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In primo piano

Anteprima: Giuseppe Marco racconta "Vite a mezz'aria"



VITE A MEZZ'ARIA >> segnalazione 
di Giuseppe Marco 
Booksprint Edizioni 
Romanzo
ISBN 978-8868889326 
ebook  4,99€ Ibs 
cartaceo  13,40€ Amazon 
“Vivere a mezz’aria” non è soltanto un concetto dei nostri tempi. È l’impianto su cui nascono, si moltiplicano e a volte si spengono le nuove generazioni.
Simone, Luca e Teresa, ventenni, lasciano la provincia e con le loro valigie piene di sogni e speranze, arrivano nella capitale. Roma doveva essere fonte di opportunità, libertà e sentimenti da vivere allo scoperto. Luca e Simone non erano riusciti a vivere il loro amore alla luce del sole. Il contesto in cui erano nati e vissuti non glielo aveva mai permesso. Anche Teresa era alla ricerca della sua realizzazione personale e sociale. Gli anni vissuti nella metropoli avevano regalato loro emozioni, ma non era stata l’oasi paradisiaca che pensavano e speravano. Quella città aveva infranto i loro sogni e li aveva fatti costantemente vivere a mezz’aria.
Una crisi a 360 gradi quella che vivono tutti i personaggi del romanzo. È crisi d’identità. Di sentimenti. Continua ricerca di punti di riferimento. La crisi li cambia, muta i rapporti tra le persone e fa crollare i sentimenti più autentici. Pochi riescono a rimanere se stessi e per essere felici la maggior parte deve accettare dei compromessi. Per non essere destinati a vivere per sempre a mezz’aria. Le vite a mezz’aria lasciano ferite latenti e alle volte uccidono. Ci stordiscono, non ci fanno dimenticare il vuoto che abbiamo davanti. Non fanno sconti a nessuno e seppelliscono le nostre anime, prima dei nostri corpi. Ci creano attese infinite e ci riempiono di gigantesche illusioni. Quando il tempo buono sarà trascorso, ci faranno guardare con gelo allo specchio mostrandoci una volta per tutte l’amara faccia della vita.


Raccontaci qualcosa di te: chi è Giuseppe Marco nella vita di tutti i giorni?
Nella vita di tutti i giorni sono un professionista in campo televisivo e nello specifico lavoro come Autore casting per un noto programma televisivo delle reti Mediaset.
Siamo tutti i giorni in diretta e pertanto trascorro la maggior parte del mio tempo all’interno degli studi televisivi. Ho la fortuna di fare un lavoro creativo e che mi appassiona.
Al mio impegno quotidiano affianco il mio lavoro di scrittura di format televisivi e crossmediali e mi dedico alla scrittura dei miei libri. Fin da piccolo la scrittura è stata la mia passione che si è poi trasformata nel mio lavoro di oggi che svolgo da quasi quindici anni.

Questo è il primo romanzo che pubblichi?
Vite a mezz’aria è il mio primo romanzo. In passato però ho già avuto modo di firmare altre pubblicazioni prevalentemente di carattere specialistico. Ho collaborato come autore alla scrittura di due edizioni dell’Annuario della televisione italiana (Guerini & Associati) e quando ero molto giovane ho anche scritto una silloge di poesie (Sensazioni) e una di queste dal titolo Nomi e parole venne anche inserita nell’Antologia dei poeti contemporanei.

Veniamo al libro, “Vite a mezz’aria”, Booksprint Edizioni. Com’è nata l’idea?
L’idea nasce soprattutto da una constatazione reale di quello che sta accadendo oggi alle giovani generazioni sempre più in crisi e alla deriva. Il lavoro che svolgo mi ha sicuramente permesso di entrare a contatto quotidianamente con le biografie di persone di qualsiasi età, provenienza ed estrazione sociale, oltre che fare un vero e proprio tuffo nelle vite degli altri. Il denominatore comune di tutte queste vite è la profonda insoddisfazione generata da un’infelicità dell’anima.

Ci racconti di che cosa parla? A quale genere appartiene?
Il genere in cui si può catalogare il mio romanzo è quello della narrativa contemporanea. I protagonisti di Vite a mezz’aria sono Simone, Luca, Teresa, tre giovani ragazzi ventenni che provengono da un piccolo paese della Calabria e si trasferiscono a Roma per motivi di studio. La loro è soprattutto una fuga da quella realtà per immergersi in un’altra (probabilmente) più grande di loro! Le partenze sono per Luca e Simone soprattutto di natura sentimentale, ma sono le loro vite che non riescono a decollare perché soffocate da un ambiente che li obbliga a nascondersi e mascherare la loro vera realtà. Questa è l’occasione per raccontare insieme due generazioni, quella dei ventenni e dei trentenni. I protagonisti di Vite a mezz’aria soltanto quando si trovano ad una festa a parlare con persone più grandi di loro di dieci anni si rendono conto che le vite di questi ultimi non sono migliori delle loro. I problemi sono gli stessi: la mancanza di un lavoro sicuro, l’impossibilità di riuscire a stringere relazioni sentimentali stabili, la chimera di una certezza per il futuro e le inevitabili paure che entrambe le generazioni si portano dentro.

Il tuo libro parla di una relazione omosessuale difficile, perché osteggiata da una mentalità provinciale. Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?
La lotta contro l’omofobia è sicuramente un impegno forte che mi sono preso nel momento in cui ho deciso di raccontare le paure di due ragazzi del Meridione nel vivere il loro amore prima nel loro paese di origine e in seguito a Roma (città in cui i due protagonisti Simone e Luca si trasferiscono). I casi di omofobia sono in costante aumento e a mio avviso non si può in alcun modo abbassare la guardia e nel mio piccolo ho voluto affrontare questa tematica. Credo fermamente che due persone dello stesso sesso possano amarsi allo stesso modo di una coppia tradizionale.
Non ho un target specifico di lettori e sicuramente questo non è soltanto un libro per omosessuali se è questo a cui ti riferisci. Vite a mezz’aria affronta molte tematiche di stretta attualità come il tema del lavoro, la crisi d’identità e l’incapacità di guardarsi allo specchio e riuscire a sorridere ancora con spensieratezza.
La cosa più bella che è potuta capitare e che per me è stata davvero inaspettata ad esempio è la grande attenzione che questo romanzo ha avuto nei bambini e adolescenti. Un gruppo di ragazzi quattordicenni di Napoli si sono appassionati al racconto di Vite a mezz’aria e guidati dal regista Gianluca Masone hanno persino realizzato un book trailer del romanzo raccontandolo secondo la loro interpretazione. Una delle gioie più belle che mi ha regalato Vite a mezz’aria.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico?
Dirò probabilmente una banalità ma è innegabile che tutto quello che un autore scrive in qualche modo lo coinvolga direttamente, per via diretta o indiretta. C’è sempre qualcosa di autobiografico nella scrittura di un romanzo (a volte non necessariamente accaduto in prima persona). Sicuramente i luoghi di origine del romanzo sono volutamente gli stessi da cui sono partito io quando a 19 anni ho preso la mia valigia, ho lasciato il mio paese di origine calabrese e mi sono trasferito a Roma per i miei studi universitari. Quando mia madre mi ha detto che preferiva vedermi studiare a Cosenza mi sono categoricamente rifiutato perché avevo ben chiaro quello che volevo fare nella vita. Il trasferimento a Roma aveva mire più lontane come quelle intraprese (a volte invano) dai protagonisti di Vite a mezz’aria. Il resto del racconto fa ovviamente parte della fantasia dello scrittore.

Per scrivere questo libro hai dovuto svolgere delle ricerche? 
Ho svolto una ricerca interiore, la stessa che faccio da sempre e che continuo a fare tutti i giorni cercando di migliorare (o forse in alcuni frangenti inconsapevolmente peggiorare?) la mia persona. Ogni personaggio di Vite a mezz’aria lavora molto su se stesso e in questo sicuramente c’è una grossa parte di me. Nella vita sono un istintivo, ma a volte mi sono reso conto che col tempo sono riuscito ad acquisire anche la capacità di riflettere e di contare fino a dieci prima di dare una risposta alla vita.

Attraverso questo tuo romanzo dal tema molto attuale, c’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare? 
Cerco di comunicare principalmente la volontà di non arrendersi. A volte le difficoltà nelle vita sono talmente tante da riuscire a scoraggiare chiunque. Ci sono troppe barriere da affrontare, troppi “raccomandati” nei posti di lavoro, sempre troppa poca voglia di tendere una mano al prossimo, eccessiva competizione non sana. A mio modo Vite a mezz’aria vuole essere un monito a non abbandonare i propri sogni e soprattutto a non smettere mai di abbracciare se stessi. Gli altri sono sempre troppo avari di abbracci.

Il finale chi l’ha deciso? Tu o i tuoi personaggi? O era inevitabile che finisse così?
Il finale mi è letteralmente scappato di mano. Avevo in mente evidentemente un altro finale, ma mentre lo scrivevo è decisamente cambiato in corso d’opera. Il finale è quello che non ti aspetti ma che è più reale che mai. Nella vita a volte si molla qualcosa perché non si ha il coraggio di accettare quella dimensione e altre volte si ottiene qualcosa perché senza nessuno scrupolo qualcuno ha deciso di vendere la propria anima. Nella vita c’è chi per esempio sceglie un matrimonio di copertura perché non ha il coraggio di accettare se stesso e si condanna definitivamente all’infelicità.

Grazie per essere stato con noi, Giuseppe. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.




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di Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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