Gli scrittori della porta accanto

The week: focus sugli eventi tra il 22 e il 28 agosto

The week: focus sugli eventi tra il 22 e il 28 agosto

The week Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo tra il 22 e il 28 agosto? Sei mesi di guerra in Ucraina, gli scioperi nel Regno Unito e la violenza sulle donne in Italia.

Nel The Week di questa settimana, affronto tre temi. Apro con la guerra in Ucraina, dopo sei mesi di conflitto e in occasione della festa dell’indipendenza; passo poi ai grandi scioperi nel Regno Unito; concludo con due casi di cronaca italiani, incentrati sulla violenza sulle donne.



Indipendenza ucraina

Il 24 agosto è stata celebrata la festa dell’indipendenza ucraina, al suo trentunesimo anniversario, quando il Paese si staccò dall’Unione Sovietica (1991).
I festeggiamenti sono stati per forza circoscritti, ma grande solidarietà è giunta da tutto il mondo, soprattutto dove esistono rilevanti comunità ucraine, come in Canada, o nei Paesi dell’Europa orientale che hanno conosciuto, nel corso della loro storia, la sottomissione alla Russia. Ci sono stati dunque festeggiamenti da Praga a Bucarest, da New York a Tokyo, passando per Bruxelles. La capitale ucraina è stata messa in stato d’allerta, nel timore di pesanti rappresaglie russe, e i raduni pubblici sono stati vietati. Sono avvenute comunque manifestazioni spontanee da parte della popolazione, che ha voluto commemorare i propri morti, per esempio al memoriale il Campo di Marte, a Leopoli. Il presidente Volodymyr Zelens’kyj e la first lady Olena Zelens’ka hanno visitato il Muro della Memoria dei Difensori Caduti dell’Ucraina.

Zelens’kyj ha diffuso un messaggio alla nazione, in cui precisa che l’indipendenza dell’Ucraina non costituisca una nascita, ma una rinascita.

«Stiamo resistendo da sei mesi. È difficile per noi, ma abbiamo stretto i pugni e lottato per il nostro destino. […] Ogni nuovo giorno è una nuova ragione per non arrendersi. Perché, dopo averne passate tante, dobbiamo per forza arrivare alla fine. Qual è la fine della guerra per noi? Prima dicevamo: la pace. Ora diciamo: la vittoria. Non cercheremo un’intesa con i terroristi.»
Non è la prima volta che il presidente ucraino impiega il termine “terrorista” riferito ai russi, ma in questi giorni assume un altro peso.

Sabato 20 è infatti morta Dar’ja Dugina, figlia ventinovenne del pensatore ultranazionalista russo Aleksandr Dugin, definito da molti il “filosofo” o il “cervello” di Vladimir Putin.

La donna è stata uccisa da un’autobomba, nel villaggio di Bolshiye Vyazemy, nei pressi di Mosca.
Sia Dugin che la figlia sono stati sanzionati dagli Stati Uniti: il padre già dal 2015, in quanto considerato responsabile o complice di azioni o politiche che hanno minacciato la pace in Ucraina. Nel Regno Unito, Dugina aveva subìto sanzioni a luglio, per il suo contributo alla disinformazione sull’invasione nelle piattaforme online.

L’auto era di proprietà del padre e sembra che l’attentato fosse rivolto a lui o a entrambi: l’uomo è riuscito a salvarsi solo perché aveva effettuato un cambio di veicolo poco prima.

Quel giorno avevano partecipato a un festival organizzato dall’Unione giovanile eurasiatica, gruppo che recluta persone con esperienza militare per combattere nel Donec’k.
Il legame personale tra Aleksandr Dugin e Putin è ancora sfuggente: certo in Russia e in Ucraina è meno noto di quanto non lo sia in Paesi occidentali tra cui l’Italia stessa. Dugin infatti comunica sui media nostrani parlando un italiano stentato e ottenendo notevoli consensi tra le fila dell’estrema destra e non solo. Egli è stato fondatore, insieme a personaggi come Eduard Limonov, del partito nazional-bolscevico (Nazbol), paradossale unione di istanze naziste e sovietiche, in grado di mettere d’accordo anti-americani e anti-occidentali. Promotore di un’ideologia nazionalista e neo-eurasiatista, sostiene da tempo la visione di una Russia imperialista, “Roma eterna” in grado di contrastare l’egemonia di un Occidente depravato.

La Russia ha accusato ufficialmente l’Ucraina, individuando in meno di ventiquattrore un capro espiatorio: una donna ucraina, Natalya Vovk, fuggita con la figlia in Estonia dopo l’attentato.

Mykhaylo Podoliak, consigliere di Zelens’jyj, ha negato ogni coinvolgimento: confermare la partecipazione governativa permetterebbe infatti a Mosca di accusare l’Ucraina di terrorismo di Stato. Come hanno suggerito i funzionari ucraini, è invece più probabile che l’attentato sia stato un regolamento di conti interno all’élite di potere russa. D’altra parte è difficile pensare a un’infiltrazione dei servizi segreti ucraini fino alle porte di Mosca, mentre è nota la capacità dei servizi russi di compiere assassinii, anche fuori dai confini nazionali, tramite avvelenamenti e autobombe.
Secondo Ilya Ponomarev, esiliato russo in Ucraina, l’attentato sarebbe opera dell’Esercito nazionale repubblicano, un gruppo partigiano che opera sul territorio russo con atti di sabotaggio. Per il sito Theins.ru, dalla fine di febbraio ci sarebbero state almeno ventitré azioni – in genere incendi – contro gli uffici di reclutamento in Russia, a opera di diversi gruppi clandestini.

Ritornando all’anniversario dell’indipendenza, è utile leggere alcuni messaggi da parte dei leader occidentali, che aiutano a misurare il polso della situazione.

La scorsa settimana scrivevo del grave pericolo energetico che attanaglia la Germania. In questi giorni, il cancelliere Olaf Scholz ha detto: «L’Europa unita nella libertà e nella democrazia è molto più forte dell’imperialismo arretrato della Russia. Cari ucraini, il vostro Paese allontanerà l’ombra oscura della guerra perché è forte e coraggioso, perché ha amici in Europa e in tutto il mondo. Siamo orgogliosi di essere vostri amici oggi e nel nostro futuro comune, Slava Ukraini.» Sul piano delle relazioni diplomatiche, la Germania continua a tenere il punto nonostante tutto.
Il premier uscente britannico, Boris Johnson, si è spinto a volare a Kyïv, per la terza volta dall’inizio del conflitto, annunciando altri sessantasei milioni di euro in aiuti militari, consistenti in munizioni e droni. Il presidente statunitense Joe Biden ha invece annunciato quasi tre miliardi di dollari di aiuti, per un totale di 13,5 miliardi dall’inizio della guerra. Nel pacchetto è incluso il sistema aereo senza pilota VAMPIRE, necessario a neutralizzare i droni con piccoli missili lanciati dal cielo.

Oltre all’indipendenza, siamo giunti al sesto mese di guerra in Ucraina.

Il territorio è occupato per circa il 20%, una percentuale rimasta pressoché invariata negli ultimi due mesi, con una avanzata russa nel meridione e nel Donbass e la controffensiva ucraina che ha permesso di riconquistare terreno nel nord-est del Paese e di fare pressione nel meridione, con incursioni missilistiche fino in Crimea. Ora, la Russia si prepara a schierare nuove truppe, per un aumento del 10% degli effettivi, potendo contare anche sui mercenari siriani e ceceni, vera e propria “carne da cannone”, che permette di ridurre l’impatto emotivo sul fronte interno. Più difficile il ricambio di truppe per l’Ucraina, che si prepara a resistere a questa nuova offensiva.
Infine, nelle ultime due settimane, l’attenzione internazionale si è rivolta alla centrale nucleare di Zaporož’e. Giovedì scorso, la centrale è stata scollegata due volte dalla rete elettrica, per i danni infrastrutturali alla linea. Il fatto ha creato ulteriori agitazioni, ma l’AIEA, per il momento, conferma l’operatività degli impianti di sicurezza e dei sistemi di protezione d’emergenza dei reattori. Sul giorno dell’indipendenza ucraina – ansa.it, euronews.com, cnn.com e cbsnews.com | Sulla morte di Dar’ja Dugina – cnn.com, washingtonpost.com, indianexpress.com, corriere.it, ansa.it e ispionline.it
Ucraina. Storia, geopolitica, attualità

Ucraina
Storia, geopolitica, attualità.

di Argyros Singh
PubMe – Collana Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Saggio
ISBN 979-1254581933
Saggio
ebook 4,99€
Cartaceo 15,00€


Scioperi nel Regno Unito

Domenica 21 agosto è iniziato uno sciopero di otto giorni dei lavoratori del porto di Felixstowe, il più grande porto merci del Regno Unito. Le richieste: il rinnovo dei contratti e l’aumento degli stipendi, congelati da anni. Raccolti intorno al simbolico gilet rosso del sindacato Unite, sono scesi in sciopero per la prima volta dal 1989. Ai lavoratori era stato proposto un aumento medio dello stipendio intorno all’8%, considerato però troppo basso per un’azienda che realizza profitti milionari.
Lo sciopero segue quello dei dipendenti delle ferrovie, che ha portato a far circolare una media di un treno su cinque. Il segretario generale del maggior sindacato dei trasporti (RMT) ha dichiarato che i britannici hanno bisogno di salari più alti per far fronte all’inflazione. Anche in tal caso, si è trattato del più grande sciopero degli ultimi trent’anni. Tra le altre categorie scioperanti, la Royal Mail, i netturbini in Scozia e gli avvocati penalisti (dal 5 settembre): si prevede il blocco della giustizia, del settore sanitario ed è a rischio l’inizio dell’anno scolastico.

Sulla situazione dei portuali di Felixstowe si è espresso anche il portavoce della società che gestisce lo scalo, Paul Davey, sostenendo che i lavoratori siano pagati il 40% sopra la media nazionale e che il salario medio sia intorno alle quarantatremila sterline all’anno.

Secondo Davey, il sindacato starebbe cavalcando l’onda del malcontento nazionale. Non sono d’accordo gli scioperanti, per cui l’incremento generale dei prezzi ha portato i cittadini meno abbienti a dover versare buona parte dello stipendio per le bollette energetiche. Fa pensare che, in questi giorni, la Russia stia bruciando il gas al confine finlandese, pur di non farlo arrivare in Europa. Secondo la Banca d’Inghilterra, l’inflazione potrebbe superare il 13% entro l’inizio del nuovo anno.
In questi anni il diritto allo sciopero nel Paese è stato complicato da una nuova regolamentazione. La legge prevede che si possa scioperare solo se la maggioranza dei membri di un sindacato si trovi d’accordo, dopo aver condotto uno scrutinio, con voto espresso su una scheda postale in una busta prepagata. I dipendenti devono avvisare il datore di lavoro almeno quattordici giorni prima, a meno che questi non accetti un preavviso di sette giorni. Ad alcune categorie è vietato scioperare, per esempio agli agenti di polizia o agli infermieri, se ciò mette a rischio il benessere dei pazienti. Durante lo sciopero si può perdere il salario, ma non si può essere licenziati (nelle prime dodici settimane). Sugli scioperi – bbc.com, bbc.com, reuters.com, euronews.com e tg24.sky.it

Violenza sulle donne in Italia

  1. Il 21 agosto, una donna ucraina di cinquantacinque anni è stata violentata da un ventisettenne guineano a Piacenza.

    Scaraventata su un marciapiede, l’abuso ha avuto fine solo con l’intervento delle forze dell’ordine, chiamate da un testimone, che aveva udito le grida della vittima. L’uomo è stato accusato di violenza sessuale aggravata ed è stata applicata la misura di custodia cautelare in carcere.
    Dello stupro è stato anche girato un video, che servirà da prova; video che è finito sui social, ricondiviso da alcuni politici, tra cui la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, creando un caso mediatico. La procuratrice di Piacenza, Grazia Pradella, ha deciso di accertare le eventuali ipotesi di reato: la diffusione del video ha costituito di fatto una seconda violenza ai danni della vittima.

  2. Un secondo fatto di cronaca, legato alla violenza sulle donne, riguarda l’omicidio di Alessandra Matteuzzi, cinquantaseienne uccisa a martellate martedì 23, per mano dell’ex compagno, il ventisettenne Giovanni Padovani.

    L’omicidio è avvenuto a Bologna; il movente è la gelosia: nell’udienza di convalida dell’arresto, davanti al Gip Andrea Salvatore Romito, l’assassino si è avvalso della facoltà di non rispondere.
    L’accusa a Padovani è di omicidio aggravato dallo stalking. La vittima aveva presentato denuncia contro l’ex compagno a fine luglio; il primo agosto era stata iscritta e le indagini erano state avviate, con una scadenza prevista per il 29 agosto, a causa della lontananza per ferie di alcune persone da ascoltare sui fatti.

    Questa la ricostruzione del procuratore di Bologna Giuseppe Amato, che ha risposto alle accuse di malagiustizia, e che conclude come non emergesse una situazione di rischio concreto di violenza, ma una «tipica condotta di stalkeraggio molesto».

    Sul caso è intervenuta anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia, che ha chiesto agli uffici dell’Ispettorato di svolgere con urgenza gli accertamenti preliminari, fornendo valutazioni e proposte.
    Nel The Week del 13 – 19 giugno 2022, avevo riportato i dati sui femminicidi relativi al primo semestre dell’anno. Da allora, la situazione è in peggioramento. Secondo l’ultimo report del Viminale, pubblicato ogni Ferragosto in occasione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, i femminicidi italiani del 2022 sono stati centoventicinque, uno ogni tre giorni, per una tendenza in aumento rispetto all’anno precedente e che vede tra i principali assassini mariti, ex compagni e padri.
Sullo stupro di Piacenza – ilpiacenza.it e corriere.it | Sull’omicidio di Bologna – ansa.it, tg24.sky.it | Sui femminicidi in Italia – open.online e elle.com


Argyros Singh
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