Gli scrittori della porta accanto

The week: focus sugli eventi tra l'8 e il 14 agosto

The week: focus sugli eventi tra l'8 e il 14 agosto

The week Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo tra l'8 e il 14 agosto? Un anno di governo talebano in Afghanistan, il blitz dell'FBI a casa di Donald Trump accusato di spionaggio e la ripresa del commercio del grano ucraino.

Questa settimana mi concentro su tre temi di diversa intensità. Una situazione finita tragicamente sullo sfondo, ovvero la condizione dell’Afghanistan talebano, con gravi danni ai diritti delle donne e non solo. Una situazione in evoluzione, quella della perquisizione dell’FBI alla residenza dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che potrebbe escludere il miliardario dalla corsa alla presidenza. Una situazione caldissima, quella ucraina, con le esplosioni in Crimea, gli scontri intorno a Zaporož’e e la combattutissima linea del fronte.



Afghanistan: un anno di governo talebano

Il 15 agosto di un anno fa, il presidente afghano fuggiva dal Paese; le forze militari e diplomatiche della coalizione internazionale concludevano ingloriosamente la missione; i talebani riprendevano il potere, conquistando Kabul.
In questi lunghi mesi, uno dei prezzi più gravi è stato pagato dalle donne. Anche se non sempre licenziate o allontanate dagli impieghi, a molte donne è stato impedito di accedere alla sede di lavoro, retribuite (molto meno) per restare a casa. Samar – una di queste donne, intervistate da Al Jazeera – ha riferito che i talebani le hanno chiesto di indicare il nome di un uomo nella sua famiglia, affinché la sostituisse, dato che il carico di lavoro è aumentato proprio a causa della mancanza di lavoratrici.
Secondo uno studio dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), nei primi mesi del governo talebano l’occupazione femminile è calata del 16% (contro il 6% di quella maschile). La forza lavoro femminile si attestava prima al 22% del totale: una cifra comunque bassa, ma già un passo in avanti rispetto a decenni di società conservatrice.

Non solo lavoro, ma anche istruzione: i talebani hanno infatti proibito l’istruzione superiore alle ragazze.

D’altra parte, è stato chiuso anche il Ministero degli affari femminili, sostituito dal Ministero per la promozione delle virtù e la prevenzione del vizio. Tra le donne, isolate dalla società, sono cresciute l’ansia, la frustrazione e la depressione, secondo il recente report di Save the Children, che interessa anche i giovani uomini.
In generale, è la cultura occidentale ad aver subìto un arresto: si è tornati agli abiti tradizionali e alle barbe lunghe, ripudiando i jeans attillati e i tagli di capelli alla moda.

Ai problemi sociali ed economici, si aggiunge la crisi climatica.

La siccità colpisce l’Afghanistan già da quattro anni (è la peggiore dell’ultimo trentennio) e ciò ha avuto forti ripercussioni sulla produzione alimentare. Il lago Qaragah, un tempo meta turistica, ha ormai acque torbide e un suolo prosciugato. La ricerca di cibo è disperata e questo ha fatto crescere il lavoro minorile e l’abbandono scolastico. In parallelo, sono aumentati i matrimoni precoci, che coinvolgono per l’88% le bambine, con famiglie che cercano così di affrontare le difficoltà economiche.
A giugno scorso, un terremoto ha aggravato ancor più la situazione con oltre mille morti e circa tremila feriti, ponendo una sorta di pietra trombale in una terra desolata e senza tregua.
Sembra che i talebani non abbiano organizzato grandi manifestazioni in vista dell’anniversario della presa del potere e che si stiano limitando a contenere le proteste di alcuni gruppi femminili. Si temono inoltre attentati, perché il fronte jihadista, costituito da talebani, membri di al-Qaeda e di Daesh (ISIS), ostili agli Stati Uniti, sono ora in un aperto conflitto interno per la spartizione del potere. Sull’Afghanistan – washingtonpost.com, corriere.it, tg24.sky.it e rainews.it

Trump e l’FBI

In questi giorni, gli agenti dell’FBI hanno perquisito la residenza dell’ex presidente statunitense Donald Trump, a Mar-a-Lago in Florida, alla ricerca di documenti classificati relativi alle armi nucleari, portati via dalla White House. Sulla propria piattaforma, Truth Social, l’ex presidente ha incoraggiato la divulgazione del mandato di perquisizione: il sollecito gioca infatti sulla certezza che – almeno per i suoi supporter – Trump possa apparire sempre più come un perseguitato politico. L’ex presidente ha inoltre definito il blitz non americano e ingiustificato. Le indiscrezioni sulla ricerca dei documenti sono state diffuse dal Washington Post: l’FBI avrebbe dunque agito per preservare informazioni sensibili sull’arsenale nucleare, sospettando Trump di spionaggio.

L’Attorney General Merryck Garland, il procuratore generale statunitense, ha affermato di aver autorizzato di persona l’intervento dell’FBI. Joe Biden ha invece dichiarato di non essere a conoscenza di quanto Garland stesse per fare.

Questa decisione è inedita per un’amministrazione americana, che si è così ritrovata a far indagare un potenziale sfidante per le elezioni del 2024, il quale è già sotto inchiesta da parte di una commissione della Camera per l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.
Fox News, media in genere favorevole all’ex presidente, ha riportato le parole di una fonte vicina a Trump, secondo il quale i documenti sarebbero irrilevanti e già consegnati il 3 giugno, a seguito della citazione del gran giurì in primavera, che intimava la restituzione. Lo staff di Trump ha affermato di aver rispettato il Presidential Records Act, che prevede che le amministrazioni presidenziali preservino specifici documenti. Il recente sequestro riguarderebbe in realtà ulteriori documenti mai consegnati, con informazioni classificate sulla sicurezza nazionale.

Ora, comunque andranno le cose, si è creato un pericoloso vulnus nella democrazia statunitense: o un ex presidente che avrebbe tradito il proprio Paese, attentando alla repubblica, o un tentativo mal riuscito di escludere un candidato dalle elezioni per via giudiziaria.

Certo, molti repubblicani si sono già espressi in modo critico nei confronti dell’agenzia federale: alcuni hanno chiesto una riduzione dei fondi; altri persino la sua eliminazione; per non parlare dei gruppi armati trumpiani che hanno manifestato davanti alla sede di Phoenix dell’agenzia. Garland ha risposto definendo “patriottici” i dipendenti dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia e ha affermato che il sostegno allo stato di diritto significhi applicare la legge senza timori o favoritismi.
Per un approfondimento sulla complicata situazione statunitense, questa settimana, anziché suggerire un libro, consiglio il programma America contro, realizzato da Sky TG24 e disponibile gratuitamente sul sito del notiziario: si tratta di una guida per conoscere la società americana contemporanea, descrivendo le spaccature che la attraversano. Su Trump – agi.it, cnn.com e washingtonpost.com
Ucraina. Storia, geopolitica, attualità

Ucraina
Storia, geopolitica, attualità.

di Argyros Singh
PubMe – Collana Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Saggio
ISBN 979-1254581933
Saggio
ebook 4,99€
Cartaceo 15,00€

Il punto sulla guerra in Ucraina

  1. Il 22 luglio è stato siglato l’Accordo sul commercio del grano, che ha visto la Turchia e l’ONU in qualità di mediatori, come ho precisato in precedenti post.

    Continuano a transitare le navi per esportare il grano ucraino, partendo dal porto di Odessa o da porti vicini come quello di Chornomorsk. La prima, Razoni, battendo bandiera della Sierra Leone, ha fatto scalo a Istanbul, per poi proseguire verso il Libano e raggiungere il continente africano. L’accordo ha già permesso il calo del prezzo del grano, ritornato ai livelli pre-guerra: per esempio, il grano duro viene scambiato al -2,32%, a 841,25 dollari per cinquemila staia, un valore simile a quello del 18 febbraio.
    L’accordo non ha però avuto niente a che fare con una tregua militare. Anzi, i russi continuano l’offensiva a sudest, dove avanzano molto lentamente, e hanno ripreso a bombardare altre città come Kyïv, la stessa Odessa, Kramatorsk e Kharkiv. D’altra parte, gli ucraini stanno riuscendo ad avanzare in alcune aree importanti. La situazione sulla linea del fronte è dunque in divenire. Per i due schieramenti sta diventando complicato trovare rinforzi: la Russia ha addestrato circa quindicimila uomini, che saranno presto in azione come Terzo Corpo; sta inoltre ricevendo decine di velivoli dai Pasdaran iraniani (sulle azioni dell’Iran nel perimetro eurasiatico, si veda l’intervento della scorsa settimana e del 18-24 luglio).

    L’Ucraina è invece riuscita a far addestrare migliaia di militari all’estero con il sostegno dei Paesi della NATO.

    Secondo le fonti militari ucraine (Ukrinform), sarebbero oltre 43000 i soldati russi uccisi; centinaia le perdite tra caccia, elicotteri e droni; migliaia i carri armati, i veicoli blindati e i sistemi di artiglieria distrutti; quindici le navi.
    Il presidente ucraino Zelens’kyj ha dichiarato di voler riprendere Kherson e ha parlato anche di riconquistare la Crimea. L’esercito difensore ha ricevuto sistemi a lunga gittata, lanciarazzi Himars, missili anti-nave, droni, etc.: tutti strumenti che hanno permesso agli ucraini di puntare a depositi e ferrovie. Ci sono state anche esplosioni in Crimea, nella base russa di Saki, che hanno danneggiato l’aviazione russa, sebbene non siano ancore certe le dinamiche. Secondo un sondaggio di fine giugno, realizzato dal Gruppo di valutazione sociologica per l’Istituto internazionale repubblicano, il 98% dei cittadini ucraini sarebbe convinto di una vittoria del proprio Paese e il 91% approverebbe l’operato del proprio presidente.
    In una recente conferenza a Copenhagen, ventisei Paesi hanno concordato 1,55 miliardi di dollari per il rafforzamento dell’esercito ucraino, cifra che ha fatto dire al ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, che la Russia stia cominciando a fallire in molte aree.

  2. Un territorio molto conteso è quello di Zaporož’e, dove ha sede la più grande centrale nucleare d’Europa, finita sotto il fuoco incrociato dei due eserciti.

    Secondo l’AIEA non vi sarebbero rischi immediati per la sicurezza, da un punto di vista delle radiazioni: la situazione preoccupa però per la possibile escalation bellica nell’area. L’AEIA ha rilasciato un comunicato il 9 agosto, in cui si parla del danneggiamento della linea di alimentazione elettrica esterna (attacco del 5 agosto) e di edifici in cui è stoccato a secco il combustibile nucleare esaurito (attacco del 6 agosto).
    Le centrali nucleari sono progettate per resistere ad azioni belliche; alcune strutture prevedono anche la resistenza a un attacco con ordigni nucleari o a eventi naturali di forte intensità, quali maremoti e terremoti. Non è però il caso di giocare col fuoco e molti attori internazionali, tra cui il Dipartimento di Stato degli USA, appoggiano l’idea di creare una zona demilitarizzata intorno a Zaporož’e. Il segretario generale dell’AIEA, Rafael Grossi, sta spingendo per realizzare un’ispezione: Zelens’kyj frena su questo punto, perché ciò potrebbe significare un’accettazione indiretta del controllo russo sulla centrale.

  3. Sul piano della guerra energetica, Portogallo e Germania sono in sintonia per un nuovo progetto: un gasdotto che dal primo Paese giunga all’Europa centrale, passando per la Francia.

    Il premier portoghese António Costa ha anche parlato di un passaggio graduale dal gas all’idrogeno verde, un’idea che ha già toccato la Spagna, riferendosi al gasdotto che raggiungerebbe l’Italia e si potrebbe aprire all’Europa orientale e ai Balcani.
    Gli effetti collaterali della guerra si stanno estendendo anche al divieto, per i cittadini russi, di poter fare turismo in Europa. Perlomeno in Estonia, Paese che ha deciso di vietare l’ingresso ai russi con visto Schengen emesso da Tallin. L’Estonia ha proposto l’estensione all’intera Unione Europea, ma il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è mostrato contrario. La Commissione europea ha poi ricordato che sussistono obblighi di diritto internazionale, per esempio per tutelare il visto a oppositori o giornalisti perseguitati.
    Ancora più determinato il Parlamento lettone, che di recente ha votato una mozione che considera le azioni russe in Ucraina un genocidio: la Russia ha ricevuto lo status di Paese sponsor del terrorismo e la Lettonia chiede ora che la definizione venga recepita anche da altri membri dell’UE.
Sulla situazione ucraina – ilgiorno.it, corriere.it, tg24.sky.it, ilsole24ore.com, euronews.com, euronews.com, cnbc.com, indianexpress.com, theguardian.com e aljazeera.com


Argyros Singh
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