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In primo piano

"Titanic: the artifacts exhibition", dal 18 marzo al 25 giugno a Torino, di Elena Genero Santoro


Titanic the artifact exhibition: a Torino, dal 18 marzo al 25 giugno, in mostra i progetti, i sogni e le storie del Titanic che,  a cent’anni di distanza, ancora affascina e sconvolge.

A Torino è iniziata un mese fa la mostra sul Titanic, Titanic the artifact exhibition, che sono andata a vedere su richiesta di mio figlio più piccolo, il quale, nonostante la sua giovane età, è appassionato del Titanic alla follia tanto da meritarsi il soprannome di “piccolo titanologo”. 
Un giorno di circa un anno fa ha visto il film di James Cameron, o meglio, il film era iniziato in tv e io supponevo che dopo un po’ mio figlio si sarebbe stancato e si sarebbe addormentato. Invece è riuscito a guardarlo fino all’ultima scena (morte di Jack Dawson/Leonardo Di Caprio compresa) e da quel momento è rimasto folgorato. Rassicurato sul fatto che col Titanic non fossero morti bambini (non ditegli la verità, per favore), si è fatto abbagliare dal capolavoro di ingegneria navale più sfortunato della storia. Si è fatto comprare libri, il film in dvd e un modellino in plastica poco fedele con cui lui fa il bagnetto. Conosce a menadito la dinamica dell’affondamento e disegna la nave con i camini fino allo sfinimento. 
Ovviamente, per stare dietro alla sua passione, su sto povero Titanic mi sono dovuta documentare anche io e quindi i contenuti della mostra attualmente allestita non erano, per me, obiettivamente, una novità. Né, devo dire, la mostra era poi tanto adatta a un bambino di cinque anni, per quanto appassionato: c’erano molti contenuti scritti (anche con parecchi refusi, per essere sinceri, cosa mai vista in una mostra in Italia), varie foto e poca interattività.

La mostra è partita un mese fa e promette di avere successo, vista la coda di persone fuori dall’ingresso. Evidentemente il Titanic, a cent’anni di distanza, ancora affascina e sconvolge.

titanic-the-artifacts-exhbition

Si inizia ovviamente con una sezione dedicata al progetto e alla costruzione della nave, poi alla descrizione della stessa, alla maestosità del progetto e all’ambizione degli intenti, al comfort di tutte le cabine, persino di quelle di terza classe che, per quanto modeste, erano le migliori confrontate con quelle degli altri transatlantici dell’epoca. Viene illustrato persino il menù, diverso per ognuna delle tre classi, ma niente affatto male, nemmeno per i passeggeri della terza classe. In questa sezione della mostra sono stati ricostruiti un corridoio, una cabina di prima classe e una cabina di terza classe.
Poi, si passa al momento della sciagura, alle fasi dell’affondamento, e qui si capisce che, quando si verifica una tragedia di dimensioni ciclopiche, non conta solo la sfortuna, ma c’è sempre una serie di concause e di idiozie che vengono messe in atto in varie fasi. In questo caso, prima ci si sono messi i progettisti, che hanno previsto solo venti scialuppe anziché trentadue (e comunque erano nei limiti di legge per l’epoca), poi c’è stata la questione dei rivetti di bassa qualità sulla scocca di ferro, infine l’ambizione del capitano che voleva concludere la sua carriera arrivando a New York con un giorno di anticipo (era la sua ultima traversata), per non parlare dei binocoli dimenticati in un baule in una sera di nebbia e ghiaccio, per cui le vedette avevano pochissima visibilità.
Nella mostra è stata predisposta persino una parete di ghiaccio - l’iceberg - toccabile, per far capire quanto fosse fredda l’acqua in cui i passeggeri caddero quella notte, infatti la maggior parte di loro non morì per annegamento, ma per assideramento.

E poi ci sono le storie dei passeggeri, le loro vite, gli oggetti personali che sono stati ritrovati.

Dalle boccette di profumo alle scarpe, dai rasoi Gillette a un paio di scarpe. Maria Salvata, un’italiana che era sul Titanic nella pancia di sua madre e poi è vissuta fino a novantasei anni; Molly Brown “l’inaffondabile”, attivista americana che aiutò a salvare altre persone; Millvina, l’ultima superstite morta a novantasette anni nel 2009.
Perché la peculiarità della mostra è proprio questa: sono presentanti, chiusi in teche, tutta una serie di reperti ripescati dal fondo del mare, non solo gli oggetti personali, ma anche parti della nave, bulloni, attrezzi, arredamento, suppellettili presenti nelle cabine. Ci sono tazze, bicchieri, cucchiai e persino un servizio di piatti rimasto intonso. Nella foto del ritrovamento erano ancora tutti ordinati, in fondo al mare.
Tutti questi reperti sono stati ciò che davvero mi ha commosso e che ho cercato di fare capire ai miei figli: ciò che stava dietro al vetro non era solo un pezzo di ceramica o di ferro, era invece il protagonista e il testimone di un pezzo drammatico della storia del secolo scorso. Era un oggetto che parlava, che raccontava la vita e le abitudini di chi sul Titanic ci era stato. Era qualcosa che avvicinava davvero a quella gente, era il punto di congiunzione tra il passato e il presente, tra i passeggeri e noi visitatori. Per un attimo ho avuto l’illusione di essere sul Titanic pure io, di essere entrata in contatto con quella realtà e quella tragedia, con quelle persone. Personalmente, a livello emotivo mi hanno coinvolto di più gli oggetti, anche minuscoli, che le ricostruzioni degli ambienti, che pure sono suggestive.

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Del Titanic si sta tentando di recuperare tutto il possibile in questi anni perché si stima che entro novant’anni non esisterà più nulla. 

I batteri, la ruggine, la pressione dell’acqua stanno disintegrando tutto quello che c’era. Recuperare il relitto sarebbe comunque impossibile, quindi ciò che si può fare, si deve fare adesso.
Il mio rispetto per tutto quello che era esposto rasentava il religioso. Poi l’incanto è stato rotto dal negozio di souvenir dove paccottiglia di varia natura e forma, tipo le riproduzioni pacchiane delle stoviglie ritrovate, viene venduta a un prezzo improponibile. Eppure, in mezzo a tanto ciarpame, erano esposti anche dei bei libri, tra cui “L’onda lunga del Titanic” di Tiziana Viganò e “Biglietto di terza classe” della nostra Silvia Pattarini, che racconta una traversata atlantica agli inizi del secolo scorso (andata per fortuna a buon fine) e descrive, tra le altre cose, proprio le condizioni di viaggio dei passeggeri di terza classe.
Per maggiori dettagli sugli orari della mostra e i prezzi dei biglietti, consultate il sito www.mostratitanic.it.
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Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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