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L'agility dog e gli altri sport cinofili

L'agility dog e gli altri sport cinofili

Lifestyle Di Nicolò Maniscalco. Gli sport cinofili consolidano la millenaria coesistenza tra l’Homo sapiens e il Canis lupus familiaris.

In un mio articolo di qualche tempo fa, ho descritto l’antico rapporto tra uomo e cane. Rapporto nato nel periodo mesolitico [1], quando tra i lupi e gli umani è iniziata una proficua collaborazione nell’attività venatoria. Per molti antropologi e biologi è stata proprio questa che ha dato la direzione all’evoluzione sia umana sia canina (prima quella naturale, poi quella prodotta dall’uomo nella formazione delle razze). Via via che il sodalizio si rafforzava si aggiungevano molte altre attività che affiancavano i vari mestieri.

L’uomo nel tempo ha sostituito molte di queste attività con altre traslate da quelle originarie.

Nasce così tutta una serie di sport legati a mestieri via via meno praticati nella vita di tutti i giorni: il tiro con l’arco e, secoli dopo, il tiro a segno, il tiro al piattello, l’equitazione moderna. Per non parlare di quelle ereditate dagli antichi greci e romani: il pugilato, la lotta, la maratona e le varie specialità dell’atletica.
Anche i lavori che per secoli hanno coinvolto l’uomo e il cane non esulano da questo contesto, la pastorizia in primis ha donato gare di Sheepdogs con trials europei nel Continental Sheepdog Championship.
Dalla storia venatoria provengono molte discipline cinofilo-sportive, attività che utilizzano l’olfatto e la vista del cane e il suo istinto predatorio.

Ci sono sport cinofili che derivano da altre competizioni, come l’Agility dog che nasce in Inghilterra come esibizione tra una manche di Equitazione e l’altra, utilizzando ostacoli ridotti traslati dal campo di Salto.

Ma ora veniamo al “binomio moderno”, quella coppia che negli sport cinofili si chiama generalmente conduttore e cane.
Un punto fermo, quando si parla di attività cinofilo-sportive, è il divertimento che dev’essere principalmente del cane! Un cane non motivato a fare una qualunque attività o non la fa o la fa per far piacere all’umano, quindi non la fa volentieri.
Non cadiamo in equivoci: quando un cane non è motivato si percepisce benissimo ed è innaturale forzarlo a fare un’attività che non gli è congeniale.

In genere le cosiddette razze da lavoro, selezionate per i più svariati compiti, sono le più indicate per esercitare queste mansioni sportive.

Perché geneticamente e culturalmente [2] sono atte ad affiancare l’uomo nei suoi mestieri, ma nulla toglie che esponenti di qualunque razza possano diventare atleti, purché si divertano e traggano beneficio dallo sport. La diversificazione razziale canina ha obbligato le varie Federazioni e Associazioni cinofilo-sportive a dividere per equità gli individui in taglie in base all’altezza al garrese. Esiste poi una divisione in classi in base all’esperienza del cane.

Sono molti gli sport cinofili, molto più di quelli che normalmente si pensi e spaziano sull’intero universo-cane, esaltando le varie caratteristiche di questa specie.

Prima di descrivere le più frequentate tracciamone un elenco legato alle caratteristiche dell’animale.
La caccia (non quella umana, ma quella originaria dei branchi di lupi), quindi l’istinto predatorio e l’inseguimento con le tecniche di cattura della preda, sono sfruttate come traslato nelle competizioni di Sheepdog, dove il compito del cane è quello di condurre un gregge dall’ovile ai pascoli e viceversa, radunando tutte le pecore seguendo i segnali del pastore (conduttore). Ma deve anche isolare singoli capi, ad esempio, per la tosatura o per altre attività umane. 

Tutto questo il cane lo fa esattamente come lo facevano i suoi avi e come lo fanno tuttora i lupi attaccando una mandria. 

Ovviamente di tutte le fasi verrà a mancare la consumazione, la povera pecora è salva! A questo proposito occorre esaltare il rispetto dei concorrenti dei trials nei confronti di entrambe gli animali: cane e pecora.
La socialità canina è rappresentata nel lavoro di gruppo, ecco che l’uomo ha inventato uno sport che sfrutta questa caratteristica: il Flyball, dove una squadra di quattro cani ne sfida un’altra in una staffetta mozza fiato avanti e indietro su un percorso rettilineo che vede vincitrice la squadra più veloce.
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Il più conosciuto sport cinofilo, e più antico dopo quelli venatori e lo Sheepdog, è l’Agility dog, dove il binomio si cimenta in un percorso a ostacoli.

Conduttore e cane corrono fianco a fianco, il primo impartisce segnali verbali e posturali indicatori degli ostacoli da affrontare. Vince la competizione chi termina il percorso senza errori e nel minor tempo.
Derivati dall’Agility dog e in versione acquatica c’è il Freestyle all’interno dei Water Games: circuito e ostacoli in piscina!

Un altro sport conosciuto e nato più o meno negli anni dell’Agility dog è l'Obedience.

Disciplina nata per valutare le capacità di un binomio uomo-cane di eseguire una routine di esercizi via via più elaborati salendo con le classi.
Recentemente è stato importato dal centro Europa un nuovo sport, l’Hoopers, che sfrutta le capacità del cane di ascoltare e ragionare (si ho scritto "ragionare", perché il cane è in grado di farlo) sulle indicazioni date da un conduttore, che in questo caso si chiama “navigatore” perché proprio come quello dell’auto indica al cane un percorso su un terreno che può essere vasto come un campo di calcio, la difficoltà sta nel fatto che il navigatore umano resta confinato un cerchio di due metri di diametro, facendo correre il cane tra vari ostacoli sull’intera area di gioco indicandogli la strada da percorrere.
Il cane si muoverà all’interno del percorso ascoltando queste indicazioni.
Secondo me questo è di gran lunga il più difficile sport cinofilo.
Quelli descritti sono solo cinque della quarantina di discipline cinofilo-sportive, nate e sviluppate dall’uomo, per vivere momenti spensierati con il proprio cane. Ecco perché si può affermare che questi sport si sono diffusi per consolidare la millenaria coesistenza tra l’Homo sapiens e il Canis lupus familiaris.

[1]Il mesolitico è il periodo centrale dell’età della pietra (circa da 12.000 a 10.000 anni fa); alcuni studiosi fanno risalire l’inizio della domesticazione anche prima, ma la maggioranza concorda con questo periodo.
[2]Il termine “culturale” abbinato alle caratteristiche del cane l’ho già utilizzato nell’articolo precedente.

Immagine di copertina: © Nicolò Maniscalco | Honey durante una competizione di Agility Dog.

Nicolò Maniscalco


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