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Viaggio in Amazzonia: Tambo Blanquillo e ritorno a Cusco

Viaggio in Amazzonia: Tambo Blanquillo e ritorno a Cusco

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. Amazzonia, ultimo tratto di un emozionante viaggio nel Parco del Manu: Tambo Blanquillo e ritorno a Cusco, dove tutto ha avuto inizio.



27 maggio: Tambo Blanquillo.

Oggi giornata in barca, ridiscendiamo il Manu fino al Madre de Dios e poi giù fino al Tambo Blanquillo. Lungo le rive alberi fioriti di giallo e di arancio, niente giaguaro questa volta e anche pochi caimani, in compenso il solito spettacolo offerto dagli uccelli, un gruppo di grosse anatre su una riva sabbiosa, una sussiegosa cicogna dal collo rosso – è un jabiru, indica Darwin, e quello è un arauco – e quelli che volano a pelo d’acqua? – sono pico tijera, arano col becco l’acqua per prendere i pesci in superficie.
Sosta alla stessa spiaggia dell’andata, nessun caimano in vista ma – no, non ci allontaniamo.
Quattro ore di barca, a Boca Manu il cellulare prende – sì sono ancora vivo –, tranquillizzo mia moglie. Pranzo e siesta in barca tutti intabarrati, fa freddo.
Dall’attracco sulla riva al Tambo Blanquillo c’è un quarto d’ora di camminata – il fiume si è spostato, si scusa il ragazzo del lodge che è venuto a riceverci. Un’ora di relax poi via di nuovo in barca verso il Cocha Camungo – c’è una piattaforma su un albero altissimo, ci dice il nostro accompagnatore, sarà la solita esagerazione penso, ma l’albero c’è e la piattaforma è davvero alta, 50 e passa metri, uccellini vari tra i rami, tre coppie di pappagalli ara che tornano al nido, scatto una foto ma manco li ho inquadrati, e in basso la lanca del Cocha Camungo.


Avete visto un tapiro su nel Manu? 

No? Stasera lo vedrete – ci preannuncia una guida del lodge e il tapiro arriva davvero col buio, era un trovatello cresciuto dal personale del tambo, adesso è un maschio poderoso, se lo accarezzi sembra di toccare una massa di ferro, viene a mangiare qualche frutto dalle mani della guida – è stato attaccato da un giaguaro – e ci mostra il segno di una graffiata sul dorso – ma adesso ha messo su famiglia, la femmina e il piccolo non osano venire qui ma gironzolano nei paraggi.
Tutti stanchi, a letto presto – cos’è questo rumore? – è il tapiro che è entrato in camerata, Chen gli sta simpatico, tocca a lui portarlo fuori.



28 maggio, lo spettacolo della natura: 20 specie di pappagalli, falchetti, caimani e lontre giganti

Il moroso di Stefanie deve avere un peso specifico particolare perché affonda nel fango della riva e non c’è mezzo di schiodarlo ma alla fine anche lui arriva alla collpa dei pappagalli, una falesia argillosa alta cinque o sei metri che corre lungo la riva di una lanca abbandonata. Basta avere pazienza ma lo spettacolo è assicurato, ci garantisce la guida, tutti nel lungo capanno su palafitte di fronte alla falesia in attesa dei pappagalli, più di 20 specie sono quelle dipinte su un cartellone per l’identificazione.
Ore 6:30, niente in vista.
Ore 7:30, una ventina di pappagalli verdi con spalle rosse e altri dalla testa blu su un albero rinsecchito.
Ore 8:00, non scendono a beccare l’argilla, volano via, in cielo poco dopo volteggia un grande rapace.
Ore 8:30, arrivano i primi macao, Ara chloropterus secondo il tabellone, bellissimi, rossi e blu.
Ore 10:00, saranno almeno una cinquantina sui bambù e sulle palme sopra la falesia, sembra di vedere una decorazione natalizia, ma non scendono, c’è un falchetto in basso che aspetta.
Ore 10:30, il falchetto se n’è andato e il primo ara scende a beccare l’argilla, in dieci minuti sono tutti giù in un tripudio di rossi e di blu.
Ore 10:45, non so cosa sia successo, tutti volano via assieme, una virata davanti al nostro capanno e poi scompaiono dietro gli alberi della foresta.
Pazienza messa a dura prova ma ne è valsa la pena: uno spettacolo!


Pomeriggio sul Cocha Blanc. 

Il vecchietto che custodisce il riparo della zattera vive lì da solo, ogni tanto gli portano da mangiare e una volta sono andati in barca a recuperarlo quando il fiume in piena ha inondato il lago ed è arrivato al tetto di foglie di palma. Adesso sotto il tetto un gruppo di pipistrelli aspetta la sera, su un ramo un halcòn murcielaguero – falco dei pipistrelli, ce lo indica il vecchietto – aspetta i pipistrelli, in alto sull’albero, lì di fianco una famiglia di scimmie urlatrici aspetta che noi ci si muova. Un martin pescatore dal petto rosso sfreccia sull’acqua, coppie di cardinali gola rossa svolazzano tra le canne, quattro arauco passeggiano sui tappeti galleggianti, un airone impettito risplende bianchissimo, un piccolo caimano ci attraversa la strada, lontane due lontre giganti rientrano alla tana: sicuramente la cocha più bella che abbiamo visto.





29 maggio, l'ultimo giorno del nostro viaggio in Amazzonia: il ritorno a Cusco.

Oggi si torna a Cusco – ma sull’autostrada, ci informa Darwin. Prima dell’autostrada in barca nella nebbia fino a Boca Colorado, poi un’ora di fuoristrada attraverso campi e pascoli dall’aria triste, altra barca per attraversare il Rio Inambari un grande affluente del Madre de Dios – più in su ci sono miniere che stanno devastando il fiume e la foresta, dice Darwin (*), ma noi non ci passiamo – e finalmente l’autostrada, la Interoceanica Sur che, in realtà, è una strada asfaltata a due corsie con un certo traffico di camion.
La foresta è già un ricordo.
Ci hanno promesso un grande spettacolo, basta, ancora una volta, aspettare. La strada sale con tornanti infiniti tra montagne sempre più brulle e colorate, un branco di lama sull’altro versante della valle, sono tutti là tranne uno che si para all’improvviso davanti al pulmino quasi volesse fare una rapina. A che altezza siamo? Mi indicano il cartello, "Abra Pirhuayani 4.725 msnm", praticamente in cima al Monte Bianco, poi giri lo sguardo e resti a bocca aperta: le nevi immacolate del Nevado Ausangate (6.384 metri) si stagliano contro il cielo blu e si riflettono nelle lagune sotto il passo, lo spettacolo c’è davvero. Ed è splendido!




* Il disastro ambientale è descritto nel film River of Gold della Amazon Aid Foundation




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Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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