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In primo piano

[Scrittori] Intervista ad Antonio Menna, a cura di Paola Casadei

Intervista-ad-Antonio-Menna

Un caffè con Antonio Menna, in tutte le librerie con il suo ultimo romanzo Il mistero dell'orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli, edito da Guanda.

Ciao Antonio. Ti ho incontrato a Montpellier, alla Comédie du Livre. Eri uno dei soli 35 autori italiani invitati a una manifestazione molto importante per la Francia. Un evento per la città dove vivo. Mi racconti un po’ di te? 
Da dove comincio? Mi viene sempre di farlo con uno sguardo in avanti. Sono uno che spera di riuscire ancora a scrivere qualcosa che abbia un senso. Spero, anzi, di trovarlo un senso nelle cose da scrivere. Sono uno, in verità, fermo a pensare. Un po' incantato, in questo momento. A Napoli, incantato si dice anche dei meccanismi che non vogliono funzionare. Ecco, ho l'incanto del guasto. Sono uno fermo che spera di rimettersi in moto.

Chi sei e chi eri prima di scrivere? 
La stessa persona, direi, se non molto più compromesso con la vita, per gli anni che passano. La scrittura, per me, non ha segnato una fontiera. C'è stato sicuramente un tempo senza, un tempo prima ma non ne ho quasi memoria. Da che ricordo, ho sempre pensato alle storie. Quelle da leggere, innanzitutto. Cercare le storie ovunque. Poi quelle da raccontare. Poi la lingua giusta per ognuna.

Io so solo che sei di Napoli e che l’amore per la tua città trabocca da tutti i pori.
Beh, non proprio. Intanto sono nato a Potenza, dove ho vissuto i primi dieci anni della mia vita. È un luogo di cui ricordo poco nei dettagli ma molto nelle emozioni. Ho un legame emotivo con quella città, anche se ci sono tornato raramente. In realtà, sono sempre stato napoletano, anche a Potenza. I miei genitori sono napoletani e si trovavano lì per lavoro, temporaneamente. Tutta la mia cultura, la mia formazione, è napoletana. E poi dai dieci anni, lo sono diventato anche fisicamente. Amore per Napoli? Non lo so. È un tema enorme, questo qui. Io provo sempre a dire che Napoli è solo una città. Lo faccio per svestire tutta l'epica, a volte insopportabile, su questo luogo. Ma so che anche io che una città non è mai solo una città.

Come è nata l’idea del libro? Intanto complimenti: il titolo è straordinario! Un’ispirazione improvvisa o un pensiero meditato negli anni? Di cosa parla? 
L'orso marsicano ucciso nei Quartieri Spagnoli è per un verso, una immagine curiosa, improvvisa, che mi è venuta in mente un giorno. Uno spunto investigativo diverso dal solito. Una cosa innaturale da cui dipanare un mistero. Nella narrazione, però, questo episodio diventa via via meno importante e si apre come uno scrigno di fatti, persone, luoghi che, credo, sono cresciuti dentro di me a lungo, si sono formati anche dentro altre narrazioni e poi hanno preso una loro forma - forse finale - con questo romanzo.

Come ti è capitato che fosse tradotto in Francese?
In verità il mio editore francese - Liana Levi - lo ha letto quando il romanzo non era ancora stato pubblicato in Italia e lo ha voluto. Così mi sono ritrovato con due editori, uno italiano e uno francese, prima ancora che il libro fosse pubblicato. È stata una cosa insolita, e bella.

Ti sei divertito alla Comedie du Livre di Montpellier? Ti divertono i saloni del libro?
 In genere le manifestazioni letterarie che preferisco sono quelle che non mi invitano, cioè quelle dove posso girare da lettore, in libertà. Non che mi divertano molto ma a volte si trovano spunti interessanti. Sono stato molto bene alla Comedie, e sono rimasto sorpreso dalla straordinaria organizzazione e anche dall'incredibile accoglienza. Credevo che ai miei incontri non sarebbe venuto nessuno. Anzi, "mi chiedevo chi verrà mai?". Invece ho trovato sale piene, lettori attenti, e copie tutte vendute!

Hai altre passioni o hobby, che coltivi nel tempo libero?
Leggo, ovviamente. Mi piace correre, vado in palestra. E mangio. È una lotta tra questi due fattori. Un levare e mettere calorie. Il mio hobby è mandare in confusione il mio metabolismo. Poi viaggio. Ho bisogno di andare, di lasciarmi le cose alle spalle.

L’ispirazione ha mille modi di bussare alla porta. Tu dove cerchi le tue fonti di ispirazione? Come nascono i tuoi lavori?
Io sono molto ancorato alla realtà, come autore. Mi guardo molto intorno. Deve essere la formazione giornalistica ma ho uno sguardo attento sulla cronaca, e poi la impasto nella narrativa. E' difficile che faccia grandi voli di fantasia, nella mia attività narrativa.

Quando sei all’opera, come ti piace scrivere: in silenzio, con la musica, a orari fissi...
Il silenzio, nel luogo dove vivo, cala solo dalle quattro alle cinque del mattino. C'è un costante sottofondo di voci, rombi di moto, persone, musiche. Ormai è un rumore a cui sono abituato. Scrivo, in verità, quando posso perchè devo far convivere la narrativa con il mio lavoro principale, quindi ingaggio una lotta continua su quale sia l'attività preminente. A volte, una. A volta, l'altra.

Quanto pensi che lo scrittore debba mettersi nei panni del o della protagonista?
Scrivere un romanzo è dirigere una orchestra, dal mio punto di vista. Poi, dipende dalla storia che vuoi raccontare, da come intendi raccontarla. Ci possono essere narrazioni più raccolte sul protagonista e lì l'identificazione è naturale. Ma io credo che un autore metta di sé ovunque in un romanzo, anche in due battute di un passante.

Hai modelli letterari o artistici in mente?
Sono un lettore molto esigente. E come autore non piacerei al lettore che sono. Diciamo che evito di darmi modelli troppo alti per le mie capacità. Guardo con molto interesse alla no fiction novel, al romanzo che si aggancia alla realtà, e mi piace molto anche l'autofiction. Non so se riuscitò mai a scrivere qualcosa in questo senso.

Quando scrivi hai in mente un tipo di lettore, o comunque pensi a qualcuno in particolare che potrebbe ridere, soffrire, approvare, arrabbiarsi con te? 
Quando scrivo mi do un macro obiettivo, quello di non far sbadigliare chi legge. Non voglio che il mio lettore si annoi. Il che non significa che deve divertirsi. Ma deve appassionarsi. Cioè, quello che sta leggendo deve tenergli accesa l'attenzione. Questo non è facile, anche perchè i lettori sono molto diversi tra loro. Ma a me piace immaginare che anche un lettore non abituale possa entrare in un mio romanzo e appassionarsi alla lettura.

Hai progetti o un sogno nel cassetto?
Progetti letterari strutturati, no. Ho qualche idea in corso, diciamo così. Ma tutta da definire. Direi che questo è un momento di fermo, per me. Ho fatto un po' una corsa in questi anni. Ho scritto in fretta, ho pubblicato molto. Oggi rifletto, cerco di capire se ho ancora cose da dire, e come dirle, e soprattutto se si sente il bisogno che io le dica.

Vuoi lasciare un messaggio per i più giovani o per gli scrittori emergenti? 
Il messaggio è semplice: scrivere, provarci. Consiglierei loro di non avere la fretta di pubblicare a qualsiasi costo. Oggi è abbastanza semplice farsi stampare un libro. I costi sono bassi, gli editori sono tantissimi. Si fanno tirature irrisorie. Un libro ormai si autofinanzia anche solo vendendolo a pochi amici e parenti. Ma proprio per questo, tutti pubblicano, soprattutto con microsigle, e pubblicare è diventato quasi un vezzo narcisistico. Allora, se un giovane sente davvero di avere delle cose da dire, allora gli direi di capire se è un bisogno vero o solo vanità, poi di scrivere senza ossessionarsi, aspettando di essere pronto per pubblicare bene. Ecco, direi che oggi non conta pubblicare (lo fanno tutti) ma pubblicare bene. Entrare in un catalogo di senso, con un editore che progetta, che investe, che distribuisce, che non sia improvvisato. Un editore vero. Ce ne sono ancora, in questo mare magnum di autoreferenzialità. Non sono tanti ma ci sono. Vale la pena di aspettare che uno di loro si accorga di te. 

Grazie Antonio, grazie davvero. Mi auguro che ti leggano in tanti! Buon lavoro. 


Il mistero dell'orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli

Un orso morto nel bel mezzo di un vicolo di Napoli è una notizia. Se poi l'orso è stato ucciso con tre colpi di pistola, è anche un'occasione: almeno per Tony Perduto, cronista freelance, a cui lo scoop può fruttare la rara fortuna di un pezzo in prima pagina. E anche qualche articolo di costume: dalle interviste ai suoi pittoreschi vicini dei bassi fino al consulto con Giacchino Totip, esperto di numeri del Lotto. A Tony però non basta il colore locale, vuole capire. Mentre la polizia archivia il caso come un avvertimento di camorra, lui non si dà per vinto. Assieme a Marinella, amica dall'abbagliante sorriso, si lancia in un'indagine che lo porterà da uno zoo deserto (ma non abbastanza) a un circo malfamato, e da lì fino ai cunicoli che percorrono il ventre oscuro della città, e che racchiudono molti segreti.

di Antonio Menna | Guanda | Giallo
ISBN 978-8823509634 | cartaceo 14,03€ Acquista



Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.
Malgré-nous. Contro la nostra volontà, traduzione, Ensemble Edizioni.
Dal buio alla luce. Il bisso marino e Chiara Vigo, traduzione, Cartabianca Editore.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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