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In primo piano

[Maternità] L'editoriale di Elena Genero Santoro e Francesca Cuzzocrea: donna, partorirai con dolore... anche troppo! Quando il parto diventa problematico, le testimonianze di alcune mamme


Voglio avere bambini, ma le mie amiche mi spaventano. Una di loro mi ha detto di aver avuto un travaglio di trentasei ore. Io non voglio neanche fare qualcosa di piacevole per trentasei ore!
(Rita Rudner)


Capita che qualche donna partorisca senza provare alcun dolore.
Una mia amica ha avuto il secondogenito in macchina, non ha fatto in tempo ad arrivare all’ospedale. La parte più difficile è stata stabilire il comune della nascita perché stava viaggiando su una statale e non era chiaro a che altezza fossero esattamente quando il marito, che la stava accompagnando, ha dovuto accostare perché ormai era fatta.
A un’altra signora, questa me l’hanno raccontata, è andata veramente di lusso: in ospedale, mentre si stava facendo una doccia calda e rilassante, l’infermiera le ha fatto notare la che testa del bambino era già tra le sue gambe.

Un’amica, Oriana Panìco, ha avuto un parto un po’ più laborioso, ma totalmente fisiologico. Mi scrive: "Parto in casa. Bellissimo, intenso, totalizzante, un'esperienza che mi ha coinvolto in ogni mia cellula, tessuto, organo, psiche, mente e spirito. Tredici ore di travaglio prima piano, piano poi in crescendo... Mi ricordo che quando non erano prodromi preparatori (come quelli di dieci giorni prima) ho iniziato a pulire casa e ad ogni contrazione mi accucciavo sulle ginocchia e vocalizzavo. Poi il travaglio, camminando, muovendo il bacino, vocalizzando, poi cercando le posizioni più confortevoli per riprendere energie tra una contrazione e l'altra... Tra una contrazione e l'altra pensavo a mio figlio che era tutto impegnato anche lui nel viaggio verso di me... A travaglio inoltrato la vasca di acqua calda.... Le punte più fastidiose e mordenti delle contrazioni che si attenuano nel benefico abbraccio dell'acqua calda.... Riesco ad addormentarmi tra una contrazione e l'altra e sogno vascelli in un mare tumultuoso... Perdo il tappo in acqua, mi si rompono le acque in acqua... Mi ristoro nel calore dell'acqua... Poi esco e vado sul letto... Cerco una posizione per il parto che è ormai prossimo. Piano piano, con i nostri tempi, il capo di Fabrizio fa capolino. Ricordo di aver provato bruciore e il timore di lacerarmi, ma ho pensato in un attimo di raziocinio "oramai ci siamo... di qui deve passare". Con una spinta accompagnata da un benefico senso di liberazione è emersa la testa, con una seconda spinta il resto del corpo e mio figlio era su di me... Ecco, il mio parto è stato rispettato, assecondato e custodito da due ostetriche meravigliose, di cui una al suo primo parto in casa..."

Le esperienze di parto positive sono molte e tutte diverse. Anche a seguito di un travaglio e di una fase espulsiva senza sconti, il ricordo può essere piacevole.
Talvolta però l’atto di mettere al mondo un figlio diventa un’esperienza talmente traumatizzante da fare decidere di non intraprendere altre gravidanze o di richiedere un cesareo programmato.
Faccio una doverosa premessa: l’Italia è, nel mondo, uno dei posti migliori in cui partorire. Gli ospedali sono sicuri e il personale è preparato. Non devono sconvolgere i casi che ogni tanto si leggono sui giornali in cui le partorienti muoiono. Purtroppo, in una minima percentuale, morire di parto è un fatto fisiologico. Ovviamente quando capita è tremendo per i congiunti. Ovviamente uno si domanda “perché a me, in un paese così progredito?”. Ed è chiaro che in caso di malasanità le colpe vadano accertate e punite. Ma ci sono anche gli eventi imprevedibili, le variabili aleatorie, le circostanze iellate che non sono colpa di nessuno e non dipendono dalla prevenzione. Il parto è un evento drammatico e di parto si può morire. Non nascondiamoci dietro un dito. Tuttavia, dicevo, in Italia non siamo messi male. Poi possiamo discutere su dove sia meglio fare crescere un figlio, ma per la nascita siamo competitivi.
Da un documento di Save the Children emerge che l’Italia è dodicesima e si piazza davanti a nazioni come Svizzera, Nuova Zelanda, Canada, Lussemburgo, Francia (23esima), Regno Unito (24esimo), Giappone (32esimo). Gli Usa sono solo al 33 esimo posto.
Quindi, in Italia in genere si sopravvive al parto per quanto riguarda l’aspetto fisico. Ma per la parte psicologica? E cosa dire del trattamento del dolore?
Perché, alla fine, il nodo è tutto qui. Ci sono parti che terminano felicemente, ma che sarebbero potuti andare molto, molto meglio. 

A volte, ma non sempre, la colpa è l’incuria del personale"Il mio parto è durato 36 ore tra travaglio con contrazioni regolari e nascita. La parte più dolorosa l’ho fatta di notte e le ostetriche pensavano più a sistemarsi il materasso per dormire che altro... dicevano che col fatto che sia il mio che il travaglio della ragazza che era con me nella stanzetta era il primo ci sarebbe voluto tanto e quindi potevano riposare..."

Altre volte, è proprio il panico che rende il parto più difficile di ciò che dovrebbe: È stato un bel parto... rimpiango solo di aver sbagliato a respirare e spingere, e il fatto che il male forse era così totale che paradossalmente non sentivo più nulla e non sentivo più le contrazioni nella fase espulsiva... Oltre a qualche vuoto di memoria, ma penso sia stata la stanchezza o l'adrenalina.”. Perché la teoria è una cosa, ma la pratica tutt’altro

Certo è che un trattamento a volte indelicato da parte delle ostetriche e del personale sanitario non aiuta la serenità interiore, come testimonia Giulia DenaroTravaglio traumatico, candeletta e obbligo di stare sdraiata ferma e monitorata per 10 ore. Non lo auguro a nessuno. Trauma assoluto. Bimbo nato sano e bello, ma sono riuscita a smettere di piangere dalla paura e dalla disperazione solo 6 ore dopo. Se durante il travaglio avessi avuto modo non sarei qui né io né mio figlio... mi hanno trattata come un animale fino a dirmi 5 minuti prima di partorire che da tempo avevano perso la speranza che mi dilatarsi ed aspettavano sofferenza fetale per farmi un cesareo d'urgenza. Non credo farò altri figli.”

Arriviamo al punto. Ogni tanto viene il dubbio che se sulla sicurezza del parto siamo al top, nella gestione del dolore siamo ancora nel terzo mondo. Per lo meno, in certe strutture. A volte gli ospedali non concedono l’epidurale perché il budget, semplicemente, non lo consente. Oltre a ciò ci sono alcune correnti di pensiero, radicate nella formazione ostetrica, secondo le quali il dolore è un atto dovuto per un buon parto e quindi, tolta una doccia calda, bisogna spurgarsela proprio tutta: il che conduce a una violenza inaudita contro il corpo delle donne. Ci sono delle ostetriche convinte che il parto debba essere naturale a tutti i costi e non è chiaro se ci credono veramente o se seguono alla lettera le linee guida per la riduzione dei cesarei. Certo è che in taluni casi, con l’obiettivo di seguire il protocollo fino allo stremo, si creano delle situazioni che con un po’ di flessibilità si sarebbero potute evitare e risolvere molto prima senza causare troppi traumi e, cosa ancora più grave, si arriva al limite della sofferenza fetale fino a rischiare la vita del bambino che deve nascere.

Ce lo racconta Francesca Cuzzocrea, che ha avuto un parto veloce, ma non sempre parto veloce è sinonimo di parto indolore: Travaglio veloce ma in fase espulsiva non avevo più contrazioni decenti. Dopo un'ora di spinte inefficaci dove mia figlia faceva avanti e indietro ed io stavo per svenire, mio marito infermiere si è arrabbiato con le ostetriche e le ha costrette a farmi l'ossitocina. Nel giro poi di mezz'ora è nata, ma io ero a pezzi, tremavo tanto da non riuscire a tenerla neanche in braccio.”

Ce lo racconta anche Gisella GorgoliniCerto, se il mio primo parto fosse stato diverso non mi sarebbe dispiaciuto... Mi si rompono le acque alle 21:00 del giovedì, in casa mia. Vedo scendere tanto sangue e poco dopo iniziano le prime contrazioni. Mio marito mi porta in ospedale dove i dolori si fanno più forti e il sangue continua a scendere grumoso, simile al ciclo abbondante. Il ginecologo di turno mi dice che è tutto ok, cosi ripete l’ostetrica durante le visite. Normale? A me non pare affatto, oltretutto la dilatazione è ferma a 3 centimetri e dopo 7 ore i dolori si bloccano da soli mentre il sangue continua a scendere imperterrito. Per farla breve alle 8 del mattino dopo un tracciato che indica sofferenza fetale mi fanno cesareo d'urgenza. Meno male, la bimba mi diranno poi, non sarebbe mai nata spontaneamente perché aveva la testa appoggiata da una parte. Con gli altri due figli ho avuto cesarei programmati.

Lo testimoniano altre due amiche.
La mia prima principessa e nata a 37 settimane di 4 kg. E’ stato molto doloroso ma ce l’ho fatta. Quando è nata la mia seconda principessa a 40 settimane di 4,770 kg. E’ stata una notte in cui pensavo di non farcela. La mia piccola è nata tutta livida e gli occhi pieni di sangue. Io penso che nei momento in cui si fanno i controlli ci si dovrebbe accorgere più o meno del peso del bambino... Ringrazio Dio che stiamo bene.
Martedì sera a 41+5 ad un giorno dal parto programmato indotto iniziano contrazioni, ogni 7/8 minuti, dolorose ma sopportabili. Dopo 4 ore perdo il tappo, decidiamo di andare in ospedale, scendo dall'auto e mi si rompono le acque. Mercoledì alle 17 con contrazioni ogni 5 minuti dalla mattina e con monitoraggio attaccato, ma ero dilata solo di 4cm. Decidono di darmi ossitocina, ore 19 inizio induzione con ossitocina via flebo. A mezzanotte ancora poco dilatata e un dolore atroce dalle contrazioni, sia nella schiena che davanti. Io ero sfinita con pure 37,5 di febbre e il bimbo che non voleva scendere, nel frattempo le acquee diventano scure e finalmente decidono di farmi un cesareo d'urgenza. Ore 01:37 di notte del giovedì è nato il nostro Francesco 3760kg 52cm. Se avrò un secondo bimbo: cesareo programmato senza ombra di dubbio!”



Ve lo racconto anche io, infine, il mio primo parto.
Premessa: al sesto mese di gravidanza ho avuto un problema al cuore e sono stata operata. Per settimane cardiologi e ginecologi hanno discusso se potevo partorire naturalmente e alla fine hanno deciso che sì, potevo, il cuore ormai era a posto. Alle 14:00 del giorno prima iniziano i prodromi. Sopporto stoicamente e non dico nulla ai parenti. Lo sa solo il mio compagno. La sera alle 22:00 i dolori cominciano ad essere più intensi, ma me ne faccio una ragione e cerco di dormire. Dormo da mezzanotte alle 3:00, poi mi sveglio per il gran male. Conto i minuti tra le contrazioni, dopo due ore capisco che è arrivato il momento di andare in ospedale. Ogni contrazione era già dolorosissima, ma in ospedale mi dicono che la dilatazione è appena all’inizio. Spurgo 8 ore (dalle 6:00 alle 14:00) di travaglio classico e molto, molto doloroso. Se avessi potuto chiedere l’epidurale lo avrei fatto, ma in quella struttura non era possibile. La vasca da bagno per il parto in acqua era già occupata, quindi niente. Tutte le cose che mi dicevano di fare mi davano fastidio. Cercavo di ascoltare musica, ma era solo un tormento. Leggere era insostenibile, distrarmi impensabile. Mangiare, neanche a parlarne. Avevo solo un male folle, con le contrazioni già a fondo scala da un bel pezzo. Ma il bello doveva ancora arrivare.
In quell’ospedale, dicono, fanno partorire in modo naturale anche i morti. Con me erano decisi a fare lo stesso e oggi, me ne rendo conto, è stata un’aggressione fisica bella e buona.
Alle 14:00 ero ben dilatata e le ostetriche avevano deciso che dovevo spingere. C’era solo un piccolo problema: non avevo spinte. Non avevo alcuna sensazione di dover spingere, solo un dolore che mi circondava e mi stritolava completamente. Avete presente quando prendete una spugna gonfia d’acqua e la strizzate con una mano fino a farla asciugare? Ecco, io mi sentivo come quella spugna. Ma loro volevano che io spingessi. Mi hanno fatto mettere in tutte le pose. Pancia in su, pancia in giù, accovacciata, lato destro, lato sinistro, in ginocchio. Mi hanno bucato le acque con due stecche di legno. Mi hanno fatto l’ossitocina che mi ha solo causato più dolore ancora. Io ero dilaniata, ma non avevo spinte. Io a un certo punto urlavo: "Tagliatemi, basta, non ce la faccio più, vi prego!".
Poi mi hanno ancora portato in una sala parto fredda, mi hanno messa su un tavolo di ferro inclinato e continuavano a dire: "... eppure ci sono i capelli della bambina, li vedo". Niente da fare, non riuscivo a spingere. Alla fine il medico ha detto: "Vabbé, visto che c’è stato anche quel problema al cuore, facciamo il cesareo".
Mi hanno fatto firmare un pezzo di carta (quando ho rivisto la firma svolazzante che saliva verso l’alto tra una contrazione e l’altra mi veniva quasi da ridere). Quel che ho firmato l’ho scoperto solo dopo ma in quel momento avrei fatto qualunque cosa, pur di far cessare quel dolore infinito. Poi, tra una contrazione e l’altra (le avevo ogni 20 secondi) l’anestesista mi ha fatto la spinale e finalmente è passato tutto.
Mia figlia è poi nata alle 17:26.
Alle 18:00, orario di visita, sono arrivati tutti i parenti e addio privacy, addio dignità. Non ho avuto nemmeno la possibilità di restare da sola con mia figlia. In compenso hanno potuto ammirare e immortalare il mio colorito verdognolo. In quel momento nessuno ci ha fatto caso, erano tutti comprensibilmente presi dalla bambina, ma a distanza di anni tutte le foto incorniciate a casa dei miei parenti ancora mi danno fastidio e mi ricordano un momento tutto sommato imbarazzante, oltre che doloroso, che avrei voluto tenere per me. Invece da quel parto sciagurato non ho ricavato nemmeno un po’ di intimità, un po’ di rispetto per le mie emozioni.
A lungo sono stata convinta che quella fosse la dolorosa e la doverosa prassi.
In seguito ho scoperto che un’amica, in un altro ospedale, aveva avuto un travaglio molto simile al mio, ma dopo venti minuti di non-spinte i medici l’avevano tagliata senza tergiversare oltre e risparmiandole tre ore di supplizio completamente inutile.
Ovviamente il mio secondogenito è nato con un cesareo programmato. L’aspetto curioso è che le più propense al parto naturale, almeno nel mio ospedale, sono solo le ostetriche, che però la fanno da padrone. I ginecologi sono più morbidi e al bisogno si avvalgono del bisturi. E a cosa è servito tutto questo? Subire praticamente un parto doppio, con tutti i disagi del naturale e del cesareo insieme, soffrire per tre interminabili ore più dello strettamente necessario, quali vantaggi ha portato? Assolutamente nessuno, infatti il giorno dopo ero completamente collassata, piena di tachicardie, spossata fino allo svenimento. E tuttavia dovevo allattare.
E pensare che, a differenza di altre ragazze che avevano frequentato con me il corso preparto, io mi ero presentata all’appuntamento tranquilla, conscia che poteva non essere una passeggiata, ma fondamentalmente, incoscientemente serena.

E proprio parlando dell’incoscienza con cui si arriva al parto lascio la parola a Francesca Cuzzocrea che fa un invito a doppio binario, alle ostetriche e, più in generale, agli operatori che seguono gravidanza e parto.
Quante volte avrete detto alle donne che il loro stato d’animo, più fragile e delicato, dipende dalla tempesta ormonale a cui sono soggette. Bene, allora vi invito a credere alle parole che dite. Credeteci e non limitatevi a dirle, perché non c’è nulla di peggio per una donna incinta di essere guardata con uno sguardo giudicante per aver deciso di sottoporsi ad un cesareo o per aver chiesto l’epidurale o il gas anestetico. Non sapete chi avete davanti e che bagaglio di esperienze quella donna porta con sé per arrivare a certe scelte.
Siate “sincere” nei corsi preparto. Perché se è vero da una parte che non bisogna far terrorismo psicologico sul parto, non è neanche corretto fare disinformazione. Al mio corso un’ostetrica mi disse di portare libri durante il travaglio perché “avrai tempo a disposizione”. E poi ancora disse “ti stupirai di quanto dormirai tra una contrazione e l’altra, addirittura sognerai!”. Adesso, capisco che ci siano donne fortunate che neanche si accorgono delle doglie, ma sarebbe meglio evitare di usare casi infrequenti come se fossero la norma perché il rischio è che le donne non siano poi preparate emotivamente a gestire il dolore del travaglio.
Alle donne che stanno per cimentarsi in questa esperienza unica che è il parto, vorrei invece dire di informarsi bene, di non aver paura di fare domande ai professionisti che vi seguono. Se non siete soddisfatte delle loro risposte chiedete ad altri. Meritate di essere seguite nel modo migliore che vi si addice. Se avete timore di incontrare in sala parto un’ostetrica dalla mentalità troppo rigida o che, più semplicemente, non conoscete, sappiate che è possibile farsi seguire da un’ostetrica di fiducia per tutta la gravidanza e parto.

Concludiamo infine con la storia di Samantha Papiro, la cui brutta avventura è forse la più traumatica di tutte, senza nulla togliere alle altre. Nel suo caso si è sfiorata la tragedia per malasanità.
Ospedale di Lentini (Siracusa) ho rotto le acque il 24 dicembre alle 18:00 ricoverata alle 20:00 inizio il travaglio per induzione il 25 nel primo pomeriggio, alle 22:00 nel giorno di Natale sola in una stanza nella sale parto ho iniziato a bestemmiare in aramaico antico a gridare aiuto a supplicare i dottori che, evidentemente erano impegnati a fare altro la notte di Natale. Verso le 2:00 del mattino l'ostetrica dice "non c'è più battito"... in due secondi la stanza si è riempita di dottori e infermieri mi hanno messo una penna in mano e mi hanno "aiutata" a firmare un foglio; mi hanno trasferita in una sala era tutto in acciaio sentivo un freddo spaventoso, ho chiesto ad una dottoressa "Perché ho così tanto freddo?" mi ha risposto "Adesso dobbiamo pensare a salvare il bambino a lei penseremo dopo"... Alle 5:20 del mattino è nato mio figlio con un taglio cesareo d'urgenza... per fortuna stiamo bene tutti e due, ora lui ha 14 mesi ma non auguro a nessuno la mia esperienza.

Ecco, questo no, non deve proprio accadere.
Ma alla fine, se siamo sopravvissute, se i nostri bambini sono in salute, tutto si supera.

C’è un potere che entra nelle donne quando partoriscono. Le donne non lo chiedono, ne vengono semplicemente invase. Si accumula come nuvole all’orizzonte e passa attraverso di loro, portando il bambino con sé.
(Sheryl Feldman)

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

Francesca Cuzzocrea
Torinese classe 1982, laureata in Scienze dell'educazione, ha lavorato per qualche anno con minori disabili e disagiati e, dal 2010 ad oggi, con anziani con deterioramento cognitivo. Da queste ultime esperienze lavorative nasce il suo primo libro.
Mi hanno fatto sedere qui, Lettere Animate Edizioni

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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2 commenti:

  1. E' pazzesco quello che ho letto! Io ho partorito in Francia, quasi 18 anni fa la prima volta, poi due anni dopo. Sono state due esperienze incredibilmente affascinanti, fantastiche nonostante i problemi e i dolori. Assistenza delle ostetriche, dei medici, peridurale obbligata per il primo, dopo una decina di ore. Niente per la seconda, volevo davvero sperimentare un parto tradizionale. Ricordo quasi con nostalgia quei giorni e quei momenti stupendi! Peccato quello che sento dell'Italia. In efetti poco dopo il mio primo parto sono stata a visitare un'amica e l'impressione che ho avuto dell'ospedale e del reparto erano davvero orribili. Come se si trattasse di una malattia. A me l'hanno fatto vivere come un istante privilegiato di magia! Paola Casadei

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  2. E' pazzesco quello che ho letto! Io ho partorito in Francia, quasi 18 anni fa la prima volta, poi due anni dopo. Sono state due esperienze incredibilmente affascinanti, fantastiche nonostante i problemi e i dolori. Assistenza delle ostetriche, dei medici, peridurale obbligata per il primo, dopo una decina di ore. Niente per la seconda, volevo davvero sperimentare un parto tradizionale. Ricordo quasi con nostalgia quei giorni e quei momenti stupendi! Peccato quello che sento dell'Italia. In efetti poco dopo il mio primo parto sono stata a visitare un'amica e l'impressione che ho avuto dell'ospedale e del reparto erano davvero orribili. Come se si trattasse di una malattia. A me l'hanno fatto vivere come un istante privilegiato di magia! Paola Casadei

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