• Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scritri della accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto

In primo piano

[Libri] "La vita che volevo" di Lorenzo Licalzi, recensione di Andrea Pistoia

La-vita-che-volevo-Lorenzo-Licalzi-recensione

La vita che volevo di Lorenzo Licalzi, BUR, 2011. Chi non ha mai rimpianto un'occasione mancata o una decisione che non ha preso?

Alzi la mano chi non ha mai rimpianto un’occasione mancata o fantasticato su un’esistenza.
Questo è il concetto su cui gravitano tutti i protagonisti del romanzo; personaggi con un loro destino, con dei rimpianti e una vita che sta stretta e che vorrebbero cambiare, rendere migliore. Storie che spesso s’intrecciano e mostrano una situazione da due prospettive diverse, in cui ognuno deve affrontare i grandi e piccoli imprevisti di una scelta o del caso, in un susseguirsi di episodi divertenti o drammatici.
Nasce così "La vita che volevo" di Lorenzo Licalzi (vedi anche "7 uomini d’oro" di Lorenzo Licalzi), un romanzo con una struttura solida, con colpi di scena dietro l’angolo ed episodi variopinti che lasciano il segno, dove alcuni sono legati indissolubilmente ai successivi mentre altri non hanno un seguito, e personaggi a volte della porta accanto, altre volte estremi e borderline, certamente caratterizzati sapientemente.
Per quanto mi riguarda, alcune storie mi hanno colpito e conquistato più di altre: i ragazzi che filosofeggiavano fumandosi spinelli l’ho trovato decisamente divertente (e, ammettiamolo, anche realistico) e la banale partita a carte che sfocia in una dissertazione sulla realtà e sull’amore un episodio che è accaduto a tutti almeno una volta nella vita.
Mi ha conquistato anche il capitolo dove l’autore si mette a nudo raccontando quale sia stato il percorso che l’ha condotto fino a diventare uno scrittore, cosa preveda di realizzare nel suo prossimo futuro e come sarebbe stata la sua vita se non avesse intrapreso questa professione.
Ho trovato, d’altro canto, un paio di storie pesanti, dato che mostrano l’altra faccia dell’uomo (quella che lo rende un animale violento, sadico e senz’anima). Una di queste è stata, per la mia sensibilità, talmente disturbante che ho fatto fatica a concludere la lettura, in quanto descrive talmente bene e con tale trasporto una certa situazione (niente spoiler, tranquilli) che ad immedesimarsi toglie il respiro dal disgusto.
"La vita che volevo" è un romanzo veloce da leggere, poco più di duecento pagine, alterna momenti comici a riflessivi a tragici, non annoia mai e pone degli interrogativi su cui riflettere con una scrittura semplice e alla portata di tutti.
Lorenzo Licalzi usa il suo collaudato, e per questo accattivante, linguaggio di sempre per adattarsi di volta in volta al registro narrativo, offrendo, con una comprovata maestria, il giusto peso ed impatto emotivo ai singoli episodi.
Di conseguenza, pur non ponendolo sul podio dei miei romanzi preferiti scritti dall’autore, merita comunque di entrare nella mia libreria personale e di essere considerato ‘soldi ben spesi’ (dieci euro per un buon libro che volete che siano?).

La-vita-che-volevo

La vita che volevo

"Era questa la vita che volevi?" Alzi la mano chi può rispondere di sì. Chi non ha mai rimpianto un'occasione mancata o una decisione che non ha preso. E non ha mai fantasticato un'altra vita; la vita che, forse, voleva davvero. È quel che succede ai personaggi di questo libro lieve e imprevedibile: Laura che credeva di aver fatto pace con gli uomini e non sa che la guerra è appena cominciata; Maddalena che ha sbagliato incrocio e ha perso la sua unica chance; Lorenzo che, grazie a uno sguardo, finalmente apre gli occhi; Patrizia e Carla, casalinga l'una, donna in carriera l'altra, che fanno i conti con la stessa "assenza di fondo", mentre i mariti giocano a un tavolo di poker il loro "ultimo giro". Uomini e donne che si guardano indietro, o allo specchio, e scoprono, con sorpresa, curiosità o spavento, che come dice Lorenzo: "lo di vite ne avrei potute fare almeno cinque o sei". Perché le vie del destino sono infinite, e se è vero che Dio ha inserito nelle nostre esistenze la variabile "caso" per movimentare un po' la situazione, è anche vero che a volte del caso nemmeno ci accorgiamo, perché fa capolino nelle cose più piccole: una sveglia che non suona, un numero di telefono sbagliato, un caffè preso in un bar diverso dal solito. Ma non c'è motivo di disperare: forse, sembra suggerire Licalzi con il tono scanzonato di sempre, tutte le vite che avremmo voluto le stiamo vivendo, proprio ora, in altri universi, in cui altri noi sono alle prese con altre storie.

di Lorenzo Licalzi | BUR | Narrativa
ISBN 9788817053679 | cartaceo 8,50€  Acquista | ebook 5,99€
Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), YoucanPrint.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
    Commenta con Blogger
    Commenta con Facebook

0 commenti:

Posta un commento

Ti siamo davvero riconoscenti per il tempo che ci hai dedicato. Se sei stato bene in nostra compagnia, perché non ci lasci un commento o ci offri un caffè? Grazie!

Breaking News

Dal nostro archivio

La Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze, per dire basta alle spose bambine, una rivoluzione (arancione) necessaria, di Stefania Bergo

Oggi si celebra in tutto il mondo la V Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze . Una giornata di sensibilizzazione, per il d...