare in una libreria: è qui, tra i romanzi e gli scrittori che vengono a trovare il padrone della libreria, che Cem inizierà a sognare di diventare uno scrittore. Rimarrà sempre con questo desiderio, con questa fame di storie, anche se la vita ha in serbo altro per lui: quando la libreria chiude, Cem diventa l'apprendista di mastro Mahmut, un costruttore di pozzi. Tra maestro e allievo si stabilisce un legame profondo, e il ragazzo sente di aver trovato in Mahmut quel padre che da lungo tempo ha perso. Mahmut e la sua ditta hanno un nuovo incarico: scavare un pozzo in un paese nei dintorni di Istanbul. Ed è lí che Cem incontrerà l'attrice dai capelli rossi. Inizierà a spiarla mentre è in scena, indifferente alla tragedia a cui sta assistendo, concentrato solo su di lei, e poi nella casa dove vive col marito, per strada. Fino a quando l'ossessione erotica per questa donna piú grande di lui si trasformerà in un'unica, folle, indimenticabile notte di sesso. Cem non potrebbe essere piú felice: non sa che la sua vita cambierà per sempre e che il destino ha già iniziato a tessere la sua complicata, crudelissima, imprevedibile trama. 
Con la storia di Cem, personale e universale allo stesso tempo, Orhan Pamuk interroga i fondamenti letterari della civiltà occidentale e orientale, intrecciando l'Edipo Re di Sofocle con il Rostam e Sohrab di Ferdowsi per scrivere il suo romanzo piú sorprendente e fulminante, capace, con i suoi colpi di scena, di togliere il fiato a ogni lettore.

di Orhan Pamuk | Einaudi | Narrativa
ISBN 978-8806232115 | cartaceo 16,58€ | ebook 9,99€

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Del 1969, sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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"Il tesoro dentro" di Elena Genero Santoro, recensione di Valentina Gerini

"Il tesoro dentro" di Elena Genero Santoro, recensione di Valentina Gerini


"Il tesoro dentro" di Elena Genero Santoro, 0111 Edizioni, 2016.

Non è il primo libro che leggo di questa autrice ma posso affermare (non me ne voglia Elena Genero Santoro per i libri da lei scritti in precedenza) che è il primo che ha letteralmente catturato la mia attenzione dalla prima parola all'ultima.
E lo dico non solo per la storia, che di per sé è interessante e attuale: una donna sulla trentina rimasta improvvisamente vedova a causa di un male incurabile che si è portato via il marito in pochissimi mesi. Una donna che si chiude in se stessa, che non ha più voglia di sperimentare, di mettersi in gioco e diventa quasi schiava dei ricordi e dalla routine che non riesce proprio a cambiare. Questa stessa donna è proprietaria di un locale di prestigio nel centro storico di Torino: una libreria che vende volumi di un certo livello, di argomenti storici e artistici, volumi vecchi, antichi, a volte introvabili. Qualcosa di qualità che, al giorno d'oggi, purtroppo, è destinato a sparire.
La sua storia di vedova e di imprenditrice in fallimento si affianca a quella di altri personaggi, alcuni dei quali, due uomini, iniziano a corteggiarla ma lei proprio non sa lasciarsi andare.
Sostengo che sia un libro che cattura l'attenzione perché non parla di una mera storia d'amore, piena di sentimento e passione, bensì una storia completa in tutte le sue sfaccettature, ben sviluppata sotto ogni aspetto. C'è l'amore, che nasce e pian piano prende forma, c'è il tradimento, di qualcuno che sembra tenere a noi e invece tiene solo ai soldi, c'è la morte, la malattia, l'amicizia, il crimine... C'è tutto in questo libro! E la bravura dell'autrice che, come ho già specificato, conosco già da scritti precedenti, si manifesta nell'amalgamare tutti questi temi senza stonature, senza forzatura, si manifesta nella perfezione dello scritto, nel ricercato uso dei termini, mai ripetitivi.
Si nota il grande lavoro fatto per la stesura del libro: i personaggi sono ben caratterizzati e il lettore ha l'impressione di vederli, come fosse spettatore di un film. Capitoli brevi che rendono il ritmo di lettura incalzante e storie di vita che si intrecciano l'una con l'altra perché, come nella vita reale, non esiste un solo protagonista assoluto, ma esistono tante persone le cui strade si incontrano e si uniscono.
Un libro che non annoia, che non confonde, che sorprende. Elena Genero Santoro credo abbia fatto molta strada come scrittrice e questo libro meriterebbe di essere ben esposto sugli scaffali delle librerie, assieme a nomi noti della letteratura contemporanea. Lei è una forza della natura a scrivere e con questo libro ho capito il perché: ha così tanto da dire e sa farlo così bene che non può fare a meno di raccontare una storia.
Come dicevo sopra, è un romanzo completo. Dentro questo romanzo c'è un mondo che si apre agli occhi del lettore e lo catapulta a Torino, portandolo a spasso per le vie del centro, accanto ad Anna, la protagonista, e agli altri personaggi, svelando poi il "tesoro dentro".

il-tesoro-dentro

Anna è una bella donna che ha perso il marito da due anni ed è ancora depressa.
Ha ereditato una libreria antiquaria sull’orlo del fallimento e mal sopporta il caratteraccio di Amanda, la sua contabile. Due uomini la corteggiano da qualche tempo: Emil, uno scrittore danese che fugge da se stesso, e Alberto, un entusiasta imprenditore che si offre di aiutarla con la sua libreria in crisi.
Inizialmente Anna pare destinata a destreggiarsi tra entrambi gli uomini, in attesa di capire di chi innamorarsi e di tornare alla vita. In realtà per uno dei due il cuore di Anna non è il vero obiettivo.
Ci sono ben altri interessi in gioco. 

Così, mentre il passato bussa alla porta di Emil, due persone si faranno davvero male. Ma chissà che nei vaneggiamenti della stramba Amanda non si nasconda qualche indizio e la chiave per arrivare alla fine di una singolare caccia al tesoro. 
Un romanzo a tinte gialle e rosa, che affronta anche il tema della malattia mentale.





di Elena Genero Santoro | Zerounoundici Edizioni | Romance, giallo psicologico
ISBN 978-88-6307-950-0 | cartaceo 15,50€ | ebook 4,99€  Acquista 


Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.

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Le recensioni di Ornella Nalon: "Il tesoro dentro" di Elena Genero Santoro

Le recensioni di Ornella Nalon: "Il tesoro dentro" di Elena Genero Santoro

Bellissimo personaggio Anna! L'ho amato da subito, un po', forse, perché mi sono identificata in lei. Una donna che, nonostante la sua giovane età, ha conosciuto un forte dolore, che vive una condizione economica precaria, eppure, nonostante tutto, non si è incattivita con la vita, riuscendo a mantenere il suo carattere dolce e la fiducia nel prossimo. Però, ahimè, sarà proprio questo suo lato caratteriale che le farà correre qualche pericolo! 
Quando si è in difficoltà, si sa, si è più disposti a credere alle promesse e a ignorare quel campanello d'allarme che l'intuito femminile aziona ad ogni piccolo segnale di pericolo. 
E' così che un uomo entra nella sua vita, declamandosi un suo fedele ammiratore pronto, tra l'altro, ad aiutarla nella sua attività in crisi. E lei sembra credergli, anzi, finalmente, si sente adulata e protetta e si riaccende un barlume di civetteria ed amore proprio che si erano sopiti da tanto tempo.
Non fosse che il destino, a volte, ha in programma degli strani eventi e dopo poco tempo le fa conoscere un'altra persona. Emil è un giovane scrittore danese che entra nella sua libreria in cerca di un volume per effettuare delle ricerche letterarie. Si instaura subito un rapporto di simpatia. Non potrebbe che essere così, tra due persone limpide e pulite. 
Emil, anche se scappa dal suo passato che reputa difficile, è una persona positiva e del tutto conquistata dal lifestyle italiano. Non gli risulterà difficile farsi incantare dalla bella Anna, anche se la sua insicurezza gli farà comprendere, in forte ritardo, di poter essere ricambiato. 
A quali dei due Anna riserverà il proprio interesse? 
Fin qui, “Il tesoro dentro” sembrerebbe un romanzo rosa, anche dei più classici, se non fosse per la presenza inquietante della commercialista di Anna, Amanda, che più strana di così non potrebbe essere. Questa donna ci viene proposta a piccole dosi, quasi in sordina all'inizio, per poi acquistare, durante la narrazione un suo tratto distintivo ben definito e ad assumere una particolare rilevanza nell'intreccio della trama. E' lei che farà acquisire una sfumatura gialla al romanzo e che darà un significato al suo stesso titolo.
Anche con questa sua ultima fatica, Elena Genero Santoro conferma la sua valenza come scrittrice. Ancora una volta, mi conquista con il suo stile asciutto, senza fronzoli, che va dritto al punto e, una volta di più, mi convalida la sua abilità nell'intercalare, ad argomenti semplici e disimpegnati, altri di particolare rilievo che offrono un'occasione di riflessione e di approfondimento. 
Ecco perché sono una fan di questa brava scrittrice torinese e questi i motivi per cui consiglio a tutti i suoi libri.


Anna è una bella donna che ha perso il marito da due anni ed è ancora depressa.
Ha ereditato una libreria antiquaria sull’orlo del fallimento e mal sopporta il caratteraccio di Amanda, la sua contabile. Due uomini la corteggiano da qualche tempo: Emil, uno scrittore danese che fugge da se stesso, e Alberto, un entusiasta imprenditore che si offre di aiutarla con la sua libreria in crisi.
Inizialmente Anna pare destinata a destreggiarsi tra entrambi gli uomini, in attesa di capire di chi innamorarsi e di tornare alla vita. In realtà per uno dei due il cuore di Anna non è il vero obiettivo.
Ci sono ben altri interessi in gioco. 

Così, mentre il passato bussa alla porta di Emil, due persone si faranno davvero male. Ma chissà che nei vaneggiamenti della stramba Amanda non si nasconda qualche indizio e la chiave per arrivare alla fine di una singolare caccia al tesoro. 
Un romanzo a tinte gialle e rosa, che affronta anche il tema della malattia mentale.






di Elena Genero Santoro | Zerounoundici Edizioni | Giallo psicologico
ISBN 978-88-6307-950-0 | cartaceo 15,50€ Acquista 


Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
“Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
“Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
“Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
“Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.

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