Gli scrittori della porta accanto
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Recensione: Terminale, di Claudio Secci

Recensione: Terminale, di Claudio Secci

Recensione: Terminale, di Claudio Secci

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Terminale di Claudio Secci (Delos Digital – Collana Odissea. Narrativa). Un thriller ambientato all'aeroporto di Monaco dal ritmo incalzante, pieno di colpi di scena, senza un solo calo di tensione.

Chi pratica scrittura creativa sa che a volte bastano un dettaglio, un’inquadratura, una persona vestita in modo originale incontrata per strada, qualunque minuzia che possa attirare l’attenzione di una mente fantasiosa per accendere la scintilla dell’ispirazione e dare origine a una storia anche complessa.
A Claudio Secci questa scintilla si è accesa osservando un inserviente, una di quelle persone intente a fare il loro lavoro, che nella maggior parte delle occasioni passano inosservate.

Cosa si cela dietro al grembiule di un uomo che pulisce un pavimento? È nato così Terminale, un thriller dal ritmo incalzante, pieno di colpi di scena, senza un solo calo di tensione.

Il terminale che dà il titolo al libro è quello dell’aeroporto di Monaco in Germania. Lì lavora Chad, un uomo immigrato dal Camerun che, nella speranza di dare una vita migliore alla moglie Randa, alla figlia Shema e al figlio Kofi si è indebitato con la criminalità locale per trasferirsi in Europa.
Chad trascorre una vita nella routine, pulendo i gabinetti dell’aeroporto senza riuscire a vedere il giorno in cui salderà il suo debito. A un certo punto però, la sua esistenza si complica su due piani diversi.

Da un canto c’è la sua famiglia in Africa, che può contattare solo attraverso cellulari malfunzionanti e batterie scariche.

La figlia soffre la fame, il figlio è entrato in un giro di criminalità. Chad chiede l’aiuto di suo fratello Paki, con cui non è in buoni rapporti, per sottrarre la moglie e la figlia a quella condizione disagevole e portarle al sicuro.
Trascorrerà molte pagine del romanzo a crogiolarsi nell’angoscia, spettatore impotente di una situazione di fuga in cui dovrà, volente o nolente, dare fiducia a un fratello di cui non si fida del tutto. Chi sono gli amici? Chi sono i nemici?

E poi c’è la vicenda di Monaco, che Chad vivrà in prima persona.

Tanti anni, fa durante la mia infanzia, leggevo un settimanale per ragazzi dal titolo Il Giornalino. Vi era, tra le altre cose, una riduzione a fumetti di I delitti di Padre Brown, i racconti gialli scritti da Gilbert Keith Chesterton tra il 1911 e il 1935 che hanno come protagonista un prete investigatore, Padre Brown. Mi rimase impresso un episodio in cui padre Brown durante le sue indagini chiedeva: “Chi c’era in casa?” E gli veniva risposto più volte: “Nessuno”.
In realtà, in casa c’era la servitù. Padre Brown faceva notare che figure umili come il maggiordomo o il cuoco vengono percepite più come arredamento che come persone vere e proprie con occhi e orecchie. Il romanzo di Claudio Secci mi ha riportato a quel fumetto, a quella considerazione. Chad è uno di quegli invisibili, di quegli ultimi, un addetto alle pulizie, uno che nessuno nota in quanto persona, che appunto fa parte dell’arredamento di un aeroporto. Eppure di cose ne vede ne sente a iosa al punto che Chad si accorge che nei bagni che pulisce sono in atto dei traffici strani. Intuisce che c’è qualcosa di losco e verrà risucchiato in un affare molto più grosso di lui. Chi sono gli amici? Chi sono i nemici?

Claudio Secci è un ottimo scrittore di thriller.

Tra le sue pagine l’ansia non cala mai ma, come ho già affermato in altre occasioni raccontando i suoi libri, il suo talento imprescindibile è la sua estrema capacità di immedesimarsi in personaggi improbabili e molto lontani da lui. Lo faceva già ai tempi di A piedi nudi, in cui diventava l’adolescente problematica Gisèle. Ora, con enorme sensibilità, Claudio Secci diventa Chad, un immigrato nero, e attraverso i suoi occhi ci farà vivere non solo un’avventura mozzafiato, ma anche la quotidianità di un eroe che nessuno si aspetterebbe. Gli aeroporti sono senz’altro luoghi affascinanti, che pullulano di vita, ma un addetto delle pulizie deve vederne davvero di tutti i colori. Tra quei lavandini e dietro le porte dei bagni passa un’umanità variegata, talvolta stramba, talvolta sopra le righe, che Chad racconta dal suo inusuale punto di vista. Un libro che gli amanti del genere devono assolutamente leggere. Finale shock.


Terminale

di Claudio Secci
Delos Digital | Odissea. Narrativa
Thriller
ISBN 978-8825431865
Cartaceo 16,15€
Ebook 4,99€

Quarta

Attenti a farvi coinvolgere in affari sporchi, soprattutto quando sono più grandi di voi... Chad è costretto a lasciare il suo paese, il Camerun, per cercare di offrire una vita più dignitosa alla sua famiglia. Quando trova un impiego a Monaco di Baviera, le cose sembrano finalmente girare per il verso giusto. Ma, a un tratto, la situazione precipita. Nell'aeroporto in cui è addetto alle pulizie, una guardia giurata corrotta e un mercenario usano le toilette per affari loschi. Chad è coinvolto suo malgrado in un intrigo che sembra senza via d'uscita. Riuscirà a tornare dalla sua famiglia?



Elena Genero Santoro
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Recensione: Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler

Recensione: Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler

Recensione: Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler

Libri Recensione di Stefania Bergo. Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia? un thriller di Jeckie Kabler (Newton Compton Editori). Un caso editoriale inglese che non mantiene le promesse: lo stile di scrittura cattura l’attenzione e mantiene alto il climax di suspense, ma la trama originale in alcuni punti scricchiola.

Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler, è stato appena pubblicato in Italia da Newton Compton, caso editoriale inglese da un milione di copie vendute in due anni.
Con una premessa del genere le aspettative non possono che essere alte.

La trama è intrigante, al di là di qualche forzatura. Ma la narrazione è talmente incalzante che il lettore non si ferma a farsi domande.

Danny, esperto informatico, e Gemma, giornalista freelance, sono novelli sposi, dopo un fidanzamento lampo di appena tre mesi, da poco trasferitasi da Londra a Bristol.
Gemma rientra a casa dopo due giorni della sua prima trasferta di lavoro e non trova suo marito ad aspettarla come da lui comunicato via mail la sera precedente. La casa odora di candeggina, tutto è pulito, le lenzuola profumano di bucato, il frigorifero ha lo stesso contenuto di quando è partita – tutto questo non le instilla subito qualche plausibile dubbio, no, propende più per lo zelo del marito con cui, di comune accordo, si dividono le pulizie di casa. Non riesce a rintracciarlo, perché lui non ha un cellulare – la motivazione per cui non ce l’ha (ai giorni nostri, non negli anni ’90) scricchiola ma ce la facciamo bastare, se la fa bastare pure lei: Danny è in attesa del cellulare aziendale del nuovo lavoro, nel frattempo comunica solo via mail con la moglie... E con nessun altro.
Dopo 48 ore capisce che forse qualcosa non va e decide di rivolgersi alla polizia per denunciare la scomparsa.

Alla polizia cercano di tranquillizzarla minimizzando la cosa, ma allo stesso tempo sono propensi a collegare la sparizione di Danny agli omicidi di un serial killer.

Un serial killer che uccide non solo con lo stesso modus operandi ma anche uomini con la stessa fisionomia di Danny – in questo sta l'originalità e la quota intrigante del romanzo. Suo marito potrebbe quindi essere la terza vittima?
Parallelamente, sergente e ispettrice capo iniziano a sospettare di Gemma, imputandole addirittura tutti i casi di omicidio – che nel frattempo sono diventati quattro, riesumando due casi irrisolti a Londra – e quello presunto di Danny, dal momento che lei non riesce a produrre alcuna prova oggettiva, se non la sua parola, della sua esistenza nelle ultime tre settimane, da quando si sono trasferiti a Bristol. Pare che nessuno lo abbia visto. Nemmeno al lavoro. Non solo, tutte le mail scambiate con la moglie e le foto fatte nella casa nuova, sono sparite da cellulare e pc.

Lo stile di scrittura cattura l’attenzione e mantiene alto il climax di suspense.

I capitoli alternano i due narratori. Gemma racconta la sua angoscia, in una sorta di diario, inseguendo le sue congetture, scoprendo da sola o con l'aiuto della sua migliore amica Eva, giornalista d'assalto, alcuni lati oscuri della vicenda. Parallelamente, un narratore super partes narra le indagini della polizia e l’accanimento dell’ispettrice capo nei confronti di Gemma nel ritenerla capace di essere una serial killer.
Il tutto, però, è prevedibile, troppi sono gli elementi che il lettore ha a disposizione fin da subito e che può unire da sé per arrivare alla conclusione, anche se non nei minimi dettagli – manca solo la motivazione, l'ultimo tassello, che arriverà solo nei capitoli conclusivi. Tuttavia la curiosità di arrivare a una spiegazione che possa sconvolgere tale conclusione è tale per cui si divora comunque il libro con avidità.

Comunque non lo definirei thriller "psicologico".

Manca pathos, la sensazione di asfissia del protagonista, il dubitare di se stesso, della propria percezione della realtà. Gemma è sicura, non vacilla, in alcuni momenti alza la voce ma non si mette mai in dubbio.
Resta comunque un buon libro, sebbene personalmente sia rimasta delusa dall’epilogo, per la modalità con cui il mistero viene svelato e per il mistero stesso.
Il finale da romanzo rosa è poi stato decisivo per farmi propendere per la valutazione finale.
Forse sto diventando troppo esigente?


Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?

di Jeckie Kabler
Newton Compton Editori
Thriller
ISBN 978-8822772657
Cartaceo 9,40€
Ebook 0,99€

Quarta

Una coppia davvero perfetta... o una perfetta bugia?
Un grande thriller.
Dopo un viaggio di lavoro, Gemma non desidera altro che riabbracciare l’adorato marito Danny e godersi un po’ di riposo. Ma quando torna a casa, a Bristol, l’aspetta una brutta sorpresa: di Danny non c’è traccia. Nessun biglietto, nessuna chiamata, nessun messaggio. È come se si fosse volatilizzato. Spaventata, Gemma si rivolge alla polizia. Tuttavia, l’incubo è appena iniziato: alla centrale scopre infatti non solo che c’è un serial killer a piede libero in città, ma anche che le vittime somigliano tutte in modo inquietante a Danny. Si tratta di una coincidenza oppure suo marito potrebbe essere caduto nella rete dell’assassino? Mentre le indagini prendono il via, la polizia comincia a dubitare di Gemma: perché nelle ultime settimane nessun altro, a parte lei, ha visto suo marito? Perché nel loro appartamento ci sono pochissime tracce della presenza dell’uomo? Mentre cerca disperatamente di rintracciare Danny, Gemma è anche costretta a difendersi da terribili sospetti…

Il caso editoriale inglese. Oltre due anni nella classifica dei bestseller. Un’autrice da 1 milione di copie.
«Un thriller psicologico intrigante e avvincente, che ti tiene sulle spine fino all’ultima pagina.»
«Intrighi, misteri e colpi di scena a non finire. Geniale!»
«Quando pensi di aver capito dove la storia va a parare, ecco che ti sorprende e ti sconvolge di nuovo.»




Stefania Bergo
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Recensione: Pax Vobiscum, di Iana Pannizzo

Recensione: Pax Vobiscum, di Iana Pannizzo

Recensione: Pax Vobiscum, di Iana Pannizzo

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Pax Vobiscum. La pace sia con voi, un thriller di Iana Pannizzo. La complessità e l'oscurità dell'animo umano, un noir breve ricco di colpi di scena.

Pax Vobiscum è come un quadro di Hieronymus Bosch, basti pensare a La nave dei folli, popolato da una girandola di individui inquietanti e cattivi. Ma se nel quadro di Bosch la bruttezza emerge attraverso il fattore estetico, tramite tratti esagerati ed espressioni stravolte, nel libro di Iana Pannizzo la bruttezza è prevalentemente interiore. Alcuni personaggi sono persino avvenenti, altri risentono degli acciacchi dell'età. Ma quasi tutti sono la cima di un iceberg che nasconde un mondo interiore contorto e una marea di segreti.

Pax Vobiscum è ambientato in epoca moderna, ma poiché gli eventi si svolgono in un paese sperduto di montagna escluso dalla tecnologia, la storia diventa senza tempo e assume i contorni di una fiaba (nera).

Ipotizzo che questa sia una scelta specifica dell'autrice.
Il romanzo inizia con «A Valle dei Pionieri gli abitanti si conoscevano tutti».
Dunque, in questo paese di poche anime e di tradizioni antiche iniziano a morire delle donne anziane, donne che si conoscono tra loro da una vita, ma che sotto un velo sottile di amicizia e cordialità sono tormentate da rivalità, odio reciproco e delitti inconfessabili.

Adele, Olivia, Ottavia, Nausica, Frida.

Tra le pagine, inoltre, il lettore incontrerà l'affascinante Valerio e la sorella Amelia, il conciliante Padre Eugenio, costretto su una sedia rotelle e Angelina, la perpetua, una creatura disgraziata. Ognuno di loro è un vaso di Pandora. Ognuno è più di ciò che sembra. E poi Nina, che è giunta alla Valle dei Pionieri per cercare la sorella e non è insensibile al fascino di Valerio.
Ma chi è il responsabile degli ultimi omicidi? E perché lo fa?

Se vi piace il genere gotico non potete perdere questa fiaba nera, il primo romanzo di Iana Pannizzo, blogger e già autrice di una raccolta di racconti, Storie dell'altra favola.

È un romanzo breve, da bere in poche ore, ricco di colpi di scena e risvolti spiazzanti. Il titolo, Pax Vobiscum, contiene una sottile ironia. La complessità e l'oscurità dell'animo umano vengono sviscerate e cesellate dall'autrice con maestria. Non aggiungo altri dettagli perché non voglio fare spoiler, ma vi assicuro che l'assassino si svelerà solo alla fine, come nella più genuina tradizione.
Complimenti a Iana Pannizzo per questo esordio.


Pax Vobiscum
La pace sia con voi

di Iana Pannizzo
Selfpublishing
Thriller | Noir
ISBN 979-8819939376
cartaceo 8,32€
ebook

Sinossi

Nina e Maurizio giungono a Valle dei Pionieri, un arretrato paesino di alta montagna ubicato a nord ovest dell’Italia, per cercare Virginia, sorella di Nina e fidanzata di Maurizio. Purtroppo della giovane non si hanno notizie e sembra che nessuno degli abitanti l’abbia vista. Nel frattempo in paese, la vita dei valligiani è scossa dalla morte accidentale di Adele e le sue amiche si stringono nel dolore. Nessuna sospetta che dietro ci possa essere una mano assassina, una figura oscura con la ferma intenzione di vendicarsi di un torto subìto. Cosa possono aver mai fatto delle anziane signore di paese? Altre morti sconvolgono la quieta vita di montagna. Il male ricevuto genera altro male mentre si percepisce il senso di moralità mal riposta di esseri umani che per pareggiare un torto veniale compiono atti ben peggiori e assai più gravi di quelli di cui vogliono vendicarsi.



Elena Genero Santoro
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Recensione: Il nome della rosa, di Umberto Eco

Recensione: Il nome della rosa, di Umberto Eco

Recensione: Il nome della rosa, di Umberto Eco

Libri Recensione di Davide Dotto. Il nome della rosa, il primo romanzo di Umberto Eco (La nave di Teseo). Una grande e complicata quaestio, la cronaca di incontrovertibili e immodificabili eventi avvenuti intorno a un’abbazia nell'arco di sette giorni.

Cos'è un nome? Nulla. Un suono che chiama un corpo, un campanello che ti aggioga. Ricevere un nome è la prima prova che siamo in balia degli altri. Non avere nome significa fuggire: pochi hanno il coraggio di andarsene dal nome che hanno fino al nome che sono.
Antonella Anedda, Salva con nome

Il Nome della rosa è il primo romanzo di Umberto Eco.

A tutti gli effetti è un giallo, in cui si inseriscono altri generi quali la gothic novel, il romanzo storico, il thriller. La lettura è agevole, perché ci si muove entro schemi codificati e riconoscibili, nonostante la presenza di dispute teologiche. In esse si segue lo schema della quaestio medievale:
  1. Il maestro propone o assume una questione (quaeritur)
  2. Elenca alcune obiezioni (videtur quod)
  3. Enuncia la soluzione (sed contra)
  4. Ne dà la trattazione (respondeo)
  5. Risolve a una a una le varie obiezioni prima avanzate (ad primum, ad secundum, …)
Le quaestiones sono liste di obiezioni, di soluzioni, citazioni a sostegno di tesi contrapposte.

Nel romanzo le dispute si chiudono bruscamente lasciando spazio ad altro. Non giungono quindi ad alcuna conclusione.

Isomma: Gesù rideva o non rideva, era o non era proprietario delle vesti che indossava? Il lettore non è tenuto a seguirle, può sorvolarle. È importante che ci siano, perché contribuiscono a creare l'atmosfera.
Il nome della rosa è scritto interamente così, è una grande e complicata quaestio: «Nulla vi è di più meraviglioso dell’elenco», della raccolta e della classificazione, di un inventario nel quale si spera di intravedere un ordine.
L’ordine dell’elenco è anche il rassicurante ordine dell’Universo? Questo il dilemma amletico di Guglielmo da Baskerville, monaco investigatore del XIV secolo.

Il racconto nel suo insieme è la cronaca di incontrovertibili e immodificabili eventi avvenuti intorno a un’abbazia nell'arco di sette giorni.

Adso, il narratore, ci presenta lo scriptorium del monastero e chi vi lavora.
L’elenco potrebbe continuare e nulla vi è di più meraviglioso dell’elenco, strumento di mirabili ipotiposi.
Umberto Eco, Il nome della rosa
L’elenco che più seduce Guglielmo è il codice che contiene il catalogo della biblioteca.
Nel rievocare gli anni difficili vissuti da Salvatore, un monaco che nella sua deformità richiama il Quasimodo di Notre Dame de Paris, inizia una lista di quasi due pagine:
Dal racconto che mi fece me lo vidi associato a quelle bande di vaganti che poi, negli anni che seguirono, sempre più vidi aggirarsi per l’Europa: falsi monaci, ciarlatani, giuntatori, arcatori, pezzenti e straccioni, lebbrosi e storpiati, ambulanti, girovaghi, cantastorie, chierici senza patria, studenti itineranti, bari, giocolieri, mercenari invalidi, giudei erranti, scampati agli infedeli con lo spirito distrutto, folli, fuggitivi colpiti da bando, malfattori con le orecchie mozzate, sodomiti, e tra loro artigiani ambulanti, tessitori, calderai, seggiolai, arrotini, impagliatori, muratori, e ancora manigoldi di ogni risma, bari, birboni, baroni, bricconi, gaglioffi, guidoni, trucconi, calcanti, protobianti, paltonieri e canonici e preti simoniaci e barattieri…
Umberto Eco, Il nome della rosa

È un inventario anche quello di Jorge da Burgos – monaco cieco, eminenza grigia dell'abbazia – nel ribattere contro la necessità dei bestiari – «Ogni immagine è buona per ogni virtù?» – sui quali si ha il sospetto che in gioventù avesse perso del tempo, ricordandoli così bene.

…l’asino che suona la lira, l’allocco che ara con lo scudo, i buoi che si attaccano da soli all’aratro, i fiumi che risalgono le correnti, il mare che s’incendia, il lupo che si fa eremita, le civette che insegnano grammatica, orbi che guardano i muti e muti che domandano pane, la formica che partorisce un vitello, polli arrosto che volano…
Umberto Eco, Il nome della rosa
In tali sequenze l’autore non raggiunge i livelli di Victor Hugo, capace di costruire liste di nomi e di vie lunghe dieci o quindici pagine – per esempio in Novantratré – nelle quali ci si perde. Ma l'intenzione è proprio questa: Eco stesso nel trattato vertigine della lista dimostra la tendenziale infinitezza di alcuni elenchi. Più che nella ricerca di un ordine, ci si affanna o ci si sofferma nella semplice enumerazione.

Questo è il punto cruciale: se gli indizi, i segni sono infiniti, a quando la ricerca delle leggi generalissime, dell'ordine che esprimono?

«Il massimo di confusione [può raggiungersi] col massimo di ordine» come in un labirinto.
Un elenco può dire tutto, ma anche nulla. Non è necessario dica nulla perché se esso si apre all’infinito, compie alla perfezione la sua funzione. Ecco l'incubo, l'ipotesi raccapricciante che si profila nella mente di Guglielmo.
Guglielmo è già consapevole della problematicità della ricerca, dell’inevitabile disfatta. Ci sarà sempre qualcosa che sfugge.
In fondo l’investigatore riesce il più delle volte ad assicurare l’assassino alla giustizia per un’intuizione, certo, ma anche per il sopravvenire di un elemento nuovo, che si aggiunge strada facendo.
L’indagine di Guglielmo non fa eccezione. Arriva comunque al risultato, anche se per vie traverse. Tra l’altro questo è lo stesso motivo per il quale non esiste il delitto perfetto: anche l’assassino non potrà mai prevedere tutto, qualcosa gli sfuggirà. Gli antagonisti, perciò, si battono ad armi pari.

Sembra non del tutto giustificato il senso di profondo scoramento che afferra nel finale il monaco investigatore. Ciò che è stato colpito non è il modo di procedere e di ragionare, quanto la vanità intellettuale.

Guglielmo cede alla vanità della mente, e non tiene conto dei moniti che qua e là sopravvengono, come per esempio quello paterno di Ubertino da Casale: «Ma ti ho detto anche la superbia, la superbia della mente, in questo monastero consacrato all’orgoglio della parola, alla illusione della sapienza…»
Guglielmo da Baskerville vedrà contraddette una a una le piste fino a ora seguite.
Io procedo come se l’assassino ragionasse come me. Ma se seguisse un altro disegno? E se, soprattutto, non ci fosse un assassino?
Umberto Eco, Il nome della rosa

Guglielmo da Baskerville è pur sempre un uomo del suo tempo. 

L'esito dell'indagine è devastante per le conclusioni – teologicamente non ortodosse – alle quali è costretto a giungere, sorpreso da un dubbio amletico: «…nessun ordine nell’universo, forse nemmeno una volontà superiore che regga il tutto, esiste…».
Si tratta di una conclusione di per sé nichilista che coinvolgerà nelle ultime pagine la stessa voce narrante – e quasi eretica –, Adso da Melk.

A proposito di nomi. 

Guglielmo di Baskerville, oltre a rievocare Sherlock Holmes, richiama anche il filosofo del Trecento Guglielmo di Ockham, esponente del nominalismo.
Il primo atto compiuto da Adamo è quello di attribuire un nome alle creature che gli sfilano davanti, imitando a suo modo il verbo creatore. Non per nulla il romanzo inizia con le parole di Giovanni:
In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere con salmodiante umiltà l’unico e immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità.
Umberto Eco, Il nome della rosa
Adamo, con ciò, ripete attraverso i nomi l’unico e immodificabile evento della creazione, in modo che egli stesso apra gli occhi e la mente a qualcosa cui non era presente, rendendosene tuttavia partecipe.
Dietro a quest’atto può nascondersi l’insidia dell'Essere che tanto tormenta le pagine di Jean-Paul Sartre.

Nelle intenzioni originarie dare il nome alle cose, oltre a esprimere la libertà dell’uomo, testimoniava l'appartenenza a qualcosa, l'essere – a immagine e somiglianza di…

La caduta aspettava fulminea dietro l’angolo. Sostituire all’essere la dimensione dell’avere, del possedere o dell'apparire,  sia pure attraverso l’apposizione dei nomi, il passo è breve. La divinità caccia la sua creatura dall’Eden, dalla sua creatura la Verità stessa si ritrae per sempre.
Cadendo nella trappola, si ritiene che attribuire il nome alle cose garantisca su di esse un potere, permetta di impossessarsi, senza comprenderlo a fondo,  del mondo circostante.


Il nome della rosa

di Umberto Eco
La nave di Teseo
Thriller storico | Gothic novel
ISBN 978-8834603000
Cartaceo 17,10 €
Ebook 9,99€

Sinossi 

Un’abbazia medievale isolata. Una comunità di monaci sconvolta da una serie di delitti. Un frate francescano che indaga i misteri di una biblioteca inaccessibile. In una edizione con i disegni e gli appunti preparatori dell’autore, il romanzo che ha rivelato il genio narrativo di Umberto Eco: tradotto in 60 paesi con oltre 50 milioni di copie vendute, Il nome della rosa ha vinto il premio Strega nel 1981 e ha ispirato un film e una serie tv di successo mondiale. “ I disegni e le annotazioni manoscritte del futuro autore del Nome della rosa testimoniano il minuzioso lavoro preparatorio prima della stesura del romanzo. A conferma di quanto affermato da Eco nelle ‘Postille’ (1983): ‘Per raccontare bisogna anzitutto costruirsi un mondo il più possibile ammobiliato sino agli ultimi particolari.’ E che cosa ci racconta o, meglio, ci anticipa di questo mondo il materiale visivo qui riprodotto? Innanzi tutto l’identità, la fisionomia dei principali protagonisti, con il tipico tratto veloce, arguto dell’autore, che ne giustificherà l’invenzione ‘per sapere quali parole mettere loro in bocca.’ Poi profili e piante di abbazie, castelli, labirinti, in una piena immersione nella cultura anche materiale del Medioevo.” Mario Andreose


Davide Dotto
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Recensione: Nelle sue ossa, di Maria Elisa Gualandris

Recensione: Nelle sue ossa, di Maria Elisa Gualandris

Recensione: Nelle sue ossa, di Maria Elisa Gualandris

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Nelle sue ossa di Maria Elisa Gualandris (Bookabook). Precariato, femminicidio e violenza di genere in un giallo ambientato sulle rive del lago Maggiore.

Nelle sue ossa è il romanzo d’esordio di Maria Elisa Gualandris, promettente autrice che non conoscevo.
La vicenda si svolge ai giorni nostri sulle rive del Lago Maggiore, territorio suggestivo e pieno di fascino, custode di antichi segreti.
La protagonista, Benedetta Allegri, per gli amici Benny, 35 anni, è reporter freelance di un giornale on line, alle prese con la condizione di lavoro precario e una situazione sentimentale abitudinaria.

In una villa sul lago vengono ritrovati dei resti umani. Risultano appartenere a una donna.

Benny inizia un’indagine destinata a riportare a galla una verità scomoda, che negli anni in paese, quasi tutti avevano dimenticato.
Aiutata dal commissario Giuliani, non demorde, è decisa a scoprire il mistero e fare giustizia per la povera ragazza, nonostante le reticenze di avvocati omertosi e compaesani diffidenti.
Solo nei libri gialli i magistrati sono generosi nel divulgare informazioni. O forse in procure più grandi. Qui di sicuro no. I giornalisti vengono visti come la peste, salvo quando c’è bisogno di far sapere al mondo una notizia che faccia comodo, ovviamente.
Maria Elisa Gualandris, Nelle sue ossa

Chi è questa ragazza, chi l’ha uccisa e perché ha nascosto il cadavere nella cantina di Villa Camelia?
Domande a cui si troverà risposta un po’ alla volta, scorrendo pagina dopo pagina, facendo un salto temporale indietro nel tempo di una quarantina d’anni, mentre la vicenda intricata si dipana e il lettore ha ampio spazio per immedesimarsi nel contesto e nei sentimenti dei protagonisti.

Ho trovato la scrittura di Maria Elisa Gualandris scorrevole e godibile, è riuscita a creare una bella atmosfera, in cui non mancano scene di suspense, mistero e intrighi; insomma tutti i crismi del giallo.

I protagonisti sono ben caratterizzati e credibili, tant’è che la lettura non risulta mai ridondante e si legge volentieri fino all’ultima pagina, desiderosi di scoprire l’assassino.
Maria Elisa Gualandris è riuscita a realizzare un bel pretesto letterario per affrontare argomenti, purtroppo, sempre d’attualità: precariato, femminicidio e violenza di genere. Per questo motivo non mi limito a consigliarlo solo agli amanti del genere giallo e thriller, ma anche a quanti amano il giornalismo d’indagine, le storie vere e d’attualità.


Nelle sue ossa

di Maria Elisa Gualandris
Bookabook
Giallo | Thriller
ISBN 978-8833234069
cartaceo 15,00€
ebook 6,99€

Sinossi

Durante un restauro, nella cantina di una villa sul lago vengono trovate ossa umane. Sono lì da almeno quarant'anni e nessuno ha idea di chi possano essere. La giornalista Benedetta Allegri si imbatte nella vicenda e spera che possa essere l'occasione per rilanciare la sua carriera precaria. Aiutata dall'affascinante commissario Giuliani, scopre che le ossa sono di Giulia Ferrari, una studentessa scomparsa nel 1978 che nessuno ha mai veramente cercato. La procura ha fretta di archiviare il caso e cerca di far ricadere la colpa su quello che all'epoca era il fidanzato della ragazza. Benedetta, però, intuisce che la sua tranquilla cittadina di provincia nasconde molti segreti ed è pronta a tutto pur di giungere alla verità e ottenere giustizia per Giulia.


Silvia Pattarini
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Recensione: La confraternita degli assassini, di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli

Recensione: La confraternita degli assassini, di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli

Recensione: La confraternita degli assassini, di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. La confraternita degli assassini di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli (Newton Compton Editori). L’ultimo segreto della Chiesa sta per essere svelato, in un giallo storico di straordinaria potenza narrativa.

Siamo nel Quattrocento. Un maestro, Isidoro, un uomo di cultura venuto dall'Oriente, approda a Roma con appresso la figlia Nour. È vedovo, vive da solo con la sua bambina e quest'ultima non parla. O meglio, è in grado di parlare, il suo è un mutismo selettivo: Nour si rivolge soltanto a quelli a cui dà fiducia. Inoltre Nour è una bambina prodigio, in grado di risolvere problemi di matematica e geometria che in pochi riescono a decifrare. Isidoro e Nour approdano nel convento di Padre Agostino, figura ambigua ed enigmatica, e da quel momento inizia la loro storia complicata e piena di avventure.
Il convento di Padre Agostino è popolato di figure inquietanti, l'atmosfera è cupa e ben poco rilassata, e qui il lettore avrà un primo assaggio della tensione che permeerà i capitoli anche in seguito.

Quando un ex insegnante di matematica, Marcello Ciccarelli, e un docente di storia dell'arte, Bruno Di Marco, uniscono le loro forze, il risultato non può essere che grandioso.

Ed è giocando con le loro nozioni di matematica e di storia dell'arte e architettura che gli autori di La confraternita degli assassini creano spunti per la trama e inventano particolari che conferiscono credibilità alla storia.
Il gran pregio di questo libro è di essere così storicamente accurato e magistralmente ambientato da fondere realtà e fantasia tanto da renderle indistinguibili all'occhio di un profano.
Ne esce un romanzo ad ampio respiro, che si sviluppa da quando Nour ha sette anni fino alla sua maturità. In un lasso di tempo così lungo, di fatti ne accadono parecchi, sia all'Italia, sia a Isidoro e Nour. A volte i fatti storici si staccano dalla scenografia e procedono sullo stesso livello della fiction. Eppure non mancano le sorprese e i picchi di tensione perché comunque tutto quel che succede è legato da un filo, da una sottotrama che influenza la vicenda e presenta il conto anche a distanza di tempo.

Isidoro e Nour condivideranno un pezzo della loro vita con Filippo Brunelleschi, Masaccio e Leon Battista Alberti.

Si troveranno in mezzo ai conflitti dei Papi, ai giochi di potere degli ecclesiastici.
Assisteranno a morti sospette, sia tra civili che tra religiosi, e solo alla fine sveleranno cosa c'è dietro. Chi uccide e perché lo fa. E quale idea distorta può giustificare degli omicidi.
Non voglio dirvi di più, perché questo romanzo va gustato pagina per pagina.
Ma una riflessione, che esula dal thriller, la voglio aggiungere.

La colonna portante della vicenda è Nour. È attorno a lei che si snodano tutti gli intrighi. Nour incarna la donna sapiente, quella che rimane invisibile nella bottega dell'artista, dell'architetto, del matematico.

Quella che gioca un ruolo chiave nella risoluzione dei problemi tecnici e artistici. È lei che ispira, che suggerisce, che fornisce indicazioni, ma che rimane trasparente dietro a un uomo che diventa grande agli occhi della storia.
Non sappiamo se i geni del passato, come Brunelleschi e Masaccio, avessero davvero una Nour alle loro spalle. Ma in una società in cui le carriere tecniche delle donne ancora stentano a decollare, la figura di Nour pare ancora molto attuale.


La confraternita degli assassini

di Bruno Di Marco, Marcello Ciccarelli
Newton Compton Editori
Thriller storico
ISBN 978-8822745200
ebook 4,99€
cartaceo 9,40€

Sinossi

Un grande thriller storico L’ultimo segreto della Chiesa sta per essere svelato

Roma, 1408.
Il matematico Isidoro e la sua enigmatica figlia, Nour, arrivano nella Città Eterna dopo aver lasciato Damasco. La speranza di Isidoro è quella di prendere servizio in una delle facoltose corti italiane, mettendo a frutto la propria sapienza e, soprattutto, quella di Nour: la bambina è infatti dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di una memoria straordinaria. Ma in una Roma preda delle tensioni politiche e religiose, conoscenze come le loro attirano molte attenzioni. E così, una notte, Nour viene rapita. Isidoro si mette allora al servizio del papa nella speranza di ritrovare la figlia e, dopo anni di ricerche, i due possono finalmente ricongiungersi a Firenze, grazie anche all’aiuto di Filippo Brunelleschi che, notando le capacità della ragazza, decide di coinvolgerla nella costruzione della grande cupola di Santa Maria del Fiore. Le tensioni che percorrono l’Italia non accennano a placarsi, e lentamente, attorno a Isidoro e ai suoi compagni cominciano a delinearsi i contorni di una sinistra congiura, volta a ostacolare la riunificazione delle Chiese d’Oriente e d’Occidente e a impedire che il segreto “dei quattro punti armonici”, custodito da Nour, possa essere rivelato.

Entusiasmante come Dan Brown
Geniale come Marcello Simoni
Un giallo storico di straordinaria potenza narrativa
Le rivoluzionarie conoscenze matematiche di Isidoro e Nour si scontrano con l’oscurantismo religioso dell’Italia del ’400
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro

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Recensione: Un colpo al cuore, di Piergiorgio Pulixi

Recensione: Un colpo al cuore, di Piergiorgio Pulixi

Recensione: Un colpo al cuore, di Piergiorgio Pulixi

Libri Recensione di Stefania Bergo. Un colpo al cuore di Piergiorgio Pulixi (BUR Rizzoli). Oltre 500 pagine che scorrono veloci, una narrazione che dosa perfettamente momenti noir, suspense, scene pulp e ironia, una caratterizzazione efficace dei personaggi e il solito stile raffinato.

Un colpo al cuore. È una canzone di Mina, scelta come sigla di una trasmissione televisiva che esalta notizie, non necessariamente verificate ma sensazionali, al fine di aumentare lo share. Ma un colpo al cuore è anche l’epilogo – oltre al titolo – dell'ultimo romanzo di Piergiorgio Pulixi. Un finale spiazzante che resta celato sottotraccia per tutta la narrazione, illudendoci a metà romanzo, per poi esondare nelle ultime pagine.

Piergiorgio Pulixi si conferma un abile narratore di noir.

La suddivisione in capitoli brevi che seducono il lettore – “Ne leggo ancora uno, tanto è breve” e si divora metà libro –, il suo stile che si sofferma sui dettagli quasi fossero un fermoimmagine o una inquadratura stretta, danno a Un colpo al cuore la connotazione vincente di un film. Anzi, di una serie TV, dato che le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce e il vicequestore Vito Strega li abbiamo già incontrati nei suoi romanzi precedenti. E se già la coppia Croce-Rais è risultata vincente in L’isola delle anime, il trio è senza dubbio l’abile e giusta chiusura del cerchio.


Ancora una volta, come in Lo stupore della notte, Piergiorgio Pulixi affronta un tema sociale impegnativo calandolo nel thriller, cucendolo a filo doppio a una trama che tiene viva la curiosità di sapere che succederà dopo fino all'ultima pagina.

È il suo modo di denunciare, credo, di dire la sua relativamente alla questione, mettendo in luce, come sotto una lampada durante un interrogatorio, gli aspetti su cui dovremmo effettivamente soffermarci a riflettere.
La vicenda ha luogo sempre nella sua amata Sardegna, salvo poi spostarsi a Milano.
Si apre con una scena di giustizia sommaria: un killer tortura un pedofilo graziato da un sistema giudiziario troppo spesso fallace. Gli strappa 29 denti, portandoli come omaggio alla vittima. Non solo: si riprende in un discorso che parla «alla pancia del popolo», indossando una maschera e una parrucca, in un travestimento che ricorda, anche per le dinamiche successive, il Joker di Todd Phillips. Invia poi il video via WhatsApp a un gran numero di persone, in tutta Italia, intitolandolo "La giustizia sei tu", interrogandole su quale debba essere la sorte del pedofilo – «Io vi ho dato l'opportunità di avere giustizia nella sua forma più primitiva e animale», al prezzo di trasformarle di fatto in complici di un omicidio.


Il messaggio è molto semplice: il sistema giudiziario ha fallito, è avariato, ma per fortuna c’è chi rende giustizia alle vittime, punendo i cattivi.

Come dargli torto. Peccato che il criminale sia di fatto consegnato alla giustizia sommaria degli utenti da un altro criminale.
Il confine è labile, delicatissimo, quello che distingue tra vera giustizia e mera vendetta: quello che viene osannato come un eroe è di fatto un criminale, né più né meno di quello che si vuole punire. Il fatto che torturi un “cattivo” non dovrebbe essere sufficiente a redimerne l’immagine. Eppure…
Eppure il popolo diventa un suo fan contro il sistema giudiziario. Spunta la sua maschera, così come i cittadini di Gotham osannavano il Joker. Più di qualche scena pare la descrizione del film di Todd Phillips o della serie Netflix La casa di carta, quando la folla assiepata al di fuori della banca di Spagna sostiene quelli che si sono voluti dipingere come degli eroi nazionali, dei partigiani simbolo di resistenza, mentre a conti fatti altro non sono che ladri e sequestratori.
Una logica che dà molto da riflettere e che anche nel romanzo di Pulixi mi ha fatto pensare.


L’altro tema sollevato è senza dubbio l’influenza dei media sul senso di giustizia delle persone.

Io credo che ormai la maggior parte delle persone abbia difficoltà a distinguere tra reale e virtuale. [...] Il mezzo e la teatralità del messaggio condizionano il giudizio. La scelta che ha dato al pubblico era del tutto illusoria. Li ha manipolati [...]
Piergiorgio Pulixi, Un colpo al cuore
Una riflessione che potrebbe passare inosservata, presi come si è a seguire la vicenda, sulla diffusione di video atti a trascinare le folle in una o nell’altra direzione, sullo sfruttamento di una certa parte dell’informazione per fare spettacolo e aumentare il gradimento televisivo, senza preoccuparsi delle conseguenze, per puro tornaconto personale.
Nell'epoca dell'odio digitale, con quest'ostilità diffusa e la rabbia sociale che anima le persone, la situazione rischia di esplodere [...]
Piergiorgio Pulixi, Un colpo al cuore

Un colpo al cuore è un gran romanzo. Oltre 500 pagine che scorrono veloci.

I capitoli sono tanti ma abilmente alla fine di ognuno Piergiorgio Pulixi lascia piccoli interrogativi o fa grandi rivelazioni che gettano il lettore in una sorta di crisi d'astinenza.  Una narrazione che dosa perfettamente momenti noir, suspense, scene pulp, ironia – «Palamara aveva smadonnato così tanto che probabilmente tutte le statue della Vergine in città avevano lacrimato sangue» –, eteree descrizioni.
[...] la qualità della luce nell'isola era diversa: aveva una sorta di sfumatura lattiginosa, e la morbidezza pingue con cui indugiava e si adagiava sopra le cose gli ricordava Marrakech [...] Il maestrale, che or soffiava con meno vigore, pareva quasi aromatizzare l'aria spargendo profumi mediterranei.
Piergiorgio Pulixi, Un colpo al cuore


In Un colpo al cuore Piergiorgio Pulixi ci fa conoscere un dettaglio fisico o un tratto caratteriale dei suoi personaggi un po' per volta, quasi per caso. E si arriva alla fine del romanzo che pare di averli seduti accanto.

I dialoghi tra i protagonisti sono talmente realistici che viene da chiedersi a chi si sia ispirato, a quali persone reali della sua vita. Nessuno di loro è perfetto, inarrivabile, si finisce facilmente con l'identificarsi o desiderare di conoscerli davvero – mi farei volentieri un'Ichnusa con l'irriverente Rais, la surfista malinconica Croce e il protettivo Strega.
Tutto funziona, tutto è equilibrato, nulla è scontato, superfluo o ridondante. Piergiorgio Pulixi ha molto da dire e lo fa con il suo solito stile raffinato, sia quando descrive un giustiziere seriale che strappa i denti alla sua vittima, sia quando fa dialogare due poliziotte di mestruazioni o descrive il profumo del mirto nell'aria.
Un colpo al cuore ha il giusto equilibrio di adrenalina e descrizioni per riprendere fiato. La trama, come si evince anche dalla sinossi, è ampia, articolata, ma non ci si perde mai. L'idea di fondo è originale e ancor più lo è il suo approccio alla narrazione.
Si arriva alla fine col fiato sospeso... e si vorrebbe legegrne ancora. Oppure iniziare un nuovo romanzo di questo autore che si conferma una tra le voci più interessanti del panorama noir italiano.

Un colpo al cuore

di Piergiorgio Pulixi
BUR Rizzoli
Noir | Thriller
ISBN 978-8817147361
cartaceo 15,20€
ebook 9,99€

Sinossi

"Occhio per occhio, dente per dente" è la regola del serial killer che ha deciso di riparare i torti del sistema giudiziario. Dove non arrivano le giurie, arriva lui, rapendo, torturando ed eliminando i criminali che l'hanno fatta franca. Indossa una maschera dai tratti demoniaci, e si fa annunciare ogni volta da un video intitolato La Legge sei tu in cui chiede alla gente di pronunciarsi in giudizio tramite votazioni anonime e irrintracciabili. A colpi di clic il richiamo alla giustizia sommaria diventa virale. Vendicatore spietato come il conte di Montecristo, villain incendiario al pari del Joker che sollevò Gotham City, il Giustiziere gioca la sua partita mortale. L'indagine sul caso che sta scuotendo l'Ita- lia è affidata al vicequestore Vito Strega, esperto di psicologia e filosofia, tormentato criminologo dall'intuito infallibile, avvezzo alla seduzione del Male. Lo affiancano le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce. Diverse come il giorno e la notte, le due formano una coppia d'eccezione: i modi bruschi e l'impulsività di Mara sono compensati dall'acutezza e dal riserbo sfuggente di Eva. Tra la Sardegna e Milano, i tre poliziotti dovranno mettere in gioco tutto per affrontare un imprendibile nemico dai mille volti e misurarsi ciascuno con i fantasmi del proprio passato. Piergiorgio Pulixi compone un viaggio nell'incubo di questo tempo rabbioso segnato dall'odio, dal furor di popolo e dalla gogna mediatica, fino alla scoperta di una verità che illumina di luce sinistra il senso stesso del fare giustizia.

Stefania Bergo
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